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Chapter 5

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Un nuovo silenzio. E, a un tratto, echeggiarono i primi accordi della marcia del _Faust_.

--Alla spada e a discrezione del ferito,--disse il barone De Falco.

--Sta bene. Ciascuno porterà le proprie armi; si tirerà a sorte.

--Hanno in vista un locale?

--A Villa Bisani, a Portici.... se loro accomoda.

--A meraviglia. Allora, per domani?

--Senza dubbio.

--Alle sei del mattino?

--Alle sei.

Come ebbero preso congedo dai rappresentanti avversarii, il duca di Majoli e Vittorio Giussi scesero al caffè, in quell'ora popolatissimo. Si guardarono attorno, a lungo, attentamente; Andrea Ludovisi non c'era.

--Cerchiamo dalla parte della musica,--disse il Giussi.

Dopo pochi passi, sotto la viva riverberazione dei fanali elettrici, esclamò:

--Eccolo lì.

Fermo accanto alla _victoria_, col bastone dal manico d'argento sotto l'ascella, infilando lentamente un guanto, Andrea Ludovisi conversava con la baronessa di Fastalia, che si sporgeva verso di lui con dei movimenti d'una eleganza lenta e squisita.

Vittorio Giussi si avanzò, col cappello in mano.

--Se la signora baronessa permette, il duca avrebbe da dirti qualcosa di urgente.

--Facciano pure, facciano.... E quella risposta, Ludovisi, quando me la date?

--A momenti, signora baronessa, se ella non va via....

E come i due amici si avanzavano, il duca di Majoli li raggiunse.

--È tutto fatto. Domani, alle 6, tienti pronto.

--La spada?

--La spada.

Andrea Ludovisi trasse un sospiro di sollievo.

--Grazie! Mi volete ora aspettare cinque minuti?

E andò a raggiungere la carrozza della baronessa.

--Che cosa è stato?

--Una buona notizia. I miei debitori si mettono in regola, riavrò tutto il mio; nulla mi trattiene più a Napoli. Costanza, Costanza, sono libero! Andremo via, lontano, nei paesi più belli, od anche nei brutti; che cosa importerà per noi!...

--Non è vero?

In quel momento la musica incominciava il _Wiener blut_; i suoni giocondi volavano per l'aria, mettevano un tripudio tutt'intorno. Cogli occhi socchiusi, assorta in un sogno di felicità, la baronessa faceva oscillare lievemente la testa, in cadenza col ritmo della danza.

Egli mormorò a bassa voce:

--Costanza, ti amo!

La baronessa portò le mani al cuore.

--È possibile? Mi par di sognare! dopo la tempesta di ieri!...

--Perchè ricordarla?

--A proposito: e quella risposta? Che cosa bisogna fare delle lettere rimaste sotto il divano?

--Bruciarle!... A domani, dunque....--E scostandosi d'un passo, col cappello abbassato, a voce più forte;--Signora baronessa, faccia una buona passeggiata!

Lentamente, la carrozza si allontanò. Il duca di Majoli e il Giussi si avvicinarono. Andrea Ludovisi si mise in mezzo agli amici, e terminando di abbottonare il suo guanto:

--Ora--disse--andiamo a vedere le armi.

VIII.

