Part 15
PRETORIO (Michele), il di cui vero nome di famiglia era _Schulze_, fu priore del monastero de' benedettini a Ringelheim, e maestro di cappella dell'elettore di Sassonia e del duca di Brunswick; celebre come compositore ed autore altresì di più opere sulla musica, morì a Wolfenbuttel nel 1621. La sua principale opera è il _Syntagma Musicum_, in 3 vol. in 4º ch'è divenuta rarissima.
PRINZ (Wolfango), distinto contrappuntista ed autore di musica, morì nel 1717 di 76 anni. Scrisse egli stesso la sua vita, di cui ve ne ha un estratto presso Mattheson e Walther: ecco il catalogo delle sue opere, che sono in gran pregio presso i tedeschi. 1. _Instruzione nell'arte del canto_, 1686; 2. _Compendium musicæ, etc._ o _Compendio di tutte le cose necessarie a quelli che vogliono imparare la musica vocale_, Lipsia 1714; 3. _Descrizione istorica dell'arte del canto_, Dresda 1690; 4. _Il compositore satirico_, 3 vol. 1679; 5. _Exercitationes musicæ theoretico-practicæ_, Dresda in 4º, 1689, oltre più opere manoscritte teoriche e didattiche sulla musica.
PROFILIO (Giuseppe), nato in Palermo nel 1718, fu prete e dottore nell'uno e nell'altro dritto: studiò la musica sotto la direzione del maestro Pozzuolo profondo contrappuntista di que' tempi. All'età di 42 anni il suo amore per la solitudine abbracciar gli fece il posto di organista, e maestro di cappella offertogli dai PP. Benedettini dell'insigne monastero, di S. Martino, alcune miglia lontano da Palermo. Tra le altre rarità, di cui abbonda questo monastero vi ha un magnifico organo, opera in origine del cel. Lavalle, indi dal peritissimo costruttore di questi stromenti Baldassare di Paola palermitano, alcuni anni sono defunto, migliorata ed accresciuta sino al numero di 72 registri, fra' quali sonovi molti strumenti di orchestra bene imitati, l'intera banda militare, l'eco, un armoniosissimo e sonoro ripieno coi contrabbassi a tuono di quaranta, e quattro tastature per suonarsi in concerto da tre diverse persone. L'ab. Profilio mostrò una particolare abilità nella maniera di suonare questo grand'organo, l'armonia che sapeva trarne, e 'l possesso con cui lo maneggiava, dilettava e sorprendeva del pari. Persuaso della massima, che ripeteva sovente, cioè che _allora suona bene l'organo quando canta_, volle sempre suonando imitare la voce che canta: egli aveva la grand'arte di sapere adattare ad ogni registro, secondo lo strumento che egli rappresenta, quel genere di musica che più gli conveniva, non usando tuttavia altro stile se non il più analogo alla maestà del luogo, ed alla gravità delle auguste cerimonie della religione; pregio assai raro agli organisti de' nostri giorni, i quali o per non sapere produrre improvvisando, o per voler solo solleticare gli orecchi, ripetono sull'organo ariette di teatro, rondò, balletti: il che è a mio avviso una profanazione del luogo santo. Profilio aveva fatti, stando in città, molti allievi, il suo metodo particolare di solfeggio formò de' buoni artisti e non pochi dilettanti eziandio di ragguardevol nascita: proseguì a dar lezioni in quel monastero a' religiosi giovani di suono e di canto, e ad alcuni di composizione ancora, fra' quali merita il primo luogo il P. D. Bernardo Platamone, oggidì Priore degnissimo, che alle altre sue profonde cognizioni in più scienze unisce quella della musica sì teorica, che pratica. Abbiamo del Profilio delle _Regole di accompagnamento_ ordinate con buon metodo, ed alcune composizioni per chiesa che dimostrano più scienza che gusto. Dopo una dimora di 23 anni in quel monastero, ove per la regolarità di sua condotta, e la dolcezza de' suoi costumi erasi conciliata la venerazione e la stima di tutta quella rispettabile comunità, finì quivi i suoi giorni in età di 65 anni nel 1783.
