Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 1 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne

volume di quest'opera, che contiene la storia delle Matematiche, egli

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tratta ancora lungamente nel Cap. VIII dell'_Acustica_, ossia la Teoria fisico-matematica della Musica, che ne è una porzione. Rapporta in sul principio il sentimento di Aristosseno fra gli antichi, e fra' moderni dell'Eximeno e del d'Alembert, che escludono la Musica dalle scienze esatte, e sembra ancora ch'egli stesso non vi contraddica sulla fine del Capitolo, ma “il vedere, egli dice, fino da' tempi di Pitagora, fin dal principio stesso della cultura delle matematiche riposta fra queste la Musica, anche con preferenza all'ottica, e alla meccanica, e costantemente poi conservata nell'_Enciclopedia_ de' Greci, e nel _Quadrivio_ de' Latini, trattata in tutti i secoli ne' corsi di matematica, e illustrata sino a' nostri di dall'Alembert medesimo, dall'Eulero, e da' più rinomati matematici non ci permette, lasciando ad altri l'esame della questione, d'abbracciare il sentimento di que' filosofi, e d'escludere dalla storia delle matematiche quella dell'Acustica, o della Musica.” E dopo di avere egli tessuta eruditamente l'istoria de' più illustri matematici e filosofi dell'antichità, e dei tempi più a noi vicini, che colle loro fatiche hanno procurato d'illustrare questa facoltà, così poi egli termina. “La musica è più da riguardarsi come arte dilettevole, che come scienza matematica; l'acustica, che dee comprendere tutta la dottrina del suono, si può ancora considerare come nascente, e appena toccata in pochi punti; impieghino in essa i loro studj i geometri e i fisici, che con isperienze e con calcoli scopriranno molte utili verità, che vi sono ancora nascoste, e ci formeranno una vera scienza nell'Acustica, come l'abbiamo nell'Ottica.”

ANDRIGHETTI (Antonio-Luigi) nel 1620, pubblicò in Padova un'opera in 4º sotto questo titolo: _Ragguaglio di Parnasso della gara nata tra la musica e poesia_.

ANDRONE o ANDRONIDE, nato a Catania nella Sicilia, suonatore di flauto. Ateneo (_l. 14_) dice che egli inventò i movimenti del corpo, e la cadenza per quegli che danzavano al suono degl'instromenti.

ANDROT (Alberto-Augusto) nacque in Parigi nel 1781. Egli fu ammesso nel 1796, nel Conservatorio di musica allo studio del solfeggio. Nel 1802 riportò il premio di composizione che dà il Conservatorio, e concorse per il gran premio di composizione musicale proposto dalla classe delle belle arti dell'Instituto, che gli fu conferito nella pubblica adunanza delli 30 settembre 1803. Giunto in Roma sul principio dell'inverno, diessi con ardenza, e forse troppo allo studio. Rapito dal suo zelo e dalle sue disposizioni, Guglielmi maestro di cappella del Vaticano, preselo in sommo affetto e 'l sovvenne co' suoi consigli. Androt compose un pezzo di musica di chiesa, che venne eseguito nella settimana santa del 1804, ed ebbe tal successo che il direttore del principale teatro di Roma il sollecitò a scrivere una grand'opera per il prossimo autunno. Il giovine compositore spirò mentre era per terminare questa musica, ai 19 agosto del 1804 pria di compire il suo ventesimo terzo anno. Pochi dì innanzi la sua morte, egli aveva composto un _de profundis_, che fu eseguito in suo onore nella cerimonia religiosa de' suoi funerali nel mese di ottobre dello stesso anno, nella chiesa di _san Lorenzo in Lucina_, in Roma.

ANFOSSI (Pasquale) nato verso il 1736, studiò da prima il violino in un conservatorio di Napoli, e dopo avere esercitato quest'instromento per più anni, diessi allo studio della composizione sotto i maestri Sacchini e Piccini. Quest'ultimo gli si affezionò in maniera che nel 1771 lo propose per compositore al teatro _delle Dame_ in Roma, e benchè la prima Opera non gli fosse riuscita, lo propose ancora per l'anno d'appresso, e malgrado il cattivo successo della seconda, un'altra gliene fece scrivere nel seguente anno, e questa volta Anfossi fu applaudito. _L'incognita perseguitata_, che fece rappresentare nel 1773, fu approvata con entusiasmo; _la Finta Giardiniera_ nel 1774, ed il _Geloso in cimento_ nel 1775 non ebbero minor successo; ma l'_Olimpiade_, ch'egli diè nel 1776, cadde interamente, e i disgusti che provò l'autore in quest'occasione, il decisero a lasciar Roma. Percorse egli l'Italia, e verso il 1780 venne in Francia, col titolo di maestro del conservatorio di Venezia, ove sin dal 1769, aveva egli fatto rappresentare l'opera di _Cajo Mario_: quivi all'accademia reale fece egli sentire l'_Incognita perseguitata_, ma questa musica graziosa e delicata, applicata ad un poema freddo, ed eseguito secondo un sistema che eragli straniero, non ebbe generalmente il successo che meritava. Dalla Francia Anfossi passò in Londra, e nel 1783, egli era direttore del teatro italiano in quella città. Nel 1787 tornò in Roma, ove diede egli molte Opere, il di cui felice successo dimenticar gli fece le sue antiche disgrazie, e gli acquistò un credito e una considerazione straordinaria, che conservò sino alla fine de' suoi giorni, che egli terminò nel 1795. Lo spagnuolo Yriarte nel suo eccellente poema _della Musica_ lo annovera fra più rinomati compositori italiani. Carpani trova somma analogia tra l'Anfossi e l'Albano, il cui pennello fresco e pieno di grazia era più adatto ad idee brillanti che a soggetti fieri e terribili, e perchè forse le Grazie e gli Amori sono stati l'ordinaria occupazione di quel gran dipintore. Anfossi ritrovatore facile e fecondo, e massimamente nel buffo, ottenne forse fra i compositori lo stesso luogo che Goldoni fra i poeti comici (_Arteaga t. 3._). Egli formò il suo stile sopra quello di Sacchini e di Piccini; ha gusto ed espressione: la sua musica chiara e ben regolata ha brio ed effetto. Molti de' suoi finali sono de' modelli in questo genere. Il suo Oratorio _la Betulia liberata_ è stimato un capo d'opera. Anfossi ebbe un fratello, che prometteva moltissimo in quest'arte, se la morte rapito non lo avesse assai giovane. “Egli non poteva scrivere una nota, dice Carpani (_Lettera 13._), se non in mezzo a' capponi arrostiti, a salsicce fumanti, e presciutti e stuffati.”

ANGELI (Francesco M.) da Rivotorto Conventuale; e maestro di cappella nel suo convento di Assisi, pubblicò nel 1791 _Sommario del contrappunto_.

