Foscolo, Manzoni, Leopardi: saggi Aggiuntovi preraffaelliti, simbolisti ed esteti e letteratura dell'avvenire

Part 34

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[115] «Io da principio aveva pieno il capo delle massime moderne, disprezzava, anzi calpestava, lo studio della lingua nostra; tutti i miei scrittacci originali erano traduzioni dal francese; disprezzava Omero, Dante, tutti i Classici; non volea leggerli, mi diguazzava nella lettura che ora detesto: chi mi ha fatto mutar tuono? la grazia di Dio; ma niun uomo certamente. Chi m'ha fatto strada a imparare le lingue che m'erano necessarie? la grazia di Dio. Chi m'assicura ch'io non ci pigli un granchio a ogni tratto? nessuno». Lett. al Giordani, 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I, p. 56. A chi mi opponesse che con questo tornare all'antico il Leopardi dava appunto a conoscere di non essere un genio, essendo proprio dei genii il precorrere e non il rinculare, risponderei con le ragioni addotte di sopra, e soggiungerei che in certi casi il tornare addietro può essere un andare avanti. Gli umanisti andavano avanti tornando addietro.

[116] PATRIZI, _Saggio psico-antropologico su Giacomo Leopardi e la sua famiglia_, Torino, 1896.

[117] Per esempio, nello studio e nella estimazione della eredità psicopatica e geniale del poeta (capitolo II) le conclusioni cui giunge l'autore pajonmi assai malsicure, dacchè egli considera i fatti e le testimonianze in sè stessi, mentre dovrebbe considerarli nella mutevole significazione che vengono ritraendo dalla condizione dei tempi e dei costumi. Intantochè vige il diritto della primogenitura, e, nelle famiglie nobili, il celibato è imposto al più gran numero dei figliuoli, e la vita pubblica dura piena di trambusto e di pericolo, e i chiostri offrono sicurezza e pace alle nature meno gagliarde, le monacazioni frequenti in una famiglia non possono, così senz'altro, essere notate quali un segno di misticità morbosa. Altro è il significato della violenza, e dello stesso omicidio, in mezzo a una civiltà composta e ad un popolo mansueto, altro in mezzo a una civiltà turbolenta e ad un popolo fazioso e feroce. Le anamnesi lunghe e complicate bisogna interpretarle col sussidio della storia nella quale si svolsero le vite e accaddero i fatti che loro dànno argomento. Ancora parmi che l'autore del libro esageri quando parla di una melanconia attonita (ch'è il grado estremo della melanconia, secondo la definizione degli scrittori), di una paresi motoria e di una paresi mentale del Leopardi.

[118] _Epistol._, vol. I, p. 374.

[119] Lettera al Giordani, 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I, p. 57.

[120] Lett. al Vieusseux, da Recanati; _Epistol._, vol. II, p. 363.

[121] _Prose_, p. 445.

[122] _Detti memorabili di Filippo Ottonieri_, cap. IV; _Prose_, p. 276.

[123] Cf. PATRIZI, _Op. cit._, cap. I. Vedi a questo proposito uno scritto molto acuto, molto sensato e molto equo del SULLY (autore del volume _Pessimism, a History and a Criticism_, Londra, 1887), _Le pessimisme et la poésie_, nella _Revue philosophique de la France et de l'étranger_, anno III (1878), vol. I, pp. 392-3, ove non è esclusa la possibilità che i pessimisti (sieno essi ammalati o sani) abbiano ragione. Siami permessa una riflessione. Se il genio nasce di malattia; se una delle funzioni del genio è di scorgere il vero non iscorto da altri; che valore può rimanere al giudizio che accusa di falsità il pessimismo solo perchè lo suppone, come il genio, nato di malattia?

[124] _Prose_, pp. 402-3.

[125] _Epistol._, vol. I, p. 278.

[126]

Life's but a walking shadow, a poor player, That struts and frets his hour upon the stage, And then is heard no more: it is a tale Told by an idiot, full of sound and fury, Signifying nothing. (_Macbeth_, a. V, sc. 5).