Benchè fossero appena le undici, la baronessa di Fastalia, passeggiando dalla stanza da letto al salottino, andava a guardare ogni momento l'orologio. Prima del tocco, Andrea Ludovisi non sarebbe certamente venuto, e come erano lunghe, come erano eterne quelle ore d'attesa! Ella presentiva che da quel colloquio sarebbe dipesa la sua felicità avvenire. La sera innanzi Andrea le si era mostrato così affettuoso, così confidente, così lieto, da far supporre che ogni traccia della passata tempesta fosse oramai cancellata. Pure la baronessa non si sentiva ancora perfettamente sicura. Ferma dinanzi all'uscio fin dove ella lo aveva accompagnato, quando, all'arrivo di suo zio, dopo aver nascosto precipitosamente le lettere e la valigia, egli si era congedato, Costanza di Fastalia sentiva ancora sulle mani le labbra di Andrea che baciavano e mormoravano insieme parole di perdono e di amore.... Ora, ella si pentiva della durezza di cui aveva dato prova. Non conosceva dunque abbastanza di quale natura impressionabile, di quale anima vibrante ad ogni alito più lieve, Andrea Ludovisi fosse dotato? Non sapeva ella ancora che quei subitanei ed irrefrenabili trasporti erano la prova più evidente della passione che ella aveva acceso nel petto di quell'uomo? Non vi era, in quella gelosia del passato, in quel bisogno di possedere, di aver posseduto sempre e solo il cuore di lei, un sentimento di tenerezza triste e di amore prepotente che avrebbe dovuto colmarla di gioia orgogliosa?... Sì, sì; ella non era stata mai amata a quel modo; ella non aveva mai incontrata un'anima così amante; ella avrebbe dovuto accorgersene prima, molto prima, dirlo prima ancora che ne fosse stata richiesta!... Ma quello che non aveva fatto, non era forse ancora in suo potere?... Deludendo l'impazienza dell'attesa lunghissima, la baronessa pensava in qual modo avrebbe confessato ad Andrea il proprio inganno, con quali parole dolci come carezze gli avrebbe confessato che mai ella era stata amata come da lui, che nessuna donna avrebbe potuto mai sognare un amore più forte, più vivo, più caldo.... E quelle lettere rimaste in fondo al divano, non bisognava dunque bruciarle, dinanzi a lui, fino all'ultima, perchè se ne disperdesse anche la memoria? Che cosa ne avrebbe ella fatto? Non le ricordavano esse una storia di dolori? Un'amara voluttà aveva ben potuto essere da lei cercata, un tempo, nel rievocare quei tristi ricordi, nel contare tutte le menzogne che le erano state dette, nel misurare la malvagità di quanti l'avevano perseguitata con l'espressione di speranze che erano altrettanti insulti; ma ora, ora che ella si sentiva rinascere, ora che un avvenire di insperata felicità le si schiudeva dinanzi, che cosa avrebbe fatto di quei documenti d'un passato aborrito?... Però, quel passato bisognava assolutamente che Andrea lo conoscesse. Ella aveva compreso e rispettato da principio i motivi di delicatezza che lo avevano fatto opporre a tutti i suoi tentativi di confessione; ma ora che ella aveva avuto una dimostrazione dolorosamente eloquente delle lotte che si combattevano nel cuore di Andrea, il tacere più a lungo sarebbe stata una colpa. Se egli si opponeva ancora?... Ella gli avrebbe scritto! Come un lampo, questa idea le aveva illuminato lo spirito. Perchè non le era venuta più presto? Così bisognava fare; se più tardi, se fra un'ora egli non le avrebbe permesso di parlare, bisognava scrivergli tutto. E, avvampando d'impazienza, insofferente di ogni indugio, ella andò a uno stipetto, tolse da una cassetta alcuni fogli della _loro_ carta, e passando allo scrittoio, vi prese posto.

Si era appena seduta che il campanello elettrico squillò.

--Andrea!

Come non aveva previsto che quel giorno egli sarebbe venuto più presto? Come era stata sciocca di non correre più presto in giardino, per aspettarlo sotto gli _eucaliptus_? Rapidamente, ella passò nell'anticamera. Il cameriere si avanzava in quel momento.

--Il signor duca di Majoli....

--Avete detto?...

--Il signor duca di Majoli insiste per essere ricevuto un istante dalla signora baronessa.

--Fate dunque entrare....

Non era lui!... Che cosa avrebbe potuto volere, a quell'ora, il duca di Majoli?... Quantunque fosse una delle pochissime persone che ella vedeva meno malvolentieri dacchè amava Andrea Ludovisi, pure in quel momento quella visita la contrariava; Andrea poteva apparire da un momento all'altro....

--Signora baronessa... mi voglia perdonare....

Il duca era molto pallido in viso e la sua mano tremava un poco nel reggere il cappello.

--Duca!... Che cos'ha?

--Sono davvero imperdonabile... di presentarmi a quest'ora... ma io vengo da parte... di Andrea Ludovisi....

--Andrea? Avete detto?... Ma che cosa avete? Perchè evitate di guardarmi?

--Oh nulla... assolutamente! Dovevo dirle soltanto che Andrea... desidera vederla...

--Vedermi? Come vedermi? Se io l'aspetto qui... cioè.... O duca, per l'amor di Dio, che cosa è successo?...

--Suvvia, val meglio dirle la verità, che non ha nulla di allarmante. Andrea si è battuto....

La baronessa, scomposta in volto, aveva portato le mani ai capelli.

--Signore Iddio!... Ed è ferito?...

