Economisti del cinque e seicento
Part 4
Ed ancorché l'oro e l'argento ed i valori siano tre cose differenti, nondimeno hanno da essere un corpo solo, ed in questo corpo, quanto sia in valutare le monete, non vi si possono con ragione alcuna far entrare le fatture di esse, nelle quali fatture si deono però comprendere il rimedio ed il rame, il quale vien accompagnato con l'argento ed alle volte con l'oro, in voler fare le leghe variate, per poter poi fare varie sorti di monete: imperoché esse fatture non potrebbono con la ragione aritmetica compatire la proporzionata divisione che fosse corrispondente nelli valori delle monete di diverse sorti, ed in particolare nelle monete di minori leghe e valori, sí come tutto ciò può vedersi nella tavola al capitolo XXXVII e nel capitolo XLII. E tutto quello che si dice doversi osservare sopra il fare le monete nuove, cioè il non comprendervi nei loro valori le fatture, il simile intendere si debba per le dette ragioni nel fare la tassa universale di tutte le monete finora fatte, avendosi in ciò ad osservar l'ordine che nel capitolo XLI è dimostrato.
CAPITOLO XXIII
Discorso sopra alcuni particolari delle note.
Volendo far conoscere alli prencipi il bene che ne seguirebbe per l'impressione delle dette note, ho posto in disegno il suddetto essempio, accioché, parendo loro, possano ordinare che tutto ciò sia essequito e nelle zeche osservato. E tengo per fermo che non sará persona, di qualunque stato o grado esser si voglia, ch'opponga che la detta impressione non si debba fare su le monete e d'oro e d'argento che per l'avenire si faranno; e ciò per esser cosa necessaria e di grandissima importanza ed utilissima nel general fatto delli danari, ed anco perché è cosa di ragione. Egli è vero ch'essi prencipi tolerar potrebbono che non vi s'imprimesse l'ultima nota, cioè numero 1, che denota libra una, essendo che manifestamente sará inteso da ciascuno, per le note del terzo ordine, quante monete del medesimo valore e lega n'anderanno in numero alla libra. Sará ben cosa convenevole ch'i principi, quali faranno far zeche o batter monete secondo quest'ordine, facciano imprimere su le monete (secondo il solito) le loro effigi o imprese con i nomi loro, e con quella maggior bellezza che fia possibile, accioché loro avenga non altrimenti che delle medaglie degli antichi imperadori e altri signori. Avvertendo ancora che, sí come si variano le leghe o finezze, i pesi ed i valori delle monete, si debba osservare che anco siano mutate le imprese o altri simili segni di ciascuna sorte di esse monete, e tanto di quelle di una cittá quanto di quelle d'un'altra, affinché quelli che non hanno cosí piena intelligenza di monete, o terrieri o forestieri, non pigliassero quelle di minori valori in luogo di quelle di maggiori, sí come ciò facilmente intervenir potrebbe.
E quantunque nella detta tariffa dell'argento io abbia descritto che le monete nominate «fine» si dovessero fare di lega di once 11 e denari 12, nondimeno dico che se ne potrebbono anco fare di lega di once 11 e denari 8, e di once 11 e denari 16; sotto le quali leghe cosí rotte si farebbono monete di valore di soldi 10 l'una, di 20, di 40, di 60, di 120 ed anco di maggiori tali valori, nelle quali non intervenirebbono mai rotti alcuni nel conteggiarle a ragion del lor fino. E perché le note di ciascuna di esse leghe cosí rotte farebbono due, cioè la nota delle once e quella delli denari, però le due note di mezo dovranno esser intese per quelle della lega per essere un corpo solo; ed il simile si dovrá osservare per le note del peso, cioè di quante n'anderanno alla libra, quando però occorrerá che di qualche sorte di monete, o d'oro o d'argento, o fine o basse, n'andasse di piú alla libra un quarto di moneta, o meza moneta, o altro simil rotto; imperoché fará di bisogno anco imprimere su quella sorte di monete il detto rotto, sí come aviene negli scudi da 113-1/7 alla libra e nelle monete d'argento da 5-1/2 alla libra (delle quali nelle tariffe), perché, queste note del peso sono anco un corpo solo: e tutto ciò si dovrá fare, accioché ogni e qualunque sorte di monete si possa pesare per sempre giustamente a libra a libra in tutti i luoghi. Ma, in quanto delle altre leghe o finezze che in essa tariffa si contengono, io son di fermo parere che non si dovrebbe mai fare sorte alcuna di monete con simili rotti nelle loro finezze, per non esser cosa necessaria il cosí farle, eccetto però nelle monete da dieci leghe in su e da leghe tre in giú, nelle quali monete, nel farle, si potrebbe usare ancora la meza lega: perché, nel fare i partimenti di esse monete, non vi possono intervenire rotti di sorte alcuna, tanto nella quantitá in peso del fino, quanto nei reali dati valori corrispondenti ad essa quantitá, a moneta per moneta, sí come ve ne intervenirebbono per causa di molte altre sorti di leghe fatte con altra sorte di rotti. E parimente, in quanto alli valori, dico che, quando occorrerá far sorte alcuna di monete, nei valori delle quali intervenessero, oltra i valori dei soldi, nominazioni di denari, come denari 3, o 6, o 9, fará di bisogno imprimervi la nota di essi denari, perché le note dei soldi e dei denari sono anco un corpo solo, sí come ho detto di sopra delle note della lega e del peso.
