Chapter 6
Allora sui nostri pallori cadaverici, sulla mia Anima e su di me, i violini immensificati, inarcando la groppa del loro suono, soffiarono come gatti l'odio acido e giallo della loro gola bavosa! E la mia Anima esaltata gridò con voce sorda: --Amico! Amico!... Guarda! Non vedi tu un'isola rossa, ardente, insanguinata sbocciare per miracolo, simile a una ferita, sul mare d'ametista?... Un'isola presa fra le maglie d'oro di una purissima sera in deliquio sull'acque?... Non vedi tu un'isola in fiamme che dondola come una vasta rosa vellutata?...
Le sue rive son petali colorati di carminio che sembran vivere e palpitare sotto la languida carezza dei flutti... Guarda! Quelle rive s'accendono, man mano che la nave s'approssima... L'isola è tutta imbottita di folte verdure; l'isola gronda di gomme e di lacche rosee, che tingono i nostri cordami... Non senti? L'aria crepita e brucia come un incenso. Vapori dorati di miele avvolgono gli alberi lungo la riva! (--_Sacramento!... Chi è quell'animale, quel porco che ha urtato il mio tavolino?..._) Amico, guarda! Il Sole scarlatto agonizza sotto un soffitto di nuvole... Il Sole è schiacciato, a mezzo il corpo, sull'orizzonte, e pare una bettola infame, dalle rosse tendine accese!... Il Tramonto non è più che una lurida osteria, per metà sepolta sotto il pavimento montante del mare che oscilla!... (Oh! Dio!... Cresce il rullìo, e già ruzzolo nella nausea impura d'un assenzio infernale!... Certo, s'impastarono ossa di vecchi demonî, per distillare questo elisir d'oblìo!)--
Con un lungo urlo di rabbia, il Sole ha rantolato sotto il tetto pesante delle nubi, laggiù.... Nuvole di sugna, dagli orli aranciati che lentamente assopiscono l'isola felice!... Ah! mi ricordo, mi ricordo, d'aver vissuto, un tempo, in qualche vita lontana, sulle vermiglie sabbie di quell'isola che chiude ad una ad una le palpebre brune delle sue calde verzure!... E mi ricordo d'una sera, come questa inconsolabile e pura!... Ma è troppo tardi, ormai!... La mia amante dalle labbra di profumo non verrà più, poichè è l'ora che i serpenti s'intrecciano in molli tappeti sui sentieri fioriti dell'Isola felice!...
Una certa sera d'autunno, dolorante e come stretto da un'angoscia amara avevo condotta la mia Anima, come al solito, in un caffè notturno... La mia Anima? Non aveva bevuto nulla... Eppure, barcollava come un ubbriaco! Basta sì poco, per ubbriacarla!... Poche ore di solitudine, e già eccola brilla!... Entrammo... Appesa al mio braccio, floscia e slogata come un fantoccio, la mia Anima si piegava a destra ed a sinistra, battendo l'aria con le braccia ed urtando le tavole e i passanti!...
UN SIGNORE (_urtato, alzando il bastone_)--Ohè!... siete ciechi!
LA MIA ANIMA (_canticchiando_)--Tra la la!... Tra la la!...
IO.--Scusate, signore ... Il mio amico è un po' brillo....
IL SIGNORE (_furibondo_)--Andate al diavolo!... Portatelo altrove, il vostro ubbriaco!...
IO (_alla mia Anima_)--Andiamo! Basta! Non far più sciocchezze! Sta ritto, e taci! Mi procuri delle seccature!... Zitto, se non vuoi che ti pianti qui, in mezzo al caffè!
LA MIA ANIMA.--Sì! Sì! hai ragione... Ma non è lecito avere una faccia come quella!...
(Lulù, una bellissima ragazza, ci chiama con un gesto alla sua tavola... È l'amante della mia Anima. Sembra molto ammodo, è vestita di nero, ha la bocca in forma di cuore, occhi sensuali. Fa smorfie, con grazia, sotto i pesanti capelli neri che ombreggiano delicatamente il pallore del suo volto.)
LULÙ.--Amici miei, sedetevi, vi prego... (_Alla mia Anima_) Come va, caro?... A proposito: ho letto la tua ultima poesia...
