Chapter 7
Ahimè! febbrili vapori striscian sui fanghi brucianti del mare!... Io sento dissolversi tutto il corpo mio putrefatto!... La vista mi s'imbroglia, e mi sanguinan gli occhi sotto i chiodi del sole!... Ma no... Balza, rimbalza il mio corpo, dinoccolato, come uno scheletro che a pezzi si sparpagli, mentre balla una giga sfrenata intorno a te!... Intorno a te, mille putride ossa, dalle ventose fetenti!... . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sono gli sparsi pezzi del mio corpo, coperti di vermi neri, pesanti, villosi, e salgono all'assalto della tua bellezza superba!... Accaniti, battagliano essi per la conquista della tua nudità, e abbeverarsi vogliono del tuo amore!... Ecco le mie dita!... Eccole! (Non tremare, poichè calmo rimango ad osservarle, lontane, come si osserva una lunga teoria di formiche!...) Ecco le mie dita!... Da sole son penetrate fra le tue cosce!... Oh! già tu fremi di voluttà profonde, e il tuo rotondo ventre si riga di sudore, e sussulta!... e sussulta!... Vedo già sul tuo volto le ombre verdigne che macchiano i cadaveri... È dunque tanto dolce, lo spasimo che le mie dita ti danno, lontano da me?!...
L'Odio, lo spaventevole Odio e la Discordia si scatenano nel mio corpo!... Le mie membra si mordono fra loro mentre tu ti abbandoni alle mie dita scellerate!... E son queste, che vincono... più forti delle mie labbra, e più forti della mia anima... queste dita, queste mie dita che adori!... Anch'io--che vuoi?--Anch'io mi sento vile davanti a loro, nè saprei arrestarle... Le guardo, mentre violente e disperate s'accaniscono a spossarti, a esaurirti dal piacere, rapide, sempre più rapide, prima che gli altri arrivino!...
S'affrettano come ladri... Sono grotteschi intrusi... sono stranieri per me! Sono le dita d'un altro... le dita d'un morto!... Non siamo forse già morti e putrefatti noi pure, noi tutti?... La divisione in me regna, come fra i vermi d'un carnaio!...
Vedi, mio amore? Le labbra mie, le mie orecchie ed i miei occhi, _sentono, guardano_ e _sorveglian_ le dita, _ruggendo_!... Profondi abissi separano le nostre membra, e giammai, checchè facciamo, potremo esser soli!
È tardi! Troppo tardi!... Mai più potrò raggiungere io le mie dita lontane che vittoriosamente ti accarezzano! Oh! come ansimi dal piacere!... Non fosti mai--confessalo!-- non fosti mai più terribilmente felice!...
5.
Stesi sulla sabbia.
Che hai, amante mio?
_La mia voce._
No!... La carezza delle mie dita, non l'avrai più!... Le mie dita non le avrai più... perchè muoio di gelosia!... Sono dieci, son mille, gli amanti che ti cercano E tu dimmi, tu gridami sulla bocca qual'è il preferito!... Lo voglio!...
_La voce di Giulia._
Oh! mi piace, mi piace agonizzare così, sotto le tue dita sottili, che sono piccoli, deliziosi pugnali nell'amorosa ferita della mia carne!... Ma più ancora mi piace addormentarmi senza fine, fra le tue braccia, poichè il Sole mi morse le palpebre!...
_La mia voce._
Su!... Su!... Che tu sorga io voglio nell'aria libera e pura che ti circonda!... Gli Dei del meriggio s'aggirano per le lucenti boscaglie del cielo! Ti cingeranno il corpo con le lor braccia possenti come colonne tôrte bizantine, con le lor braccia che scivolan calde, più forti che serpenti boa! Poi stenderanno a terra la tua nudità per violarla nei sepolcri d'oro massiccio del tuo sonno... e t'apriranno le cosce coi loro ginocchi di bronzo! Oh! dimmi... dimmi, Giulia, l'affascinante splendore del tuo Dio, del Dio che tu attendi su questa spiaggia!... Dimmelo, perchè io ne muoia!...
6.
Il Sonno ha sepolcri d'oro massiccio.
