Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 2 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne

Part 5

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CELESTINO, maestro di concerto nella cappella del duca di Meklenbourg Schwerin dopo il 1781, era uno de' più grandi violinisti de' nostri giorni. Wolf nel suo viaggio parlando di lui, dice così: “Per giudicare del carattere di un pezzo di musica non gli abbisogna che un solo colpo d'occhio su lo spartito; egli suona con precisione in tutti i tuoni con la più pura intonazione.” Nel 1770 viveva in Roma, dove Burney il conobbe come sonatore principale degli _a solo_ in quella patria della musica. Vi sono di lui de' pezzi per il canto manoscritti, ed oltre a ciò si sono pubblicati a Berlino nel 1786 due trio per violini e violoncello di sua composizione.

CERF DE LA VIEUVILLE (Gio. Lorenzo), guardasigilli del parlamento di Normandia, nato a Rouen morì ivi nel 1717 nel fiore de' suoi giorni che si abbreviò, per quanto si crede, coll'eccessivo travaglio. Di lui si ha una _Comparazione tra la musica italiana e la musica francese contro il parallelo degli Italiani e de' Francesi_, in 12º. Lo stile dell'opera di Cerf, sparso di aneddoti sul dramma francese, è vivissimo, e l'autore fa ogni sforzo per veder di sostenere l'onor della patria, con ardor non minore di quello siasi mostrato di poi in contrario dal cel. Rousseau, che anch'egli preferisce di gran lunga la musica italiana. L'abbate Raguenet era quegli che aveva attaccata la musica francese, ed esaltata l'italiana; e a dir vero, bisogna esser privi di orecchio ed avere sconcertati i sensi per non convenir seco di parere e di gusto. Ciò non ostante il Cerf volle sostenere il suo paradosso armonico, e pubblicò in difesa del medesimo _altri due libri_. Il medico André, che allora era associato al _Giornale degli Eruditi_ pose in ridicolo questi due libri dopo aver parlato con molta lode di quello dell'abb. Raguenet. Cerf, piccato al vivo, rispose con un opuscolo intitolato: l'_Arte di screditare ciò che non s'intende, ovvero, il Medico Musico_; libricciuolo pieno di tutta l'acrimonia, che ne promette il titolo stesso. Diceva Fontenelle, che se alcuno per estrema vivacità e sensibilità aveva meritato il nome di pazzo perfetto, e di pazzo di testa e di cuore, questi era la Vieuville. Ma siccome la follia esclude la ragione e non l'ingegno, le Cerf ne aveva molto, ed anzi tanto che non aveva poi senso comune.

CERONE (Pietro), autore classico di musica, come lo chiama il Requeno, avvengacchè per isbaglio lo dica di sua nazione, cioè Spagnuolo, forse perchè in tal linguaggio scrisse costui la sua opera (_V. Saggi tom. II, pag. 388._) Egli era di Bergamo, e fioriva sulla fine del 16º secolo e su i principj del seguente. La musica era allora caricata dalle tante difficili inezie, che poteva paragonarsi agli anagrammi, ai logogrifi, agli acrostici, alle paranomasie e simili scioccherie, ch'erano in voga presso a' poeti dell'antiscorso secolo: queste e più altre fantasie chiamavansi _enimmi del canto_ con vocabolo assai bene adatto. Chi volesse sapere più alla distesa a quali strani ghiribizzi si conducevano in que' tempi i musici, vegga il libro XXII, della dottissima benchè prolissa opera di Pietro Cerone, intitolata: _El Melopeo y Maestro, Tractado de musica theorica y pratica_, Napoles 1613, in fol., nella quale saggiamente intraprende egli la riforma di quel gotico contrappunto, onde meritamente ha ritratti gli elogj dell'Arteaga, del Martini, del Choron, del Requeno e di quanti altri hanno scritto sulla storia dell'arte. Egli è anche autore delle _Regole per il canto fermo_, Napoli 1609.

