Chapter 10
Una reputazione di santità era il frutto di quella abnegazione; una reputazione di cui egli avrebbe sorriso nel suo interno, con qualche sfumatura di amarezza, se non fosse stato più forte in lui lo spirito di compatimento per gli errori degli uomini.... Quel giorno, come sempre allorquando egli dominava dall'altare la folla dei fedeli sparsa qua e là per la chiesa, il pensiero del contrasto fra il rispetto, fra la devozione un poco meravigliata che si leggevano negli sguardi di quanti lo circondavano, e l'intima sfiducia di esserne veramente degno, occupava la sua mente intanto che egli si preparava ai mistero dell'elevazione. Se gli uomini avessero potuto leggergli nell'anima in quell'ora; se avessero potuto sospettare il dubbio che vi tenzonava, intanto che egli teneva chini gli sguardi sul messale e le mani congiunte in segno di adorazione?.... In quei momenti, per l'attenzione stessa di cui lo faceva oggetto, il dubbio s'ingigantiva; egli si persuadeva della propria indegnità, dell'ipocrisia che vi era da parte sua nel presumere di farsi curatore di anime, lui che aveva pel primo bisogno di esser guidato! In una rapida evocazione, riprovava allora le inquietanti impressioni dell'adolescenza, quando veniva di tratto in tratto nel sontuoso palazzo degli avi, e come dietro un sipario intravedeva il magico spettacolo del mondo e delle sue attrattive; allora, l'acuto profumo dei fiori freschi, unica nota vivace profusa su quegli altari quasi nudi, gli procurava un turbamento profondo.... Un istante dopo, la crisi era superata; egli aveva degli slanci interiori di sommessione, di sacrifizio, che lo redimevano ai proprii occhi; mentre l'ostia si alzava, in un nembo d'incenso, egli si prostrava con lo spirito, si faceva umile, si annichiliva, e nel suo volto non si leggeva più che una pietosa serenità....
II.
La messa era finita. Come le sacramentali parole furono pronunziate, si levarono per la piccola chiesa dei rumori diversi: urti di sedie rimosse, stropiccii di passi; e padre Ladislao, passato nella sacrestia, si disponeva a spogliarsi dei suoi paramenti. Ad un tratto, il giovane seminarista che aveva servito l'uffizio e che si era attardato in chiesa, venne a raggiungerlo con un'animazione nel bel volto bianco dagli occhi intelligenti.
--Padre Ladislao,--diss'egli, mostrando col braccio disteso la porta di legno scolpito a bassorilievi,--vi è in chiesa una signora, una signora entrata a momenti, che domanda di lei, per confessarsi....
--Ebbene?
--Che cosa debbo dirle?
--Che vengo subito.
Il seminarista scomparve, intanto che padre Ladislao finiva di rivestirsi, con una lentezza un poco in contraddizione con la sua risposta. In verità, egli non si sentiva molto disposto alla confessione quel giorno; il suo spirito non aveva la necessaria lucidità, delle nebbie erranti lo velavano. Nondimeno, come fu pronto, rientrò in chiesa. Si era avanzato di qualche passo appena, quando scorse la donna inginocchiata accanto ad un pilastro, col velo nero come la veste gettato sulle spalle. Egli stese a un tratto un braccio tremante, quasi in cerca di un appoggio, e si scolorì rapidamente in viso.
Vistolo, ella gli s'era avvicinata, prendendogli una mano e portandola alle labbra, prima ancora che egli avesse potuto pensare di opporsi a quell'atto.
--Padre, se non la disturbo....
Era lei, la sua figura, la sua voce!... Il suo lontano sogno di giovanotto improvvisamente riapparso, con l'intensità della vita stessa, col materiale contatto di quelle labbra che gli bruciavano la mano, malgrado egli tentasse di cancellarne con l'altra l'impronta.... Come mai la tentazione delle sue notti lontane gli veniva ancora dinanzi, quand'egli giudicava di averla domata per sempre? E che cosa voleva da lui, che aveva saputo custodire nel più profondo dell'anima il proprio secreto?
--_Confiteor_....