Fra poco il Sole tramonterà, e la verde acqua della sera ti colerà sulle spalle!... Tu sarai liberata dai loro desiderî, finalmente... Ti stenderai pigramente sotto le ciglia azzurre delle nubi, e il tramonto disporrà come origlieri sotto il tuo volto le sue piume, intrise di freschezza e d'oblio!... . . . . . . . . . . . . . . . . . . Finalmente ti posseggo!... La mia Anima è finalmente vittoriosa!... . . . . . . . . . . . . . . . . . . Poc'anzi--vedi?--mi pareva d'essere affacciato al balconcino d'un gran faro, a picco sull'onde nere, mentre esploravo il tuo sonno, impenetrabile come l'oceano taciturno nelle notti senza stelle. --È questo il rumore che sale, (gridai), di un orrendo naufragio?... Mille disastri su rocce invisibili! .... E che frastuono, nel tuo cuor senza fondo!...--
_La voce di Giulia._
Chiude il sonno le sue ali di velluto sulla mia anima, e sento azzurra ombra sui laghi delle mie vene.
_La mia voce._
Guàrdati dai vampiri, che infeltrano d'ali i sepolcri del sonno!... Tutta languida ti vedo, tutta greve di linfe e d'oblio, simile a quelle navi, cui le vele cascan dal sonno nella luce... simile a quelle navi che troppo hanno piena la stiva! Tu vorresti deporre sulla riva il tuo carico d'amore, per salpare, spiegate tutte le vele al vento, attraverso la fresca ombra, nell'aria agile e lieve... verso i regni trasparenti del tuo divino sogno... . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma io ti dirò crudeltà sanguinose, come chi, per star desto, si morde le dita, quando si veglia un morto!... Ahimè, tu sei già stesa, mio amore, nel sepolcro tutto d'oro del tuo sonno.,. Dimmi: che cosa farò?... Non dormire! Eccoti le mie dita, le mie labbra, tutte, tutte le membra del mio corpo!,.. Son questi i tuoi amanti? Prendili tutti insieme, prendili ad uno ad uno... Sàziati d'amore brutale, come le femmine che si vendono ai soldati, purchè il Dio infame non t'abbia, non t'abbia mai!...
7.
Il Dio dei Meriggi.
Viene, viene correndo lungo le spiagge! Viene sul vento di porpora e d'oro! Viene, il vermiglio Iddio, solcando le sabbie!... Lo sento!... Le mie orecchie risuonano e ronzano, scoppiano, le mie orecchie, al tonante fracasso che da una roccia all'altra rimbalza e varca i promontorî!
Le rocce sono colpite da uno stupore solare...
Cielo! Cielo!... la spiaggia tutta riluce d'ebano e di fuliggine azzurra... Io lo sento venire, a galoppo, instancabile, il Dio dall'elmo di fuoco! Ed il fracasso de' suoi grandi passi pesanti si ripercuote sull'incudine incollerita dei mari!... Fumiga il mare come un'incudine irta di faville... E sembra che il Dio s'avanzi da tutte le parti, da ogni punto dell'orizzonte... e il rimbombare dei suoi grandi passi pesanti ammucchia suoni su suoni, di spiaggia in spiaggia!
Echi ribelli, calati dalle montagne lontane e vinti dalla stanchezza, elastici Echi in agguato, puntate l'orecchie, grandi Echi di bronzo, inarcano il loro dorso di vecchi gatti metallici dal ventre vuoto che fa le fusa!...
È troppo tardi! Il Dio sta per raggiungerci! I suoi garretti tesi, serrati entro maglie di barbaro oro, vibrano e risplendono... I suoi grevi passi risuonano sulla riva d'argento, e il suo torso colossale, muscoloso di raggi, ingombra il profondo azzurro fino allo Zenit!... È troppo tardi!... Tutto è perduto! Il Dio ci raggiunge... Per noi, non altro scampo che il mar che ci guarda, pupilla immensa, tutta cigliata di fiamme! Egli viene, ebbro di corsa, agile e nudo, tese le braccia, a te, per abbracciarti! Già la tua carne ha fremuto di gioia, avviluppata dal suo rosso alitare, che tutto sràdica, forsennato come una valanga o come la lava di un vulcano!... Dèstati, Giulia!...
Ahimè! s'è addormentata, la mia amante, indifferente e lontana, e pur vicina a me... Ma ella non sa d'esser crudele: ha sonno, semplicemente, vuol soltanto dormire, distesa sulla sabbia, senza sentire il mio contatto!
