Chapter 3
Allora la tua bocca rosea s'aprì, fragile conchiglia rombante, per mormorare sinuosamente il delirio dello spazio e il canto febbrile dei mari! Al ritmo della tua voce, il mio cuore si preparò lentamente a salpare verso porti esaltati di sole e verso sfolgoranti isole d'oro... Tu mi dicevi ingenuamente che mai nessuno avea così cantato alle porte del tuo cuore... che mai nessuno aveva pianto il suo sogno e il suo dolore profumandoti il seno di lagrime!...
Poichè sono il mendicante che piange e si lamenta, il mendicante affamato d'Ideale che vien non si sa d'onde, e va lungo le spiagge implorando amore e baci per nutrirne il suo Sogno!...
I tuoi gesti assopenti e vellutati ebbero il carezzevole languore che hanno i remi sopra l'acque brune, a sera... L'ora liquida e gemebonda s'increspò abbrividendo. Le nostre voci caddero... Ma la Lussuria, ahimè, ci spiava frugando insidiosa nell'ombra... la Lussuria ansimante lungo i muri strisciava!...
Dalla finestra aperta, a quando a quando il vento della notte si rovesciava su di noi, avvolgendo la sua groppa oscena nella porpora delle tende... Noi vedemmo la lampada d'oro svenire come una bimba malata tra vaporosi lini, e dolcemente morire!... Vedemmo i casti bagliori della lampada inginocchiarsi, venendo meno, lungo i muri, come angeli preganti... e i nostri sogni s'inchinarono, malinconici e rassegnati, nel silenzio... Allora il mio folle desiderio t'apparve sguainato come una spada, e, brancolando sul tuo corpo puro, con un gesto selvaggio violentemente cercai il tepore assorbente della tua bocca. Fuori di noi, in una nera ebrietà, sinistramente ci prendemmo le labbra, come se commettessimo un delitto! Le labbra mie s'accanirono sulle tue, pesantemente, e le nostre bocche ne furono insanguinate come due lance!
Con un gesto sublime, tu m'offristi, in delirio, la tua nudità soave come una fiasca di pellegrino, ed io abbeverai la mia sete immensa sul tuo corpo ignudo, fino al delirio, cercandovi l'immenso Oblìo... Tremante e come pazza di vertigine si chinò la mia Anima sulla tua bellezza radiosa, perdutamente, come sopra un abisso vertiginoso di profumi e di calde luci!... I tuoi occhi s'illanguidirono dolcissimamente sotto le rosee palpebre --lampade velate di vaporosa seta-- e, chinato fra i tuoi svolazzanti capelli, io presi alfine la tua Anima, tutta la tua Anima, religiosamente, protese le labbra, come si prende l'ostia consacrata.
Quando ripresi il cammino verso la profondità delle livide notti il cuore mio, fattosi nero, ebbe sete, e avidamente io bevvi la nera acqua delle fontane... .... Indi fuggii, precipitando i miei passi, verso l'Ignoto... Poichè sono il mendicante che va lungo le spiagge implorando amore e baci, per nutrirne il suo Sogno, con in cuore il terrore di affondare per sempre i suoi piedi sanguinanti nella freschezza carnale delle sabbie, in riva ai mari, in una qualche Sera di stanchezza mortale e di Vuoto infinito!...
7.
IL DEMONE DELLA VELOCITÀ.
1.
Le Terrazze dell'amore.
L'anima mia insaziata s'abbeverò di gioia nella frescura vermiglia e succulenta delle verzure, là in alto sull'aerea terrazza che domina la città crepitante di luce e traboccante d'ombra ed il gran porto dall'alberature aggrovigliate fingenti una fumosa battaglia di scheletri!...
La terrazza divenne per noi un serbatoio d'azzurro, immateriale bacino ove l'acqua vergine della sera s'accoglieva pensosa, in tondo, misteriosamente... L'anima mia insaziata s'abbeverò di gioia a quelle balaustrate, là in alto, tra l'involarsi dei nostri baci e la fumosa fantasticheria de' tuoi grandi occhi azzurri, a lungo prigionieri nelle fornaci del Giorno... de' tuoi grandi occhi azzurri che si liberano nello spazio, quando la notte cala!...
