Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 2 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne

Part 10

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DITTERSDORFF (Carlo), compositore stimatissimo dell'Allemagna, di cui il vero nome di famiglia è _Ditters_. L'Imperatore Giuseppe II, per ricompensare i suoi gran talenti, gli accordò nel 1770 lettere di nobilitazione, gli diè il nome che porta oggidì, e lo dichiarò signore delle foreste nella Silesia austriaca. Egli è eccellente nella musica strumentale, che per lo più è impressa. Nel 1785, stamparonsi in Vienna le sue _Metamorfosi d'Ovidio_, ossia 15 sinfonie contenenti ciò ch'egli ha sentito alla lettura di questi poemi: elleno incontrarono la soddisfazion generale. Si ha di lui l'_Ester_, oratorio che diessi per due volte nel 1785 in beneficio delle vedove de' musici, e fu accolto ciascuna volta con grandi applausi. Per il medesimo oggetto diè egli l'oratorio _Giobbe_ nel 1786. L'opera buffa il _Medico e lo Speziale_ nel teatro di Vienna ebbe tal favore in quello stesso anno, che ad una sua rappresentazione assistendo Giuseppe II, non isdegnò di mostrare co' suoi applausi e battimenti di mano al momento che Dittersdorff entrava nell'orchestra, tutto il piacere che ne provava. _L'Artifizio per superstizione_, _l'Amore agl'incurabili_, e il _Democrito corretto_, altre di lui opere in musica, comparvero in Vienna dopo il 1788.

DIVISS (Procopio), nato in Boemia, è l'inventore di uno stromento di musica a cui diè il nome di _Denis d'or_. Si assicura ch'egli dà i suoni di quasi tutti gl'instromenti a fiato e da corda, e ch'è suscettibile di 130 variazioni. Si suona come l'organo, colle mani e co' piedi. Il Vescovo di Bruck Giorgio Lambeck, ne possedeva uno nel 1790, e manteneva un musico per sonarlo. Diviss morì pastore a Prenditz nella Moravia nel 1765. Si pretende in Alemagna, ch'egli avesse inventato il parafulmine lungo tempo prima di Franklin.

DODART (Dionigio), medico del re, e dell'Accademia delle scienze morto nell'anno 1707. Si ha di lui: _Mémoire sur la voix de l'homme et ses différens tons, avec deux supplemens_ (_V. Mem. de l'Ac. 1700_). L'autore vi fa delle ricerche su la maniera, con cui la voce forma i suoni musicali, ma non tutte sono da approvarsi secondo le osservazioni e li sperimenti che ne ha fatto il dotto _Eximeno_ (_nel lib. 2, c. 5, p. 149_).

DOERNER (Giov. Giorgio), organista a Bitterfeld, fece imprimere nel 1743, _Épître au docteur Mitzler sur l'origine du son, et des tons principaux_.

DONI (Ant. Franc.) pubblicò in Venezia nel 1544, _Dialoghi della musica_ che il dottor Burney mette tra i libri rari, per non averne venduto che un solo esemplare nella famosa libreria del P. Martini, e di cui ne ha egli una gran parte trascritto.

