First Italian Readings

Part 8

Chapter 8 3,791 words Public domain Markdown

Lo zio gli scrisse ultimamente da Roma una lunga lettera, che si può compendiare in queste poche parole: "Apparecchiami l'appartamento verso le colline. Finalmente posso anch'io ritirarmi dalla vita pubblica, e voglio finire i miei giorni nella pace del mio villaggio, in seno d'una famiglia felice."

ANTONIO CACCIANIGA.

XV.

LA MIA PADRONA DI CASA.

Non posso pensare a Firenze, senza ricordarmi della mia buona padrona di casa di via dei ----, la quale m'insegnò in sei mesi più lingua italiana di quanto io n'abbia imparata in dieci anni da tutti i miei professori di letteratura, nati, come diceva l'Alfieri,[XV.1] _là dove Italia boreal diventa_.

Era una vecchietta simpatica, vedova d'un interprete di albergo, buona come il pane, fiorentina fin nel bianco degli occhi, operosa, assestata e pulita come un'Olandese. Viveva d'una piccola rendita e di quel po' che guadagnava tenendo dozzina.[XV.2] Leggicchiava, giocava al lotto, faceva qualche visita, e passava quasi sempre la sera, sola come uno sparago, in un cantuccio della sua piccola camera ingombra di mobili vecchi, vicino a una finestra, dalla quale si vedeva, di là dai tetti di molte case, la cima del campanile di Giotto.[XV.3]

Che cos'è questo benedetto parlare toscano! Era una povera donna, non aveva cultura, sapeva appena leggere e scrivere; ma parlava da far rimanere a bocca aperta. E non il fiorentino volgare, perchè non ho mai inteso dalla sua bocca una parola o una frase che una signora non potesse ripetere in conversazione. Il suo parlare era tutto frasi efficacissime, immagini, proverbi, diminutivi graziosi, vezzi e fiori di lingua, che venivan via facili e fitti ad ogni proposito, come nei novellieri trecentisti, senza che le sfuggisse mai neppure un lampo di quel sorriso leggerissimo che per il solito tradisce la compiacenza intima di chi sa di parlar bene.

Ogni momento gliene sentivo dire una nuova.

Stentavo un po' a infilare il soprabito: essa mi diceva: Ma perchè non se lo fa allargare che le è stretto assaettato?

Entravo nella sua camera:--Badi,--mi diceva,--di non inciampare, perchè è buio come in gola.

Veniva un amico a chiedermi dei denari; essa capiva, e mi domandava:--Le è venuto a dare una frecciata, non è vero?

Diceva che il suo predicatore aveva la _parola facile e ornata_; che il lattaio aveva la voce _come uno di questi cani incimurriti e fiochi_ che non posson più abbaiare; che erano tre giorni che non vedeva più l'_effige_ dello spazzaturaio che pure le aveva promesso di venire; che il bambino della vicina aveva rotto un vetro, e suo padre non se ne era anche accorto, ma il poverino stava già rannicchiato dietro l'uscio ad _aspettare il lampo e la saetta_; che il mio maestro di spagnuolo aveva _un vestito che gli piangeva addosso_; che con tutte queste guerre che si fanno dopo che Pio IX[XV.4] _ha date le su' riforme_ bisogna sempre _stare palpitando per i nostri cari_; che un tale ch'era caduto dal secondo piano, e non era morto, aveva il _sopravvivolo come i gatti_; che un certo quadro pareva _fatto coll'alito_; che a una certa sua amica, in una certa congiuntura, _essa aveva parlato come al cospetto di Dio, da cuore a cuore_; e altre espressioni gentili ed argute, che a scriverle tutte, ci sarebbe da fare un vocabolario.

Però, quando s'accorgeva ch'io mi divertiva a farla parlare, taceva tutt'a un tratto e mi guardava con aria di diffidenza. Temeva che io la volessi canzonare. Anzi, qualche volta, quando mi lasciavo sfuggire un'esclamazione di meraviglia, quasi s'indispettiva.