Ma egli non poteva confessarla! Non poteva confessare nessuno, e lei tanto meno! Egli era un uomo, debole, cieco, turbato, malfermo come tutti gli uomini, ed in quel momento d'affanno più di tutti gli altri! Perchè metterlo dunque alla prova; e quale mostruoso sacrilegio doveva compirsi sotto quel confessionale, nella casa del Signore?...
Nessuno di quei varii sentimenti tumultuanti in lui si poteva rivelare alla donna. Accasciata in ginocchio sulla predellina, dietro la piccola finestra tutta simmetricamente forata, ella cominciava a parlare con voce rotta dall'emozione, cercando stentatamente le parole, con frequenti reticenze piene di turbamento. Ella diceva i pericoli che la insidiavano, l'abisso della colpa che le si spalancava dinanzi, che le dava le vertigini, e che l'attirava.... Unita contro la propria volontà ad un uomo che non amava, ella non era libera di soffocare la voce del cuore; poi, ella sapeva tutta la gratitudine di cui quell'uomo che le aveva dato il suo nome ed il suo affetto--il padre di sua figlia--era degno; la gratitudine, sì, qualcosa di più del dovere.... ed ella si sentiva dilaniar l'anima, e la sua pace era perduta, ed invocava una parola che la reggesse in quella lotta di tutti gl'istanti, tanto più atroce quanto più intima.
--Padre, o padre! voi che tutti venerano come un santo, voi che passate pel mondo sorretto da una forza divina, datemi voi un aiuto.... Io non ho nessuno accanto a me; non ho più mia madre; mia figlia è lontana, chiusa in un lontano convento.... Ditemi voi, padre, come vincere in questa guerra....
Dietro la sottile parete di legno traforato, rispose la voce del confessore, leggermente velata:
--L'aiuto che altri può dare non è mai così efficace come quello prestato dalla propria coscienza. È ad essa che bisogna domandarlo; essa non lo nega mai fin quando è viva. E che sia viva, lo prova questa confessione, il contrasto provato, il pentimento prima della colpa....
Ella balbettò:
--È orribile!... È orribile!
La voce tacque un istante, un rapido istante; poi riprese:
--Fin quando la colpa ispira quest'orrore, non bisogna disperare. Vi sono delle leggi che regolano tutto: il mondo materiale come il mondo spirituale, l'universo come la vita. Tutto ciò che offende la legge è condannato naturalmente a perire; la colpa porta con sè il gastigo immancabile.
--O padre, basterà dunque astenersi dal peccare per paura della punizione?
---Bisogna ancora alzar gli sguardi in alto.... ma non tutti ne sono capaci.
Vi era una impercettibile intonazione di durezza nella voce che aveva pronunziate quelle parole e che, subito dopo, si era spenta. La donna aveva preso a respirare affannosamente, rovesciando un poco la testa, come in cerca d'aria. Poi, riavvicinandosi alla finestrella, nascondendosi la faccia tra le mani, mormorò rapidamente:
--Misericordia.... misericordia di me! Perdono, Signore, pietà!...
Un silenzio di qualche momento, durante il quale non si sentiva altro che il respiro affannoso della penitente. Dall'interno del confessionale, nessun segno di vita, come fosse deserto. Poi, una voce ne uscì, più profonda, più velata, trasformata così che non pareva più quella di prima.
--Nessuno domanda invano pietà, nessuno si rivolge invano alla eterna misericordia. Il pentimento è il lavacro di tutti gli errori; il ritorno dell'anima che minacciò di smarrirsi è ancor più festeggiato tra gli eletti....
La voce si faceva a poco a poco sempre più fievole, si spegneva, moriva.
Ella si passava ora una mano sulla fronte ardente, ne scostava nervosamente i riccioli dei bruni capelli.
--Sì, sì; io sono colpevole, più di quanto ho detto,--balbettava ansiosamente.--Io non ho detto tutto, e questa è una nuova colpa.... Il peso del mio secreto mi soffoca, mi toglie il respiro.... Ho giurato a due uomini..., ad uno dinanzi alla legge umana e divina; all'altro dinanzi alla mia coscienza.... E non debbo, mio Dio! ingannar l'uno, e non posso scordarmi dell'altro!... Come ho resistito, quante volte ho pregato il Signore di darmi quella forza che a poco per volta mi è venuta mancando, quante volte ho invocato la generosità di quell'uomo sempre più insistente....
