Economisti del cinque e seicento

Part 11

Chapter 11 3,556 words Public domain Markdown

+------------+------------------ | Ed è a | L'argento pesa | finezza di | Vale lib. onc. den. | onc. den. | lire ss. den. ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | 6 -- | 36 -- -- -- 1 -- | 6 -- | 3 -- -- -- -- 12 | 6 -- | 1 10 -- -- -- 6 | 6 -- | -- 15 -- -- -- 1 | 6 -- | -- 2 6 ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | 5 12 | 33 -- -- -- 1 -- | 5 12 | 2 15 -- -- -- 12 | 5 12 | 1 7 6 -- -- 6 | 5 12 | -- 13 9 -- -- 1 | 5 12 | -- 2 3-1/2 ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | 5 -- | 30 -- -- -- 1 -- | 5 -- | 2 10 -- -- -- 12 | 5 -- | 1 5 -- -- -- 6 | 5 -- | -- 12 6 -- -- 1 | 5 -- | -- 2 1 ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | 4 12 | 27 -- -- -- 1 -- | 4 12 | 2 5 -- -- -- 12 | 4 12 | 1 2 6 -- -- 6 | 4 12 | -- 11 3 -- -- 1 | 4 12 | -- 1 10-1/2 ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | 4 -- | 24 -- -- -- 1 -- | 4 -- | 2 -- -- -- -- 12 | 4 -- | 1 -- -- -- -- 6 | 4 -- | -- 10 -- -- -- 1 | 4 -- | -- 1 8 ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | 3 12 | 21 -- -- -- 1 -- | 3 12 | 1 15 -- -- -- 12 | 3 12 | -- 17 6 -- -- 6 | 3 12 | -- 8 9 -- -- 1 | 3 12 | -- 1 5-1/2 ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | 3 -- | 18 -- -- -- 1 -- | 3 -- | 1 10 -- -- -- 12 | 3 -- | -- 15 -- -- -- 6 | 3 -- | -- 7 6 -- -- 1 | 3 -- | -- 1 3 ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | 2 12 | 15 -- -- -- 1 -- | 2 12 | 1 5 -- -- -- 12 | 2 12 | -- 12 6 -- -- 6 | 2 12 | 11 6 3 -- -- 1 | 2 12 | -- 1 1/2 ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | 2 -- | 12 -- -- -- 1 -- | 2 -- | 1 -- -- -- -- 12 | 2 -- | -- 10 -- -- -- 6 | 2 -- | -- 5 -- -- -- 1 | 2 -- | -- -- 10 ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | 1 12 | 9 -- -- -- 1 -- | 1 12 | -- 15 -- -- -- 12 | 1 12 | -- 7 6 -- -- 6 | 1 12 | -- 3 9 -- -- 1 | 1 12 | -- -- 7-1/2 ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | 1 -- | 6 -- -- -- 1 -- | 1 -- | -- 10 -- -- -- 12 | 1 -- | -- 5 -- -- -- 6 | 1 -- | -- 2 6 -- -- 1 | 1 -- | -- -- 5 ---------------+------------+------------------ 1 -- -- | -- 12 | 3 -- -- -- 1 -- | -- 12 | -- 5 -- -- -- 12 | -- 12 | -- 2 6 -- -- 6 | -- 12 | -- 1 3 -- -- 1 | -- 12 | -- -- 2-1/2 ---------------+------------+------------------

