Falco della rupe; O, La guerra di Musso
Chapter 4
La persona in abito nero, che veniva innanzi agli altri, veduta Rina, sostò un istante a riprender fiato, ed alzando la faccia, con voce rauca ed affannata per la salita, esclamò: "Siano grazie a Santa Maria della Scala, che v'ha inviata col lume, brava figliuola, altrimenti in questa notte indiavolata per me era finita; non mi sarei mai più recato a salvamento". E proseguì tra sè e sè arrampicandosi di nuovo. "Uscire dalle unghie de' soldati, e dal lago in tempesta, per cacciarsi all'oscuro su questi sassi dritti come muraglie, per chi non ha mai fatto in vita sua il mestiere di scalare le fortezze e le case, è proprio un cadere dalla padella nelle bragie: e v'ha per di più un maladetto fracasso come di voragine vicina a cui andiamo appressandosi, nella quale mi pare di dover cadere da un momento all'altro. Chi sa che razza di paesi son questi! Oh benedetta la mia Milano! se vi potessi tornare...".
"Badate, gridò Falco, non scivolare al voltare dello scoglio: il passaggio è ristretto, nè mi concede darvi mano; se vi mancano i piedi, cadete a piombo nel torrente".
Tale annunzio produsse in volto a quel primo una strana contorsione di paura; ma mirando Rina montarvi lesta, tenendo all'indietro rivolta la facella onde allumargli la via, si fece più ardito, e con passi meno dubbiosi oltrepassò quello scoglio e pervenne al casolare.
Orsola, che stava sulla soglia attendendo ansiosa il marito, fu essa pure non poco sorpresa vedendo giungere colà quegli stranieri; ma scorto Falco, si ritrasse al di dentro, ove essi vennero con Falco stesso, che fattosi innanzi disse loro:
"Ecco il mio abituro; non è che la capanna d'un povero montanaro; e nulla vi troveranno di meglio d'un buon fuoco e d'un letto di foglie. Ma dormiranno più tranquillamente in questo covo di montagna, che tra le fauci di que' mastini, che li avevano addentati; e certo credevano rosicarli sino all'ossa; non è la prima volta che io strappo loro la preda di bocca, e se non era il vento e quel maledetto colpo che colse Grampo, non mi sarei da essi scostato sinchè non li avessi veduti tuffare il pelo nel lago. Intanto noi pure non ne siamo partiti asciutti: l'acqua, che è caduta a diluvio, avrebbe oltrepassato un cuoio, e ce n'è venuta addosso più di quanta bastava ad ammorzare tutte le micie d'una squadra d'archibugieri: a me non fa gran male, ma ad essi loro, che sogliono quando piove rinchiudersi nelle sale d'un buon castello, potrebbe l'umidità recare un malanno; fa dunque, Rina, che splenda il fuoco onde si rasciughino loro i panni, poichè non poterono evitare una sola goccia della tanta acqua caduta". Così dicendo posò in un canto di quella stanza il suo moschetto, si trasse la schiavina, sotto cui aveva un giacco di maglia; si sciolse la cintura, e l'una e l'altra appese alla parete ad appositi sostegni; indi chiamò Orsola a se vicino e premurosamente le favellò all'orecchio.
Per cura di Rina splendeva intanto la fiamma; e que' novellamente colà venuti trafelati per la salita, storditi ancora pel terribile trascorso evento, ignorando in qual luogo si fossero, contemplavano ammirati e silenziosi quella casa dove erano stati condotti da un uomo che a loro insaputa e quasi miracolosamente gli aveva salvi da estremo periglio, e quella stanza tappezzata intorno da spade, coltelli, archibugi, brani di armature rotti e irrugginiti, fra cui vedevansi qua e là cordaggi da barca, timoni e remi, tutti trofei delle varie imprese di Falco, accresceva in loro anzi che scemare la sorpresa.
