Part 15
GALILEI (Galileo), figlio del precedente, nato in Firenze nel 1564, da legittime nozze. Ne' suoi primi anni conoscendo la tenuità della fortuna del padre, aggravato da numerosa famiglia, e volendo pur sollevarlo, si propose di far ciò colla assiduità negli studj. I suoi diporti coll'insegnamento del padre suo, erano nella musica, e nel toccar il cembalo ed altri stromenti, ne' quali pervenne a tanta eccellenza, che trovossi a gareggiare co' primi professori di que' tempi in Firenze ed in Pisa: quale gusto per la musica conservò sempre sino agli ultimi giorni, comechè il suo genio e i suoi gran talenti tutto l'occupassero della fisica e delle mattematiche. A' suoi tentativi e al suo zelo dobbiamo l'invenzione de' telescopj, e 'l primo, con cui osservò egli i pianeti, non era che una canna d'organo, nella quale aveva posti i suoi vetri. Fu anche sua invenzione la semplice e regolare misura del tempo per mezzo di un pendolo che è stato poi adottato all'uso della musica. Tra' suoi opuscoli in una sua lettera al Picchena rammenta quello _de sono et voce_, che si è perduto: ma in uno de' suoi _Dialog. delle due nuove scienze_ tratta egli di proposito della musica (_Viviani l. c._). Di quanti sistemi si sono inventati sulla musica, niuno è stato così universalmente ricevuto da' geometri, come quello di Galilei. Molti che trattano del temperamento degl'intervalli, mettono per base delle ricerche il sistema di Galilei: egli vi propone il sistema del ritorno simultaneo delle vibrazioni, ma in tutti questi punti è stato dottamente attaccato dal Eximeno, provando che un tal sistema non può sussistere. “Il suo ingegno, egli dice, non lo salvò dall'errore proprio degli uomini dotti, che è voler tutto spiegare pe' principj, de' quali sono o seguaci o inventori.” (_V. dell'orig. l. 1, c. 1._). Galilei morì cieco nel 1641, in età di 78 anni.
GALLAND (Antonio), morto professore di lingua araba nel collegio reale in Parigi nel 1715. Nel 1º t. dell'Accad. delle Iscriz. vi ha di lui: _Histoire de la trompette et de ses usages chex les anciens_, che Mad. Gottsched ha tradotta in tedesco.
GALLIMARD, nel 1754 pubblicò in Parigi, _La théorie des sons applicable à la musique_, ove esattamente dimostransi i rapporti, e tutti gl'intervalli diatonici e cromatici della scala.
GALLO (Vincenzo), Frate conventuale siciliano, così celebre di que' tempi nella musica che fu eletto dal re per maestro della Real cappella di S. Pietro, e della cattedrale di Palermo insieme dall'Arcivescovo. Del profitto de' suoi onorarj egli ne ingrandì il convento del suo ordine detto dell'_Annunziata_, in una colonna della quale chiesa vi si legge scolpito Musica Galli. Egli viveva sulla fine del sec. 16º. Nel 1596, furono stampate in Roma una sua messa a due cori, ed un'altra a 12 voci in 3 cori: e nel 1589, alcune sue composizioni a 5 voci in Palermo. (_Mongit. Bib. Sic._)
GALUPPI (Baldassare) detto _Buranello_, da Burano sua patria, 24 miglia lungi da Venezia. Il cel. Lotti fu il suo primo maestro di contrappunto; in età di 20 anni diede al teatro di Venezia la sua prima opera, che sfavorevolmente accolta gli servì a notare ed evitare i difetti, de' quali si era attaccata, per l'avvenire. In poco tempo egli divenne per così dire, il solo possessore dei teatri italiani; fu eletto maestro del conservatorio degl'_Incurabili_, e della chiesa di S. Marco. In età di 63 anni venne chiamato a Pietroburgo coll'onorario di quattro mila rubbli annuali, oltre l'alloggiamento, e l'equipaggio. Dopo la prima rappresentazione della sua musica della _Didone_, l'Imperatrice donogli una scatola d'oro, guernita di diamanti, e mille ducati, che Didone, diceva ella, avevagli lasciati per testamento. Il dottor Burney lo conobbe già di ritorno in Venezia nel 1770, nel seno della sua famiglia numerosa e ricca, che pieno di attività e d'immaginazione proseguiva le sue fatiche sino alla morte giuntagli nel 1785, di sua età 82. Egli era macilento, di piccola taglia, ma di un nobile e piacevole portamento: gajo e vivace come un giovine, sì nel carattere, come nelle opere. Spesso in queste contraveniva egli al rigor delle regole, e diceva poi agli scolari: _Avete sentito? avete notato? ma bisogna esser Galuppi per farlo._ Tanto compensava coll'originalità delle idee, e la bellezza della melodia. _Sunt delicta, quibus ignovisse velimus_, Hor. Egli fu de' primi a lussureggiare negli accompagnamenti. _Il bello musicale_, era uso egli dire, consiste nella unione di queste tre qualità: _vaghezza_, _chiarezza_, e _buona modulazione_. Il Carpani lo chiama _il Bassano della musica_, e rapporta alcuni di lui graziosi aneddoti (_Lett. 7_).