APPENDICE

I

ALLI LETTORI

LO STAMPATORE

Perché egli è stato costume antichissimo e osservato poi di tempo in tempo dagli uomini, che hanno governato e che governano il mondo, il riformare alcune leggi o statuti secondo che si sono mutati e che si mutano i costumi delle genti; però non deve esser cosa di maraviglia se i prencipi, conoscendo sopra il fatto delle monete esservi tanta confusione e varietá d'ordini, con ogni loro sforzo abbiano cercato e cerchino con bandi e altri simili mezi di fermarle in valori certi e giusti, accioché nei pagamenti ciascuno conseguisca quello che ragionevolmente aver debba. Nondimeno, per non esser mai stata mostrata loro sopra ciò regola alcuna, qual debba da tutto il mondo esser osservata, però nulla fanno, com'è manifesto, anzi quasi tutte le monete sono in continova strage, essendoché un prencipe non ha tantosto fatto una bella e buona moneta, ch'in breve ella è rifatta, credo, con qualche vantaggio. E, perché il grande Iddio, ch'è la somma providenza, nei casi disordinati fa sorgere alle volte persone che mostrano agli uomini la via e l'ordine che tener si debba accioché le cose restino regolate, però il magnifico messer Gasparo Scaruffi, nobile regiano (avendo diligentemente considerato e anco con sinceritá di animo desiderato mostrare al mondo un nuovo ordine nel maneggio delle monete, cioè una sola nominazione o titolo di valore, un peso e un numero proporzionati e giusti, da esser fermamente osservati in universale, tanto nelle zeche per far esse monete quanto per far la tassa a tutte le giá fatte, accioché s'abbiano a spendere per sempre in tutti i luoghi sotto i fermi valori dati loro, e che non possano esser mai tose e guaste o fose per rifarne altre), ha dato in luce questo suo _Alitinonfo_, cioè il «vero lume», qual mostra come si debba per sempre da tutto il mondo mantenere la vera concordia tra i due preciosi metalli oro e argento, cosí nei pesi come nei valori, e tanto delli non coniati come delli giá ridotti in monete e che s'avranno da coniare. Il qual ordine è fondato sopra sette capi principali, dai quali ne derivano dodici parti, a guisa di un nuovo zodiaco terrestre ordinate, per lo qual essi oro e argento far dovranno i loro corsi naturali, e in modo tale collegate, che una non si può osservare senza le altre. Onde si mostra l'ampia strada di fare la zeca universale, da esser poi mantenuta per sempre cosí regolata da quattro sorti di persone in azioni e operazioni proporzionate, sí come è mantenuto questo basso mondo (per voler di Dio) dalli regolati elementi, e similmente l'anno dalle quattro stagioni principali. E, quando il mondo conoscerá la veritá proposta e manifestata e gli ordini facilissimi da essequire, non sará lento, ma prontissimo ad accettarli. Laonde ne nascerá perpetua quiete nel suddetto maneggio delli danari, in quanto nel fare ogni e qualunque pagamento; conciosiaché ogni sorte di monete, cosí d'oro come d'argento, saranno accettate in tutti i luoghi, senza impedimento alcuno, per i loro reali dati valori, e anco in ogni paese tutti li pagamenti, fatti con qualsivoglia sorte di monete, saranno fatti perfettamente. Oltre di ciò, perché mai piú non si guasteranno, succederá che le memorie de' prencipi viveranno eterne, come degne e antichissime medaglie; e, quel che dovevo dir prima, il tutto sará a gloria di Dio, imperoché ciascuno riceverá senz'inganno quello che veramente conseguir dovrá nelli pagamenti per diverse cagioni fatti. Però essorto le genti tutte ad accettare cosí reali dogmati, prima a laude e onore di Sua divina Maestá, e poi per beneficio e utile di tutti gli uomini.

Ora, essendo stata fatta da altrui sopra il _Discorso_ una _Instruzione_, nella quale vengono retrattate alcune obiezioni, che forse potrebbono da molti esser proposte, mi è paruto cosa convenevole di stamparla insieme con esso; accioché anco ella sia veduta e letta da coloro ch'avranno a caro di sapere le belle conclusioni che con molta chiarezza intorno ciò sono state descritte.

