Part 4
LULLI (Giov. Batt.), nacque in Firenze nel 1633, ma trasportato in età di 14 anni a Parigi, divenne mercè il suo grandissimo ingegno, onde avealo fornito la natura, l'eroe riformatore della musica francese. La prima sua abilità, che lo rese celebre in Francia, fu quella di sonare il violino; prima di lui ne' concerti di strumenti solo uno di questi cantava, gli altri non facevano se non un semplice accompagnamento a quello: Lulli mise in movimento tutte le parti, e creò il vero concerto. Nell'infanzia della musica strumentale a lui deesi l'invenzione opportunissima all'oggetto di aprire con pompa uno spettacolo teatrale, cioè, la sinfonia, detta perciò _ouverture_ da' francesi; invenzione, dice il _Carpani_, “che restò per gran tempo così priva d'imitatori, che in Italia stessa pochissime furono le sinfonie composte per tal uso: una di Lulli fu sonata contemporaneamente in diversi teatri d'Italia in capo a molte opere di varii de' più rinomati maestri senza ch'alcuno d'essi si desse la briga di stenderne di nuove: il fatto è che l'_ouverture_ francese regnò lungamente su i nostri teatri, quantunque vi si udissero con maraviglia infinita le divine opere dei _Vinci_, dei _Pergolesi_, dei _Leo_ ed altri simili.” (_Letter. 1_). Coll'abilità di sonare il violino Lulli si acquistò la benevolenza di Luigi il grande, che lo fece direttore dell'orchestra della sua corte, e poi divenne capo, e compositore dell'opera francese, incominciatasi ad eseguire a' giorni suoi. Egli trasse la musica francese dalla scipitezza in cui aveva sino allora languito: egli fu un uomo di genio che ha spianato il cammino a tutti coloro che gli sono venuti dopo, e 'l di cui nome risuonerà ne' posteri, quali sian per essere le rivoluzioni della musica. Ma l'entusiasmo dei francesi per la musica di Lulli, che durò oltre a un secolo, è stata la cagione di ritardare presso quella vivace nazione i progressi di quest'arte. _Che Lulli sia stato l'eroe della musica francese_, dice il dotto Eximeno, _non si può certamente dubitare; ma che la musica francese non abbia colpito nel vero scopo della musica, è stato già bastantemente deciso da tutta l'Europa, e dagli stessi francesi, i quali svanito già l'entusiasmo per la musica di Lulli, fanno particolare studio della musica italiana. La musica di Lulli parla più all'orecchio che non al cuore_ (_Lib. 3, c. 3_). Il carattere di Lulli era gajo e brioso, egli rallegrava le compagnie con novellette e con de' buoni motti, onde i più alti signori si facevano a gara per ammetterlo alla loro familiarità: conservò sino alla morte il suo brio e la prontezza del suo spirito. Essendo agli estremi ed abbandonato dai medici, venne a visitarlo il cavalier di Lorena. _Sì veramente_, gli disse allora la moglie di Lulli, _voi siete il suo più grande amico, voi che siete stato l'ultimo ad ubbriacarlo, e che siete causa di sua morte._ Lulli riprese tosto: _Zitto, mia cara, il signor cavaliere è stato l'ultimo ad ubbriacarmi, ed in caso che io ne guarisco, sarà egli il primo a far lo stesso._ Egli morì in Parigi li 22 Marzo del 1687, in età di 54 anni: il cel. poeta latino Santeuil fece il suo epitafio.
LUNEAU de Boisgermain (Pier Giuseppe), nato a Issoudun di una comoda famiglia nel 1752, coltivò ben presto le belle lettere. Le cognizioni, ch'egli si dava premura di acquistare, non si limitavan solo alla sua propria istruzione, ma dirigevansi ancora a rendersi altrui utili. Oltre a più opere di varii generi, Luneau pubblicò per tre anni l'_Almanach musical_, 1771-1783. Fayolle lo chiama _una collezione senza scelta, e senza gusto, come tutte le altre sue compilazioni_: non posso giudicarne, perchè non lo conosco. Questo laborioso scrittore morì subitamente a 2 dicembre del 1801.
