Chapter 8
Il mare, il ribollente mare fingeva il tumulto finale d'un banchetto di giganti, con un cozzar di fragorosi metalli fra immense tovaglie arrossate di sangue, di vini scarlatti, e issate, da enormi guerrieri, su punte di lance in un delirio d'ebbrezza e di canti!
--Urrà! Urrà!... cantavano in cadenza i guerrieri... Gloria alla Morte che mai non trapassa, dolce amante dal corpo d'anguilla sotto una faccia incandescente d'acciaio!... Gloria ai suoi occhi abbaglianti di ghiacciaio al sole!... Gloria ai suoi denti d'ebano!... Gloria ai suoi diti di ghiaccio, che addormentan con una carezza i nostri vecchi desideri cocenti!... Urrà! Urrà!... la Morte è una gioconda amante!...--
Ecco: subitamente, i più forti han forate le sontuose tovaglie della burrasca, con la punta accesa dei loro elmi possenti... Ballano essi al fragore dell'armature fracassate, fra il tintinnare assordante delle stoviglie impure. Ballano quei guerrieri dal volto imbrattato, con una mano alto levando la lancia e coll'altra una coppa d'oro massiccio, che il Fulmine riempie di stelle e di fosforee pallottole, furtivo coppiere dai gesti rapidi e variegati come lucertole!... Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!
Bellissimi guerrieri seminudi col torso abbrustolito dal lingueggiar delle fiamme scavalcavano i tripodi e veloci correvano da una tavola all'altra, dappertutto attizzando la crepitante fiammata di gioia!... Frattanto Re di colossale statura barcollavano, immersi fino ai fianchi nell'immane frastuono, e cadevano vinti dal peso oscillante delle loro corone, tra il mareggiare dei purpurei manti!... Alfine, alfine, nell'andirivieni brumoso dei convitati in baldoria, io ravvisai sotto il loro diadema dei potenti, degli amici, dei fratelli, cercatori d'Impossibile, affamati d'Ideale, degli Eroi, dei Poeti!...
Ritti, levando altissime le loro coppe incrostate di stelle, cantarono, questi Dei, come gonghi colpiti forte dal tuono:
--Urrà! Urrà! Tutto vincemmo noi, tutto gustammo, tutto distruggemmo, e or beviamo a lunghi sorsi la bevanda della Morte, la chiara bevanda siderale che all'infinito lustreggia...
«Ecco la porpora, le corone e le donne che conquistammo!... Son nostre, le città orïentali dai minareti ritti in sentinella su mille porte d'oro dai battenti di bronzo che, girando sui cardini, cantano come lire! Eccoci finalmente padroni del nostro gran sogno ideale!...
«Urrà! Urrà! Gloria alla Morte che mai non trapassa, dolce amante dal corpo d'anguilla sotto una faccia incandescente d'acciaio! Gloria ai suoi occhi abbaglianti di ghiacciaio al sole!... Gloria ai suoi denti d'ebano! Gloria ai suoi diti di ghiaccio che addormentan con una carezza i nostri vecchi desideri cocenti!... Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!...--
Allora, sotto il nero soffitto della bettola, i marinai coperti di catrame, a me accanto proni, aggrappati alle tavole, protesero verso l'abisso le loro facce pietrificate, le loro facce turchine come la fiamma dell'alcool, lugubremente cantando in cadenza: --Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!
13.
INVOCAZIONE AL MARE VENDICATORE PERCHÈ MI LIBERI DALL'INFAME REALTÀ.
1.
Contro la Terra.
La Terra, le sue simmetrie, le sue curve geometriche e la sua pigra andatura d'asino che, bendati gli occhi, fa girare la fulgida ruota solare, attingendo da sempre nelle profondità dello spazio una luce avvelenata... La Terra!... La Terra?... Oh! la nausea di vivere sulle sue spalle, simili noi alle scimmie fronzolute che si vedono alle fiere!...
Io t'amo, o Mare liberatore, d'un grande amore insaziato... t'amo, solo sentiero che mi conduca all'infinito! Han tali balzi le tue onde verso le nubi viaggianti, ed una linea sì tenue divide dall'Azzurro il tuo azzurro, che è una delizia infinita partire fra le tue braccia senza pilota, senza vela e senz'alberi, sia pure a nuoto... sia!... purchè si parta verso l'arco profondo e affascinante dell'orizzonte che sussulta lontano!...