ANGLERIA (Camillo) di Cremona del terzo ordine di san Francesco diè alla luce in Milano; _Regole del contrappunto_, 1622.

ANIMUCCIA (Giov.) fiorentino, maestro della cappella del papa, predecessore del cel. Palestrina, e uno dei compagni di san Filippo Neri, fu il primo compositore di oratorj istituiti da quel santo in Roma per dirigere verso la pietà e la religione la passione dei romani per gli spettacoli. Animuccia morì tra le braccia di san Filippo nel 1571. Compose egli un gran numero di madrigali e di mottetti. Il padre Martini rapporta molti pezzi di sua composizione nel suo _Saggio di Contrappunto_ e Mr. Choron ne' suoi _Principj di Composizione delle Scuole d'Italia_.

ANNA-AMALIA, Principessa di Prussia, sorella del Gran Federico, nata li 9 novembre 1723; abbadessa di Guedlinburgo dopo il 1744. Allieva di Kirnberger, direttore della musica, divenne molto abile nel comporre. Ella scrisse su la cantata di Ramier, _la morte di Gesù Cristo_, una musica che contese il premio al famoso compositore Graun. Kirnberger nella sua opera, _Kunst des reinen salzes_, ossia, _l'Arte della pura composizione_, ne ha conservato un Coro d'uno stile maschio e nerboruto, che dà a divedere quanto ella era abile nell'usare di tutta l'arte del contrappunto doppio, della fuga, e degli altri mezzi della scienza musicale. Un trio per violino nella stessa opera mostra il suo talento nella composizione instromentale. A queste cognizioni essa univa, particolarmente nella sua giovinezza, un valore straordinario nel clavicembalo; morì in Berlino li 30 di marzo del 1787. Il suo gabinetto di musica, adorno dei ritratti di Carlo Emman. Bach e di Kirnberger, dipinti da Lisiewsky, conteneva una collezione di musica la più preziosa e più rara, sì impressa che manoscritta. Tutti questi pezzi erano superbamente legati e conservati in grandi armarj chiusi da cristalli. Alla sua morte, legò ella questa ricca collezione, che valutavasi per la somma di quaranta mila scudi, al ginnasio di Joachimsthal in Berlino, senza escluderne i due ritratti.

ANTEGNATI (Carlo) organista del duomo di Brescia, diè alla luce un'opera intitolata l'_Arte organica_, Brescia 1608, nella quale dà egli una regola dell'accordar gli organi, che serve eziandio per i clavicembali, gli arpicordi, i monocordi e simili di tastatura. Quest'opera è citata con lode da Mr. Forkel e dal P. Martini.

ANTONIO, musico di Mazara in Sicilia. Si cita di lui un'opera, che ha per titolo: _Cithara septem chordarum_. Quest'autore lasciò la sua patria per andare a menar vita cristianamente in Gerusalemme. (_V. ab. Pyrrh. not. eccl. e Mongit. Bibl. Sic. t. 11._)

ANTONIOTTI (Giorgio), pubblicò in Londra verso il 1760, un trattato teorico e pratico dell'armonia, col titolo di _Arte armonica_. È stato tradotto in inglese in 2 vol. in fol. (_V. Observat. de Serre, p. 5_).

ANTONJ (Giov. Efraimo) professore e cantante a Brema, nato a Dessau, pubblicò quivi nel 1542, un trattato, sotto il titolo: _Principia musices_, in 8º.

APRILE (Giuseppe) cantante rinomato di soprano, nato verso 1746, fece gran lustro dal 1763 in qualità di prim'uomo su i migliori teatri d'Italia e di Germania, come in que' di Stuttgart, di Milano, di Firenze, di Palermo, ove venne per due volte in varj anni, e finalmente di Napoli, ove si stabilì poi per sempre. Il dottor Burney, che il vide l'anno 1770, in quest'ultima città, dice che egli aveva la voce debole ed ineguale, ma che la sua intonazione era ferma e 'l suo trillo eccellente. Giovane egli era ben fatto, ma col tarlo del vajuolo su la faccia, e nell'età più avanzata divenne un pò storto: aveva molto gusto ed espressione. Aprile era ancora buon compositore, e buon maestro di canto: si ha di lui una _Messa_ solenne, ed un _Pangelingua_ a quattro voci con tutta l'orchestra, oltre a più duetti per camera, che il dimostrano valentuomo nella composizione. Egli è stato uno de' maestri di Cimarosa, e morì verso il 1804.

APULEJO (Lucio) di Madaura nell'Africa fioriva ai tempi di Antonino Pio, e di M. Aurelio Imperatori verso la metà del secondo secolo dell'era cristiana (_Bruker. Hist. Crit. Philos. tom. 2._) Egli aveva fatti i suoi studj in Cartagine, e in Roma: passato quindi nella Grecia, dice egli stesso, (_Florid. cap. 20._) di essersi applicato allo studio della Musica in Atene. Platonico alla maniera del suo secolo scrisse più opere, tra le quali un _Trattato sulla Musica_, tolto ora a noi dall'ingiuria dei tempi.

AQUINO, domenicano della Svevia, scrisse circa al 1549 un trattato: _De numerorum et sonorum proportionibus_, secondo la dottrina di Boezio. Non sappiamo se siasi ancora stampato. (_V. Gesner Bibl. univ._)

ARAJA (Francesco), maestro dell'imperial cappella di Pietroburgo, nato in Napoli, diè principio come compositore dall'opera di Berenice, che fu rappresentata l'anno 1730, nel castello del gran duca presso Firenze. Nel 1731, diè in Roma _Amore regnante_. Nel 1735, venne con una compagnia di artisti italiani, come maestro di cappella a Pietroburgo: quivi compose pel teatro della corte, l'_Abjatar_ nel 1737: e l'anno d'appresso la _Semiramide_. A queste due prime opere succedettero, sino al 1744 _Scipione_, _Arsace_, e _Seleuco_; e finalmente nel 1755, _Cefalo e Procri_, che fu la prima opera in lingua russa, dopo la rappresentazione della quale l'imperatrice gli diè in dono una magnifica pelle di zibbellino, del valore di 500 rubli. Dopo aver raccolte grandi ricchezze, Araja tornò in Italia e visse nel ritiro, e negli agi a Bologna.

ARAUXO (Franc. de Correa) musico spagnuolo, morto nel 1663, pubblicò a Alcalà de Henares, un trattato col titolo: _Musica pratica y teorica de organo_. Machado, nella sua Bibl. lusit. il chiama Araujo, e lo fa organista di san Salvadore di Siviglia, e autore d'un'altra opera: _Faculdad organica_, Alcalà, 1626, nella di cui prefazione egli ne promette altre due. Il rimanente delle sue opere musicali si trova a Lisbona nella biblioteca reale.

ARBEAU (Toinot) di Langres, nel 1588 diede al pubblico una _Orchesografia_, in cui tratta storicamente della musica e della danza. Quest'opera è in forma di dialogo tra l'autore e Capriol.