La voce disse, duramente:
--Non bisogna contare sulla generosità degli uomini.
--Ah, sì! è stato forse questo il mio errore; è per questo che mi sono sentita trascinare sempre più vicino all'orlo della colpa, da rasentarlo.... da esser considerata come perduta.... Ah, che dolore e che vergogna, all'accusa menzognera! Perchè non è vero, padre! perchè se ho peccato col pensiero, non ho peccato con le opere!... E non esser creduta! E non aver nessuno al mio fianco, dinanzi a cui piangere le lacrime dell'innocenza e del rimorso; dover comporre una maschera di serenità dinanzi all'uomo che ho offeso: non trovarmi accanto mia figlia... Io piangerei dinanzi ad essa, ma non sarei costretta ad arrossire; lo giuro a Dio, sulla mia salute eterna.... Padre.... Padre, mi ascoltate voi?
La voce rispose, dolce e lieve:
--Ti ascolto, figlia mia, come ti ascolta tua madre di lassù....
Allora, ella ruppe pianamente in pianto. Gli occhi aridi, le guancie ardenti, erano tutti irrorati dalle lacrime, l'eccitazione dello spirito trambasciato si risolveva in quella crisi benefica.
--Madre mia!... Madre mia!... Che buona parola!... Come fa bene poter piangere!... Sarò dunque perdonata?...
--Sempre che ne avrai la speranza....
--Il pianto non è dunque una debolezza, se io mi sento ora più forte di prima, più disposta ad uscir vincitrice dalla lotta?... Che bene mi avete fatto, padre mio!...
--Bisogna guardarsi dall'eccesso della fiducia dopo l'eccesso dello sconforto. A sostenerti, riprendi tua figlia presso di te; il posto delle figlio è accanto alle madri. Pensa che essa penserà a te, come tu oggi pensi a tua madre; pensa che l'amore, l'odio, l'ambizione, l'invidia, tutte le più forti passioni finiscono prima di noi, e che, quando tutto è finito, una cosa resta: la soddisfazione del dovere compiuto....
Parlava ancora, sotto voce, con una grande dolcezza, che ella io interruppe:
--Sì, è vero, è giusto!... Grazie, padre; grazie del bene che mi avete fatto.... E potrò ancora ricorrere a voi?
--Ogni volta che ne avrai bisogno.
Ella restò ancora un poco in orazione; poi si levò, traversò lentamente la chiesa, bagnò le dita nella pila dell'acqua santa, si curvò ancora voltandosi, ed uscì.
III.
Il seminarista, che aveva finito di mutare le tovaglie degli altari per la prossima festa, vedendo che padre Ladislao non usciva ancora dal confessionale, si avviò verso di lui.
Al rumore di quel passo, il confessore venne fuori. Era straordinariamente pallido in viso, ed aveva uno sguardo incerto che fece chiedere al piccolo chierico:
--Padre, la confessione l'ha stancato?
--No, no....
--Allora, si fa oggi la prova della cantata?
--Domani, Luigi; dirai che vengano domani. Oggi ho qualche cosa da fare.
Diede ancora alcune disposizioni; poi uscì, dirigendosi verso la città alta. Camminava rapidamente, col capo chino, senza guardare nessuno. In breve, si lasciò dietro le ultime case, ed avanzò per l'erta della collina. Gli alberi proiettavano il loro verde tenero sull'azzurro del mare; un mare tranquillo come un lago, popolato qua e là di stormi di piccole vele. La strada, nei suoi zig-zag, rasentava l'orlo della scoscesa, difesa soltanto da un basso parapetto, e l'occhio, di lì, dominava l'abisso.
Padre Ladislao procedeva sempre con passo eguale. A volte, un alitare più forte della brezza gli avvolgeva fra le gambe la nera veste, impacciando il suo andare. Egli sostava un momento, portava una mano al cappello e spingeva uno sguardo lontano, all'orizzonte. Giunto finalmente dinanzi ad un cancello arrugginito fra due pilastri di mattoni dai quali l'intonaco era quasi tutto scomparso, lo spinse, ed entrò nel grazioso podere, piantato a vigne dalla rigogliosa vegetazione. Sulla piccola spianata della casetta, all'ombra d'una tettoia, un prete vecchissimo stava seduto sopra una poltrona di cuoio, reggendo un breviario con le mani scarne. Come i passi si avvicinavano sempre più, egli volse un poco il capo, e posando il libro sulle ginocchia, con le mani stese verso l'arrivante ed una espressione di letizia nello sguardo, esclamò:
--Ladislao, ragazzo mio!...