We are such stuff As dreams are made on, and our little life Is rounded with a sleep. (_The Tempest_, a. IV, sc. 1).

[127] Cf. PAULHAN, _Esprits logiques et esprits faux_, Parigi, 1896, p. 41.

[128] Cf. FÉRÉ, _Impuissance et pessimisme_, nella _Revue philosophique_, anno 1886, vol. II. L'autore, facendo nascere il pessimismo da un disequilibrio massimo fra i desiderii da una parte e la potenza di soddisfarli da un'altra, conclude a un certo punto così: «Il semble donc que se plaindre de tout revienne à convenir que l'on n'est bon à rien». Gli è dir troppo. E, primamente, non bisogna mettere tutti in un fascio i pessimisti coi queruli, coi brontoloni, coi seccatori. Si dànno pessimisti che non si lamentano mai, nemmeno nei libri che scrivono per divulgare o difendere le proprie dottrine. Alfredo de Vigny disse una volta:

Le juste opposera le silence à l'absence. Et ne répondra plus que par un froid silence Au silence éternel de la Divinité;

e nel suo Giornale lasciò scritto: «Le silence sera la meilleure critique de la vie». Poi non so come si potrebbero far entrare nella classe di quegli infelici in cui è massimo il disequilibrio tra i desiderii e la potenza di soddisfarli pessimisti dello stampo, non dirò del re Salomone, creduto a torto autore dell'_Ecclesiaste_, ma di quel califo Abd ur Rahmân, il quale, dopo aver soggiogata quasi tutta la Spagna, e promosse le scienze, le arti, le industrie, i commerci, noverava, pieno d'anni e di gloria, i giorni della propria felicità, e trovava che sommavano in tutto a quattordici; e di quell'Innocenzo III che, essendo stato, dopo Gregorio VII, il più grande instauratore della potenza dei papi, lasciò, a far testimonianza de' suoi pensieri, tre libri _De contemptu mundi, sive de miseria humanae conditionis_, ben più tetri e più dolorosi di quei del Petrarca; e finalmente di quel Giorgio lord Byron, che fu come un atleta della passione e del piacere, e un eroico scialacquatore della vita. Dei pessimisti allegri non parlo. Qualcuno ebbe a dire, dopo aver fatta una visita a E. von Hartmann, che per fruire dello spettacolo della felicità, bisognava andarlo a cercare nelle case dei pessimisti.

[129] Lett. 6 marzo 1820; _Epistol._, vol. I, p. 254.

[130] _Le pessimisme au XIX siècle_, Parigi, 1879, pp. 38-9. L'autore osservava pure opportunatamente e giustamente che il Leopardi non si soffermò in nessuno dei tre stadii della illusione distinti e descritti dal Hartmann (p. 43).

[131] «Keiner jedoch hat diesen Gegenstand so gründlich und erschöpfend behandelt, wie, in unsern Tagen, Leopardi. Er ist von demselben ganz erfüllt und durchdrungen: überall ist der Spott und Jammer dieser Existenz sein Thema, auf jeder Seite seiner Werke stellt er ihn dar, jedoch in einer solchen Mannigfaltigkeit von Formen und Wendungen, mit solchem Reichthum an Bildern, dass er nie Ueberdruss erweckt, vielmehr durchweg unterhaltend und erregend wirkt». _Die Welt als Wille und Vorstellung_, _Ergänzungen_; _Sämmtliche Werke_, Lipsia. 1891, vol. III, p. 675.

[132] _Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez_; _Prose_, p. 307.

[133] _Paralipomeni della Batracomiomachia_, c. IV, st. 10.

[134] _Dialogo di Timandro e di Eleandro_; _Prose_, p. 371.

