Part 11
Sorrise il vecchio e disse: — Questa è la notte del Natale e noi vi preghiamo, cara figlia, di asciugare le lagrime e di consolarvi. Credetelo: le lagrime corrodono la bellezza più del vetriolo, e i figliuoli che ricordano di aver visto piangere il padre o la madre, portano nella loro vita il sottile veleno della tristezza, che è come il velame di alcuni infermi per cui la luce del sole non arriva sino alle loro pupille.
— Io vi vorrei spiegare, — ella disse, — con le parole e le lagrime, quanto grande sia il mio pentimento e quanta la riconoscenza per voi, che mi avete perdonata. Asciugherò il mio pianto e comanderò al mio volto di essere lieto. Io farò questo soltanto per fare la vostra ubbidienza, ma non crediate, se per l'avvenire mi vedrete lieta, che ciò sia perchè io abbia dimenticato le mie colpe e la vostra bontà. Del resto la leggerezza del mio passato vi autorizzerebbe a non credere così. Io voglio quindi spiegarmi in modo reciso. Ascoltatemi!
Risposero i vecchi: — Vi preghiamo di no. Quando le anime si intendono le parole diventano inutili: esse sono un semplice suono che fa perdere molto tempo e spesso non servono che ad aiutare la nostra malignità. Vi ricordate, figliuola, per quanto tempo ci siamo offesi scambievolmente? Eppure eravamo convinti di ragionare; e non ci accorgevamo che il tempo passava. In altre parole, dei due doni che il Signore ha dato agli uomini a preferenza degli altri animali, la parola e il sorriso, consideriamo il primo come un beneficio da usufruire con grande cautela e invece godiamo senza risparmio del secondo: io voglio dire del sorriso. Sorridete, bella figlia, nella gioventù vostra a noi poveri vecchi: le nostre povere labbra si sono con gli anni curvate in giù, e le rughe crudeli le tengono ferme e impediscono di sorridere. Ma voi, cara, su cui splende il sole dei trent'anni tuttavia, oh, ridete! fate risuonare queste stanze di risa, e quando la primavera richiamerà alla vita i fiori sepolti della valle, cantate le vostre canzoni migliori. Nasceranno figli più floridi e meno pensosi.
Così concluse il vecchio che aveva consumato il suo tempo a cercare la _Causa causante_, e trasse su di sè la bella e dolente donna cui il marito reggeva la mano, e le diceva: «Sorridi!» ed ella sorrideva fra le lagrime.
*
Disse allora l'ava: — Ecco il gatto nero con la coda riccia che entra: esso ci annuncia con la sua solita maestà che i nostri cuochi e i nostri servi hanno allestita la cena del Natale. Venite a vedere come risplende la nostra cucina. Faremo così ogni giorno da ora innanzi: è vero? — E poi si volse al nipotino che se ne stava tutto pallido davanti al fuoco e disse:
— E voi, caro piccino, che con le vostre bizze guastavate quell'ora di riposo che si dovrebbe godere a tavola, la mangerete tutta la minestra questa notte di Natale, senza sporcar la tovaglia, senza rovesciare il vino?
— Oh, mia bella nonna, io mangerò così bene e starò così zitto come se non ci fossi nè meno.
— E attenderete, signorino, senza impazienza i dolci sino alla fine del pranzo?
— Certo, mia bella nonna, specialmente se i dolci saranno buoni.
— Caro piccino, — disse la nonna, — altro che buoni! pensa che li ho voluti fare io con le mie mani: ci ho pensato tutta la notte per tanto tempo e mi sono ricordata di tutte le cose che ti piacevano. Anche un piatto di crema, — aggiunse l'ava sorridendo ai figli, — è qualche cosa nella vita, se vale a renderci senza colpa piacevole qualche fuggevole istante: ed io vi assicuro, figliuoli miei, che ho messa ogni cura nel prepararvi la cena del Natale.
— E dopo il pranzo che cosa faremo, nonna mia?
— Dopo il pranzo, bambino, orneremo di frondi questo antico focolare. Vedi come è grande e ci vorrà molto tempo. Lo adorneremo di alloro e di mirto e ci riporremo i doni per il tuo fratellino che dorme.
— Così domattina — disse il giovanetto — all'alba egli si desterà, e noi ci leveremo e lo seguiremo fino a qui per ammirare i belli e preziosi doni che le Fate della Vita portano ai bambini buoni la notte del Natale?
— Così certamente faremo.
*
Questo è il sogno della dolce, irrevocabile Vita che molti morti sognano sotto terra la notte del Santo Natale, quando la notte è nera, ma la neve è così bianca che tutte le cose, anche quelle che gli nomini non videro in vita, traspaiono come in lucente cristallo.
Natale. 1900.
INDICE.
Pag.
_Al lettore che leggerà_ vii La biscia 1 La morte di un re 97 Dalla padella nella brace 109 Sotto la Madonnina del Duomo 153 La ingegnosa signorina Mercedes 211 Un uomo in due 227 I fiammiferi 245 La legge 257 Il sogno del Natale 271
OPERE DI ALFREDO PANZINI:
_Piccole storie del mondo grande_ L. 7 — _La lanterna di Diogene_ 7 — _Le fiabe della virtù_, novelle 7 — _Il 1859. Da Plombières a Villafranca_ 5 — _Santippe_, piccolo romanzo tra l'antico e il moderno 7 — _La madonna di Mamà_, romanzo del tempo della guerra 7 — _Novelle d'ambo i sessi_ 4 — _Viaggio di un povero letterato_ 7 — _Io cerco moglie!_ 7 — _Il mondo è rotondo_ 7 —
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (mettono/mèttono, ridicolo/ridícolo, serie/sèrie e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
End of Project Gutenberg's Donne, madonne e bimbi, by Alfredo Panzini