DONI (Giov. Batt.), patrizio fiorentino, professore di eloquenza e membro delle Accademie di Firenze e della Crusca, scrittore elegante insieme e profondo teorico, morto quivi nel 1647 d'anni 53. Ecco i titoli delle opere da lui pubblicate: _Compendio del trattato dei generi e modi della musica_, Roma 1636, in 4º. _De præstantia musicæ veteris_ 1647, in 4º. _Trattato sopra il genere enarmonico. Cinque discorsi sopra gl'istrumenti di tasti ec. Dissertatio de musica sacra vel ecclesiastica, recit Romæ_ an. 1640. _Della musica scenica e teatrale._ Tutte coteste opere e molte altre di Doni sono state raccolte e stampate in Firenze in 2 vol. in fol. nel 1763, alla quale edizione ebbero parte più cel. letterati come: _Gori_, _Passeri_, ed il P. _Martini_ ne compilò il copiosissimo indice, sotto il seguente titolo: _Io: Bapt. Doni Florent. opera, pleraque nondum edita, ad veterem musicam illustrandam pertinentia, ex autographis collegit et in lucem proferri curavit Franc. Gorius, absoluta vero op. et stud. J. B. Passerii._ Tuttavia molte opere di Doni rimangono ancora inedite, non meno delle sopraddette pregevoli, di _Lettere_, di _Dissertazioni_, di _Ragionamenti_ ec. di cui ne ha dato il catalogo nella di lui vita il Sig. Canon. _Bandini_, bibliotecario della Lorenziana di Firenze (_V. Histoir. de la Litter. d'Ital. par A. Landi, t. 5, p. 163_). Doni nella sua opera intitolata _Lyra Barberina_ (in memoria d'Urbano VIII, che l'onorò di sua amicizia,) o _Amphichordum_ dà la descrizione, e spiega l'uso di questo istrumento di sua invenzione. Ma ecco dove egli è men riuscito: pretese egli trovare l'antica lira de' greci. “Raccoglie perciò i monumenti appartenenti a questo stromento, si fa delle difficoltà, tenta di scioglierle, e sorte del gran mare delle sue ricerche con presentar all'Europa per termine delle sue fatiche una chitarra pregna di molti chitarrini, confessando egli stesso, non essere questo stromento degli antichi, ma parto solamente della sua immaginazione. Egli è tanto complicato, che niuno l'ha curato, nè fabbricato dopo la sua morte.” Questo si è il giudizio che ne dà l'accurato Requeno (_Tom. 2. p. 415_). Doni frattanto, per le altre sue fatiche sulla musica, meritamente ha riportati gli elogj di Rhenesio, di Gassendi, di apostolo Zeno, del dotto Burney e del Martini.

DORAT (Claudio Gius.), nato a Parigi nel 1734 ed ivi morto nel 1780. Egli divise quasi con Voltaire la pubblica attenzione (_V. Biblioth. d'homme de goût, t. 1, Paris 1808_); il suo _Poema sopra la declamazione teatrale_ in tre canti, pubblicato nel 1767, in 8º, stabilì la sua riputazione. Nell'ultimo Canto egli tratta dei _Drammi in musica_, e vien riguardato come il migliore.

DOURLEN (Vittore), allievo di Gossec, ottenne nel 1806 il gran premio di compositore proposto dall'Istituto nazionale; ed in questa qualità andò in Roma alla scuola delle Belle Arti. M. Lebreton secretario della classe delle bell'arti dell'Istituto, nel suo rapporto letto il dì 1 ott. del 1808, parla con elogio di un _Dies iræ_ che _Dourlens_ fece eseguire in Roma. “Questo canto di desolazione e di terrore, egli dice, è ben concepito, ben condotto, ben scritto. Veri ne sono i motivi, variati e non escon mai da quel tuono solenne e malinconico, di cui la tristezza ne forma il pregio. In questo bel pezzo di musica religiosa la parte vocale vien trattata con una nobile semplicità.” Di ritorno dall'Italia egli ha composto pel teatro _Filoclete_, _Linneo_, e la _Dupe de son art_.

DOUWS, Mansionario in una chiesa nella Frisia, pubblicò a Francker nel 1722, un'opera assai mediocre intitolata: _Traité de la musique et des instrumens de musique_.

DRAGHETTI (il P. Andrea). Ges. professore di metafisica in Brera pubblicò in Milano nel 1771, una _Dissertazione su la musica_, nella quale considerando le consonanze e le dissonanze quasi altrettante grandezze propone la curva musica. A questa oppose il p. Sacchi la dotta opera _Della legge di continuità nella Scala musica_, Milano ec. “Gli esempj, egli vi dice con molta verità, di chi volle trasportare alle Metafisiche cose le matematiche espressioni, e con curve e con formole sviluppare la teoria del commercio, rappresentare l'accrescimento e la decadenza delle scienze, i progressi dello spirito umano ed altre sì fatte cose, in vece d'incoraggire, dovea allontanare l'autore dal proporre la sua _curva musica_. Simili ghiribizzose espressioni dalle quantità trasportate ad altri enti, che non hanno con quelle relazione alcuna fissa, portano a conseguenze false ed inintelligibili. La smania di parlar sempre in tuono matematico ha corrotta la semplicità del linguaggio, ed oscurata non poco la precisione delle idee metafisiche. Non lo ripeteremo mai abbastanza. Le scienze hanno tutte il loro carattere, e si deformano quando vuolsi il carattere di una applicare all'altra ec.” Malgrado queste inconcusse verità e la dotta confutazione del Sacchi, volle sostenere ancora l'arrogante Gesuita il suo svarione, e pubblicò in Milano nel seguente anno _Replica del P. Draghetti_, a cui quegli credette miglior partito di non più rispondere.