[135] Ingiustissimo mi sembra per ogni rispetto il giudizio di O. PLUEMACHER quando sentenzia che il Leopardi, i cui scritti (secondo lui) sono pedantescamente infrascati di fastidiosa dottrina (?!), non è filosofo, sebbene si atteggi a filosofo, dacchè la conoscenza di alcuni, o anche di molti sistemi di filosofia, non basta a formare il filosofo (_Der Pessimismus in Vergangenheit und Gegenwart_, 2ª ediz. Heidelberg, 1888, p. 115). Verissimo questo; ma appunto di sistemi di filosofia il Leopardi ne conobbe assai pochi. Il Sully dovette portare migliore opinione del nostro poeta, giacchè riferisce tradotte nel già citato suo libro sul pessimismo (p. 27) le seguenti parole scritte da esso poeta in una lettera al Giordani (lett. 6 maggio 1825; _Epistol._, vol. I, p. 547): «Mi compiaccio di sempre meglio scoprire e toccar con mano la miseria degli uomini e delle cose, e d'inorridire freddamente, speculando questo arcano infelice e terribile della vita dell'universo». Per altro egli rimpicciolisce il concetto quando _arcano infelice e terribile della vita dell'universo_ traduce _unblessed and terrible secret of life_, tralasciando appunto quella parola _universo_ da cui viene al concetto stesso massima larghezza e veramente filosofica significazione.

[136] _Dialogo della Natura e di un'anima_; _Prose_, pp. 85-6; _Dialogo di un fisico e di un metafisico_, pp. 124-5; _Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio famigliare_, p. 144; _Detti memorabili di Filippo Ottonieri_, cap. II, pag. 262; cap. V, p. 289; Versi _Al conte Carlo Pepoli_, ecc. ecc. Con sentimento affatto contrario a quello del nostro poeta, il Nietzsche ama la vita per sè stessa, anche se infelice. Cf. BRANDES, _Friedrich Nietzsche_, nel volume _Menschen und Werke_, Francoforte s. M., 1894.

[137] _Cantico del gallo silvestre_; Prose, p. 336.

[138] _Dialogo di Timandro e di Eleandro_; _Prose_, p. 365.

[139] _Dialogo di Plotino e di Porfirio_; _Prose_, pp. 427-8. In una lettera al Giordani (30 giugno 1820; _Epistol._, vol. I, p. 279) il Leopardi aveva detto che tutto quanto è, è contento di vivere, «eccetto noi che non siamo più quello che dovevamo e che eravamo da principio».

[140] _Paralipomeni della Batracomiomachia_, c. IV, st. 24. In una lettera al Giordani (24 luglio 1828; _Epistol._, vol. II, p. 316), aveva già detto che i popoli «sono condannati alla infelicità dalla natura, e non dagli uomini nè dal caso». Tale appunto è il concetto della _Ginestra_.

[141] _Palinodia al marchese Gino Capponi_; _Dialogo di Timandro e di Eleandro_; _Prose_, p. 365.

[142] _Cantico del gallo silvestre_; _Prose_, p. 336.

[143] _Dialogo di Torquato Tasso ecc._; _Prose_, p. 145.

[144] Ultimi versi della canzone _A un vincitore nel pallone_. Cf. _Dialogo di Cristoforo Colombo_ ecc.; _Prose_, pp. 309-10.

[145] Preambolo alla versione del _Manuale di Epitteto_; _Opere_, nuova impressione, Firenze, 1889, vol. II. p. 214.

[146] _La quiete dopo la tempesta_.

[147] _Le ricordanze_.

[148] _Il primo amore_.

[149] _Nelle nozze della sorella Paolina_.

[150] _Aspasia_.

[151] _Al conte Carlo Pepoli_.

[152] _Sopra il ritratto di una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima_.

[153] _Epistol._, vol. I, p. 197.

[154] _Après une lecture_, st. VIII. Il Keats aveva detto:

A thing of beauty is a joy for ever.