LUNIER (M.), autore di un'opera, cui diè per titolo _Dictionnaire des sciences et des arts_, t. 3, in 8vo a Paris 1805, egli vi tratta ancora della musica considerata come scienza e come arte, ma i brevi articoli che ne ha fatti sono trascritti dal Dizionario di musica di Mr. Rousseau.
LUPI (Mario), canonico e primicerio della cattedrale di Bergamo sua patria, cameriere d'onore di papa Pio VI, nacque di nobil famiglia nel 1710. Co' suoi studj fatti in Bergamo, e nel collegio Cerasoli a Roma, e colle sue opere si acquistò la riputazione di un uomo profondamente dotto. Morì egli in sua patria li dì 7 novembre del 1789. Vi ha di lui manoscritta una _Dissertazione intorno al suono_.
LUSCINIO (Otmaro), in tedesco _Rachtigal_, canonico di S. Stefano in Strasburgo sua patria, dove in un'estrema vecchiezza morì l'anno 1535. Tra le molte sue opere noi non rammenteremo che quella, che ha per titolo: _Musurgia, seu praxis musicæ_, a Strasburgo 1536, in 4.º, libro estremamente raro ed ornato di figure incise in legno, che rappresentano ogni sorta di stromenti di musica usati al suo tempo in Francia, ed in Germania.
LUSITANO (Vincenzo), professore ed autore di musica viveva in Roma verso la metà del sec. 16º. Egli sostenne contro il _Vicentini_ che l'antica musica de' Greci non comprendeva che il solo genere diatonico. Questa disputa divenne così interessante che divise la maggior parte dei letterati italiani, e si sostenne dai due campioni una spezie di pubblica tesi nella cappella del papa alla presenza del Cardinale di Ferrara, e di tutti gli intendenti nelle scienze armoniche, che allora si trovavano in Roma. Il _Vicentini_, che difendeva altro non essere stata la musica greca se non una confusione de' nostri tre generi cromatico, diatonico ed enarmonico fu riputato aver il torto in paragone del Lusitano. _V. Arteaga t. 1, pag. 226._
LUSTIG (Giac. Guglielmo), nato in Amburgo, studiò la teoria e la composizion musicale sotto Mattheson, ed esercitossi nello stesso tempo nella pratica di quest'arte sotto la direzione del cel. Telemann, al di cui figlio insegnò egli il cembalo. Frequentava i teatri ed i concerti, ove ebbe occasione di sentire alcuni gran virtuosi, fra' quali Bach, e formarsi così sopra tai modelli. Nel 1734 si rese per alcuni mesi in Londra per sentir ivi in tutta la loro perfezione le opere di Hendel, ed ha sempre di poi soggiornato a Groninga dove occupava il posto di Organista della chiesa di S. Martino sin dall'età di sedici anni, essendovi stato eletto per la morte del padre suo. Lustig dee annoverarsi tra que' puochi maestri che han saputo riunire ad una grande abilità molto gusto, e delle profonde cognizioni, egli viveva ancora nel 1772. Abbiamo di lui molti scritti sulla musica in lingua olandese: I. _Introduzione alla conoscenza della musica_; II. _Grammatica della musica_, Amsterdam 1754 2 vol. in 8vo; III. _Giornale de' viaggi di musica del d. Burney tradotto dall'inglese_. Quest'opera è molto pregevole per le note e le addizioni di Lustig. Egli ha tradotto ancora molte opere dal tedesco in sua lingua, come _l'Istruzione di Quanz per il flauto traverso_, 1756, _Prove dell'organo di Werkmeister_, _Musico-theologia di Schmidt_, _Elementi di violino di Woditzka_, _Nuova istruzione per l'uso del flauto di Mahaut_, _Lezioni di cembalo di Marpurg_. IV. _Una collezione molto interessante di notizie intorno a 145 musici_ di Lustig si trova inserita nel 2º vol. delle lettere critiche di Marpurg, dove vi ha eziandio la sua biografia, scritta da lui medesimo.
