Part 14
FORNO (il barone Agostino), amatore di musica e sonatore di violino, nato in Palermo vi fece de' buoni studj, e perfezionò le sue cognizioni viaggiando per più anni in Italia. Egli era membro dell'Accademia del buon gusto di quella capitale, ove terminò in un'età avanzata i suoi giorni a dì 19 novembre del 1801. In occasione del _Miserere_ composto d'ordine di Clemente XIII dal cel. Tartini, e cantato nella cappella Sistina mercoledì santo del 1768, il barone Forno pubblicò per le stampe di Roma l'_Elogio di Tartini_, e lo presentò al Papa: opuscolo assai mediocre. Vi ha ancora di lui, _Parere sopra la musica antica e moderna_, che insieme col detto Elogio è tra gli Opuscoli suoi stampati in Napoli in 2 vol. in 12º, 1792. Egli contiene alcune buone riflessioni su i progressi e perfezione della musica strumentale mercè le produzioni di Boccherini, di Haydn, di Vanhal, di Pleyel, di Viotti e Jarnowitz, e su l'abuso che da altri ne vien fatto oggidì con volere piuttosto sorprendere col difficile, anzichè dilettare con buona e nitida espressione.
FÖRSTER tedesco, cel. compositore del presente tempo ha preso per modello della sua musica instrumentale lo stile e la maniera dell'immortale Haydn. Bramoso d'indovinarne il segreto, si pose saggiamente a mettere in partitura le di lui dotte composizioni, e ne trasse visibil vantaggio rapporto alla maniera di distribuire fra le parti la melodia (_V. Carpani lett. 6_). Förster ha pubblicati in Vienna quartetti, quintetti e sinfonie, che sono in gran pregio presso gli amatori di buon gusto.
FRAGUIER (Claudio-Francesco), membro dell'Accademia delle belle lettere, fu da prima Gesuita, ma ne lasciò l'abito per coltivare con più libertà le muse. L'ab. Fraguier assai dotto nell'antica e moderna letteratura e nelle lingue greca, italiana, spagnuola ed inglese trovò nello studio e nella filosofia un compenso ai gran malori, che lo confinarono in casa in un'età poco avanzata. Riguardandolo quì qual scrittore sulla musica, gli dobbiamo alcune _Dissertazioni_ intorno a quella de' greci, che si trovano nelle _Memorie_ dell'Accademia delle Inscrizioni. Egli vi sostiene che questa dotta nazione ebbe la cognizione e la pratica della musica a più parti, e credette di provarlo con alcuni passaggi degli antichi e specialmente di Platone, il suo più favorito filosofo. Burette vi oppose un'infinità di _Dissertazioni_ per provare il contrario, ma egli restò fermo nel suo sentimento. Tra le sue poesie latine, che respirano l'urbanità romana, e le grazie della pulitezza francese vi ha un _Poema sulla Musica_ pubblicato nel 1729, in 12º, intitolato _Schola Platonica_, perchè scritto su i principj di musica di Platone, il quale benchè sia elegante e terso, si risente tuttavia dello spirito di sistema. _Musica tota quid est, numeri nisi cantibus apti?_ vi dice l'A. formando su i numeri i suoi principj. Morì egli d'apoplesia in Parigi nel 1728.
FRAMERY (Niccola-Stef.) nacque a Rouen nel 1745, e fu uno dei letterati di primo ordine in Parigi, autore di molti drammi per musica, e profondo in questa scienza secondo i buoni principj della scuola italiana. Egli fu che trasse Sacchini in Francia, e più che altri contribuì a spargere tra la nazione il gusto della buona musica italiana. Il suo zelo per gli avanzamenti di questa bell'arte gli fè tradurre in francese il _Musico pratico_ d'Azopardi pubblicato nel 1786 in 2 vol. in 8vo, proponevasi egli inoltre di trattare con M. Ginguené la parte della musica nell'_Enciclopedia Metodica_; ma non giunse a pubblicarne che il primo tomo nel 1791, oltre al quale si è perduta infin la speranza di averne la continuazione. Il _Discorso preliminare_, e molti dottissimi _articoli_ sono di M. Framery: nella guerra de' Gluckisti e dei partigiani di Sacchini, egli dichiarossi per quest'ultimo, e nelle _Memorie per la storia di Gluck_ (a Parigi, 1781), trovansi alcune lettere di quest'autore, ed una in versi a M. Larivée contro la di lui proposizione _che non v'era in musica se non una sola verità, e che il solo Gluck l'aveva trovata_. Nel 1802, egli riportò il premio all'Instituto sulla seguente questione: _Analizzare i rapporti ch'esistono tra la musica, e la declamazione_ (_Memoir. de l'Instit. Naz. t. 4 p. 69_). M. Framery “illuminato da una conoscenza profonda del suo argomento, ha con molta giustezza valutati i rapporti che possono esistere tra queste due parti ed i vicendevoli sacrifizj che esse farsi debbono.” (_M. Raymond, de la mus. dans les Eglises, 1809_). Alcun tempo prima egli aveva pubblicato: _Avis aux poëtes lyriques, ou de la nécessité du rhythme dans les odes destinés à la musique_. Framery è morto li dì 26 novembre 1810, e lasciò manoscritte molte opere attenenti alla musica ed agli artisti.