ARBUTHNOT (John) dottore in musica a Londra; viveva circa il 1734. Egli era non che buon direttore di musica, ma anche autore eccellente. Il di lui trattato _On the art of singing_, cioè _sull'arte del canto_, trovasi fra le opere del decano Swift, e sommamente lodato dal dottor Blair. Amico sincero e fervido di Hendel, egli inserì nel 1729, nelle sue opere _Miscellanee_, tom. 1, un manifesto con questo titolo: “Il diavolo scatenato a Saint-James, o relazione dettagliata e veridica di un terribile e sanguinoso combattimento tra mad. Faustina e mad. Cuzzoni, come ancora di un'ostinata guerra tra M. Boschi e M. Palmerini; e finalmente in qual maniera Senesino essendosi infreddato, lascia l'opera e canta i Salmi nella cappella d'Henley.” Alcun tempo dopo, egli scrisse, in riguardo alle dispute col Senesino, un secondo manifesto, intitolato _L'armonia in rivolta_; epistola a Giorgio-Federico Hendel, Caval. (_V. la vita di Hendel, scritta da Burney, p. 26_).

ARCHENIO o ARRHENIO (Lorenzo), pubblicò nel 1726 a Upsal una dissertazione: _De primis musicæ inventoribus_.

ARCHESTRATE di Siracusa, discepolo di Tepsione, scrisse le regole per il suono del flauto (_Athen., l. 14_).

ARCHILOCO era nato d'una famiglia distinta nell'isola di Paro all'Olimpiade XV, otto secoli innanzi l'era cristiana. Non sappiamo come e da chi fosse nella musica educato con tali principj, che portò la musica quasi al suo intiero sviluppo. I lumi della sua mente e la sregolatezza del suo cuore camminarono del pari in questo giovine originale. Egli fu l'inventore di più metri nella poesia; col suo gran genio dilatò i limiti dell'arte, introdusse nuove cadenze ne' versi, e nuove bellezze nella musica. Per regolare il tempo nel canto, inventò la battuta; e le invenzioni ed i lumi di questo illustre cantore furono immantinente abbracciati dalla intiera nazione. Ma nel tempo stesso il suo cuore era trascinato dalla dissolutezza, dall'ira, dalla biliosa mordacità: pronto a dir delle ingiurie era alieno dal sopportarle, e non sapendo la maniera di frenare le passioni ignorava la moderazione per vincerle, e la ragione per bilanciarle. Non si trovarono giammai talenti più sublimi riuniti a carattere più atroce e più depravato. Viaggiando egli per la Lacedemonia, ebbe la disgrazia, che giungessero prima di lui in Sparta certe lubbriche canzonette composte e notate in musica da lui stesso; le quali sentite appena dal governo, fece questi un severo decreto, vietando sotto gravissime pene di leggerle, di cantarle e di ritenerle; perciocchè contenevano immagini troppo pericolose alla gioventù; e l'autore ne fu bandito. (_Valer. Max. lib. 6, c. 3._) “Vedano i nostri belli spiriti (_con ragione esclama quì l'ab. Requeno_) se la presente ecclesiastica educazione, attenta a condannare la lezione delle loro disoneste novelle, meriti i titoli, che le danno d'ipocrita, e di fanatica. I Lacedemoni adoratori di Venere e di Cupido furono più di costoro attenti al buon regolamento delle città.” (_tom. 1 p. 88._) L'assemblea de' giuochi olimpici lo consolò di tale affronto. Egli compose e cantò un inno in onore di Ercole: i popoli gli profusero i loro applausi, ed i giudici decretandogli una corona, gli ebbero a far sentire che giammai la poesia e la musica non ebbero maggiori diritti su i nostri cuori, di quello che c'insegnano i nostri doveri. Archiloco fu ucciso da Callonda di Nasso, che egli con furore perseguitava da lungo tempo. La Pizia considerò la sua morte come un insulto fatto alle belle arti. “Esci dal tempio, essa disse all'uccisore, tu che hai alzata la mano sopra il favorito delle muse.” Tale fu la fine d'un uomo che pe' suoi talenti, pe' suoi vizj, e per la sua impudenza era divenuto un oggetto d'ammirazione, di disprezzo, e di orrore. Il bizzarro ed inquieto di lui carattere non potè assoggettarsi alla paziente cura d'una scuola, ed i corrotti suoi costumi non avrebbero mai permesso a' padri di mandargli i loro figli per educarli, onde non è da maravigliarsi, se la storia non fa menzione di nessuno scolare di Archiloco, facendola in questa medesima epoca d'altri singolari cantori.

ARCHITA di Taranto discepolo del famoso Empedocle d'Agrigento, dalla educazione del quale uscito appena (per tacere dell'altre scienze) fece stupire la Grecia col suo nuovo sistema armonico nei tre generi diatonico, cromatico ed enarmonico, non mai fin allora contrassegnati co' numeri, nè divisi negli strumenti. Tolomeo lo scrittore di Musica ci ha conservate le serie dei numeri, con cui Archita notò gl'intervalli dell'ottava ne' tre generi. Il dottissimo ab. _Requeno_ ne ha fatti gli esperimenti, ed avendo formata e suonata più volte sullo stromento _Canone_ la serie diatonica di Archita, ne trovò armonici i tetracordi, e graziose le terze, e le quinte. (_Saggi ec. tom. 1._) Archita si allontanò da' più antichi Greci: prese la metà, il terzo ed il quarto della corda armonica, come aveva prescritto Pitagora. Tutti i Greci anteriori avevano diviso il tuono in quattro parti eguali: egli il divise in dieci parti: quelli avevano divisa la corda armonica in 48 eguali porzioni: Archita in 120; nell'antica serie i tuoni ed i semituoni erano eguali; in questa di Archita erano fra loro disuguali. Questa di lui serie non è in tutto spregevole, come vuol farla credere Tolomeo. “Paragonando io, dice il surriferito autore, la serie de' tetracordi di Archita con quella degli antichissimi Greci, osservo che sono più graziose e sonore le antiche corde di quattro in quattro, che queste di Archita: ma che prese le corde di otto in otto, sono più confacenti al nostro moderno fare queste di Archita che quelle de' Greci più antichi. Ognuno potrà farne la prova, e giudicare da se.” La maniera con cui questo accurato scrittore le ha sottoposto all'esame dell'orecchio, è da lui spiegata nel _Saggio pratico delle serie armoniche_, tom. 2 della dotta sua Opera. La pubblicazione di questo sistema reso più scientifico da Archita con la scorta del calcolo, lo rese così plausibile dentro e fuori della Grecia, che fin lo stesso Dionigio tiranno di Siracusa fu curioso di trattare con uno de' giovani suoi scolari, non essendogli facile di parlare con Archita, e tra quelli scelse egli Platone il più favorito de' suoi discepoli. Aristosseno, al riferire di Ateneo (_Lib. IV. Dipnos._) aveva scritto la vita di questo Musico-Filosofo. L'istesso Ateneo rapporta in oltre, che Archita aveva composto un libro intitolato _de Tibia_. Egli fioriva verso l'anno 430 prima dell'era cristiana.

