Part 11
ECKARD (Giov. Goffredo) venne molto giovine in Parigi per istudiarvi e professar la pittura. Come il pennello gli dava poco da vivere, gli si consigliò di professare la musica, che studiato aveva sotto a' più gran maestri dell'Allemagna sua patria. Era egli assai abile sul clavicembalo; ma ben comprese che per giungere al primo grado, gli era d'uopo di un'ostinato travaglio. Per il corso di due anni, dipinse il giorno per sussistere, e consacrò le notti allo studio della musica: a un tal prezzo deve egli la riputazione d'uno de' più valenti cembalisti dell'Europa, pubblicò più opere, e cessò di vivere nel 1809, in età di 75 anni.
ECKELT (Giov. Valentino) fu allievo nella scuola di Gotha e vi apprese la musica che coltivò quindi ad Erfurt. Avendo acquistate bastanti cognizioni in quest'arte per occupar qualche posto, intraprese de' viaggi per farsi conoscere, ed ottenne l'organo di Werningerode, e nel 1703 quello della Trinità a Sondershausen, posto che occupò con gran successo sino alla sua morte, nel 1732. Benchè vi siano di lui molte ottime composizioni, egli cercò tuttavia a rendersi principalmente utile come didattico, e lasciò le seguenti opere: 1. _Experimenta musicae geometrica_, 1715; 2. _Instruzione per formare una fuga_, 1722; 3. _Compendio di ciò ch'è necessario sapere per un musico_. La sua biblioteca musicale, che dirsi poteva allora compiuta, conteneva tutte le opere pubblicate sino all'epoca della sua morte. Le note da lui aggiunte a ciascun volume erano una prova della di lui scienza.
EDELMANN (Giov. Federico), nato a Strasburgo nel 1749, valente sonator di piano-forte, di cui vi ha 14 opere di concerti, e sonate dal 1770 sino al 1790, impresse a Parigi, a Manheim e ad Offenbach, ed alcune opere per teatro come l'_Arianna a Naxos_ etc. Dopo di avere rappresentato nella fatale rivoluzione il personaggio di un furioso demagogo, Edelmann perì egli stesso nel 1794, con suo fratello sopra un palco, dove aveva sacrificato molte vittime, e con ispezialità il barone di Dietrich suo benefattore.
ELENA, ateniese, anteriore di età ad Omero, si rese assai celebre nel canto per la novità e per la grandezza delle sue musicali composizioni; di essa fa menzione Tolomeo Efestione nel lib. 4º delle sue Storie presso Fozio (_V. Requeno t. 1. p. 58_).
ELIANO, della scuola dei Platonici, scrisse dei _Comenti_ sul Timeo di Platone, dove tratta della meccanica del suono, e senza ricorrere alla mattematica ne spiega i fenomeni per mezzo della fisica. Da alcuni lunghi passaggi di Eliano rapportati da Proclo (_ad Timæ_), e da Porfirio (_in Harmon. Ptol._) intorno a questo argomento, si rileva la scarsezza de' lumi degli antichi in questa scienza. S'ignora il tempo in cui visse Eliano (_V. Fabric. Bibl. Gr. t. 3_).
ELLIOT (John) diè al pubblico in Londra nel 1769, _Philosophical Observations on the senses_, etc. cioè: _Osservazioni filosofiche intorno ai sentimenti della vista e dell'udito, e un Trattato sopra i suoni armonici_. La quarta sezione si riferisce alla maniera con cui ci formiamo un'idea de' suoni. Confessa ingenuamente l'autore che rispetto a ciò non può dir cosa alcuna positiva: desidera solo di risvegliare la curiosità dei filosofi, e di farla applicare a questo interessante oggetto: tuttavolta non ne dà nel suo trattato che un superficialissimo saggio.
