Chapter 4
Alfine, alfine il mio cuore si bagna --ed è gioia suprema!-- nella notte mendace e divina, piena di filtri amorosi come una coppa fatidica dall'orlo fiorito di stelle che tocca lo zenit!... Alfine, alfine il mio treno si tuffa--ed è l'estasi!-- in questa notte plenaria, sotto l'intenerimento delle stelle inebbriate che s'assopiscon tenendo fra le dita morbidi fiori di turchese!...
Alfine, alfine balza il mio treno--ed è incanto!-- nella mollezza diffusa di questi pesanti ventagli odorosi di rugiada e di brezze lascive, che la notte trascina, senza fine, lontano, sui balsamici fieni!...
Ahimè! Presto svanì quella gioia squisita!...
I Cieli sono assordati dal rumor dei miei passi di gigante... e acciecati benchè vi scorrano azzurri fiumi di stelle!... Ed io mi sento vinto dalla cupa oppressione degli Elementi dominatori!... Qual mai piacere è il vostro, onnipotenti forze che mi rompete la schiena? Io sento gli stridori che dànno le vostre enormi tenaglie strangolatrici nel richiudersi sopra il mio cuor vagabondo!... Ma non importa, o folle treno! Io sono in tua balìa!... Prendimi! Prendimi! Sotto il cielo assordato, benchè tutto vibri d'echi loquaci; sotto il cielo acciecato benchè folto di stelle, io vado esasperando la mia febbre ed il mio desiderio, scudisciandoli a gran colpi di spada, e deliziato mi piego, a destra, a manca, per sentirmi sul collo la carezza delle braccia del Vento, vellutate e freschissime!
Son le tue braccia ammaliatrici e lontane che m'attirano, e il vento è il tuo fiato vorace, o Infinito terribile che con gioia m'assorbi! A me la tua bocca di dèmone saziata di lampi! Eccoti un bacio pesante, in cui l'anima mia tutta si vuota, o Infinito monotono dagli sguardi piovorni, ondeggiante lontano fra umidi suoni di campane funeree! O monotono Infinito dalle aride labbra come un porto insabbiato, abbandonato dal mare!... O monotono Infinito che sul viso mi soffi il tuo alito orribile d'ignoto e di mistero impenetrabile!
Il mio treno ubbriaco di lampi verdi e di vento fugge incessantemente, e rotola il suo galoppo di tuono con balzi e sussulti, con mezzi giri elegantissimi sulla curva dei binarî che brillano, tuffandosi nel buio con un pericoloso piegar spagnolesco dell'ànche, a picco su abissi senza fondo!...
E i miei ferrei cavalli trascinan sugli echi lo scalpitìo fragoroso dei loro zoccoli risonanti come campane, e la Notte li eccita con una irrefrenabile follia!
Colonne di fumo, braccia immense di negri inanellate di scintille e di sanguinanti rubini, spazzate, raschiate le fuligginose profondità del crepuscolo! Spirali d'oro e di cenere infocata, simili a spoglie d'un rutilante serpente, il mio cuor v'abbandona e vi semina attraverso lo spazio! Oh! godi, godi, Anima mia sfrenata! Se vuoi intenerirti, puoi seguir collo sguardo quei bianchi sentieri di sogno, su pei fianchi d'un colle, bagnati d'una serica luce nostalgica.... quei greggi di pecore, piccoli e pure immensi, che dilagano all'infinito, a destra e a sinistra per monti e per valli!... Oh! le pecore immote dai velli celesti e le lor fragili teste di polvere d'argento e i loro musi d'azzurro madreperlaceo, tesi verso la scapigliata corsa trionfale del mio treno!
Oh! per un solo momento divertiamoci dunque anima mia, a gustare quei bianchi greggi immoti, piccoli ed infiniti, che sembrano trottare e stan fermi, serpeggiando sbandati per sentieri di sogno...