È tanto facile andare verso l'Al di là, per le tue vie di morbida seta ove s'affonda!...
Ecco già tutte le scintillanti navi del Sogno allineate al largo!... Ecco gli alberi loro, branditi come le lance di un accampamento barbarico! Ecco le loro vele imbrattate di sangue e di vini scarlatti come le tovaglie di un'orgia!...
Urrà! balliamo, o mio cuore, sulla cadenza del rullio! Balliamo! Son molti i viaggi che al mio cuore s'impongono... Tutti i naufragi inghiottenti mi attirano!... A me, a me la Rosa spampanata dei Venti!...
Le vele sopra il mare, le nuvole al tramonto gonfiano già le loro rosse guance d'arcangeli, soffiando fanfare di guerra che bersagliano gli echi e li crivellano, perchè alfine io veleggi incontro all'Impossibile negli abbaglianti vortici delle loro bufere!
Che vedo mai, lontano, fra quel cozzare confuso di grandi massi di fosforo, e fra quei tintinni di lampi affilati? Una gran roccia nerastra e angolosa erge la sua figura di scheletro elegante... La sua cima è d'avorio, rotonda, simile a un cranio enorme, e la luna d'acciaio tagliente scintilla ai suoi piedi neri quale una falciuola insanguinata!
È la Morte dalla falce leggendaria! È la Morte che assiste al tenebroso bacio che io depongo, o Mare, sul tuo unico dente frantumatore di rocce!... Distruggiamo! distruggiamo! distruggiamo!... Poichè non v'è splendore che in questo verbo selvaggio, tagliente come lama di ghigliottina, distruggiamo! distruggiamo! distruggiamo!...
O Mare gonfio d'odio e di rancori eterni, le mie vene assorbirono la tua liquida follia, e cento volte ti torsero nei loro innumerevoli intrecci, precipitando il tuo folle galoppo sulla china esasperata del mio furore, per gole strangolatrici, attraverso le arterie, verso il mio cuore, verso il mio cuore che tutto intero ti bevve!
Il mio cuor t'ha bevuto, e perciò io ti sento salire e ribollire nelle mie viscere in flussi e riflussi di collera, mentre ritto sulla punta di un promontorio la tua furia sfido, ritemprandomi le guancie al tuo schiaffo dentato di schiuma e di frantumi di roccia!
O Mare, io sento la tua voce che urla nella mia gola profonda i comandi rabbiosi dei piloti, imbavagliati dalla pioggia, fasciati di bruma, al timone, fra grida annegate dal vento e dalla disperazione, nella tempesta!...
O Mare, io sento la tua voce che urla nella mia gola profonda, le bestemmie dei piloti rovesciati ad un tratto, quando la prua si solleva in pieno sogno e s'impenna sognando d'arrampicarsi a grandi scatti di schiena su per la serpeggiante salita di un lampo!
Mi sento qui, nel petto, lo sbatter delle vele che tu gonfi, ho nell'ossa le alberature scricchiolanti dei velieri moribondi che rantolano, come un organo gigantesco, sotto le tue dita feroci,.. e dalla mia bocca vapora la nebbia salata del tuo alito! Oh! balza, balza alfine fuor dal mio corpo, di spiaggia in spiaggia!... Son io che ti scateno, o Mare, verso un'atroce carneficina, verso la Distruzione impossibile!...
Scoccata è l'ora del naufragio della Terra! I grandi fari si rizzano, per offrire un tesoro d'effimera luce!... Frugarono i fari nei profondi, e ora traggon dall'acque alghe e coralli splendenti! Sono le luminose viscere della terra, che ci porgono essi, a mani piene, di sopra alle nuvole!...
Dicon che tu divori a poco a poco la Terra! Letizia e gioia profonda!... Oh! chi potrà negare che già tu abbia inghiottito prima del nostro più mondi, per saziare il tuo odio?... Io lo giuro per la tua fame eterna e per la mia! Credo ne' tuoi silenzi massicci di vecchio colosso ubbriaco, crollato giù dagli altipiani, sotto le scimitarre snudate dei Soli meridiani!... Che aspetti, o Mare?... Affrèttati! Affrèttati a divorare la Terra!
Distruggiamo! distruggiamo! distruggiamo! Poichè non v'è splendore che in questo verbo terribile e fracassante come un martello ciclopico, distruggiamo, distruggiamo! distruggiamo!
2.
Contro le Città.