Nell'uno però, ed era quegli d'età giovanile, tal sentimento dipingeva in volto un non so che di contento; nell'altro all'incontro infondeva un cruccio, un disgusto che invano forzavasi di dominare: il che dovea naturalmente avvenire per l'indole e le inclinazioni tanto diverse de' loro pensieri. Il primo, che di poco oltrepassava il quarto lustro, abituato all'armi sin da fanciullo, aveva sempre esercitato il proprio valore in quella guerra per lui di sommo momento, poichè era desso Gabriele fratello ultimo nato di quel Gian Giacomo Medici che teneva la sovranità di Musso: un avverso ed un prospero evento s'erano combinati nel farlo colà pervenire. Uso a condur bande d'uomini armati contro i Ducali, era stato da essi sorpreso all'agguato, vinto dal numero, fatto prigione, e veniva condotto quella notte in una loro barca a Como per subire l'estremo supplizio, quando Falco il tolse ad essi dalle mani. Egli guardava soddisfatto le armi ivi sparse, oggetti per lui famigliari e graditi, e nell'atto di quella contemplazione essendo il suo sguardo trascorso un istante sulle vivaci e perfette sembianze della giovinetta figlia del suo liberatore, gli portò all'anima un'impressione nuova, indistinta, a cui la singolarità dell'evento e del luogo aggiungevano una secreta esaltazione, raffrenata però all'intutto da certa sua abituale ritenutezza, originata da una timidità che il mestiero delle armi non aveva in lui distrutta: per il che rimaneasi in un riserbato e quasi mesto atteggiamento. Gli abiti suoi, zeppi d'acqua in quel momento, consistevamo in un giubbetto di panno cremisino rannodato sul petto, da cui presso il collo a nudo risortiva la camicia frangiata, ed in calzoni azzurri aderenti strettamente alle coscie ed alle gambe; avea perduto nella zuffa il berretto, ed i capelli che portava lunghi e inanellati, molli allora d'acqua, li ricadevano sul collo e sulle spalle; il suo volto giovanile era appena segnato ne' contorni da peli nascenti, e nel suo occhio bruno s'appalesava un'anima ardente bensì, ma non sciolta da tutta la soggezione della prima giovinezza.
L'altra persona seco lui colà venuta era un uomo di lettere Milanese, che aveva passati in patria cinquant'anni di pacifica vita e la maggior parte fra i libri, le pergamene ed i discepoli. Nel momento che stava per cogliere il frutto di sue lunghe meditazioni, l'avversità dei tempi e la malizia degli uomini, com'egli soleva dire, l'avevano forzato ad errare in triste esiglio abbandonando Milano, fuori delle cui porte non avea mai per l'addietro portato il piede. Siccome in questa città era stato conoscente della famiglia dei Medici, e precettore ben anco di Gian Giacomo nella sua puerizia, erasi nel proprio infortunio rivolto a lui chiedendo asilo, e questi l'aveva accolto e destinato a proprio Cancelliere, magistrato delle gabelle, e stenditore degli editti ed ordinazioni che pubblicava a reggimento della sua Signoria di Musso. Uno sciagurato accidente l'aveva fatto assentare dalla sala della Cancelleria del Castello, per seguir Gabriele, e per ciò era venuto seco lui fatto prigione dai Ducali, e seco lui da Falco liberato. Nomavasi desso Maestro Lucio Tanaglia, era d'ordinaria statura e sottile della persona; moveva due occhi bigi ma vivi; aveva guancie incavate e pallide, sul mento e sul labbro portava una barbetta a foggia di fiocco, e due mustacchi poveri di peli, che così voleva la costumanza; la capigliatura liscia e compatta formavagli una linea regolare intorno al capo. Il suo vestito constava d'una giubba di nero saio, abbottonato dalla cintura alla sommità del petto, di calzoni parimenti neri, calze cinericcie, e scarpe quadrate alla punta; aveva pure manichini e collare di tela di Fiandra trapunta; ma questi, ancor più che il restante del suo abbigliamento, erano scomposti per l'acqua e lordi in più luoghi di fango. La consuetudine della tranquillità d'un modo costante di vita lungi dalle brighe armigere e dai pericoli, gli facea rinvenire fastidiosissimo quel vedersi sempre circondato da uomini che ponevano ogni loro studio nella guerra e ne' rischii, con cui non poteva mai proporre una tesi filosofica, o dispiegare la scienza Blasonica che possedeva in esimio grado. Nutriva per questo in cuore una stizza, un'acritudine che s'aumentava per la necessità di non poterla mai disfogare, guardandosi egli rigorosamente dal dimostrare spiacevolezza o vigliaccheria alle persone fra cui gli era pur forza passar la vita, per tema di dover pagare troppo caro ogni lieve sospetto o rancore che avesse destato in uomini sì fieri e risoluti. Nel momento di cui parliamo, il suo spirito risentiva una parte di quel disgusto, di quella impazienza ch'era sempre costretto ad ingoiarsi, poichè, sebbene l'essere stato tolto di mano ai Ducali gli fosse sembrata fortuna inestimabile, il vedersi poscia colà condotto, il mirare quel guarnimento d'armi e d'arnesi, che il facevano avvertito che il proprio ospite essere non poteva che un uomo di mal affare, gli richiamavano alla mente una folla di disgustose idee e di paure. Stava quindi in quella stanza ritto accanto a Gabriele, volgendo intorno arcigno il viso se nessuno il vedeva, e forzandosi tantosto di sorridere se temeva ch'altri il guardasse.