LUZASCHI (Luzasco), uno de' celebri maestri di musica del sec. 16º che han diritto alla nostra venerazione, per avere intrapreso dopo tanti secoli di barbarie di ridurre a miglior forma quest'arte e scienza. Luzaschi era di Ferrara, e vi ha di lui per la musica pratica _Quattro Libri di madrigali a 5 voci_, quivi impressi nel 1584. Egli in oltre fu uno degli autori di quel tempo, che tentarono di stabilire l'antico genere enarmonico. _Scorrendo io gl'autori del 1500_, dice l'ab. Requeno, _ne ho trovato uno della corte di Ferrara, il quale volle correggere ed imitare allo stesso tempo il_ Vicentini, _fabricando un gravicembalo co' tre generi d'antica armonia, con cui lo storico dice, ch'esso accompagnò i cantanti di certe composizioni, fatte a bella posta per questo stromento._ (_Saggi tom. 2, p. 123_)
M
MABLY (ab. Gabriele Bonnot de), maggior fratello del cel. abate de Condillac, parente del Cardinale de Tencin, è morto in Parigi nel 1785, egli non era che suddiacono. Vi ha una superba edizione delle di lui opere in 15 vol. in 8vo pubblicata in Parigi dall'ab. Brizard nel 1794, tra queste si trova di Mably rapporto alla musica, _Lettres a Mad. la marquise de P. sur l'Opera_, la cui prima edizione è del 1741, in 12º.
MACE (Thomas), distinto in Londra fra gli amatori di musica fece quivi imprimere _Music's monument ec._ cioè _Monitore delle migliori opere pratiche di musica che siano sinora comparse_ in fol. 1676. Nella storia di Hawkins vi ha il di lui ritratto.
MACHAULT (Gugl. de), nato circa 1284, viveva sino al 1369, poeta francese, cameriere del re Filippo il Bello. In un manoscritto delle sue poesie trovansi le note della musica, che erano allora in uso, e di cui fa menzione il Rousseau (_art. valeur des notes_): vi si trova in oltre una _Messa in musica_ notata a quattro parti, che si crede essersi cantata nel 1364, nella consecrazione di Carlo V, re di Francia. M. Perne ha messo in partitura ed in note moderne questa messa, ch'è molto curiosa ed un monumento atto a far conoscere lo stato dell'arte in quell'epoca.
MACROBIO (Ambros. Aurelio), di genere consolare, fiorì a' tempi di Onorio e Teodosio II, nel quinto secolo dell'era cristiana. Egli ha scritto molte cose sulla musica ne' suoi _Saturnali_ e nel _Sonno di Scipione_. “La musica in questo tempo era tutta diatonica e cromatica; ed il genere enarmonico de' Greci più rinomati fu stimato da Macrobio più che difficile. Chiamò egli il cromatico infame, proprio solamente delle persone, che allettavano al vizio con la delicatezza del canto: lodò solo il diatonico puro estremamente, come particolare dell'armonia de' cieli e dell'universo.” Da questo saggio ben può conoscersi qual guazzabuglio d'idee sulla musica contener doveva la testa di Macrobio. Egli giunge sino a negare il canto stromentale significativo, tanto in uso presso agli antichi musici della Grecia. _Il dire le sottili minutezze de' tuoni, de' semituoni_, (egli scrive commentando il sogno di Scipione) _e quello, che ne' suoni per lettera, per sillaba, e per intiera parola si prende, è da vano ostentatore, e non già da precettore._ (_V. Requeno tom. 1, cap. 11_)
MADIN (Arrigo), nativo d'Irlanda era di Verdun: fu maestro di cappella del re in Parigi dopo Lalande, e morì a Versailles nel 1748. L'abbate Madin oltre a più mottetti assai stimati in Francia scritti da lui per la cappella reale, è autore di un _Trattato di contrappunto_ impresso a Parigi nel 1742, che ebbe colà qualche stima, benchè sia questa un'opera men che mediocre, e meritamente oggidì posta in dimenticanza.