Oh! per un solo momento divertiamoci dunque a singhiozzar sulla voce illusoria d'una zampogna lontana che mi piange in fondo alla memoria melodie appassite e tremanti sulle ciglia come lagrime di morte!... Così potrò sentire la tiepida angoscia di veder rifiorire per prodigio nei pianti della zampogna il mio lontano passato, tutti i miei soli defunti che di nuovo s'indorano nel mio cuore, e l'antico villaggio subitamente rinnovato, smagliante nel _din-don_ soleggiato delle campane!... Solo un momento ti concedo, o mio cuore!... Più non s'indugi!... Allentate i freni! Non potete? Schiantateli!... Che il polso delle macchine centuplichi i suoi slanci! Ecco: rimbalza il mio treno in un alone di fiamma e d'oro sanguinolento!... Oh! nere braccia di fantasmi, fate, fate girar senza fine le sue ruote dentate di fuoco, in una velocità esasperata, precipitevolmente, perchè io possa saziarmi di tenebre e di vento!
6.
La Tregenda.
Bene! Bene! o mio treno!... Hai ragione di disprezzare così la corpulenza oscura delle montagne rigide di silenzio, che d'ora in ora ingigantiscono sotto la loro cappa di nuvole. Via! Via! Corri veloce, diritto alla mèta, perchè io possa lodare il tuo coraggio!... Son vane le vostre minacce, vecchi Titani invisibili, che levate le braccia a tutti gli angoli dell'orizzonte brandendo in giro cime nere, sospese sopra il mio capo!... Io mi burlo di te, Scorpione colossale accosciato su l'altipiano supremo... tu che agiti in cielo le immense tue antenne armate di stelle sanguigne come di massacranti mazze dorate!...
Subitamente ànsima il mio treno, spossato e strisciante, snodando a fior di terra il suo ventre tenebroso, flessuoso come un gatto gigantesco. Soffia lontano il mio treno lo sgomento biancastro dell'alito suo, che si mesce alle scintille vomitate dalla valle...
Di qua, di là, appiattate nelle vaste pieghe del suolo, come in fondo a caverne ove brulichi una tregenda, officine dai cent'occhi di luce, rantolan senza fine, con le rosse bocche stupite dei loro grandi forni... Sembran malefiche gatte, che rizzano verso il ciel lunghe code di fumo globuloso...
E il mio treno dal corpo disossato con destrezza s'insinua sotto le rosee carezze dei loro grandi sbadigli di fuoco...
Ed ecco che una bava rossiccia di lava cola fuor dalle porte, mascelle scoppiate... Vi si rizzano scheletri di vecchie mendicanti dal passo spezzato, che vanno trascinando sulla loro schiena ogivale un gran fascio di fiamme!...
O mio cuor migratore, vuoi tu dunque esplorare la profondità dei loro occhi violacei?
Quella danza instancabile di sguardi infernali, quel ribollire di grosse lagrime specchianti dietro grandi vetrate, evocavano mostri intenti a fondere raggi massicci pel Giorno futuro... Simili essi ad orefici dalle dita sottili, manipolavano azzurri riflessi e cesellavan fuochi graziosi, con febbrili martelli fabbricando la grande aureola solare.
Frattanto un torpore malarico invischia l'acque stagnanti. I licheni sui greti son bruciacchiati dai passi infocati dei demonî che strisciano verso i rifugi delle streghe...
Maledetto scannatoio, lugubremente infestato dall'eterno gracchiare dei rospi inspirati!... Satura di fuliggine e striata di fosforo, l'aria s'infeltra tutta di vampiri dai grandi occhi di donna levantina...
Il mio treno veemente si scaglia nella rasa pianura, ove di tratto in tratto le tragiche officine si moltiplicano, lontano, nel buio, furtivamente come lucciole... Mi avvicino, e subito i fumaiuoli sembrano lunghe narici che febbrilmente mandino, a scatti brevi, nervosi, viventi fumi meticolosi!...
O follia, mia follia, giocoliera eterna! Al fumo tu dài l'apparenza d'un grande chimerico verme che rinnovi e senza posa rigonfi i suoi anelli, d'un chimerico verme dalla testa puntuta che sembra mordere il tetto inverosimile d'un'officina che pure esiste in fondo all'incubo!
Fiera, sinistra, inebbriata di solitudine, esasperata dalla minaccia degli abissi, un'officina dal gran dorso merlato grondante di spavento azzurrognolo, sorge d'improvviso, a una curva dei binarî, scoppiando in molteplici risate d'oro!...