Avendo Falco compiuto il colloquio con Orsola, la quale si diede subito ad affaccendarsi per la casa, volgendo di tratto in tratto curiosi sguardi a que' forestieri, s'appressò a loro e disse: "Mia moglie m'assicura, che si trova ancora un po' di sangue nel ventre della vecchia botte che teniamo qui fuori in un buco del sasso: ho pensato per ciò di farglielo spillare pel frammischiarlo all'acqua che può esserci penetrata nel corpo. Sediamo frattanto qui dintorno al focolare perché il lungo ballo di là giù deve avere ad essi lasciate stanche le gambe. Ma che temerità! (proseguì dopo aver accostati rozzi sedili su cui tutti e tre si assisero) che audacia! sorprendere il mio signor Gabriele, questo sì bravo giovine, per condurselo a Como a fare il mal fine: e pensavano que' cialtroni d'approfittare della notte onde passare per di qua inosservati: ma l'occhio di Falco vede nel buio, e avrei voluto perderli entrambi, se s'avesse potuto dire che una barca di Ducali che conduceva prigioniero il fratello del signor Gian Giacomo avesse passate le acque di Nesso senza che Falco mandasse una palla del suo moschetto a visitarli".
"Io debbo la vita, mio caro Falco, alla sola tua bravura, disse Gabriele stendendogli la mano e stringendo la sua affettuosamente. Se tu non eri, non avrei veduta la sera di domani, poiché il Gonzaga che co' suoi Spagnuoli mi prese impensatamente sulla spiaggia di Dorio, facendomi strascinare in barca, giurava che appena giunti a Como il mio capo sarebbe stato reciso, e infisso su un'asta innanzi al Duomo".
Maestro Tanaglia, fissando Falco, con rispettoso sogghigno "Erano tali, aggiunse, da fare il boia colle proprie mani, perché le loro faccie non promettevano dì meglio; e pur troppo anch'io senza il vostro soccorso m'avrei avuta cattiva parte di tal trattamento, perché so che i soldati non sogliono far distinzione fra la persona efficiente e la concomitante".
"Voi sareste stato squartato, od abbruciato vivo, disse Falco con una vivacità che le sue dure fattezze e la voce fieramente espressiva assomigliavano ad una minaccia, poiché gli Spagnuoli non usano altrimenti con chi ha l'aspetto di mago o di giudeo".
Maestro Tanaglia illividì, fece una inclinazione profonda del capo, nè s'avrebbe potuto dire se questa fosse un atto di ringraziamento, riferibile alla liberazione da sì atroce aspettativa, o un moto involontario di terrore. Ma Falco non gli porse mente, poiché sopravvenutogli un subitaneo e triste pensiero, ottenebrossi in volto, e cogli occhi fissi al suolo: "Dio non voglia, esclamò, che il colpo d'archibugio che ha stramazzato Grampo nel mio navicello lo abbia a cacciare sotterra: se le sue braccia diventano immobili, cesserebbero queste acque d'essere trattate dai due remi più vigorosi del lago. Trincone e Guazzo di Brieno, che rimasero nella barca quando noi ne uscimmo a piè della rupe, l'avranno a quest'ora condotto a Palanzo e recato a spalle a sua madre. Oh! che farà la vecchia Imazza quando vedrà il suo Grampo traforato nella gola? le sue imprecazioni basteranno a far affogare dieci barche di spiriti, non quella sola dei Ducali, se pure non è già stata capovolta dal vento, e non sono già calati tutti a radere la sabbia, tenuti in fondo dalle loro pesanti armature".