EMPEDOCLE di Agrigento in Sicilia, città assai celebre negli antichi tempi per la coltura delle scienze, e per la sua grandezza, sortì dalla scuola dei pittagorici con quella superiorità di genio, che non abbracciando alla cieca la dottrina de' maestri, sa conoscerne il debole, e divenir egli stesso capo di partito. Egli illustrò la patria colle sue leggi, e la filosofia co' suoi scritti, tra' quali distinguevasi particolarmente il suo _Poema_, tanto celebrato da Lucrezio, e nel quale spiegava con l'armonia i principali fenomeni della natura. Egli coltivò in fatti la musica, applicandovi il calcolo all'usanza dei pittagorici, e ne diè lezioni ad alcuni bravi giovani capaci di fargli onore, dei quali il più illustre fu Archita di Taranto maestro di Platone. Non men che nella teoria fu egli eccellente nella pratica, suonava la lira, e con questa accompagnava i suoi versi, le di cui bellezze, al dir di Laerzio, non avrebbe avuto a schivo lo stesso Omero. I Greci raccontano delle maraviglie operate da questo filosofo per mezzo della musica (_V. Porphir. et Jambl._): egli fioriva cinque secoli prima di G. C. Intorno a lui possono consultarsi fra i moderni letterati oltre il _Barthelemy_, e _le Recherches sur la vie d'Empedocle, par M. Bonamy_ nel t. 10 dell'Accad. delle Iscriz., F. G. Strurz _de vitâ et philosophiâ Empedoclis Agrig. ejusque carminum reliquiæ_, Lipsiæ 1805, 2 vol. in 8º, ed il nostro dotto ab. Scinà professore di fisica sperimentale nella R. Università, nelle sue _Memorie sulla vita e filosofia d'Empedocle_, tom. 2 in Palermo 1813.
ENGEL (Gian-Giacomo), nato a Parchim, nel 1786, direttore del teatro nazionale di Berlino, e dopo il 1790 del Concerto degli Amatori. Ha pubblicati più scritti interessanti sulla musica e l'arte mimica, tra i quali quello sulla _Pittura in musica_, diretto a Reichardt, ch'è stato tradotto in francese da Arrigo Jansen, in Berlino, 1780 in 8º. Engel volse in tedesco le _Lettere di Eulero_ sulla musica ad una Principessa Alemanna.
ENGRAMELLE (P. Gius.) agostiniano, pubblicò in Parigi nel 1775, la _Tonotechnia, ou l'art de noter les cylindres_, in 8º. Quest'opera nuova nel suo genere, è la prima che sia stata scritta sopra queste materie, i fabbricanti avendo fatto sempre un mistero dell'arte loro. Il P. Engramelle, nell'assemblea delle Belle-Arti 21 aprile 1779, ha mostrato un instromento di sua invenzione, il quale dà, secondo lui, la divisione geometrica de' suoni per la più perfetta maniera di accordare gl'instromenti. Comechè si possa mettere in dubbio la verità de' principj ch'egli avanza, non dee lodarsi meno frattanto il suo amore per le arti.
EPICARMO, uomo di spirito come la più parte de' siciliani, al dir di Cicerone (_De clar. orat. c. 12_), e filosofo, se non fu l'inventore della commedia, fu certo il primo a dar della regolarità a questo genere di poesia, come espressamente lo dice Aristotele (_Poet. c. 3_). Alla commedia puramente recitabile vi aggiunse egli i cori, che di tempo in tempo divertivano col canto e con la musica. La sua prima commedia sulla trasmigrazione delle anime rappresentossi nel teatro di Siracusa all'Olimp. 77; l'autore vi riscosse sommi applausi, ma si tirò addosso la nimicizia degli altri filosofi per avere divulgato il segreto dei loro dogmi sulle scene, e quindi fu bandito dal re Gerone. Gli Ateniesi accolsero l'autore e i suoi drammi con trasporti, come se di fresco riportato avessero una vittoria. Platone lo riguardò come il più perfetto scrittore in questo genere, e Plauto, al dir di Orazio (_art. poet._) se lo propose per modello. Epicarmo fiorì cinque secoli innanzi G. C.
EPICURO, uno de' più gran filosofi del suo secolo, e forse ancora dell'antichità, fiorì nell'Attica quattro secoli prima di G. C., e stabilì la sua scuola in un giardino, dove tranquillamente filosofava co' suoi amici e discepoli, che a se attaccava con graziose maniere, e con una dolcezza non disgiunta dalla decenza e dalla gravità. Fra i piaceri, ch'egli ammetteva nella vita sociale, come non pregiudizievoli alla filosofia, non esclude la musica, e trattò ancora di quest'arte, secondo Laerzio, in un libro, che oggidì più non esiste. Il dotto Requeno è di parere, che costando troppa fatica l'impararla, i suoi seguaci non si trattennero in coltivarla: “e non si trova, ch'io sappia, egli dice, un epicureo antico celebre in quest'arte.” Ma io piuttosto sarei di avviso, che siccome si ebbe impegno dagli altri filosofi di discreditar questa setta, e di porre in odio i loro scritti, così non sono essi giunti sino a noi, ed assai poco sappiamo della loro storia. Le stesse opere di Epicuro, che al riferir di Laerzio, sorpassavano i 300 volumi, si sono smarrite. Il di lui _Trattato sulla Natura delle cose_, che servì di base al Poema di Lucrezio, e di cui non si sapeva quasi più l'esistenza che per alquante citazioni di antichi scrittori, sappiamo essersi ultimamente scoverto tra le rovine dell'Ercolano, e che l'inglese _Haiter_, spedito in Napoli per isvolgere gli antichi volumi sepolti sotto gli avanzi di quella città, ci fa sperare che ne pubblicherà quattro libri. Epicuro morì di calcolo in età di 70 anni, nel 271 innanzi G. C.
