Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 2 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne

Part 13

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FERRI (Baldassare) da Perugia, di cui Rousseau parla con tanta lode all'articolo _voix_ e rapporta il singolar talento di salire e discendere due ottave per tutti i gradi cromatici, con un continuo trillo, e senza prender fiato, conservando una giustezza così perfetta, che non essendo da prima accompagnato dall'orchestra, a qualunque nota che gl'instromenti lo raggiungessero, trovavansi seco di accordo. Egli studiò in Napoli e a Roma, e morì assai giovine. “Non inferiore al suo merito era il favore del pubblico per esso lui. Alle volte nembi di rose piovevano sulla sua carrozza, quand'egli sortiva dopo aver recitato. A Firenze dov'era stato chiamato, uscì lungi per ben tre miglia della città numeroso stuolo di dame e di cavalieri a riceverlo, come potrebbe farsi nell'ingresso d'un Principe. Recitando in Londra una volta il personaggio di Zeffiro, gli fu presentato al sortire da una maschera incognita uno smeraldo di gran valore. Si conservano tuttora varie raccolte di poesie, produzioni dell'entusiasmo, che ovunque eccitava quel sorprendente cantore.” (_V. Arteaga tom. 2, p. 38_).

FERRO (Cavaliere di), della città di Trapani in Sicilia, nobile e letterato si occupa di buoni studj, e fa parte al pubblico de' suoi lumi. Egli diè alla luce: _Dissertazioni delle Belle-Arti_, Palermo 1808, 2 vol. in 4º picc., alla fine del 3º discorso parla con molta sensatezza della _Musica, sugli effetti della medesima, della musica di teatro, di chiesa, e degli abusi introdotti per l'ignoranza de' maestri_, ec.

FESTA (la Signora) di Napoli, studiò gli elementi del canto sotto Aprile, e quindi ne apprese la buona scuola dal celebre Pacchiarotti. Essa ha cantato su i primi teatri d'Italia, e nel 1809, in qualità di prima donna sul teatro dell'Opera buffa in Parigi, ed ha ovunque ottenuto molto successo. M. Barni le ha dedicato un suo duetto.

FETIS (Franc. Gius.), nato a Mons nel 1784, ebbe per primo maestro suo padre, ch'era quivi organista. Nel 1801 entrò nel conservatorio di musica in Parigi, nella classe d'armonia di M. Rey. Egli ha fatto delle immense ricerche sulla storia e la bibliografia della musica, e promette di dare al pubblico un compiuto trattato _Sur les effets de l'orchestre_, che può esser utile ai giovani compositori.

FÈVRE (il P. Franc. Ant.), Gesuita francese, pubblicò nel 1704, a Rouen un poema intitolato: _Musica_, _Carmen_ in 12º, di cui elegante ne è lo stile, e piacevole la versificazione; ma non vi si rileva che picciolissimo numero di precetti generali, ed infinite finzioni mitologiche (_V. Giorn. Lett. 1780_). Egli morì in Parigi nel 1737.

FÈVRE (Tannegui le), letterato assai celebre sulla fine del secolo 17º e padre della celebre Mad. Dacier, raccolse con altrettanta cura che fatica un infinito numero di passaggi degli antichi concernenti le loro _Tibie_ sul disegno di illustrare quest'articolo di erudizione, ma sentendo ben presto di avere progettata un'impresa superiore alle forze della sua estesa letteratura, finì con iscriver dei versi contro alle tibie, e gettò al fuoco il suo travaglio (_V. Mem. de l'Acad. de Berlin, t. 30_).

FEYOO (D. Bened. Geronimo), Spagnuolo, generale dell'ordine di San Benedetto, morto nel 1765; mercè de' suoi scritti critici egli ha contribuito a rischiarare i suoi compatriotti su i loro difetti. Abbiamo di lui il _Teatro critico_ in 14 vol. in 4º, dove molto si ragiona della _Musica_ in generale, e di quella della chiesa: alcuni capitoli leggonsi con piacere, ma alcune riflessioni dell'A., ch'erano sembrate nuove e piccanti in Spagna si sono trovate vecchie e comuni in Italia e ne' paesi culti. Eximeno lo cita nella sua opera. In un paese di superstizione, come è la Spagna, se gli fece un delitto di aver lodati Bacone, Newton e Cartesio, ma i veri dotti suoi nazionali ne presero la difesa. Gerbert dice di aver egli scritta un'opera a parte, intitolata: _Musica delle chiese_ (_V. Histor. Ab. Gerb._).

