Part 7
Come si disse precedentemente, la piena del Nilo azzurro si annuncia normalmente 20 giorni prima di quella del Nilo bianco. Tuttavia l'elevazione delle acque in questo primo periodo non essendo considerevole, non succede alcuna alterazione al punto di confluenza dei due Nili e per conseguenza ben si può dire che il vero flusso delle due acque avviene contemporaneamente. Ed appunto il congiungimento quasi simultaneo delle piene dei due Nili produce le inondazioni più favorevoli per l'irrigazione dell'Egitto. Nei primi giorni di giugno, se avviene che la piena del Nilo bianco sia, oltre al normale, in ritardo, la violenza della corrente nel ramo abissino, ossia nel Nilo azzurro, è tale, che le acque del Nilo bianco sono rigettate molto al disopra del punto di confluenza. Quando invece vi è concordanza, i due Nili non frammischiano intimamente le acque loro che notevolmente a valle del punto di loro confluenza.
L'acqua del fiume azzurro è eccellente in tutte le stagioni. Si sa che essa contiene elementi auriferi specialmente al disopra del Senaar.
Gli indigeni non hanno conoscenza di sorta per lavorare con metodo i terreni auriferi del Ghesiret-Senaar, del Dar-Bertat e della valle di Thomat. Durante il periodo delle pioggie (Kharif) essi impiegano un gran numero di schiavi alla lavatura delle alluvioni trasportate dal fiume.
La mano d'opera essendo poco costosa gl'indigeni riescono a trarre da quella lavatura un non dispregevole utile.
Dai confini dell'Abissinia sino a Khartoum le regioni attraversate dal Nilo azzurro e dai suoi affluenti sono più fertili e meglio coltivate delle terre del bacino del Nilo bianco: quelle regioni formate da alluvioni di origine vulcanica depositate durante gli straripamenti periodici sono assai ricche.
Esse costituiscono un granaio, dove vengono ad approvigionarsi le altre provincie del Soudan.
Non vi sono che due qualità di terreno, entrambe eccellenti benchè di composizione diversa.
L'uno è rossiccio, poroso, friabile ed incontrasi nel Fazoglou. Nel Senaar si manifesta meno rosso e tendente al colore grigio. È il vero terreno per grano e per tutti gli altri cereali in genere.
L'altro terreno è nericcio e ricco di materie organiche. Nonostante la sua forza produttrice, che è enorme, gl'indigeni poco lo coltivano, e lo utilizzano invece per la pastorizia.
La vera riunione dei due Nili (bianco ed azzurro), in cui effettivamente la mescolanza delle loro acque è compiuta, trovasi a 15 chilometri al disotto di Khartoum.
Da questo punto e per un percorso di 70 chilometri la larghezza del Nilo è costantemente variabile: corre in seguito con una velocità media di m. 2,75 per secondo incassato fra i monti Agaba, catene rocciose che lo stringono, elevandosi maestose e quasi verticalmente al di sopra del suo corso.
Quivi il letto del Nilo si riduce ad una larghezza di 200 metri; è cosparso di alti fondi formati da roccie di granito, e la sua valle si limita ad una semplice striscia di terreno invasa dalle piene.
Il corso del fiume a 18 chilometri dopo di avere varcati i monti Agaba incontra una rocca gigantesca, che si eleva a più di 200 metri al disopra delle più alte piene.
Quest'isola rocciosa è chiamata collo stesso nome del monte che si eleva sulla sponda destra, Raoyan.
Il monte Raoyan a destra ed il monte Adjour sulla sponda sinistra segnano il principio del Sabaloka, ossia della sesta Cateratta.
L'isola, il monte Raoyan ed il monte Adjour sembrano aver formato un tempo un solo massiccio, in mezzo al quale il Nilo fu costretto a crearsi di viva forza un passaggio per scendere al Nord.
=Il Nilo fra Khartoum ed Assouan.=
Come abbiamo già accennato, la riunione del Nilo bianco col Nilo azzurro si forma al disotto di Khartoum e da questo punto si costituisce il vero Nilo. I Soudanesi danno al gran fiume il nome di El-Bahr, che significa mare, ed in Egitto per designare questo gran corso di acqua lo chiamano El-Bahr el-Nil, il mare-Nilo.