CERRETO (Scipione), napoletano, è l'autore di un'opera intitolata: _Della pratica musica vocale e stromentale_. Napoli 1601 in 4º. Questo è un pregevole libro: vi si trovano de' contrappunti molto ben fatti. Zacconi li ha riferiti nella sua _Pratica di musica_, seconda parte.

CERUTTI (Giacinto), abbate romano, pubblicò in Roma nel 1776, una nuova edizione corretta e più leggibile del _Gabinetto armonico di Bonanni_ sotto il titolo di _Descrizione degli stromenti armonici di ogni genere del padre Bonanni, ornata con 240 rami_, in 4º. Quest'opera contiene molte dottissime ricerche su gl'istromenti antichi, per il gabinetto che se ne formò nel secolo 17º presso al collegio romano. (_V. Forkel_)

CESTI (Marc-Antonio), francescano di Arezzo, maestro di cappella dell'Imperatore Ferdinando III, era discepolo di Giacomo Carissimi. Egli contribuì molto ai progressi del teatro drammatico in Italia, riformando la monotona salmodia, che allora vi regnava, e trasportando e adattando al teatro le cantate inventate dal suo maestro per la chiesa. Cavalli, che travagliava in quella medesima epoca (1650) insieme con lui per le opere in Venezia, ebbe ancora parte a questo miglioramento: V. _Cavalli_. Le opere che Cesti ha date al teatro di Venezia, sono: _Orontea_ 1649; _Cesare amante_, 1651; la _Dori_, 1663: quest'ultima ebbe il più grande successo, ed ebbe moltissime repliche non che in Venezia, ma eziandio in tutte le altre gran città dell'Italia; _Tito_, 1666; _La schiava fortunata_, 1667, da prima in Vienna, e quindi a Venezia nel 1674, (Ziani ebbe parte in questa composizione); _Argene_, 1668; _Genserico_, 1669; e nello stesso anno, _Argia_. Egli dee avere composto in oltre la musica del _Pastor fido di Guarini_. Il numero delle cantate ch'egli ha posto in musica, è infinitamente più grande. Questo si è quello che l'abbate d'Oliva, allievo di Cesti, uomo dotto ed eccellente compositore, che viveva nel 1700, affermò al maestro di cappella Giovanni-Valerio Meder. Lo stesso abbate ne citava principalmente una che cominciava da queste parole: _O cara libertà che mi ti toglie_? Adami, nelle _Osservazioni_, dice che Cesti era nato in Firenze, e che Papa Alessandro VII lo aveva ricevuto nel 1660, come tenore nella cappella pontificia.