PROVEDI (Francesco). Sanese, di cui nel tomo 50 degli opuscoli scientifici e filologici Ven. 1754, vi ha _Paragone della musica antica e della moderna_ in quattro ragionamenti. Nel primo tesse brevemente la storia della musica, fa vedere l'uso e la stima che ne facevano i Greci, e 'l pensiero che si prendevano per conservarla nella sua purezza: ne' due seguenti ragionamenti passa egli a paragonare la musica greca colla moderna: nel quarto prova, che una delle prime cagioni che imperfetta rendono la musica moderna, è stata la poco propria maniera, colla quale trattata è da' suoi scrittori. Il Giornalista di Modena credette per isbaglio che Provedi fosse stato _Coltellinajo_ di professione; questo era un secondo nome di famiglia (_Stor. letterar. d'Ital. t. X, 1757_). Nel 1743 nacque in Siena una questione fra _Fausto Fritelli_ maestro di cappella della cattedrale, e _Francesco Provedi_ circa il sistema di musica più perfetto, e se debba preferirsi quello di Guido Aretino, o quello di Anselmo Fiammingo. Il _Coltellinajo_ ad istanza degli amici pubblicò il suo parere in una _Lettera_ in favore di Guido, e da essi ne furono mandate copie in diverse parti; ma _Provedi_ persuaso del profondo sapere del P. Martini, a lui rimise il giudizio della sua _Lettera_ e della risposta del Fritelli suo avversario. Non sappiamo in favore di chi sia stata la decisione del Martini.
PSELLO (Michele), scrittore greco del secolo XI sotto l'Imperatore Costantino Ducas, del cui figlio Michele fu precettore, morì nel 1078. Nella sua opera _De quatuor mathematicis scientiis_, tratta egli della musica. “Gli scritti di Psello, dice l'ab. Requeno, per il titolo e per il contenuto mostrano la barbarie dell'età sua. Scrisse del quadrivio, sotto il cui nome allora s'intendevano l'aritmetica, la musica, la geometria e l'astronomia. Intorno alla musica, se ci deve servire di regola uno scrittore per giudicare dello stato, in cui essa allora trovavasi, si conchiuderà, o che all'età di Psello si erano cambiati non solo i nomi tecnici, ma la sostanza altresì degli armonici intervalli, o che era egli stesso sommamente ignorante dell'arte e de' differenti sistemi” (_V. Saggi t. 1. c. 14_).
PUCCITTA (Vincenzo), eccellente maestro italiano, e compositore del nostro tempo di molto buon gusto e di nuovo stile per teatro. Verso il 1807 egli fu in Londra; _le sue opere_, dice il Dottor Pananti, _trenta volte e più ripetute in quel teatro hanno avuto i più meritati applausi, la sua bella musica è stata avidamente accolta dal pubblico_ (_V. poeta di teatro, t. 2, Londra 1809, pag. 332 not. 5_). Nel magazzino del Ricordi si trova di lui impressa la musica dei drammi _Teresa e Wilck_; _Zelinda e Lindoro_; _i Due Prigionieri_; _il Puntiglio_.
PUCKERIDGE, irlandese, fu il primo inventore dell'_armonica_. Nel 1760 avendo osservato il suono prodotto dallo strofinamento della sommità di un bicchiere con un dito bagnato, provossi il primo a formare uno stromento armonioso col porre sopra una tavola un certo numero di bicchieri di varie grandezze e ripieni d'acqua a metà. Puckeridge morto giovane non ebbe l'agio di perfezionare la sua scoverta, il che fece di poi il Dottor Franklin.