FRANCONE di Colonia, era celebre nella musica l'anno 1066, e viveva ancora nel 1083. Egli è autore d'un manoscritto, che si conserva nella biblioteca Ambrosiana di Milano, intitolato _Ars cantus mensurabilis_, che l'Ab. Gerbert ha inserito nella sua collezione (_Script. Eccl. de musica t. 3_). Par che a Francone debbasi l'invenzione della misura de' tempi nella musica, che fuor di ragione erasi attribuita a Giov. da Muris, più moderno di due secoli. Il MS di cui si servì _Gerbert_, è molto più compito di quello scoperto da Burney nella biblioteca Bodlejana di Oxford, costando il primo di 13 capitoli e questo di sei, secondo che egli stesso il descrive nel 2º vol. della sua _Storia generale della Musica_. In un MS. del Vaticano del _Compendio_ di Giov. de Muris vi ha un di lui passaggio, in cui mostra di non pretendere egli medesimo all'onore di essere l'inventor della misura: _Guido voces lineis et spatiis dividebat; post hunc magister Franco invenit in cantu mensuram figurarum_, etc.
FRANK, tedesco di nazione ma stabilito in Pavia, nella di cui università professò la medicina sino a' primi anni del corrente secolo. “Il cel. Frank mio maestro (dice il D.r Lichtenthal), nella sua _Polizia medica_, t. 3, non solo considera la musica rimedio principale contro le malattie dell'animo, ma la giudica istituto necessario in uno stato. Non voglio, dice questo gran medico e sommo letterato, tessere un elogio alla possanza della musica sul nostro animo, ma essa certo non è il minore ingrediente del balsamo prestatoci dalla Provvidenza contro alle malattie dell'animo. Hanno i medici ne' loro giornali notato più accidenti di malattie guarite dall'incanto della musica, e l'effetto di lei sopra i nervi sensibili è così evidente, che la circolazione e traspirazione alterate dallo stato spasmodico delle parti solide vengono col più gran pro del nostro corpo in breve riordinate. Ma la forza di eccitare passioni, che in essa riconobbe la più alta antichità, è quella che debbe moverci a rendere giovevole agli uomini questo divino rimedio... La polizia deve dunque adoperarsi onde non manchi in una gran città questo efficacissimo mezzo di esilarare e divertire il popolo. Ha però ad essere sollecita di buoni professori di musica, i quali appagando l'orecchio d'un uditore caccino dal suo fianco nelle sue ore malinconiche il demonio della tristezza dacchè ad essi è commessa quest'arte cotanto necessaria alla vita umana e alla pubblica sanità, ec.”
FRANKLIN (Beniamino), nato a Boston nella nuova Inghilterra, a cui devono gli Stati Uniti d'America la loro libertà, e molti utili sperimenti la Fisica, tra' quali dee rimarcarsi il parafulmine di sì gran vantaggio all'umana specie: _Eripuit cœlo fulmen sceptrumque tyrannis_: fu con ragione il suo elogio. Egli acquistossi inoltre de' nuovi dritti alla riconoscenza de' musici mercè l'invenzione dell'_Armonica_, nè era sfornito della pratica di quest'arte, poichè sonava egli stesso quest'instromento. Ne' suoi opuscoli trovansi due sue lettere a Milady Kaims ed a Pietro Franklin, in cui tratta di varie questioni sulla musica “da grand'uomo, qual'è veramente, dice il P. Sacchi, ma non però da grande artista. Parla da grand'uomo, perchè ragionando seguita un certo lume del vero, che vedesi splendere innanzi. Non parla da grande artista, perchè non ha considerato quel vero istesso da tutti i lati, come i buoni pratici fanno” (_Lett. al C. Riccati_). Sicchè col rispetto a lui debito niuno si crederà nell'obbligo di seguire interamente le sue opinioni e sistemi sulla musica. Franklin morì nella sua patria nel 1790.