CHABANON (Mr. de), nato in America nel 1730, e morto in Parigi nel 1792, letterato di pregio, dell'Accademia delle iscrizioni, era in oltre buon musico, buon poeta, ed autore di più opere sulla musica. Nel 1765, scrisse l'_Elogio di Mr. Rameau_, a Parigi in 8º. L'autore sa gustare da conoscitore, e far gustare agli ignoranti stessi le bellezze di quest'arte magica: quest'opera, che onora veramente l'autore e l'oggetto delle di lui lodi, unisce il calore dell'entusiasmo e l'esattezza della ragione: parci pensata da filosofo, sentita dall'amico, scritta dal poeta musico. Nel trigesimo-quinto tomo delle _Memorie dell'Accademia_ abbiamo di Mr. Chabanon: _Conjectures sur l'introduction des accords dans la musique des Anciens_; egli vi sostiene con troppa animosità e presunzione il sentimento di Burette. “Mr. Burette fu il primo, egli dice, tra noi, che abbia avanzata cotesta asserzione che è stata impugnata da alcuni letterati: ma essi senza dubbio assai poco conoscevano l'arte, di cui ragionavano: in quanto a me, il parer di Burette mi sembra di una verità sì evidente, che io lo rimprovererei quasi della lunghezza delle prove, con cui ha cercato di sostenerlo; bastavano due parole per dare alla sua opinione l'autorità d'una dimostrazione”. Ma quando si tratta di una quistione cotanto intrigata e difficile, come si è questa, non bastan parole, vi voglion ragioni, e non si decide così alla cieca coll'_ipse dixit_ della scuola pittagorica. Il dotto ab. Requeno, oltre alle ragioni intorno a questo argomento, mise in opera anche le osservazioni e gli sperimenti; e pure non ardì di dare a' suoi _Saggi_ l'autorità d'una dimostrazione. Mr. Chabanon pubblicò ancora nel 1779, _Observations sur la musique_ e nel 1785, _De la musique considérée en elle-même et dans ses rapports avec la parole, les langues, la poésie et le théâtre_, 3 vol. in 8º. Quest'opera non è che l'antecedente nuovamente rifusa e trattata sopra un piano più vasto. Le idee di Chabanon sono in generale di un uomo che non è abbastanza profondo nella scienza ed arte della musica: nulla insegnano a quegli che sanno, e possono far traviare coloro che non sono istruiti. Tra gli altri paradossi egli avanza esser falsa l'analogia tra 'l canto e la declamazione. “Reca molta sorpresa, dice un recente scrittore, che un uomo il quale ha riflettuto trent'anni su la musica, ed aveva delle grandi cognizioni in quest'arte, ch'egli esercitava con un talento assai distinto, e dà nelle sue _Considerazioni_ quel ch'ei chiama _l'opera di tutta la sua vita_, e dove si trovano infatti una folla di vedute assai giuste, reca, io dico, molta sorpresa che questo giudizioso ed illuminato scrittore faccia consistere la natura del canto ne' trilli, ne' gorgheggi, nelle ripetizioni, cioè a dire in un vano tintinnio che, lungi dall esser canto, non ne è che l'abuso, e non fa che snaturarlo.” (_V. Mr. Raymond, lettre a Mr. Villateau, 1811, in 8º._)

CHABANON DE MAUGRIS (Mr.), fratello del precedente, morto nel 1780, coltivò come egli la musica, era poeta, e compositore. Nel 1775, egli diede in Parigi al teatro dell'Opera _Alessi e Dafne_, pastorale, _Filemone e Baucis_, balletto eroico. Oltre la musica di queste due opere, vi sono di lui più sonate per il piano-forte.

CHAMBER (Efraimo), dotto inglese su i principj del prossimo passato secolo, e 'l primo compilatore d'una _Enciclopedia_, o _Dizionario universale delle arti e delle scienze_, che è stato tradotto dall'inglese in italiano idioma, Napoli 1752, e Venezia 1763, in 4º. All'articolo _Musica_ vi ha la divisione di questa scienza in più rami: si tratta della sua origine, e vi si citano tutti gli articoli, ove si parla negli altri volumi della teoria e della pratica di quest'arte, affinchè riesca più facile il riscontrarli e connetterli. _Mr Giorgio Lewis_ ha fatti de' supplementi a questa Enciclopedia, ove si trovano eziandio de' nuovi articoli riguardanti la musica.

CHAMPEIN (Stanislao), nato in Marsiglia nel 1753, ebbe per maestri di musica Percico italiano, e Chauvet. All'età di tredeci anni era già maestro di cappella della cattedrale di Pignan nella Provenza: e vi compose una messa, un _Magnificat_ e alcuni Salmi. Giovine ancora, volle studiare il trattato dell'armonia di Rameau; e per meglio comprenderlo lo trascrisse da cima a fondo. Nel 1776, venne a Parigi e alcuni mesi dopo, ebbe la fortuna di dare alla cappella del re a Versailles, tra le due messe, un gran mottetto a ripieno (_Dominus regnavit_). Lo stesso anno egli fece la festa di santa Cecilia nella chiesa de' Maturini in Parigi, e vi fece eseguire una sua messa e 'l mottetto che aveva fatto a Versailles. Dopo il 1780, egli ha scritto più opere nei diversi teatri di Parigi. Tutti questi drammi in musica, che hanno avuto felice incontro, e che per la maggior parte sono restati ne' repertorj de' teatri per i quali sono stati composti, mettono Mr. Champein accanto de' Gretry e degli Dalayrac. La di lui musica è una felice mescolanza del gusto francese e della vivacità italiana. Il suo _Nuovo Don Chisciotte_ è principalmente un capo d'opera in questo genere. Sino al 1809, egli aveva scritto e fatto rappresentare oltre a 22 opere, e altre sedeci ne ha pronte per il teatro.