Il nuovo venuto prese una di quelle mani, la portò alle labbra e la baciò. Poi, curvandosi un poco, quasi in ginocchio e con la testa bassa:
--Padre,--disse,--sono venuto per confessarmi.
UN CASO IMPREVISTO.
Come le carrozze si fermarono dinanzi alla porticina della casa in costruzione, e ne cominciarono a discendere i padrini col fascio delle sciabole avvolte in un vecchio panno verdastro di tavolo da giuoco, la comitiva raccolta nel _Caffè della Stazione_, in fondo alla piazza lì dirimpetto, si agitò.
--Eccoli!... Eccoli lì!
--Ci sono tutti?--chiese il Monterani.
--Manca ancora il marchese. Quello lì non è il dottor Salandri?
--E l'altro dottore?
--Non si vede. Sono già le tre.
Tutti gli occhi erano rivolti da quella parte; il cameriere, col tovagliolo sotto il braccio, se ne stava fermo sull'uscio a curiosare.
--Ed il motivo di questo duello?--chiese l'avvocato Corsi.--Se ne sa nulla?
--È semplicissimo. Luzzi annoiava il marchese con le sue assiduità presso la moglie.
--Ed il marito non ha trovato di meglio che mandarlo a sfidare?
--A proposito,--interruppe il Monterani rivolgendosi a Baldassare Gargano, che non aveva ancora aperto bocca.--Tu non sei stato pregato dal marchese di rappresentarlo?
--Sì, ma non ho accettato.
--Hai delle ragioni speciali?
--Ho giurato, dopo l'ultima volta che presi parte ad una quistione d'onore, di non fare più il padrino a nessuno.
--Perchè?... Che cosa ti è successo?
--Una scena che non dimenticherò mai più.
--Qualcuno dei combattenti è rimasto sul terreno?
--Al contrario; il duello non avvenne.
--Oh, allora?
--Racconta, racconta un poco!--insistettero tutti, ad una voce.
--Bisogna innanzi tutto sapere,--cominciò Baldassare Gargano,--i motivi pei quali si scendeva sul terreno. Fu una sera, a..., al Circolo dello Sport, dove mi ero recato per caso, per non sapere che cosa fare di me. Avevo sfogliato dei giornali, scambiata qualche parola con alcune conoscenze, ed ero passato nella sala dei bigliardi. Stavo per sedermi, attirato dall'interesse di una partita impegnata fra due delle più forti stecche, quando scorsi, appoggiato allo stipite di una porta, quasi nascosto dalla tendina, il conte di Bauern; sapete, il figlio del ministro di Sassonia?.... In altre circostanze, quell'incontro non mi avrebbe fatto nè caldo nè freddo; ma il conte era stato di fresco colpito da una grande sciagura: la morte della sua giovane moglie adorata e pianta amarissimamente. Il triste avvenimento, che aveva commosso tutti coloro dai quali la contessa era stata conosciuta, non era molto recente, datava forse da quattro o cinque mesi; nondimeno, era quella la prima volta che lo sconsolato marito riappariva in pubblico. Questo fatto stesso vi potrà dare un'idea dell'intensità di un dolore le cui traccie, appena io ebbi scorto il conte, potei leggere sulla sua figura disfatta, nella magrezza e nel pallore del viso che l'abito nero contribuiva a mettere in ispicco, nello smarrimento degli sguardi nuotanti come in un vapore di lacrime. Il lutto che aveva nelle vesti, era anche nell'anima--di quanti vedovi credete voi che si possa dire altrettanto? Egli è che la contessa di Bauern, la gentile creatura così rapidamente sparita, riuniva tutte le condizioni per rendere felice un uomo--se la felicità è possibile. Bellezza, grazia, cultura, nobiltà di nascita e di sentimenti, austerità di costumi; ella aveva tutto; ed io non so se un nuovo Pigmalione, foggiandosi da sè un essere destinato a dividere la propria vita, avrebbe potuto farlo più perfetto. Per ogni dove, il conte di Bauern era guardato con un sentimento di invidia, che la possessione di un tale tesoro destava, ma che--pur troppo!--doveva presto mutarsi in pietà, quando il rapido estinguersi di quell'esistenza venne in certa guisa a dimostrare come essa non fosse fatta per questa terra....