GALVANO (Luigi) da Bologna, cel. anatomico morto nel 1798. La scoverta da lui fatta di molti fenomeni sull'organizzazione animale, il di cui principio si avvicina a quello dell'elettricità, ha formato un nuovo ramo della fisica medica, cui i dotti dal nome del suo inventore han detto _galvanismo_. Egli faticando inoltre sulla fisiologia de' volatili, si ristrinse ad esaminare il senso dell'udito, e trovollo in questi così delicatamente organizzato, che questo è il motivo, egli dice, che li rende sensibili cotanto agli accordi del canto e della musica. Egli discoprì il primo un canale uditorio, simile all'aquedotto di Fallopio nell'uomo, ed una cavità ossosa cui diè il nome di _antivestibolo_.
GARNERIO (Gugl.), professore di musica circa 1480, davane allora un corso pubblico per far conoscere i suoi principj e le sue cognizioni. Per questo mezzo acquistò tale celebrità, che Ferdinando re di Napoli, volendo stabilire una scuola di musica, chiamollo colà affinchè unitamente a Gaffurio travagliasse a quella fondazione. Ecco il principio della celebre scuola napoletana (_V. Hawkins_).
GASMAN (Floriano Leop.), maestro di cappella della gran Maria Teresa, e di Giuseppe II, ed ispettore della biblioteca imperiale di musica in Vienna la più compiuta e più numerosa di Europa, di cui ne formò il generale catalogo. Nacque egli in Boemia, e dopo avere appreso i primi elementi della musica nel collegio de' gesuiti, viaggiò in Italia per rendervisi perfetto, venne due volte in Venezia, e vi si fece ammirare per l'eccellenza e 'l gusto delle sue composizioni. Il dottor Burney rincontrollo in Milano nel 1770. Chiamato alla corte di Vienna ne formò le delizie per l'originale bellezza e solidità della sua musica. Al sapere tedesco univa la cantilena italiana, e le sue produzioni sì per teatro che per chiesa sono tuttora decantate come le migliori di quel tempo, comechè M. Framery a torto il dica _un maestro meno che mediocre_. Il suo _Dies iræ_, e la _Betulia liberata_ sono de' capi d'opera dell'arte. Egli fu l'unico maestro del gran Salieri, a cui diceva Gluck: “Sapete che cosa manca al Gasman, nulla, fuorchè un poco della mia impostura.” Nel 1772, fondò egli la _Società delle vedove e pupilli della musica_, che M. Teresa e Giuseppe II, protessero e le assegnarono un fondo di 8000 annui fiorini. Ciascuna vedova ne ritrae un'annua pensione di 400 fiorini: e due volte all'anno in Avvento e in Quaresima per sostegno della _Società_ eseguisconsi in Vienna degli Oratorj de' migliori maestri, il che ciascuna volta produce l'esazione di più di due mila cinque cento scudi. L'arte il perdette assai presto nel 1774 in età di 45 anni. Egli era un pò rigorosamente attaccato alle regole. Un suo scolare mostravagli un dì una sua composizione in C, nella quale dopo la quarta battuta passavasi all'elami maggiore. Il salto è troppo grande, gli disse Gasman, non è preparato abbastanza, non può andare. Eppure l'ho provato, rispose lo scolare, e ci va; al che prontamente replicò il maestro: figliuol caro, anche quel non so che, che i turchi pongono di dietro ai poveretti che impalano ci va; ma come ci va?
GASPAR (Mich.), nel 1783 fece imprimere in Londra una sua opera col titolo: _De arte medendi apud priscos, musices ope_ etc.