FEYTOU (l'Abbate), nel 1788 annunziò egli un corso di musica ed espone un nuovo sistema di teoria, il quale è a suo credere quello della natura, e lo stesso che Pittagora aveva o inventato o raccolto ne' suoi viaggi in Asia e trasmesso a' Greci sotto emblemi e simboliche espressioni, che ne concentrarono la teoria esclusivamente nella sua scuola. M. Feytou pretende di avere sviluppato il sistema musicale de' Greci, e di averne applicate le conseguenze, così da presso quanto gli era possibile, al nostro moderno sistema. I compilatori della nuova _Enciclopedia metodica_ nella parte della musica lo avevano associato a' loro travagli, ed egli somministrò loro molti articoli, che ivi riscontrar si possono, finchè alcuni motivi d'interesse obbligarono l'abb. Feytou a ritirarsi nella sua provincia. Tra gli altri difetti del di lui sistema vi ha quello di sostituire alla scala moderna, quella che risulta dalle divisioni del monocordo cominciando dalla sua ottava. _Questa scala_, dice con molto fondamento M. Raymond, _che sarebbe dunque la prima base materiale di tutto il sistema musicale, e che dovrebbe essere allora il canto più familiare e più semplice, questa scala è dedotta da una serie di armonici, che in niun patto sono percettibili all'orecchio nella risonanza pura e semplice del suono fondamentale, e che non può discovrirsi se non per via d'artifizj stranieri alle cause ordinarie delle nostre sensazioni. Il che è lo stesso che cercar troppo da lontano e con troppo sforzo, gli elementi primitivi d'un'Arte, di cui la natura ha posto il linguaggio nella bocca d'ogni esser sensibile. Io credo che l'eccesso della scienza non è adatto che ad oscurare la teoria delle arti; il sentimento mi parrebbe miglior guida, e con più sicurezza mi fiderei delle sue decisioni_. (_Lettre a M. Villoteau_).

FILLIO di Delo, scrisse al riferir d'Ateneo (_Lib. XIV_) un libro intitolato _De' sonatori di tibie_, ed alcuni trattati sulla musica, nel secondo de' quali sostiene che lo strumento _Magade_ sia diverso dal _Plectide_: ma niuno di questi è giunto sino a noi.

FILODEMO, scrittore greco, viveva in Roma a' tempi di Cicerone, che ci ha dipinto il suo carattere nella sua arringa contro Pisone: egli vi dà a divedere la sua gran stima e il rispetto pei rari talenti e le amabili qualità di Filodemo, cui dinota sotto il titolo di filosofo della setta di Epicuro, di poeta grazioso e pregevole, e d'uomo fornito di urbanità e pulitezza. Tra i greci manoscritti trovati nell'Ercolano, se ne sono distinti quattro che contengono le produzioni di questo Poeta-filosofo. Tratta il primo della filosofia d'Epicuro; il 2º è un'opera di morale; il 3º un libro di rettorica, e 'l 4º è un _Poema_, ovvero una _Satira sul torto che la musica ha fatto a' costumi_. Mr. de Lalande ne' suoi viaggi lo chiama falsamente un poema sulla musica. Burney lo smentisce, e crede di non esser una satira contro quest'arte; eglino non l'avevan letto nè l'uno, nè l'altro. Quest'opera è stata finalmente pubblicata in Napoli nel 1793, sotto questo titolo: _Herculanensium voluminum, quæ supersunt, tomus primus_, in fol., e questo per disavventura è il solo volume che sia comparso sinora delle opere scoperte nelle rovine d'Ercolano. Nel _Poema_ di Filodemo si trova una confutazione del sistema di Aristosseno.