--Oh insomma,--mi disse un giorno,--io parlo come so. Se dico degli spropositi, m'insegni lei a parlar meglio. Io non ho mai preteso di parlar bene.

--Ma no, cara signora,--le risposi coll'accento della più profonda sincerità.--Le giuro che ammiro davvero la sua maniera di parlare, che vorrei parlare io come lei, che vorrei saper scrivere come lei parla. Che c'è da stupirsi? Non lo sa che i fiorentini parlano meglio degli italiani delle altre provincie? Non l'ha mai inteso dire? Mi piace sentir parlare l'italiano da lei come mi piacerebbe sentir parlare il francese da un parigino. Mi piace perchè lei parla con naturalezza, perchè pronunzia bene, perchè io imparo. Ne vuole una prova? Guardi questi fogli.

E le misi sott'occhio alcuni fogli sui quali avevo notato una lunga filza dei suoi modi di dire.

Guardò, sorrise, poi sospettò daccapo e mi disse che non sapeva capire che cosa io trovassi di _particolare_ in quelle parole.--Qualunque mercatino,--soggiunse,--è in caso di dirgliele tali e quali.

Nondimeno, a poco a poco, finì per persuadersi che mi divertivo davvero a sentirla parlare perchè parlava bene.

Ma trovavo sempre mille difficoltà a farmi capire quando volevo saper qualche cosa di preciso in fatto di lingua.--Come direbbe lei,--le domandavo,--per dire che piove forte?--Gua!--mi rispondeva,--direi che piove forte.--Io ripetevo la domanda in un'altra forma.--Ah! ho capito!--esclamava.--Chi si volesse spiegare in un'altra maniera potrebbe anco dire che piove a rovescio, a catinelle; a orciuoli, a ciel rotto; ognuno può dire come gli piace, _non c'è regola fissa_.

Un giorno le diedi un mio libro.--L'ha scritto lei?--mi domandò.--Sì,--risposi.--Tutto di suo pugno?--Tutto di mio pugno.--Lo tenne due o tre giorni e vidi che lo leggeva. Quando me lo restituì, mi disse:--Bravo! mi son divertita; si vede che è un buon figliuolo. _E poi mi piacque anche lo stile._

A poco a poco mi prese a voler bene, mi parlava lungamente della buon'anima di suo marito, delle sue amiche, del caro dei viveri, delle tasse, del lotto, dei suoi malanni, della religione, sempre colla stessa grazia e colla stessa dolcezza. Ma specialmente quando parlava della sua disgrazia d'esser rimasta sola al mondo e diceva che la notte, non potendo dormire, pensava, pensava, fin che si metteva a piangere, aveva parole così dolci, così schiette, così poetiche, che mi stringeva il cuore, e nello stesso tempo provavo una specie di voluttà artistica a sentirla. Mentre essa parlava la sua bella lingua, io, appoggiato alla finestra della sua cameretta guardavo il campanile di Giotto dorato dalla luce del tramonto, e provavo uno struggimento d'amore per Firenze.

Una sera, ch'ero già a letto, s'affacciò alla porta e disse con voce commossa:--Ah! figliuol mio! bisogna proprio credere, sa, che c'è un Dio! Questa sera il predicatore ha detto che tutti i grandi uomini ci hanno creduto,--e Dante e Galileo e Colombo,--ne avrà citati più di cinquanta. E ha conciato per le feste[XV.5] quelli che dicono che il mondo l'ha fatto il caso! Il caso! E dire che son gente che ha studiato! Io che sono una povera donna capisco che è una corbelleria. Se lo studio non dovesse portare altri frutti! Ma lei, benchè studi, non le pensa queste cose, non è vero, figliuolo? Dica un po': ci crede lei al caso?

--No, cara padrona,--le risposi;--io credo in Dio.

--Oh lei non può immaginare la consolazione che mi dà con codeste parole,--rispose la buona donna.