No! No! Capisco... Il nostro amore è finito... Giulia mia mi respinge, mi rifiuta le labbra, per offrirle al suo Dio!... . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dov'è? Non vedo. La spiaggia s'intenebra entro le mie pupille... Eccolo! Eccolo!... Il Dio si china; il suo dorso s'infiora di labbra scarlatte... il suo dorso ignudo è corazzato di ardenti smeraldi e di pupille verdi, liquefatte da un sole di disperazione!...
Laggiù, bianche muraglie acciecate dalla luce, muraglie imbottite di fiamma e tutte avvolte nelle rigide pieghe d'una calce viva, s'avanzano verso il mare inciampando ad ogni passo, annaspando come mendìche dagli occhi bendati di candide tele.
Come cieche galoppano in fila, le muraglie dagli occhi bendati di candide tele e di calce viva... giù, giù, verso il mare, sotto l'esplosione fatale dei meriggi!...
E il mare infocato non è più che la polvere di brace e d'oro, che i passi pesanti del Dio sollevarono...
Ah! egli si china, si stende sul tuo corpo, t'abbraccia, e le sue bronzee ginocchia scavan la sabbia per insinuarsi fra le tue cosce!...
È coricata, a me in braccio, rivolta al cielo la faccia... Maledizione! Sono diventato il letto vivente e disperato dei loro amori! Il mio petto singhiozza sotto il feroce allacciamento dei corpi loro in una intensa luce... Eppure, una strana notte profonda con mille e mille ventose assorbe l'Anima mia ed il suo Sonno, e l'eterno silenzio della spiaggia soleggiata, nel pieno Meriggio!...
10.
I LAGHI D'ORO.
Stanco io sono di schiudere la mia tomba a spallate, per vedere, fra le ghignanti mascelle delle pietre il bell'Aprile panciuto, orgoglioso della sua giacca nuova domenicale, color lattuga e tutta oliata di luce!
Come un beone, sotto i pergolati dell'osterie campestri, l'Aprile in baldoria si sganascia in un ridere grasso così che il Sole gli saltella sul ventre, gran ciondolaccio d'oro.
Stanco io sono d'inarcare il mio corpo sotto il peso della morte!...
Su me ricada il coperchio della mia tomba, e mi fracassi il cranio, dove ardono e si consumano d'amore le Notti d'estate, crepitanti di Stelle... le belle Notti, spossate da onanismi implacabili, in cui le Stelle s'affaccian nostalgiche agli orli delle nubi... le lente Notti divorate dall'insonnia delle Stelle... le Notti impazienti, corrose da oscuri rimorsi, le Notti in cui palpitano le costellazioni, veementi e calde sulle nostre guance come arterie che pulsino frequenti... tutte, tutte le Notti velenose che uccisero i poeti!...
Su me ricada il coperchio della mia tomba, e mi fracassi il cranio, ove ristagnano i bei laghi fosfòrei delle mie lussurie ideali... i laghi d'oro, villosi e infeltrati di vampiri che la dissoluzione soffiano e il Nulla!
O bei laghi dalle rive che s'arrotondano come cosce, e ove affondano i passi, perdutamente, con delizia, nella sabbia che schiude le labbra per berli!
Su me ricada il coperchio della mia tomba, e mi fracassi il cranio, in cui vaporano i laghi delle lussurie mie!... O laghi d'oro affranti di languore e di frescura lunare, verso di voi, verso di voi, instancabile io striscio!.. Quando potrò riposar finalmente la mia torrida fronte su l'origliere assopente delle vostre gelide sabbie?...
Oh! mai!... mai toccherò le vostre sponde, laghi tanto vicini e pur tanto lontani! laghi a cui non s'approda! laghi abbaglianti nella calura del mio desiderio! laghi subitamente forcuti di ali membranose!... Mille vampiri che intrecciano l'ali spalancate hanno ostruite, imbottite le vostre rive morbide d'oro, che bruciano nell'intenebrarsi dei crepuscoli! A colpi di stelle brandite, a colpi di stelle affilate, sorgendo di sopra i monti, dovrai trafigger gli osceni vampiri della mia carne, o Notte complice! o Notte liberatrice!
