Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 3 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne

Part 9

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MILLIN (Albino-Luigi), membro dell'Istituto nazionale, e noto abbastanza per un gran numero di opere sulle arti e l'antichità. Egli sin dal 1795, ha la cura di compilare una collezione periodica assai preziosa per la storia delle scienze e delle lettere, intitolata le _Magasin Encyclopédique_, dove molti interessanti opuscoli si trovano relativi alla musica, e di M. Millin e d'altri autori (_V. i num. di maggio e di agosto 1810_). Egli è anche autore di _un Dictionnaire des Beaux-Arts_, in 3 vol. in 8vo 1806: ove si trovano molti articoli assai pregevoli sulla musica e sugli stromenti, che per lo più sono tradotti dalla teoria generale delle belle arti di Sulzer.

MINERMO musico-poeta greco, di cui Ateneo (_lib. 13_) parla con somma lode. Inventò egli nelle tibie le diesis quadruntali per cantare il molle pentametro, _dulces, reperit sonos, et mollis pentametri cantum_. Properzio nella 9ª elegia del 1.º lib. lo fa superiore ad Omero ne' versi amatori. Da questo poeta e da Orazio si conchiude, che le composizioni di Minermo duravano ancora nel secolo di Augusto con gran credito; e Camaleone presso Ateneo (_lib. 14_) afferma, che i Greci eran soliti a cantare i versi di Minermo non men che quelli di Omero, di Esiodo, di Archiloco, e di Focilide. In un suo Poema egli introdusse il primo le nove muse celesti anteriori a Giove: invenzione, di cui Pausania (_Beot._) fece gran conto, e di cui tanto parlarono i grammatici del cinque cento. Frequentando Minermo, benchè già vecchio, le allegre adunanze, e' conviti de' grandi, abbandonò la severità del costume propria allora sempre de' musici; e nella più inoltrata età fu colpito dall'amore della cantatrice Nano. Il povero vecchio sentendosi ringiovenire, acceso d'insolito fuoco ravvivò l'ardore pel canto, e compose e _notò_ in vaga musica canzoni piene di quelle delicatezze, di cui abbondano i feriti cuori. Ma divenuto l'oggetto de' scherzi di spiritosi giovani disingannossi della sua sognata felicità, e diessi a comporre della musica sopra più serj soggetti; così Stobeo cita di lui un'egloga, il di cui argomento era non doversi in modo alcuno collocar negli amori la felicità dell'uomo; trovandosi nelle vicende di questa passione più tormento che piacere. Secondo Laerzio (_in vitâ Solon._) fu egli contemporaneo di Solone, visse cioè sei secoli innanzi l'era comune (_V. Requeno tom. 1_).

MINGOTTI (Regina) nacque in Napoli circa 1726, da un padre uffiziale al servigio dell'Austria, che bambina di pochi mesi seco la condusse a Gratz nella Silesia; alla di lui morte un suo zio la mise in un Convento di Orsoline, dove apprese la musica: a 14 anni di sua età ella tornò in casa di sua madre, e la sua bella voce e la grand'arte con cui la regolava, fecele al mondo la più brillante fortuna. Sposò pochi anni dopo il Sig. Mingotti veneziano, impresario del teatro a Dresda: Porpora, che era allora al servizio del re, la produsse come una giovane delle più belle speranze, e per la sua raccomandazione le si offrì di cantare in quel teatro insieme con la cel. Faustina moglie del Sassone. Gli applausi e la riputazione, che quivi acquistossi pe' suoi talenti, la resero celebre anche fuori, e al di là delle Alpi. Essa fu invitata in Napoli a cantare sul gran teatro di S. Carlo nel 1750, e passando per Vienna ottenne dal Metastasio una commendatizia alla Principessa di Belmonte: egli la chiama nella sua lettera, _uno dei più distinti ornamenti della schiera canora di Dresda_. Ella si era applicata con tanto zelo allo studio della lingua italiana, che allorquando cantò per la prima volta la parte di Aristea nell'Olimpiade del Galuppi, sorprese gl'Italiani sì per la purezza della pronunzia, come per il suo canto melodioso, e la sua maniera espressiva e naturale. I teatri di tutte le grandi città della Germania, della Francia, dell'Inghilterra e dell'Italia risuonarono degli applausi dovuti alla sua arte. Nel 1763 ella ritirossi a Monaco nella Baviera, dove godeva della stima generale della corte e della città. Burney la sentì colà nel 1772, ella conservava ancora tutta la bellezza della sua voce, e ragionava sulla musica con molta profondità e giudizio: cantò dinanzi a lui per quattro ore intiere, accompagnandosi ella medesima sul forte piano. La sua conversazione era gaja e piacevole, parlava il tedesco, il francese e l'italiano con tanta perfezione, che riusciva difficile il distinguere qual fosse il suo patrio idioma. Nella galleria di Dresda vedesi il di lei ritratto dipinto da Rosalba a pastello ad essa rassomigliante mentr'era giovane (_V. Burney's Travels, tom. II, p 111_).