DRESLEN (Ernesto), uno de' più pregevoli cantanti dell'Opera italiana in Germania, apprese a Greussen, dove era nato, i primi elementi di musica, visitò quindi l'Università di Hall, di Jena e di Lipsia, dove si formò, restandovi sino al 1656, sul violino e nel canto. Alcun tempo di poi, venne a Bayreuth, ove dopo aver ancora preso alcune lezioni dalla cel. cantatrice Turchotti, entrò nella cappella del Margravio, e nominato poco appresso secretario della camera delle finanze. Egli nel 1773, fece sentirsi in Vienna dinanzi all'Imp. Giuseppe II, ed impegnossi come cantante all'Opera di Cassel, ove morì nel 1779. Egli è anche un buon scrittore su la musica. Abbiamo di lui in tedesco: 1º. _Frammenti d'idee dello spettatore di musica su i progressi della medesima in Allemagna_, Gotha 1764; 2º. _Riflessioni sulla rappresentazione dell'Alceste_, Erfurt 1774; 3º. _Scuola di teatro per gli Alemanni, intorno all'opera seria_, Annover 1777; 4º. _Alcune cantate a parte, e collezioni delle medesime_. Segli attribuisce in oltre la Dissert. sull'opera italiana di Benda, rappresentata a Gotha, che è inserita nel 1º vol. delle _Novelle musicali_ (_V. Neusel Miscell. e Cramer, Magazin, an. II_).

DRYDEN (John), cav. poeta laureato, nato nella contea di Northampton ebbe per maestro a Westminster il Dr. Busby, e fu uno dei primi membri della società R. di Londra. All'avvenimento di Giacomo II al trono, egli abbracciò la Rel. Cattolica, e divenne di lui istoriografo: morì in Londra nel 1701. Acquistossi una fama immortale sì per le opere che ha lasciate, come per le sue poesie. La sua Ode _sublime_ _Al potere dell'Armonia_ per la festa di santa Cecilia, gli dà il diritto di esser citato in quest'opera. Più celebri compositori l'han messo in musica, come Hendel e Gluck. L'Ode di Dryden diè l'idea a Pope di comporne una su lo stesso soggetto, ma i pensieri di Pope non hanno la stessa sublimità. Si ammira il potere della musica sull'anima di Alessandro in tutto il corso di quest'Ode, e si resta intenerito della disavventura di Orfeo in quella di Pope. La prima è scritta con tutto il fuoco del genio, e la seconda dee il suo merito all'armonia imitativa de' versi. L'Ode di Dryden è il capo d'opera della poesia lirica. Essa ha avuto molti traduttori francesi come Dorat, Trochereau, ed Hennet. M. de Valmelete, abile violinista, ne ha fatta un'elegante imitazione, che si trova nelle _Quatre Saisons du Parnasse_ Automne, 1805 (_V. Biblioth. d'un homme de goût, tom. 1_).

DUBOS (l'Ab.), secretario perpetuo dell'Accademia francese, morto in Parigi nel 1742. I suoi viaggi in Italia, in Allemagna, in Inghilterra e in Olanda acquistar gli fecero delle cognizioni profonde nella poesia, nella pittura e nella Musica, e noi gli dobbiamo un'eccellente opera intitolata _Reflexions critiques sur la poesie, sur la peinture et sur la musique_, la di cui seconda edizione è del 1770, in tre vol. in 12º. “Quel che rende pregevole quest'opera, (dice l'autore del secolo di Luigi XIV, Voltaire) egli è, che non vi ha se non pochi errori, e molte riflessioni vere, nuove e profonde. Manca non per tanto d'ordine e principalmente di precisione: ma lo scrittore pensa e fa pensare. Egli non sapeva frattanto la musica, ma aveva molto letto, veduto, inteso, e molto aveva pensato, e niuno ha meglio di lui ragionato intorno a tutte queste materie. L'antica letteratura eragli così nota come la moderna, e sapeva le lingue dotte e straniere, quanto la sua propria.”

DUBUGARRE, maestro del S. Salvadore in Parigi, pubblicò nel 1754 un'opera assai mediocre sotto il titolo: _Méthode plus courte et plus facile pour l'accompagnement du clavecin_, con alcune domande e risposte, perchè lo studente imparandole a memoria, potesse essere esaminato dai parenti stessi nell'assenza del maestro.