--Oh!... una cosa da nulla.

--Duca, in nome di Dio! ve lo domando in ginocchio! ditemi la verità; non mi fate impazzire!...

--Ma se le dico, nulla!... Una scalfittura alla spalla, senza nessuna importanza....

--Oh mio Dio!... E dove?... Con chi?... Avete almeno una carrozza?...

--È qui abbasso.

In un attimo, la baronessa corse a gettarsi uno scialle addosso; tornò rapidamente balbettando confuse parole dall'ansia, dal turbamento, ed uscì a braccio del duca, che la sentiva tremare da capo a piedi. La carrozza partì di corsa.

--E con chi? Non me lo avete ancor detto....

--Con Sammartino.

--Un'altra volta!

Una crisi di dolore la abbattè. Ella lacerava il fazzoletto, si infiggeva le unghie sulla testa, si torceva le mani, soffocando le grida che le salivano alle labbra.

--E non prevederlo, iersera!... Non prevederlo!... Disgraziata, la colpa è mia!...

Poi, repentinamente, afferrando il braccio al duca di Majoli, fissandolo cogli occhi atterriti:

--Ma è moribondo... dite la verità! Non mi avreste chiamato se non fosse una ferita mortale!...

E prima ancora d'aver ottenuto risposta, acquistata quella certezza, ruppe in un singhiozzo lacerante.

Il duca le aveva presa una mano, tenendola stretta fra le sue. Una parola gli saliva alle labbra, convulsamente: «Povera!... povera!...» con un impetuoso bisogno di mescere le proprie lacrime a quelle di lei; ma uno sforzo violento, un irrigidimento di tutti i nervi ricacciava indietro la parola ed il pianto.

--Fa presto!... Più presto!...--ordinava al cocchiere, sporgendo automaticamente il capo dallo sportello; ma avrebbe voluto piuttosto gridargli: «Torna indietro!... Torna a casa!...» per evitare ai due disgraziati una crisi mortale.... Così dunque finiva l'illusione della gioia; era quello il terribile risveglio: quello spasimo, quell'agonia!

La carrozza correva, correva per le vie popolose; delle grida echeggiavano, le cornette dei _tram_ squillavano di tratto in tratto, e il sole splendeva nel cielo giocondo. «Sferza!... Più presto!...» Ma per fuggire lontano, per fuggire sempre, per mettere di mezzo lo spazio ed il tempo, per apprestare i grandi, i soli rimedii: la lontananza, la stanchezza, l'oblio....

Al cancello, Vittorio Giussi aspettava. La baronessa gli corse incontro, con le braccia tese, interrogando con lo sguardo.

--Si faccia animo!... Non sarà nulla!...

--Ah!

E la donna si slanciò avanti, di corsa. I due amici la raggiunsero, cercando di trattenerla. Ella si svincolò e passò ancora innanzi. Ma nella sala, il dottore l'arrestò.

--Signora, sia prudente; rinunzii a vederlo, per ora....

--È morto!...

--Ma no, ma no; morirà se non gli si risparmia un'emozione. L'abbiamo chiamata per farlo contento; ma sta a lei ad esser prudente, a rinunziare....

Ad un tratto s'intese una voce debole, ma chiara, che chiamava:

--Costanza!

Ella si precipitò nella stanza.

Pallidissimo, come di cera, col busto sorretto da un monte di origlieri, la camicia squarciata e sanguinosa che lasciava vedere una larga fasciatura, le braccia abbandonate da una parte e dall'altra, Andrea Ludovisi ripetè, più debolmente:

--Costanza!

Ella era caduta in ginocchio accanto al letto, aveva presa la sua mano fredda e sbiancata, stringendola fra le sue, coprendola di baci fra i singhiozzi che le spezzavano le parole.

--Andrea!... Andrea mio!... Che hai fatto!... Andrea mio!... Oh, Signore!... pietà!...

Cercando di liberare la sua mano, egli disse:

--Calmati, Costanza... calmati... se mi vuoi bene! Alzati, fatti più vicina... così... che io ti veda tutta... che io ti baci... purchè tu non pianga, Costanza....

--Ma perchè, Signore! perchè?...--e, parlando, ella gli passava una mano sui capelli, lievissimamente--perchè hai fatto questo?....

Andrea Ludovisi chiuse un istante gli occhi.

--Senti... io non potevo vivere con l'idea che quell'uomo... ti avesse... amata.