Olà! venite a me, vecchi mendichi affranti, e furfanti e banditi, scacciati come cani rognosi fuor delle chiese del mondo dall'ira dei sagrestani! Eterni vagabondi dai piedi sanguinanti, vecchi cenci feroci, limati dalle lame dei venti, venite a me che vi chiamo, ritto in cima alla punta estrema di un promontorio con le mani a portavoce sulla bocca... Venite!
Ohè! m'udite?... Ed io vi vedo uscire a passi lenti dai vostri informi tugurî, che giacciono schiacciati sulle rocce. come colossali escrementi di pachidermi aboliti! Verso quali patiboli trascinate voi dunque i vostri passi sì stanchi?...
Raddrizzatevi! Su!.... Alzate al cielo la faccia! Accorrete! Accorrete ad ammirare il Mare liberatore! il Mare, dall'unghie d'acciaio che ora si sdraia nella tana, là giù, di quel suo nero golfo... il Mare, dagli sbadigli di lampi multicolori che col suo soffio sparpaglia vele e nuvole d'oro... il Mare, con la sua muscolatura possente e vibrante di tigre in amore... il Mare, dal pelame picchiettato di stelle... il Mare vendicatore che ci libererà!
Venite a me, sfidando la marea e le sue onde lanciate come lacci rapaci sui pescatori che spiano pazienti, armati di lenza, il pesciolino di una benefica legge! Il Mar s'impenna?... Avanti! Nessun timore v'arresti! Son gli scherzi consueti d'una tigre che vuol divertire i suoi piccoli prima che mettan gli artigli!... D'altronde, poichè qualche mano dovrà insanguinarvi la faccia, Vagabondi e Banditi, vi convien preferire agli schiaffi metodici dei Re lo schiaffo rovesciante del Mare! Meglio assai che gli sputi dei potenti un pesante sputacchio di schiuma marina che abbia l'odore, o Pezzenti, degli scogli dentati e della libertà! Ma affrettatevi, dunque!... Furon bruciati i troni! Non vi son più gradini!... Irrigidite le vostre grevi ginocchia spossate!
Bei cani ammaestrati, vecchi servi... fate, suvvia, un inchino davanti ai vostri padroni per l'ultima volta! Piegate la schiena... Più giù! Più giù ancora, per evitare il randello! Ma non dimenticate, o Pezzenti, d'incidere sulle lor pance illustri il vostro oscuro nome con un pugnale fino, come fanno i turisti sui monumenti!... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non siete armati?... E i coltelli... e i lampioni a che cosa vi servono? E i miei saggi consigli, ve li scordaste, o Pezzenti?... @250 Ah! troppo lungamente ansimaste, rabbiosi, chiedendo l'elemosina con monotona voce, e dondolandovi impazientemente sulle vostre grucce polverose, che pur risonavano come pesanti calci di fucile sulle soglie dei castelli!...
Mendicanti sornioni e falsi storpi, disimpacciate le vostre gambe dalle bende menzognere!... Con le fasce, con le filacce delle vostre piaghe, voi potrete legare, imbavagliare i padroni che odiate!... Le vostre grucce?... Branditele come flagelli! E picchiate, e picchiate sui musi sgretolati, sulle barbe fluviali e i rigidi capelli dei grandi Re auriferi del Mondo!...
E battete, e battete allegramente, sull'Aia grandiosa dell'Odio, codesta canape scellerata, mietuta nella storia e fioccante come una neve sulle vostre teste! I suoi semi, spremuti, vi daranno l'ebbrezza! Così, l'ardente sogno di un _haschich_ ideale paveserà divinamente i vostri cervelli amplificati di una vermiglia aurora dagli splendori orientali e d'un sole pomposo, tutto grondante di gioia sui vostri cuori scatenati e sull'agonia delle leggi!...
O conigli impagliati! O vil razza di cani! Che mai aspettate?... Volete dunque cuocere senza fine e ricuocere il vostro miserabile cuoio di belve perseguitate e i vostri grugni classificati e simmetrici nelle casone annerite delle città, come pani da soldati nei forni delle caserme? . . . . . . . . . . . . . . . . . Oppure volete per sempre annientare il vostro grande ideale di libertà e la vostra insaziata sete di giustizia?...
Forse dunque è una vita piacevole, la vostra, o mendicanti confitti come cariatidi fra le rughe dei muri, in fondo alle vie che le industrie frodolente ricoprono di notte, di fuliggine e di noia mortale?... Del Cielo?... Ne volete, sorci presuntuosi? Il cielo non è più, per voi, che uno spiraglio sbarrato di fili telefonici!...