MINOJA (Ambrogio), uno de' più celebri maestri d'Italia d'oggi giorno, e membro onorario del conservatorio di Milano, nacque a Lodi nel 1752. All'età di 14 anni cominciò per suo diporto a coltivare la musica, e la professò meno per necessità che per gusto. Fece il suo corso di studj in Napoli sotto la direzione di Sala; e tornato alla sua patria, fu il successore del cel. Lampugnani, come primo maestro di cembalo al teatro _della Scala_ in Milano. Egli compose allora alcuni pezzi di musica strumentale, sei quartetti col titolo di _Divertimenti della Campagna_, e due opere serie, una pel teatro di Argentina in Roma, mentre colà soggiornava, e l'altra per quello della _Scala_, in Milano, ove al suo ritorno fu scelto maestro di cappella dei Padri _della Scala_, e diessi interamente alla musica di chiesa. Poco tempo dopo, l'armate francesi occupato avendo l'Italia, riportò egli il premio d'una medaglia d'oro del valore di 100 Zecchini, per una marcia e una sinfonia funebre in onore del gen. Hoche; scrisse ancora due messe di _Requiem_ che si conservano negli archivj del governo: un _Veni creator_ e un _Te Deum_, che fu eseguito nella cattedrale di Milano da un'orchestra di 250 musici. Egli ha fatta la musica di molti Salmi a più voci, con accompagnamento di pochi stromenti, in cui la scienza nulla pregiudica all'espressione ed al gusto. Minoja in oltre è autore di alcune _Lettere sul canto_, Milano 1813. L'opera è divisa in tre parti. Tratta la prima dello scopo del canto, quale, secondo lui, consiste in commovere, ed istruire gli uditori per mezzo dell'espressione. Nella seconda s'occupa egli del gusto che ha regnato nella musica vocale ad epoche differenti del secolo passato. Nella terza finalmente i principali ed i più proprj mezzi vengono esposti, atti a formare il canto, come l'intuonazione, il solfeggio, le grazie, la pronunziazione, e la qualità del tuono (_V. Giorn. Italico, Londra dicembre 1813_).

MIRABEAU (Gabr. Riquetti, conte de). A questo grand'oratore vien'attribuito un opuscolo di 95 pagine relativo alla musica: _Le Lecteur y mettra le titre_, Londra 1777, in 8vo (_Veggasi Dictionaire des anonymes de M. Barbier, t. num. 34, 27_). Questo scritto è pieno di eccellenti viste sulla musica stromentale, e contiene l'analisi ragionata di una gran sinfonia di Raimondi col programma di Avventure di Telemaco eseguita in Amsterdam li 15 gennaro del 1777.

MIRABELLA (Vincenzo), nobile siracusano, dell'Accademie di Roma e di Napoli, assai dotto nelle belle lettere e nella musica, morì in Modica nel 1624. Molti de' suoi scritti sulla musica trovansi impressi in Palermo nel 1603; come nel 1606, il primo libro de' suoi madrigali.

