Part 1
DIZIONARIO DEGLI SCRITTORI DI MUSICA
C. — K.
DIZIONARIO
_STORICO-CRITICO_
DEGLI SCRITTORI DI MUSICA
E DE' PIÙ CELEBRI ARTISTI
_DI TUTTE LE NAZIONI_
SÌ ANTICHE CHE MODERNE
_DELL'AB. GIUSEPPE BERTINI_
MAESTRO DELLA REGIA IMPERIAL CAPPELLA PALATINA
_In medio omnibus Palmam esse positam qui artem tractant musicam._ Ter. Prol. in Phor.
TOMO SECONDO
PALERMO DALLA TIPOGRAFIA REALE DI GUERRA. 1815.
ESAME
DELLE RIFLESSIONI CRITICHE
SOPRA IL DIZIONARIO STORICO CRITICO
DEGLI SCRITTORI DI MUSICA &c.
DELL' AB. GIUSEPPE BERTINI
_Tanti non est, ut placeum tibi._ Martial
Vantavasi Arlecchino in sulle scene di aver fatto molto rumore al mondo, perchè servito avea alcun tempo di tamburo in un reggimento. _L'autore di queste riflessioni_ con maggior ragione di Arlecchino può vantarsi di aver fatti de' rumori nel mondo letterario, or con una _lettera_, poi con un'altra, come _Musico_: poi con un _Panegirico_, come _Oratore_: e finalmente con le presenti _Riflessioni_, come _Critico_[1]. I primi ed ultimi accessi della sua tipomanìa non gli hanno prodotto che sintomi musici, e da queste sue _riflessioni musico-critiche_ ben può giudicarsi, s'egli possiede l'arte di far rumore: _Sunt verba, et voces, prætereaque nihil_. Ma lasciamo da parte queste bagattelle, andiamo al serio.
Credendosi costui essere un gran barbassoro, alza cattedra di critica, di logica, di musica, ed in tuono della più ridicola pedanterìa, dà avvertimenti, spaccia delle massime, profferisce sentenze. Attacca egli da prima il titolo del mio Dizionario come _meno modesto_ di quello de' Signori _Choron_, e _Fayolle_ (di cui non ne sa che il solo titolo da me riferito nell'Introduzione), perchè costoro si contentano di chiamare il suo solamente _Storico_, ed io ho dato in oltre al mio il nome di _Critico_. Nel suo Lexicon, _critico impertinente e satirico_ sono sinonimi, ed in questo senso infatti possono dirsi _critiche_ le di lui _riflessioni_. Io non starò qui a dar la vera idea di tal nome, poichè da niuno fuorchè da lui s'ignora. _Veggiamo però_ (sono sue parole ) _quanto in conseguenza dell'intento condotto a fine, possa il nuovo dizionario del Bertini meritare il titolo che lo decora; e diamo a questo autore qualche utile avvertimento per la continuazione della sua opera._ Si ammiri quì la modestia del nostro critico, e la generosità insieme di comunicare i suoi lumi. Pria che io gli faccia le mie scuse, di non esser ito in cerca delle sue vaste cognizioni, e gliene renda le dovute grazie per avermi in ciò prevenuto, favorirà dirmi _ubi litteras musicas didicit_? Dai bei libri, di cui egli ha regalato sinora il pubblico intorno alla musica, non dà certo grande idea delle sue cognizioni musicali, anzichè dà a divedere abbastanza, quanto sia in dietro rapporto alla conoscenza de' nuovi progressi di quest'arte, e scienza, e da migliori e più recenti scrittori, cosichè parmi che non sia egli in istato di darmi _qualche utile avvertimento per la continuazione della mia opera_, di cui quasi si lagna _di non aver ancora felicemente che un sol volume_, quasi che io mi fossi seco o col pubblico obbligato di dare in pochissimi giorni il compimento dell'opera.