FILOLAO, condiscepolo di Platone nella scuola di Archita, benchè di lui più anziano e maggiore di età, lasciata appena la sua classe, pubblicò _un'opera di musica_ (la seconda vedutasi presso i Greci), che lo rese celebre nella sua nazione. Egli fu il primo calcolatore de' semituoni maggiori e minori, non essendosi fin allora i musici serviti d'altri che d'una specie o d'una sola misura proporzionale per farli. Filolao vedendo il plauso, con cui era stata ricevuta la serie armonica del suo maestro, si risolse a sistemarla. Ma succedette a Filolao quello, che frequentemente accade a certi autori, i quali secondano le novità, e sono applauditi nel momento, in cui pubblicano le loro opere, e poi sono posti in dimenticanza. Il dotto Requeno provò nello stromento la serie di Filolao, e l'ha ridotta ad espressione numerica secondo le notizie lasciateci da Boezio, come può vedersi _nel tomo 1 de' Saggi_ p. 190, e nel 2 alla p. 226 e segu. Questo musico-filosofo fiorì quattro secoli prima dell'era cristiana.

FILONE EBREO, nato in Alessandria verso l'anno 30 innanzi l'era volgare, di nobile e ricchissima famiglia, diessi di buon'ora allo studio di tutte le scienze quivi moltissimo coltivate, e come dice egli stesso (_L. de Congres. quær. erudit. grat._) anche della musica. In più luoghi in fatti de' suoi libri egli ne tratta, ma alla maniera de' Platonici Alessandrini, di cui ne seguiva la scuola, cioè per via d'emblemi, di allegorie e di numeri. Io ho estratti dalle sue opere della superba edizione inglese di Mangey tutti i passaggi sulla musica, de' quali potrebbe formarsi un curioso trattato sullo stato di questa scienza e di quest'arte di quei tempi in Alessandria.

FILOSSENO, nella presa della sua patria da' Lacedemoni cadde in ischiavitù, ma il suo merito come poeta e musico, e 'l suo naturale allegro e pieno di facezie, secondo Pausania (_Lib. 6._), gli seppe guadagnar destramente l'animo di alcune persone principali, che gli procurarono la libertà e lo fecero passare a Siracusa, ove pel suo spirito e per l'abilità mostrata ne' suoi canti giunse all'onore di esser confidente del re e suo commensale. Un dì, essendo a tavola col re e con altri signori del primo rango, osservò, che al monarca erasi presentata una grossa trotta, e ch'egli, come gli altri convitati, erano serviti di una più piccola. Filosseno chinando il capo verso il piatto, incominciò a parlare fra' denti alla testa del piccolo pesce, e lo avvicinava di tratto in tratto all'orecchio come per sentirne la risposta. A tali stravaganti atteggiamenti il re gliene richiese la ragione; Sire, rispose egli, siccome sto lavorando un canto sopra le Nereidi, chiedeva a questo piccol pesce qualche nuova di queste signore: — _Vi ha dato egli qualche notizia?_ — Questa mia trotta mi ha detto, ch'è troppo giovane, e consulti perciò quella del re, che essendo stata più anni in mare saprà darmi di lor maggior contezza. Risero tutti e 'l re gliela cedette in premio di aver divertito così la brigata. Ma Dionisio il giovane che piccavasi di poesia, lo fe' rinchiudere in una spelonca, per non aver Filosseno voluto approvare una di lui tragedia: a dispetto della sua disgrazia non tralasciò egli di esercitarsi nella Poesia e nella Musica. Compose allora una commedia _il Ciclope amante di Galatea_ e la mise in note, nella quale intese così di schernire il tiranno (_Ælian. Val. L. 12._). Antifane lo chiama peritissimo nella musica (_ap. Athen. l. 14_); ma Plutarco lo biasima come ardito in quest'arte e bramoso di novità (_De Music. Dial._). Non bisogna confondere questo Filosseno con altro dello stesso nome più antico musico e scolare di Melanippe, come ha fatto il P. Martini (_Stor. t. 3. p. 397_). M. Fayolle, come della più parte de' Greci Musici, così di costui, seguendo il suo uso, non fa menzione.

FINAROLI (Fedele), nato in Napoli verso il 1734, studiò in uno di que' conservatorj la musica sotto Durante, e fu quindi sino alla morte il primo maestro di quello _della Pietà_, dove per il suo zelo e la semplicità del suo metodo formò un'infinità di eccellenti discepoli; tra' quali a fargli onore basterebbe il solo Zingarelli. Pubblicò in Napoli un'opera col titolo: _Regole per li principianti da cembalo_, che contiene le regole principali di accompagnamento, a cui fa egli seguire un'eccellente raccolta di _partimenti_, o lezioni numerate di basso, assai ben fatte che vanno, per gradi, e par che sia la miglior cosa che v'abbia per imparare l'accompagnamento. Mr. Choron ha adottata e ritoccata in Francia questa operetta, con farvi alcune addizioni nei principj, ch'erano un pò secchi, e con iscegliere i partimenti di più importanza, ne ha formati il suo libro _Principes d'harmonie et d'accompagnement à l'usage des jeunes élèves_. Finaroli morì in Napoli verso l'anno 1812.