ARDALO, al riferir di Pausania, fu l'inventore del flauto. Se gli attribuisce in oltre la maniera di accompagnare il canto e le voci col suono dei flauti (_V. Plinio sen._). Egli fioriva dieci secoli innanzi G. C.

ARDORE (Marchese di san Giorgio e principe d') ambasciadore del re di Napoli in Parigi dal 1767 sino al 1780, era un dilettante assai abile nella musica. Egli ha pubblicate molte pregevoli cantate. “Il principe d'Ardore, ambasciadore di Napoli, dice Rousseau, nell'arte di suonar un preludio sull'organo o 'l clavicembalo ha sorpassati in Francia i due eccellenti suonatori Claviere e Daquin, per la vivacità dell'invenzione, e la forza dell'esecuzione in maniera a riscuotere l'ammirazione de' conoscitori in Parigi.” (_Art. préluder._)

ARIBO, scolastico o maestro di scuola, e monaco dell'ordine di san Benedetto, alla fine dell'undecimo secolo, scrisse un trattato _della musica_, che l'ab. Gerbert ha inserito nella sua collezione, t. 1, p. 92. Aribo siegue nel suo trattato i principj di Guido aretino.

ARIONE Musico e Poeta Greco, la cui epoca viene stabilita nella 38 Olimpiade, cioè l'anno 628 prima di G. C. Egli era di Metimno città dell'isola di Lesbo, che produsse una serie d'uomini di genio, i quali sorpassarono tutti gli altri musici della Grecia, massimamente nell'arte di sonare la cetra. (_Plutarc. de Musica._) Ei fu l'inventore del ditirambo, e segnalossi più che in altro nella Lirica poesia: accompagnava i suoi versi col suono della sua lira, come allora usavano di fare tutti gli altri poeti: venne in Sicilia, e vi riportò il premio in un musicale conflitto. Raccontasi, che guadagnato avendo rilevanti somme di danaro alla corte di Periandro tiranno di Corinto, avvisossi di ritornarsene alla patria, ed imbarcossi in una nave corintia, in cui i marinari congiurarono di gettarlo in mare per dividersi fra loro le sue ricche spoglie; ma avendo chiesto _Arione_ grazia di sonare alcun poco la lira, e tentato indarno di placarli colla melodia della sua voce, precipitossi da se stesso nell'onde, dove un delfino più sensibile della gente di mare, accolselo sul proprio dorso, e lo trasportò, per quanto si dice, al promontorio di Tenaro. Eliano riferisce che _Arione_ attestava il fatto in un suo inno, e la statua di questo Poeta-Musico veniva rappresentata assisa sopra un delfino: narrasi ancora che tornato egli in Corinto, Periandro aveva posto a morte i perfidi marinari (_Erodot. l. 1, c. 24._).

ARIOSTI (Attilio) dell'ordine dei serviti, di Bologna, nel 1698 era maestro di cappella dell'elettrice di Brandeburgo a Berlino, ottimo suonatore di cembalo. Fu chiamato in Londra nel 1717, e due sue opere in musica _Coriolano_ e _Lucio Vero_ furon quivi stampate; ma non potè egli lottar lungamente contro Hendel. Il secondo atto di _Muzio Scevola_, ch'egli compose nel 1721, ed a cui Hendel fece il terzo, sembra essere stata l'ultima sua opera ed aver decisa per sempre la superiorità di Hendel; ma non ne conservò meno tutto il suo credito. Egli viveva ancora nel 1727, il suo carattere era dolce sommamente, ed amabile; al tempo del suo primo viaggio a Berlino, diede egli al giovane Hendel delle lezioni sul clavicembalo, tenendolo su le sue ginocchia per ore intere: ma siffatte qualità in nulla influirono su le sue composizioni, che sono molto aride e pesanti.

ARIOSTO (Giov. Batt.) musico bolognese, viveva verso il 1687. Egli è autore di un _Metodo per suonare il sistro_, dove si trovano alcune notizie intorno a questo strumento.

ARISTOCLE greco scrittore di musica, di cui fa menzione Ateneo (_in Dipnos. l. XIV_), e di cui egli dice esservi stati al suo tempo due libri, uno intitolato _della Musica_, e l'altro _dei Cori_, che oggidì più non esistono. Ignoriamo l'epoca in cui egli visse.

ARISTOCLIDE, famoso suonatore di flauto e di lira, ai tempi di Serse, riportò il primo la corona ne' giuochi che celebravansi in Atene. Fioriva cinque secoli innanzi G. C.