La notte, mentre lavoravo a tavolino, a una cert'ora sentivo picchiare nel muro e poi una voce insonnita che diceva:

--Non lavori più, figliuolo; s'abbia riguardo agli occhi.

Ed io:--Ancora una pagina.

--Nemmeno una pagina. Si ricordi del proverbio: È meglio un... cavallino vivo che un dottore morto.

Passava un altro quarto d'ora e lei daccapo:

--A letto, a letto, figliuolo.

--Padrona,--domandavo io,--com'è quel proverbio di Berto, che m'ha detto stamani? Ne ho bisogno per scriverlo.

--Berto,--rispondeva,--che dava a mangiare le pesche per vendere i noccioli. Vada a letto.

--Ancora una cosa. Come si chiama il bastone d'Arlecchino?

--Non mi cava più una parola, nemmeno se mi fa regina di Spagna.

E non diceva più una parola davvero e io andavo a dormire.

La mattina per tempo, appena svegliato, risentivo la sua voce:--Su, su! È un sereno che smaglia. Vada a fare un giro alle Cascine![XV.6]

Una sera tornai a casa pieno di malinconia e mi buttai sul sofà senza dire una parola. Essa mi venne accanto. Duravo fatica a trattenere le lagrime. Mi domandò che cos'avessi. Non volevo rispondere. Insistette, e allora le apersi il mio cuore come a un amico.

--Ho avuto un dispiacere,--le dissi.--Ho saputo che l'altro giorno, in una casa, hanno detto che i miei scritti sono noiosi e che non farò mai nulla di buono. Io ne sono persuaso e non ho più voglia di studiare. Voglio buttar nel fuoco tutti i miei libri e tornare a fare il soldato. Sono triste, scoraggito e annoiato della vita. Non m'importerebbe nulla di morire.

La buona donna si sforzò di ridere; ma era intenerita. Cercò di consolarmi e di rimettermi di buon umore; chiamò a raccolta tutti i suoi frizzi, le sue frasi e i suoi proverbi; mi assicurò che i miei libri erano pieni di _bei concetti_ e che _avrebbe voluto saperli scrivere lei_; mi promise che sarei riuscito un bravissimo _scienziato_ a dispetto dei maligni; mi disse che avrebbe voluto trovarsi faccia a faccia con chi aveva sparlato di me, _per fargli una risciaquata che non trovasse più la via di tornarsene a casa_; mi fece bere un dito di vin Santo, mi diede del ragazzo, mi picchiò sotto il mento e gridò:--Su la testa!--Infine mi lasciò rasserenato, dicendo che se le facevo un'altra volta una di quelle scene, il pezzo più grosso che sarebbe rimasto di me, aveva da essere un orecchio, com'è vero che c'è tanto di Biancone in piazza della Signoria.[XV.7]

Qualche volta però ci bisticciavamo, per cose da nulla, si intende; per esempio perchè tornavo a casa tardi, e lei mi trovava a ridire, ed io le rispondevo di mala grazia. Allora stavamo una mezza giornata senza scambiare una parola. La sera poi, pensando ch'essa era là in un cantuccio della sua camera, sola, malinconica, al buio, mi pigliava il rimorso, correvo all'uscio e le domandavo per il buco della serratura:--Padrona, come è quel detto di Cimabue che mi disse ier l'altro?

--Cimabue che conosceva l'ortica al tasto,--rispondeva con una voce in cui si sentiva un'improvvisa contentezza.

--Mi perdona?--le domandavo.

--Oh buon figliuolo!--rispondeva;--perdoni lei a me, che sono una brontolona e una zotica. Ma veda: glielo dico per il su' bene che non venga a casa tardi perchè... io non ho mica il diritto di impicciarmi nella sua condotta... si capisce... ma ho notato che tutte le sere che viene a casa tardi, e non studia più, la mattina dopo è di malumore.

--Ha ragione, padrona, ha ragione! Apra la porta, e facciamo pace.

Essa apriva la porta e non faceva mai in tempo a levarsi il fazzoletto dagli occhi.