_Esaminiamo dapprima_ (prosiegue egli) _l'introduzione per formar la quale confessa l'autore essersi servito dell'opera di M. Choron_, Principes ec. _All'ombra di questo celebre scrittore il Sig. Bertini spaccia delle opinioni che ci sono sembrate ardite, poco musicali e niente filosofiche._ In ogni parola non vi scorgete che bile, malignità, contraddizione. Per far presente a' miei lettori sotto quanti e quali rapporti può considerarsi la musica, in una nota dell'introduzione a piè di pagina io li avverto che a formare un tal quadro mi sono servito dell'eccellente opera di M. Choron; ed egli ciò malignamente rileva, quasichè accusar mi volesse come _plagiario_, titolo che esclusivamente a lui cedo, e che a ragione egli merita per le sue _rapsodie musicali_, o lettere pretese _filarmoniche_. Chiama quindi celebre scrittore M. Choron, senz'avere altra notizia dell'esistenza di questo autore e de' suoi scritti, che dal mio Dizionario, ed _all'ombra_ di costui, dice egli di _aver io spacciate delle opinioni_ a suo parere _ardite, poco musicali e niente filosofiche_. Se queste opinioni appartengono a M. Choron, come par ch'egli l'insinui, perchè lo chiama _celebre_? Se non sono di costui, perchè dire che io le ho spacciate _all'ombra_ del medesimo? Questo gran maestro di logica non sa abbastanza difendersi dai parologismi e dalle contraddizioni.
Prosiegue il critico. _Dà egli_ (Bertini) _una nuova definizione della composizione musicale in questi termini. La composizione è l'arte di far della musica. Così un inetto autor di rettorica definito avea l'eloquenza l'arte di far de' discorsi. Questo retore avea certo bisogno di studiar la logica._ Quì sua industria stà nel gettar un pò di polvere negli occhi al suo lettore, e sorprenderne l'accortezza. Mette in antitesi la mia definizione con quella del suo inetto retore, e se gli riesce dar così ad intendere che l'una e l'altra manchi alle regole di una buona logica. Vediamolo, mentre egli ne esce con un salto, protestando che in _quanto alla definizione del Bertini non si prende la pena di esaminarla_.
Perchè una definizione sia compita ed esatta dee ella indicare il genere o la specie prossima a cui la cosa appartiene e la differenza che la distingue da tutte le altre del medesimo genere, o della medesima specie. Quindi vien bene definita la composizione _l'arte di far della musica_, perchè si contiene prossimamente nel genere d'ogni sorta di musica, e mal si diffinisce _l'arte d'inventar dei canti e di accompagnarli con conveniente armonia_, poichè questa differenza non la distingue abbastanza da tutte le altre specie di musica, che esser possono senza veruno accompagnamento. Quì non si tratta di Contrappunto, che _non è se non un ramo della Composizione_, e l'inganno del nostro Critico consiste nel confonder questa con quello, come espressamente lo aveva io avvertito di Sulzer alla pag. XX, del mio Discorso preliminare. Ma egli senza volersi prender la pena di esaminare, vuol far rumore a torto ed a dritto.