GASPARINI (Francesco), da Roma, uno de' più gran compositori del secolo 18º, fu maestro del conservatorio della _Pietà_ in Napoli, ed ha lasciata molta musica di chiesa a' suoi tempi pregiata. È anche autore di un'opera, che sebbene manchi di chiarezza e di ordine, non è tuttavia dispregevole. Essa ha per titolo: _L'armonico pratico al cembalo_, Venezia 1708, e di cui ve n'ha una sesta edizione nel 1802. Egli fu dei primi a dare nelle sinfonie una parte diversa dal primo violino, e maggior movimento ai secondi. _Michelangiolo Gasparini_, lucchese, fu allievo di Lotti, abile cantante ed eccellente compositore sul finire dello scorso secolo.
GASSE (Ferdinando), napoletano, tuttora vivente in Roma, studiò in Parigi nella classe di M. Gossec, e nel 1805 riportò il gran premio di composizione nel conservatorio di musica, dopo il quale fu mandato in Roma per perfezionarsi in quest'arte. Mehul, in un rapporto alla classe delle belle arti dell'Instituto nel 1808, parla con elogio di un _Te Deum_ a due cori, e di un _Christo_ in fuga a tre soggetti, e a sei voci composti da questo giovane, e d'una gran scena italiana, la quale dà a divedere ch'egli potrà riuscire nel genere di teatro e di chiesa.
GASSENDI (Pietro), Regio professore di mattematica in Parigi, e celebre per il gran numero delle sue opere di filosofia ed altre scienze, morto Prevosto della cattedrale di Digne nel 1655. Come Mersenne e Descartes suoi amici scrisse eziandio un trattato di musica, _Manuductio ad theoriam musices_, Lugduni 1658, a cui oggidì non è più d'uopo ricorrere.
GATTEY, nel Giornale di Parigi del 1783, num. 22 vi ha di lui una lettera intorno ad una macchina, per mezzo della quale troverebbonsi notate le composizioni de' musici, sonando la tastiera d'un instromento. Nell'_archivio delle nuove scoverte_ a Parigi 1810, si ha di M. _Lenormand_ un'altra macchina per notare la musica a misura che si compone sul cembalo, che è stata poi portata alla perfezione di notare distintamente in sino le figure ed i tempi da M. _Nabot_ meccanico di Londra (_V. t. 2, p. 249-252_).
GATTI (l'abbate), nato in Mantova, dee annoverarsi tra' più pregiati compositori d'oggigiorno in Italia. La sua _Olimpiade_ rappresentata in Piacenza nel 1784, vi ebbe molto successo, come del pari il suo _Demofoonte_ in Mantova nel 1788. Nel magazino del _Sig. Ricordi_ in Milano si ha di lui impresso la _Morte di Abele_, Oratorio.
GATTONI (l'abbate) italiano. Verso il 1786 inventò un'_Armonica-meteorologica_, che cogli armoniosi suoi suoni predice il menomo cambiamento che dee avvenire nell'atmosfera. La varietà e la forza de' suoni, che essa produce, è in proporzione del grado più o meno forte de' cambiamenti che vi si operano, o che aspettar se ne debbano (_V. Corrisp. d'Amburgo 1786, n. 161_).
GAUDENZIO, secondo il Requeno, è un greco scrittore di musica posteriore a tutti gli altri, di cui ci rimane l'_Isagoge_ o _Introduzione armonica_, composta (come quegli vittoriosamente lo prova) da' centoni degli anteriori scrittori, senza intelligenza varie volte di quello che copiava; come suole avvenire ne' tempi in cui le arti danno l'ultimo respiro. Egli era un puro pratico, ed anteriore al 5º secolo dell'era cristiana, poichè _Cassiodoro_ dice che _Muziano_ suo amico aveva tradotta l'opera di _Gaudenzio_ in latino: non ha il merito, che se gli attribuisce da' moderni, come dal Meibomio, dal Martini, ed altri, i quali son usi a citarlo unitamente con Aristosseno, Aristide, Tolomeo ec. “Sarebbe stata, dice il sullodato A., cosa più onorevole a Gaudenzio, s'egli ci avesse dato, come Bacchio, cognizioni pratiche dell'armonia, che l'aver tessuto gli estratti di Aristosseno, di Nicomaco, e di Aristide sotto l'ordinario titolo di _Armonica introduzione_, senza capire i differenti sistemi.” (_t. 1. ec._)
GAUDENZIO (Andrea Papio), canonico di Anversa, di cui vi ha _Libri 2 de consonantiis seu pro diatessaron_, Antuerp. 1581, in 8vo, eccellente opera secondo Brossard. Era nipote di Levino Torrenzio vescovo di Anversa, e morì in un bagno all'età di 30 anni nel 1581.