PUGNANI (Gaetano), di Torino, fu scolare di Somis, suo compatriota ed uno de' migliori allievi di Corelli. Trovandosi già ben fermo sul violino, andò a visitar Tartini in Padova per consultarlo sulla sua maniera di suonare, pregandolo di dirgli francamente il suo parere. Egli ricominciò il suo studio sotto la direzione di questo gran maestro, e si fermò per alcuni mesi in Padova. Viaggiò quindi in molti paesi dell'Europa, e si fermò lungamente in Inghilterra, dove compose una gran parte della sua musica pel violino, e fece eseguire in Londra la sua opera _Annetta e Lubino_, e tornò in Italia verso il 1770. Fondò in Torino una scuola di violino, come il Corelli a Roma, e il Tartini a Padova; dalla quale sono sortiti i primi suonatori della fine dello scorso secolo, come Viotti, Bruni, Olivieri ec. È da rimarcarsi che i suoi allievi sono stati molto abili nel reggere l'orchestra: egli era questo il principale talento del maestro, ed egli aveva l'arte di trasmetterlo altrui. “Pugnani dominava nell'orchestra, dice Rangoni, come un generale in mezzo a' suoi soldati. Il suo arco era il bastone di comando, a cui ubbidiva ciascuno colla maggior esattezza, ed egli richiamava tutti a quella perfetta unione, ch'è l'anima del concerto. Penetrato dal principale oggetto, cui dee proporsi ogni valente accompagnatore, cioè di sostenere e far distinguere le parti essenziali, prendeva così prestamente e gagliardamente l'armonia, il carattere, il movimento e 'l gusto della composizione, che ne imprimeva al momento stesso il sentimento nello spirito dei cantanti e di cadaun membro dell'orchestra.” (_Saggio sul gusto della musica, Livorno 1790_). I dettagli della vita privata del Pugnani offrono dei curiosi aneddoti. Trovandosi un giorno _aux délices_ in Parigi, Voltaire recitò alcuni suoi versi che Pugnani ascoltò colla più grande attenzione. Mad. Denis pregò in seguito Pugnani a suonare alcun pezzo di musica sul suo violino, ma inquietatosi che Voltaire proseguiva a parlar alto, e turbava la sua esecuzione, rimettè lo strumento in sacca, _questo M. de Voltaire_, egli esclamava, _sa far de' bei versi; ma per la musica non se ne intende un diavolo_. Suonando una volta un concerto in una gran compagnia, al far la cadenza, esce fuori di se, e credendosi solo si mette a girar per la camera senza avvedersene, finchè alla fine della sua cadenza sentì ripigliare tutta l'orchestra. La musica di Pugnani è pregevole per una eloquenza nerboruta e brillante; le idee vi si succedono con ordine senza allontanarsi dal soggetto: pochi artisti han saputo meritare, com'egli, l'ammirazione per il loro talento e la stima per la loro persona. La grandiosità della sua esecuzione rispondeva perfettamente alla dignità del suo contegno. Morì in Torino nel 1798 in età di 70 anni.
PUTEANO (Ericio), o _Enrico Dupuy_, governatore di Lovanio, e storiografo del re di Spagna; fece i suoi studj in Colonia, a Padova, e in Milano. Egli fu uno de' più dotti uomini del secolo 17. Delle molte sue opere non citeremo qui che quella da lui pubblicata in Milano nel 1599, col titolo: _Pallas modulata sive septem discrimina vocum_ etc. in 8vo, di cui vi ha una seconda edizione in Lovanio del 1615, col titolo: _Musathena_. Egli vi propose un nuovo metodo di solfeggio, con aggiungervi una settima sillaba. Quest'innovazione recò scandalo ai pedanti del suo secolo, ma trovandosi più utile il suo metodo fu quindi generalmente abbracciato.
Q
QUADRIO (abbate Francesco) è autore di un'opera pubblicata in Bologna 1739 ed a Milano 1746 col titolo: _Della storia e della ragione d'ogni poesia_, 4 vol. in 4.º, nella quale trovansi molti articoli concernenti la letteratura della musica, tali sono quelli sul _merito di Guido d'Arezzo sulla musica_ nel tom. 2, quello della _Cantata_ dell'_Opera in musica_ degli _Oratorj_ nel tom. 3 ec. Ecco il giudizio che ne ha dato l'Arteaga. “Il Quadrio, egli dice, uomo di lettura immensa, ma d'erudizione poco sicura, di gusto mediocre e di critica infelice impiegò un mezzo tomo della sua voluminosa opera nel trattare dell'_Opera in musica_, ove il lettore altro non sa rinvenire che titoli, che date e nomi di autori ammucchiati senz'ordine a spavento della memoria, e a strazio della pazienza.” (_Disc. prelim._).
