Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 3 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne

Part 6

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MARPURG (Feder. Gug.), consigliere del re di Prussia, ha reso molti importanti servigj colle sue opere alla didattica e alla teoria della musica. Verso il 1746, egli fece qualche dimora in Parigi e quivi contrasse delle familiarità con varii letterati e co' migliori professori di quest'arte; da' cui lumi trasse non poco profitto. _Io riguardo il tempo che vi ho passato_, dice egli stesso, _come il più fortunato periodo di mia vita; e se sono riuscito a coltivare le Muse con qualche successo io ne devo una gran parte a quel tempo_ (_Dedic. a l'ab. de Cerceaux_). Tornato in Berlino, diessi interamente alla composizione delle sue opere, di cui dal 1749 sino al 1763 ne pubblicò una considerevole quantità sia didattiche, sia critiche, sia polemiche. Intorno alla teoria del basso fondamentale non lo adottò egli che in parte, e come un metodo di classificare gli accordi. L'arte il perdette assai presto nel 1764 in età di circa 43 anni, allorchè trovavasi occupato a dar l'ultima mano alla sua storia della musica. Marpurg è senza dubbio il più pregevole scrittore didattico che abbia prodotto la Germania, e che possedeva in generale l'arte della musica. Ad una profonda cognizione de' principj unisce egli uno squisito giudizio ed un ottimo gusto. Fra le sue opere due ve n'ha soprattutto, che meritano una particolare attenzione: 1. il suo _Manuale d'armonia e di composizione in tedesco_ 1756 in 4.º è un trattato compito a cui quasi nulla manca, e generalmente assai metodico e ben chiaro: dir si potrebbe l'Euclide musicale; 2. _Trattato della fuga e del contrappunto_, il più compito e 'l migliore che si sia pubblicato sulle fughe, i contrappunti artificiosi ed i canoni, secondo i principj e l'esempio de' migliori maestri tedeschi e d'altre nazioni, con 68 rami, 1753, in 4º. Quest'opera fu tradotta in francese in 2 vol. in 4.º Berlino 1756, vi si trova una breve storia del contrappunto e la notizia de' più dotti contrappuntisti. Io l'ho avuta per le mani: e mi è sembrata eccellente per il fondo; ma vi sarebbe a desiderare un miglior ordine: la distribuzione delle materie non può essere più cattiva, e questo ne rende molto difficile l'intelligenza. Abbiamo in oltre di lui scritte in tedesco le seguenti opere: _Il musico critico_, 1749; _L'arte di sonar di cembalo, e sul basso continuo_, 2 vol. in 4.º 1750-1755. Quest'opera è stata tradotta in francese, e ve ne ha una terza edizione del 1760; _Nuovo metodo di sonare il cembalo conforme al miglior gusto moderno_, con 18 rami, 1755 in 4.º; _Memorie storiche e critiche per servire a' progressi della musica_, 5 vol. in 8vo dal 1754 sino al 1762; _Elementi di musica teorica_, 1757 in 4.º; _Introduzione sistematica all'arte della composizione secondo i principj di M. Rameau_, non è che la traduzione dal francese degli Elementi di d'Alembert con alcune note, 1758 in 4.º; _Introduzione all'arte del canto_, 1759 in 4.º; _Lettere critiche sulla musica_, 3 volumi, 1763. Opera eccellente, piena delle più interessanti materie, in cui si trovano molte dissertazioni di altri gran maestri, come Agricola, Kirnberger ec.; _Introduzione critica all'istoria ed ai principj della musica antica e moderna_, 1756 in 4.º; _Introduzione alla musica in generale, ed in particolare all'arte del canto_, 1763 in 8vo; _Istruzione sul basso continuo, e l'arte della composizione di Sorge_, con note di Marpurg, 1760 in 4.º; _Saggio sul temperamento in musica, con una Dissertazione sul basso fondamentale di Rameau e di Kirnberger_, Breslavia 1776, in 8vo: “La migliore opera sul temperamento, che io conosca, dice M. Chladni, (_Acustic. p. 40_), e di cui ho adottate alcune idee, si è il Saggio di Marpurg.” Alla fine di questo Saggio annunzia egli un'opera periodica col titolo di _Archivj di musica_, ma non ne comparve nulla. Il suo ritratto si ritrova in sul frontispicio dell'_Introduzione critica_ ec. del 1756. Si ha ancora di Marpurg molta musica sì vocale che strumentale impressa in Berlino.