_Venendo poscia l'autore_ (egli dice) _all'enumerazione delle differenti parti che compongon la musica in generale, considera l'erudizione musicale come parte di quella riguardata quale scienza; ed eccoti in tal guisa confusa la storia colla scienza._
Da che nello scorso settembre uscì nel pubblico il _Prospetto_ del mio Dizionario, per un principio di quell'urbanità e buona educazione, mercè la quale tanto riluce nel suo ordine[2], e nella civile società questo Polifemo della pedanterìa, debaccando da per tutto recava argomenti della mia insufficienza, e ne deduceva a suo modo le prove da quel _Prospetto_ medesimo: tra queste l'invincibile era a suo avviso l'aver io posto la storia nella classe delle scienze. Egli ha avuta una così dolce insieme e superba compiacenza di questa sua critica, che viene ora buonamente a ripeterla in queste delicate riflessioni. Ma se letto avesse il Cancellier Bacone nella divisione, che egli fa delle scienze, trovata appunto avrebbe la _Storia_ nella loro classe riposta: se letto avesse il _Discorso preliminare dell'Enciclopedia_, il capo d'opera di M. D'Alembert, dove egli dà la genealogia e l'enumerazione delle scienze, vi avrebbe trovata a queste annoverata la _Storia_. _La Chronologie et la Géographie_, egli dice, _sont les deux rejettons et les deux soutiens de la science de l'Histoire_ (pag. 57.) E nei suoi Elementi di filosofia: _Dans la plupart des sciences, telles que la Physique, la Medicine, la Jurisprudence et l'Histoire_, etc. (pag. 41.) Eccoti dunque in tal guisa confusa la storia colla scienza. Ma priacchè egli abbracciato avesse _invitâ Minervâ_ il mestier di Censore, avrebbe dovuto studiar a fondo il soggetto, misurar le sue forze, disaminar bene _quid valeant humeri quid ferre recusent_, non avventurare a caso ed a tastoni la sua critica, ed esporsi così alle risa degli uomini di buon senso. Ci lusinghiamo, che il passato gli serva di lezione per l'avvenire, e che si guarisca dalla manía di censurare e di scrivere, o che s'impegni almeno a far ciò con più di posatezza e di senno.
All'ignoranza egli unisce ancora la mala fede. _Il Sig. Bertini asserisce_ (sono sue parole) _che il sistema del basso fondamentale e dei rivolti del Rameau è stato rovesciato dall'ill. Eximeno._ Reca quindi più passaggi di questo autore, dove parla del basso fondamentale, e tronca uno di questi rapportandone soltanto quella porzione, in cui Eximeno trova _Rameau_ degno di lode: in questa maniera vuol egli mostrar falsa la mia asserzione. Ma il basso fondamentale, che insegna l'Eximeno è lo stesso, che quello del sistema di Rameau? e nol confuta anzi chiaramente? Ecco l'intero luogo dell'Eximeno recato a metà dal Censore. _Sebben errò, al mio parere, il Sig. Rameau nell'origine e nelle regole del basso fondamentale, è nondimeno degno di somma lode_ ec. E più espressamente nella sua Introduzione, pag. 55: _Il nome di basso fondamentale è stato inventato dal cel. Sig Rameau: e sebbene l'origine e le regole da lui stabilite circa questo Basso saranno in quest'Opera rifiutate, nondimeno s'è ritenuto il nome_ ec. L'Eximeno tenne parola, rovesciò il sistema nello stesso capitolo citato dal Censore, e ne serbò solo il nome. A che far dunque tanti rumori? In quanto alla dottrina dei rivolti, niuno mette in dubbio la loro utilità, e solo dal P. Sacchi, e dal Bertini, _non sognando_ si sostiene, che il metodo degli antichi su i rivolti per la facilità e chiarezza, che maggiore non potrebbe desiderarsi, è preferibile di molto a quello dei moderni, Rousseau, Rameau, e d'Alembert, i quali colla loro dimostrazione teorica l'hanno anzi che no inviluppato, reso più difficile, e per conseguenza inutile. “Le speculazioni, i discorsi, le dispute, che i moderni ne hanno fatte, e tuttavia ne fanno, quale vantaggio mai hanno arrecato all'arte? In quale parte per essi o più perfetto, o più facile è divenuto l'artificio musicale?” (_Sacchi, Lett. a M. Pichl_). Se il Censore si fosse presa la pena di comparare il semplicissimo sistema dell'Eximeno intorno ai rivolti a quello intrigatissimo del Rameau, l'avrebbe trovato tutt'altro di quel che dà ad intenderlo, e così svanita sarebbe la di lui maraviglia per quel che dice questo autore in favor de rivolti. Ma egli malignamente confonde l'una cosa con l'altra, _miscet quadrata rotundis_, e non fa che rumori.