FRANZ (Carlo), si è reso celebre in Germania sino alla sua morte avvenuta nel 1811, per essere stato il primo e forse l'unico a sonare l'instromento detto baritono, difficile e piacevole insieme; ed il corno, nel quale produceva egli con la sola mano i semituoni con una sorprendente celerità e purezza, sì nel crescere che nel mancare, della quale singolar maniera di sonar questo strumento ne abbiamo in Palermo un esempio in persona del _Sig. Pigneri_, che alla sua perizia unisce somma modestia. Franz servì il Principe d'Esterhazy in Vienna per lo spazio di 14 anni, e tutti coloro che hanno inteso sonar da lui il _baritono_, sono d'accordo nell'attribuirgli un effetto soavemente malinconico. Il pezzo nel quale Franz spiegava più i suoi talenti ed incantava i suoi uditori, era una _Cantata_ che il grande Haydn aveva espressamente composta per quell'istrumento; (_V. Gazzet. di Bosler an. 1788_). Il _baritono_ di Franz rassomiglia alla _viola da gamba_, all'eccezione ch'egli è fornito di 16 corde d'ottone nella parte superiore del collo, e di 7 corde di budello. Oggidì è uscito totalmente d'uso, e nemmen quasi si conosce.
FRESCOBALDI (Girolamo) da Ferrara, fu riguardato al suo tempo come uno de' migliori compositori ed organisti, piazza ch'egli occupò con distinzione nella chiesa di S. Pietro in Roma verso il 1628. Sin dalla prima età erasi reso talmente celebre nel canto che le prime città d'Italia facevano a gara per possederlo, e l'entusiasmo giunse al segno di accompagnarlo ne' suoi viaggi da un paese all'altro, per godere più lungamente del piacere di sentirlo. Tra il gran numero degli eccellenti discepoli formati da costui vuolsi rimarcare Froberger, che l'Imperatore Ferdinando III avevagli indirizzato per istruirlo, e che realizzò di poi perfettamente le speranze, che il suo maestro aveva fatte di lui concepire. Le sue Opere furono pubblicate in Roma nel 1615 e 1637.
FRICK (Fil. Gius.), il primo virtuoso tedesco sull'_Armonica_, ch'egli stesso si era formata sulla maniera di Franklin, e fece in oltre de' saggi per iscoprire una materia simile alla pelle umana, per render quest'instrumento più comodo a dilettanti per mezzo d'una tastiera, ma dopo il 1786, gli fu d'uopo abbandonare l'armonica per il nocivo effetto che produceva sui nervi. Meusel nel suo _Lexicon_ degli artisti cita con elogio un'opera di Frick _sul basso continuo_, che dice essersi pubblicata nel 1786. Egli viveva ancora nel 1790, in Londra.
FRIEDBERG, maestro di musica in Vienna al servigio del principe Esterhazy, appassionato filarmonico, che aveva una scelta e numerosa orchestra in sua casa. Aveva il principe intesa una sinfonia di _Haydn_, e s'invogliò, piacendogli molto, di possederne l'autore, ma forse l'invidia e la gelosia di taluno operava sott'acqua contro il cel. Haydn. Friedberg amico ed ammiratore di lui, dolente di questo ritardo, l'eccitò a comporre una sinfonia solenne da sonarsi nel giorno natalizio di S. A. Haydn la scrisse, e da par suo. Venuto il giorno di eseguirla, standosene il vecchio principe in mezzo della sua corte sul suo seggiolone, il Friedberg distribuì le parti della sinfonia convenuta. All'udirla, il principe interrompe i sonatori alla metà del primo allegro e domanda di chi sia sì bella cosa? D'Haydn, risponde il Friedberg, e fa venire avanti l'autore che tutto tremante stava appiattato in un angolo della sala. Il principe lo prese d'allora innanzi al suo servizio come maestro direttore del concerto. Così che il primo passo alla buona fortuna ed alla gloria, Haydn lo dovette all'amico Friedberg. Costui viveva ancora nel 1812, allorchè Carpani pubblicò le sue _Haydine_ (_Lett. 5_), d'onde abbiamo tratta questa notizia che tanto onore reca al carattere morale di Friedberg.