Orsola, uscita dal casolare poco prima, ne era rientrata mentre Falco pronunciava quelle parole. "La vecchia Comare, diss'ella al marito, mi predisse che si sarebbe questa notte sparso sangue sul lago, e mi rattristò tenendomi in ispavento per te: ma era di quello di suo figlio che s'era inteso parlarle la voce del Tivano, ed essa nol comprese. Povero Grampo, quanto mi duole per lui!"
"Che la sua ferita (disse Falco con voce commossa) non sia più difficile a serrarsi che il fesso d'una barca, o che la sua anima, se già gli uscì dai denti, possa vogare in calma verso il cielo, perché egli era più ardito d'un uomo d'armi, più destro d'un cacciatore. Quando s'accostammo tacitamente col navicello alla barca in cui voi stavate prigionieri, egli fu il primo ad afferrarla, e in mezzo a quel trabalzo furioso delle onde non l'abbandonò mai sicché non cadde riverso dall'archibugiata, ed io v'aveva già allora tratto di mezzo agli Spagnuoli, che fatti confusi da sì inaspettata visita in mezzo all'infuriare della burrasca e sconcertati dai colpi che loro menavano Trincone e Guazzo, non seppero difendersi dal nostro assalto che tirando colpi alla cieca".
"Io il sentii cadermi vicino, disse Gabriele afflitto, appena m'era assiso e rassicurato nel tuo navicello: la perdita d'un coraggioso è sempre dolorosa e grave: questa del tuo compagno, ch'era sì valente, m'è di doppia tristezza, poiché ne fui io la cagione".
"No, non vi rattristate, signor Gabriele; rispose Falco, in cui la commozione svegliata dalla temuta morte di Grampo aveva già dato luogo agli usati sensi d'intrepidezza: le palle, gli stocchi, i pugnali allorché traforano un corpo non fanno che ciò a cui sono destinati. Chi può pretendere tirar le reti e non bagnarsi le mani? e chi presume d'accostarsi sovente agli archibugi e non riceverne mai un ruvido saluto? Partire il più tardi possibile è tutto ciò che sì può sperare; ma quegli a cui la polve di zolfo arse più volte i capelli, deve essere convinto che il colpo che lo invierà per sempre nell'alto o nel profondo gli verrà stando in piedi e il balzerà rapidamente a dormir nella terra. Io ho veduti caderne così a mille in un giorno solo, e non erano montanari che vestissero sdruscite casacche, s'avevano armature dorate ed elmi sfolgoranti. Voi foste alla battaglia di Morbegno ed a quella di Carate, in cui vostro fratello Gian Giacomo fece tanta strage di Spagnuoli, pure immaginatevi che quelle non erano che scaramuccie a fronte della gran giornata che fu combattuta, saranno ora dieci anni, sotto le mura di Pavia. Il Re di Francia, vi comandava in persona, e fu preso, come saprete, prigioniero, ma prima quasi tutti i suoi Baroni caddero morti sul campo. Non vi potete raffigurare in qual numero giacevano stesi nel fango colle finissime sopravvesti, coi pennacchii e gli stendardi che poche ore prima ondeggiavano candidi come vele al vento. Erano pur dessi padroni di castelli, avevano servi e destrieri in gran numero, ma per essere fedeli alla spada, all'onore, rimasero uccisi sulla nuda terra. Io era allora tra gli alabardieri, nè dir si può che rimanessi ozioso od evitassi la mischia, perchè partii di là coperto di sangue, pure nessun colpo fu vibrato sì giusto che mi ponesse a giacere fra quei gentiluomini. Quando avrò tocco il momento prefisso dalla mia stella, forse un colpo scagliato alla ventura mi coglierà come Grampo, ma non permettino i santi che Falco cada senza il suo moschetto vicino".