Oh! come incatenare i nostri cuori già ebbri di seguire la dolce carovana delle nomadi stelle, e il loro trotto sfavillante, su, su, per le chine del cielo, e i loro agili raggi che vibrano e tintinnano, al crepuscolo, come sonagli d'oro sul deserto dei mari?...
Oh! come incatenare i nostri cuori già ebbri di vivere in pace tra i fuochi sparsi delle stelle accampate come un'orda barbarica sulle cime lontane?...
Io mi ricordo di te, chiaro volto inargentato dal vaporar delle lagrime, bel giglio sbocciato nelle profondità orribili della mia tristezza... bel volto che l'alito azzurro dell'infinito a quando a quando agitava sullo stelo del tuo corpo ideale!...
Ahimè! fra altre braccia, su altri seni inesplorati, il mio cuore pesante ancora s'abbandona, inebbriato, alla possente altalena dell'amore su cui un giorno ondeggiarono l'anime nostre con languore e violenza a volta a volta...
Malgrado la monotona identità delle spiagge costeggiate dalla noia di un eterno viaggio... malgrado l'indentità delle labbra in amore, ora su altri seni inesplorati il mio nero cuore affonda e riaffonda!... Così un tempo, amor mio, nella tua carne stanca, cercai oblio nelle vulcaniche profondità della lussuria, spezzando l'orgoglio del pensiero in mille bieche manie, e curvando la schiena, come uno schiavo, sotto il flagello della Morte!...
Oh! sempre identico flusso e riflusso d'una marea sollevante nell'estasi i nostri cuori perdutamente fusi, che con delizia immergevansi, per risorgere poi fuor dalla schiuma amara, siccome un nuotatore fra gli scatti dell'onde che si cullano al ritmo cadenzato d'una tribù di stelle migrante in silenzio via per le vaste sere d'estate!...
Nelle vaste sere d'estate, esasperate di lampi muti e d'amari profumi, ecco balzare ancora focosamente il mio cuore, come una volta, di tra le tue braccia, oltre gli aerei balconi naviganti pel cielo!...
Balza il mio cuore, snudati gli artigli, come un cane abbaiando la sua rabbia di mordere, lontano, la polpa delle nuvole!...
--Ripòsati! Ripòsati!... Solo dormire è dolce!...--
Oh via!... No! No! Bisogna bruciare la vita come un fascio di paglia... Bisogna inghiottirla in un'ardita boccata come quei giocolieri di fiera che mangiano il fuoco facendosi sparire la morte nello stomaco!...
O pastori sommersi nella bruma del vespro!... Flauti piangenti, flauti lamentosi, e languide canzoni dalle cadenze lascive che tristi vezzeggiate questo paesaggio rude tutto febbrile di stelle, cullandolo come un bambino nelle fasce sospese e trasparenti delle vostre arie nostalgiche frangiate d'azzurro! O pastori sommersi nella bruma del vespro!...
Ah! Ah! li spezzerò, i vostri flauti persuasivi... Ed i loro tronconi?... A voi, a voi... per nutrirne la rosea fiammata del mio calmo bivacco!... Oh! non ridete! Altro non è che un fuoco di sterpi per allontanare le fiere e arrostir carni prima di ripartire!...
Sotto la pergola azzurra ove le stelle felici vengono ad assopirsi, al crepuscolo, a due a due, in luminoso abbraccio... i nostri baci furono fitti... sì fitti e sì tenebrosi, che tutte le mie sere future ne furono oscurate!... Avidamente io bevevo la tua carne ferita e ferocemente ammucchiavo, a forza di carezze, gioia rossa come un alcool ed oblio nelle tue vene profonde: --Prendi! Prendi la mia voluttà!... Prendi il mio sangue! Prendi la vita mia!--Con morsi lenti, ferocemente ammassavo dolore cocente, e notte, e vuoto, in fondo in fondo ai tuoi nervi, in fondo alle tue ossa, come in fondo ad oscurissimi pozzi!...