FRIKER (Giov. Luigi) di Wurtemberg, inventò una teoria di musica fondata sopra principj d'aritmetica, ch'egli oppose a quella di Eulero; la prese di poi per base di un sistema di metafisica, di cui Oettinger nella sua _Filosofia terrena e celeste_, t. 2, ce ne ha conservato un abbozzo. Friker ebbe il difetto di perdersi in idee fantastiche, come tutti quei che cercano nella fisica i principj d'un'arte fondata sull'organizzazione dell'uomo. Son questi di quei svarioni così singolari, che può a ragion domandarsi, come abbiano potuto entrare in testa umana?
FRINIDE, musico di Mitilene, capitale dell'isola di Lesbo. Fu questo il primo, che riportò il premio della cetra nei giochi Panateniesi, celebrati in Atene nell'Olimp. 80. Frinide introdusse alcun cambiamento nell'antica musica, come ne lo accusa Ferecrate, ed Aristofane nella commedia _Le Nuvole_ (_Plutarc., de Mus._) Si narra in oltre che presentatosi Frinide nei pubblici giuochi di Lacedemone colla sua cetra di nove corde, l'Eforo ne tagliò due, delle quali era Frinide inventore (_Athen. lib. 14_).
FRITZ (Berthold), cel. fabricante di strumenti, e meccanico di Brunswick, morto nel 1766, pervenne col solo suo genio senza alcuna instruzione a costruire una gran quantità di organi, di piano-forte e clavicembali sì a penna, che a martelli, di cui una porzione se n'è inviata sino nella Russia. Distinguonsi tutti mercè una straordinaria forza ne' bassi. Si è reso anche celebre per il meccanismo di più orologj di musica, di uccelli cantanti, e soprattutto per un pregevolissimo Trattato, che pubblicò in Lipsia nel 1757, sotto il titolo: _Anweisung_, ec. cioè _Istruzione per accordare il forte-piano, i cembali e gli organi per un metodo puramente meccanico, con la stessa esattezza per tutti i dodici tuoni_. Questo trattato pubblicossi di nuovo nel 1758; l'A. lascia ai mattematici i loro calcoli sul temperamento, ed assegna a un buon orecchio un circolo di quinte e d'ottave, che basta per accordare gl'istrumenti con la più perfetta nitidezza.
FROBERGER (Gian-Giac.), sassone, fu dall'Imperatore Ferdinando III mandato a Roma per istudiarvi musica sotto il cel. Frescobaldi. Al suo ritorno nel 1655, questo principe il fece organista della corte, ed egli fu il primo in Germania che compose con gusto per il cembalo. Egli fu in molta stima sì in Francia, che in Inghilterra, d'onde ne ritornò colmo di doni e di onori, e morì in Magonza nel celibato, appena sessagenario. Mattheson possedeva di lui un'opera in 4 parti; nella quale cercò di pingere in musica le avventure de' suoi viaggi (_V. Ehrenpf._)
FUCHS (Giorgio-Feder.), compositore de' nostri giorni di sinfonie e di quartetti, nei quali si riconosce molto gusto e talento. Egli si vanta di essere allievo di Haydn, ma i soli che confessava Haydn sono Pleyel, Neukomm e Lessel.
FUGER (Giorgio) di Heilbronn nella Svizzera, fece imprimere nel 1783 a Zurigo un'opera col titolo di _Pezzi caratteristici per il piano-forte_ in num. di 12: Petulanza; vivacità; brio; serenità; gioja ed allegria; tenerezza; desiderio; orgoglio; e temerità; malinconia e inquietudine; pena e minaccia; carezze e lusinghe.
FUNK (Christilieb.), professore di Fisica nell'università di Lipsia dopo il 1773, è autore di una Dissertazione latina _De sono et tono_, di cui ve ne ha una buona traduzione tedesca nel magazino di fisica, mattematica ed economia di Lipsia 1782, col titolo di _Versuch ec._ cioè, _Ricerche sulla dottrina e risonanza del tuono_.