QUANZ (Gioacchino), celebre compositore, e scrittore di musica, fu il maestro del gran Federico re di Prussia, con cui suonava insieme di flauto, essendo stato eziandio virtuoso in quasi tutti gli instromenti. Nel 1724 venne in Roma in compagnia dell'ambasciadore di Polonia, e 'l suo primo pensiero fu di prendere quivi lezioni di contrappunto dal cel. Gasparini: ebbe ancora occasione di sentire il gran Tartini. Nel 1727, si rese a Napoli, ove trovò il Sassone che studiava allora sotto Scarlatti: fece colà conoscenza co' più gran musici, come Leo, Mancini e Feo. Quanz abitava insieme col Sassone, e lo pregò di presentarlo a Scarlatti, ma questi, _tu sai_, gli disse, _che gli suonatori di strumenti da fiato mi sono insoffribili, perchè sono stonatori_. Ma Hasse fece tanto che lo persuase a riceverlo. Dopo avere inteso Quanz sul flauto lo prese egli in tale affezione, che compose per lui molti _a solo_ e lo introdusse nelle primarie case di Napoli. Quanz tornò in Roma per sentire nella settimana santa il cel. _Miserere_ di Allegri: proseguì quindi il suo viaggio per Firenze, Livorno, Bologna, Ferrara, Padova sino a Venezia, dove trovò Vinci, Porpora e Vivaldi. Da lì passò per Modena, Reggio, Parma, Milano e Torino, e si rese quindi a Parigi, dove fece il suo primo Saggio di perfezionamento del flauto, aggiungendovi una seconda chiave. Nel 1727 passò in Londra, e dopo avere scorso l'Olanda, tornò in Dresda. La sua prima attenzione fu di porre in ordine le nuove idee, che aveva acquistate ne' diversi paesi che aveva percorsi: compose alcuni pezzi di musica sul gusto regnante; si diè a comparare insieme tutti i suoi saggi, e ne separò quel che vi era di buono, per formarne un tutto di un nuovo genere. Nel 1741 egli si stabilì a Berlino, ove Federico II gli assegnò per suo onorario due mila talleri, con pagargli a parte ciascuna delle sue composizioni, e cento altri talleri per ogni flauto, che farebbe. Egli aveva cominciato a costruirne in Dresda, e questo negozio valevagli molto. Morì egli assai ricco a Potsdam nel 1773. Il re fece inalzare un monumento su la tomba di questo celebre virtuoso. Sono le sue opere teoriche 1. _Essai d'une méthode pour apprendre à jouer de la flûte traversière_, con 24 rami, Berlino 1752, e Breslau 1781 tradotta in francese: ella vien citata dal Sacchi nel suo libro delle Quinte successive p. 19. Quanz vi parla della sua invenzione di quel pezzo o giunta, che serve ad alzare o abbassar l'instromento senza cambiare il corpo del mezzo, e senza far torto alla purezza del suono. M. Moldenit attaccò nel 1758 questo metodo, il che diè occasione alla _Risposta di Quanz alle di lui oggezioni_, inserita nelle notizie di Marpurg. 2. _Application pour la flûte avec deux clefs_, in fol. 1760. Quest'opera è molto interessante: la sua utilità non si limita solamente al suono del flauto, ogni musico ed il maestro di cappella ancora vi troverà dei dettagli assai buoni a sapersi. 3. _L'Histoire de sa Vie_. Questa memoria è compiuta, potrebbe chiamarsi la Storia del virtuoso in generale. 4. _Diverse Lettere sulla musica_: ambedue queste opere trovansi nel sullodato libro di Marpurg. Le composizioni di Quanz portano seco l'impronta di una gran cognizione delle leggi dell'armonia.