Staccando alfin la mia bocca dalla tua bocca satolla, vedo--oh terrore!--la Notte vorace salire verso le nostre labbra... la Notte, divoratrice eterna di speranze e d'oro solare!... Un giorno!... Ecco ancora tutto un gran giorno annientato!... Salvami, bel Destino!... mio Destino che amo!...
2.
Il Torrente millenario.
La grande Notte insidiosa, inarcandosi alle ringhiere, s'arrampica senza rumore su, su, da un piano all'altro, agilmente, e s'aggrappa alle nubi sontuose di turchese!... Le sue ali membranose anneriscon le forme e l'ondeggiante indolenza delle verzure, metallizzate con la durezza lucida dell'acciaio e la pesantezza del piombo diffuso nell'atmosfera...
Oh! calma, Anima mia, la tua febbre sovrumana, poichè ci è dato di assaporare un'ora squisita, in libertà, a piacer nostro, riposando i nostri desiderî inoperosi al ritmo dei ventagli pacificanti del silenzio!... . . . . . . . . . . . . . . . . . . Partiremo a notte alta... La sera è prodiga insieme di chimeriche rose e di labbra illusorie profumanti i balconi!... T'affretta intanto, Anima mia, a gettare un lungo sguardo sulla vermiglia terrazza dell'Amore, poichè già lentamente si va coprendo di veli, e poichè incerte pàtine d'ombra e di vecchiezza sordamente divorano i fiammeggianti ori dei vetri che dànno sul mare! Piangeva forse la mia donna? Non so... E la sua voce?... E i suoi singhiozzi?... Dimenticati! M'afferra la vertigine subitamente alle viscere ed io mi slancio, e lascio a malincuore il gran porto assopito, per attraversare la città dal cuore di fuoco, gonfio d'angoscia, ed il suo soffocato rombar di caldaia!...
A un tratto la strada fangosa s'esalta sotto i miei passi, violacea nel fulgor sussultante delle luci.... la strada azzurreggiante s'eleva gonfiandosi in tutta la sua veemenza instancabile verso lo spegnitoio immenso del livido cielo che va schiacciando tutti i miei desideri or fiammeggianti diritti, ora striscianti a terra...
Guardatevi dalle promesse ingannatrici delle belle sere, e dalle loro sparse speranze di liberazione e di gioia inaudita, fra la triste fuliggine che sale al basso soffitto del cielo col suo lezzo melato di nera prigione!...
Io la sento fuggir furibonda sotto i miei passi, la grande strada azzurreggiante e violacea, lustrata dagli amari riflessi che la straziano coi loro innumerevoli stridi lunari!... E la sento balzare contro di me, lungi da me, verso la libertà che l'attira, verso la spaventevole caverna del livido cielo che dall'alto la spia, del vasto cielo liberatore e tiranno!
Ecco: i binarî lucenti indolentemente si torcono, e frenetici sembrano nella pigra mollezza delle loro torsioni... I binarî lucenti, pur rimanendo immobili e silenti si slanciano, accaniti a raggiungere in cielo le fulgide costellazioni che viaggiano!... I binarî lucenti sembran tremare di gioia, allacciando con grazia sul basso orizzonte i moribondi fuochi della sera, densi come un belletto roseo... Son cento? Mille? Diecimila?... Assai più!... Innumerevoli sono i grandi occhi violetti, verdi e rossi dei fantastici tram i grandi occhi che scivolano, che affondano in folla, cozzando fra loro ed incrociando le loro ciglia di fuoco... Pazzia!... Pazzia! Lontano, lontano sulla strada, ecco scoppiano gli occhi rabidamente, e si mordon l'un l'altro, simili a bocche d'orco che azzannino corpi infantili... Pazzia! Pazzia! I grandi occhi si tuffano, svaniscono, s'involano, lottando di velocità, in un lontano andirivieni d'ombre e d'oro!...