MARQUET (Franc. Nicolò), cel. botanico, e medico di Nancy sua patria, scrisse un ghiribizzoso trattato col titolo di _Nouvelle méthode facile et curieuse pour connoître le pouls par les notes de la musique_, Paris 1769, 2 edit. in 12º. Egli morì nel 1759.

MARSH (Narcisso), nato a Hennington d'un'antica famiglia nel 1638, fu prima Vescovo di Dublino e nel 1703, arcivescovo d'Armagh e primate dell'Irlanda; morì di 75 anni, nel 1713. Egli era uomo dottissimo, ed autore di molte opere, di cui non citeremo che il suo _Saggio sulla dottrina de' suoni_, Dublino 1683, che si trova ancora nelle Transazioni filosofiche.

MARSIA, figlio di Janide, rinomato musico dell'antichità, fu l'inventore delle doppie tibie, unendo due flauti grande e piccolo, e facendoli sonare in diverso tuono al tempo stesso; nella quale invenzione era necessario si servisse delle misure della corda armonica trovate da suo padre. L'accompagnamento de' gravi cogli acuti suoni rese più dilettevole il canto; e così l'arte di parlare co' flauti s'ingentilì. Piacque all'estremo il ritrovato alla greca nazione, ed il plauso che si fece a Marsia, suscitò l'invidia de' suonatori e cantori, per cui fecero essi ingegnose satire, onde levargli la gloria d'inventore ed avvilirlo. Spogliando delle favole, con cui cercaron gl'invidi di oscurare la sua memoria, si conchiude esser egli stato un celebre suonatore, il quale, benchè oppresso dalla malignità de' rivali, fece mentre che potè l'ufficio di buon cittadino, educando nell'arte musica in allora bambina i giovani imparziali, che lo coltivarono. “Molti de' miei leggitori poco avvezzi all'esame dell'antichità, dice il dotto ab. Requeno, da cui si è tratto quest'articolo, contenti d'uno studio superficiale, crederanno essere favoloso il nome di Marsia, di Olimpo di lui principale discepolo, e quanto di essi io ho detto, a' quali altro non risponderò, che quello che dice Platone (Dial. min. 318), _che conservavansi cioè all'età sua le cantilene dello scolaro di Marsia, Olimpo, e che i suoi canti tibiali struggevano i cuori_. Vedano i critici seguaci di certi superficiali francesi, se le arti ed i professori descritti da Omero sieno invenzioni di quel poeta, e se debbano riputarsi romanzesche le memorie storiche de' cantori cavate da questo scrittore, e rischiarate con l'autorità de' posteriori autori.” (_t. 1, p. 45._)

MARTIGNONI (Ignazio) era ancor giovane quando pubblicò in Milano nel 1783, le sue _Opere varie_ in 8vo. Contengono queste alcuni bei Saggi sulla poesia, sulla _musica_, e sul disegno. “In essi (dicesi nel Giorn. de' letter. in Modena) egli si mostra scrittore ingegnoso, erudito, elegante, e il filosofo non meno che l'uomo sensibile in essi trova di che pascersi ed istruirsi”.

MARTIN (Vincenzo), detto lo Spagnuolo, maestro di cappella del principe delle Austrie verso il 1785, nacque in Valenza nella Spagna l'anno 1754. Vien egli con ragione riguardato come uno de' migliori, e de' più graziosi compositori di musica drammatica. Le sue opere sono l'_Ifigenia_, l'_Ipermestra_, il _Barbaro di buon cuore_, 1784, _La cosa rara_, 1786. Dopo quest'anno sino al 1790, dimorò egli in Vienna, e per ordine del re di Prussia, vi scrisse un'opera per il teatro di Berlino. Il suo _Albero di Diana_ composto in Vienna nel 1787, e la _Cosa rara_ sonosi rappresentate in Palermo nel R. teatro di S. Cecilia con estremo successo. Nel magazino di musica di Ricordi in Milano vi ha di lui impressa la _Capricciosa corretta_, opera buffa nel 1802. La musica di Martin è brillante, nuova e d'una facilità estrema per l'intelligenza e l'esecuzione.