E vi divertono forse le loro lampade, che sussultan, la sera, sui loro pranzi avari dal condimento di odio?... Son lampade innocenti, che bagnano di luce facce usuraie, rotonde come marenghi, tutte segnate d'un conio invariabile da un coronato Imbecille!... O lampade innocenti sulle mense dei ricchi, poveri raggi rapiti agl'inutili Prometei!... incatenate stelle, piangenti alle finestre!...
Ben potevate, strisciando sotto le tavole dei generali briachi e gonfi di lussuria aureolati d'alcool, nella calda luce dei candelabri... ben potevate fingendo di raccattare briciole spregevoli, rubare in fondo alle tasche le chiavi delle polveriere sotterranee!...
E poi?... E poi colare come olio di ricino salutifero, giù, nel puzzolente intestino degli antichi palazzi, e gettarvi l'aurea miccia terribile, la miccia crepitante che vi libererà!...
.... Che vi libererà dalle sinistre pattuglie scandenti caute il silenzio con passi di bronzo con tintinni di sciabole, con stridor di manette che vi mordono i polsi, mentre sognate, stesi nell'erba dei bastioni, fra l'ampia nostalgia d'un gran chiaro di luna immensificato dai vostri desiderî di libertà!...
La terribile miccia che vi libererà dalle sinistre pattuglie che con ilari baionette vi spazzano senza pietà fuor dalle mura, fuori dalla soglia delle città, come se foste immondizie!...
Immondizie?... Sia pure! Ammucchiatevi! Ammucchiatevi dunque, o viventi Immondizie!... In voi potremo nascondere la dinamite impaziente! È un'allegra maniera di fecondare la terra!... Poichè la Terra, credetemi, sarà gravida presto... (sì gravida da scoppiarne!) di una Stella sublime dalle esplosioni di luce!...
3.
Contro la speranza di ricostruire
O gran Mare ribelle e veemente! Gran Mare vendicatore! Mare di caucciù nerastro!... Su! Balza! Balza, in un elastico slancio, di sopra alle nuvole, fino allo Zenit!... .... E poi piomba e ripiomba, instancabile, come una palla di gomma, enorme, pesante! Sfonda le rive, i porti e i docks accovacciati siccome bufali, sotto le loro contorte corna di fumo!
Schiaccia, o Mar, le città dagli androni di catacomba, e schiaccia, senza posa, il popolo vile dei gozzuti e degli astemî... e falcia, e falcia, d'un solo colpo, mèssi rattrappite di pieghevoli schiene!... Sfonda le pance miliardarie, come tamburi, sonandovi la carica.. e lancia, e lancia, o Mare vendicatore i nostri cranî esplosivi nelle gambe dei Re!... Oh! non è questo... dite, Vagabondi e Banditi, il vostro giuoco di bocce?... Urrà! Urrà! Urrà!...
O Mare! ti libera dalla palpitazione immonda delle vele membranose che s'intrecciano come ali di vampiri, e che covano sui ponti delle navi le balle scintillanti simili a enormi uova d'oro!...
Col tuo flusso e riflusso, sforza e devasta, o Mare, i grandi porti d'ebano strangolati dagli scogli e soffianti dalle lor bocche anguste un alito rosso, sotto Fumi giganti e diritti, coronati di stelle, che superbamente li calpestano con passi di fantasmi!... Sforza e devasta le rade africane che tre cannoni inchiodati in batteria sulla punta d'un molo vorrebbero ancora difendere, accosciati in agguato come i cani fulminati d'una capanna maledetta! Sforza e devasta le insenature solitarie che le vaganti piroghe ammantate di bruma visitano furtive, con fiamme sospette striscianti sull'acque d'acciaio!...
Ed i tuoi porti arcigni com'antri di stregoni, dormenti sotto l'occhio verdastro e tondo d'un faro che veglia, a notte alta, come un gatto a tregenda... e golfi, e rade, e porti dai voraci cantieri, dai moli tesi come lunghe braccia di ladri che brandiscan tenaglie contro la fragilità tremolante dell'isole lontane... assalta, o Mare, al crepuscolo!... Assaltali, facendo impennar le tue ondate... ed allacciali coi tentacoli formidabili de' tuoi flutti di elastico smeraldo!...