GAUTHEROT, dell'Accademia delle scienze ed arti di Dijon, musico profondo, se egli non brillava nell'esecuzione, poteva al manco, mercè de' sicuri principj, insegnare le infinite combinazioni, e far conoscere le risorse della musica. Dotto nell'Acustica, abbiamo di lui un'eccellente _Memoria sulla Teoria de' suoni_: occupato delle scienze fisiche conobbe profondamente i misterj dell'elettricità e del galvanismo. Egli morì in Parigi nel 1803.
GAVEAUX (Pietro), nato a Beziers nel 1764, in età di 10 anni aveva terminati i suoi studj musicali, ma avendo ricevuto d'Italia lo _Stabat_ di Pergolesi, ne rimase così incantato che si disponeva a partire per Napoli, per vie più perfezionarsi nella musica sotto Sala celebre contrappuntista, se non che ve l'impedirono delle ragioni di famiglia. A Bordeaux apprese la composizione dal maestro di quella cattedrale Francesco Beck, e cominciò a scrivere per teatro con felice successo a Bordeaux, a Montpellier e a Parigi. Egli ha imitato la maniera italiana, ed è riuscito con ispezialità ne' finali, dove ha saputo rifondere la scienza ed il genio: attualmente trovasi maestro nella Real Cappella in Parigi.
GAVINIÈS (Pietro), il Tartini della Francia e caposcuola pel violino, nacque a Bordeaux. Dalla prima età studiò quest'instromento, e di 14 anni sonò in Parigi tre concerti di seguito, che con la sua esecuzione ferma e briosa recò della sorpresa e gettò i primi fondamenti di sua celebrità. Ciò che eminentemente il distingueva, era una qualità di suono così puro ed espressivo, che faceva sospirare il suo violino: luttò vittoriosamente con Ferrari, Pugnani, e Stamitz. Viotti dopo averlo inteso gli diè il nome di Tartini francese. Nel 1794, il Conservatorio di Parigi il volle professor di violino, e ciascun anno i suoi allievi riportarono il premio. Tra questi distinguonsi Lemierre, Paisible, Capron, Leduc, l'ab. Robinot, Imbault, Guenin e Baudron. Al genio della sua arte riuniva egli un sodo giudizio ed uno spirito culto, per cui cattivossi l'amicizia di Rousseau, comechè il filosofo fosse poco comunicativo. Aveva saputo prendere tutti gli stili, e trasmetterli a' suoi allievi. Morì di 74 anni nel 1800. La Contessa de Salm ne pubblicò l'elogio nel 1802. Un anno avanti la sua morte, nel 1799, pubblicò: _les vingt-quatre Matinées_, concerti e sonate più difficili dei _Capricci_ di Locatelli, e di Fiorillo.
GAUZARGUES (Carlo), abbate di Noblac, dopo di aver fatti de' buoni studj nelle scienze naturali e nella teologia, come si era ancora profondamente occupato della musica, fu per 12 anni maestro di musica nella Cattedrale di Nimes, e vi formò dei distinti allievi. Una gran riputazione che l'aveva preceduto in Parigi, sostenuta da quei doni naturali che attraggono, e da uno spirito assai culto, lo fè ricevere nella cappella del re in quella capitale, e colmar di benefizj. I suoi tentativi per andar a risedere nella sua badia di Noblac furono inutili, e conservò, suo malgrado, il posto di maestro della R. Capp., finchè nei furori della rivoluzione vittima del decreto di proscrizione fulminato contro i preti, Gauzargues fu caricato di ferri, restituito quindi in libertà, ma spogliato de' beni che gli avevano acquistati i suoi talenti. In questo tristo stato terminò i suoi giorni nel 1794.
GAZZANIGA (Giuseppe) da Venezia, morto, pochi anni sono, maestro di cappella in Verona, compositore espressivo e nitido. Dopo l'anno 1771 scrisse moltissimi drammi serj per i teatri d'Italia, e nel 1780 per il nostro di Palermo, che gli acquistarono gran nome non che nell'Italia, ma in Francia ancora ed in Germania. In Palermo scrisse egli una Messa, che piacque allora moltissimo, per la solennità che celebrano i musici di S. Cecilia; egli era stato allievo di Sacchini e ne imitò perfettamente la legiadria, e chiarezza dello stile.