MARTINN (Giac. Gius.), figlio del maestro di musica del principe di Lignè, nacque in Anversa nel 1775. Cominciò a comporre dall'età di 10 anni, e di 12 fece sentire una gran messa in musica, che nel 1793 fu richiesta dalla direzione Batava per l'apertura de' tempj cattolici. Egli si è stabilito di poi in Parigi, e vi è professore di musica nell'imperiale Liceo. Vi sono di lui degli eccellenti quartetti, e nel 1811 annunziò per soscrizione la pubblicazione di dodici gran quartetti da sortire di mese in mese.

MARTINELLI è l'autore delle _Lettere critiche sulla musica_ pubblicate in 2 vol. nel 1760, che contengono dei dettagli assai interessanti. Hiller nelle sue notizie sulla musica ne ha fatto grand'uso. Nel 1762 se n'è fatta una traduzione francese, che si trova in un libro sotto questo titolo: _L'Amateur, ou Nouvelles pièces et dissertations françaises et étrangères_, in 12º, parte prima.

MARTINEZ (Marianna) nacque in Vienna verso il 1750 e nella casa stessa, ove abitava il Metastasio intimo amico del di lei padre: così che è una novelletta quel che racconta il nostro Sig. Ab. Scoppa, che ella era la figlia di un giardiniere, che il Metastasio incontrolla piccolina per le strade di Vienna, che tutta gaja e vivace cantava con bella voce e prometteva molto: che l'arresta, l'interroga, la chiede a' parenti e si addossa la cura di sua educazione (_Les vrais principes etc._ t. 3). Fu ella in vero educata sotto gli occhi di quel gran poeta, ed alla morte del padre suo nulla trascurò perchè ne formasse il cuore e lo spirito. Fornita di un'eccellente voce, fecele ancora apprender la musica: ella ebbe la fortuna di prender lezioni di cembalo e di canto dal famoso Haydn (_V. Carpani Letter. 5_). Le cognizioni, e la straordinaria abilità che essa vi acquistò in pochissimo tempo compensarono le pene, che si era dato il Metastasio per istruirla, e colmarono di piacere gli estremi anni di sua vita. Riuscì ella non solo peritissima nel suono di varii stromenti e nel canto, ma eziandio nel comporre; dopo il 1773, fu essa annoverata tra' membri della società filarmonica di Bologna. Il d.^r Burney, che l'anno 1772 la sentì cantare ed eseguire sul forte-piano alcuni pezzi da lei composti, assicura che gli mancavan le parole per dipingere il suo canto, espressivo del pari e tenero: che ella aveva delle cognizioni profonde nel contrappunto, e tra le altre grandiose di lei composizioni, egli cita un _Miserere_ a 4 voci, e molti salmi tradotti in volgar poesia del Mattei, a 4 e 8 voci, con istrumenti. L'ab. Gerbert nella sua storia (nel 1773) dice ancora, ch'egli possedeva una solenne messa da lei composta nel vero stile di chiesa. Compose eziandio molta musica per camera sulle parole del Metastasio, e mottetti e sonate per cembalo piene di vivacità e di brillanti motivi. Metastasio, che riguardavala come sua figliuola, non la chiamava che la sua S. Cecilia.

MARTINI (Giorgio Enrico) di Tanneberga nella Misnia, è autore di due buone opere di erudizion musicale, 1. _De' conflitti di musica degli antichi_; 2. _Che i giudizj de' moderni sulla musica degli antichi non possono esser giammai decisivi_, Ratisbona 1764, in 4º.