MISLIWECHEK (Giuseppe), detto il _Boemo_ in Italia, era nato in un villaggio vicino a Praga, ove secondo l'uso delle scuole di campagna nella Boemia ebbe le prime lezioni di musica. Questa prima istruzione svegliò i suoi talenti e 'l suo amore per la medesima, cosichè immediatamente dopo la morte di suo padre portossi in Praga, per prendervi le lezioni del cel. Segert, che quivi allora dimorava. Egli si applicò a questo studio con tanto zelo e successo, che poco dopo compose sei sinfonie che furono generalmente applaudite. Animato da questo primo buon incontro, nel 1763 partì per Venezia, e vi studiò il contrappunto sotto il maestro Pescetti: quindi si rese a Parma, ove scrisse la sua prima opera, che piacque talmente che fu chiamato in Napoli. Il _Bellerofonte_, ch'egli vi scrisse per il giorno natalizio del re Ferdinando, lo rese così celebre, che per un intero decennio compose nove opere per quel teatro; tra le quali si distingue l'_Olimpiade_ da lui scritta nel 1778, principalmente per l'aria _Se cerca, se dice_, che vien riguardata universalmente come un capo d'opera. A Venezia, a Pavia, a Monaco ebbe del pari una favorevole accoglienza. Ma la fortuna cominciò a voltargli le spalle nel 1780, allorchè diede in Milano la sua _Armida_ che spiacque al segno, che dovette cambiarsi la musica sin dalla prima rappresentazione, nè altro si ritenne della sua che un'aria di bravura cantata dal _Marchesini_. Andò quindi in Roma, ed incontrò anche peggio nell'opera che vi scrisse: egli morì quivi nell'estrema miseria a' dì 4 febrajo del 1782 di 45 anni. In Italia aveva scritto oltre a 30 opere, molti oratorj, sinfonie e concerti. Dodici delle sue _overture_ sono state impresse in Germania. Nelle biografie degli uomini celebri della Boemia e della Moravia si trova il suo ritratto.

MITZLER DE KOLOF (Lor. Cristiano), fece i suoi studj nel ginnasio di Anspach, e sin da fanciullo apprese i principj della musica e 'l canto sotto Ehrman. Dopo il 1734 consacrossi alle scienze nell'università di Lipsia, e due anni dopo vi diè un corso pubblico di matematiche, di filosofia, e di musica. La lettura degli scritti di Mattheson, l'assidua sua frequenza al concerto musicale di Lipsia, ma soprattutto la conversazione del gran Bach, formato avendo il suo gusto, egli volle innalzar la sua arte alla dignità d'una scienza mattematica. Nel 1734, pubblicò a tal disegno la sua dissertazione _Quod musica scientia sit_. Nel 1738, co' soccorsi del conte Lucchesini, e del maestro di cappella Bümler, stabilì una società corrispondente di scienze musicali, di cui fu nominato secretario: tutte le memorie dovevano indirizzarsi a lui. Il catalogo de' membri di questa società, e i di lei statuti trovansi nella Biblioteca di musica. Il primario scopo della sua biblioteca era la teoria musicale. Nel 1740, egli avventurò alcuni saggi d'odi da lui composte, la di cui mediocrità mosse le risa di tutti. In uno scritto di quel tempo per via di smodati encomj si misero in ischerno le sue composizioni musico-matematiche, ed egli ebbe tuttavia la debolezza di crederli sinceri, e di rispondere a quelle finte lodi con ringraziamenti nella sua Biblioteca. Finì costui i suoi giorni in Varsavia col titolo di matematico della corte di Polonia, nel 1778. Le sue opere di teoria musicale sono: _Dissertatio quod musica scientia sit, et pars eruditionis philosophicæ_, Lipsiæ 1734 in 4º. _Biblioteca di musica_, in tedesco, o _notizie esatte ed analisi imparziali di libri e scritti sulla musica_, 3. vol., in 4º 1738-1754. _Gli elementi del basso continuo, trattati secondo il metodo matematico, e spiegati per mezzo di una macchina, inventata a tale effetto_, Lipsia 1739 in 8vo. _Lo speculatore in musica, che scuopre amichevolmente i difetti de' musici ec._ Questa specie di Giornale comparve nel 1748, in 8vo. Alla fine del medesimo aggiunse egli la traduzione dall'Italiano dell'Avviso a' compositori ed ai cantanti di _Riva_, residente del duca di Modena in Londra. E la _Traduzione dal latino del Gradus ad parnassum di Fux_, con note, Lipsia 1742, in 4º.