Dà fiato alle trombe delle tue raffiche! Getta il terrore nel cuore delle città tenebrose, e col rovescio schiumante delle tue onde schiaffeggia il grosso grugno rugoso delle oscure fortezze occhiute di lanterne che sanguinano nell'acqua nera! Schiaffeggia le fortezze, e torci le lor baionette, capelli ritti che brillano al chiaro di luna!... Scardina e sradica alacre le ferree muraglie fasciate dalle tue trecce giganti in triplici nodi gordiani cui mordono gemme radiose!... Sconvolgi i promontorî, spezzando con un gesto le torri sovrane dei fari, e pesta, e sminuzza con gioia sotto i tuoi instancabili piloni, le corazzate che scintillano, fiammanti al sole come divise militari!... Addenta, o Mare, e mastica, e rimastica il loro guscio di colossali aragoste, e gli speroni e gli alberi, e le miopi troniere e le antenne forcute, pavesate di rosso, simile a chele a cui pènzoli un lembo di carne!
Indi rapido ammassa e mille volte arròtola brandelli di vele, frammenti di navi, carcasse di velieri, in pallottole mostruose!... Fa che risalgano a galla dal fondo dei tuoi abissi e poi, facendo scattar come molle i tuoi muscoli onnipotenti, scaglia al cielo quelle masse incandescenti come bolidi, nei vortici delle forze siderali!...
--E quando alfine sarà distrutta ogni cosa?--
--Allora... oh! allora perchè fare ancora la fatica di rifare le favolose armature d'un gran mondo ideale, sulle ruine dell'antico? Qualunque sia il nostro sogno, non partoriamo che Odio! Nulla sa costruire la mano dell'uomo se non prigioni, e nulla sa fucinare se non pesanti catene!...
Seduti sulla punta dei promontorî superstiti che lentamente franano, noi, Mar vendicatore, attenderemo la Morte!... L'attenderemo, sinistri e placati, incollate le labbra sulla tua formidabile bocca frantumatrice di rocce... e a questo funebre bacio presiederà la Morte!...
Oh! guardate, guardate, Pezzenti e Banditi, eterni vagabondi dai piedi sanguinanti, fratelli miei, ultimi a sopravvivere! La Morte affonda già l'unghia sua d'oro nell'arco del lontano orizzonte nerastro, e sembra quell'artiglio la falce di luna delle bonacce d'estate!... Guardate! Udite, Vagabondi e Banditi! Le vele sopra il mare... le nuvole al tramonto... gonfiano già le loro rosse guance d'arcangeli soffiando fanfare di guerra!...
_Voci lontane del mare:_
--Olà-eh! Olà-ooh! Distruggiam! Distruggiamo!
CON QUESTO GRIDO HA PRINCIPIO IL POEMA EPICO «LA CONQUISTA DELLE STELLE»
SCHELETRO DEL POEMA.
pag.
DEDICA 7
1.--=Invocazione al Mare onnipotente perchè mi liberi dall'Ideale= 15
2.--LA MIA ANIMA È PUERILE 25
3.--LE BABELI DEL SOGNO 43
4.--LE FUMATE DELL'ANIMA 51
5.--NOTTURNO (a tre voci) 63
6.--LA CANZONE DEL MENDICANTE D'AMORE 77
7.--IL DÈMONE DELLA VELOCITÀ 91
1.--_Le Terrazze dell'Amore_ 91
2.--_Il Torrente millenario_ 97
3.--_La Sera indiana_ 104
4.--_Il "Simoun"_ 107
5.--_Le Foreste vendicative_ 113
6.--_La Tregenda_ 120
7.--_Il Fiume tirannico_ 128
8.--_La posta del giuoco sublime_ 137
9.--_Il Demonio lusingatore_ 147
10.--_Il Veliero condannato_ 153
8.--I CAFFÈ NOTTURNI (Canto che finisce in prosa volgare) 163
9.--IL CANTO DELLA GELOSIA 185
10.--I LAGHI D'ORO 211
11.--IL CAVALIERE NERO 217
12.--INNO ALLA MORTE 227
13.--=Invocazione al Mare vendicatore perchè mi liberi dall'Infame Realtà= 241
1.--_Contro la Terra_ 241
2.--_Contro le Città_ 247
3.--_Contro la speranza di ricostruire_ 254
End of Project Gutenberg's Distruzione, by Filippo Tommaso Marinetti