LA MIA ANIMA (_di cattivo umore_)--Mi dispiace, cara... Naturalmente, non ne avrai capito nulla! Sei troppo stupida...
IO.--Suvvia! Non essere villano!... Tu non dovevi darle da leggere i tuoi versi... E poi, non mi seccate più con la vostra letteratura!... Stiamo allegri, e facciamo del baccano!... Conosci Rosina, la divette?... È deliziosa... Quando canta, rapisce.
LA MIA ANIMA.--Tanto meglio!... Viva Rosina!... Viva Rosina!... Ohe! Balliamo!... Viva l'allegria, e al diavolo la letteratura!... Olà! Olà!... Voglio del baccano! Facciamo del baccano!... (_La mia Anima ansima, con gli occhi stravolti, annebbiati di sangue sotto le palpebre frementi_). Ribalterò la tavola su codesti imbecilli... Vedrai!... Sarà bellissimo!... Patatrac!... Ecco fatto!... Anche tu, anche tu, devi far del chiasso!... Ah! ecco Rosina! Silenzio!...
(La mia Anima, puntati i gomiti sulla tavola, guarda fissamente la scena; ma, presa a poco a poco dal sonno, piega il capo, in abbandono, sulle braccia incrociate. Subito, l'orchestra ci si scaglia addosso, picchiando sulla calca grandi colpi d'archi, coll'indignazione ridicola di un Gesù nell'atto di flagellare i mercanti nel tempio.)
IO (_alla mia Anima_)--Dormi?... Su! Svegliati! Come ti pare, Rosina? (_Al cameriere_) Tre _absinthes_!
LULÙ (_rivolta a me, strizzando l'occhio_).--Dite su... È un gran pezzo che non vi si vede!... Non ci sente (_Indicandomi col dito la mia Anima addormentata_) Perchè non venite a trovarmi? _Lui_ (_indicando la mia Anima_) non c'è mai. Se sapeste com'è noioso!... Verrete, non è vero?... Quando?... Mi direte cose molte allegre, e ci divertiremo moltissimo! Ve lo prometto!... Ma... zitti!
IO.--Siamo intesi, Lulù!...
(E rispondo alla sua occhiata con uno sguardo languidissimo, pur pensando che è schifoso tradire così, senza piacere, il mio migliore amico, la mia Anima, con una ragazza che egli ha il torto di adorare!... Basta!...)
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
(Entrano nel caffè dei nostri amici. Uno di essi batte sulla spalla della mia Anima, che si desta di soprassalto).
L'AMICO (_alla mia Anima_)--Sai? Lulù mi ha dato da leggere il tuo poema ... Mi ha detto che è una cosa senza senso!
LA MIA ANIMA.--Lulù è una sciocca! D'altronde, non val la pena che tu lo legga!... Non ne capirai un'acca!
GLI AMICI (_in coro_)--La! La! La! Lulù ha ragione... Siamo del suo parere!... Il tuo poema non è interessante!... Hai fatto di meglio!...
LA MIA ANIMA.--Cretini!
GLI AMICI (_in coro_)--Che arie!... Sei molto villano, questa sera, caro amico!
LA MIA ANIMA. (_Lo tengo fermo, per le spalle contro la tavola. Pure, col volto congestionato e con gli occhi fuor dall'orbita, egli urla:_)--Sì! Sì!... Siete tutti cretini! Tutti imbecilli!... L'Arte... la Poesia... Voi non capirete mai nulla di queste cose!... D'altronde, io sono un grande Artista... ho del genio... vi disprezzo tutti!... E me ne infischio, dei vostri giudizî!...
IO (_alla mia Anima_)--Suvvia!... sta zitto! Sei pazzo!... Vuoi tacere?... È stupido, quello che vai dicendo!... Dopo tutto, costoro hanno soltanto espressa un'opinione... Non ti hanno già insultato, che io sappia!... Pensano che tu sprechi il tuo talento a cercare delle cose senza importanza... Ognuno ha le proprie idee... Tu te ne infischi... e buona notte!...