ARISTOSSENO “il più grande ed il più celebre di tutti i scolari di Aristotile dopo Teofrasto, o piuttosto così grande e così celebre quanto Teofrasto” (_Meiniers Hist. des scienc. dans la Grèce. tom. 1, a Paris 1812_) nacque a Taranto verso la 114ª Olimpiade 320 anni innanzi G. C. Egli si diede alla musica ed alla filosofia sotto il regno di Alessandro il grande, e i di lui primi successori. Ci restano i suoi _Elementi armonici in tre libri_, ne' quali prendendo quanto era pregevole da' Pitagorici, ed unendolo al più antico sistema de' Greci, detto _eguale_, volle fermare i pratici, e gli speculativi pitagorici, questi con gli sperimenti dell'orecchio, quelli con la ragione. Aristosseno con l'eccellenza del suo spirito ecclissò la gloria de' suoi maestri, attaccò il sistema musicale di Pitagora, che voleva sottrarre la musica dal rapporto dei sensi, per soggettarla al solo giudizio della ragione: prova che quest'arte essendo fatta principalmente per l'orecchio, a lui si appartiene il giudicare delle sue produzioni. (_Veggasi una dotta nota sopra Aristosseno nella Biblioteca critica di Wittenbach, part. 8, pag. III._) È curiosissimo il tratto conservatoci da Ateneo (_lib. 14_), con cui in una delle sue opere smarrite ci spiegò la sua maniera di pensare sullo stato in cui si trovava la musica al suo tempo. “Dacchè i teatri, diceva Aristosseno, si guastarono con la barbarie, e dacchè cominciò a farsi distinzione della musica pubblica e della privata: noi pochi che restiamo amanti dell'antica educazione, ci vediamo obbligati ad imitare que' Greci, i quali essendo stati fatti prigionieri da' tireni e da' romani, si radunavano un giorno all'anno nella piazza a far memoria delle usanze della loro patria, de' dolci loro costumi, dell'onore dei loro maggiori, delle amabili loro maniere; e riscaldandosi i cuori e l'immaginazione nell'amore della Grecia prorompevano in gran pianto, e così si ritiravano alle case loro. Per tal modo noi pochi rimasti dell'antica educazione rinnoviamo la memoria di quello, che un tempo era la nostra armonia.” Tali parole manifestano, non essere stato il secol d'oro dell'antica musica quello del grande Alessandro, e che da Pitagora esclusivamente in poi l'arte era stata guastata tra le mani de' filosofi; conservandosi pura ed intatta nelle pubbliche scuole dei pratici. In queste circostanze Aristosseno s'impegnò di accreditare l'antico _eguale sistema_, e dichiararsi contro i pitagorici. Prima di pubblicare Aristosseno questo suo armonico sistema, scrisse anche un _Trattato su i maestri più celebri nella Musica_, del quale più volte fa egli menzione ne' libri armonici, che ci rimangono. Da questi per altro intendiamo, che nessuno degli antichi maestri aveva scritto di tutta l'arte. Con questa _Storia dei musici compositori_ Aristosseno volle disingannare i riformatori della vecchia armonia, facendo veder loro il gran numero di eccellenti compositori, contro de' quali se la prendevano i pitagorici. Ma ciò non bastò tuttavia a contenerli; imperocchè appena pubblicò Aristosseno i suoi _tre libri Armonici_, ch'eglino si scatenarono contro a' medesimi; e non potendo mordere l'autore, il quale procede in tutto per via di dimostrazione aristotelica sillogizando, finsero che Aristosseno avesse diviso il tuono in quattro eguali parti cantabili, talmente che in que' libri, che ci sono rimasti, si lagna egli, che siagli stato affibbiato quest'errore, dicendo: “Prima di tutto vogliamo avvertiti i leggitori dell'errore da molti a noi attribuito, per avere questi creduto che noi abbiamo insegnato, che il tuono diviso in quattro parti eguali fosse cantabile; sbaglio che da costoro si è preso per non capire esser cosa assai diversa il prendere la terza parte del tuono per cantarsi, dal cantarsi il tuono in tre eguali parti diviso.” Tuttocchè però Aristosseno facesse così l'apologia di questo creduto errore, _Tolomeo_ l'armonico fra gli antichi, e _Rousseau_ fra' moderni con altri ancora hanno avuta la bontà, per non dire la mancanza di critica, di attribuire ad Aristosseno lo stesso errore, e di riprenderlo del creduto fallo: il che prova, che non si leggono gli autori criticati, o che non s'intendono, quando si esaminano (_V. Rouss. Dict. de Mus. au mot Tempérament, p. 500._). Deesi anche avvertire che i tre libri degli _Elementi Armonici_ di questo autore sono nei manoscritti così imbrogliati ed oscuri, che _Meursio_ primo editore del greco originale disperò di poterli riordinare. _Meibomio_ con la sua solita arroganza si credette in istato di poterlo fare, e pubblicò il greco con la sua versione, facendoci avvertiti, che ogni libro era sul fine mancante. Ma egli non si accorse, che gli originali di Aristosseno, da cui tradusse, erano così viziati e rimescolati di modo dagli ignoranti copisti, che l'introduzione dell'opera si trova nel secondo libro con la divisione delle materie, di cui doveva quegli trattare, e nel primo libro si cita il secondo, a cui Aristosseno si rapporta come a primiero; onde sono obbligati i lettori a brancolar nelle tenebre, non ostante che l'Autore riesca chiaro e metodico, unite che sieno bene e a dovere le sue parti. L'accurato critico _Wallis_ (_Comment. in Ptolom. harmon._) fu il primo ad avvertire questo disordine, ed il dotto ab. _Requeno_ dà un'idea chiara e precisa del sistema musicale di Aristosseno. Egli fu l'ultimo de' musici di gran merito fra i Greci; incominciando dopo di lui il catalogo de' rinomati _Specolativi_, come avvenir suole in tutte le arti, già rovinata la loro pratica, o confusa la vera loro idea, per il vanto di nuove mode, o per la diversità de' sistemi. Nella collezione di opere inedite tratte dalla Biblioteca di san Marco in Venezia del ch. ab. _Morelli_, ed ivi pubblicata nel 1795, trovasi ancora _Aristoxeni rythmicorum elementorum fragmenta gr. ac lat._ in 8º. Il signor _Meiniers_ (_loc. cit._) dice, che abbiamo di questo Scrittore molto più di frammenti di quel che comunemente si crede, e che non se ne ha ricercato finora.

ARISTOTILE figlio di Nicomaco ricco medico di Filippo re della Macedonia, nacque in Stagira nella 99 Olimpiade, 384 anni innanzi G. C., fu discepolo di Platone, e quindi autore di una nuova scuola di filosofia, detta poi peripatetica. Scrisse _della musica un libro_, ed alcuni _problemi_ sulla medesima, da politico piuttosto, che da filosofo o da pratico. Le liti suscitatesi sull'antico sistema de' suoni armonici erano state accreditate da _Archita_ per la pratica, da _Platone_ per lo studio della fisica, e da un immenso numero di trattati filosofici sull'armonia della società, de' costumi, de' colori nella pittura, sull'armonia delle proporzioni delle statue, degli edifizj, delle leggi, a segno tale, che i filosofi in quest'epoca, quegli eziandio che non furono di setta pitagorici; si rendono inintelligibili, se non si sanno le leggi dei tetracordi, e le altre regole armoniche fondate sopra i numeri de' musici pitagorici. Dall'altro canto i _Pratici_ seguaci del sistema contrario a quello di Pitagora riempivano di diletto gli ascoltatori ne' tempj, ne' conviti, e nei pubblici giuochi. Aristotele, che non voleva discreditarsi co' filosofi, nè rovinare con la sua autorità il credito e l'utilità della musicale educazione; desideroso eziandio, scrivendo di tutto, di non lasciare intatta l'arte musicale, pubblicò un _libro_ e certi _problemi_ pieni di metafisica, e di dettagli sopra le consonanze, in cui egli mostrava di non essere ignorante delle teorie di questa bell'arte, ma non si dichiarava per alcun partito; libro e problemi inutili al ristabilimento dell'antica armonia. Noi più non abbiamo il _Trattato della musica_ di questo gran filosofo, non ce ne rimane che un solo frammento conservatoci da _Plutarco_ nel suo _Dialogo sulla Musica_. “L'armonia, dice ivi Aristotile, è celeste; la natura ne è divina, piena di una bellezza che rapisce l'anima, e l'innalza sulla sua condizione. Divisibile naturalmente in quattro parti, ha ella due medj, l'uno aritmetico, l'altro armonico. Le sue parti, la loro grandezza e l'eccesso con cui l'una sorpassa l'altra, o ne è sorpassata, si esprimono con numeri, ed hanno un'egualtà di misura: inperocchè i canti si raggirano e sono compresi nell'estensione di due tetracordi.” Kirchero dice, che nella Biblioteca del Collegio romano aveva egli trovato fra gli antichi armonici anche il _libro della musica_ di Aristotele, ma il Fabricio è di parere, ch'egli dinotar voglia più tosto il di lui libro _De auditu_, ossia dell'_Acustica_, conservatoci da Porfirio ne' suoi _Comenti su gli armonici di Tolomeo_; e che il dotto Wallis tradusse in latino (_Tom. 3. Op. Mathem. Oxon. 1699._) Aldobrandini celebre letterato italiano vi scrisse un dotto comentario. I _Problemi_ poi di Aristotele di musicale argomento sono compresi in diciannove sezioni: e nella sua _Poetica_ tanto celebre parla ancora diffusamente della Musica, come può vedersi nell'erudito e ben ragionato _estratto_, che ne ha dato al pubblico l'illustre ab. Metastasio (_V. Tom. 13 delle di lui op. ediz. di Napoli_).