Così passarono sei mesi.

Un giorno, dopo una settimana intera di preparativi e di esitazioni, mi feci forza e le dissi, guardandola fisso negli occhi:

--Padrona, io debbo partire da Firenze.

--Dove va?

--A casa mia.

--Va bene. Io terrò le sue camere libere per quando tornerà. Può lasciar qui libri, quadri, carte, come le lascerebbe alla sua famiglia. Prima che ritorni farò mettere la stufa, compererò un altro seggiolone e se mi salta il ticchio farò cambiare la tappezzeria al salotto. E passeremo il nostro invernetto insieme d'amore e d'accordo, lei a studiare ed io a fare le mie faccenduole. Ah! vedo che almeno negli ultimi anni della mia vita avrò qualche consolazione. Quando tornerà?

--Cara padrona... non glielo posso dire.

--Che forse non tornerebbe più?--domandò col viso alterato.

--Forse non tornerò più!

Stette qualche momento senza parlare e poi esclamò con voce tremante:--Ma dunque io resterò sola!...

E tacque di nuovo come per sentir l'eco di quella triste parola.

Poi nascose il viso nel grembiale e diede in uno scoppio di pianto.

M'aiutò a fare i miei bauli, volle riporre tutti i libri colle sue mani, non mi lasciò più un momento fino all'ora della partenza. L'ultima notte, verso le undici, mentre scrivevo, picchiò ancora una volta nella parete e mi pregò di avermi riguardo agli occhi. La mattina seguente, quando partii, mi accompagnò fin sul pianerottolo e mi disse colla solita dolcezza:--Lei se ne torna colla sua famiglia; io, povera vecchia, rimango sola. Si ricordi qualche volta di me che le volevo bene come a un figliuolo. Abbia giudizio; continui a studiare e sarà contento. Mentre viaggerà in Spagna e in Francia, io guarderò il suo ritratto, leggerò i suoi libri e pregherò il Signore per lei. Quando morirò, lei si ricorderà che le ho voluto bene e piangerà, non è vero? Ed ora vada, figliuolo, che è tardi; e Dio l'accompagni!

Le diedi un bacio e discesi per le scale. La povera donna mi mandò ancora un addio rotto da un singhiozzo e poi rientrò nella sua casa vuota e triste.

Oh buona e cara vecchia! se mi son ricordato di te! In viaggio, ogni volta che ho passata la notte a scrivere in una camera d'albergo, allo scoccare delle undici ho detto tra me, con tristezza:--Oh! se sentissi picchiare nel muro, quanto lavorerei più volentieri!--Ogni volta che scrivo, e rileggendo la mia prosa, la trovo scolorita e senza grazia, dico con rammarico:--Ah! quanto ci corre da[XV.8] quest'italiano a quello della mia padrona di casa!--La sera, quando la mia famiglia è raccolta intorno al fuoco, e tutti ridono e lavorano, io penso col cuore stretto che tu sei sola nella tua stanza, forse al freddo e al buio, perchè la legna e l'olio sono rincarati. E non mi si presenta mai l'immagine della mia cara Firenze, senza ch'io goda in fondo all'anima pensando che un giorno forse vi tornerò, che andrò a cercarti, che ti troverò ancora, che mi rimetterò a imparare da te la lingua armoniosa e gentile con cui mi rallegravi e mi davi coraggio.

EDMONDO DE AMICIS.

NOTES.

(_The smaller figures refer, not to the lines, but to the notes, which are numbered consecutively in each selection._)

I. IL GATTO COGLI STIVALI.

(PUSS IN BOOTS.)

[Note I.1: =si sarebbero mangiata=, _would have devoured_.]

[Note I.2: =non sapeva darsi pace=, _could not console himself_.]

[Note I.3: =per essergli toccata=, _for having received_.]

[Note I.4: =faceva egli a dire=, _he went on to say_.]

[Note I.5: =faceva finta... inteso=, _pretended not to notice them_.]

[Note I.6: =non siete stato=, _you have not been_.]