GEMINIANI (Franc.), uno de' più famosi allievi del Corelli, nato in Lucca, ebbe le prime lezioni di musica da Alessandro Scarlatti. La più parte di sua vita passò egli in Londra, e il dottor Avison cita nella sua opera le di lui composizioni quai modelli d'una eccellente musica instrumentale. Le sue opere di teoria pubblicaronsi in Londra. 1. _Trattato del buon gusto, e regole per eseguire con gusto._ 2. _Lezioni per il cembalo._ 3. _L'arte di sonar di violino, contenente le regole necessarie per la perfezione._ Sieber nel 1801 ne ha dato una nuova edizione. 4. _L'arte d'accompagnare, o nuovo metodo per eseguire facilmente e con gusto sul cembalo._ 5. _Dizionario armonico, o guida sicura alla vera modulazione_, Londra 1742, questo è il frutto d'una fatica di 20 anni: dicesi che sia sufficiente di porre in istato di comporre quei medesimi, che non hanno veruna tintura della musica. Che felicità se fosse ciò vero! Ve ne ha una traduzione francese in Parigi 1756. Geminiani morì in Dublino in età molto avanzata nel 1762.
GENLIS (Mad. de), assai nota per i suoi romanzi istruttivi, e profondamente dotta nella musica, tuttora vivente in Parigi. Le dobbiamo un _Metodo di arpa_ impresso nel 1805, che ha avuto il più gran successo e un incredibile spaccio, per cui se n'è fatta una 2.ª edizione. Quest'opera contiene nel suo testo delle curiose ricerche sull'arpa, e delle lezioni della più grande chiarezza: vi si sviluppano i principj generali dello studio degl'instromenti, che esiggono l'egualità delle due mani, come il piano-forte e l'arpa. Queste idee appartengono a Mad. Genlis, avendone già data la più gran parte, trent'anni sono, nel suo romanzo _Adela e Teodoro_.
GERBER (Ernesto), nel 1790 pubblicò a Lipsia in tedesco un _Dizionario storico di musica_, che serve di continuazione a quelli di Prinz e di Walther; M. Fayolle, dice “che sebbene quest'opera soddisfi più de' dizionarj di quegli autori, lascia tuttavia a desiderar molto di quel che lo comporti questa sorta di opere, qualunque siasi l'indulgenza che meritano. Potrebbe farsi un lungo catalogo delle omissioni, degli errori, delle contraddizioni che vi si trovano; e dà principalmente a diveder nel suo autore un'ignoranza visibile della storia dell'arte. Malgrado tutti questi difetti, che forse imputar si debbono a particolari circostanze, quest'opera è importante e utile: essa ci è stata di grandissimo ajuto, e come confessar ci è d'uopo, ha servito di base al nostro travaglio, che è in gran parte una rettificazione e correzione di quello di Gerber.” In tal caso bastava di dire: _Et veniam damus, petimusque vicissim_: senza di ciò chi non darebbe lo stesso giudizio del dizionario di M. Fayolle?
GERBERT (Martino), principe abbate della congregazione benedittina di S. Biagio nella Selvanera, che ad una scienza molto estesa univa lo spirito più elevato e 'l carattere più semplice e più amabile: sin da giovane concepì quell'affezione per la musica, a cui dobbiamo le sue dotte e penose ricerche sulla storia di quest'arte. Nella mira di renderle più profonde e più utili, intraprese egli un viaggio di tre anni in Francia, in Italia e in Allemagna; pervenne, colla sua autorità, a farsi mostrare i tesori più reconditi, soprattutto le biblioteche de' conventi, ed attinse in tal maniera nelle primarie sorgenti i materiali per la sua Storia della musica di chiesa. In Bologna, strinse la più intima familiarità col P. Martini, con cui convenne di comunicarsi a vicenda le loro ricchezze. Il numero di diciassette mila autori raccolti dal Martini sorprese in vero l'ab. Gerbert, ma egli assicura che più di altrettanti avevagliene fatti conoscere da lui estratti dalle librerie di Germania. Egli pubblicò nel 1774 _De cantu et musica sacra, a prima ecclesiæ ætate usque ad præsens tempus_, in 2 vol. in 4º. Dà però a lui maggior diritto alla riconoscenza dei letterati e degli artisti un'altra più importante opera del 1774, _Scriptores ecclesiastici de musicâ sacrâ ex variis Italiæ, Galliæ et Germaniæ codd. MS. nunc primum editi etc._, dessa è una collezione di oltre a 40 autori originali sulla musica, disposti secondo l'ordine cronologico, dal terzo secolo sino all'invenzione della tipografia, in tre gran volumi in fol.; è divenuta per disavventura così rara che è assai malagevole il procacciarne una copia. M. Forkel ne ha dato una lunga e ragionata analisi nella sua _Storia della musica_. L'ab. Gerbert è morto d'una infiammazione di petto nel 1792, in età di 73 anni.