FINCK (Ermanno), compositore, e musico erudito del 16º secolo, pubblicò nel 1556 _Practica Musica_ etc. a Wurtemburg in 4º; quest'opera è divenuta così rara, che oggidì è quasi impossibile il riscontrarne un solo esemplare, comechè sia molto interessante a cagione che l'A. vi faceva ben conoscere i maestri celebri di quella famosa epoca nella storia del risorgimento della musica. Walther, che per buona fortuna ne possedeva una copia, l'ha avuta in gran pregio, e nel suo _Lexicon_ ne ha trascritto, per darne un saggio, il primo capitolo, che contiene delle erudite e giudiziose ricerche su i primi inventori dell'Arte; M. Fayolle lo riporta intero con la versione francese.

FIOCCHI (Vincenzo), nato in Roma nel 1767, studiò in Napoli nel conservatorio _della Pietà_ sotto Finaroli; egli ha composto in Italia sedeci opere, delle quali alcune ottennero del successo. Fu organista in San Pietro di Roma, e lasciato avendo questa città nelle prime torbidezze della guerra, venne in Firenze ove fu ben accolto dal gran duca di Toscana. Verso l'anno 1802, passò in Parigi, vi mise in musica _le Valet des deux Maîtres_, che non ebbe felice riuscita, e gli è stato d'uopo, per vivere, dar lezioni e comporre _de' Pezzi italiani_, di cui ne ha egli pubblicata una Collezione presso Pleyel nel 1808, che è stata ben ricevuta dagl'intendenti ed amatori di musica. Nel 1810, compose il _Sofocle_ per la distribuzione del premio decennale dell'Istituto, e fu considerato tra' migliori de' concorrenti. Egli ha pubblicato insieme con M. Choron _Les principes d'accompagnement_, Paris 1804.

FIORAVANTI, rinomatissimo compositore in Napoli per uno stile amabile ed assai vivace, ha scritto e scrive tuttora per tutti i teatri d'Italia, e di Francia con molto successo. Nel 1797 diè al R. teatro di Torino _Il furbo contro il Furbo_ ed _Il Fabro Parigino_. Nel 1807, essendo in Parigi fecevi rappresentare _I virtuosi ambulanti_ che incontrò quivi moltissimo. Abbiamo in oltre di lui _Amore aguzza l'ingegno_, farsa assai graziosa; _Le cantatrici villane_; _La Capricciosa pentita_; _Liretta e Giannino_; _I Pontigli per equivoco_; _L'orgoglio avvilito_; _Le avventure di Bertoldino_; _La Cantatrice bizzarra_; _La Schiava fortunata_; _Il giudizio di Paride_; _Il bello piace a tutti_. Tutte queste opere buffe trovansi vendibili nel magazino di musica del Sig. Ricordi in Milano. Vi ha oltrecciò di Fioravanti gran numero di bellissime Canzoncine con accompagnamento di piano-forte, ed impresse in Londra, in Napoli ed altrove.

FIORILLO (Federico), attualmente in Londra, buon sonatore di violino, ha pubblicato sedeci opere, di quartetti, quintetti, trio e duetti per questo instrumento, e sonate per piano-forte e violino: la sua musica strumentale è assai bella, e le due sue opere di trio debbono essere ricercate da tutti gli amatori. A giudizio de' migliori professori son esse le prime dopo quelle di Boccherini, e i suoi studj per violino sono i migliori che si conoscano. _Ignazio Fiorillo_, forse della stessa famiglia, morto nel 1787, era Napoletano e maestro di cappella a Brunswick, e quindi a Cassel sino nel 1780. In Berlino egli fece imprimere, sei duetti ed altrettanti quartetti per violino. Nel 1785 fu eseguito un suo _Requiem_ per i funerali del Langravio, che ebbe gran successo.