ARNAUD (Francesco d') abbate di Grandchamp, dell'Accademia francese e delle Iscrizioni, nato ad Aubignan presso Carpentras da un maestro di musica, morì in Parigi li 2 decembre del 1784. Abbiamo di lui alcune _Memorie_ lette all'Accademia sopra alcune questioni relative all'antica musica. Egli riguardava i greci, come quelli che formavano un popolo a parte, riunendo alla forza del genio ed alla vivacità dell'immaginazione una squisita sensibilità. L'ab. Arnaud scorgeva tra la lingua, tra le arti della Grecia, i suoi costumi, le sue leggi, la sua filosofia, una catena che univa tra loro tutti questi oggetti, e che è stata rotta dagli altri popoli. Abbiamo in oltre di lui _Lettre au Comte de Caylus sur la musique_, a Paris 1754, in 8º. Lo spagnuolo Arteaga l'ha inserita per intero nell'ultimo tomo della sua storia delle rivoluzioni. “Questa lettera, egli dice, può chiamarsi un capo d'opera nel suo genere per le eccellenti riflessioni, e per le viste utilissime che racchiude concernenti la filosofia della musica, e delle arti rappresentative. Essa contiene l'idea di un'Opera da eseguirsi intorno alla musica, ma che per isventura della filosofia e del buon gusto non è stata finora intrapresa. Essendo la suddetta lettera divenuta rarissima anche in Francia ho creduto di non poter meglio terminare l'opera mia, che dandola tradotta a' lettori italiani, e corredata d'alcune mie note a maggior illustrazione dell'argomento... L'autore non è men rispettabile per la sua filosofia, che per la sua critica e la sua erudizione.” L'ab. Arnaud vi annunziò il suo entusiasmo per un'arte, che formò le delizie della sua vita. Appassionato ammiratore di _Gluck_, egli diceva, che il dolore antico era stato ritrovato da questo celebre musico; al che l'ambasciadore di Napoli graziosamente rispose, che in quanto a se amava meglio il piacere moderno. Arnaud, sopracchiamato _il gran-pontefice dei Gluckisti_, dichiarò la guerra a _Marmontel_ partigiano di Piccini; e l'uno e l'altro la sostennero con degli epigrammi. Egli aveva studiate le arti da filosofo, ne sentiva le bellezze da uomo appassionato, vivamente commosso da tutto quello, ch'era grande, semplice e vero; lodava gli artisti veramente degni di questo nome con entusiasmo che sapeva farne parte agli altri. Il talento nascente non aveva che a comparire a' suoi occhi per essere incoraggito e fatto subitamente conoscere. Il giorno, che lo aveva scoperto era per lui un giorno di allegrezza: egli ne parlava continuamente a tutto il mondo, come si parla di una felicità, di cui si è ripieno; e l'artista ancora oscuro, rimaneva sorpreso di una gloria così pronta, che doveva ad un sol uomo. Egli piaceva agli artisti, perchè parlava loro piuttosto degli effetti, che dei mezzi dell'arte loro: voleva accendere, sovvenire al loro genio, e non guidarlo o prescrivergli delle leggi: così hanno eglino confessato sovente, che la di lui conversazione accendeva il loro entusiasmo, sollevava le loro idee troppo spesso impicciolite o ristrette dagli giudizj e dal gusto degli amatori. I più celebri artisti hanno compianto la sua perdita. Le di lui _Opere compite_ sono state recentemente stampate in Parigi in 4 volumi in 8.º l'anno 1809, ove si trova eziandio un'interessante _Memoria su la lira di Mercurio_.

ARNE (Tomm. Agostino) dottore di Musica e compositore in Londra nel 1730, e ne' seguenti anni, è autore delle migliori opere inglesi. Egli aveva dell'invenzione, della grazia e dell'espressione, nè caricava la sua musica d'inutili ornamenti. Fu il primo ad abolire interamente il _da capo_ nelle arie. Egli era stato dal padre destinato al foro, ma la musica avendo per lui maggiore attrattiva dello studio delle leggi, abbandonò Temi per la musica. Nel 1759, l'università di Oxford lo proclamò pubblicamente dottore in musica. Oltre a molte sue opere per il teatro assai pregevoli, vi ha di lui nove libri di canzonette inglesi, ed il _May-Day_, cioè la _Giornata di maggio_ per canto e piano-forte. Cessò egli di vivere nel 1778 in età di anni 68. Mad. Arne di lui sposa, allieva di Geminiani era eccellente cantatrice, e morì verso il 1795. Suo figlio Michele Arne fu ancora celebre per alcuni drammi da lui posti in musica, e stampati per suonarsi col cembalo. Egli è morto verso l'anno 1806.

ARNOLD (Samuele) dottore in musica, compositore della corte del Re d'Inghilterra, ed organista a Londra; egli era nativo della Germania, ed uno de' più degni discepoli e successori di Hendel. Vien riputato universalmente come gran compositore e buon maestro di musica. _La guariggione di Saulle_, Oratorio, ebbe nel 1767 il più gran successo. I cori di quest'opera principalmente sono inavanzabili. _La Risurrezione_, Oratorio eseguito nel 1770, ebbe eziandio uno straordinario incontro. Egli ha scritto oltre a quaranta opere per il teatro, che si rappresentano ancora, molti pezzi di musica instrumentale, che si sono pubblicati per le stampe. Nel 1786, incaricossi della grande, e magnifica edizione delle opere di Hendel, adattate per il cembalo. Egli è inoltre autore di un _Dizionario di musica_ in idioma inglese stampato in Londra 1786.

ARNOT (Ugo), dotto inglese, publicò nel 1679, in 4º _History of Edinburgh_, ossia _la Storia d'Edimburgo_ ove si trovano moltissimi curiosi monumenti sulla musica nazionale dei Scozzesi; e l'A. vi fa de' sforzi per provare che gl'italiani medesimi hanno presa la loro musica dai scozzesi.