DUCERCEAU (Giov. Ant.), gesuita nato a Parigi, e morto a Veret nel 1730. Oltre le opere ch'egli ha lasciate, nelle _Memorie_ di Trevoux vi ha molte di lui _Dissertazioni sull'antica musica_, ch'egli scrisse contro il sentimento di Burette, e che oggidì più non meritano di esser lette.

DUCLOS, nell'antica Enciclopedia a l'artic. _Déclamation_ vi ha di lui la spiegazione fisica delle diverse specie di _voce_. Un altro _Duclos_, meccanico di Parigi, nel 1787 presentò alla Scuola reale, un _ritmometro_ di sua invenzione, in cui si riconobbe una superiorità sopra tutti gli stromenti presentati sino allora in questo genere.

DUMAS (Luigi), nato a Nimes nel 1676. Le matematiche, la filosofia, e le lingue l'occuparono interamente: il suo spirito era assai metodico ed inventore; la sua immaginazione viva e feconda. Egli morì nel 1744. Abbiamo di lui: _L'art de transposer toutes sortes de musique sans être obligé de connoitre ni le tems, ni le mode_, a Paris 1711 in 4º. Molti e tra gli altri Rousseau hanno proposto sì fatti sistemi curiosi ed inutili: “ma siccome nel fondo (_dice questo stesso filosofo_), correggendo gli antichi difetti co' quali si è fatto già un uso, non facevamo tutti che sostituire degli altri, di cui si ha ancora da acquistar l'abito, io credo che il pubblico saggiamente ha fatto di lasciar le cose come sono, e di rimandar noi ed i nostri sistemi nel paese delle vane speculazioni.” (_Dictionn. art. character. de musiq._)

DUMONT (L'Ab.). Se gli dee l'invenzione d'un grande istromento di musica, a cui diè il nome di _Consonante_, e che partecipa del cembalo e dell'arpa. La sua forma è di un gran clavicembalo messo a piombo su d'un piedistallo che ha le corde dalle due parti della sua tavola, le quali si toccano della stessa maniera che nell'arpa. (_V. Encyclop. method. de musiq. p. 315_).

DUNI (Egidio Romualdo), nato nel 1709, a Matera nel regno di Napoli, fu messo all'età di nove anni nel conservatorio della _Pietà_, dove studiò sotto il celebre Durante. Assai giovane fu ricercato in Roma per comporvi un'opera; e trovossi, con suo disgusto, in concorrenza con Pergolese, di cui era grand'ammiratore ed amico. Fu eseguita da prima l'opera di Pergolese, che si ricevette assai male; e pochi giorni appresso, quella di Duni incontrò moltissimo: ma in vece di andar superbo di quell'avventura, egli disse, consolandolo a Pergolese: _O mio amico! o mio maestro, costoro non ti conoscono!_ Una musica naturale, variata e pittoresca, una deliziosa e soave melodia era il distintivo carattere delle composizioni di Duni. Quando se gli voleva opporre ch'egli non faceva fracassi: _Io bramo_, rispondeva, _lunga vita al mio canto_. Marmontel, nel suo poema inedito su la musica, impiega più versi nel far con ragione l'elogio di questo grande artista. Egli morì il dì 11 giugno del 1775 nel 66º anno di sua età.

DUNSTABLE (Giov.), così detto dal luogo della sua nascita presso Bedford in Inghilterra, morto nel 1453 o 1458, che alcuni scrittori Tedeschi, tra' quali Marpurg, hanno confuso fuor di proposito con Dunstano Vescovo di Cantorbery, il quale viveva quattro secoli prima. Quest'autore contribuì ai progressi della musica in Inghilterra, e dell'arte in generale d'una maniera assai considerevole, cosichè alcuni scrittori poco giudiziosi e male instruiti gli hanno attribuito l'invenzione del contrappunto, assurdità dimostrata da tutti i monumenti storici (_V. Encyclop. method. art. contrepoint p. 347_). Quel che vi ha di vero egli è, che gl'Inglesi, a riserba di poche eccezioni, sono stati in ogni tempo i più cattivi musici dell'Europa, e che il solo merito, che essi abbiano nella musica, si è di saperla pagar bene. Il trattato di Dunstable intitolato _De mensurabili musica_, si è perduto, ma ne han fatto menzione alcuni scrittori di quel tempo, o poco posteriori, come Tomm. Morlay, e Gaffurio.