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
«In fondo, Anima mia, tu sai benissimo che non basta aver dell'ingegno, del genio, anche, di fronte al nostro Ideale comune: la Felicità assoluta, la Gioia pacificatrice... Tutto è collegato, nella vita... I geni e gl'imbecilli si danno la mano, per ballare in tondo, nelle Tenebre, sotto l'Infinito muto e beffardo!... La bellezza dell'Arte e la stupida Realtà sono ugualmente colpite dall'impotenza e dall'imbecillità, davanti all'ineluttabile miseria dei nostri destini e all'irrealizzabile assoluto!... Non v'è nulla di più ingenuo che il voler raggiungere e fissare l'Assoluto, tanto nell'amore che nella letteratura, per mezzo della lussuria, del verbo, o del silenzio!... Mi ascolti?... Ebbene: ragioniamo un poco!... Vuoi che la tua arte sia apprezzata, o vuoi che sia disprezzata?... Alludo alla folla, alla maggioranza, ai cretini!... Vuoi forse essere compreso?... Prevedo la tua risposta: «L'Arte basta! Basta l'ebbrezza di creare della Bellezza!...» Allora, Anima mia, bisogna sputare insolentemente sulla vita, sulla gloria, sulle donne, sull'amore, e rimaner solo!... Solo? No, non assolutamente!... Bisognerebbe conciliar le cose... Infatti... infatti... Capisco perfettamente. L'Arte è inafferrabile e lontana come una Stella.... ed è triste, molto triste, adorare una Stella!... Inoltre, bisogna soddisfare il proprio orgoglio con un po' di dominazione.... Dunque, ti occorre della gloria immediata... ti occorrono delle donne che vengano a offrirti le loro labbra.
«Tu pensi, come penso io, che il creare stanca, come pure il comprendere tutto e sempre?... Si resta invariabilmente a mezza strada, non è vero?... quando si sale il calvario dell'impossibile perfezione artistica!... E poi, pensa... Noi dovremo morire, nonostante il nostro genio... E saremo dimenticati prestissimo!... I capolavori sbiadiscono, dopo qualche secolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
«Quanto alla felicità, essa appartiene ai mediocri e agl'imbecilli... La vita di costoro scorre con la pienezza felice e satolla dei grandi fiumi che affondano pigramente nell'orizzonte. La loro corrente calma e trasparente, non ha colore nè luce singolare, e trascina incoscientemente, verso l'ignoto della morte, innumerevoli paesaggi capovolti e divenuti assurdi...
«Tutta la felicità sta in questo, e non bisogna disprezzarla... Nulla è più triste che il disprezzare ogni cosa, prima di averne goduto, poichè è senza dubbio un'inferiorità l'essere insoddisfatto, foss'anche d'Ideale!...
«Tu sei ridicolo, vedi?, come un gran re decaduto, che vada portando in giro le sue torce fiammeggianti, le sue porpore sontuose e le sue squillanti fanfare... in un paese di sordi e di ciechi! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
«E la povera Lulù?... Hai torto d'insultarla, perchè ti ha detto una sciocchezza!... Che pazzia, l'esigere sempre, e da tutti, dell'intelligenza!... La sua stupidaggine è in perfetta armonia col gioco dell'universo! Sei tu, Anima mia, che urti e sconvolgi l'ordine!... Il tuo genio è assolutamente sconveniente!
«Inoltre, Lulù è graziosa e ti vuol molto bene... E tu sai di non poter fare a meno di lei!... Ricordati, Anima mia, che in certe notti di novembre, in una di quelle notti, lugubri e tutte intirizzite di stelle freddolose, in cui l'orgoglio del Genio crolla ad un tratto nel nulla... in una di quelle notti astiose, piene di rancore, in cui il coraggio e la forza si sgretolano come per incanto... ricordati, Anima mia, che ella seppe pacificare il tuo povero cuore con una sola carezza... anzi, con un solo sorriso!...
«Tu sai, anche, che è dolce avere nella propria camera tiepida e chiusa, la donna soave dalle labbra primaverili, che lentamente si slaccia e si sveste per te, soltanto per te, accanto ad un gran letto protettore e che assolve da ogni rimorso!...
«Calmati, dunque!... Hai commesso, or ora, delle pazzie imperdonabili... Ebbene: adesso bisogna che tu faccia le tue scuse agli amici e domandi perdono a Lulù...»