FUX (Giuseppe), nato in Gratz nell'Austria, maestro di cappella dell'Imperatore Carlo VI, ebbe al suo tempo la riputazione di un valente compositore, comechè oggidì si conoscan poco le sue opere, il suo nome si è sino a noi conservato per un'opera didattica da lui pubblicata nel 1725, col titolo: _Gradus ad Parnassum_, di cui se n'è fatta una versione italiana da Alessandro Manfredi da Reggio prete e professore di musica, e stampata in fol. a Carpi nel 1761. Precede a questa edizione una lettera del cel. Piccini, nella quale chiama l'autore un _Tedesco pieno di senso italiano, che non lascia di mettere in vista que' principj matematici, che sono la base e il primordio della musica, e lo ha fatto con tale evidenza, che potrebbe restarne appagato il più speculativo Geometra_. Con buona pace però del Piccini, gli anderebbe quì bene, _Sutor ne ultra crepidam_. Quest'opera sebbene abbia qualche merito in ciò che riguarda la composizione e la pratica, è poi difettosa per molti rapporti. È insoffribile la prolissità del 1º Libro, che senza alcun frutto si raggira in far mostra di geometria e di aritmetica; nel secondo l'A. insegna le parti della composizione relative a tutte le specie di contrappunto, e siegue la tonalità e l'armonia ecclesiastica, ma non ne dà i principj. Se in alcune parti dell'opera è assai metodico, in altre poi senza necessità se ne dispensa. In quanto alla maniera del suo ragionare e allo stile, fanno l'una e l'altro pietà. Eccone un picciol saggio: egli vuole spiegare cosa sia il modo nella musica. _Il modo_ (sono le sue parole) _è una serie d'intervalli contenuti fra i limiti d'un'ottava, e una collocazione nel vario e diverso sito de' semituoni, il che si riferisce a quel detto d'Orazio: Est modus in rebus, sunt certi denique fines_ (p. 128.) etc. Un tal ragionamento è degno d'Arlecchino; tutta l'opera è sullo stesso fare, e quando l'A. non si sente nè pur in istato di offrire simili spiegazioni, ne esce con promettere in appresso de' rischiaramenti, e finisce sempre con lasciarci a bada. Malgrado questi difetti, quest'opera ebbe ne' scorsi tempi gran spaccio in Allemagna e in Italia, finchè sorsero altri migliori scrittori di didattica nell'uno e nell'altro paese. Leo la raccomandava a' suoi allievi come classica, e mio padre a suo consiglio se ne provide in Napoli. _Io stesso_, scrive nella cit. lett. Piccini, _ne ho conosciuta a buona pruova l'utilità quando me ne fu caldamente raccomandato lo studio del cel. professor Durante, il quale già in Napoli mi fu maestro, ec._ Il grande Haydn non potendo avere ne' suoi primi anni viva voce del maestro, si abbandonava, dice leggiadramente il Carpani, a questo _armonico alcorano_ di Fux, che egli si aveva distribuito in quinternetti, de' quali ne portava sempre uno in tasca. Fux morì verso la prima medietà dello scorso secolo.
G
GABORY (Mr.) nel 1771 pubblicò in Parigi _Manuel utile et curieux sur la musique du tems_, ove in più luoghi tratta egli della misura nella musica, e propone un pendolo atto a produrre un'egualità universale di misura. Diderot, Sauveur e molti meccanici come Renaudin, hanno proposto sì fatti cronometri, ma il migliore è un valente musico, dice Rousseau, che ha gusto, orecchio e sa batter la musica.