_In questa contingenza Bertini_ (egli prosiegue) _dopo d'aver trattato il Rameau come trattansi i grand'uomini da chi non è alla portata di conoscerli, finisce in tali termini, ec._ Come ci entra quì _contingenza_, sel veda egli che ama usar delle parole oltre al senso stabilito dalla convenzione degli uomini. E dopo aver riferite le mie stesse parole, così poi termina: _Ecco per tanto Rousseau, e d'Alembert, Condillac ed intere accademie tacciate di presunzione e d'ignoranza di cose musicali_. Quì scambia le accademie di scienze per accademie di musica, mentre pretende che quelle non ignorassero le cose musicali. _L'onore di questa critica era riserbato all'autore del dizionario l'ab. Bertini._ Rameau è l'oracolo del Censore, ed ei dà dell'anatema a tutti coloro che osano contraddirlo in qualche cosa: _ipse dixit_, e tanto basta. Rameau è il suo idolo, e egli come Don Chisciotte si crede in dovere di brandir la lancia in difesa della sua Dulcinea. Chi contende frattanto al Rameau il titolo di grand'uomo in riguardo a moltissime cose, ch'egli ha scritto utilissime alla pratica? chi niega esser egli stato uno dei più celebri musici della Francia? Il dettaglio dei servigj resi da lui a quest'arte si appartiene all'articolo che di lui verrà fatto a suo luogo: nel Discorso preliminare non si attacca che il suo sistema di teoria musicale, il quale non è più che un sistema, del di cui successo dubitava egli stesso, come può vedersi da due lettere da lui scritte al P. Martini, a cui l'Instituto di Bologna rimesso ne aveva l'esame. Da me non se n'è dato altro giudizio oltre a quello che ne han recato i grand'uomini, e musici filosofi di tutte le colte nazioni, senza eccettuarne gli stessi di lui nazionali non inferiori di merito ai d'Alembert, Rousseau, Condillac, quivi da me riferiti. Costoro, dopo un esame imparziale di quel sistema, non per via di vane declamazioni, e di pedantesca ciarlataneria, armi usate dal nostro ridicolo censore, ma con valevolissime ragioni dimostrato ne hanno l'incoerenza, i difetti, e l'inutilità insieme. Le accademie stesse non sono tribunali infallibili, e i loro giudizj non sono inappellabili, questi debbono riguardarsi relativamente ai lumi dal secolo, in cui sono stati profferiti. Gli elogj e le censure non vanno a numero, ma a peso.
Io so che il buon uomo ha poi le sue ragioni di lodare a torto ed a dritto il gran Rameau. _All'ombra di questo celebre scrittore_ non va egli superbo di essere autore di due lettere di ciarlataneria musicale? e quel ch'è più, ci minaccia anche della terza, e quarta. Come minaccia eziandio di continuare la luminosa sua critica, e le sue sensatissime riflessioni. In quanto a me basta di avere così additato _ex ungue leonem_.[3] Chechè in avvenire farà, dirà, scriverà contro di me, io profitterò della favoletta del Boccalini. “Un viaggiatore nojato al sommo dal romor delle cicale, come gli saltò in testa di ammazzarle, non fece che sviarsi: se egli proseguiva in pace il suo cammino, le cicale sarebbero morte senz'altro a capo d'otto giorni.”
NOTE:
[1] _Potrebbe dimandarsi, se egli ha fatto dei rumori come Frate? e si risponderà che ne ha fatti ancora più. E come_ Medico? _ne farà forse più grandi in appresso. Ma ciò non s'appartiene al presente argomento._
[2] _Un dovere di riconoscenza esigge, che io quì dichiari tutta la stima e 'l rispetto, che io ho per la religiosa società, di cui è membro il mio Censore. Ella ha il merito di avere prodotti sommi uomini nelle lettere, e nelle scienze, e molto io le devo per aver compito nelle sue scuole tutto il corso degli studj._
[3] _È bene il rilevar quì dei vezzi della buona lingua di questo dotto pedante._ Nè Rousseau, nè Eximeno, nè altri come loro han pensato ec.