II

Breve instruzione sopra il discorso fatto dal magnifico messer Gasparo Scaruffi per regolare le cose delli danari

1582

All'illustrissimo signor mio osservandissimo il signor conte ALFONSO ESTENSE TASSONI dignissimo giudice de' savi e consigliere secreto del serenissimo signore, il signor don Alfonso quinto duca di Ferrara

Illustrissimo signore e patron mio osservandissimo,

Ancorché io sia piú che certo che il _Discorso_ del magnifico messer Gasparo Scaruffi fatto sopra il regolare le cose delli danari, essendo letto da V. S. illustrissima e da altri giudiciosi e d'intelletto elevati, sará benissimo inteso e posseduto, nondimeno, perché forse si troveranno molti altri che non saranno di tal scienza cosí capaci, però ho fatto questa picciola instruzione, accioché quelli che la leggeranno possano da se stessi intendere i belli concetti ed i secreti che in detto _Discorso_ si contengono, la quale dedico a lei con ogni mia debita riverenza. E cosí, dando principio a questo mio ragionamento, brevemente dico, e prima:

I

Dell'uno per dodici e dodici per uno, e dei numeri 6 e 72.

Ch'essendo stato detto dal divin Platone e da altri dottissimi filosofi esser cosa di natura che una parte di oro puro a peso vaglia per dodici di fino argento e dodici di argento per una di oro, io credo che a ciò non sará da persona alcuna opposto; e, quando fosse contradetto, fa di bisogno che il contradicente sia piú profondo di scienza che Platone e gli altri filosofi, quali confermano tutto ciò esser vero, overo ch'egli abbia fatto sottilissima e diligentissima anatomia di essi preciosi metalli. E, se la scienza di essi filosofi sará approbata, sí come esser deve, sará anco necessario passare piú oltra e venire alli conti aritmetici, e molto ben perscrutare se il numero 6, che è il valore dell'oncia dell'argento, ed il numero 72, che è il valore dell'oncia dell'oro, debbano essere i numeri principali partitori per detti preciosi metalli, corrispondenti ad uno per dodici e dodici per uno, sopra il fatto delli danari, per procedere in infinito. Il che si vede essere stato narrato dall'autore con molta sottigliezza nel capitolo XXXIII, protestando anco nel capitolo V che, se i danari fossero stati fatti e compartiti sotto valori maggiori o minori delli detti, facea di bisogno ridurli in effetto sotto i detti prezzi e terminati valori, volendosi fare il giusto partimento per fare le leghe delle monete senza rotti alcuni, dai quali ne sono sempre nati disordini nelli danari, cosí nel farli come nel tassarli, dimostrando anco ciò nel detto capitolo XXXIII: e sotto i quai valori, ed ivi intorno, le monete di molte cittá e province, per la maggior parte, da un certo tempo in qua si trovano essere state fatte. Laonde tutto quello, che dall'autore nel suo _Discorso_ è stato descritto, sará da molti inteso e posseduto, essendoché i detti valori sono quasi conformi (forse cosí per divina providenza), ed i piú accosti o vicini alli dati ed usati all'oro ed all'argento ne' tempi presenti; tempi, credo, che si potrebbono con veritá domandare constituiti, nei quali questo cosí gran fatto si dovesse publicare ed a tutti dovesse esser fatto palese e manifesto, come in detto capitolo V si fa menzione. Dubito bene che, quando da lui fosse stato scritto sopra ciò in tempo nel quale si fosse trovato esser dati ed usati ad essi preciosi metalli prezzi e valori molto discosti dai suddetti, il suo ingeniosissimo concetto non sarebbe stato cosí facilmente inteso. E ben si sa che, quando da qualche sublime intelletto vien trattato e scritto sopra una nuova da lui trovata scienza, e ch'egli consideratamente accommoda i suoi ragionamenti all'uso del secolo nel quale essere si trova, ella viene poi anco ad esser molto piú facile ad intendersi da quelli c'hanno a caro d'intenderla e possederla; ma, quando tal scienza fosse descritta con ragionamenti molto lontani dall'uso de' tempi ne' quali il compositore essere si trovasse, essa ancora parerebbe a molti fatta con quasi enigmatico parlare, e senza dubbio sarebbe molto difficile da poterla capire. E anco si dovrá molto ben considerare se vi possano essere altri numeri partitori per l'oro e l'argento, eccetto che il numero 6 ed il numero 72, che corrispondino ad uno per dodici e dodici per uno, per poter fare i danari corrispondenti nel conteggiarli senza alcuni rotti, avendo però sempre riguardo al puro ed al fino, qual sia in essi proporzionalmente compartito; e, quando non si potranno trovare altri numeri partitori che i suddetti, dunque sará necessario servirsi delli dichiarati dal detto autore per fare i detti partimenti.