CHAPELLE (Mr. de la), maestro di musica in Parigi nella prima medietà dello scorso secolo, pubblicò _Les vrais principes de la Musique_, cioè _I veri principj della musica, esposti con una gradazione di lezioni distribuite in una maniera facile e sicura per giungere ad una perfetta cognizione di quest'arte_, 1736, in 4º grande. Nel 1737, ne pubblicò egli la seconda parte, col titolo di _Suite des vrais principes de la Musique Livre 2_, a Paris grand in 4º, cioè _Continuazione de' veri principj della musica, con un nuovo sistema facile ad esser capito ed eseguito, mercè il quale l'autore dà a vedere, che possono restringersi a tre i segni delle misure per eseguire ogni sorta di musica_ (_V. Journ. des Sav. fevr. 1737, et nov. p. 428._)

CHARPENTER (Gian-Giacomo Beauvarlet, detto), nato a Abbeville nel 1730, di una famiglia assai antica, e che ha prodotti molti uomini distinti, era organista a Lione, allorchè Gian-Giacomo Rousseau, passando per questa città, lo intese e congratulossi seco de' suoi talenti, ch'egli stimò degni della capitale. Mr. de Montazet, arcivescovo di Lione ed abbate di san Vittore di Parigi gli fè dar l'organo di questa badia cui venne a prender possesso nel 1771. Un concorso, che ebbe luogo l'anno di appresso, ed in cui riportò egli il premio su i più celebri organisti, gli valse l'organo della parrocchia di san Paolo, e fecelo riguardare come uno dei primi organisti di Parigi, in un'epoca in cui questa città ne possedeva degli abilissimi, come Couperin, Sèjan, ed in cui l'organo era ancora in gran considerazione. Mr. Charpenter ha esercitato il suo talento con distinzione, sino alla sovversione del culto nel 1793. A quest'epoca la soppressione degli organi, e singolarmente degli organi di san Paolo e di san Vittore, gli cagionarono una tristezza così estrema e profonda, che la sua salute venne a declinar rapidamente, ed ei morì nel maggio del 1794. Egli ha pubblicato un gran numero di opere: quelle che ha fatte pel suo istrumento devono annoverarsi tra le migliori in questo genere. _Giacomo M. Beauvarlet Charpenter_, figliuolo del precedente, è nato in Lione nel 1766, ebbe suo padre per maestro, che lo pose in istato d'improvvisare a quattordici anni un _Te Deum_. Egli ha pubblicato gran numero di sonate di carattere e di pezzi contenuti degli aneddoti, tali sono _la Battaglia di Austerlitz, di Jena, ec._ _Gervais o il giovane cieco_, opera comica, rappresentata ai Giovani-Artisti, e un _Metodo d'organo_.

CHARPENTIER (Marc-Antonio) nacque a Parigi nel 1634, e fece in sua gioventù il viaggio di Roma, dove apprese l'arte della composizione dal celebre _Carissimi_. Il duca d'Orléans reggente, fu il suo allievo per la composizione, e fecelo intendente della sua musica. In tutte le sue opere, _Medea_ ebbe il maggiore successo. Ei morì nel 1702, maestro di musica della Santa-Cappella. Allorquando gli si offriva alcuno per apprendere la composizione: _Andate in Italia_, dicevagli, _là è la vera fonte di questa scienza: benchè io non disperi che giorno verrà in cui gl'italiani verranno da noi ad impararla, ma io non sarò più tra viventi._ (_V. il Dizion. di Fontenay._)