ERACLIDE del Ponto, nativo di Eraclea, venne a stabilirsi in Atene, dove fu discepolo di Speusippo, quindi de' Pitagorici, poi di Platone e finalmente di Aristotele. Tra le opere di costui si trovano alcuni libri su la Musica: Ateneo (_libr. 10. Diun._) ne cita il terzo: ma Diogene Laerzio facendo un catalogo de' suoi scritti, non rammenta che due libri di lui della musica: ben egli è vero, che nell'articolo precedente egli dice: _Trattati di Musica di Eraclide, a proposito di quel che di quest'arte si trova presso Euripide e Sofocle, in 3 libri_: il che giunto a due libri ne farebbero cinque, ma forse vi ha errore nel testo. Che che ne sia, Porfirio (_lib. 1, ca. 3, Com. in Harmon. Ptol._) cita un passaggio _intorno alla musica coltivata da Pitagora_, il quale è estratto, secondo egli stesso lo dice, da Eraclide del Ponto nella sua _Introduzione alla Musica_. Egli fioriva quattro secoli prima di G. C. (_Plutarc. de Mus._).
ERASTOCLE, greco filosofo, fu il primo secondo Aristosseno, che trattasse in Grecia del _diapason_ e delle sue figure o sieno modi, del sistema perfetto, del numero e delle differenze degl'intervalli, che lo formavano: benchè di ciò scrivesse Erastocle da musico pratico senza dimostrazioni. Lo stesso Aristosseno però fa di costui una severa critica, attaccandolo di aver fallato fino nelle cose, che si giudicano col solo senso dell'orecchio (_Aristox. l. 1, Req. t. 1, c. 4_).
ERATOSTENE, celebre matematico e bibliotecario di Alessandria, morto 194 anni prima di G. C., coltivò con successo la poesia, la critica, la filosofia, le matematiche, e la musica, per cui gli fu dato il nome di secondo Platone. Trovando egli in discredito il sistema armonico de' pitagorici, con l'autorità di primo bibliotecario della celebre libreria di quella dotta capitale, e colla celebrità acquistatasi nel calcolo, si credè in grado di poter ripigliare i computi numerici, e riformare le serie armoniche di Archita, di Filolao e di quanti l'avevano preceduto nello studio della musica. Le sue invenzioni ebbero gran plauso fra' suoi scolari. Tolomeo lo ha in conto d'uno de' principali musici di Alessandria. Pappo parla di lui con gran lode. Presso il dotto Requeno trovansi i numeri della scala diatonica di Eratostene, benchè con ragione egli creda che la musica abbandonata in balía de' mattematici ne abbia recato men vantaggio e più discapito (_Tom. 1. p. 231_). Quel poco che ci resta delle opere di Eratostene è stato ristampato secondo l'edizione di Oxford del 1672, con dotte note da Conr. Schaubach a Gottinga in 8º, 1795.