[Note I.7: =pigliasse=, subjunctive used after =Sebbene=.]

[Note I.8: =col fare il morto=, _by playing dead_.]

[Note I.9: =Eccoti.= Pronouns are joined to the interjection =ecco=, just as to a verb; =ti= intimates the interest of the hearer in what is going on.]

[Note I.10: =dal Re= (French _chez le roi_), _to the king's palace_. _Da_ has a variety of meanings in the following selections, such as _from_, _by_, _for_, _to_ or _at the house of_, _suited to_, _as_.]

[Note I.11: =entrato che fu=, _as soon as he had entered_.]

[Note I.12: =gran=, for _grande_.]

[Note I.13: =Di' al tuo=, _Say to your_. The forms of the second person singular are used in addressing inferiors; also in speaking to children, intimate friends, and near relatives.]

[Note I.14: =della caccia del suo padrone=, _of his master's killing_.]

[Note I.15: =doveva recarsi=, _was to go_.]

[Note I.16: =avrebbe potuto=, perfect of the conditional used where the simple tense would be expected.]

[Note I.17: =con quanta... gola=, _with all his might_.]

[Note I.18: =corressero=, subjunctive used after verb of commanding.]

[Note I.19: =faceva spiccare... persona=, _set off his good looks_.]

[Note I.20: =fini fini=, repetition for emphasis; occurs frequently in Italian in case of adjectives or adverbs.]

[Note I.21: =fosse=, subjunctive used in indirect question; in l. 2 of next page, used after a superlative.]

[Note I.22: =sarebbe parso=, _it would have seemed_; _parere_ conjugated with _essere_.]

[Note I.23: =per dirne una=, _for example_.]

[Note I.24: =dal vedersi... leone=, _at seeing a lion before his eyes_.]

[Note I.25: =Di lì a poco=, _After a little_.]

[Note I.26: =come sarebbe a dire=, _in other words_.]

[Note I.27: =Vostra maestà sia la benvenuta=, _Welcome to your majesty_.]

[Note I.28: =di=, _than_.]

[Note I.29: =dovevano=; compare note 15.]

[Note I.30: =da non potersi dire=, _beyond words_.]

II.

CENERENTOLA. (CINDERELLA.)

[Note II.1: =del suo=, _as her own_.]

[Note II.2: =Culincenere= and =Cenerentola= are both from _cenere, ashes_; the former with a depreciative prefix.]

[Note II.3: =che tornassero... viso=, _which might the best become them_.]

[Note II.4: =ci sarebbe proprio da ridere=, _it would be a fit subject for laughter_.]

[Note II.5: =tutt'intera la santa giornata=, _the whole blessed day_.]

[Note II.6: =più lontano che potè=, _as far as she could_.]

[Note II.7: =che cosa avesse=, _what was the matter with her_.]

[Note II.8: =Vorrei=, _I should like_.]

[Note II.9: =non sapendo... miglia=, _not having the faintest idea_.]

[Note II.10: =che=, introduces the question.]

[Note II.11: =che non entrava... contentezza=, _beside herself with joy_.]

[Note II.12: =per quanto vecchio=, _old as he was_.]

[Note II.13: =per farla ballare=, that is, _as his partner in the dance_.]

[Note II.14: =nè punto nè poco=, _at all_.]

[Note II.15: =In quella che=, _While_.]

[Note II.16: =non capiva... gioja=; compare note 11.]

[Note II.17: =Dev'esser=, _She must be_.]

[Note II.18: =Dio mio!= _Dear me!_--=altre= in the next clause simply adds emphasis.]

[Note II.19: =di lì a pochi giorni=; compare I., note 25.]

[Note II.20: =non=, expletive, not to be translated.]

III. IL PICCOLO PATRIOTTA PADOVANO.

[Note III.1: =per farsi vedere=, _in order to show off_, _make a show_.]

[Note III.2: =di discorso in discorso=, _from one thing to another_.]