[155] Citato dal GUYAU, _L'art au point de vue sociologique_, Parigi, 1889, pagine 364-5. Il Baudelaire fu, com'è noto, traduttor valoroso e grande ammiraratore del Poe, e dal Poe attinse molta parte delle sue idee estetiche. Nel breve saggio che il poeta americano intitolò _The poetic principle_, troviamo parole come le seguenti: «An immortal instinct, deep within the spirit of man, is thus, plainly, a sense of the Beautiful..... It is no mere appreciation of the beauty before us, but a will to reach the beauty above..... That pleasure which is at once the most pure, the most elevating, and the most intese, is derived, I maintain, from the contemplation of the Beautiful». Ognuno può conoscere quanto questi concetti somiglino a quelli del Leopardi. Il Poe definì la poesia una _creazione ritmica di bellezza_.

[156] _Le ricordanze_.

[157] Ma non propriamente alla maniera del Monti. Nello scritto pur ora citato, il Poe, dopo aver ragionato del bello e del vero, concludeva: «He must be blind indeed who does not perceive the radical and chasmal difference between the truthful and the poetical modes of inculcation. He must be theory-mad beyond redemption who, in spite of these differences, shall still persist in attempting to reconcile the obstinate oils and waters of Poetry and Truth».

[158] _Prose_, p. 469.

[159] _Detti memorabili di Filippo Ottonieri_, _cap. V_; _Prose_, p. 288.

[160] Del 1818 è il libro di ANDREA MAJER, _Della imitazione pittorica_; dello stesso anno sono le _Lettere sul bello ideale_ di GIUSEPPE CARPANI, _Il Saggio estetico_ di PLACIDO TALIA non venne a luce se non nel 1828, e l'_Antologia_ ne fè cenno. I _Saggi_ di ERMES VISCONTI _intorno ad alcuni quesiti concernenti il bello_ furono stampati nel 1833.

[161] Lett. al Giordani, 30 giugno 1820; _Epistol._, vol. I, p. 279.

[162] Lett. 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I, p. 56.

[163] Vedi, riferite dal HARTMANN (_Aesthetik_, Lipsia, s. a., parte II, p. 497-9, 501), le varie opinioni intorno al bello nella natura.

[164] _Studi filologici_, 9ª ristampa, Firenze, 1883, p. 306.

[165] Tale è il concetto del _Dialogo di un fisico e di un metafisico_.

[166] Lett. 24 luglio 1828; _Epistol._, vol. II, p. 316.

[167] Sulle relazioni, a torto disconosciute, che passano tra il bello e l'utile, vedi più specialmente FECHNER, _Vorschule der Aesthetik_, Lipsia, 1876, parte I, XV, pp. 203 segg.; Guyau, Les problèmes de l'esthétique contemporaine, Parigi, 1884. cap. II, pp. 15 segg.; RUTGERS MARSHALL, _Pain, Pleasure, and Aesthetics_, Londra. 1894, pp. 134, 160. 315.

[168] Lett. al Giordani testè citata.

[169] Nella canzone _Sopra il monumento di Dante_.

[170] _Il Risorgimento_.

[171] Lett. 11 agosto 1817; _Epistol._, vol. I, p. 91.

[172] Lett. 30 maggio 1817; _Epist._, vol. I, p. 76.

[173] Vedi PEREZ, _La maladie du pessimisme; Revue philosophique_, anno 1892, vol. I, p. 40.

[174] Lett. al Giordani citata qui di sopra.

[175] «Plusieurs fois j'ai évité pendant quelques jours de rencontrer l'objet qui m'avait charmé dans un songe délicieux. Je savais que ce charme aurait été détruit en s'approchant de la réalité. Cependant je pensais toujours à cet objet, mais je ne le considérais pas d'après ce qu'il était: je le contemplais dans mon imagination, tel qu'il m'avait paru dans mon songe. Était-ce une folie? suis-je romanesque? Vous en jugerez». Lett. 22 giugno 1823; _Epistol._, vol. I, p. 455.

[176] Lett. al Giordani, 24 luglio 1828; _Epistol._, vol. II, p. 316.

[177] _La vita solitaria_.

[178] _Le ricordanze_.

[179] _Aspasia_.