--Ecco, ecco il marchese!--interruppe il Monterani.
S'intese infatti il rotolare di un legno che venne anch'esso a fermarsi dinanzi alla casa in costruzione. Erano tre le carrozze stazionanti ora lì vicino, circondate da alcuni curiosi che domandavano notizie ai cocchieri.
--Dicevo dunque--riprese il raccontatore--che vedendo per la prima volta al Circolo il vedovo conte, non potei esimermi da un movimento di curiosità. Senza essere molto intimo con lui, lo conoscevo abbastanza. Al tempo della sua disgrazia, ero andato a lasciargli una carta--formalità che ha il grande vantaggio, come tutte le formalità, di dispensarvi da ogni altra cura; però, vedendolo al Circolo, notando la sua tristezza, la curiosa espressione dei suoi occhi nei quali si leggeva la ricerca della distrazione in lotta col bisogno di concentrarsi nel proprio dolore, credetti conveniente di avvicinarlo. Quando gli fui accanto, mi pentii della mia iniziativa. Il conte di Bauern, presente col corpo in quella sala di bigliardo rischiarata dalle sei lampade dai grandi riflettori, ne era lontano con lo spirito--infinitamente lontano. Dove vagava esso? che cosa cercava? quale visione seguiva? Non lo so; so questo: che ebbi appena l'agio di stringergli la mano, di balbettare non ricordo più quali frasi di convenienza, e passai in una sala vicina.
«Quando il diavolo ci mette la coda....
--Un'altra carrozza!... Il medico del Luzzi....
--Silenzio!--ingiunse l'avvocato, che l'interesse aveva già preso.--Quando il diavolo ci mette la coda?
--Nulla può impedire il precipitare delle catastrofi. Giusto quella sera, un'indisposizione della Nevosky aveva fatto sospendere lo spettacolo, e un tempo orribile aveva reso problematico per molta gente l'impiego della serata.
«A poco a poco, una comitiva rumorosa si formò nel Circolo, alla testa della quale era Rodolfo Vialli, un capo scarico, un essere leggiero più della cenere di questa sigaretta. Si chiacchierò, dapprincipio; si commentò la malattia della cantante, si mise non so che scommessa, e a un tratto il Vialli, pigliandosi sotto il braccio l'Ansaldi, un dilettante di musica suo competitore, lo trascinò al bigliardo. La curiosità mi spinse di nuovo da quella parte; il giuoco cominciò, fra il sopravvenire continuo di nuova gente....
All'orologio del caffè scoccò la mezz'ora.
--Debbono già essere in guardia--disse qualcuno.
--State a sentire!--ingiunse di nuovo l'avvocato.
--Se voi volete--riprese il narratore--che io vi ridica in qual modo da una questione d'arte il discorso sdrucciolasse a poco a poco nella maldicenza, io non potrei contentare la vostra curiosità. Sapete come avviene: una parola tira l'altra: si sa donde si parte, non si sa dove si va a parare. Si parlava di uno scandalo scoppiato in una famiglia dell'alta società, uno dei soliti drammi domestici: il marito che scopre la colpa, la moglie che deserta la casa coniugale per seguire l'amante.
«Povero Geppino,--esclamava il Vialli, parlando di quest'ultimo--che tegola sul capo! Queste cose, da principio, sembrano il paradiso, come all'amante di _Saffo_ pareva il paradiso salir le scale di casa portando l'amica sulle braccia. Arrivato in cima, stava per morire dalla stanchezza!...» Non so più chi osservò: «Quando si affronta una situazione, si ha il dovere di subirne le conseguenze.»--«Non dico il contrario--rispose lentamente il Vialli, studiando se gli convenisse di tirare la sua palla sulla bianca o sulla rossa.--Non dico di no.... ma l'adempimento di un dovere non è sempre una cosa allegra....--E, mancata la carambola: Il malanno al dovere!... La fortuna è di poter rompere a tempo!...» L'Ansaldi, anche lui, sbagliò il suo colpo. «Alla rivincita!...--disse il Vialli, ma irritato da un nuovo sbaglio:--Le liberazioni,--esclamò,--come quella della Bauern non capitano tutti i giorni!...»