MOJON (Giuseppe), dottore in medicina, membro dell'Istituto nazionale ligure, e professore di chimica nell'università di Genova; delle molte opere ch'egli ha dato alla luce non faremo menzione che di quella, cui diè il titolo di _Memoria sull'utilità della musica, sì nello stato di salute, come in quello di malattia_, Genova 1802. Il D. Muggetti, medico-chirurgo di Pavia, e membro corrispondente della società medica d'emulazione, e della galvanica di Parigi, ne ha pubblicata una traduzione francese, Parigi 1803, in 8vo con alcune sue annotazioni. Nella sua prefazione egli dice di avere intrapresa l'intera traduzione di quella Memoria, non essendo, suscettibile di estratto, a motivo dell'estrema sua concisione, che non permette di toglierne una sola parola; _Io desidero che la mia fatica, le osservazioni e riflessioni dell'autore render possano più comune l'impiego della musica a preferenza delle droghe, a cui spesso ripugna la natura, e che il più delle volte ancora sono di notabil danno in certe malattie nervose, e soprattutto nell'ipocondria e in diverse altre specie di delirio; se questa massima fosse stata ben ponderata da' medici, il filosofo di Ginevra non avrebbe contro di loro avanzato quel sarcasmo, dicendo:_ Io non sò di quai mali ci guariscono; anzichè ce ne regalano dei più funesti ancora, la pusillanimità, la lassezza, la credulità, il terror della morte; se guariscono il corpo, essi uccidono il coraggio.

MOLINEUX (d.^r Tommaso), inglese, di cui vi ha nelle Transazioni filosofiche del 1702, num. 283, _a Letter etc._, cioè _Lettera al Rev. Saint-George, Vescovo di Clogher in Irlanda, sopra alcuni dubbj intorno l'antica lira de' Greci e de' Romani, colla spiegazione d'un passo oscuro di un'ode di Orazio_.

MOMIGNY (Girol. Gius. de), nato a Philippeville nel 1776, apprese sin da fanciullo la musica, e i suoi progressi furono sì rapidi che di nove anni egli improvvisava. Non lasciò frattanto di applicarsi alle scienze, e venne a stabilirsi in Parigi nel 1800, dove compose la musica di due opere, di alcune cantate, quartetti, sonate per forte-piano ec. La sua opera principale è _Cours complet d'harmonie, et de composition_, in 3 vol. in 8vo. Il suo corso è una nuova e compita teoria della musica, fondata in parte sul sistema di Ballière, sviluppato da Jamard, e sopra alcune vedute dell'ab. Feytou, come può vedersi all'artic. _Cromatique_ (_t. 1 de la musique dans l'Encyclop. méthod._). Le altre scoperte sparse in quel corso appartengono interamente a M. de Momigny. Sono esse diametralmente opposte alle idee ricevute, benchè non sian meno ingegnose, sovra tutto ne' capitoli sulla misura e il ritmo. Nel 1802 egli avea pubblicato il primo anno delle sue lezioni di forte-piano, che ha avuto buon incontro.

MONOPOLI (Giacomo), il cui vero nome di famiglia era _Insanguine_, veniva detto Monopoli, perchè nato in questa città nel regno di Napoli. La sua musica per teatro ebbe al suo tempo gran successo; egli scrisse la musica di _Calipso_ nel 1782 e quella del salmo 71, in versi lirici di Sav. Mattei nel 1775. Rammentiamo solo quest'ultime sue composizioni per dare a conoscere l'epoca in cui egli fioriva, non avendo intorno a lui altre memorie.

MONSIGNY (Pier-Alessandro), a cui i francesi attribuiscono la rivoluzione musicale del loro teatro, avvicinando vieppiù la loro musica a quella degl'italiani; per il che gli danno il nome di Sacchini della Francia. Tutta la sua musica, essi dicono, è d'istinto, tutti i suoi canti tuttora si ritengono, e vien riconosciuto generalmente da tutti, che egli ha portato al supremo grado il patetico e 'l canto di espressione. In un _Rapporto_ della Classe delle Belle-arti del 1810, Monsigny viene annoverato tra' gran maestri, che hanno dato al teatro delle eccellenti opere in tutti i generi (pag. 55). “La sensibilità di questo compositore (_scriveva nel 1811, M. Fayolle_), bisogna che sia stata molto viva, perchè conservato ne abbia così gran dose all'età di 82 anni. Non ha guari, spiegandoci egli la maniera con la quale aveva voluto dipingere nel suo dramma le _Déserteur_, la situazione d'Aloisa, allorchè riviene gradatamente dal suo deliquio, e che le sue parole singhiozzanti sono interrotte d'alcuni pezzi strumentali; egli proruppe in un largo pianto, e cadde egli stesso nello sfinimento che dipingeva della più espressiva maniera.”