II

Del peso della libra per l'oro e l'argento.

E perché alcuno potrebbe dire che l'autore avrebbe anco potuto nominare ed eleggere altro peso per l'oro e l'argento che quello della libra di Bologna, a ciò rispondo e dico: che, essendo stata fatta da lui prova, com'egli dice, nel conteggiare sopra il fatto delle monete, ed avendo ritrovato ch'egli è il piú accosto alli prezzi e valori dati ed usati ad essi preciosi metalli in questi tempi, onde, nel fare l'universal tassa delle monete giá fatte, esse, avuto riguardo alla quantitá del loro fino, per la maggior parte si troveranno restare nei loro reali dati valori, detratte solamente le mercedi delle fatture, come da lui nel capitolo VIII si narra; e perché è peso noto quasi in tutte le parti del cristianesimo ed in altre province, ed anco perché è necessario eleggerne un solo per far corrispondere in tutti i luoghi i conti dei pagamenti ad un modo, e per dover esser cosa non dannosa, ma sí bene utilissima ad ogni nazione: però egli l'ha cosí eletto, accioché tutto il mondo se ne possa servire per le cause suddette. Imperoché, se si volessero fare i pesi della libra variati e particolari a cittá per cittá, il tutto anderebbe in disordine, essendoché i danari sono maneggio in generale e non particolare a cittá per cittá ed a provincia per provincia, come forse da alcuni vien creduto essere particolari. E perciò il detto peso, con tutte le sue parti da esso dipendenti, cioè once, denari e grani, ragionevolmente dovrá esser usato ed osservato in ogni paese, cosí per l'oro e l'argento non coniato, come per il ridotto in monete, lasciando affatto tutti gli altri pesi sinora usati, e siano sotto qual nome essere si vogliano.

III

Della impressione delle note su le monete.

Ora, quanto al porre ed imprimere su le monete nuove, e d'oro e d'argento, le note del loro valore, della lega e di quante ne vadino alla libra, dimostrate e descritte nel capitolo XXII, dico ch'io tengo per fermo che non sará persona alcuna, di qualunque stato o grado esser si voglia, ch'opponga, con dire non essere mai stato in uso il cosí fare, overo che sará cosa di poca utilitade. E, se ciò fosse per sorte da qualcuno allegato, fa di bisogno che costui consideri bene quello che segue: cioè che, quando le dette note saranno cosí impresse, verrá vietato il poter tosare le monete cosí d'oro come d'argento, ed anco il far cerna o scelta delle alquanto grevi dalle altre. Essendoché nel fare i pagamenti tutte le monete d'una medesima sorte si potranno pesare a libra a libra, sí come ad ogni persona in particolare sará lecito ciò fare per cagione di esse note; e, se le monete non saranno in numero, secondo che dimostrerá la nota, sará necessario aggiungere tante monete dell'istesso valore e lega, che siano una libra giusta. E con quest'ordine resteranno fatti tutti li pagamenti integri e perfetti, sí come ampiamente nel capitolo XXVIII dall'autore è mostrato. Ed il simile si potrá fare di tutte le monete sinora fatte, che tassate saranno nel modo e con l'ordine dimostrato e descritto nella tavola a capitolo XLI.