[180] _Il tramonto della luna_.

[181] _Pensieri_, CIV; Prose, pp. 597-600. Felice colui, disse lo Shelley, che non disprezzò giammai i sogni della sua giovinezza.

[182] Lett. 14 agosto 1820; _Epistol._, vol. I, p. 289.

[183] Lett. 30 giugno 1820; _ibid._, p. 279.

[184] _Lettere scritte a Giacomo Leopardi da' suoi parenti_, a cura di G. Piergili, Firenze, 1878, p. 48.

[185] _Epistol._, vol. I, p. 278. Le parole in corsivo e in majuscoletto sono così stampate nel testo.

[186] _A un vincitore nel pallone_; _Detti memorabili di Filippo Ottonieri_, cap. VI (_Prose_, p. 293); _Dialogo di Plotino e di Porfirio_ (pp. 427-8); _Comparazione delle sentenze di Bruto Minore e di Teofrasto_ (pp. 475-7); _Pensieri_, XXIX (pp. 519-20) ecc.

[187] _La ginestra_; _Sopra un basso rilievo antico sepolcrale_; _Il risorgimento_.

[188] Questa la interpretazione del De Sanctis, che impugnata e difesa, or sono alcuni anni, con molto calore, rimane pur sempre, a mio giudizio, la sola plausibile. Del resto, quando pure quella donna simbolica stesse a significare la libertà, o la felicità, o altro simile, per l'argomento nostro sarebbe tutt'uno.

[189] Vedi lo scritterello critico che sulle _Canzoni_ stampate in Bologna nel 1824, pubblicò, senza però mettervi il nome, lo stesso Leopardi nel _Nuovo Ricoglitore di Milano_; _Studi filologici_, pp. 283-4.

[190] Nè dell'una, nè dell'altra è in tutto sicura la data.

[191] _Die Welt als Wille und Vorstellung_, vol. I, §§ 36, 38. Veggasi come il Leopardi nella _Comparazione delle sentenze di Bruto Minore e di Teofrasto_ rilevi il contrario modo tenuto nel filosofare da Aristotele e da Platone (_Prose_, p. 469).

[192] _Epistol._, vol. I, p. 253.

[193] _Ibid._, p. 456.

[194] _Epistol._, vol. II, p. 280.

[195] Lett. 16 dicembre 1822; _Epistol._, vol. I, p. 375.

[196] _Alla sua donna._

[197] _Al conte Carlo Pepoli._

[198] Benefico inganno, e perciò in piena contraddizione con la scienza, osserva un altro pessimista, il BAHNSEN (_Das Tragische als Weltgesetz und der Humour als ästhetische Gestalt des Metaphysischen_, Lauenburg i. P., 1877. p. 5).

[199] _Inf._, XI, 103-5.

[200] Ben s'intende, del resto, che anche in ciò sono dall'uno all'altro differenze e contrasti. Un pessimista che col Leopardi ebbe non piccola somiglianza, il SENANCOUR, incarnandosi nel protagonista di un suo romanzo, diceva: «La scène de la vie a de grandes beautés. Il faut se considérer comme étant là seulement pour voir. Il faut s'y intéresser sans illusion, sans passion, mais sans indifférence, comme on s'intéresse aux vicissitudes, aux passions, aux dangers d'un récit imaginaire: celui-là est écrit avec bien de l'éloquence». _Obermann_, nuova edizione, Parigi, 1840, lett. LXXX, p. 434. La prima edizione è del 1804, la seconda del 1833.

[201] _Epistol._, vol. I. p. 362.

[202] _Epistol._, vol. II, p. 314. E così s'accordava col padre, che in una lettera a lui aveva schernita quella eroica morte, chiamando il Broglio _brigante volontario e pazzo. Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti_, p. 261.

[203] Trovo questa giustissima osservazione, insieme con quella che la precede, nel già citato scritto del SULLY, _Le pessimisme et la poésie; Revue philosophique_, a. e v. cit., pp. 394, 398.