MARTINI (il P. Giov. Batt.), tenuto con ragione in tutta l'Europa come l'oracolo della musica, nacque in Bologna nel 1706, ed entrò giovane nell'ordine de' conventuali. M. Fayolle, non so a quali memorie appoggiato, dice che il gusto dell'erudizione e l'amore dell'antichità gli fecero intraprendere de' viaggi sino nell'Asia; ciò nol trovo però presso i di lui biografi: chechè ne sia egli si diè interamente alla musica, e prima e dopo che si fosse fatto religioso studiò quest'arte sotto più maestri, tra' quali annovera egli stesso il cel. Ant. Perti. I suoi progressi nella composizione furono così rapidi, che in età di 19 anni fu maestro di cappella del convento del suo ordine in Bologna, posto che egli occupò sino alla morte. Esercitò in questa qualità le funzioni di professore, e la sua scuola, la più dotta tra quelle che a suo tempo esistevano in Italia, ha prodotto un considerabilissimo numero di gran compositori ed artisti di somma rinomanza, che si sono meritati i più brillanti successi; e i più grand'uomini in quell'arte recavansi ad onore e a dovere di chiedere i suoi consigli, e di seguire le sue lezioni; tali furono il cel. Rameau, il gran Jommelli e più altri. Al talento di formare de' buoni allievi, il P. Martini univa quello di comporre una dotta musica. “Ma uomo più d'arte che d'ingegno, dice il Mattei, era come Lucrezio, i di cui poemi al dir di Cicerone, _non erant lita multis luminibus ingenii multæ tamen artis_: o come Callimaco, di cui diceva Ovidio: _Quamvis ingenio non valet, arte tamen_, era un _Casa_ e non un _Ariosto_, se non era felicissimo nel creare un motivo, lo era poi in distender di mille maniere diverse un motivo già creato: secco un poco nell'inventare, abbondantissimo nel mettere in opera.” (_Letter. al P. della Valle_). Così il Jommelli, intendentissimo ch'egli era in tal materia, diceva che _al Martini mancava il genio, e che suppliva coll'arte laddove mancava la natura_. Sono ciò non ostante pregevoli le di lui composizioni per la purità, la saviezza e la dottrina che ne fanno il carattere. Ma i primarj titoli della riputazione del Martini sono i Trattati ch'egli ha scritto sopra le diverse parti della musica. Nel 1758 presentò una sua dissertazione all'Accademia dell'istituto di Bologna, di cui era socio, col titolo: _De usu progressionis geometricæ in musicâ_, che si trova inserita nel 5º vol. de' Commentarj di quell'Accademia; opera più erudita che utile, come quella che ha per titolo: _Compendio della teoria de' numeri per uso del musico_, 1769. Merita maggior attenzione il suo _Saggio fondamentale pratico di contrappunto sopra il canto fermo_, Bologna 1774, e _Saggio ec. di contrappunto fugato_, 1776. Nel primo percorre gli otto tuoni ammessi generalmente nel canto fermo, reca intorno ad ogn'uno di questi un esempio di contrappunto, preso per lo più dalle composizioni del P. Costanzo Porta, e molti esempj di canto fermo fugato del Palestrina: fa a questi delle note per ispiegarli, e vi fa precedere una breve esposizione delle regole di contrappunto. Nel secondo _Saggio_ dà delle regole della fuga e del canone con alcuni pezzi fugati nel genere madrigalesco, e sacri e profani a due dapprima sino ad otto voci, alle volte col basso continuo, e con alcune sue annotazioni. Ciò che vi ha più a lodarsi è senza dubbio la scelta degli esempj estratti da' migliori maestri, e che danno bene a conoscere il genere di lor composizione: tranne questo, secondo l'attuale stato della musica, quest'opera ci sembra d'altronde di un assai mediocre profitto. In fatti, rapporto al contrappunto sul canto fermo, gli esempj citati dal Martini, sono scritti sopra un sistema di tonalità che non è più conforme alla maniera di sentire de' nostri giorni, e che per conseguenza non può essere trattato con successo; riguardo a' pezzi fugati, sono piuttosto de' _ricercari_ anzichè delle fughe propriamente dette, e per conseguenza anche di poca utilità. In quanto al testo, di cui il Martini accompagna siffatti modelli, troppo ristrette ne sono le introduzioni, e perciò inutili a' principianti, che non le capiscono, ed a' maestri, che debbono saperne più di quel che esse contengono. Le digressioni, in cui si spazia fuor di cammino il comentatore, nulla