E, se bene in tutte le zeche si è osservato il fare ogni sorte di monete valutate con i suoi valori, e sotto le leghe e dei numeri alla libra nei capitoli di esse zeche contenuti; nondimeno, stando fermi gli ordini usati, cioè il cavare le mercedi delle fatture dal corpo delle monete, non vi si possono imprimere le suddette note; conciosiaché non corrisponderebbe poi la rata della bontá di esse monete con il valore dato loro, ed in particolare nelle monete di minori leghe e valori, come tutto ciò apertamente si vede nella tavola fatta in essempio a capitolo XXXVII. E sapere si dee che ogni sorte di monete, e d'oro e d'argento, e ciascuna di esse, debbe avere queste notande qualitadi:

La prima è che siano fatte con real fondamento sopra l'uno per dodici e dodici per uno, in quanto al peso, tra l'argento e l'oro, sí come è detto.

La seconda, che il partimento di essi preciosi metalli sia fatto col numero aritmetico sopra i loro dati valori, corrispondenti ad uno per dodici e dodici per uno, per poter procedere in infinito senza rotti, cosí nel fare le leghe delle monete come nel compartirli proporzionalmente a moneta per moneta, e tanto nelle monete fine quanto nelle basse, e cosí in quelle di maggiori come in quelle di minori valori per le loro rate, affinché tutti i pagamenti si abbiano poi a fare con sodisfazione perfetta.

La terza, che dalla giusta quantitá in peso del puro e del fino di ciascuna moneta nasca il suo giusto e reale dato valore, e che dai valori delle monete si conosca la quantitá in peso della bontade intrinsica, fedelmente e veramente in esse posta.

Onde da queste quattro cosí regolate condizioni si può molto ben conoscere che i danari con gli ordini del _Discorso_ fatti, per avere la loro vera origine, il principio e la regola dalla naturale filosofia e dall'infallibile aritmetica (come di ciò ne viene anco acennato dal magno Cassiodoro nel capitolo che incomincia «_Licet universis populis_», ecc. e nel capitolo «_Omnis quidem utilitas publica_», ecc., giá dal detto autore nel _Discorso_ allegati), riusciranno e saranno dei loro reali ed integri dati valori; e che serviranno non solo per uso publico e commune degli uomini in far pagamenti, ma anco che serviranno e resteranno come medaglie a perpetue memorie de' prencipi e delle republiche, che cosí li avranno fatto fare ad onore e gloria loro. Cosa veramente nuova e molto degna, che sará utilissima alle genti in universale, che apporterá grandissima contentezza a tutti i prencipi, e dalla quale ne risulterá perpetua quiete nel maneggio delli danari in tutto il mondo.

IV

Che non si debbano cavare le fatture dal corpo delle monete.

E perché forse a molti parerá cosa molto strana e difficile il pagare le fatture delli danari overo il dare certa annua provigione alli zechieri che li faranno, a queste cosí fatte loro opinioni rispondo che ciò non dovrá parere cosa fuori del dovere; imperoché, o che si vuole che ogniuno abbia realmente il fatto suo nelli pagamenti con oro o con argento coniati, overo con le nominazioni ed i sopranomi alle volte alle monete dati, e come per proverbio antico si suol dire «che si dia o che si riceva l'ombra per la carne»: or dica ciascuno sopra ciò il parer suo.