[204] Deliberatamente dico frigidità fisiologica e non psicologica; questa non può essere imputata al Leopardi; e quanto a imputargli la prima, bisogna andar molto cauti; tanto più che il poeta stesso si contraddice, e la materia è intricata e difficile. Credo esageri di molto il PATRIZI (_op. cit._, p. 114) quando scrive: «Egli nutrì sempre il saldo convincimento che gli stati d'animo, attraverso ai quali passò nelle sue relazioni con persone d'altro sesso, fossero al tutto esenti da bisogni fisiologici». Il Patrizi stesso, del resto, riconosce che tali bisogni ebbero parte non piccola nell'amore per la Targioni Tozzetti (Aspasia), e ricorda a questo proposito la testimonianza, anche troppo esplicita, del Ranieri (pp. 119, 120). Che il Leopardi amasse sopratutto l'_amorosa idea_, e, più che la donna reale, il fantasma che se ne veniva creando nella mente, è un fatto; ma è un fatto frequente nella vita psichica degli artisti, e che non prova tutto ciò che gli si vorrebbe far provare. Sant'Agostino, che fu bene, a suo modo, un artista, amò sopratutto, com'egli stesso ebbe a dire, il sentimento e la fantasia dell'amore (_nondum amabam et amare amabam..... quaerebam quod amarem amans amare_); ma non per questo si lasciò morir vergine; e il Rousseau, che si innamorava dei proprii fantasmi a tal segno da provarne ebbrezza e delirio, sapeva, a tempo e luogo, riconoscer quelli in creature reali e scendere di cielo in terra, e gustare qualche parte almeno della felicità sognata. È da credere che il Leopardi sarebbe pure alcuna volta riuscito ad imitarlo se avesse trovato donne più caritatevoli. Alfredo De Musset, dopo aver molto amato e troppo goduto, scriveva il _Souvenir_, per dire, in sostanza, che il sogno dell'amore e il ricordo dell'amore valgono più che l'amore stesso.

[205] Vedi più specialmente _Die Welt als Wille und Vorstellung_, vol. I, § 36; vol. II (_Ergänzungen_), cap. 31.

[206] _Dialogo della natura e di un'anima; Prose_, pp. 81-3.

[207] _Prose_, p. 467.

[208] _On Heroes, Hero-Worship and the Heroic in History, Lecture III. The Hero as Poet_; ediz. di Londra, 1895, p. 75.

[209] Vedi su di ciò RUTGERS MARSHALL, _Op. cit._, pp. 143-4. Egli parla più propriamente di un campo di godimento (_field of pleasure getting_): io userò la parola _campo_ a denotare più propriamente la estensione della nostra _impressionabilità_ estetica, considerando il godimento come un fatto consecutivo alla impressione.

[210] Lett. alla sorella Paolina, 3 dicembre 1822; _Epistol._, vol. I, p. 365.

[211] Lett. al fratello Carlo, 25 novembre 1822; _Epistol._, vol. I, p. 360.

[212] Ed era prossimo il tempo in cui lo Stendhal, ponendo lo spettacolo di Roma sopra tutti gli spettacoli della terra, doveva scrivere delle impressioni che ne derivano: «Un jeune homme qui n'a jamais rencontré le malheur ne les comprendrait pas» (_Promenades dans Rome_, 13 _août_ 1827). Chi dunque più del Leopardi avrebbe dovuto essere preparato a riceverle, quelle impressioni? Quattr'anni innanzi ch'egli vi andasse, il Byron aveva salutata Roma come la città dell'anima, alla quale accorrono gl'infelici (_Childe Harold_, c. IV, st. 78).

Oh Rome! my country! city of the soul! The orphans of the heart must turn to thee, Lone mother of dead empires!

Si confrontino le lettere romane del Leopardi con quelle che lo Shelley scriveva nel 1818 e 1819 a Tommaso Love Peacock. L'Osvaldo di madama di Staël «ne pouvait se lasser de considérer les traces de l'antique Rome» (_Corinne_, l. IV, c. IV).