A Khartoum il livello medio del fiume è a 370 metri circa sopra ai livello del mare; a Berber m. 350½; a Dóngola m. 236; ad Assouan m. 94¼.
La distanza che separa Khartoum da Assouan, seguendo il corso del Nilo, è di circa 1800 chilometri.
Fra questi due punti esistono sei Cascate principali comunemente, ma impropriamente chiamate Cateratte[5].
Se per Cateratta deve intendersi la caduta repentina, per tutta la sua lunghezza, di un fiume che si precipita dall'alto per un immediato cambiamento di livello, nè la Cascata di Sabaloka, nè tutte quelle che si descriveranno in seguito, da Khartoum ad Assouan, possono chiamarsi Cateratte.
Le vere Cateratte si riscontrano a monte di Khartoum tanto sul fiume azzurro, quanto sul Nilo bianco, vale a dire, prima che i due fiumi, convolvendo le loro acque, formino il gran fiume.
Tuttavia io conserverò alle sei principali Cascate da Khartoum ad Assouan il nome di Cateratte consacrato dall'uso, e chiamerò le altre minori col nome di Cascate, intendendosi per queste, come dice il Fanfani, quei rami d'acqua, che scorrono rovinosamente per causa o di un grande pendìo o di ostacoli frapposti al loro corso.
Eccone la denominazione:
1ª Cateratta detta di Assouan 2ª » » di Wady-Halfa 3ª » » di Hannek 4ª » non altrimenti designata 5ª » detta di Moghrat o Solimanieh 6ª » » di Sabaloka.
Oltre queste sei Cateratte o Cascate esistono numerose altre Cascate di minore importanza, che i piloti delle Cateratte conoscono sotto differenti nomi, ma noi non ci occuperemo che delle Cascate principali, il cui nome sopra indicato è invariabilmente noto tanto agli indigeni quanto ai viaggiatori.
=6ª Cateratta di Sabaloka.=
Come si è già detto, fra Khartoum ed Assouan vi sono sei Cateratte o per meglio esprimermi sei Cascate costituite dal vero Nilo alimentato dalle acque del Nilo bianco e del Nilo azzurro, dopo la loro fusione a valle di Khartoum.
La prima che s'incontra, scendendo il fiume, è quella di Sabaloka (6ª Cateratta) la quale, come si è accennato, comincia a svilupparsi all'altezza del Monte Adjour situato sulla sinistra sponda del fiume. Per colui che ne salga la vetta si offre allo sguardo uno spettacolo indimenticabile. All'imboccatura della gola formata dal ravvicinamento dei monti Agaba, il fiume si precipita in una stretta di soli 75 metri di larghezza coprendo di alta schiuma le roccie, di cui è cosparsa la stretta. Ma l'adito che si è scavato il fiume fra quelle roccie non essendo sufficiente alla imponente massa delle sue acque esso è costretto a piegarsi all'Ovest e descrivendo una grande curva torna più in là a dirizzarsi al Nord, avvolgendo fra le sue acque una tal quantità di isole e di isolotti, che i piloti stessi non sanno distinguere e le chiamano in termine generico le 99 isole. In ciascuna di esse si scorgono rigogliosi massi d'acacie di tre qualità differenti fra loro, frammiste a giuggioli inghirlandati da varie specie di arrampicanti, e tutto questo complesso di fiori e di verdura dà a quelle isole un aspetto tanto più seducente in quanto che spiccatissimo è il contrasto loro colle roccie cupe della Cateratta e delle circonvicine colline, cui tengono dietro gli sconfinati deserti dell'Est e dell'Ovest.
Indipendentemente dagli isolotti appariscenti anche nelle più alte piene e di quelli che soltanto stanno scoperti in tempo di magra vi esistono nella Cateratta e fra i suoi profondi abissi numerosi banchi di sabbia che è necessario evitare per sei mesi dell'anno.
I punti di veduta in mezzo ai flutti frementi, le variate tinte delle roccie e dei banchi di sabbia formano un tutto che rallegra la vista, ed il pensiero corre spontaneo alla domanda di quel che sarebbe questo paese così incantevole, se abitato da una razza più industre, e sopratutto se il suo fiume non lasciasse deserte enormi superficie di terreni, che un tempo erano fecondate dall'acqua delle sue piene.