Ella si rialzò con un tremore in tutta la persona.

--Oh... ancora! Andrea, per quel Dio che ci vede, per quel Dio che deve ridarti all'amor mio, no! non è vero! non è stato mai!...

--Allora... quella lettera?

--Ma quale? Quale lettera?...

--Una di quelle, la lettera che tu volesti mostrarmi....

Un sorriso sfiorò la bocca della baronessa, mentre, curva di nuovo sul ferito, ella tornava ad accarezzarlo.

--Ma come quelle ve ne sono tante altre, povero amore!... Tu, amore, non l'hai letta!... Perchè non l'hai letta?... Sono delle dichiarazioni con le quali mi hanno perseguitata da per tutto!... Se sapessi quante me ne ha mandate colui!... Se sapessi da quante parti me ne sono piovute, da gente che non conoscevo neanche di nome!... Se sapessi come si tratta una donna nella mia posizione! Come tutto pare possibile, come tutto pare permesso!... Ma non era che questo, bambino?... Perchè non lo hai detto prima?

E nella gioia di vedere dissipato il malinteso che era stato causa di quella tragedia, ella quasi ne dimenticava le conseguenze.

--Povera Costanza!--esclamò Andrea, rivolgendole uno sguardo di compassione profonda.

--Oh, sì, povera, povera tanto! Quante amarezze, quante umiliazioni! Quanta codardia in tutti questi uomini che ci circondano!... Tu solo, tu solo sei nobile e generoso, tu solo mi hai amata....

--È vero?

Strettamente abbracciati, gli occhi negli occhi, pareva che essi volessero trasfondere le anime in quello sguardo supremo.

--Sì, è vero: tu solo! Tu, che hai avuto paura di confessarmi l'amor tuo! Tu, che mi hai rispettata prima di amarmi! Tu, che hai esposto la tua vita per me! Tu, che sei stato geloso dei miei pensieri e dei miei ricordi! Tu, che non hai mai voluto conoscerli!...

--Ancora!... ancora!...

--Tu, Andrea, che mi hai fatto rinascere; tu, che mi hai fatto credere a tutte quelle cose di cui avevo disperato, alla bontà, alla sincerità, alla fede, all'amore.... No, io non sono mai stata amata così! Non sono stata amata niente! Non lo sai? Mio marito mi ha lasciata otto giorni dopo il nostro matrimonio! Mi ha presa per la mia fortuna, che ha rovinata a metà! Mi hanno data a lui, perchè ero di peso in casa, e perchè aveva un nome! Ed ho subito gl'insulti più atroci, le vergogne più innominabili. Allora, capisci, io non ero corazzata d'acciaio contro le seduzioni... Feci....

--Costanza!... te ne scongiuro!...

--Zitto, bambino! Lascia fare a me.--E riprese, rapidamente:--Feci... come molte altre. Credetti d'avere incontrata la felicità; _credetti_--hai capito?--Fu una tregua soltanto. L'amore di... colui, finì presto... se pure cominciò mai... No, no; hai ragione, non cominciò mai!... Un sentimento di falso dovere non gli fece dir nulla; e, in cambio, mi oltraggiò... capisci come? preferendomi una... delle altre. Mi sentii sferzata a sangue. Vidi tutto abietto intorno a me; in quell'abiezione volli cadere anch'io, per vendetta, per rabbia impotente.... Fu una volta sola, e fu abbastanza... Andrea, te lo giuro, per l'amor nostro!... Andrea!... Andrea, che cos'hai?...

Egli si era fatto ancora più pallido, spaventosamente, ed aveva portato una mano al petto.

--Il sangue! il sangue! il sangue di Andrea! il sangue generoso versato per questa indegna!

E accostate le mani alla fasciatura tutta madida, le portò al viso.

--Che io mi lavi nel tuo sangue, ch'io lavi le mani, ch'io lavi la fronte, ch'io lavi la bocca, che io mi lavi tutta, ch'io mi purifichi--è questo?--sì, così... così....

--Tu sei redenta....

Al contatto di quelle labbra ghiacciate che si posavano sulle sue mani sanguinose, ella sentì un brivido passarle per tutto il corpo.

--Lasciami... ch'io chiami....

--Non ancora, Costanza!...

Un silenzio. A un tratto s'intese la pendola suonare le due. Egli rivolse alla donna uno sguardo pieno di passione, e disse, con voce che si sentiva appena:

--A quest'ora.... sotto gli _eucaliptus_....