MAELZEL, primo meccanico dell'imperatore d'Austria, si rese a Parigi nel 1806, per far conoscere al pubblico il _Pan-harmonicon_, di cui è l'inventore, capo d'opera di meccanica, che offre un concerto di stromenti da fiato, e 'l di cui scopo è di produrre l'effetto di una grand'orchestra. L'artista ha saputo combinare con quest'istromenti i timballi, una gran cassa, un'altra più piccola per la musica turca, i cembali, il triangolo ed alcuni altri nuovi strumenti inventati dall'autore, per surrogarli in qualche maniera a que' di corda. Il _Pan-harmonicon_ eseguisce un numero considerevole di pezzi di musica del genere il più sublime, tra' quali si distinguono _l'eco di Cherubini_, e varj pezzi di _Steibelt_, di _Mozart_, d'_Haydn_ ec. Ciò che sorprende soprattutto nell'esecuzione di tai pezzi, egli è che tutti i chiaro-scuri di _forte, di piano, e d'espressione_ sono marcati con tanto di precisione che di gusto. _V. Quatre Saisons du Parnasse 1807 p. 250._
MAELZEL (Leonardo), fratello del precedente, abile professore di musica e compositore, dopo sei anni di fatica ha inventato ancora a Vienna un nuovo strumento di musica di una gran perfezione. Seguendo il consiglio di alcuni intendenti, gli ha dato provisoriamente il nome di _Armonia di Orfeo_ a motivo dell'effetto straordinario che produce sugli uditori. Esso ha la forma di una cassa, che posata orizontalmente presenta cinque piedi quadrati di superficie, e tre piedi di profondità. I tasti abbracciano lo spazio di cinque ottave; basta toccarli lievemente per trarre senza verun rumore de' suoni, come di fiato che si prolunga per tutto il tempo, che il dito non abbandona il tasto, e che ad arbitrio possono rinforzarsi, o addolcirsi, esso imita perfettamente la voce umana, ed i suoi suoni non sono meno melodici, che quelli dell'armonica, senza essere così penetranti. I maestri _Salieri_, _Giuseppe Weigl_, _Gyrowetz_, _Preindel_, _Hymmel_, e _Förster_ fanno i più grandi elogj di questa singolare invenzione. (_V. Registro polit. della Sicilia n. CXXXI, Londra_ 27 Dicembre 1814 _e Journal des decouvert._)
MAGGIORE (Ciccio o Francesco), napoletano, compositore di brio e di gusto ha scritto delle opere in musica in varie città dell'Europa ch'egli ha percorso. Morì in Olanda circa il 1780; riusciva egregiamente nel render in musica le grida di differenti animali, genere basso e spregevole. _I raggiri della cantatrice_, 1745, e _gli scherzi d'amore_, 1762, sono le migliori delle sue opere.
MAGIR (Giov.), uno de' letterati distinti e de' migliori musici del suo tempo a Brunswick. Nel 1596 egli diè la prima edizione della sua opera a Francfort intitolata, _Artis musicæ methodice legibus logicis informatæ libri duo ad totum musices artificium et rationem componendi valde accomodati_. Avendola quindi interamente rifusa, la pubblicò nuovamente a Brunswick nel 1611. Egli morì d'apoplesia nel 1631. _V. Walther._
MAGLIARD (Pietro), canonico della cattedrale di Tournai, sul principio del sec. 17º pubblicò quivi una dottissima opera in francese, secondo ciò che ne dice il _Doni_ (_sopra i tuoni p. 127 242_) nella quale stabilisce che i dodici modi, usati oggidì, si differiscono dai tuoni ecclesiastici.