Rièccoli!... Rièccoli! S'accelera per prodigio la loro andatura aggressiva, di sussulto in sussulto, di continuo salendo a scosse dorate, orribilmente, contro i miei occhi, contro la mia fronte, senza posa, senza posa, quali teste di comete infocate!...
Angoscia crudele!... E che ha mai, questo cuore? Perchè sì irrequieto mi balza nel petto, in gola, tra i denti?... Allucinanti tramvai tutti grondanti di fuoco, passate dunque, passate con le vostre ruote possenti sopra il mio cuore, e schiacciatelo come una sorca, su le rotaie!...
Sotto il gran cielo d'estate infeltrato di caldo, che va sbadigliando rapidi lampi coll'istantaneo fuoco de' suoi denti e il suo possente alito che spandesi bianco, la strada tristemente sguaìna i suoi riflessi!
Un fracasso di ponte levatoio tuona e risuona sulle rotaie... Son martelli che battono? son tamburi metallici?... incudini sonore?... Frenetici tramvai, che trepidate in una ebbrezza multicolore... ingombranti mucchi di viventi pietre preziose... rotolanti massi di gemme, lanciati come proiettili... lungi da me, su di me, volete dunque balzare?
Come? perchè v'ingrossate subitamente, a migliaia, pupille iniettate di sangue, di odio e di ombra, pupille stravolte, da ogni parte rivolte, proiettate fuor dallo scafo d'un vascello infernale, siccome troniere minacciose e rossigne ai fuochi riverberati d'un arsenale di demoni?...
A un tratto voi correte, sciolte gemme grevi di lagrime dolorose... Per prodigio i vostri sguardi forsennati ruzzolanti nella notte han mutata la strada in un gran letto vertiginoso di torrente dai vortici bizzari di rubini e di fiamme! Certo il cielo si fuse miracolosamente per gonfiar quel torrente che senza fine travolge le nuvole intrise di porpora e le costellazioni, dai tetti neri colando giù insieme con le rotaie che brillano in folli giuochi di serpenti diabolici!... Tutto il cielo avvilito, malato, dolorante, briaco del suo odio... tutto il cielo spaventoso spaventato dalla tristezza, si sfascia al pesante, esasperante frastuon dei binarî!...
O torrente millenario enormemente gonfio di gemme e di tenebre, che scorri senza fine sotto il grottesco galoppo e il traballar dei fantastici tram, simili a enormi ricci sfavillanti... verso qual mèta vuoi dunque travolgere il mio desiderio?
Verso quella stazione che fiammeggia, lontano, mostruoso topazio dalle faccette di fuoco? Non è la gabbia ardente d'un faro enorme a cui guida la treccia sfolgorante delle rotaie, scie fosfòree di un'elica?
Chimerici tramvai occhiuti d'occhi rossastri, quando, quando saprà un ferreo braccio incatenare alla riva e domare i vostri galoppi terribili, i vostri pazzi beccheggi di torpediniere fantasmi, mentre voi navigate sul lontano pendìo della strada azzurrognola verso l'alto mare dell'ombra? La strada sembra incavarsi trasparente, infinita, sotto i miei lunghi passi, cupa di fango laggiù, e qua e là sprofondata incalcolabilmente come un abisso!...
3.
La Sera indiana.
Oh! certo le case invecchiarono di centomila anni, dopo il chiaro meriggio che con serici raggi carezzò loro le guance! Le case invecchiaron da un'ora, ed eccole curve sotto un fardello di tenebre. Han facce dure, mummificate! Le rughe vi si moltiplican ratte, e le vuote pupille s'oscurano a contemplare, avide, intente, l'esasperato slancio della strada che follemente sospinge l'eterna disperazione di quello strano, immobile torrente.
O decrepite case dalle facce arcigne, perchè aggrottate così le vostre ciglia granitiche?... Io non ascolterò i sinistri rimproveri che i vostri cupi androni van borbottando la sera! Ah! per forza dovrete consentir ch'io sia pazzo, e lentamente, lugubremente morrete, per non aver voluto gettar via la vostra cocolla di tenebre e seguirmi all'inferno nell'assurda avventura del mio sogno suicida!...