DUNSTANO, vescovo di Cantorbery sulla fine del 10º secolo, era assai perito nella musica di quel tempo, e dicesi di aver inventata un'arpa assai singolare che sonava da se sola, per cui, in que' tempi di profonda ignoranza fu accusato dinanzi al re di magia. Oltracciò diede egli un organo alla badia di Malmesbury, stromento che cominciava allora a divenir comune, e fece di poi lo stesso regalo a molte chiese, o monasteri. Alcuni scrittori Tedeschi lo han confuso con Dunstable, come poco fa si è detto. Dunstano morì nel 988 (_V. Enciclop. method. p. 81_).

DURANTE (Francesco), nato in Fratta vicino a Napoli nel 1693, fu allievo nel conservatorio di S. Onofrio sotto la direzione del celebre Alessandro Scarlatti. Venne in Roma spinto dalla fama di B. Pasquini e di Pittoni: faticò cinque anni sotto questi due gran maestri, ed apprese dal primo l'arte del canto e della melodia, e dall'altro tutte le risorse del contrappunto. Tornò, quindi in Napoli, e diessi alla composizione; ma travagliò quasi unicamente per la chiesa, e nulla scrisse mai pel teatro: nel catalogo delle sue opere non veggonsi in fatti che pochissime cantate e duetti da camera, ed un picciol numero di musica strumentale. Il genere di musica da chiesa e gli studj furono dunque gli oggetti, a' quali diessi principalmente. Per il genio e l'arte che vi diè a divedere, egli pervenne all'acquisto del più sublime grado di gloria, e ad essere riguardato come il più classico di tutti i moderni maestri. Durante è quegli che ha stabilita la recente tonalità; in questa parte egli è ciò che fu il Palestrina nel genere antico, se pure nol sorpassò. Niuno ha saputo meglio di lui l'arte di fissare il tono, di guidare la modulazione e di stabilire un'armonia ben conforme al senso della frase musicale. A tal riguardo merita egli di servir di modello a tutti i compositori per l'avvenire, ed egli è la più sicura guida che possa adottarsi. In quanto al genere di sua composizione, i motivi sono semplici, ed a primo colpo d'occhio sembrano anche mediocri; ma sono realmente così ben concepiti, e maneggiati con tant'arte e genio che sa trarne effetti prodigiosi. Egli sa applicarvi tutte le forme immaginabili, e non mai se non quelle che convengono, di modo che sa sempre interessar l'ascoltante, e gli lascia il desiderio d'intenderlo ancora; lo che tanto più è sorprendente che la sua maniera è severa e seria, ed in generale poco egli sacrifica alle grazie. Al merito di esser divenuto Capo-scuola e modello per le sue composizioni, unì Durante anche quello di essere stato un gran professore. Sino dal 1715, egli era maestro del conservatorio di _S. Onofrio_: era ancora alla testa di quello dei _Poveri di G. C._ quando il cardinale Spinelli, arcivescovo di Napoli, lo distrusse per farne un seminario. Dalla sua scuola sono sortiti i più illustri compositori delle generazioni posteriori. Tali furono Pergolese, Sacchini, Piccini, Terradeglias, Guglielmi, Traetta, Dol, Finaroli, Speranza, che tanto han reso celebre la scuola di Napoli nel 18º secolo. In una parola, tutta l'attuale scuola non è che un'emanazione di quella di Durante. Egli era un uomo flemmatico, sofferente, imperturbabile, e superiore a tutte le traversie: ebbe tre mogli, la prima delle quali fu una vera _Santippe_, che col suo imperioso carattere, co' suoi capricci, e soprattutto colle sue dissipazioni per giocare al lotto, tenne in continuo esercizio, e pose alle più ardue prove la di lui pazienza. Obbligavalo a faticare, sino a privarlo dell'ore necessarie per il sonno. In occasione di un giro, ch'ei fece per l'Italia, al suo ritorno trovò vendute tutte le sue carte, il di cui prezzo era stato erogato dalla moglie in soddisfare l'accennata sua passione: e però gli fu d'uopo ricominciar da capo a comporre la sua musica per le chiese. Quando finalmente ebbe la sorte, che il cielo il liberò da una sì tormentosa compagna, sposò la propria serva; e morta indi ancor questa, si maritò pure con un'altra donna di suo servizio. Per un atto singolare della sua filosofica imperturbabilità si è rimarcato, che in occasione di aver perduta la seconda, cui teneramente amava, non solo dispose egli senza la menoma agitazione tutto quel che occorreva pe' di lei funerali; ma dippiù nelle preci, che fece cantare in casa, presente il cadavere della medesima, assistette egli stesso di presenza e regolò colla battuta i cantanti. Quest'uomo invidiabile ugualmente pel suo carattere, che per la sua abilità cessò di vivere in Napoli nel 1756, in età di sessant'anni in circa. Le di lui composizioni dovrebbero essere in tutte le scuole ed i conservatorj di musica, come son divenuti classici i suoi _Partimenti_ in tutta l'Europa. Il dotto _Carpani_ saggiamente riflette sul motivo perchè le opere del _Carissimi_, del _Pergolesi_, del _Durante_, per quanto ancora si vantino per tradizione, hanno molto scapitato nelle nostre orecchie? “Ancora le giudichiamo venerabili, egli dice, ma quasi ognuno preferisce d'udire un rondò d'_Andreozzi_, un quartetto di _Tarchis_, una scena di _Mayer_, ed anche di men pregiati scrittori, anzichè alcuna di quelle composizioni che si credevano il _non plus ultra_ della musica da' nostri antenati. Donde ciò, se non dal non esservi un vero bello riconosciuto, e canonizzato per tale nella musica?” (_Lett. XI._)