In parecchie Cascate di minor conto, che si succedono dopo quella di Sabaloka, si riscontrano egualmente delle mimose ed arbusti, che fanno parere meno opprimente la silenziosa via del deserto. Al viaggiatore stanco della solitudine desolata del deserto riesce delizioso il lontano fracasso delle onde fuggenti nelle Cascate che gli parlano di acqua e di freschezza.
Il Nilo non ha in tutto il suo corso nessun altro punto così imponente e così pittoresco, come quello del Sabaloka.
Continuando il suo corso verso il Nord, il fiume si volge sino al più lontano limite dell'orizzonte come un interminabile e largo nastro fulgente agli ardenti raggi del sole del Soudan.
La distesa del Nilo al disotto della Cateratta, è sorprendente e mentre nei gorghi non ha altro aspetto che d'impetuoso torrente, appena riesce a sprigionarsi dalle roccie, assume la maestà di Re dei fiumi, maestà che non conserva nel suo corso inferiore.
La Cateratta o meglio la Cascata di Sabaloka ha una lunghezza di chilometri 17. Comincia al Sud, come già si è detto, al picco di Raoyan, e termina al Nord all'isola di Marnad.
La differenza di livello fra i due punti estremi superiore ed inferiore è di circa 13 metri. I due passi più pericolosi sono quelli al Sud ed al Nord dell'isola di Raoyan. La velocità delle acque è tale che il loro profilo trasversale è rappresentato da un arco di circolo, di cui la corda nella parte centrale della corrente si eleva oltre ad un metro al disopra del livello dell'acqua, che scorre lungo le sponde.
Il pilota che s'impegna alla discesa del Sabaloka deve, in quel passo difficile, mantenere la sua barca sulla linea che segna il culmine delle acque, altrimenti se appoggia a destra od a sinistra non gli riesce più di governarla, e va indubbiamente a sfracellarsi contro una delle numerose roccie.
Questo fenomeno non si avvera soltanto nel passo del Sabaloka, ma è pure accertato da diversi esploratori in altri punti del Nilo e specialmente alla 3ª od alla 4ª Cateratta, come vedremo in seguito.
Spinte da un forte vento del Nord, le barche impiegano due giorni a rimontare il Sabaloka (17 chilometri) durante le alte acque, nel qual tempo la velocità della corrente è di cinque metri per secondo. Alla discesa un buon pilota non mette più di due ore per uscire dalla Cateratta. Durante la magra la navigazione diventa più difficile frammezzo a quella lunga sequela di scogli, i quali non formano tuttavia il più serio degli ostacoli che devono vincere le navi percorrenti il Nilo da Khartoum ad Assouan.
A valle dell'isola di Marnad, la quale, come si è poc'anzi accennato, segna l'estremo limite a Nord della Cascata di Sabaloka, il fiume si estende per una larghezza considerevole e corre libero da ogni ostacolo sino a Chendy e Matammeh, villaggi situati quasi dirimpetto l'uno all'altro. Il primo, che fu un tempo centro popolato, è al giorno d'oggi quasi deserto; essa sentì acerbamente le crudeli misure di vendetta prese da Mehemet-Ali-Pacha verso i suoi abitanti per punirli dell'omicidio di un suo figliuolo. Il secondo villaggio (Matammeh), obbiettivo della spedizione inglese del 1884, inviata a soccorso del generale Gordon, era stata scelta in precedenza, quale punto estremo di una ferrovia, che partendo da Wady-Halfa, costeggiando il Nilo sino ad Amboukol, al chilometro 600, avrebbe attraversato dal Nord-Ovest al Sud-Est il deserto di Bayouda e sarebbe venuta a sboccare a Matammeh al chilometro 889. Questa linea, che doveva raccogliere tutto il commercio dell'alto bacino del Nilo e portarlo in Egitto, ebbe soltanto un principio di esecuzione.
Sotto a Chendy si riscontra una serie di alti fondi conosciuti col nome di Abou-el-Ramleh assai difficili ad oltrepassarsi dalle barche, che vengono dal Nord. Sulle rive del Nilo, non potendosi in quel percorso praticare vie di alaggio, le navi sono costrette a mantenersi in mezzo alla corrente e ad attendere che il vento permetta loro di rimontarla.