MONTECLAIR (Michele), imparò la musica e 'l gusto per quest'arte sotto Moreau, ottimo maestro di cappella in quel tempo, e l'esercitò in Parigi con buon successo, ove morì nel 1737. Tra le altre sue composizioni vi ha il _Gefte_, che fu il primo Oratorio che si sia fatto sul teatro di Parigi nel 1732. Vi ha in oltre di lui _Méthode pour apprendre la musique_ in 8º, che vien tenuto in qualche pregio.

MONTEVERDE (Claudio), da Cremona, fu uno de' più gran musici del suo tempo, e uno dei fondatori della scuola di Lombardia. Egli studiò la composizione sotto M. Antonio Ingegneri, maestro di cappella del duca di Mantova, nella di cui corte si era acquistato già molta stima come violinista. Mal contento delle regole e della pratica de' suoi predecessori, avventurò de' nuovi metodi; osò il primo di usare la quinta diminuita, come consonanza: introdusse le dissonanze doppie con preparazione, e provossi di praticare in nuove maniere le dissonanze di passaggio. Benchè si sia egli ingannato in alcuni punti, come chiaramente glie lo provò _Artusi_, può dirsi tuttavia certamente, che di tutti i maestri egli è il primo a cui la tonalità e la moderna armonia abbiano le maggiori obbligazioni. “Egli è indubitato, dice il Carpani, che le dissonanze sono come il chiaro-scuro nella pittura. Col mezzo dell'opposizione e del confronto danno esse più risalto ed effetto all'accordo vero, ne accrescono il desiderio, e svegliano così l'attenzione, operando a guisa degli stimolanti che si danno agli obesi e sonnacchiosi. Quel momento d'inquietudine che producono in noi, si trasforma in piacere vivissimo allorchè sentiamo poi l'accordo, quale l'orecchio nostro non cessava di travederlo e desiderarlo. Non è a dire perciò quanto vantaggio recassero alla musica, coll'introdurvi le dissonanze, lo _Scarlatti_, e molto prima di lui il _Monteverde_, _scopritor primo_ di questa miniera di bellezze” (_let. 3_). Monteverde discolpossi intanto delle critiche, che se gli erano fatte, e rispose con alcune _lettere_ stampate in fronte alle sue opere. Le bellezze della sua musica attirarono in suo favore il pubblico, e la più parte degli amatori. I suoi pretesi errori modificati cominciarono ad operare la gran rivoluzione musicale in Italia, e furono generalmente adottati. L'arte alleviata e disciolta da una quantità di severe regole, e dal giogo della pedanteria, fece de' nuovi progressi, ed aprì nuova via a tanti uomini celebri, che son venuti di poi. In ricompensa de' suoi talenti e degli importanti servigj resi all'arte, Monteverde divenne maestro di cappella di S. Marco in Venezia, posto occupato mai sempre da' più grandi uomini. Egli quivi morì in età molto avanzata nel 1651. Le sue composizioni per teatro e per chiesa, parte impresse in Venezia e parte manoscritte, si conservano ancora in diverse biblioteche.

MONTÙ (M.), piemontese, dottissimo nella meccanica e nella teoria della musica, morto immaturamente in Parigi nello scorso anno 1814. Egli è autore di un'opera intitolata _Numerazione armonica per ispiegare le leggi dell'armonia_: ed è inventore inoltre di due instromenti di musica, detto l'uno _Sfera-armonica_, e _Sonometro_ l'altro. Può leggersene la descrizione nel libro intitolato _Archives des découvertes_ etc. Paris 1809, al num. 14. “Questi due instromenti, ivi si dice, sono stati inventati da M. Montù, per dare una dimostrazione matematica de' principj dell'armonia, ignoti o combattuti sinora. Quest'instromenti e i loro accessorj sono d'una perfezione preziosa e rara. I Sig. _Prony_, _Charles_, _Gossec_ e _Martini_, ne hanno fatto un rapporto al ministro, in cui dichiarano che i suddetti stromenti possono utilmente servire a far delle sperienze interessanti sulle proporzioni musicali, relative ai sistemi degli antichi, non che a quei de' moderni. Il governo li ha comprati, e li ha fatti deporre nel Conservatorio di musica.” (pag. 372). Le invenzioni di Montù formano la maraviglia de' Francesi, e l'orgoglio dell'Italia.