DURIEU (M.) pubblicò nel 1793, in fol. _Nouvelle Méthode de musique vocale, a Paris_, come ancora _une Méthode de violon_. Queste due opere gli han meritato un posto tra i buoni professori per l'ammaestramento.

DUSSECK (Giovan Luigi), nato a Czalau in Boemia nel 1760, da una famiglia che ha da gran tempo prodotto più bravi artisti; dall'età di dieci anni cominciò i suoi studj in uno de' primi collegj dell'università di Praga. Oltre la letteratura antica e moderna coltivò la musica, e profittò moltissimo delle lezioni di un benedettino, che lo esercitò in tutti i contrappunti. In Amburgo ebbe la sorte di vedere il celebre Emmanuele Bach, e di profittar de' suoi consigli: partì quindi per Pietroburgo, e fu trattenuto dal principe Radzwill che gli propose un vantaggioso partito. Alcun tempo di poi venne in Parigi, ma la rivoluzione l'obbligò ben presto a partire, passò in Inghilterra e restò in Londra nel 1800. A quest'epoca, pensò egli di riveder la sua patria, dove viveva ancora suo padre celebre organista, cui da 25 anni non aveva più veduto. Mr. de Talleyrand, principe di Benevento lo volle quindi in sua casa, ed egli morì in Parigi in marzo 1812 di quarantadue anni. Questo celebre artista pubblicò 70 opere per il forte-piano, tra le quali distinguonsi le _Adieux à Clementi_, e le _Retour à Paris_; a cui in Londra si è dato il nome di _plus ultra_, per opporla ad una sonata di Woelff detta _Nec plus ultra_: ed in oltre una _Messa solenne_, composta a Praga, e più _Oratorj_ in tedesco, de' quali il più bello si è la _Risurrezione_ di Klopstok. Il suo _Metodo per il piano-forte_ in lingua tedesca, impresso da Breitkopf, è certamente il migliore per i principianti.

DUVAL (Mad.), celebre cantatrice del teatro serio di Parigi, viveva ancora nel 1770. Se le dee un buon libro, che essa pubblicò col titolo di _Méthode agréable et utile pour apprendre facilement à chanter juste et avec goût_.

E

EASTCOTT (Riccardo), dotto Inglese, pubblicò nel 1793 _Sketches of the origin_ etc. cioè _Ricerche su l'origine, i progressi e gli effetti della musica_, un vol. in 8º (_Bent, the Lond. Catal._).

EBELING (Cristof. Daniele), nato a Garmisson, e nel 1784 professore di storia e lingua greca nel collegio di S. Giovanni d'Amburgo, ha pubblicata la prima parte di un _Saggio su la formazione d'una biblioteca di musica_. Egli ha tradotti in tedesco i _Viaggi musicali di Burney_, ed il _Messia_ di Hendel.

EBERHARD (Giov. Augusto), professore ordinario di filosofia nell'università di Halle dopo il 1778, pubblicò quivi una _Dissertazione sul Melodramma_ nel 1788, ed in una sua opera intitolata _Teoria generale del pensiero e de' sentimenti_, si trova un gran numero d'interessanti osservazioni relative alla musica.