E perché forse dirá qualcuno che non si potranno fare cosí intelligibili tutte le suddette note su le monete minute o di minori valori, cioè da sei quattrini in giú l'una, come su le grandi; a questo dico che i prencipi si potrebbono contentare che su le dette minute vi fossero impresse solamente le note del valore e della lega, o almeno quelle della lega, perché da queste facilmente si conoscerebbe anco col mezo del peso il loro valore.
E perché potrebbe forse parere ad alcuni che i soldi quali sono di leghe 4, e parimente le monete da denari 6 e da denari 3 e da denaro 1-1/2 l'una, di leghe 2, descritte in dette tariffe, avessero da riuscire troppo picciole di forma, a ciò proveder si potrebbe in questo modo: cioè che i soldi si facessero di lega di once 3 o di once 2, e le monete da denari 6 e da denari 3 e da denaro 1-1/2 si facessero di lega di oncia 1 e denari 12, o di oncia 1; ma l'una e l'altra sorte di queste da denari 6 e da denari 3 e da denaro 1-1/2 si dovrebbono fare tutte d'una medesima lega, accioché fossero differenti di grossezza e di grandezza: sarebbe poi in libertá delli superiori di qualunque zeca di ordinare di qual lega simili monete far si dovessero.
CAPITOLO XXIV
Avvertimenti necessari sopra il fare le monete.
È da notare che, osservandosi questi ordini, le monete cosí d'oro come d'argento non si farebbono se non una volta sola, e non mai si rifarebbono. La cagion è perché a chi ne fará fare converrá pagare la fattura ed il rame, supplire al fatto del rimedio e ad ogni altra spesa che intorno a ciò fará di bisogno (quando però non vi sia altrimenti proveduto, come nel capitolo XII si narra), affinché in esse resti il giusto e proporzionato fino, il qual dovrá esser in effetto conforme alle note su le monete impresse, senza alcuna sua diminuzione per cagion del detto rimedio. E si dovrá osservare che ciascuna sorte di monete corrisponda alla libra in numero con l'ordine giá detto, alla libra dico di Bologna, per le ragioni in piú luoghi del _Discorso_ allegate. Ed ancora dovrassi attendere che i loro saggi restino reali. E nel farle si usi diligenza che nel compartirle siano fatte e ridotte giuste, cioè che non ne vadino di piú alla libra del loro real numero, ma piú tosto meno qualche poco, acciò non si trovino scarseggiare in parte alcuna.
CAPITOLO XXV
Breve replicazione, con essempio, di quanto si è detto.
Credo per le suddette tariffe aver in modo tale dimostrato qual sia la forma, la lega o finezza, il peso, il numero ed il valore da osservarsi nel ridurre in monete l'argento e l'oro, che ciascuno potrá facilmente intendere l'ordine che si dovrá tenere nel far pagamenti di qualunque sorte. E per maggior chiarezza addurrò anco questo essempio. S'alcuno che si troverá debitore di scudi novantanove, che in tutto peseranno una libra, come nelle tariffe, valendo ciascuno lire otto imperiali, che fanno la somma di lire 792, nelli quali entrano once undeci di pur'oro, che vale lire 72 l'oncia, pagherá once 132 di argento di coppella coniato ed apprezzato lire 6 l'oncia; dico che non vi sará differenza alcuna. E quello c'ho detto degli scudi di peso, finezza e valore suddetto, il simile s'intenda degli altri contenuti nelle tariffe di minor peso e valore, percioché ritornerá il medesimo. È ben ragione osservare i patti tra i contraenti fatti, perché vi saranno alcuni che vorranno alle volte piú tosto monete d'oro che d'argento, solo per commoditá o del portarle o dello spenderle.
Sará anco lecito, com'è sempre stato alli banchieri ed altri, il cambiare le monete d'oro e d'argento d'una sorte in un'altra, e con quelli debiti laggi che si converranno i cambiatori con quelli che vorranno cambiare; ma ben si conoscerá e chiaramente si saprá che tanto di puro e di fino sará in real proporzione cosí nelle monete che si vorranno cambiare come in quelle che nel cambio si riceveranno, cioè da argento ad argento, da oro ad argento e da oro a oro, come di ciò apertamente nel capitolo XXIX tratterassi.
CAPITOLO XXVI
Che in qualunque cittadi e paesi si potrá conteggiare d'oro e d'argento coniato, secondo il loro parlare.