hanno che ne faccia sopportar la lunghezza, e si potrà da tutto ciò inferirne soltanto, che il maggior merito dell'A. in quest'opera, si è di aver dato a divedere ch'egli conosceva perfettamente l'antichità italiana, cioè la migliore scuola de' secoli 16, e 17; e che per la buona scelta de' capi d'opera quivi recati in esempio, è giunto a farla egli stesso apprezzare al suo lettore. Si sa, che il dotto Eximeno levossi contro a questi Saggi del Martini con una ben ragionata critica, sebbene come confessa egli stesso, _lascio scorrer la penna con qualche amarezza_, che non meritava quell'uomo di singolare dolcezza, e che non ne trasse altra vendetta se non di mostrarglisi bramoso della sua amicizia, e di riporre il di lui ritratto nella galleria da lui formata de' più valenti scrittori, _cosa, che quasi mi levò di senno_, scrive lo stesso Eximeno, _ed avrei voluto gettare al fuoco la penna, anzichè lasciarla trascorrere a nessun tratto, che potesse amareggiare un uomo, che tanta dolcezza d'animo univa a tanto sapere_. (_Lett. del 1785 al P. Lavalle_). La _Storia della musica_ del P. Martini in tre vol. in 4.º merita del pari elogj e censure: quest'opera dà veramente ad ammirare una lettura immensa, una gran profondità di sapere, una prodigiosa erudizione, ed un'eccellente pratica: ella è una vasta collezione di memorie scritte con purità di lingua, e con qualche interesse; ma non vi ha un oggetto fisso, un piano, un buon metodo, nè ombra di giudizio e di critica. Egli si era proposto di compirla in cinque volumi: non sorpassa frattanto l'epoca de' greci nei tre tomi che ne abbiamo, e continuando a quel modo, non glie ne sarebbero bastati trenta e più ancora. Nella mira di proseguire le sue fatiche egli aveva adunato un'enorme quantità di materiali. Possedeva la gran biblioteca musicale del Bottrigari contenente opere assai rare: la generosità del Farinelli gli somministrò de' fondi considerevoli, e lo pose in istato di procacciarsi tutti gli immaginabili materiali. Benedetto XIV con suo rescritto concesse al Martini il poter estrarre que' libri dalla Biblioteca, de' quali abbisognava: l'Imperatrice M. Teresa, il re di Portogallo, il Principe Abate Gerbert lo provvidero in gran copia de' più rari manoscritti. Questi materiali riuniti formavano una biblioteca di oltre a 17 mille volumi, trecento de' quali erano MSS, essi occupavano quattro grandi stanze: nella prima erano i manoscritti, nella seconda e terza le opere in istampa, e nell'ultima le Opere di musica pratica dal rinnovamento della medesima sino al suo tempo. Oltre alle opere già riferite del Martini vi ha ancora di lui: _Lettera all'ab. Passeri sulla musica degli Etruschi_, 1772; nel 2º vol. delle Opere di Doni in Firenze 1763, _Onomasticum seu synopsis musicarum Græcarum atque obscuriorum vocum_ etc. Molti _articoli di musica_ inseriti in più Giornali italiani, e alcune di lui _Lettere_ pubblicate nelle Memorie di sua vita dal P. della Valle, Napoli 1785; ed oltracciò lasciò egli: _Commercio letterario con diversi sopra questioni dell'arte: Giudizio di un nuovo sistema di solfeggio comunicatogli circa 1745 dal Sig. Flavio Chigi Sanese_. La dolcezza, la semplicità, e la modestia che formavano il carattere del P. Martini, la premura ch'egli si dava di comunicare a chi ne lo chiedeva, i tesori di scienza e di erudizione, ch'egli possedeva, gli conciliarono la venerazione e la stima universale. Tutti coloro, cui l'amor delle arti conduceva in Italia, venivano a visitarlo in Bologna, e tornavano pieni di sentimenti d'ammirazione e di riconoscenza. Ebbe non pertanto quivi stesso de' malevoli ed anche del numero de' suoi allievi medesimi, che, come se ne lagna egli stesso in una lettera al Sabbatini, tale guerra gli mossero che “levossi affatto dall'Accad. de' Filarmonici per una delle loro solite insolenze fattagli” (_Gennaro 1782_). Questo valentuomo cessò finalmente di vivere, d'una idropisia di petto a 23 agosto del 1784, in età di 78 anni. _G. B. Moreschi_ pubblicò un'orazione in sua lode recitata nell'accad. de' Fervidi, Bologna 1786, e il _P. della Valle_ le Memorie della sua vita, Napoli in 8vo 1785. Di alcuni canoni berneschi del Martini lepidi e dotti leggasi il _Carpani_ letter. 6, p. 113.