QUATREMERE de Quinci, ha fatto inserire nel Mercurio del 1789, un articolo molto importante sotto il titolo _de la Nature des Opéras bouffons, et de l'union de la comédie et de la musique dans ces poèmes_. Questa dissertazione si trova eziandio nel tom. XVI, _des Archives Littéraires_.
QUINTILIANO (Aristide), uno de' sette scrittori greci di musica della collezione di Meibomio, che egli crede aver fiorito sotto l'imperatore Adriano; ma il dotto critico l'abb. Requeno, “benchè non si sappia, egli dice, dagli antichi storici nè la di lui patria, nè la nascita, nè l'età con tutto ciò si può da' suoi libri conchiudere, ch'egli vivesse poco dopo Cicerone, Virgilio ed Orazio. Atteso lo stile, attesa la sua singolare perizia nell'antico sistema de' Greci, attesa la sua divozione verso le false divinità, atteso il fine, per cui egli dice, che scrive; io resto persuaso, esser egli vissuto o sul fine del secolo di Augusto, o sul principio del seguente. Aristide è puro, eloquente, fluido, naturale e grazioso nello scrivere; nè si trova così aureo scrittore nell'età di Plutarco, nè molto prima. Nessuno de' posteriori autori ha mostrata la metà di scienza musicale, di Aristide.” (_Saggi, t. 1, p. 267_). Il suo _Trattato della Musica_ è diviso in tre libri: egli dichiara il fine per cui gli ha composti sul principio del terzo libro. _Mi ha incitato a scrivere_, dice egli, _prima di tutto la disapplicazione universale all'arte armonica; a questi infingardi insegnerò io quale sia cotest'arte da essi disprezzata: giacchè fra gli antichi non era dozzinale questo studio, com'essi pensano a dì nostri; per non intenderlo, che anzi era tenuto per principale ed utile alle altre scienze ed arti._. Per ben intendere il fine, a cui sono indrizzate queste espressioni, leggasi al libro 2, p. 70 l'obbjezione, che Aristide si fa dell'autorità di Cicerone ne' dialoghi della Repubblica; e si vedrà che tutti e tre i libri sono diretti a dileguare i pregiudizj sulla musica de' Greci sparsi da' Romani. M. Tullio introduce in que' dialoghi uno degli interlocutori a provare, che l'arte musica era non che inutile, ma eziandio pregiudizievole. Aristide nel _primo libro_ s'impiega in dimostrare, che la musica non è arte delle persone dozzinali; nel _secondo_ ch'essa serve per l'educazione della gioventù; nel _terzo_ che la medesima ha una particolare relazione con tutte le scienze più sublimi e con le arti liberali. “Quest'opera, dice _M. du Bos_, è la più istruttiva che si trovi nell'antichità intorno a questa scienza: ella è a mio avviso la più metodica.” (_Reflex. crit. t. 3. p. 7_). Nessuno de' greci, o de' latini armonici ha trattato di tutta la greca musica, fuori di lui, nè con tanta chiarezza ha esposto nessuno il sistema armonico con tutte le sue variazioni, quanto Quintiliano. “Egli comprende l'antico sistema, lo sminuzza, lo spiega, applicandolo alla fisica, alla morale, all'astronomia, ed in questo si mostra filosofo pittagorico: nel musicale sistema però seguace de' greci anteriori a Pittagora. Io consiglierei chiunque, che tentasse d'istruirsi a fondo ne' greci sistemi, a leggere prima questo autore per poi passare a scorrere gli altri scrittori armonici, i quali senza la scorta di Quintiliano compariranno imbrogliati ed oscuri.” (_Requeno loc. cit._).
QUINTILIANO (M. Fabio), celebre oratore romano, cui Plinio il giovane vantavasi di avere avuto per maestro (_lib. II, et VI epistol._) fiorì nel secondo secolo dell'era cristiana. Nella sua eccellente _Istituzione oratoria_ impiega egli un lungo capitolo sulla musica, nel quale intraprende a provare, essere ella stata in ogni tempo un'arte necessaria alle persone di educazione e di nascita (V. lib. 1, cap. X). L'Ab. du Bos nelle sue _Riflessioni critiche sulla poesia, la pittura e la musica_ rapporta molti estratti di Quintiliano intorno alla musica tradotti nel francese.