FIORONI (Giov. Andrea). Milanese, allievo del cel. Leo, e maestro della cattedrale di Milano e di quella di Como verso il 1750. Quest'eccellente armonista si è fatto ammirare per alcune composizioni a 8 voci, in cui la scienza niente nuoce all'effetto. Tra' suoi allievi si contano Quaglia, Zucchinetti, l'ab. Piantanida e Bonesi tuttora viventi, e virtuosi di gran merito.

FISCHER, molti di questa famiglia sono riusciti in Allemagna valentuomini nella musica, noi ne sceglieremo soltanto _Crist. Federico Fischer_ di Lubecca, ove dopo aver terminate le lettere umane, studiò la composizione sotto il famoso Schieferdecker. Nell'università di Rostock fece quindi un corso compito di leggi, e vi compose una solenne musica; nell'Università di Halle continuò i suoi studj, ed entrò come cantante a Ploen nel 1729. Quivi egli scrisse un libro di musica semplice, con una prefazione e con idee diverse dell'ordinario sulla composizione. _Giov. Pietro Fischer_ era nel 1762, compositore della cattedrale di Utrecht, e pubblicò ivi in olandese idioma alcune opere, _Sul basso continuo_, e _Sul trasporto_. In Amsterdam un concerto per cembalo. _Zaccaria Fischer_, costruttore di violini alla corte del Vescovo di Wurzbourg, nel 1786 fece annunziare che nella costruzione de' suoi stromenti egli impiegava una nuova invenzione, per cui mezzo essi uguagliavano in bontà i celebri violini di Stradivario e di Steiner. I suoi sono oggidì in gran pregio.

FLACCOMIO (Giov. Pietro), di nobil famiglia nato in Milazzo nella Sicilia fece i suoi studj con successo e fecesi prete, riuscì particolarmente nella musica, e giunse ad esser maestro della Real cappella di Filippo III, in Madrid. Passò quindi in Torino; e per la scienza nella musica e le ottime sue qualità divenne Maestro ed Elemosiniere del duca di Savoja che molto lo apprezzava: finì colà di vivere nel 1617. Le sue composizioni di musica per Chiesa furono stampate in Venezia nel 1611, in 4º (_Mongit. Bibl. Sic. t. 1_).

FLETSCHER (Feder.), uno dei primi virtuosi sul piano-forte della scuola di Bach, del quale istrumento diè lezioni a tutte le principesse di Brunswick, che fanno molto onore a' suoi talenti. Egli era ancora vivente nel 1790. Vi sono di lui impresse: _Odi_, 2 vol. delle quali si è fatta insino la terza edizione nel 1776; _Cantate per divertimenti_, Brunswick 1768; _Raccolta di minuetti e polacche per il piano_, 1768, ec. Reichard parla di costui con grandi elogj nel 2º vol. delle sue Lettere, p. 51.

FLOQUET (Stef. Gius.), nato in Provenza nel 1750, sin da' più teneri anni balbettando diceva: _Io voglio esser maestro di musica_. In età di sei anni cominciò a studiarla, e nel 1769, si rese a Parigi, dove scrisse l'_Union de l'Amour et des Arts_, dramma in musica, che ebbe favorevolissimo incontro. L'anno d'appresso, egli compose _Azolan_, che non ebbe la stessa fortuna, e dopo alcune rappresentazioni levossi dalle scene. Floquet, lontano dal scoraggirsi, fè delle serie riflessioni sopra 'l suo talento, e prese il partito di andare ad iscriversi, come allievo, nel primo dei conservatorj d'Italia. Giunto in Napoli, vi studiò sotto la direzione di Sala: prese quindi lezioni dal P. Martini; e questi due celebri maestri recaronsi a gloria di contare Floquet tra' loro allievi. Sotto a' loro occhi compose egli, e fè eseguire un _Te Deum_ a due orchestre, cui i Napoletani applaudirono con trasporto. Di ritorno in Francia, fermossi a Bologna, fu ammesso all'Accademia de' Filarmonici: a ciascuno che vi aspira, si accordano tre sere per far le sue prove. Floquet fecele in una sola, e compose in due ore e mezza un _canto fermo_, una fuga a cinque, e 'l versetto _Crucifixus_. Alcun tempo appresso del suo ritorno in Parigi, dopo aver riportati dei gran successi per due suoi drammi in musica, ebbe la pretensione di mettere in note l'_Alceste_: il capo d'opera di Gluck avrebbe dovuto frastornarlo da simile impresa. Terminata la sua musica, se ne fece la prova, e questa fu per l'_Alceste di Floquet_ un decreto di proscrizione. Il disgusto, che ne risentì, fecelo cadere in un languore, che lo recò a morte da lì a pochi mesi li dì 10 maggio del 1785.