GERVASONI (Carlo). Milanese, professore e maestro di cappella di Borgo Taro. Egli fece un corso compito di studj, e nel 1781, dice egli stesso, di avere terminato quello della mattematica sotto il cel. ab. Frisi in Milano; benchè possedesse allora già in buona parte la pratica della musica. Nel 1800 pubblicò in Piacenza _La Scuola della musica divisa in tre parti_, in 2 vol. in 8.º, opera che non manca di merito, benchè l'A. abbia il comune pregiudizio di sostenere, che sia la musica parte della matematica, e che _somministri i mezzi più opportuni per acquistare le più sublimi cognizioni della musica speculativa_. Si lagna inoltre che _la più parte de' compositori non cura lo studio della matematica, perchè crede che questa niente affatto contribuisca alla pratica della musica_. Per la pratica poi è un pò troppo, e pare che l'A. voglia millantarsi alcun poco con questo suo trascendente zelo per la necessità della matematica nella musica. Dà egli per altro delle buone regole di pratica, degli esempj bene scelti; mostra dell'erudizione e dello studio, ma uno stile pesante e sommamente diffuso ne rende penosa e faticante la lettura. Nel 1804, Gervasoni diè ancora alla luce in Parma _Carteggio musicale con diversi suoi amici professori e maestri_, in 8º, di cui vi ha una 2ª edizione in Milano dello stesso anno. Non possiamo giudicarne, non essendoci venuto ancora alle mani.
GESNER (Salomone) di Zurigo, il più delizioso ed amabile e pieno di sensibilità fra i poeti tedeschi, quivi morto nel 1787, non avendo compiti ancora i 60 anni di sua età. Tra' suoi idillj uno ve n'ha sull'_Invenzione della lira e del canto_, che gli dà un diritto di qui occupare un articolo. Può questo leggersi nel 2º t. della versione francese di M. Huber delle di lui opere, a Lione 1783, in 12º.
GHERARDESCA (Filippo), nato in Pistoja, cel. compositor per teatro e per chiesa, doveva la purità del suo stile alla scuola del P. Martini, ed all'assiduità del suo studio sugli autori di musica italiani ed alemanni. Aveva cognizioni molto profonde sulla natura dell'armonia, alle quali univa uno squisito gusto: conosceva ed amava le scienze, le arti, la letteratura e soprattutto la storia. Morì egli in Pisa maestro della cattedrale del 1808 in età di 70 anni. Tra le sue composizioni deesi rimarcare, come un capo d'opera in questo genere, la messa di _Requiem_ per la morte del re d'Etruria.
GIARDINI (Felice), nato in Torino, prese da fanciullo lezioni di violino dal cel. Somis, allievo di Corelli. Venne di poi in Napoli, ove nelle orchestre divertivasi sommamente di far de' preludj, e di variare i passaggi che doveva eseguire. Raccontava egli stesso come un dì essendosi posto Jommelli accanto a lui nell'orchestra, guadagnonne un sonoro schiaffo in premio de' ricami ch'egli aggiungeva alla sua parte di accompagnamento. Giardini fu molto applaudito in Parigi ed in Londra, ove fece imprimere le sue opere per violino, e vi fondò una scuola. Niuno uguagliavalo nell'esecuzione degli _adagio_ per la forza e l'espressione del sentimento. Egli morì a Mosca in età di 80 anni nel 1796. Prima del suo viaggio in Russia ceduto aveva al Sig. Ciceri da Como il violino di Corelli ch'egli possedeva.
GIN (Pier Luigi), diè una traduzione francese dell'Iliade, nella quale Omero spensieratamente se la dorme dal principio sino alla fine. Nel 1802 pubblicò ancora un libricciuolo _De l'influence de la musique sur la littérature_, in cui l'A. buonamente pretende che ai progressi della musica attribuir si debba il decadimento della letteratura francese nel sec. 18º. _Qui ridiculus minus illo?_