ESCHENBURG (Giov. Gioacchino), professore di belle lettere a Brunswick e consigliere della corte, nato in Amburgo nel 1743, ha reso molti servigj alla musica nell'Alemagna per i concerti che stabilì verso il 1770, e per le opere o traduzioni tedesche di più libri stranieri. Non ne citeremo che le seguenti: 1. _Considerazioni sulla poesia e sulla musica, tradotte dall'inglese del d.r Brown, con note ed accresciute di due appendici_, Lipsia, 1769, in 8vo — 2. _Riflessioni sull'affinità della poesia e della musica, di Webb_, tradotto dall'Inglese, Lipsia 1771, in 8vo — 3. _Dissertazione sull'antica musica di Burney_, tradotto dall'inglese con alcune note, Lipsia 1781 in 4º. Questa dissertazione precede la storia generale di Burney. Eschenburg aveva promesso di dare eziandio una traduzione di questa storia, ma non ha sinora messo ad effetto la sua parola. — 4. _Lettera sulla pompa funebre di Jommelli, tradotta dall'italiano_. Essa è nel Museo allemanno, t. 1, p. 464. — 5. _Dissertazione intorno a Cecilia_, nel Magaz. di Hannover del 1786, n. 96 — 6. _Notizia sulla vita di Hendel e sulla funebre pompa che si è eseguita in suo onore a Londra ne' mesi di maggio e giugno_ 1785, _tradotto dall'inglese di Burney_, Berlino 1785, con fig. in 4º. Abbiamo di lui inoltre alcune _dissertazioni_ a parte _sulla musica_, e molte discussioni nei giornali e gazzette di Germania. Egli è ancora autore di alcune buone traduzioni tedesche di drammi in musica italiani, come _Roberto e Callisto_ musica di Guglielmi, i _Pellegrini al Calvario_ di Hasse, ec.
ESCHERNY (il conte di), nel 1809 pubblicò un libretto col titolo di _Fragmens sur la Musique_, dove avanza molti strani paradossi e più svarioni. Egli pretende che la lingua francese sia la più bella e la più perfetta delle lingue moderne, e che in se stessa racchiuda i germi di una melodiosa musica. Parla poi con trasporto della voce degli eunuchi: _voce per eccellenza_, egli dice, _che più non si sente se non ne' cieli, se si abolisce sulla terra!_ e giunge sino a maledir Ganganelli, per aver vietate queste mutilazioni, ed accusa di balordaggine coloro che han trovato lodevole il divieto del Papa, e poco sta a non iscomunicarlo per aver impedita la crudele specolazione d'una trista madre, che voleva in questa maniera _fare la sua fortuna e quella del suo ragazzo_. A tanto arriva la filantropia del conte di Escherny!
ESCHTRUTH (Giov. Adolfo barone di), membro di più accademie e società in Francia, in Italia, e in Allemagna, nato ad Amburgo nel 1756, studiò la composizione sotto Hupfeld, maestro di concerto in Marburgo, e quindi sotto Vierling allievo di Kirnberger, che lo familiarizzò mano a mano co' principj di Bach, al segno di voler egli passare soltanto per costui discepolo. Oltre i pezzi critici ch'egli ha pubblicati nei giornali letterarj di Erfurt ed altri, vi ha di lui: Iº _Biblioteca di musica_, primo num. Marburgo 1784; secondo numero 1785, terzo numero 1789; IIº. _Istruzione per scrivere la musica, di Gian-Giac. Rousseau, traduzione dal francese con molte sue addizioni_, 1786; IIIº. _Principj della musica trascendente, ove si tratta principalmente della letteratura e dell'espressione della musica_, 1789, in 4º; _Biografia di Carlo-Emm. Bach_, 1789. Per la musica pratica, oltre a molte sue opere, sono da rimarcarsi: 1º. _Settanta canzonette del prof. Miller d'Ulm, poste in musica, con una prefazione molto interessante sulla composizione_, Cassel 1788; 2º. _Dodici marcie, con la teoria, la storia e la letteratura di questo genere di musica ec_. Pregevoli sono i suoi scritti per l'imparzialità, per l'erudizione e lo stile, e commendatissime le sue composizioni musicali.
ESTÈVE (Pietro), membro della soc. reale di Montpellier, in un'opera pubblicata nel 1751, sotto il titolo di _Nouvelle découverte du principe de l'harmonie_, attacca con ragione la pretesa dimostrazione del _Principio di Rameau_, che non è effettivamente se non un sistema, ma vi sostiene alcuni suoi principj, che non possono facilmente adottarsi. M. Estève pubblicò ancora _l'Esprit des beaux-arts_, 1753 in 12º.
ETTMULLERO (Michele Ernesto), dottore professore di medicina in Lipsia, nato colà nel 1673. Dopo di avere ottenuti molti onorevoli posti nella sua patria, egli vi morì nel 1732. Delle sue opere non faremo menzione che di quella, che ha per titolo: _De effectibus musicæ in hominem_, Lipsiæ 1714 in 4º (_V. Lichtent. p. 45_).