FOGGIA (Fran.), romano, scolare di Paolo Agostini fiorì sul finire del sec. 17º. Fu per più anni al servigio della corte di Baviera e dell'arciduca Leopoldo quindi imperatore: di ritorno in Roma divenne maestro di cappella di S. Giovanni di Laterano, e di molte altre chiese; Antimo Liberati lo chiama il padre della musica e della vera armonia ecclesiastica. Egli dice che nella sue composizioni vedesi brillare insieme una maniera grande, scientifica, corretta, semplice e piacevole. Foggia sorpassò gli ottanta anni. Kircher lo loda nella sua _Musurgia_, e 'l P. Martini nel saggio di contrap., T. II, p. 47, dà l'analisi di due ammirabili mottetti, tratti dalla sua 8.ª opera.

FOGLIANI (Ludovico), professore teorico di musica in Ferrara poco dopo 1500, molto contribuì a rischiarare questa scienza; egli pubblicò in Venezia nel 1529, _Musica theorica, docte simil ac dilucide pertractata, in quâ quamplures de harmonicis intervallis non prius tentatæ continentur speculationes_, in fol. Quest'opera è divisa in tre parti: nella prima tratta l'A. delle proporzioni musicali; nella seconda delle consonanze; nella terza della divisione del monocordo. Rousseau prese da Fogliani la formola della scala diatonica di Tolomeo senza nè pur nominarlo.

FORKEL (Giov. Nicola), dottore in Filosofia, e direttore di musica dell'università di Gottinga, nacque presso Coburgo nel 1749. Pochi vi ha che abbian com'egli delle conoscenze sì estese e sì profonde in musica: fu da prima organista dell'università, e seppe trar profitto da' tesori contenuti in quella biblioteca, finchè egli stesso ne ebbe raccolta una assai numerosa e assai ben scelta d'autori di musica sì didattici, come pratici in ogni genere. Perchè fosse del tutto compiuta, formò ancora una collezione di più centinaja di ritratti de' musici celebri, e degli autori di musica. Sino dal 1790, egli aveva date al pubblico le seguenti opere in tedesco: 1. _Sulla teoria della musica, in quanto essa è utile o necessaria agli amatori della medesima_, Gottinga, 1774, in 4º; 2. _Biblioteca musico-critica_, 3 vol. in 8º, Gotha 1778; 3. _Sulla migliore organizzazione de' concerti pubblici_, Gottinga, 1779 in 4º; 4. _Definizione d'alcune idee di musica_, ivi 1780, in 4º; 5. _Almanacco di musica per l'anno 1782, e continuazione del medesimo_ per il 1783, sino al 1789; 6. _Storia generale della musica_, il di cui primo volume uscì nel 1788, in 4º a Lipsia; contiene la storia della musica presso le antiche nazioni. Dessa è la migliore e la più compita di tutte quelle, che sono state sinora scritte in tutta l'Europa; il secondo volume è stato pubblicato sul principio dell'anno 1802; 7. _Traduzione in tedesco della storia del teatro italiano di Stef. Arteaga_, 2 vol. in 8º, Lipsia 1788; 8. _Molte critiche nel Giorn. letterario di Gottinga_; 9. finalmente, _Letteratura generale della musica ossia Istruzione per conoscere i libri di musica, che si sono scritti da' più rimoti tempi sino a' nostri giorni, nella Grecia, in Roma, in Italia, nella Spagna, in Portogallo, in Olanda, in Inghilterra, nella Francia e in Alemagna, ridotta in un ordine sistematico, ed accompagnata di note e discussioni critiche_: opera eccellente, la migliore che sia comparsa sino a questo dì sopra questa materia. Alla qualità di dotto conoscitore e di autore profondo in musica, Forkel riunisce in oltre quella di eccellente virtuoso nel piano-forte, sulla maniera di Bach, e di compositore dotto e di gusto. _Hiskia_, e _i Pastori alla grotta di Bethleem_, Oratorj, sono pregiatissimi. _Il potere dell'armonia_, è una sua cantata con doppj cori, oltre a più musica stromentale impressa a Gottinga.