CHASTELLUX (il Marchese), autore de _l'Essai sur l'union de la Poésie et de la Musique_, Paris 1765, in 12º. Quest'opera si è il frutto di un viaggio che l'autore fece in Italia all'epoca delle riflessioni che si sono cominciate a fare intorno a quest'arte, abbandonata allora a professori che eran poco in istato di ragionarne. Egli dinota con ragione, che i musici non conoscono abbastanza la poesia, come i poeti non sanno abbastanza la musica. Si trova di quest'opera una ben ragionata analisi in due lettere scritte all'autore medesimo dal _Ch. Metastasio_, che per la prima volta furono pubblicate nel t. 14º delle opere drammatiche di questo Poeta dell'edizione di Napoli del 1785. Il Marchese di Chastellux era dell'accademia francese, e di altre diverse società letterarie, e morì in Parigi nel 1788.

CHATEAUNEUF (L'ab. de), uomo di molto spirito e letterato di qualche merito, fu il padrino di Voltaire ed antico amico di sua madre. Costui era uno di quegli uomini, che impegnati nello stato ecclesiastico o per compiacenza, o per un movimento di ambizione estranea all'anima loro, sacrificano di poi al piacere d'una vita libera la fortuna, e la considerazione delle dignità sacerdotali. Non v'ha di lui, che un _Traité de la Musique des anciens_, che fu pubblicato dopo la di lui morte, ed a cui precede un avvertimento di Morabin, Parigi 1725, in 12º, ristampato nel 1735. L'autore vi prende il partito di coloro, che in questo genere pongono gli antichi a livello co' nostri musici. “Quest'argomento, dice nel confutarlo M. Burette, viene trattato con tutta la leggiadria, che possono rendere interessante la lettura dell'opera”. (_V. Memoir de l'Accad. tom. 8._) L'abbate de Chateauneuf morì in Parigi nel 1709.

CHAVES (Mr.), nato a Montpellier, annunziò delle sì felici disposizioni per la musica, che i suoi parenti lo ritirarono dal commercio per fargli apprendere il forte-piano e 'l violino. A quindici anni dell'età sua, egli fece la musica di una grand'opera intitolata _Enea e Lavinia_. I suoi talenti lo fecero ricercare nella società; ed avendo inspirato dell'amore ad una ricca erede, i parenti furono obbligati a dargliela in matrimonio. Allora Chaves brillar volle sopra un più grande teatro; venne a Parigi per sentire e conoscere i celebri professori della capitale. Padrone di una gran fortuna, ei consumolla al gioco, per il quale aveva un'estrema passione. Di ritorno nel suo paese egli vendette tutti i beni di sua moglie, per compensare, ei diceva, le sue perdite; ma la fortuna, che avevalo abbandonato, lo trattò crudelmente come già la prima volta; rimasto Chaves senza mezzi di risorgere, fu costretto di entrare in qualità di proto nella stamperia musicale di Mr. Olivier. Ed a questo tempo fu che egli pubblicò un _Catechismo, ovvero Rudimenti di Musica_, _due opere di sonate_, _de' romanzi_ ec. Avendo così guadagnato qualche danaro, Chaves volle tentare ancora la fortuna; parve questa sorridergli un istante; ma avendo poi perduto tutto, andò a precipitarsi nella Senna nel 1808.

CHELL (William), cappellano e cantore della cattedrale di Hereford; fu creato baccelliere in musica nell'università di Oxford nel 1524. Il vescovo Tanner fa menzione di due scritti di cui egli ne è autore; uno sotto il titolo: _Musicae praticae compendium_; il secondo: _De proportionibus musicis_.