EUCLIDE, matematico di Alessandria, dove professò la Geometria sotto Tolomeo figlio di Lago circa tre secoli prima dell'era cristiana, fu di qualche tempo anteriore ad Eratostene e ad Archimede. Dalla sua scuola sortirono molti valentuomini. Tra le sue opere trovansi _due libri di Musica_, che comunemente gli si attribuiscono, benchè per più ragioni glieli contrastino i critici. Il primo di questi libri è intitolato: _Introduzione Armonica_, e l'altro _Divisione del Canone Musico_. L'inglese Gregory nella superba edizione, che diè delle opere di Euclide in Oxford in fol. rapporta questi _due libri_ secondo l'edizione che tra i suoi _Greci Armonici_ ne aveva dato il Meibomio, con correggervi solo alcuni luoghi, specialmente nella versione, in cui, egli dice, avervi trovate diverse maniere di parlare, che più sentivano della moderna musica, anzichè di quella del tempo di Euclide, e prova non aver essi costui per autore, perchè gli antichi non glie l'hanno attribuito. Infatti alcuni di loro ne credettero autore Cleonide, ed altri Pappo d'Alessandria. Ma l'accurato _Requeno_ dopo di aver bene esaminati ambidue questi libri, conchiude che l'_Introduzione armonica non è che l'opera d'un infelice sciolo, il quale ne' tempi posteriori lo spacciò per libro del celebre geometra Euclide_ (_Saggi T. 1, p. 230_) e che il compilatore del _Canone Musico_ o è un altro impostore, ovvero lo stesso, il quale per ignoranza è in contraddizione coi principj del primo, e copia così alla rinfusa _senza capirne un jota_. Veggassene la dotta confutazione ch'egli ne ha fatta nel secondo tomo, alla p. 207 e seg. Vi ha una traduzione dalla musica di Euclide pubblicata in 12º, da M. Forcadel professore di mattematica in Parigi.
EUFRANORE pittagorico, secondo l'uso di questa scuola esercitò la musica, dice Ateneo (_lib. 4, et 14_), e scrisse in oltre un trattato _sull'armonia de' flauti_, ed un altro storico _dei più celebri suonatori di tibia_. Di lui fanno anche menzione Aristosseno, Trifone, e Jamblico (_in Nicom. arithm._).
EULERO (Leonardo), cel. mattematico nato a Basilea nel 1707, passò 25 anni a Berlino, e fu membro di quell'illustre Accademia. Chiamato a Pietroburgo, una violenta malattia lo lasciò cieco; ma la forza singolare della sua intelligenza servì di supplemento a' suoi occhi, e non cessò di fatigare sino alla morte che avvenne li dì sette settembre del 1783. Abbiamo di lui più opere sulla musica: _Dissertation sur la nature et la propagation du son_, Basil. 1727, in 4º, e molte altre _Dissertaz._ sull'Acustica, che si trovano nelle memorie delle Accademie delle scienze di Berlino e di Pietroburgo. Ed inoltre: _Lettres sur la musique à une Dame allemande_; e _Tentamen novæ theoriæ musicæ ex certissimis harmoniæ principiis dilucide expositæ_, Petropoli 1738, in 4º. “Niun filosofo, dice a ragion l'Eximeno, nel trattar della musica s'è lasciato così trasportare dalle illusioni matematiche, come il Sig. Eulero nel libro intitolato _Tentamen_ ec.” Egli ne rileva gli errori di teoria, e di pratica “e questa teorica ci fa comprendere (_conchiude il dotto spagnuolo_) che non è la Matematica, come volgarmente si crede, un deposito di verità infallibili. Il trattato di musica d'_Eulero_ va fondato nel calcolo più esatto; ed è pieno di quelle formole matematiche, che si rispettano come sorgenti d'infinite verità; eppure tutto è una pura fallacia.... Sopra tutto falla la Matematica, qualor vien applicata ad oggetti che si suppongono per puro vizio della fantasia, come è stata finora attribuita a' suoni l'estensione delle corde, e come si suppone dall'_Eulero_ stesa e divisibile in gradi la soavità..., in somma l'immagine dell'estensione, di cui la fantasia si serve per rappresentarci ogni cosa, è sorgente d'infiniti errori nella matematica, nella Fisica, e nella Metafisica.” (_Orig. ec. P. 11, c. 3_). Quindi non fia meraviglia, se, come scrive il _Sacchi_, _il Sistema di questo gran Matematico in musica non è da alcuno abbracciato_. L'autore del _Dictionaire Historique des Musiciens_ per l'articolo dell'Eulero ci rimette al Supplemento del secondo tomo, ma quivi s'appiglia al partito di non parlarne affatto.