I vapori, ai quali occorra una profondità di acqua minore di 0,90, possono, senza difficoltà, percorrere questa parte del Nilo durante tutto l'anno e nei due sensi.
Nelle piene e quando non vi è calma perfetta, il vento viene quasi costantemente dal Sud; le barche, che oltre ad avere il vento sfavorevole devono lottare contro la corrente, impiegano più di un mese a percorrere la distanza che separa Kendy da Khartoum.
Nel periodo della magra si produce l'effetto opposto; i venti soffiando allora dal Nord contrastano la discesa delle navi, che la corrente non ha più la forza di trascinare.
_Distanza della 6ª Cateratta_ (_Sabaloka_)
Da Khartoum a monte Chilometri 86 da Kendy a valle » 90 da Bèrbera » 259 dalla 5ª Cateratta » 305 da Assouan » 1710
Lunghezza della Cater. m. 17000
Altitudine a monte » 363 sopra il livello del mare » a valle » 350 » » » Media pendenza » 0,610 Celerità di corrente » 5
=5ª Cateratta di Solimanieh.=
Dall'estrema punta a Nord dell'isola di Marnad, in cui ha termine la 6ª Cateratta, e tranne gli alti fondi di Abou-el-Ramleh a valle di Kendy, di cui si è fatta parola nel descrivere la 6ª Cateratta e che non sono di serio ostacolo, ben si può dire che la navigazione è libera sino a Solimanieh (5ª Cateratta) cioè sino a 33 chilometri a valle di Bèrbera ed a 288 chilometri dal Sabaloka (6ª Cateratta).
L'avvicinarsi della 5ª Cateratta, che prende nome da una borgata della sponda sinistra del Nilo, è segnalato da due grandi isole, l'una rocciosa, alluvionale l'altra, al disotto delle quali il Nilo allargandosi raggiunge un'estensione di circa 4 chilometri. Là appunto il suo letto è _sbarrato_ da sette altre isole, da un numero considerevole di isolotti e da una quantità di roccie.
Queste roccie che, nel periodo di magra, emergono sul pelo dell'acqua dai metri 7 ai 7,50, rendono impossibile qualsiasi genere di navigazione e benchè sommerse durante le alte acque, ostruiscono tuttavia la più gran parte del fiume nel suo corso.
Drekeh è la più importante delle sette grandi isole; essa è attorniata da una linea non interrotta di scogli assai pericolosi, ed è separata dalla riva destra del Nilo e dalle tre isole ad Ovest da due profondi canali che entrambi si convertono in una Cascata. Questi due canali soltanto servono di passo alle barche, le quali nella discesa li oltrepassano con una velocità vertiginosa, a meno che non siano trattenute da un forte vento del Nord. La sponda dell'isola Dekeh è tutta quanta a picco, rocciosa e non permette l'alaggio; ond'è che qualsiasi imbarcazione che rimonti il Nilo, sorpresa dalla calma nel passo della Cascata, è costretta a retrocedere per riprendere il suo cammino verso Sud, appena la brezza favorevole ritorni a manifestarsi.
La riva destra del fiume è coperta da colture, che si estendono a monte della Cateratta sopra una lunghezza di 8 chilometri; sulla sponda sinistra le coltivazioni si sviluppano per una lunghezza di 20 chilometri e per una larghezza dai 300 ai 500 metri, prolungandosi sino all'estremità inferiore del Solimanieh.
Fra la 5ª Cateratta, che abbiamo or ora descritta, e la 4ª esistono molte Cascate alcune delle quali non sempre navigabili in tutte le stagioni dell'anno.
Faremo cenno delle principali e di quelle che per la posizione loro hanno un'importanza notevole.
=Cascata di Bagareh.=
Fra la quinta Cateratta di Solimanieh e l'isola di Yankoueh il Nilo ha uno sviluppo di 35 chilometri.
In questo percorso circonda parecchie isole ed isolotti e segnatamente la grande isola di Kandessi, dove la navigazione, benchè difficile dopo le piene, non viene tuttavia sospesa durante le magre.