Ella non fece a tempo a contenere uno scoppio di pianto. Disperatamente, si lasciò cadere in ginocchio, mettendosi in bocca, per frenare i singhiozzi, un lembo del lenzuolo pendente.

Ad un tratto, si sentì chiamare:

--Costanza... soffoco... l'aria....

Ella corse a schiudere la finestra. Come si voltò vide gli occhi di Andrea rovesciarsi e la bocca contorcersi un poco....

Al sordo rumore di un corpo che cadeva di peso, gli aspettanti si precipitarono nella stanza; e mentre il dottore, con un gesto disperato, accertava la morte, il duca di Majoli si curvava sulla irrigidita Costanza di Fastalia, sollevandola paternamente.

UNA DICHIARAZIONE.

I.

Al signor Guglielmo Valdara, _Castellammare_.

Hôtel Royal.

_Mon cher_,

Ah, que c'est drôle! Ah, que c'est drôle! Permettete, j'étouffe! O povero amico mio, quelle mine piteuse! Scusate, non vi avrei mai creduto capace di una cosa simile! Francamente, non ve ne faccio i miei complimenti. Ma è una lettera à dormir debout, la vostra lettera!...

Dunque, voi mi amate? Avrei voluto voir ça, che non me lo aveste detto, dopo un mese che prendiamo posto alla stessa table d'hôte e che vediamo, dalla stessa terrazza, arrivare e partire diciotto treni il giorno--oltre i facoltativi. Li avete contati? Io sì. Ecco qua: treni omnibus alle 7 e 5, 8 e 5, 12 e 35, 3 e 20, 6 e 40, 9 e 25; diretti alle 10 e alle 5 e 25, misto alle 7 e 40. Questo per gli arrivi. Quanto alle partenze... brisons là-dessus. Ma quale cantoniera non farei! J'y songe: perchè non mi avete offerto di andare a fare i cantonieri, in fondo a una linea poco frequentata? Noi avremmo una piccola casetta gialla, con un grosso numero nero, e un giardinetto pas plus grand que ça, con molti geranii e qualche robinia. I passeri cinguetterebbero sopra le nostre tegole, e noi sotto.... Voi ispezionereste la linea ed io vi suonerei ogni tanto il corno!... En voilà une idée! Enfoncés, la «capanna e il tuo cuore!...» Decisamente, amico mio, voi non siete all'altezza del vostro secolo. Nel secolo dei treni-lampi, voi mettete un mese a dirmi che siete innamorato di me! C'est on ne peut plus petite vitesse! Almeno, aveste evitato i deraillemens! Nossignore; pare che sia di vostro gusto arrischiare ad ogni momento l'osso del collo. «Vi è un'angoscia indicibile nell'idea che la divorante passione resterà eternamente ignorata dalla persona che ha saputo destarla!» E voi partite di qui, per buttarvi a occhi chiusi sotto il tunnel dell'analisi psicologica: «L'anima ha bisogno di comunione; che cosa importa se un'altra anima non le risponderà? Confessare il proprio tormentoso secreto è renderlo più sopportabile; lo sanno i malfattori che un irrefrenabile istinto spinge a rivelare....» Lanterna rossa: ferma! assez! stop!... A chi dicono? Voi non vedete il pericolo, e finalmente: patatrac... eccovi andato a gambe per aria! «La misteriosa voce delle cose... l'universale rispondenza delle forme e degli esseri... la complice dolcezza di questa natura....» Quel baragouinage! Rimettetevi, mon cher; su via! Ripigliate fiato, così, animo!

Sapete che siete un bell'originale? Vi faccio un po' timbré, my poor fellow! Est-ce que si scrive sul serio a quel modo, nel vostro paese? Io mi ero lasciata dire che l'Italia è il paese della rettorica; ma voi siete, ma foi, incredibile!... Ah, j'y suís! Voi mi volete dare un aperçu di ciò che sarà la vostra compagnia, se io «colmerò» i vostri «voti più fervidi». Tutto il giorno a roucouler intorno a questo «Sorriso del Cielo!...» Salvo quando vi accenderete d'ira tremenda e mi «soffocherete nelle vostre braccia». C'est ça; poichè voi non siete fatto come tutti gli altri, voi! «Non sapete di quale amore io amo? Io amo come il mare ama la riva: dolcemente e furiosamente!» Bravo, very well, vortrefflich! «Nei giorni della calma esso la bacia, lieve, sussurrante, carezzante, quasi pauroso di farle del male. Quando il soffio dell'aquilone lo gonfia, esso l'assale, terribile, e la morde, la flagella, la seppellisce!» Ah, que c'est drôle! Ah, que c'est drôle! Così, quando voi siete gonfiato, voi mordete la gente? Ma andate allora da M. Pasteur, o fatevi mettere la museruola!