Crollando il capo maestro Lucio senza levar gli occhi su l'uno o l'altro di que' due, quasi ragionasse seco stesso: "Vedete, disse, come vanno a rovescio le cose di questo mondo: vi son degli uomini a cui il sentirsi un pezzo di ferro entrar nella gola o nel ventre non reca maggior briga di quel che dia a me l'argomentare contro un licenziato; or perché a questi tali che si vanno a pescare i malanni colla lanterna non sono riserbati tutti i colpi d'archibugio, di colubrine, le dagate, le lanciate, e che so io? Perché un povero Cristiano che non tratti altre armi che quelle dipinte sui diplomi e i suggelli, non deve poter fare due passi senza paventare d'esser colto da una botta che o metta nel cataletto? Anche in Milano negli ultimi tempi era diventato difficile il vivere in pace: non si voltava un cantone, che un Catalano o un Lanzinecco non vi fosse addosso per rubarvi il berretto o la cappa; ma pazienza, la pelle almeno era salva: qui all'incontro vi sono soldati sulle spiagge, soldati nei castelli, artiglierie per le montagne, barche armate sul lago, insomma se non t'ammazza l'uno, t'ammazza l'altro: e il peggio si è poi, che se per isventura dai loro nelle mani, t'aggiustano come un martire del Calendario. Oh meschino Tanaglia! quanti guai ti son venuti addosso, e tutti per quattro parole d'un furfante che invidiava il tuo sapere".
"Non dubitate, maestro Lucio, disse Gabriele: il soggiorno de' Ducali sul lago non può essere ormai di lunga durata. Francesco Sforza non è più in grado di mantenere gli stipendii agli uomini d'armi, e fu detto che il De-Leyva è seco lui in contrasto e vorrebbe ritrarne i suoi Spagnuoli; ma prima ch'essi si partano, mio fratello Gian Giacomo pensa dar loro un addio, per cui molti abbiano a perder la lena di far viaggio. Vedrai, Falco, in quel giorno se farò loro pagar caro il sangue di Grampo e la minaccia di mozzarmi il capo come ad un assassino".
Così pronunziando, animato da tutto l'ardore guerriero che gli veniva dal fervor giovanile, alzò baldanzosa la testa, portò la mano allargata sul petto, e mosse vivacemente lo sguardo quasi ricercasse il nemico; ma appena i suoi occhi girarono, vennero impensatamente ad affisarsi in quelli di Rina, che ritta a lui dicontro teneva le pupille intente a contemplare la leggiadria delle forme e la novità del vestimento di quel giovine estrano. All'incontrarsi de' loro sguardi scese ad entrambi un turbamento al cuore come se fossero stati colpiti da una subita scintilla: ambedue abbassarono gli occhi al suolo; Rina, imporporate le guancie, si ritrasse in disparte, e Gabriele ammutolito rimase nella sua primiera meditativa attitudine.
Eransi intanto da Orsola disposte su rozzo desco rusticali vivande, e collocatovi nel bel mezzo un vaso di vino tratto dalla botte accennata da Falco; ed egli visto che s'ebbe compiuto l'apparato, s'alzò dal focolare, invitando i due ospiti a prender parte a quella cena. Maestro Lucio, che avea già più volte spinto lo sguardo di sfuggita a mirare che stasse facendo la moglie di Falco, ed accortosi che disponeva la mensa, avevala più volte accusata internamente della lentezza che vi frapponeva, accettò tosto l'invito e andò a sedervisi, dandosi a mangiare di que' cibi grossolani coll'ardore con cui avrebbe spogliato un lauto convito. Gabriele e Falco ne imitarono più moderatamente l'esempio: nel primo, mentre saziavasi l'urgente bisogno della fame, ricorreva più limpido e brillante alla rinvigorita fantasia l'incontrato sguardo di Rina, e svolgevagli mille dolci ed indefinite idee nella mente; nell'altro le non tenui golate di vino fecero più fervido il desiderio d'uno scontro coi Ducali, contro cui, oltre le antiche cause di odio, l'accendeva in quell'istante il pensiero che per causa d'un colpo da essi scagliato, non s'aveva a fianco un fidato compagno, con cui solevano toccar le tazze animandosi a tracannare finchè vedeano a secco il fondo di quel vaso.