CHELLERI (Fortunato), maestro di cappella e membro dell'accademia reale di musica a Londra, nacque in Parma nel 1668, ove suo padre di nazione tedesco, e il di cui nome originariamente era Keller, benchè musico di professione e compositore, non faceva grand'uso di questi talenti, essendosi dato ad altre occupazioni. All'età di dodici anni Fortunato avendo perduto suo padre, e dopo tre anni ancor sua madre, un suo zio materno, Francesco M. Bassani, maestro di cappella della cattedrale di Piacenza, preselo in sua casa per vegliare, come tutore, alla sua educazione, proponendosi di fargli studiare la giurisprudenza. Quivi cominciò a mostrarsi il genio del giovane Chelleri. Senza che mai avesse avuta la menoma lezione di musica, egli provossi da se a sonare il cembalo: e suo zio essendosi accorto, ch'ei mostrava più talento per la musica che per la scienze, risolvette di coltivare questo pendio naturale, ed egli stesso gli diede a quest'effetto delle lezioni di canto e di cembalo. Ajutato dal genio e dall'assiduità del suo allievo, riuscì a formarlo, cosichè allo spazio di tre anni fu quegli capace di occupare il posto di organista. Per non rimanersi un musico della comune, il giovane Chelleri cominciò allora a studiare eziandio la composizione, sotto la direzion di suo zio, e vi fece tanto progresso, che cominciò in pochissimo tempo a comporre alcuni salmi a tre e a quattro voci. La morte di questo suo maestro, e di un secondo padre levogli il mezzo di passar oltre, e lo privò d'ogni soccorso. Abbandonato alla propria sorte e ridotto alle sole sue forze, egli raddoppiò il suo zelo e la sua assiduità per perfezionarsi nella sua arte. Ebbe la buona fortuna che il primo suo pubblico saggio che fece in Piacenza nel 1707, col suo dramma teatrale della _Griselda_, fu grandissimamente ben accolto, e gli valse per essere incaricato da Cremona a comporre la nuova opera, che vi si doveva dare l'anno di appresso. Avendo soddisfatto a tale incombenza, imbarcossi a Genova nel 1709, per andare a Barcellona nella Spagna. Restò quell'anno in quel regno, scorrendo per tutte le città ov'egli sapeva esservi alcuni buoni musici, e facendo con lor conoscenza per profittare delle loro lezioni. Dopo il suo ritorno in Italia, nel 1710 vi acquistò tale fama, che a capo di dodici anni non vi era città considerevole quasi più in tutta l'Italia di cui non ne avesse egli arricchito il teatro con alcuna delle sue composizioni. Terminò questa carriera per sempre con l'opera _Zenobia e Radamisto_, che aveva composta pel teatro sant'Angelo di Venezia. Il vescovo di Wurzbourg avendogli fatto delle offerte a quest'epoca, Chelleri accettò e si rese in Germania; ma la morte tolse via il vescovo dopo due anni e mezzo, ed egli perdette quel posto, benchè immediatamente dopo entrò nel 1725 al servizio del langravio Carlo d'Assia-Cassel, che gli conferì la piazza di maestro di cappella e direttore di musica, nella quale si è acquistata molta fama nella Germania. L'anno d'appresso 1726, fece un viaggio in Inghilterra, e restò dieci mesi in Londra, ove pubblicò un libro di cantate. I suoi talenti gli procacciarono in quel paese una buona accoglienza, e l'onore di essere ricevuto membro dell'accademia di musica. Il successore del langravio Carlo, che era nel tempo stesso re di Svezia, il confermò non che nel suo posto, ma lo chiamò eziandio a Stockolm nel 1731; trovando però che il clima di Svezia non conveniva alla sua salute, chiese il permesso di tornare a Cassel, il che ottenne egli nel 1734 col titolo e il posto di consiglier di corte. Quì è dove terminano le memorie su la sua vita, che ha lasciate egli stesso, e di cui ci siamo serviti per la nostra narrazione. Par ch'egli sia morto circa al 1758. Era costui un assai leggiadro compositore, ed insieme assai profondo. Eravi una di lui sonata in fa maggiore, che un mezzo secolo addietro andava per tutti i cembali, come il pezzo favorito degli amatori di musica in Germania. Egli compose quivi un grandissimo numero di salmi, di gran messe, di overture, di sinfonie e di notturne. Nel 1626, pubblicossi in Londra un libro di sue cantate ed ariette con accompagnamento compito, e a Cassel un libro di diverse sonate e fughe per il forte-piano e per l'organo. (_V. Gerbert._)