Ridiamo, ridiamo, o mio cuore!... Non vedi? La fonderia ferve tutta d'un caldo sghignazzare nei suoi enormi forni che fiammeggiano! Orrore! Sussulta, la fonderia, come un cane infernale tutto intriso di bragia, e mi vomita in viso la sua fosforea rabbia e i suoi ferrei polmoni che crollano interminabilmente!
Cuore! Mio cuore!... Come avrei preveduto un sì orribil custode a quegli assurdi muri barcollanti lontano?... Come un ladro mi accolgono... Eppure sì poco bramavo io di vedere quella città che dorme fra le bende del Silenzio, come una mummia, sotto il giogo opprimente delle Stelle!
Si corra via presto!... Più lungi! Più lungi!... Ed io fuggo, mollati i freni, contemplando il sonno immemorabile della città suppliziata sulle grandi braccia in croce di quattro immense strade bianche!...
O Titani di granito, le cui braccia alzate brandiscono montagne sopra il mio capo, schiacciatemi sotto i vostri massi sospesi!... Già lo spavento agghiaccia le mie reni di bronzo con l'alito esasperante della Morte!... Delle pupille, dovunque, di porpora e d'ocra, mi stanno immote dinanzi, sbarrandomi la via...
Una fucina massiccia dagli sguardi diabolici, dalle guance imbellettate di sangue nerastro emerge lontano, come un volto d'Erinni, sotto innumeri serpi di fumi aderti e tôrti!...
Vuole atterrirmi forse? La compiango!... È sì pura delizia traveder, più lontano, sul tetto d'una officina, raggi infiniti che in angolo luminoso s'allargano, simili alle corna di luce che si vedono sulla fronte a Mosè, nei quadri sacri!...
Di sobbalzo in sobbalzo, con strappi crudeli e lunghe scivolate, il mio treno fa finta di schiacciar degli scheletri, e, a tratti, di saltellare su pance flaccide di cadaveri!...
All'intermittente chiaro di luna che pullula e piove dalle nuvole vedo sotto di me, nella campagna immensa, una città addormentata accanto a un fiume che maestosamente s'aggira, tirannico e bonario come un vecchio guardiano... Al chiaro di luna intermittente, i flutti non fingono forse una lucente armatura?
Ecco il fiume! Ecco il fiume!... Già siamo sopra il suo dorso! Danziamo sul ponte, sul grande ponte di ferro, tettoia dell'Inferno!... Danziamo nella gabbia del ponte, fra indiavolate sbarre intrecciate che fuggono come legioni di scheletri sbandati correnti in senso inverso alla corsa del treno!
Come potrà non inciampare il mio treno nell'orrido intrico dei binarî scintillanti? Attenti! Attenti!... Sono grovigli di serpi, sfolgoranti e dorati che combatton nell'ombra!... Son centomila, sono milioni di serpi che sotto il mio focoso galoppo s'ingolfano nell'ampia tettoia nerastra di una profonda stazione!... La corsa è finita!... S'arresta il mio treno, sbuffante, ansimante come una belva inseguita nella fonda sua tana!...
7.
Il Fiume tirannico
O perchè non volesti riposarti, mio povero cuore torturato dall'angoscia e dall'amarezza, mio povero cuore sballottato dal beccheggio del desiderio?...
In questa vecchia città insonnolita presso il suo fiume millenario, coricato come davanti a una porta un guerriero dormente dall'armatura che luccica al ritmo del respiro, in questa città vive la tua Josie adorata!... Dorme Josie, a quest'ora, nella sua piccola casa in fondo a una viuzza pia e raccolta che beata assapora la sabbia del silenzio, colante nella placida clessidra del suo verde giardino!...
È qui, Josie, e languidamente beve, con un dolce alitare, i filtri soavi del sonno sotto la tirannia crudele di un'implacabile stella fissa.... Te ne ricordi, o mio cuore?... Appena te ne ricordi!...