E se i romani, giá dominatori del mondo, faceano a loro spese tutti i danari che in quel tempo si spendeano, qual sará la cagione che i prencipi, i signori, le communitadi, le arti ed i particolari, quali tutti insieme rappresentano il prencipato de' romani, non possano ciò fare? E, sí come un prencipe, una communitá ed altri dánno provigioni a molte persone meritevoli per le virtú loro, perché non potranno anco ciò fare agli ingeniosi ed onorati zechieri? Onde poi ne seguirebbe ch'essi piglierebbono molto meno, per conto delle loro mercedi, debite per le fatture dei danari, di un tanto per libra, da coloro che mettessero gli ori e gli argenti in zeca per farli coniare, di quello che ad essi zechieri fosse concesso per capitulazioni dai superiori di poter tôrre, quando che non fosse dato loro annuo salario o provigione alcuna. E da quest'ordine venirebbe facilitato il modo di poter fare la zeca universale, dovendo concorrere a questa cosí alta e degna impresa le republiche ed i particolari senza discrepanza alcuna, come a cosa importantissima e giustissima, la quale veramente sará a beneficio commune e del publico e del privato. E, perché dubito che molti diranno che il far fare i danari sará cosa di grandissima spesa, a questo facilmente rispondendo, dico che, non dovendosi fare i danari se non una volta sola, che il cosí farli sará minor spesa di quello che si può pensare: e forse che nei campi di ogni cittá si raccogliano l'argento e l'oro? Ed avvertire si dee che si faranno solamente quelle poche o assai quantitá di danari nelle cittadi, che sará di volere di chi le governano, tanto per le memorie loro come per usarle nello spendere; e per ciò non si fará se non quella spesa che sará di loro volere. Ed in questo modo i prencipi, le communitá, le arti ed altri potranno a ciò molto ben provedere, se però vorranno che da ogni persona sia ricevuto nelli pagamenti il giusto dovere dell'oro e dell'argento in monete ridotto, com'è detto; e se non vorranno che ogni qualch'anno i danari siano calati o banditi da luogo a luogo, com'è stato fatto a' tempi nostri per molte cagioni, ed in particolare per essere stati fatti essi danari e valutati comprese le loro fatture, e poi di tempo in tempo rifatti e rivalutati con nuove soprafatture, pur cavate dal corpo o dosso loro, e come tutto ciò si può vedere nel capitolo XLII.

V

Della tassa delle monete.

E, quanto alla tassa reale ed universale di tutte le monete sinora fatte, a me pare che ciò sará cosa facilissima di fare, dicendo l'autore nel capitolo XLI che, osservando l'ordine da lui dimostrato, essa si potrá fare a cittá per cittá ed a provincia per provincia ed in un medesimo tempo, se bene non sará dato aviso a vicenda dall'una all'altra, perché quelli della professione sanno molto bene a che leghe siano coniati gli ori e gli argenti nelle zeche di molte cittá e province; le quali leghe non potranno mai piú esser rimosse dal loro essere, nel quale ogni sorte di monete, e d'oro e d'argento, cosí le antiche come le nuove, si troveranno essere state fatte, perché giá sono terminate e firmate nel detto loro essere. E perciò, in questo proposito, di tutte le monete sinora fatte si potrebbe quasi dire:--Quello che è fatto è fatto.--E, quando anco non si sapessero cosí tutte, si potranno fare i saggi di quelle sorti di monete, delle quali non si sapessero giustamente le loro finezze; e in questo modo da ogni cittá particolarmente si potrá sapere il giusto valore di tutte le monete, e ad una per una, facendo poi fare le tariffe in stampa.

Ora, discorrendo sopra le tasse particolari delle monete, dico che, se si volessero tassare alcune sorti di monete d'argento e poi lasciare le altre nei loro correnti valori, tal tassa riuscirebbe molto disuguale; e ciò per le disproporzioni che sono tra le monete giá fatte, cioè da una sorte all'altra, avendo però riguardo alla quantitá in peso del loro fino, il quale non si troverebbe proporzionalmente corrispondere in esse monete, per cagione delle loro fatture, che sono comprese nei valori alle monete dati. E perciò le monete cosí tassate non resterebbono ferme sotto simil tassa: percioché o che sarebbono in altri luoghi trasportate; overo che sarebbono altrove rifatte e poi riportate a spendere con qualche vantaggi, sotto titoli o nominazioni d'altri valori, nei luoghi ove fossero state cosí tassate; overo che sarebbono nascoste, finché venisse il tempo di poterle di nuovo spendere sotto i loro primi dati valori, e forse anco per maggiori. E credo che tal fatto sia occorso molte volte in molti luoghi a' tempi nostri. E quello che vien detto sopra le monete d'argento, simil considerazione si debbe anco avere per le monete d'oro sinora fatte.

VI

Del conteggiare a moneta imperiale.