Un giorno, io vidi sulle vostre rive, bei Laghi d'oro, sbocciare la pallida e flessuosa amante che attendo, la donna subitamente fiorita e subitamente morta! Vidi la sua nudità saporosa dileguare per sempre sulle vostre rive, dolcissimamente in una vasta sera d'estate, come uno sguardo svanisce sotto palpebre d'ombra!
Si frantumi il mio cranio con la sua fioritura d'insaziabili brame, coi suoi orizzonti cangianti da cui le foreste ventilate mi chiamano con tutti i loro fogliami non men persuasivi che gesti di donne stanche e desideranti!...
Si frantumi il mio cranio, con tutti i pennacchi delle sue lontane foreste, che sotto la luna han luccicori vanenti, e gorghi violetti, e sparse volute d'incenso, e fruscii più soavi del fruscio inebbriante di una gonna adorata che la mia mano tremando alzi come in sogno per la prima volta!...
11.
IL CAVALIERE NERO.
Dio d'odio e di follia, dammi la forza d'arrampicarmi fino alla cima! Ecco: l'Alba imbianca le dirupate groppe dell'immensa scogliera... Coraggio, buon Walnur, mio fedele corsiero!... presto saremo giunti all'albergo di Satana! Berrai alle fonti di fuoco, ti ciberai dei biondi fieni dell'Aurora e di fasci di raggi fiammeggianti!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . In alto assai, sulla costa granitica, a cento cubiti a picco sul mare, un Cavaliere nero, grande, piantato ritto nelle staffe, tendeva le braccia verso l'abisso delle Notti... Ischeletrito dalla fatica e dalla fame, il suo cavallo aveva piegati i garretti posando il collo su la gelida roccia. Un'alba grigia e senza speranza, curva sotto le nuvole scarmigliate, trascinava sull'arco dell'orizzonte mammelle esauste, rugose... L'Alba avea tutto esaurito il latte divino della sua luce senza nutrire il Giorno neonato, che agonizzava trascolorando nella sua culla... E l'Alba come una mendicante singhiozzava battendo i denti, freddolosamente, nella ghiaia sonora della spiaggia...
Allora il Cavaliere, ritto, tendendo le braccia all'invisibile mare, con rauca voce gridò:
--Ho attraversata la terra, correndo alle calcagna della Felicità! Ho conquistato città, devastati reami, e ho ritagliato il mio desiderio, con grandi fendenti di spada nella pancia romoreggiante delle folle. Poi, ho spiato il mistero entro i lambicchi!...
La sua nera armatura era tutta fracassata... I suoi begli occhi, attizzati da un'estasi frenetica piangevan tratto tratto su la sua guancia cava una goccia di lava, ed il suo volto incandescente ansimava.
--Ho posseduto--gridò ancora-- donne e donne, agitate da un'atavica foia, insaziate d'ebbrezza e di piacere... E a lunghi sorsi bevvi le loro inebbrianti nudità, liquefatte da un torrido amore.
«Ohè! Ohè!... Quali voci, quali martelli e quali campane van demolendo lo spazio a me intorno? È forse questa un'eco della mia voce rauca ripercossa dagli echi lenti e sonnolenti delle rocce?... . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ah! ah! son tutte le campane a stormo del Rimorso, ammutinate e lanciate a galoppo sulle mie tracce! Tutte le campane a stormo delle città che risuscitai, dando loro un cuor di fuoco e di follia!
«Ah! ah! mi ricordo che in un meriggio d'estate subitamente entrai nel silenzio d'un chiostro azzurro, tutto oliato d'ombra e di vecchio oro solare... Vi entrai regalmente, sul mio cavallo monumentale, come una Tentazione superba di Gloria e di Lussuria, altissima brandendo, la torcia del delirio!...