Io?... Non altro desidero che di balzare nel baratro delle notti!
Non sapete voi dunque ch'è piacere supremo schiacciare d'un colpo contro una muraglia nera, in un esplodente spasimo, un gran cuor mostruoso dal _teuf-teuf_ infernale e i giganteschi pneumatici dell'Orgoglio, gonfi di odio e d'amaro ideale?
Su, su, dove il cielo è più alto, s'esagera un monte pallido e ardente di nubi gessose, velate di malefizî, che regge sulla sua cima un'architettura pesante di mostri dagli artigli d'oro! È una gran Sera indiana di pietra dura lucente ed azzurra e dall'orlo verdigno, sotto il dominio fatale del Drago che, fuoco alitando e calor bianco, punge di terrore le nostre miserabili vite ammucchiate ed il nostro scompiglio di formicaio calpestato!
Oh! venerabil penombra di questa notte calante! Estasi insaziata dei raggi e delle gemme! Tenebre attente! Immobili frenesie! È un'ombrìa gigantesca di favolose foreste dai grevi fogliami di bronzo e di porfido che s'eternizza sopra la fuggente demenza d'un torrente! Nero torrente inanellato di lampi e d'ombra, che scorre nelle profondità immutate dell'India fra lo strisciar dei serpenti affamati sui greti, e i loro baci che sibilano sul gorgogliar gazoso delle sorgenti. Ed io affretto il mio passo nel velenoso abbraccio dei rettili e degli alberi, palpando l'aria vellutata di larve, e annaspando nei folti impregnati di rosei veleni che lentamente gocciano.
Sta accoccolato lassù, in alto, in alto sul monte di nuvole bianchicce, il centenario Drago tutto a gobbe d'acciaio e di fosforo. Svolge la sua coda ondeggiante che digrada nel cielo in sfavillanti anelli di smeraldo.
Mio bel Destino, salvami dall'alito orribile di torpori omicidi, che a boccate biancastre spande il Drago domando fra i suoi artigli d'oro l'incendiato topazio della stazione dai mille fuochi di faro allucinante!... Urrà! Partiamo, Anima mia! Fuggiamo oltre la molla dei muscoli che scatta, oltre i confini dello spazio e del tempo, fuor dal possibile nero, in pieno azzurro assurdo, per seguir la romantica avventura degli Astri!
4.
Il «Simoun».
Rauchi fischi, date dunque il buttasella! L'arcuata tettoia della stazione spalàncasi verso il pallido e tenero ciel della sera, come la informe gola delle grotte favolose frequentate dai Draghi enormi e dal terrore della loro nera respirazione... La colossale e fumosa tettoia caccia lontano, a boccate, il suo biancastro alito globulato di tenebre in cui grevi e possenti farfalle elettriche vanno agitando ali di neve abbagliante.
Or io mi sento tutto rugoso, annerito di vecchiaia, e ansimante a bocca aperta verso l'azzurro ventoso come all'uscir da una fetida stiva, come all'uscir dalle viscere della terra!...
Rauchi fischi, date dunque il buttasella della mia tragica partenza!... Il mio treno si muove nel turbine d'un gran _simoun_ fantastico e notturno, in cui subitamente: neri cammellieri giganti, dromedarî fantastici dalla schiena merlata, con ferree zampe dal lungo pelo bituminoso, onagri dagli occhi rotondi che lagriman bragia, braccia involate nello spavento verso il cielo implacabile... tutto, tutto si slancia a galoppo, con grevi passi di piombo!...
Carovane infernali dai pesanti cammelli di bronzo! Ciuffi di capelli ritti e per l'orrore giranti in balìa d'un rosso vento feroce!... Cammelli lanciati a corsa, che tuffansi nella marea del fuoco, radendo le mobili sabbie schiacciando la loro fuga in passi immensi come sotto soffitti incendiati! Colli tesi dal terrore, striati di fiamme, contorti dallo strazio di lunghi gridi bianchi... Mascelle di cammelli, deliranti mascelle di vecchie centenarie che vadan ruminando fuoco e strider di carrucole!...