MAGRIZY (Taguv Ed-Dyne Ahmed al), uno de' più grand'uomini, che come Abulfeda, vantar possa la letteratura Araba. Nacque al Cairo circa 1358 dell'era cristiana, dell'Egira 760. Grande pel suo merito di Scrittore; grande principalmente per le qualità del suo cuore, non che del suo spirito, ricolmo di onori occupò sino alla morte i posti più luminosi, e studiò e scrisse eziandio sino alla morte per ricrear l'animo suo della noja delle grandezze medesime, di cui come vero filosofo ne sentiva il voto. Le sue opere sono innumerabili, e sopra un'infinità di materie, ch'egli tratta con estrema esattezza, con lunghi dettagli, e con eleganza di stile, avvengnachè le ore impiegate da lui allo studio non fossero stati se non de' momenti, che egli rubava alle giornaliere occupazioni de' suoi impieghi. Vi ha tra queste un _Trattato di Musica_, di cui non possiamo dare alcun saggio, per non conoscerne altro che il titolo. Questo grand'uomo finì di vivere nella sua patria l'anno dell'Egira 845, dell'era comune 1441. (_Desland Dict. univ. tom. 19_)
MAIER (Gius. Bernardo), maestro di cappella a Hall nella Svevia, nel 1732, pubblicò quivi il suo _Museum musicum theoretico-practicum_, e nel 1747, ne diè una seconda edizione in tedesco col titolo di _Gabinetto di musica teorica e pratica; ossia Breve ma compito metodo, per apprendere la musica in pochissimo tempo per mezzo di esempj assai chiari con la spiegazione de' termini tecnici della musica, oggi in uso, sì greci che latini, italiani e francesi_. _V. Walther._
MAIRAN (Giov. Giac. d'Ortous de), secretario perpetuo dell'accad. delle scienze sin dal 1741, in cui succedette a M. Fontenelle, e morto in Parigi nel 1771. Nelle memorie di quell'accademia an. 1737 vi ha di Mairan, _Discours sur la propagation du son dans les différens tons qui le modifient_. Egli è diviso in sei parti: 1. sulla differenza delle particelle dell'aria tra loro; 2. sull'analogia del suono e de' diversi tuoni con la luce e i colori in generale; 3. sull'analogia particolare de' tuoni e de' colori prismatici; 4. in che l'analogia del suono e della luce, de' tuoni e de' colori, della musica e della pittura è imperfetta o nulla; 5. sull'analogia di propagazione tra' suoni e le onde, per rapporto all'esperienza, di cui si è fatta menzione nel nono articolo del Discorso; 6. sulla maniera con cui le vibrazioni dell'aria si comunicano all'organo immediato dell'udito. _Rousseau_ dice che l'ipotesi di M. da _Mairan_ per ispiegare, come il suono d'una corda venga sempre accompagnato da' suoi armonici, è la più ingegnosa tra quelle che eransi sino allora immaginate, e la più filosofica (art. Son); benchè dica un pò dopo, che sembri piuttosto che il suo autore abbia così allontanata la difficoltà anzichè risolverla: l'ipotesi del Mairan, dice l'ab. Andres, non è stata abbracciata da molti fisici, e molto s'assomiglia al sistema del Newton. _Dell'Acustica t. 4._
MAJO (Francesco de), cui i Napoletani danno il nome di _Ciccio di Majo_. “Scrittore pieno di melodia e di naturalezza: in pochi anni che visse, ebbe la stessa sorte del Pergolesi, cui non restò inferiore nell'invenzione e nella novità” (_Arteaga tom. 2. p. 326_). Egli era figliuolo di Giuseppe di Majo, maestro della real cappella di Napoli dopo Durante, posto, secondo il Mattei, ch'egli non con egual decoro sostenne. Ciccio di Majo cominciò assai giovane a scrivere per teatro e per chiesa; la semplicità del suo canto, la nitidezza della di lui armonia, la sua maniera facile, naturale, piacevole gli acquistarono tosto gran nome in tutta l'Italia. _Le sue carte sono piene d'estro e d'espressione, ed egli sarebbe stato uno de' primi, se non fosse morto sul fior dell'età._ (Matt. elog. di Jommel.). Quest'amabile compositore finì di vivere in Roma circa 1774, all'età di 27 anni. Egli ha messo in musica più drammi del Metastasio, come l'_Artaserse_, l'_Ipermestra_, il _Catone_, l'_Antigono_, la _Didone_; e l'_Alessandro nell'Indie_ l'ultimo anno di sua vita: per chiesa messe, salmi per i vesperi e salve, che non lascian tuttora di dar piacere agl'intendenti.