Eppure, Ella mi amava con tutto il calore vibrante del suo corpo, con tutta l'anima sua che in fiamme azzurre moriva nei suoi occhi purissimi!... Mi amava ella con tutto il miele della sua saliva felice, quando le mie braccia si sforzavano di amalgamare le nostre carni ed i nostri poveri cuori errabondi!... Era soave, Josie, e certo non avrebbe pesato molto il portarla fra le braccia per tutta la vita, verso il gran nulla della vecchiaia... Eppure!...
Ricordo la terrazza ove scorrevano le nostre belle sere, sotto l'azzurro, entro l'azzurro odoroso delle glicine, tra il gonfiarsi e lo sbattere dei panni multicolori distesi sulle corde e che sembravano vivere a un tratto la vita ardente e gioiosa delle vele sul mare!... Gonfi di vento, i panni multicolori volevano forse rapire a volo la terrazza e invitarmi a fuggire vagando via pel rosato cielo della sera!
In un impeto pazzo talvolta afferravo le sue piccole poppe gonfie di desiderio, come si afferra ad un tratto una vela vibrante a un brusco salto del vento, per raddoppiare il suo slancio verso l'abbraccio impossibile d'un lontanissimo cielo.
Quando le mani mie trepide slacciando e lacerando ogni gentile ostacolo strigliavano il languore estenuato e la purezza del suo corpo, a saziarne in ogni punto l'angoscia lasciva, la voce sua si rompeva ad un tratto in disperate grida: --Io sento, caro, io sento che tu non mi ami!-- Dimentica, o mio cuore, quelle grida desolanti e sogna ancora, piuttosto, le delicate stelle che certe notti venivano a carezzarci le labbra! Stelle addomesticate dal calore dei baci!...
Sulla soglia, Josie, a notte alta, verso di me chinandosi, tese le braccia, m'offriva le labbra e versavami in cuore il suo languido addio e le lagrime della sua carne! Le sue labbra? Gli azzurri suoi occhi intrisi d'oblio? ... E non seppi goderne!... Ero cieco, mio Dio!...
Nei tepidi meriggi, a primavera, sulla soglia, Josie mi porgeva le labbra attente e gli occhi suoi, prigionieri adorati del mio sogno. --Sei tu, amor mio?... Brutte cose ho sognato!... ... Ho sognato che i ladri mi rapivano la tua bocca per sempre!... T'aspettavo, arsa la carne nella tunica ardente di un desiderio terribile, ed ero sì ebbra della mia attesa sfrenata, da volerne morire! I miei baci errabondi creavan senza posa il tuo corpo nell'aria della notte!... Ma tu, ma tu che hai, amor mio?... Il cuore ti scoppia... tremi tutto... oh! perchè, dimmi perchè ti vedo ansimare così!...--
--Saliti ho i gradini a passi giganti, come si sale con la spada in pugno la scala d'una torre, per piantarvi una bandiera di vittoria! Josie, Josie mia, mentre salivo a te, simile ero allo spasimo accelerato della lussuria che nella tua carne so spingere a forza di carezze!... Simile ero allo spasimo che ti morde le viscere, e a poco a poco bruciandoti il dorso, annegandoti gli occhi, soffocandoti il petto d'angoscia e di piacere, fa scoppiar la tua bocca in un altissimo grido, e lancia alfine la tua anima in fiamme nell'Infinito!...
«Tutte le mète io voglio raggiungere, voglio balzare su tutte le cime, insanguinandomi l'unghie ai più inaccessibili greppi! Ho paura che il Tempo nero dai passi veloci a precedermi giunga sui supremi altipiani d'un Ideale assurdo! Odo il tempo pesante dall'ossa di bronzo cozzanti già risuonare sui miei sentieri, panoplia sconquassata dal vento dell'inverno! Voglio che quella rozza morente, dalle budella profonde come sepolcri, domandi grazia ai miei garretti instancabili! Oh! come colmar la mia sete di spazio e d'impossibile e la mia angoscia nostalgica sulla sua bocca conquisa? Giammai, giammai Josie le tue braccia soavi potranno incatenare questo cuore bramoso di confondere la sua follia con la follia sfolgorante degli Astri!...