Avengaché in diversi paesi le monete d'oro siano diversamente nominate, come «ducati», «corone», «zechini», «scudi», «rainessi», «bisilachi» o simili, e parimente le monete d'argento, come «reali», «quarti», «mozenighi», «bianchi», «pavoli», «giuli», «baiochi», «marchetti», «quattrini» o simili, il che non vuol significar altro che i diversi pesi d'oro puro e d'argento fino che veramente nelle monete esser dovrebbono; nondimeno ciò poco importa. Imperoché tali nominazioni potranno restar ferme alle monete, purché i loro valori siano ridotti a moneta imperiale, cosí di quelle che di nuovo si faranno, come di quelle che saran tassate; cioè le lire a ragion di soldi 20 l'una, i soldi a ragion di denari 12, ed i denari a ragion di due bagattini. E tutto ciò si dovrá osservare, accioché nel fare i conti dei pagamenti essi si trovino sempre giusti e confronti, e che non vi nascano differenze per le diversitá delli nominati valori che si sogliono alle monete dare, quali valori sono differenti dagl'imperiali.
CAPITOLO XXVII
Tavola, nella quale si mostra la concordanza del parlare a ducati, scudi, lire, soldi o simili, col nominare l'oro e l'argento ad once o a libre, però coniati.
Per dichiarazione di tutto ciò ed affinché ciascuno possa questo fatto intendere, ho posto qui sotto la presente tavola, nella quale sono descritti i primi capi delle tariffe cosí dell'oro come dell'argento, con i loro corrispondenti dati valori, accioché ad imitazione di essi si possa cosí fare negli altri partimenti in esse tariffe descritti, ed anco in qualunque altro partimento sotto questi ordini fatto.
Monete d'oro. ---------+-----------------+--------+-----+-------- | da | |fanno|oro puro |lir. sol. den. | num. |lire | once ---------+-----------------+--------+-----+-------- Ducati | 9 -- -- | 96 | 864 | 12 Scudi | 8 -- -- | 99 | 792 | 11 Scudi | 7 -- -- | 113-1/2| 792 | 11 Scudi | 6 -- -- | 132 | 792 | 11 Bisilachi| 4 -- -- | 144 | 576 | 8
Monete d'argento. ---------+-----------------+--------+-----+--------- | da | |fanno|arg. puro |lir. sol. den. | num. |lire | once ---------+-----------------+--------+-----+--------- MONETE | 11 10 -- | 6 | 69 | 11-1/2 | 12 -- -- | 5-1/2| 66 | 11 | 5 -- -- | 12 | 60 | 10 | 3 -- -- | 16 | 48 | 8 | 1 10 -- | 24 | 36 | 6 | -- 4 -- | 120 | 24 | 4 | -- -- 6 | 480 | 12 | 2 | -- -- 3 | 960 | 12 | 2 | -- -- 1-1/2|1920 | 12 | 2
CAPITOLO XXVIII
L'ordine col quale si dovrá procedere tanto nello spendere quanto nel ricevere l'oro e l'argento coniato.
In conformitá di quello che di sopra ho detto, che non sará differenza alcuna dal dire a ducati, scudi e lire, al nominare ad oncia o a libra l'oro e l'argento in monete ridotto e che sará il medesimo, addurrò questi essempi per darne maggior intelligenza. S'alcuno, trovandosi debitore d'una somma di danari cosí d'oro come d'argento, vorrá pagare a numero, fará di bisogno che anco paghi a peso e con quest'ordine, cioè: se il debitore dovrá dare lire 60, e le pagherá in tante monete d'argento di lega di once 10, delle quali n'anderanno in numero 240 alla libra di valore di soldi cinque l'una come nelle tariffe, e che nel pesarle non fossero una libra giusta, sará tenuto aggiungere tante monete di quella sorte che suppliscano al detto peso della libra; e non si dovrá aver riguardo alla somma del conto delle lire, ma solo si attenderá che nel pagamento vi sia il giusto peso della finezza, cioè le once 10 di fino argento che vagliono lire 60. E cosí s'intenda d'ogni altra sorte di monete d'argento di un medesimo valore e lega. E parimente, s'alcuno sará creditore d'una quantitá di scudi, de' quali n'andassero in numero 113-1/7 over altro numero alla libra, e di finezza di denari 22 come nelle tariffe, il debitore sará tenuto pagare il debito con tant'altri scudi della medesima qualitá over finezza, e pesarli a libra a libra; imperoché in ciascuna di esse vi saranno once undeci di pur'oro: e, con questi ordini, tutti li pagamenti resteranno fatti integri e giusti. Il simile ancora si osserverá per li ducati, percioché anch'essi si dovran pesare a libra a libra. E, quanto allo spendere alla minuta, perché alle volte le monete non si potranno cosí pesare ad una ad una, ciascuno si guarderá a non pigliarne di tose. Oltre di ciò dico che, s'alcuno vorrá fondere monete sotto questi ordini coniate per fare qualche altra cosa, le dovrá fondere cosí sotto sopra, e non bilanciarle per eleggere o far scelta delle grevi dalle alquanto leggiere. Or, quando le monete usciranno giuste e ben regolate dalle zeche, tali disordini cosí facilmente non occorreranno.
CAPITOLO XXIX
Che le mercanzie ed altre cose si modereranno nelli prezzi in dipendenza dei giusti valori dati all'oro ed all'argento in monete ridotti; e anco si mostra l'ordine che si dovrá tenere nel contrattare essi preciosi metalli non coniati con i coniati, e che molte dispute si leveranno via.