«Son esse, che corrono! Odo il loro rumore di vivente ferraglia arrugginita... Son esse: le Campane a stormo del Rimorso, povere martiri squartate, che rimasero lungamente inchiodate sulle croci dei campanili, e che una sera dall'alto ruzzolarono giù, coi cauti parafulmini e le piagnucolose banderuole dei tetti. Ah! Ah! sul mio passaggio, udii appena il frastuono delle campane, risonanti di spavento, lanciate a volo come casseruole d'oro dalle finestre d'una cucina imperiale incendiata!... Le ràbide Campane del rimorso subitamente balzarono in sella, e accanite m'inseguono, poichè tracciai strade vive di dolore, e gonfiai di singhiozzi il placido seno delle antiche città che respirano in pace sotto le stelle!... Ho addobbate di sontuosi incendii le loro mura, per passare, impassibile cavaliere di bronzo, sul mio cavallo monumentale, con all'elmo un pennacchio globuloso di tenebre che mèscesi alle scintille del fuoco notturno!
«Forsennate Campane del Rimorso! Campane a stormo del Passato, che volete da me?... Perchè accanirvi dietro alla mia corsa veloce?... Non avete sorriso, voi, d'una gioia infernale, non avete gioito, grondando di una rossa ebbrezza nelle profonde rughe delle vostre mura millenarie, al contemplare il mio bel volto di luce, mentre rizzandomi sulle staffe brandivo fino allo zenit la sfolgorante mia spada di arcangelo satanico... la mia bella spada, più agile d'un raggio di luna?
«Ahimè! la mia vecchia spada che un tempo levai tra le tresche fiamme dell'Aurora, la mia buona spada è smussata!... Galoppai per trent'anni, e il mio cavallo ormai è arrembato, e sputa i polmoni!...
«Che importan le Campane? Non potrò mai toccarti, o mia Stella ideale, o mio unico Sogno, Sete della mia Sete eterna, o sorridente Stella che fuggi di cima in cima!.,. Mai non potrò fermarti nel cavo delle montagne sublimi, nè avvincerti, per inchiodarti alla vetta d'un promontorio, o affascinante Stella dalle labbra diaboliche!...
«In una grande sera apocalittica incoronata d'una vasta aureola, io scorsi la tua morbida, azzurra nudità, e da allora mi ostino a inseguirti con un galoppo di ciclone devastatore!
«Ecco: ho raggiunto già i confini della terra, e tu fuggi per sempre, e tu fuggi, inesorabile Stella!... Il mio grande corsiero, rotte le reni, crolla e domanda la morte! Io sono vinto, agonizzo, e più nulla dal cielo nè dall'inferno m'aspetto!... . . . . . . . . . . . . . . . . . Perdonami d'aver lungamente, immensamente amate le tue Labbra ideali, o mio Sogno supremo, o Stella delle Stelle!...
12.
INNO ALLA MORTE.
Acide grida m'han trivellata l'anima da parte a parte... Dove, dove udii già questo strido verdastro? . . . . . . . . . . . . . . . . . Or mi ricordo... È il terribile strido dei naufraghi sublimi, ebbri mortalmente d'ideale, che bevono alla tristezza augusta delle Stelle!...
Un giorno, in un gran porto, sauro, bituminoso, pieno d'alberi di navi in grovigli di malefiche croci, e tutto palpitante di vele, come di ali d'enormi vampiri, io mi trovai--per qual caso?-- sotto le basse travi d'una bettola da marinai, alla punta d'una gettata, su palafitte malferme. La sera colava il suo olio, dai bronzei riflessi di cangianti putredini, e le onde n'eran tutte impeciate... --Burrasca! burrasca!--mugghiavano i marinai. Vidi, attraverso i vetri, carene d'ebano angolose, fumanti come incudini, e, nella bruma, giganti fuligginosi che martellavano spade arrossate a un ardentissimo fuoco!
Il cielo color di sabbia e d'ocra s'indurì, più insuperabile che le mura d'un chiostro...
--Inchiodate gli ormeggi!--ululavano i marinai, con le mani a portavoce;--serrate tutte le corde al bompresso! Soffia il libeccio!...--
L'onde pesantemente sembravano travolgere mille naufragi frantumati, in alto mare... Fuori dalle tenaglie dei moli, oltre le mandre delle nubi dai velli motosi che la bufera assale con pungoli feroci, ecco gli ultimi gesti spaventati della luce!
Poichè un sublime annegato (incandescente sole o moribondo pianeta) affondava all'orizzonte, dopo aver lungamente battuta l'aria con le sue grandi braccia di fuoco, nell'amarezza atroce di quella sera maledetta... Soffiò subitamente la tempesta nelle sue trombe sonore; scoppiarono gli echi dovunque spaccati da note di piombo, ed i vetri giallastri si striarono, s'empirono d'un tintinnìo di acidi lampi!