ARTEAGA (Stefano) Exgesuita spagnuolo, era in corrispondenza cogli uomini li più distinti nelle scienze, nella letteratura e nelle belle arti: egli stesso possedeva delle vaste cognizioni: scrisse in sua lingua un _Trattato sul bello ideale_, e dopo l'abolizione della compagnia stabilitosi in Italia pubblicò in lingua italiana _Le Rivoluzioni del Teatro musicale italiano dalla sua origine sino al presente_, Bologna 1783, e Venezia 1785, tom. 3 in 8º. “Quest'opera, dice l'autore del nuovo _Giornale Enciclopedico di Vicenza_, mantiene più di quel che promette il suo titolo, che annunzia una storia e non altro. La storia vi è di fatti: ma non arida e stucchevolmente ingrossata da ricerche frivole sopra le date e le vite di questo e quello. Sana critica, libertà, forza di stile, sobria e bene scelta erudizione, lontana da ogni futilità e pedanteria, sono i caratteri di quest'opera, in cui rimane solo da desiderare un poco più di correzione relativamente alla lingua, picciolo neo se si vogliano aver presenti, come è di dovere, i pregi solidi che la qualificano.” Con franchezza maestrevole, e con chiarezza filosofica tratta l'autore dell'indole del Dramma musicale; dell'attitudine della lingua italiana alla musica: della perdita dell'antica armonia e dei primi ripristinatori di cotesta scienza applicata al divin culto: del passaggio ch'essa fece dai Tempj ai teatri, condotta prima dagli stranieri in Italia, indi accoppiata colla poesia drammatica, difettosa da prima e mal adattata alle leggi dell'armonia, resa poscia perfezionabile verso il finir del secolo 15; e della mediocrità della musica teatrale pel corso di lungo tempo sopportata. Passa quindi al secolo d'oro della musica italiana, sviluppa i successivi progressi della melodia: ed i più valenti compositori italiani, le celebri scuole ivi stabilite di canto e di suono passano successivamente la rassegna sotto la penna rapida dell'ab. Arteaga. Non trascura di osservar quindi le cagioni dell'attual decadimento della musica, che egli giustissimamente attribuisce alla mancanza di filosofia nei compositori, e alla decadenza della buona scuola di musica, massimamente in Italia. “I _Pratici_ di questa nazione, egli dice, non hanno considerato finora la musica se non come un affare di puro istinto e d'abitudine, nè si sono innalzati al di là della sua parte grammaticale. I _Teorici_ non si sono occupati che di regole, combinazioni e rapporti fra i suoni; in una parola, della sua parte matematica o dottrinale. Io senza inoltrarmi in così spinose ricerche ho creduto di far conoscere la _rettorica_ e la _filosofia_ dell'arte, quelle parti cioè le più trascurate dai moderni musici, ma le quali io giudico essere le più essenziali fra tutte, poichè c'insegnano l'uso che dee farsi de' mezzi particolari ad ottenere nella maggior estensione possibile il fin generale.” (_Avvertim. pag. IX._) Noi esortiamo i professori, e gli amatori tutti di questa bell'arte ad avere ricorso a quest'opera del signor Arteaga per trarre profitto delle vedute veramente filosofiche, con cui egli tratta questa parte cotanto interessante della musica. Oltre a questa così eccellente opera altre ancora ne aveva scritto l'autore, che hanno qualche relazione alla musica. Il suo manoscritto intitolato: _Del ritmo sonoro, e del ritmo muto degli antichi_, (dissertazioni VIII) doveva essere un'opera della più grande utilità: egli mise in contribuzione i più celebri scrittori dell'antichità, e secondo il parere di più dotti uomini, le sue scoverte sono assolutamente nuove, e molto essenziali all'arte: egli dà un idea nuova e precisa di quel che chiamavasi ritmo presso gli antichi. Sono alquanti anni, che si voleva fare stampare quest'opera a Parma coi caratteri del famoso Bodoni; ma la rivoluzione impedì che questo proggetto fosse eseguito. L'ab. Arteaga dopo quest'epoca aveva accompagnato a Parigi il cav. Azara, ex-ambasciadore di Spagna: egli affidò la traduzione in francese di così bel manoscritto a Mr. Granville; ma la sua morte impedì ancora codesta intrapresa, allorchè era a due terzi della sua esecuzione, a danno e svantaggio della letteratura. L'ab. Arteaga morì in Parigi nel 1799. Il suo confratello e compatriota Requeno il chiama a ragione “un elegante ed erudito scrittore ben noto alla repubblica letteraria per la spiritosa ed elegante sua storia delle rivoluzioni del teatro musicale italiano” (_Saggi ec. tom. 2._). Forkel ha tradotta quest'opera in tedesco.

ARTUSI (Giovanni) canonico regolare della congregazione del S. Salvadore, nato a Bologna nel 16º secolo: studiò le matematiche e principalmente la parte che riguarda l'armonia. A costui dobbiamo I. un eccellente _Tratt. del Contrappunto_, libro poco comune, ed in cui non ostante i progressi che si sono fatti di poi nell'arte aggradevole della musica trovasi molto per istruirsi: questo fu stampato in Venezia nel 1598 in fol. II. _Ragionamento su l'imperfezione della moderna musica_, Ven. 1600, 1603, in fol. III. _Considerazioni musicali_, Ven. 1604.

ASHWELL (Tommaso) musico e compositore di Londra, de' tempi di Arrigo 8º, di Eduardo 6º e della regina Maria, verso il 1530. Conservansi ancora, nella scuola di musica di Oxford, molte delle sue opere (_V. Hawkins_).

ASIOLI (Bonifacio) nato a Correggio verso il 1760, fu discepolo di Angelo Morigi da Rimini allievo di Tartini. Asioli è oggidì direttore del real Conservatorio di Milano, maestro della cappella reale, ed ha composto un gran numero di capricci, di variazioni, di sonate e di pezzi in ogni genere per il forte-piano. Sono in oltre assai stimate le di lui canzoncine, le notturne ed altri pezzi fuggitivi, ma sopra tutto il superbo Monologo _Piramo e Tisbe_, con accompagnamento di piena orchestra. Egli è stato tra' primi che si sia provato a porre in musica sonetti, ottave, stanze di versi endecasillabi, e quegli che più d'ogni altro vi sia riuscito: difficoltà, che sembrava pressocchè insormontabile all'Eximeno e all'Arteaga. Nel magazzino di musica di _Giov. Ricordi_ in Milano vi ha di lui impresso il _Pigmalione_, farsa in musica, ed il _Ciclope_, cantata a due voci. Tutta questa musica è briosa, bella espressiva e di un gusto eccellente. Egli pubblicò in oltre a Milano nel 1811 _Principj elementari di musica addottati dal R. Conservatorio per le ripetizioni giornaliere degli alunni_, con tre tavole di esempj, in 8º. Avvengachè vi sia ridondanza anzi che no di tai libri elementari, non pertanto son essi d'ordinario l'opera di mediocri maestri, le di cui cognizioni finiscono laddove termina il loro libro, e che per questa stessa ragione inetti sono a produrre in tal genere un libro utile. Gli elementi musicali del Signore Asioli, ch'egli ha diviso in diciotto sole lezioni, hanno, oltre il merito della chiarezza e della concisione, quello di un metodo analitico e ben ragionato, mercè il quale vie meglio e con maggior facilità s'imprimono nella memoria de' ragazzi le prime nozioni di quest'arte. Sarebbe da desiderarsi che dalla stessa mano maestra e con lo stesso metodo avessimo ancora i principj della composizione, il che formerebbe un corso compito di Elementi-musicali per i Conservatorj.