«Amici miei, io non so ripetervi quel che provassi in quell'istante. Che cosa voleva dire il Vialli? O avevo frainteso?... Automaticamente, appena egli ebbe pronunziato quel nome, gli occhi mi andarono alla portiera dove avevo visto il conte. Egli era ancora lì... scorsi soltanto i suoi occhi, gli occhi lucenti come fossero di fosforo. Si erano quegli altri accorti come me della sua presenza? Perchè nessuno si alzò? perchè io stesso non mi alzai di scatto gridando al malaccorto: Taci, sciagurato: non vedi tu chi ti ascolta?... Vi sono dei momenti nei quali una tragica fatalità sembra pesare su di noi; nei quali, con la nitida percezione di quel che ci avviene dintorno, noi abbiamo, come negl'incubi, l'assoluta impossibilità di far nulla per arrestare il corso delle cose.... Io vi dico tutto questo ora; in quel momento non vi fu il tempo di pensarne una minima parte. «Augusto Secchi--continuò il Vialli, sbattendo per terra la sua stecca--è stato ben fortunato di liberarsene....
«Oh, che scena; che terribile scena! S'intese sul tavolato il rumore di un passo, che fece voltare tutta quella piccola folla, e il conte di Bauern, come un'apparizione fantastica, si avanzò verso il Vialli. Nessuno si mosse; io non avevo fiato da respirare. Quando il conte fu vicino al giuocatore, disse con voce d'una freddezza stridente--lasciate pure correre l'espressione--che mi risuona ancora all'orecchio: «Mentitore vigliacco!...» Come allo scatto di una molla, il Vialli alzò la stecca; allora il conte, in un lampo, glie la strappò di mano e mandando indietro l'uomo con un urto nel petto, ruppe sul ginocchio il forte bastone come fosse un fuscellino.... Cieco d'ira, il Vialli fece per slanciarsi su lui, ma era troppo; il terrore da cui eravamo stati ammaliati svanì; dieci, venti persone si slanciarono in mezzo, io fra questi; e, trovatomi vicino al conte, lo trascinai in un'altra stanza....
«Egli era stato ammirabile di coraggio e di sangue freddo; ancora non un tremito tradiva l'emozione che certo aveva dovuto essere formidabile. Tutti, concordemente, condannavano il Vialli. Calunniare una donna su cui nessuno aveva mai avuto nulla da dire, infamare la memoria di una morta senza nessuna possibile scusa, e ciò dinanzi a tanta gente, dinanzi al marito, era una leggerezza che rasentava la colpa. «So che ho torto--esclamava egli nell'altra stanza--ma non sono disposto a soffrire in pace gl'insulti.» Il fatto è che, non potendo trovare padrini fra le persone presenti, fu costretto ad andarli a cercar fuori. Il conte, da parte sua, mi pregò con una correttezza impeccabile che in quel momento era ancor più notevole, di assisterlo in questa circostanza, indicandomi il barone Narconi come testimonio. «Accettino ogni patto; desidero solo che si faccia presto. Se è possibile, domani stesso.» E andò via. Erano trascorsi pochi minuti, che tornò l'altro coi suoi secondi. Avrei voluto stabilire ogni cosa in poche parole; facevo i miei conti senza il signor Mendosa, il padrino del Vialli. Un avvocato in tribunale, un diplomatico incaricato di negoziare un trattato, non è più minuzioso, più meticoloso, più circospetto, più attaccato alle forme di quel che egli era. Io non avevo una gran pratica di queste cose; ma parevami che vi fosse poco da discutere. La qualità delle offese, il modo con cui erano state fatte, quale fosse la più grave, a chi toccasse la scelta delle condizioni, le condizioni stesse: tutto fu soggetto di lunghi dibattimenti. Prevedevo che, con quella specie di contradditore, avrei avuto molto da fare sul terreno. Come Dio volle, si stabilì che lo scontro, alla spada, a discrezione dei dottori, sarebbe avvenuto il domani alle otto del mattino.