La mia Anima mi guardò avidamente, con occhi feroci, e sentii che un torbido e rosso desiderio lo trafiggeva: il desiderio d'uccidermi, per liberarsi dei miei sermoni! Infatti bisogna essere legati ad una profonda amicizia, per odiarsi, talvolta, con tutte le proprie forze, e per voler mangiarsi il cuore reciprocamente, con delizia...
Poi, ad un tratto, la mia Anima si mise a piangere dirottamente...
IO.--Suvvia! Non piangere! Non pensarci più... Domanda scusa ai tuoi amici, e tutto sarà finito.
LA MIA ANIMA.--Miei cari amici... perdonatemi le mie villanie e le mie offese!... Sono ammalato, questa sera... Sono nervosissimo!... Sento un dolore, qui, vicino al cuore, profondissimamente... Forse, sono spacciato!...
IO.--Su, amici!... Fate la pace, e tutto sia dimenticato!... (Alla mia Anima) Vieni qui... Non piangere più... stringetevi la mano... Così! Benissimo!...
LULÙ.--Caro! Caro! (_accarezzando la mia Anima_) Baciami sulla bocca... Così!... Tremi, povero amore mio?... Hai la febbre?... Stasera verrai da me... Ti curerò!...
Allora, la mia Anima, ubbriaca fradicia d'angoscia e di tenerezza, pianse ancora dirottamente, come un vitello, fra le braccia di Lulù...
Quella notte, dunque, la mia Anima l'avrebbe passata con la sua amante... Li accompagnai a casa di Lulù. Sulla soglia, la mia Anima, che barcollava, mi salutò con un lieve sorriso di trionfo... poichè, vedete, in fondo, è troppo, troppo stupida, la mia Anima!...
9.
IL CANTO DELLA GELOSIA.
1.
Sulla spiaggia.
O Giulia mia, non abbandonare così le tue palpebre e tutta la tua carne bramosa che adoro ai baci voraci del Sonno!...
Vedo le tue ànche grondare di un profumato sudore inebbriante, simili ai tondeggianti fianchi d'un vaso che trabocchi di miele o d'un prezioso unguento, ed ho, sinistro, il terrore di vederti addormentata!... Scuoti, piuttosto, la tua indolente capigliatura, perchè s'apra intorno a noi come una rete d'oro per prendere il Sole... E stendi le braccia!... Sembran più molli che petali di magnolia, agonizzanti....
Allontana a uno a uno i sonnolenti papaveri che invischian la tua nudità sulla spiaggia... Non dormire, o mia Giulia... Un dio verrebbe a possederti nel sonno, un dio dall'elmo di fuoco e dal torso fiorito d'amorose pupille!... Io graffio l'aria che ti circonda, perchè vedo ansare il tuo corpo bianco che affonda nelle sabbie fresche e lisce dell'oblio!... Vedo la carne tua, tutta aperta e abbandonata... la tua carne pregante che implora baci!... e lo sento: il tuo corpo è scavato da una carraia profonda che accoglierà le ruote dentate di uno spasimo possente!...
Ah! chi potrà liberarmi dal dubbio?... Ah! il mistero terribile del tuo sonno!... È il meriggio, lo so... È questo il più chiaro e trasparente meriggio della terra!... Eppure, la Notte greve, la Notte vellutata di piume striscia sull'anima mia senza rumore!... Ah! Sempre, labbra tenebrose bevono i nostri baci, nei nostri più scintillanti meriggi!...
Tu dolcemente abbandoni il molle tuo dorso fra le mie braccia; Il tuo busto delicato s'illanguidisce fra le mie dita, che si trastullano inconscie con le tue piccole costole... Tu hai tremanti implorazioni nelle pupille piene di azzurri silenzî... Ahimè! si capisce: vuoi soltanto dormire e andartene alla deriva, lontano da me, sulla grande cantilena dei mari, verso i tuoi sonni lontani!...