ASIOLI (Luigi) fratello del precedente, e anch'esso maestro di musica, che da più anni ha fissata in Inghilterra la sua dimora. Il dottor _Pananti_ nel suo Romanzo poetico, intitolato il _Poeta di teatro_ (Londra 1809, tom. 2.) mette Luigi tra' più dotti precettori della musica italiana in Londra (_Canto III. stanza 18._) e nelle annotazioni dice, “ch'ei, scrive molto bene che prende, e rende eminentemente il senso e 'l carattere della musica e dell'autore” (_pag. 295_). Vi ha di lui un inno patriotico a Dio in nome dell'Italia, a tre voci, stampato nel _Giornale italico_ di Londra del corrente anno 1814, che non ostante gli elogj che ivi gli si fanno, non sorpassa la mediocrità: alcune ariette italiane e duetti con accompagnamento di piano-forte, quivi ancora impressi, che sebbene scritti con qualche gusto ed espressione, mancano, a mio avviso, di quell'originalità ed eleganza, che forma il carattere della musica di Bonifacio suo fratello.

ASPLIND (Mr.) dotto meccanico nella Svezia, che nel 1713 pubblicò a Upsal una memoria latina col titolo: _De Horologiis musico-automatis etc._, cioè _degli orologj a macchina sonante de' minuetti, delle arie ec._ (_V. Hülphers, Historisk afhandling om musick, pag. 101._)

ASSENSIO (don Carlo) nato a Madrid verso il 1788, fece i suoi studj in un collegio di quella città, ove il padre suo, avvocato di professione, sin da' più teneri anni avevalo messo: quivi, come per diporto, imparò egli la musica da un bravo maestro italiano, per nome Giuseppe Marinelli, e siccome dalla natura sortito aveva tutti i talenti che fan d'uopo per riuscirvi eccellente, concepì ben presto un gusto predominante per la pratica di questa bell'arte, e tai progressi vi fece, che dopo la morte del padre fu in istato di esercitarla da dotto professore. Non tralasciò tutta via di perfezionare considerabilmente le cognizioni, ch'egli aveva acquistate nel corso de' suoi studj, e specialmente le mattematiche a cui consacrò cinque interi anni. Con la sagacità del suo ingegno conosciuta avendo l'insufficienza e l'imperfezione del metodo che da' maestri di musica ordinariamente si pratica, giunse a formarsi egli stesso una _nuova teoria musicale, e delle regole di composizione_, che posano sopra più solidi fondamenti. Egli da quattro anni in quà dimora in Palermo, ed io ho avuto la fortuna di sentirlo al piano-forte con somma ammirazione e diletto. Il principale talento del giovane Assensio è quel di sonare quest'instromento in una maniera del tutto nuova e tutta sua propria: egli eseguisce i più difficili pezzi di Haydn, di Mozart, di Beethoven e quelli da lui stesso composti, senza che si avvegga l'ascoltante del movimento delle sue mani, e dell'articolazione delle sue dita. Nell'estensione di cinque o sei ottave del piano-forte egli fa saltar ambe le mani or da' soprani ai bassi, e or da' bassi ai soprani con tale rapidità e destrezza, che non solo mai falla, ma che appena, quel ch'è più, ce ne fa avvedere: in somma, sonando par egli immobile, il che mostra che il tutto fa senza fatica, senza stento e con quella facilità, che dà solo la natura e l'esercizio, ma quel che vie più sorprende i conoscitori, egli è la maniera del suo improvvisare su lo stesso istrumento. O che componga egli stesso un tema, o che da altri gli venga proposto, egli ne conserva sempre esattissimamente il soggetto, non ostante che il volga e lo rivolga, e lo varj e lo ripeta in differenti maniere, e lo diminuisca, e ne cambj il sito or negli acuti or nei medj or nei bassi; l'armonia, con cui ha l'arte di accompagnarlo, di un solo istromento forma un'intera orchestra; la melodia, che spicca dal tema, così da lui variato e in mille maniere trasformato, incanta e rapisce l'intendente in un'estasi di meraviglia e di piacere. Mi sovviene di averlo udito sonare una volta, dopo aver meco parlato con entusiasmo della divina musica del _Requiem_ di Mozart, una fuga in _do minore_, e con proporsene a suo talento il soggetto; questa produsse egli per un quarto d'ora, passando per tutti i tuoni, e formando le più deliziose modulazioni senza mancar mai all'unità del soggetto, e alle più severe leggi della medesima, con tale maestria ed un gusto sì nuovo e profondamente scientifico, che sembrava eseguir piuttosto un pezzo già scritto, anzichè estemporaneamente prodotto. S'egli scrivesse, come ne l'ho più volte esortato, quel che l'inesauribile sua fantasia, e 'l suo vivissimo estro improvvisando gli dettano, noi avremmo in questo genere delle produzioni, che verrebbero ammirate come l'opera del solo genio e dell'inspirazione: ma la lentezza della penna riesce insoffribile al fecondo suo ingegno, stimolato sempre dal bisogno di espandersi in nuove creazioni. A formar degli allievi in questa nuova scuola, egli darà fra brieve al pubblico un _Nuovo metodo_, di cui n'è già sortito in quest'anno il _Prospetto_ per le stampe del Gagliani, come darà egli ancora alla luce i suoi _Elementi di Musica, formati sopra i sistemi de' più celebri Scrittori, e adattati al nostro sistema attuale_, in due volumi. Dal Saggio di quest'opera da lui stesso gentilmente comunicatomi, per quanto si estendono i miei deboli lumi, ho rilevato esser ella degna de' talenti del suo autore, e dell'espettazione del pubblico. Per la musica pratica abbiamo di lui: _Variazioni di piano-forte con accompagnamento di flauto_, stampate nel magazzino di musica in Londra nel 1811, in 4º e manoscritti in oltre, _50 Waltz_ in due o tre parti in circa, in tutti i modi, cosicchè vengano a formare una serie progressiva di studj per ben possedere il piano-forte; _un