R
RABANO (Mauro), monaco da prima nel monastero di Fulda e morto quindi arcivescovo di Magonza sua patria l'anno 856, aveva studiato la musica, e cercò d'inspirarne il gusto a' suoi allievi. Nella sua opera _de Institutione clericorum_ egli dice che fa d'uopo a' chierici l'apprendere la musica, e parlando nel secondo libro della Salmodia, dice che i cantanti per avere la voce alta, chiara e dolce mangiar dovrebbero non altro che legumi: come facevano gli antichi (_cap. 48_). In tal caso costerebbe assai caro il talento di ben cantare. Nel terzo libro, trattando delle cognizioni necessarie agli ecclesiastici, raccomanda loro grandemente lo studio del canto. Parla ancora spesso della musica nel suo trattato _de Universo_. Brossard annovera Rabano tra gli autori di musica nel secondo ordine.
RAFF (Antonio), il primo tenore della Germania e dell'Italia verso la metà dello scorso secolo, era nato a Bonn. Soggiornò lungo tempo in Italia, e fu allievo della cel. scuola di Bernacchi. La dolcezza singolare della sua voce, l'espressione del suo canto rapiva mirabilmente il cuore di chi l'udiva; verso il 1759 egli cantò nel teatro di Palermo, dove fecesi anche stimare moltissimo per una regolarità di condotta non ordinaria fra le persone del suo mestiere. Raccontavano i nostri antichi che nello spazio di quel tempo, in cui non doveva comparir sulle scene, stavasene egli ritirato nel suo gabinetto a leggere qualche libro di pietà. M. Ginguené cita il seguente aneddoto di Raff come uno de' più grandi effetti della musica. La principessa di Belmonte in Napoli era inconsolabile della morte di suo marito: un mese era già scorso senza che essa potesse mandar fuori un sol lamento e versare una sola lagrima. Sul tramontar del sole veniva essa a passeggiare ne' suoi giardini, ma nè l'aspetto del più bel cielo, nè la riunione di tutto ciò che l'arte aggiungeva sotto a' suoi occhi alle grazie della natura, nè l'oscurità stessa toccante della notte potè mai produrre in essa quelle tenere commozioni, che dando uno sfogo al dolore, gli tolgono ciò che ha di pungente e d'intollerabile. Raff trovandosi allora per la prima volta in Napoli, volle veder quei giardini, celebri per la loro amenità. Gli venne permesso; ma raccomandogli di non avvicinarsi a quel tale boschetto, ove sedevasi la principessa. Una delle sue cameriere sapendo che Raff era nel giardino, propose alla signora di permettergli che venisse a salutarla. Raff si accostò, ed era già instruito di quel che doveva fare. Dopo alcuni istanti di silenzio, la stessa donna pregò la principessa di dare il permesso che un cantante così famoso, che non aveva mai avuto l'onore di cantare alla di lei presenza, potesse almeno farle sentire il suono di sua voce. Non essendo stata la risposta un positivo rifiuto, Raff interpretò quel silenzio ed essendosi messo un poco in disparte, cantò quella canzonetta di Rolli _Solitario bosco ombroso_. La sua voce, che era allora in tutta la sua freschezza, e una delle più belle e delle più toccanti che si siano intese, la melodia semplice, ma espressiva di quell'aria, le parole perfettamente adattate al luogo, alle persone, alle circostanze, tutto questo insieme ebbe tale possanza sopra organi che da gran tempo sembravano chiusi, e induriti dalla disperazione, che cominciarono a scorrer le lacrime in abbondanza. Nè frenar queste si poterono per il corso di più giorni, e così salvarono l'ammalata, che senza quella salutevole effusione avrebbe immancabilmente perduta la vita. Raff verso il 1783 viveva a Monaco nella Baviera come musico della corte, e benchè in un'età assai avanzata cantava ancora con molta grazia.