Marinai! Pescatori! Abitatori delle rive! I miei denti battono dal terrore... Soccorretemi!... Mani di ghiaccio mi frugano senza posa nel cranio, su questa spiaggia maledetta, soffocata dalla fiamma eterna e dall'attesa! Le sabbie intorno a me si gonfiano come un immenso petto, villoso di scintille... Guardate, guardate laggiù, nell'ampio grembo dei golfi! Il vento solleva e travolge grani di sabbia mostruosi, che sembran spicchi di stelle!... Furono dunque infranti degli astri incandescenti per innalzare una scogliera insuperabile d'oro davanti alla nave del Dio?...
Giulia! Fiore carnale! Non dormir, Giulia mia! Non senti che io ne muoio?... Simile io sono alle cagne raucamente ululanti che si stringono intorno i loro piccoli, in fondo ai crepuscoli invernali, davanti al mare, ai suoi clamori ed alle sue sataniche devastazioni!... Oh! gli artigli delle mie dita!... Poichè t'amo, infatti, come una cagna ama i suoi piccoli!... Sì!... Io, ti partorii!... Io, senza posa ti partorisco ne' miei baci felini!... Ti trassi dalle mie viscere, ed ho per te il delirio terribile d'una madre, cui si lacerano i fianchi quando tu trasalisci graziosa e turbolenta nel mio abbraccio!... Oh Giulia mia!... Tu che passi nelle mie vene boccheggianti, come un tizzone che faccia ustioni di miele!...
Lo so, che tu aspetti il dio osceno, e ti vedo tremare d'un brivido ignoto a mè stesso! Oh! questi spasimi dolci sulle tue labbra semiaperte non sono più miei!... E la saliva di voluttà, a chi, a chi la dài tu, in questo istante?... Certo l'azzurra ombra che ti si accumula ora sotto le ciglia, è l'ombra medesima del tuo Dio! Oh! carne della mia carne, mille volte dannata!... No! egli non ti avrà, poichè io veglio sulla spiaggia, e nessuno, nessuno potrà rapirti!... I miei denti ed i miei artigli adunchi brillano al sole... Soltanto i miei denti vivono ancora sotto le mie labbra morte!... Svègliati! Svègliati! Non voglio che ti addormenti, poichè mi appartieni, dal giorno che fra le mie braccia mi concedesti l'umida confessione del tuo piacere!...
2.
Il risveglio di Giulia.
Ebbrezza e gioia profonda!... La mia bionda amante s'è destata, seminuda, nella sua verde veste di bagnante che le inguaìna il corpo fino ai rosei polpacci... Ella striscia lentamente sulle ginocchia, verso la freschezza dell'onda, inarcando il dorso, come una gatta. Poi, respingendo la terra con le piccole mani, rizza il busto orgoglioso che tutto vibra nel sole, e il suo _chignon_ vermiglio fiammeggia come una corona barbara d'oro!
Ecco: la mia bionda amante mollemente discende sulla spiaggia, a passi ritmici, nella schiuma dell'onde che le inanellan di perle preziose le dita de' suoi piedini freddolosi... Io la seguo. Con un agile gesto ella s'infila nel galleggiante cerchio di salvataggio, poi vi dispone pigramente i fianchi come nel cavo di una candida cesta...
Allora, inebbriato dal colpo d'ala imperioso de' suoi grandi capelli d'oro che si scatenan come un incendio sui flutti, io nuoto sul fianco a veementi bracciate, e, lacerando col capo in avanti la schiuma che fruscia nel flic-flac delle onde impennacchiato, traggo verso l'ignoto la barca illusoria, teso il braccio, come una gomena, all'indietro.
Oh! nulla uguaglia allora la dolcezza nostalgica del suo volto ardente e pallido, nulla uguaglia l'ideale balbettìo delle sue palpebre preganti!...
.... Poichè tu sai, amor mio, il delirio fantastico, l'onnipotente soffio che m'afferra alle viscere nel soleggiato riscintillare dei mari!... .... Poichè conosci lo spasimo crescente e cadenzato che m'insegue da un'onda melodiosa all'altra nella gran sinfonia sommergente dell'acque, @192 verso il divino abisso di un impossibile accordo con voi, Soli allucinanti... con voi, Mari men vasti dell'anima mia!...
O Sole! Sole accanito come un tafano mostruoso nella criniera fiammeggiante del mare!... O Mare, Mare di lava dai forsennati ribollimenti! .... e il tuo corpo, o mia Giulia che portiamo con noi!...