MAISSEDER, giovane compositore tedesco, di cui così dice il Carpani (_Let. 15_): “Il Maisseder promette molto; ma il suo genio è all'aurora. Giungerà egli al merigio? Ciò dipende da tanti accidenti.” Le sue carte, per quanto io sappia, non sono ancora giunte sino a noi.
MALCOLM (Alessandro) pubblicò nel 1721 ad Edimburgo un'opera, cui diè per titolo: _A Treatise of music_ ec. cioè: _Trattato di musica specolativa, pratica ed istorica_, nella quale non dà a divedere gran conoscenza dell'antichità nel dubitar ch'egli fa, se gli antichi avessero una musica unicamente composta per gli stromenti: cita frattanto le _sinaulie_ de' greci, di cui parla Ateneo, che altro non erano se non se una musica vocale, ossia parlante eseguita dai soli instromenti. Rousseau critica come mancante di giustezza la divisione ch'egli dà della scala de' tuoni (art. _Echelle_).
MANCINI (Giov. Batt.), uno de' più famosi allievi del Bernacchi in Bologna, si è anche distinto fra i letterati pel suo bel libro intitolato: _Pensieri e Riflessioni pratiche sopra il canto figurato_ (Arteaga t. 2) in 4º, Vienna 1774. Ell'è questa un'opera eminentemente classica: l'autore dà primieramente alcune notizie sulle diverse scuole dell'Italia, e i celebri musici che ne sono usciti dopo la fine del secolo 17º. Dà quindi delle regole sull'arte del canto: spiega cosa sia _cadenza_, _trillo_, _mordente_, _appoggiatura_, _abbellimento del canto_, ch'egli divide in _semplice_ e in _doppio_ ossia _groppetto_: dinota i difetti della voce, e i mezzi di correggerla: fa parte a' lettori delle sue osservazioni sull'intonazione, sulla miglior posizione della bocca, sulla maniera di portare ed appoggiar la voce: e finisce col trattar del recitativo e dell'azione teatrale. Di quest'opera si sono fatte tre edizioni in Italia, e due traduzioni in francese da MM. Désaugier e Rayneval in 8vo 1776 e 1796: Hiller cita con elogio un _Magnificat_ a otto voci composto dal Mancini.
MANFREDI, figlio naturale di Federico II, coronato in Palermo re di Sicilia e duca di Puglia l'anno 1258, principe saggio, prode, e grande, fu al pari del padre suo coltivatore delle scienze e favoreggiator de' letterati. Matt. Spinelli ci dice che in Barletta nel 1258, _soleva questo principe gir di notte pigliando il fresco, e cantando strambotti e canzone con due musici siciliani gran romanzatori_: e secondo Giovanni Villani, _si dilettava molto di cantare e sonare egli stesso_. Fu sempre perseguitato dai papi, e morì l'anno 1265 in età di 30 anni nella rotta ricevuta presso Ceperano per tradimento de' Pugliesi subornati da Carlo d'Angiò e da' Guelfi, di cui fa menzione il Dante. (_Infern. Cant. 28_) _V. Signorelli, Vicende ec. t. 2._