L'isola di Yankoueh ha quasi un chilometro di larghezza sopra sei chilometri e mezzo di lunghezza; è fertile e quasi del tutto coltivata. Essa è contornata da roccie di granito nero, che all'Est formano la Cascata di Bagareh e ad Ovest quella di Abou-Hachem. Queste due Cascate non hanno che un'importanza relativa durante l'alto Nilo, ma durante le acque basse sono impraticabili.
La riva destra del Nilo concede una striscia di terra coltivata di 12 chilometri che si stendono lungo la Cascata. Sulla riva sinistra le coltivazioni sono ad intervalli, quantunque la vegetazione ne sia più intensa e vi appariscano alcuni ciuffi di palma-docem e di acacie simili a quelli che s'incontreranno a Nord di Dòngola.
Alla sua uscita dalle Cascate il Nilo che scorreva in direzione Nord-Ovest fa un gomito attorniando l'isola Artol, più grande dell'isola Yankoueh, e quindi riprende il suo corso verso il Nord.
=Cascata di Moghrat.=
L'isola di Moghrat situata a 513 Chilometri da Khartoum all'estremità della gran curva che fa il Nilo nella direzione di Ovest Sud-Ovest per circoscrivere dai tre punti cardinali Est, Sud ed Ovest il deserto di Nubia, ed Argo presso Dòngola sono le più considerevoli delle isole nilotiche; tutte e due hanno oltre 30 chilometri di lunghezza e circa 5 chilometri di larghezza.
Moghrat è una rocca immensa, di cui la parte montana è refrattaria a qualsivoglia vegetazione; sovra alcuni punti dalla sua base (specialmente al Sud) il fiume ha ricoperto le roccie di qualche strato di alluvione, di cui gli isolani traggono partito.
Non ostante le numerose isole e le roccie esistenti all'estremità Sud di Moghrat la navigazione non diventa realmente difficile, che al disotto di quella parte del fiume che costeggia la grande isola e per un percorso di 12 chilometri. Tuttavia lo sbarramento non è compiuto che nel periodo della magra. Durante le acque alte alcuni battelli a vapore hanno rimontati le Cascate di Moghrat aiutandosi colla macchina e col soccorso di rimorchiatori. In quanto alle barche a vela spinte da un buon vento possono in 10 giorni percorrere l'uno o l'altro dei due rami del Nilo dalla punta Nord all'estremità Sud dell'isola. In complesso sono necessari 15 giorni per superare la distanza che separa Bèrbera dalla punta Nord dell'isola Moghrat.
A valle di Moghrat le sponde rocciose del Nilo si ravvicinano e lo stringono in siffatto modo da ridurlo ad una larghezza di 150 a 200 metri, ed anche nei punti ove il suo letto riprende le sua estensione normale, esso è sempre ingombro da roccie sino in prossimità dell'isola di Morkos a 20 chilometri da Moghrat.
Sulla riva destra a Nord-Est di Moghrat si trova Abou-Hamed, villaggio dove le carovane provenienti da Korosko si fermano prima di continuare la loro via verso Bèrbera. Egualmente vi si arrestano le carovane dirette a Korosko per le provviste di acqua prima di intraprendere la traversata del gran deserto di Atmour.
Ma l'insieme di questa regione presenta un aspetto miserando; alcuni strati di terra alluvionale qua e là intercalati fra le cavità tortuose danno nutrimento a qualche acacia, il cui verde contrasta coll'aspetto cupo delle roccie e col niveo dei flutti che senza posa le flagellano.
Le masse di sabbia sempre minaccianti d'invadere il magro dominio della vegetazione, le acque che incessantemente si sforzano di allargare il loro passo fra le roccie, tutto concorre a meravigliare lo sguardo e ad impressionare l'immaginazione. Si può asserire senza esitanza che la vita trascinata dagli infelici abitatori di questa contrada è peggiore che in tutte le altre plaghe attraversate dal gran Nilo.
Tanto il passaggio della Cascata di Om-Deras quanto di quelle che le tengono dietro a Touari ed a Kabenat non presenta difficoltà che nella stagione della magra.
=Cascate di Touari e di Kabenat.=
Il letto del fiume già strozzato a monte dell'isola Kansah trova pure ostacolo dalla punta Est dell'isola, che si spinge, quale cuneo, per dividere la corrente; ma, come già si disse, durante le acque in aumento per sei mesi dell'anno, la Cascata è navigabile.