GABRIELI (Caterina); una delle più rinomate cantatrici del p. p. secolo, nata in Roma nel 1730, fu scolara del gran Porpora. Nel 1745, cantò sul teatro di Luca e fu generalmente ammirata. L'Imper. Francesco I, la chiamò quindi a Vienna, e le lezioni che ebbe da Metastasio finirono di formarla nell'azione e nel recitativo; per il che essa preferiva più che ogni altra virtuosa i di lui drammi. Le grandi ricchezze che ella possedeva allorchè venne in Palermo nel 1765, sono gran prova dei favori da lei ricevuti in Vienna. Il suo talento andava del pari colla bizzarria e 'l capriccio. Il vicerè di Sicilia aveva invitata a pranzo la Gabrieli con la primaria nobilità di Palermo: come essa tardava a rendersi all'ora stabilita, mandò quegli in sua casa per farla avvisata che la compagnia l'attendeva. Essa incaricò l'inviato di far le sue scuse, e far sapere ch'erasi dimenticata dell'invito. Sua Eccellenza voleva perdonarle quell'impertinenza, ma quando i convitati andarono al teatro, la Gabrieli rappresentò la sua parte con la più gran negligenza, e cantò sotto voce tutte le sue arie. Il vicerè offeso la minacciò del castigo, ma ella divenuta più rigogliosa e più fiera dichiarossi, che ben si poteva farle gridare, ma che non la si potrebbe mai far cantare: S. E. la mandò nelle pubbliche carceri, dove si rimase per dodici giorni, nel quale tempo essa dava dei sontuosi banchetti: pagò i debiti de' poveri prigionieri, e distribuì per carità grosse somme di danaro. Il Vicerè fu costretto di cedere, ed essa fu posta in libertà in mezzo alle acclamazioni de' poveri. Non potè mai risolversi di andar in Inghilterra. Sul teatro di Londra, essa diceva, io non sarò più padrona di far quel che voglio, se mi salta in testa di non cantare la plebaglia mi farebbe degli insulti, e forse mi regalerebbe delle sassate; voglio dormir quì meglio in buona salute, quando ciò sarebbe ancor nelle carceri. Nel 1775, l'imperatrice Caterina II, la chiamò a Pietroburgo, ed essa dimandò cinque mila ducati per soli due mesi. _Nè pure_, disse l'Imperatrice, _io dò questa somma a' miei feld-marescialli_. _In questo caso_, ella rispose, _V. M. potrà far cantare i suoi feld-marescialli._ In Milano nel 1780 cantò con Marchesi e poi con Pacchirotti, mettendo l'uno e l'altro cel. cantante in molta gara e soggezione, ma non spiegò mai meglio tutto il potere della sua voce che in Lucca nel 1785, allorchè Guadagni era il suo eroe in teatro ed in camera.
GAFFURIO (Franchino), uno de' più dotti teorici del suo tempo, era nato a Lodi nel 1451. Fu prete, e dopo di avere studiato a Mantova ed a Verona, diè delle pubbliche lezioni di musica in Cremona ed in Bergamo, e nel 1483 divenuto maestro della cattedrale di Milano fu professore nella scuola pubblica di musica, che a suo riguardo quivi eresse il duca Sforza, sino alla morte nel 1525. Egli faticò con molto zelo e successo a rischiarar la teoria e la pratica di quest'arte, e tradusse o fece tradurre in latino le opere de' Greci. Egli è il primo autore moderno sopra la musica, di cui siano state impresse le opere. Abbiamo di lui: _Theoricum opus harmonicæ disciplinæ_, Neap. 1480, Mediol. 1492; _Practica Musicæ_, Mediol. 1496, Ven. 1512; _De harmonicâ musicorum instrumentorum etc._ Mediol. 1518; _Apologia adv. J. Spatarium_, 1520. M. Burette molto lo loda per la cognizione ch'egli mostra de' Greci Armonici (_Mem. de l'Acad. des Inscr. t. 8_).
GALEAZZI (Francesco) da Torino, nel 1791 pubblicò in Roma, _Elementi teorico-pratici di musica_, 2 vol. in 8vo. Questa opera è pregiatissima e con ispezialità per quel che riguarda l'arte di sonar il violino.
GALILEI (Vincenzo), il padre del Colombo della moderna filosofia era _gentiluomo fiorentino versatissimo nelle mattematiche_, come lo chiama _Viviani_, _e principalmente nella musica specolativa, della quale ebbe così eccellente cognizione, che forse tra i teorici moderni di maggior nome, non v'è stato chi di lui meglio, e più eruditamente abbia scritto, come ne fanno chiarissima testimonianza l'opere sue pubblicate, e principalmente_ il Dialogo della Musica antica e moderna, _in Firenze 1581_ (_Vita di Gal. Galilei, 1718_). Trovasi in questo Dialogo molta erudizione e buon senso, tranne la traduzione alla moderna nota delle cifre musicali di due greci inni, e di uno a Nemesi ritrovati nella libreria del Card. Sant'Angelo, che Burette, Rousseau e Martini han copiata, e con ragione ha mossa la bile al dotto Requeno. (_Veggasi ciò che costui ne dice alla p. 351 del 2º t._) Non men che nella teoria della musica fu Vincenzo dottissimo nella pratica, e celebratissimo nell'età sua, cosichè molto egli contribuì agli avanzamenti della medesima (_V. l'artic. Bardi e Caccini_). Morì egli dopo il 1586.