Ditemi un po' una cosa: v'imaginereste, per caso, di essere il primo a dirmi delle storie simili?... Connu, connu, povero amico!... Perchè non v'innamorate dunque di cotesti signori? Ciascuno di loro possiede il segreto dell'Amore (con un A maiuscolo), il segreto del Grande Amore!... «Associatevi» dunque, al loro «Destino!...» Probeblatt gratis!... Chi non respinge il primo numero si ritiene abbonato!... Io torno à mon idée: facciamo i cantonieri!

Sul serio: voi avete preso ciò che qui si dice una cantonata. Sapete che cosa ho fatto? Ho contato quante volte nella vostra lettera avete scritta la parola _amore_. È come pei treni; che cosa volete! Quando l'on s'ennuie, tutto è buono. Dunque, voi avete scritto _amore_ trentasette volte. Zur Güte, mi sapreste dire qu'est-ce-que c'est que ça? R. S. V. P... Sentite dunque; qualcuno si è tirato, per me, un colpo di pistola al cuore, o, più esattamente, sotto la clavicola. La palla è penetrata fra la terza e la quarta costola, ha intaccato il polmone, e non si è potuta cavar fuori. L'individuo è stato un mese tra la morte e la vita; finalmente il s'est tiré d'affaire. Je ne m'en porte, come voi vedete, nè meglio nè peggio. If you please, non partite di qui per tirarvi un colpo di revolver alla tempia, che è le bon endroit, come dice Dumas fils nella _Boîte d'Argent_ (l'avete letta?). Ce serait grand dommage! Lo _Stabia's Hall_ verrebbe privato di uno dei suoi frequentatori più charmants. Voi vedete che io sono equa, e che faccio onore ai vostri talents d'agrément.

Torniamo dunque, come voi dite, in carreggiata. Cercando bene, ho trovato nella vostra lettera una definizione, ou presque, dell'amore; il quale sarebbe il «sacrifizio di _tutto_.» Di _tutto_, e pas plus que ça? Ma è troppo poco!... Tenez, vi ricordate di quel signore polacco che mi presentarono domenica passata al _Pozzano_, e che mi strinse la mano con la sinistra? Era una conoscenza delle mie, vous en doutiez vous? Quel signore ha avuto tagliato il braccio destro in seguito a un colpo di pistola che gli ha spezzato il radio. Je m'y connais, in anatomia! Il colpo di pistola lo ha preso in duello, col signor principe Dimitri Borischoff, governatore di Kiew ed anche un po' mio marito. Quel signore non può più tornare in Russia, dopo essere stato sorpreso a tricher al Circolo Imperiale di Mosca, e dopo aver commessi due piccoli falsi, rien che per potermi seguire da un capo all'altro dell'Europa, dal Ladoga a Biarritz. Vi ricordate che era en grand deuil? Era per suo padre, buttatosi per la vergogna--dicono--e pel dolore, sotto un treno diretto. Si deve esser fatto un male orribile! Aussi, che modo selvaggio di spedirsi all'altro mondo! Ne peut-on s'y prendre con più garbo? Voi, per esempio, mio caro idealista, vi anneghereste in un lago azzurro, una notte azzurra, da una barca azzurra.... A Capri, per esempio; ça vous va-t-il? Già, voi avete un penchant per gli annegamenti. Non mi avete scritto che lasciate annegare la vostra anima «al suono della mia voce» ed «al profumo dei miei capelli?» Pardon, della mia «nebbia d'oro.» Perchè i miei capelli sono della «nebbia» e questa «nebbia» è per giunta «d'oro!» Ciò mi ricorda un poetino, morto poitrinaire laggiù in Russia--per me, on prétend--il quale chiamò una volta i miei occhi dei «diamanti neri.» Dire che il povero maestrino non ne aveva visti nè neri nè bianchi, in fondo a quel villaggio della Siberia dove mi confinarono le cure del principe Dimitri Borischoff, governatore di Kiew ed anche un po' mio marito!