[Note III.3: =un fracasso d'inferno=, _a deafening clatter_.]

IV. LA PICCOLA VEDETTA LOMBARDA.

[Note IV.1: =Solferino e San Martino=, villages of Lombardy, in northern part of Italy. The battle in question occurred on June 24.]

[Note IV.2: =Saluzzo=, town of Piedmont, in northwestern part of Italy.--=andava=; note force of tense: _was moving_.]

[Note IV.3: =Bella cosa!= _That's a small matter!_]

[Note IV.4: =Saran=, _They must be_. Future used to express probability.]

[Note IV.5: =L'hanno proprio con me!= _They are really after me!_]

[Note IV.6: =dubiti, vuole=, third person instead of second in addressing a superior; also the usual form in polite conversation.]

[Note IV.7: =ad un punto=, _at the same time_.]

[Note IV.8: =pigliare=, with passive sense, _to be taken away_.]

[Note IV.9: =stato percorso=, _that had been passed over_.]

V. SOTTO L'OMBRELLO.

[Note V.1: =dalla.= Notice the recurrence of _da_ on this page and the next, and compare I., note 10.]

[Note V.2: =in due non ci si sta=, _there isn't room for two under it_.]

[Note V.3: =Nemmen per sogno=, _Not at all, By no means_.]

[Note V.4: =d'averla passata liscia=, _to have got off so easily_.]

[Note V.5: =colle buone=, _with fair words_.]

[Note V.6: =a più non posso=, _with all their might_.]

[Note V.7: =ne fa... sue=, _will be up to its tricks again_.]

[Note V.8: =dall'alto al basso=, _down upon_.]

[Note V.9: =si poteva... prenderlo=, _you need not to have taken it_.]

VI. IL GIURATO.

[Note VI.1: =e=, to be omitted.]

[Note VI.2: =quale e' si sia=, _whatever it may be_.]

[Note VI.3: =all'atto pratico=, _in actual practice_.]

[Note VI.4: =arnese galerabile=, _gallows bird_; lit., _harness fit for a galley_.]

[Note VI.5: =vale a dire=, _that is to say_.]

VII. A UN FIORE SECCO.

[Note VII.1: =far fede=, _bear witness_; lit., _make faith_.]

[Note VII.2: =falla=, _make it_. Consonant of pronoun is doubled.]

[Note VII.3: =Dimmi=, _Tell me of_.]

VIII. LA DOTE D'ORSOLINA.

[Note VIII.1: =stato civile=. The _stato civile_, or "social state" of persons is their condition as regards the principal facts of existence: birth, marriage, death, etc., and involves the recording of these events in the public registers.]

[Note VIII.2: =Como=, town north of Milan, near the Swiss frontier.]

[Note VIII.3: =un ambrosiano all'antica=, _a Milanese of the old school_.]

[Note VIII.4: =va ronzando... figliuola=, _is hovering about your daughter_; _ronzare_, _to buzz_, _hum_, then _to rove_, _ramble_.]

[Note VIII.5: =Brera=, well-known picture gallery at Milan, open to the public gratis on certain days.]

IX. RIVELAZIONI D'UN'OSTRICA.

[Note IX.1: =se la svignarono=, _disappeared_, _escaped_.]

[Note IX.2: =agenti di questura=, _police officers_.]

[Note IX.3: =Salomone di Caus=, a celebrated French engineer, who died about 1626. There is a story to the effect that he was imprisoned on the charge of insanity.]

[Note IX.4: =Da qualche tempo=, _Some time before_.]

X. VENI, VIDI... NON VICI!

(I CAME, SAW, BUT DID NOT CONQUER.)

[Note X.1: =Ci si provò anche lei, eh=, _You also attempted it, did you?_]

[Note X.2: =a cui pareva... pastoie=, _who was impatient to get married so as to be more independent_.]

[Note X.3: =darsi bel tempo=, _enjoy himself_.]

[Note X.4: =nato che fu=, _after the birth of_.]