Sole dal ventre abbagliante, simile a un idolo indiano! Mare dai flutti prostrati, che strisciano, sgomenti, all'infinito, immensa strada selciata di schiavi! .... e il tuo corpo adorato che portiamo con noi!...
Oh! nulla arresterà la mia corsa verso la Morte!... Soli divoratori, soffocateci fra le vostre braccia incandescenti!
Con tutto lo slancio degl'innumerevoli vostri incensieri d'oro, sollevatemi, o Mari! Scagliate la mia anima consunta, verso lo Zenit, come vapore d'incenso!...
O Sole! portatore di fiaccole incendiarie che appicchi il fuoco alle cime dei monti, mura merlate della terra! O Mare dalle mille braccia d'avorio gesticolanti .... e il tuo corpo adorato che portiamo con noi!...
Raggiungeremo così i confini del Mare... E alfine chinandoci a picco sull'infinito, in mezzo al notturno franare delle costellazioni sublimi, che crollano giù in vaporose valanghe, noi vedremo nell'abisso senza fondo dei flutti la faccia lunare della Morte...
Ma tu tremi, Giulia! E le tue mani tese implorano clemenza dal Mare e dall'Ignoto!...
_La voce di Giulia._
Amante mio, dove vuoi trascinarmi così? Fermati! Siamo lontani assai dalla riva, perduti sul Mare infocato... Dammi, dammi le tue rosee labbra da baciare voluttuosamente, perchè il mio cuor sonnolento vi riposi!
3.
In alto mare.
Io ti posseggo alfine, viva, mia e risvegliata!... Eccoti fra le mie braccia, sospesa come nel cavo d'un cestello cullantesi in silenzio sul mare... Non tremare: sono l'onde del mio cuore che ti fanno oscillare...
Con un braccio ti reggo sotto le morbide cosce... (lo senti, Giulia mia?) mentre coll'altro ti cingo l'agile dorso, dove s'arrotonda. Sei felice, mio amore?...
_La voce di Giulia._
Oh! tutto ciò che mi viene da te sempre mi dà piacere, sempre!...
_La mia voce._
Tu la faccia protendi per giungere alle mie labbra, e con le braccia il collo m'imprigioni... ed io ti sfioro la bocca con le dita!... Sei felice?... Dimmi!... Godi?...
Pian piano mi mordi e mi succhi le dita in languido abbandono... La tua lingua secca ed aspra di gatta le lecca, dardeggiando frequente. Ecco: innocentemente i tuoi occhi si chiudono, e sotto le palpebre si riposano come sotto foglie molli di rugiada! Non forse ti senti fondere le midolla, o mia Giulia? Oh! dammi, dammi l'anima tua, nel concedermi la gioia umida e calda della tua carne!... . . . . . . . . . . . . . . . . . . L'anima tua?... L'anima tua?... Che ne hai fatto?... . . . . . . . . . . . . . . . . . . Oh! certamente la tua profonda carne ora è piena d'ombra fresca ed azzurra, come un sentiero di bosco in estate!... Ma il tuo corpo ringrazia le mie dita solamente, e le mie dita son tanto lontane, tanto lontane dalla mia anima!... Mi par che secoli interi non mi basterebbero per raggiungere la mia mano e le mie dita infide!... Io non le sento più, le mie dita... Sono straniere per me... E tu hai tutto dimenticato: i miei occhi, le mie labbra, la mia anima, e a tutto preferisci le mie dita, perchè ti fan morire, crudelmente morire, con sinistra lentezza!... Versan nelle tue vene deliziosi filtri, gonfiano d'un latte d'oro le tue mammelle, e tu--dimmelo!--senti caldi e umidi fiori sbocciarti fra le cosce! Oh! dimmelo, Giulia!... Perchè non vuoi dirmelo?...
No! No!... Non voglio più che ti posseggano, Giulia, i miei occhi, le mie labbra, le mie dita... No! No!... Tu devi appartenere soltanto alla mia Anima!... E più non avrai da me l'esecrabil carezza, poichè muoio di gelosia per tutti gli amanti che nel tuo letto condussi dandoti il mio corpo!...
4.
Gli amanti di Giulia.