CAPITOLO SECONDO.
Son della bara funerale ai lati Con torchi in man pel nuovo di languenti Due lunghi ordin d'uomini incappati Che han nei cappucci le fronti dolenti, I cappucci in due parti traforati Apron le viste ai loro occhi piangenti.
LA PIA, _Leggenda di B. Sestini_.
Albeggiava appena in cielo il giorno ed ancor tutti nell'abituro di Falco dormivano profondamente allorchè ne venne bussata con forza la porta.
"Chi batte?" gridò Falco risvegliandosi istantaneamente, e sorgendo d'un salto dal giaciglio su cui erasi coricato cogli abiti indosso:
"Son io; son Trincone (rispose quello che stava al di fuori); apri tosto che t'ho a parlare".
Disserrò Falco all'istante l'uscio di sua casa, ansioso d'intendere che fosse avvenuto di Grampo; imperocchè Trincone, ch'era l'uno de' compagni che l'avevano trasportato ferito al suo tetto, doveva di certo recar di lui fresche novelle. Narrò infatti Trincone che giunti che si furono la sera a Palanzo, Grampo non dava più segni di vita, ma depostolo in sua casa, mercè le cure e gli unguenti di sua madre Imazza aveva riaperti gli occhi e fatti tali contorcimenti delle membra da mostrare che il sangue perduto non l'aveva esausto in tutto di forze, per cui egli recavasi di fretta a Nesso alla Casa dei Malati a ricercare Frate Andrea Cerusico, affinchè venisse a soccorrerlo dell'arte sua; e nel passare per di là aveva voluto discendere ad avvertirne lui Falco, pel desiderio che sapeva dover esso provare d'averne pronte notizie.
"Ben hai fatto, disse questi reso pago da quell'annunzio; corri a Frate Andrea, e quando seco lui passerai qui su dalla via, mi darai voce, ed io verrò seco voi a Palanzo".
Trincone partì, e Falco, rientrato nell'abituro, ripetè le parole di lui ad Orsola ed agli ospiti suoi, che in que' pochi momenti eransi alzati ed allestiti. A causa dell'ora tanto inoltrata della notte in cui si trassero a riposo, e fors'anco per scrupoloso riguardo che i due forestieri s'imposero verso le donne, quantunque si fossero coricati nella più interna stanza, eransi posti a giacere colle vestimenta d'attorno. Avevano dessi pensiero di dovere immediatamente partire, ma Falco il tolse loro dicendo che non avrebbero fatto viaggio che sull'imbrunir del giorno, avendo egli in animo di condursi a visitare il ferito compagno. Il giovine Medici e Maestro Lucio si dichiararono disposti a fare quanto meglio a lui fosse piacciuto, ed a seguirlo per tutto ove venisse loro indicato, persuasi ch'egli avrebbeli ricondotti in sicurezza nei dominii del Castellano.
Gabriele però di quella inaspettata dilazione annunziata al loro partire s'ebbe la più viva compiacenza, poichè sentiva di già che a malincuore abbandonava quell'ospitale abituro. La prima immagine a lui affacciatasi appena tolto al sonno era stata quella che ultima l'aveva abbandonato la notte, l'immagine cioè di Rina. Erano cessate la foga e l'agitazione destate nel suo spirito dagli avvenimenti del giorno antecedente, e su tutte quelle tumultuanti e spaventose impressioni una n'era surta dominatrice che gli diffondea nel cuore una dolcezza nuova, lusinghiera, che lo affezionava agli accidenti, sebbene disastrosi, dai quali era stato colà condotto.
Non era una determinazione decisa, un'idea chiara, sviluppata che Gabriele avesse concepito, e di cui rendesse a se stesso ragione; erano immagini presentite, velate ancora e confuse, che lasciavano trapelare una luce attraente e soave, qual egli non aveva mai traveduta da pria; era una fibra del suo cuore non tocca mai per l'addietro, che appena sfiorata rilevossi con un'armonia sì deliziosa, che nessuno de' suoi consueti sentimenti sapeva raggiungere: erano quelli in somma i primi battiti d'amore.