[Note X.5: =Monte Carlo=, famous bathing and gambling resort on the Mediterranean coast between France and Italy, belonging to the principality of Monaco.]

[Note X.6: =si prendeva gran spasso=, _amused herself greatly_.]

[Note X.7: =a mezz'aria=, _half knowingly_.]

[Note X.8: =gli fa strada=, _shows him_.]

[Note X.9: =gli fece festa=, _received him most cordially_.]

[Note X.10: =mare magnum=, _open sea_.]

[Note X.11: =mi passò l'anima=, _was beyond endurance_.]

XI. UNA NOTTE INFERNALE.

[Note XI.1: =o che.= These words introduce the question; compare II., note 10.]

[Note XI.2: =Ma il diavolo... coda=, _But the Old Nick has taken a hand in the matter_.]

[Note XI.3: =da quell'=, _like the_.]

[Note XI.4: =Corpo... Maccabei!= _Zounds!_ The _Maccabei_ were seven brothers who, with their mother, are said to have suffered martyrdom under Antiochus Epiphanes, King of Syria, in 168 B.C.]

[Note XI.5: =Sarà più in là=, _It must be farther on_.]

[Note XI.6: =casa cantoniera=, _flagman's house_.]

[Note XI.7: =due occhi di fuoco=, refers to the locomotive with two headlights.]

XII. UN NAUFRAGIO.

[Note XII.1: =mandato a picco=, _sunk_.]

[Note XII.2: =mi guardai bene dal=, _I was very careful not to_.]

[Note XII.3: =si strinse nelle spalle=, _shrugged his shoulders_.]

[Note XII.4: =che fa l'esercizio=, _drilling, on parade_.]

[Note XII.5: =Cos'è? Cos'è stato?= _What's the matter? What has happened?_]

[Note XII.6: =Prendete il largo=, _Shove off!_]

[Note XII.7: =come vien viene=, _just as it happened_.]

[Note XII.8: =ch'io non avessi... segno=, _that I might not be in my right mind_.]

[Note XII.9: =Mi pareva mill'anni=; compare X., note 2.]

XIII. IL MAESTRO DI CALLIGRAFIA.

[Note XIII.1: =andare in pensione=, _to retire, be pensioned off_.]

[Note XIII.2: =in barba al=, _before the very face of_, _in spite of_.]

[Note XIII.3: =un pan di zucchero=, _a lump of sugar_, here _soft-hearted_, _an easy mark_.]

[Note XIII.4: =gliene... maniera=, _every sort of prank had been played upon him_.]

[Note XIII.5: =in fin dei conti=, _after all_.]

[Note XIII.6: =o=; compare XI., note 1.]

[Note XIII.7: =Scusi, sa=, _Excuse us, will you_.]

[Note XIII.8: =Loro=, _You_, with change to less formal =voi=.--=altri= adds emphasis as in I. 29, p. 12.]

[Note XIII.9: =gli desse del=, _should call him a_.]

[Note XIII.10: =tirasse... contro=, _should be so spiteful toward_.]

[Note XIII.11: =C'è da far le maraviglie=, _Is it to be wondered at?_]

[Note XIII.12: =gli metteva... addosso=, _gave him the cold shivers_.]

[Note XIII.13: =le nostre=, that is, _our woes_, _troubles_.]

[Note XIII.14: =collocamento a riposo=, _retirement_.]

[Note XIII.15: =fossero=, _would they were_.]

[Note XIII.16: =preso l'aire=, _struck the key_, _got started_.]

[Note XIII.17: =dai=, _with_.]

[Note XIII.18: =Ci mancherebbe... fosse=, _Matters would be worse if she were_.]

[Note XIII.19: =metterlo sulla strada=, _get him started_.]

[Note XIII.20: =Nemmen per idea=; compare V., note 3.]

[Note XIII.21: =Siamo intessi=, _It is agreed_.]

[Note XIII.22: =posto il caso=, _in the event_.]

[Note XIII.23: =non potè... sorridere=, _could not help smiling_.]