=Cascata di Om-Deras.=
A valle dell'isola di Moghrat e sopra un percorso di 185 chilometri il Nilo deve successivamente superare a distanze assai ravvicinate i seguenti sette ostacoli: le Cascate di Om-Deras, Touari, Kabenat, Edermieh, Bahak, la quarta Cateratta e Guerendid.
La Cascata di Om-Deras si trova a 91 chilometri e mezzo al disotto della Cateratta di Moghrat, all'altitudine di 298 metri al disopra del livello del mare.
È formato alla punta dell'isola Cherri da un nucleo di isolotti e di roccie, enormi blocchi di granito di felspato bianco misto a micasto e di felspato verde. Gli stessi componenti si riscontrano nelle montagne che fiancheggiano il fiume da ambe le parti della Cascata.
L'isola di Cherri non è altro per sè stessa che una grande roccia di 10 chilometri di lunghezza, che permette qualche coltivazione della parte rivolta verso la riva destra del fiume, ove di tratto in tratto si osservano alcune particelle di terreno coltivo.
Più sotto a Kabenot il fiume è sbarrato per tutta la sua larghezza da un banco di roccie, i cui neri culmini stanno scoperti e che, impedendo la navigazione durante la decrescenza delle acque, costituiscono la Cascata di Kabenat.
Nelle acque alte questa Cascata può essere superata, tanto nel rimontare quanto nel discendere il fiume.
=Cascata di Edermieh.=
Un gruppo di sette grandi isole precede la Cascata di Edermieh, che comincia all'estremità dell'isola di Doulka e si prolunga per 5 chilometri al di là dell'isola Archichi; ivi il fiume si rinserra notevolmente e presenta gravi difficoltà alla navigazione. Tuttavia la Cascata di Edermieh viene sempre superato nelle alte acque. Succede talvolta che le barche provenienti dall'Egitto impiegano troppo tempo nel superare i difficili passi che mano mano incontrarono nel rimontare il fiume e sono sorprese dalle acque basse nell'affrontare la Cascata di Edermieh, il che le obbliga ad aspettare la piena successiva per continuare la loro rotta pel Nilo; in questo caso i passeggeri preferiscono di abbandonarla al loro destino e dirigersi verso Chenay e Berbera per la via del deserto.
=Cascata di Bahak.=
A 12 chilometri circa dall'isola d'Archichi il Nilo è di nuovo ostruito dalla grande isola di Kandy, la quale altro non è che un'immensa e nuda rocca attorniata da una quantità di isolotti e di scogli che ingombrano i due rami del Nilo in tutte le direzioni sopra una lunghezza di 4 chilometri.
Banchi di sabbia di una grande distesa ed appena coperti durante le alte acque aumentano ancora le difficoltà della navigazione.
I piloti delle Cateratte pretendono, e forse con ragione, che quantunque la Cascata di Bahak sia breve in confronto alle altre, tuttavia riesca una delle più pericolose fra quante la natura ha seminate fra Khartoum ed Assouan.
In capo alle Cascate, il fiume si ristringe ad una larghezza di soli 280 metri per causa del ravvicinamento di due speroni che si partono dalla catena di monti costeggianti le due sponde.
Su questi speroni esistono rovine di antichi fortilizi.
Il canale che si appoggia alla destra sponda, più largo di quello che corre lungo la riva sinistra, manca di fondo; esso è impraticabile anche nel momento più favorevole delle piene ordinarie.
La navigazione è per conseguenza costretta a servirsi del canale della sponda sinistra; ma nel periodo soltanto delle alte acque.
Dopo questo periodo i battelli andrebbero irreparabilmente in secca sui banchi di sabbia e sarebbero costretti a rimanervi sino alla piena successiva per disincagliarsi e proseguire il loro cammino.
* * * * *
Riepilogando il sin qui detto risulta che fra la quinta e la quarta Cateratta esistono Cascate di minore importanza in numero di sette, alcune delle quali presentano tuttavia difficoltà abbastanza notevoli per superarli.
Sulla quinta Cateratta (El-Solcinanieh) si possono dare i seguenti dati:
Distanza da Khartoum a monte 391 Chilometri Id. dalla 4ª Cateratta a valle 415 id. Id. da Assouan 1405 id.