«Oh! che faremo noi due, reclusi nel nostro amore, sotto il serico lacerarsi delle brezze primaverili, quando la Sera, crepitante d'un desiderio sfrenato, verrà senza pudore davanti a noi a spogliarsi, offrendoci le sue mammelle ignude? Un simbolo è dunque, là giù, in lontananza, quel gran fiume d'argento, che sordamente vuol strozzare con una larga carezza la Città ebbra e sì vecchia, e sì rugosa, e sì fragile, già presa nei nodi gordiani della vasta corrente squamata di lune molli?
«O perfida Fortuna dal chiaro volto soleggiato, Fortuna che trascini il tuo gran corpo idropico squassato da un'eterna risacca sotto cenci d'azzurro mirabolanti, ben saprò vincerti, e fermarti contro un rudere polveroso, e forzarti, fra i lampi dei miei coltelli alzati, a concedermi alfine lo scintillìo magico e l'illusoria melodia che fanno le tue stelle monetate tintinnando sul terso metallo dei mari! Con ondate d'amore, con l'aerea freschezza di mille azzurre campane, che inaffian di felicità la nostalgia senza fondo degli spazi voglio che tu m'inebbrî sollevandomi l'anima fino alla vasta scalca d'un castello fantastico. Voglio che vi si spieghi, a saziare la mia rossa fame, lo splendore fumante d'un impossibil banchetto sotto i raggi intrecciati delle gemme e delle pupille lussuriose, e tra le fiamme lanciate a rimbalzello sull'acqua serena degli specchi!--
--Per sorbire, tu dici, dei vini colore di sogno?-- --No! No! Per ingollare avidamente della gioia succulenta, poichè sempre, malgrado i bei demoni che sprizzano ignudi e grondanti di chiaro di luna, dalle bevande inebbrianti... sempre, malgrado tutti gli artigli e le chele roventi che le droghe m'affondan nella gola, con crudeltà di granchi mostruosi, io voglio lasciare la tavola sputando in viso ai commensali muti ed andarmene altrove, col sapiente occulto rodimento del rimorso e con gli ondeggiamenti d'una nausea amara che dovrò vomitare nella laguna della Morte!--
--È qui, è qui, la tua Josie!--Che m'importa? Tu lasciala dormire, mio cuore!... Ho bevuto lunghe sorsate d'orgoglio, vuotando a garganella l'anima mia inebbriante... Pietà! Già son ebbro e barcollo corro qua e là inseguendo il mio corpo e ad ogni passo incespico, sulla riva di questo fiume sinistro!... Laggiù... i neri campanili della città rugosa remeggian nel cielo inarcandosi l'uno sull'altro per cercar d'infilzare a casaccio le Stelle come monelli armati di forche a rubar degli aranci!...
Orrore! Orrore! Il terribile fiume ora strangola la città dove dorme la donna che adori!... Il fiume febbrilmente allaccia nelle sue spire d'acciaio la città dai lunghi campanili puntuti, che cadono nel buio, ciascuno con la sua stella tutelare, infilzata come un fulgido arancio già marcio ma ben guadagnato!--
8.
La posta del giuoco sublime.
Un'altra volta, un'altra volta ancora i venti selvaggi dàn fiato alle trombe per invitarmi a raddoppiare lo slancio del mio galoppo e le mie scivolate diaboliche sui binari animati che fuggono, e le mie ruzzolate coi piedi innanzi entro ferrei stivali verso il fumoso nulla dei prati in pendio.
Lo so: io devo raggiungere in un angolo dello spazio le vostre corse disinvolte, o Stelle, e sorpassarvi, poichè lasciaste le strade di luce che vi son consuete, e correte lontano agitando le braccia in segno di sfida! Io vedo il grande vortice e la corrente che sospinge le vostre coorti di fuoco... I vostri gesti azzurri a un tratto si moltiplicano fra la cupa architettura delle nubi rugose, simulando grevi tetti e porticati profondi! È ben questo un complotto di guerrieri in maglie d'oro a un romoreggiante quadrivio di città medioevale, con flussi e riflussi di lotte a corpo a corpo, e corazze fracassate, e rossi colpi di spada che trinciano l'angoscia nera del silenzio infinito!...