Son vani i vostri colpi di maglio formidabili, neri giganti intraveduti fra la bruma, neri demoni che spezzate, infaticabili, coltellacci di ferro ed antiche alabarde, in alto mare, sui dorsi fuggenti d'illusorie balene dal pelame di fosforo!...
Sotto i nostri piedi, in ogni senso, la baracca ballò la sua giga sfrenata sulle nere palafitte, come su trampoli...
O instancabile mare, che vai gonfiando e rigonfiando il tuo ventre azzurro, di sabbie nutrito e di rocce frantumate... tu che arroti i capezzoli irritati delle tue poppe esauste di sirena, qui sotto il malfermo impiantito, urla, urla dunque il tuo enigma!... Dimmi qual'è la tortura e qual sarà il frutto del tuo funebre parto?...
E rantolò l'impiantito, movendosi tastoni, di qua, di là verso un appoggio, come un ubbriaco ferito a morte... Penosamente l'impiantito gonfiò il suo petto in singhiozzi, come scosso dagli urti d'una tosse di gigante!... John e Fritz, marinai dai gabbani di cuoio eran con me seduti a una tavola, legati i polsi e i piedi, intorno a una gialla lanterna e udivo la lor voce densa gorgogliare preghiere, come un'acqua nera...
Tu ti placavi a quando a quando, gran Mare insidioso, e nelle pause del silenzio sovrano noi guardavamo, pietrificati, la stella gialla della lanterna, che con alta e monotona voce parlava, allungando verso di noi la sua lingua fumosa di fetido olio friggente. E ci guardava intanto, la lanterna, come un gufo, strizzando il suo occhio di tenebroso augurio...
Fritz borbottò:--Sant'Anna! pregate, pregate per noi!... Chi potrebbe salvarci da questo vento satanico?... Guardate! gridò; non vedete passare là nel nero la scopa delle streghe, dalla saggina di fosforo?--
Allora l'impiantito, sotto i nostri piedi si torse sfuggendo. La bettola parve crollare nelle attiranti ventose dell'abisso, e la porta scoppiò, fracassati i battenti!...
Disse John:--È il libeccio che màstica duro!...-- Fritz gridò:--Fermi tutti! son essi che ritornano!...-- La porta spalancata miagolava come la bocca affamata d'un gattaccio infernale dalle vaste pupille fosforee, soffiando il rauco suo odio e la sua bava fischiante, tutti a nudo gli artigli, aguzzati sulla madreperla delle lune abolite!...
--Issa-ooh! Issa-ooh!...--Aggrappandosi, con un febbrile ansare, alle corde, tre marinai entrarono!... Strisciavano sul pavimento, piatti, grondanti d'acqua come pesci... --Issa-oooh! Issa-oooh!...--Trascinavano grevi tronconi d'albero e lembi di vele ritorti come serpenti!... Con voce rauca gridarono:--Le barche sono infrante!... Siam soli!... Tutti gli altri son morti!...--
Allora un acuto clamore dominò sul terribile frastuono delle acque... Un ciclone avea dunque lanciato, dall'alto d'un promontorio, fra le mascelle scellerate del mare, immense mandre di iene che s'azzannavano rabbiosamente a vicenda?... . . . . . . . . . . . . . . . . . Era invece--oh! terrore!-- il grido d'acciaio verdastro, che lanciano al cielo i naufraghi sublimi caduti giù dalla prua di diamante delle galere ideali!... Era la vostra voce esasperata d'amore, o naufraghi sublimi che navigaste un giorno sugli abbaglianti gorghi delle Vie lattee, da un firmamento all'altro, verso lo Zenit!...
E la porta scoppiata, vociferante e rossa fumava come la bocca d'un Drago!... Ad un tratto sussulta l'impiantito!... Un sobbalzo e noi strisciamo, tastoni, verso il mare! I nostri corpi?... convulsi dall'orrore e reclini sull'abisso, tutti grondanti di lave turchine e violette!... I nostri volti?... illuminati dai lampi, che alacremente trinciavano l'infinito con le lor lame verdastre!... I nostri occhi?... Come schizzati fuori dall'orbite!...