[213] Lett. 5 aprile 1823; _Epistol._, vol. I, p. 434. Al Foscolo la Venere del Canova inspirava sentimenti e parole da innamorato. Leggasi una pagina dello Shelley ov'è squisitamente descritta la Venere anadiomene (_Prose Works_, ediz. di Londra, 1888, vol. I, pp. 407-8). L'Apollo del Belvedere inspirò al Sully Prudhomme un sonetto, e la Venere di Milo un lungo e magnifico canto, ove, tra gli altri, si leggono questi versi:

Dans les lignes du marbre où plus rien ne subsiste De l'éphémère éclat des modèles de chair, Le ciseau du sculpteur, incorruptible artiste, En isolant le Beau, nous le rend chaste et clair.

[214] Lett. 30 aprile 1817; _Epistol._, vol. I, p. 64. Il Giordani gli rispondeva (_Epistol._, vol. III, p. 95): «L'opera del Cicognara mi pare degnissima e necessaria ad una libreria come la sua. Io non dirò ch'ella debba leggerla ora; ma certo una tale raccolta de' monumenti perfettissimi d'arte è una gran cosa: e il non poter nulla giudicare o gustare nelle belle arti sarebbe una grande infelicità; e bellissima cosa avere per giudicarne una guida tanto intelligente come il Cicognara».

[215] Lett. 1 febbraio 1823; _Epistol._, vol. I, pp. 403-4.

[216] Affermare non si può; ma non sarei lontano dal credere che la prima mossa a tutto il componimento sia venuta da una fantastica visione del monumento futuro, del _nobil sasso_ a cui tante lacrime avrebbe serbato l'Italia.

[217] Lett. 24 luglio 1827; _Epistol._, vol. I, p. 224.

[218] _Al conte Carlo Pepoli._

[219] Lett. 5 febbrajo 1823; _Epistol._, vol. I, pp. 408-9.

[220] _Epistol._, vol. I, p. 399.

[221] Lett. al Giordani, 30 giugno 1820; _Epistol._, vol. I, p. 279.

[222] Canto VI, st. 47.

[223] Vedi la lettera al Jacopssen, 23 giugno 1823; _Epistol._, vol. I, pp. 454-5. Quivi il poeta dice espresso: «je ne fais aucune différence de la sensibilité à ce qu'on appelle vertu». Se il tempo lo concedesse, sarebbe agevole rintracciar nel Rousseau, anzi nel pensiero del secolo XVIII tutto intero, la origine di sì fatta opinione.

[224] _Epistol._, vol. I. p. 61.

[225] Scritto citato. Qualche traccia di umorismo il Leopardi lascia scorgere nella _Scommessa di Prometeo_ e nel _Copernico_, testè citati, e ancora nel _Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie_, nel _Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggiere_ e altrove; ma niuno di certo vorrà dire il Leopardi un umorista.

[226] RUTGERS MARSHALL, _Op. cit._, pp. 137 segg.

[227] _Il Parini, ovvero della gloria_, cap. IV; _Prose_, pp. 189-90.

[228] _Ibid._, pp. 191-2.

[229] _Ibid._, cap. III, p. 184.

[230] _Epistol._, vol. I, p. 270.

[231] _Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti_, p. 148.

[232] Vedi una lettera di Giacomo del 5 febbrajo 1823: _Epist._, vol. I, p. 407.

[233] Il Preyer capovolse la formola, riconoscendo nell'aritmetica un esercizio musicale.

[234] _Vom Musikalisch-Schönen_, 1ª ediz., Lipsia, 1854; 7ª, 1885. Cf. PANZACCHI, _Nel mondo della musica_, Firenze, 1895. pp. 3-37.

[235] Vedila discussa dal FECHNER, _Op. cit._, parte I, pp. 158 segg.

[236] _Die Welt als Wille und Vorstellung_, vol. I, pp. 309-13; vol. II, pp. 511, 512, 523.

[237] _La vita solitaria._