MONTUCLA (Giov. Franc. de), membro della R. Accademia delle scienze di Berlino, pubblicò nel 1758 in Parigi un'opera in 2 vol. in 4º, intitolata: _Histoire des mathématiques_, nella quale dalla pag. 122-136, si trova in ristretto la _Storia della musica greca_. Egli dà un'esposizione assai superficiale e molto imperfetta del sistema acustico de' Greci, comechè avesse dovuto farne l'oggetto essenziale del suo argomento. Poteva dispensarsi piuttosto dal trattarvi la questione della tonalità della greca musica, non avendo un rapporto necessario al suo oggetto. Montucla morì a Versailles nel 1799; egli aveva preparata una seconda edizione della sua Storia con molte addizioni, ch'è stata pubblicata e compiuta dall'astronomo Lalande, a cui erano stati rimessi i manoscritti del Montucla, in 4 vol. in 4º.

MONTVALLON (M. de), nel 1742, pubblicò un'opera intitolata: _Nouveau Système de musique sur les intervalles des tons, et sur les proportions des accords, ou l'on examine les systèmes proposés par divers auteurs_. Non possiamo darne saggio, non conoscendola.

MONZA (Caval. Carlo), maestro di cappella in Milano sua patria, ove godette della riputazione di uno de' migliori compositori per teatro e per chiesa. Nel 1766, compose il _Temistocle_ per quel gran teatro _della Scala_: e nel 1777, per quel di Venezia _Mitteti_ e _Cajo Mario_, che incontrarono assaissimo: alcune arie di questi drammi furono impresse in Germania, ed in Londra nel 1783, la sua terza opera consiste in _six sonatas for the harpsichord, or piano-forte with a violon_. Il d.^r Burney scrive di aver sentita una sua messa in _S. Maria secreta_ di Milano, ch'egli approvò come bella e piena di genio.

MOOSER (Luigi), di Friburgo nella Svizzera, giovane artista costruttore di organi e piano-forte, ha portato la sua arte al più alto grado della perfezione. La pienezza, la forza e nel tempo stesso la dolcezza e morbidezza de' suoni distinguono sommamente i suoi piano-forte a coda. L'organo ch'egli ha fatto per il nuovo Tempio di Berna è un capo d'opera: bisogna sentirlo per farsene un'idea, ed esaminarlo di presenza per apprezzarne il merito. L'ultima e migliore sua opera è un forte-piano organizzato, che gli amatori si danno premura di andar a vedere in sua casa, e ch'egli chiama _orchester-instrument_, stromento di orchestra. Puossene vedere la descrizione in un libretto in 12º che ha per titolo: _Etrennes Fribourgeoises pour l'année 1810_.

MORELLET (l'abb. Andrea), di Lione, pubblicò uno scritto, cui diè per titolo: _De l'expression en musique_, pieno d'ingegnose idee sulle belle arti in generale, ed in particolare sulla musica. Si trova negli _Archives littéraires_, tom. 6, e nel _Mercurio_ di novembre 1771.

MORET DE LESCER, maestro di musica francese a Liegi, nel 1768, pubblicò in un vol. in 4.º _Science de la musique vocale_. Nel 1775 comparve al pubblico un prospetto di un'altra sua opera, ch'egli aveva già terminata in 13 vol. in 8vo, ciascuno di 400 pagine, col titolo di _Dictionnaire raisonné, ou histoire générale de la musique et de la lutherie_, con diversi rami, ed un piccolo dizionario di tutti i gran maestri di musica ed artisti che si sono resi celebri per il loro genio, ed i loro talenti (_V. l'Esprit des Journaux, septembre 1775_).

MORIGI (Angelo) da Rimini, degno allievo del Tartini e primo violino del teatro di Parma, ove morì nel 1790. Il cel. maestro Bonifacio Asioli si reca a gloria di essere stato suo discepolo. Morigi è autore di più opere di sonate e concerti di violino, che sono state impresse; la terza di queste comparve in Amsterdam nel 1752, composta di sei concerti.