MARTINI (Giov. Paolo), nato a Freystatt nel Palatinato, passò nel 1757 all'università di Friburgo per istudiarvi filosofia, dopo di avere appreso la lingua latina e la musica. Portossi quindi in Francia, e fermatosi a Nancy il suo talento per la musica e la franchezza del suo carattere gli fecero molti amici, che presero particolar cura di lui. Quivi applicossi mercè la meditazione, e i libri classici de' tedeschi sulla composizione a perfezionarsi nella sua arte. Sotto la direzione di M. Dupont costruttore di organi ebbe la fortuna di aver parte alla costruzione dell'organo della chiesa primaziale di Nancy, di 50 registri, dalla prima disposizione de' materiali sino al compimento totale del medesimo: ecco quel che gli somministrò l'idea della sua opera intitolata _École d'orgue_, a Paris 1804. Ella è divisa in tre parti, ed ha per iscopo di propagare i talenti degli organisti dietro i sistemi de' più celebri tra costoro dell'Italia e dell'Allemagna; con tanto più di ragione in quanto quest'istromento richiede molta scienza musicale e contribuisce maggiormente a render musica un'intera nazione. M. Martini, dopo una lunga esperienza e i giornalieri esempj, sostiene che l'esecuzione ed il sentire i capi d'opera della musica di chiesa, possono soli formare de' compositori, de' cantanti e delle voci. Nel 1764 egli venne a stabilirsi in Parigi e vi compose una solenne messa a grande orchestra, ch'egli stesso riguarda come una delle migliori sue opere per lo stile, e che si è eseguita per più anni a Vienna per la festività di S. Stefano patrono di quella cattedrale. Entrò quindi come direttore di musica al servigio del principe di Condé, e ne perdette gli onorarj nella funesta rivoluzione del 1789. Nell'erezione del Conservatorio fu egli uno de' cinque ispettori di quella scuola, ed ha composta molta musica sì per chiesa, che per teatro applauditissima in Francia. Egli è il primo che abbia introdotto l'uso di ridurre la musica di più parti a due sole di violino e basso per il forte-piano, il che ne rende più facile e l'esecuzione e l'acquisto, e contribuisce vie più a diffondere il gusto della musica nelle famiglie, e a dilatarne il commercio, che oggidì ne fa uno de' suoi rami principali; ed in ciò è stato egli imitato in tutta l'Europa. Martini diè ancora al pubblico nel 1790, _La Mélopée Moderne_.

MARZIO (Giac. Federico), maestro di musica a Erlang, nel 1786 pubblicò a Norimberga _Taschenbuch etc._ o _Manuale per gli amatori di musica dell'uno e l'altro sesso_. Nell'introduzione egli promette di dare in ciascun semestre una collezione di arie, minuetti, wals e di altri pezzi per forte-piano: ed un'altra di brevi dissertazioni su varii oggetti di musica, di biografie e aneddoti di musici, di lettere ec.

MASCARDIO (Guglielmo) viveva in Italia circa 1400. _Bendemaldo_ in un manoscritto del suo comento al libro di Muris, che si conserva nella libreria del P. Martini, fa di costui menzione come di un musico di grido a' suoi tempi, ma le cui opere sono state avvolte insieme con tanti altri depositi delle umane cognizioni nella irreparabile dimenticanza dei secoli. _V. Arteaga T. 1._

MASSON, maestro di cappella in Francia sulla fine del sec. 17, di cui abbiamo: _Nouveau Traité des regles pour la composition de la musique_, 1699, 2 ediz. in 8vo. Quest'opera veniva riguardata come classica all'epoca, in cui non vi era in Francia verun trattato ragionevole sulla composizione, quindi ebbe molte edizioni, di cui la quarta è del 1738.