Avanti! Avanti! Al disopra della ribellione che si propaga a poco a poco negli eserciti vostri sfavillanti, udite, Stelle d'oro, l'alto grido: «Avanti! Avanti!» che vi rimette in sella sopra il dorso illusorio e fra la danzante criniera delle vostre nuvole?... Udite il grido che ancora m'incalza?... Olà!... Urlatemi dunque qual'è l'aurea posta di giuoco che promessa vi fu laggiù in fondo al cielo?... È dunque assai bella, la mèta lontana a cui correte?...
La pianura s'è mutata in un oceano vasto di bruma vellutata e intirizzita di mistero, eppure il mio treno vi si tuffa con mollezza irresistibile... stupito di fracassare ad ogni istante il colossale tamburo di un invisibile ponte levatoio... Sono allora singhiozzi di bronzo e rimbalzi d'artiglierie gettate giù dai bastioni, in un fossato... Troppo tardi!... Vedete, il mio treno è impazzito!... Calmate, se potete, l'atroce frenesia, i battiti del suo gran cuore arroventato e i rantoli bollenti della sua caldaia, e il suo soffio possente che guaisce e si lagna bagnando gli echi delicatamente d'un miagolìo nostalgico di zufolo!...
Stelle! o mie Stelle!... Fissata, è l'ora delle vostre sconfitte! Stelle stravaganti, esultate per l'ultima volta! Inebbriatevi al tintinnare dei vostri carriaggi adamantini! Lanciate a corsa i vostri cocchî di gemme, sotto lo scampanellare delle fulgide redini di perle!
V'ammirano i Saggi, vi credono tutelari; ma invece io darei mille vite per mordervi e per mangiarvi il cuore bevendovi il sangue!
Accetto la sfida!... Più presto!... Più presto ancora! Senza posa nè riposo!... Mollate i freni!... Non potete?... Schiantateli!... A destra, a sinistra io vedo neri mulini dinoccolati, che sembrano correre, a un tratto, sulle loro palmate ali di tela come su gambe smisurate... La luna versa a ondate i suoi chiari beveraggi di delirio e d'amor sovrumano, il suo veemente desiderio di correre con la spada in pugno sopra infocate mura, verso il bacio morente delle bocche immortali... La luna inaffia e abbrucia col suo liquido argento vivo le curve solenni d'un paesaggio illimitato, ungendo di forza e di coraggio i muscoli induriti delle colline striscianti... I torrenti non sono più che lucidi intrecci di spade!...
La luna empie lo spazio d'una immortalità sublime, ove subitamente le montagne lontane, accentuando l'audacia della loro postura insolente levan alte nel cielo radiose facce superbe!... L'orizzonte merlato di rocce titaniche con gioia si ritempra in un'acqua d'eroismo e le cime bagnate di atmosfere divine aspettan con angoscia i passi rudi d'un nuovo Dio!
Il mio treno scrollandosi qual folleggiante monello getta alfine il suo lungo cappello puntuto di fumo, per meglio tuffarsi nell'oceano indiasprato del chiaro di luna.... Ora la vasta pianura ha vaporose pigrizie fingendo d'inclinarsi come una morbida spiaggia... O sfolgoranti sciami di viventi scintille, danzanti mosche d'oro dall'elitre di zolfo, io vi son grato perchè tanto punzecchiate le affrante groppe dei miei vagoni arrembati, esasperando il loro spavento e il desiderio instancabile che li anima!...
Sull'immensa pianura tenebrosa e schiacciata che stride qua e là di grida bianche sotto gli aguzzi raggi delle stelle, elevan le montagne la loro sprezzante alterigia tenendo alzata colle loro braccia nodose l'ombra fresca delle valli, come un gran manto di velluto nero.
Ed ora le montagne già stanno per gettare sulla mia fuga tabarri di sonnolenta frescura... là, là... guardate, a quello svolto sinistro... Presto! Ancora più presto!... lo devo fuggire, fuggire... nuotando estasiato sul fiume inebbriante degli Astri che si gonfia in piena nel gran letto celeste!...
O morte pianure, estenuate sotto i vivi pugnali della luce, pianure d'ombra bituminosa, crivellate di raggi, senza fine, ben potete soffiarmi in viso l'alito purulento del Rimorso!...