C
CACCINI (Giulio), gentiluomo romano ed uno di quei dotti professori di musica del secolo 16º, in Firenze, i quali riunivansi per ragionar di quest'arte presso il Conte Giov. de' Bardi. Il Caccini, siccome era di vivo e pronto ingegno fornito, prese a perfezionare la maniera inventata dall'illustre Vincenzo Galilei, e molte belle cose introdusse del suo nella musica, che non poco contribuirono a migliorarla. Uno dei principali mezzi fu quello di applicar l'armonia a parole cantabili cioè a poesie appassionate ed affettuose. Egli sollecitò per ogni dove gli autori a lavorare a bella posta poesie pel canto, nè tralasciò di concorrere anch'egli poetando al medesimo fine. Dalle carte di lui musicali cavò l'_Arteaga_ una sua graziosa canzonetta, perchè rendesse, egli dice, più noto a' suoi nazionali codesto valentuomo ignorato in oggi da' poeti e da' musici, ma che merita un luogo distinto fra gli uni e fra gli altri. (_Delle rivoluz. ec. tom. I. p. 244_) Il Caccini nella dotta prefazione alle sue _Nuove Musiche_ attesta, che più vantaggio egli trasse dal commercio e da' suggerimenti degli uomini letterati, che da' trent'anni spesi nelle scuole musicali e nell'arte del contrappunto, il quale, secondo lui, poco o nulla giova a perfezionare la musica. Egli di accordo co' suoi amici il Corsi, il Rinuccini ed il Peri, studiò tanto sulla maniera di accomodar bene la musica alle parole, che finalmente trovò l'antico recitativo, ossia la declamazione musicale usata da' greci, ch'era stato da lungo tempo il principale scopo delle loro ricerche. Il primo saggio, ch'ei ne diede fu nella _Dafne_ del Rinuccini l'anno 1594 ch'egli mise in note, e quindi nella tragedia dell'_Euridice_ in occasione dello sponsalizio di Maria de' Medici col re di Francia Arrigo IV che ebbe il più maraviglioso successo. Fra le altre poesie da lui poste in musica furonvi i _Pietosi affetti_ del Grillo rinomato poeta di quei giorni, cantati avanti il pontefice. Il Grillo al Caccini in ringraziamento scrive tra le altre cose: “Ella è padre di nuova maniera di musica, d'un cantar senza canto o piuttosto d'un cantar recitativo, nobile e non popolare: che non tronca, non mangia, non toglie la vita alle parole, non l'affetto: anzi gliele accresce, raddoppiando in loro spirito e forza. È dunque invenzion sua questa bellissima maniera di cantare, e forse ella è nuovo ritrovatore di quella forma antica perduta già tanto tempo fa nel vario costume d'infinite genti, e sepolta nell'oscura caligine di tanti secoli: il che mi si va più confermando, dopo essersi recitata sotto cotal sua maniera la bella pastorale del signor Ottavio Rinuccini: — In somma questa nuova musica oggidì viene abbracciata universalmente dalle buone orecchie, e dalle corti de' principi italiani è passata a quelle di Spagna e di Francia, e d'altre parti d'Europa ec.” (_V. Idea del segretario di Bartol. Zucchi, p. 2_). Il Caccini fu anche il primo a raffinare il canto monodico, introducendovi non pochi ornamenti di passaggi, trilli, gorgheggi e simili cose le quali saggiamente e parcamente adoperate contribuirono a dar espressione e vaghezza alla melodia. Egli era stato discepolo di Scipione della Palla celebre pel suo tempo: visse alla corte del gran duca di Toscana e morì in Firenze sul principio del secolo decimosettimo.