Si slancia il treno e si tuffa, ebbro, la testa innanzi, nella Sera liberatrice e dispotica.
O mio Destino! laggiù, verso qual trono superbo dal baldacchino a grandi pieghe d'azzurro, salgono mai quei bellissimi cirri di giada che nello spazio ampiamente digradano?
Dimmi piuttosto se all'orizzonte io non veda una gran belva accosciata, dal gigantesco grugno, che fa schioccar tratto tratto e sfolgorare in tondo, immensamente, come un lampo la coda, per scacciar dal suo dorso le stelle che lo mordono, e sferzare il calore vibrante del pallido cielo?...
Segue il mio treno pazzo le coste sinuose che strapiomban sulle rade di freschissimo azzurro. Oh! artificiale splendore, lungamente voluto, meditativo e meditato di questo mare rinchiuso che ozioso sonnecchia in quell'ombroso golfo, che mi consigli tu? Lo so: tu mi consigli la sosta di riposo e di plenaria dolcezza sul morbido origliere delle sabbie!
Piccole onde di stagno squaman la curva delle spiagge, come nelle stampe primitive, e un veliero di porpora e d'ocra ardente si dondola pazientemente, beccheggiando ancorato, con ombre nere di marinai sulla prua. che appaiono subitamente, coniate sul bruciante color delle vele con la durezza precisa che hanno gli eserghi delle monete cartaginesi!
E il sol metallizzato simula un medaglione... S'immobilizzano il cielo ed il mare... Le onde insensibilmente si cullano in un benessere languido o mollemente si pavoneggiano in mezzo alle rocce.
Via! Presto! Scavalchiamo e superiamo codesto promontorio di sventura!
Ecco alfin l'alto mare selvaggio dagli onesti consigli! Il mar colpito da un improvviso pànico qui lotta e fugge... Ma verso qual mèta? Barche io vedo che spiegan le vele ad abbracciar le stelle e si lusingan di vincere i flutti del mare che lotta invano e senza mèta fugge! Dov'è andata l'Aurora?... E il suo alito di gelsomino?... Svanirono nell'umida calura e nella penembra che invecchia!...
L'Aurora!... Tanto speravo vederla sorgere in un prodigio di sete inebbrianti sotto un ciel rinnovato!... Ma la notte ruina ed il Sol s'allontana, retrocedendo verso l'opposto polo lentissimamente! Splendore ossessionante di una Sera immobile, sul mare!... O Sera di rimorsi e d'impossibile, o Sera di dolori irreparabili, miserevole specchio che avvizzisce la mia tristezza... Su!... Presto!... ch'io sfondi alfine il tuo pallore pietoso, amaro, gravido di rimproveri!
Eh! sì! Ben potevo cantare a becco aperto accanto al mio bicchierino colmo di miglio e bere, e bagnarmi la sera nell'acqua stagnante d'una tazzina, al pari d'un canarino!... Che dici?... Le donne? E che mai importava ch'io mi curassi del loro fermento carnale e dei loro seni spalmati di droghe, poichè l'anima mia gode sì poco, oh! niente, quasi, tra le loro braccia?...
Nulla agguaglia il delirio di balzare nel buio! Urrà! cantiamo!... Il mio treno folle s'è liberato dal peso schiacciante del Sole! Urrà! Non lo vedete discendere agilmente verso il cuor della terra, come un enorme trivello, raschiando in giro le pareti dell'inferno?...
5.
Le Foreste vendicative
Perchè, mio folle cuore, ti lanci così, perdutamente, nella foltezza delle foreste? Non senti contorcersi irosi, a te intorno i vendicativi fogliami che il Sole feroce martirizzò tutto il giorno coi suoi pugnali di fuoco? Come te le foreste, esasperate d'ira malvagia, si vanno accanendo in sussulti terribili, per graffiar, mentre passano, le nubi grevi e panciute, di porpora.
Ma passano le nubi noncuranti su la tua follia di gran fiume polare che infrange i suoi ghiacci, e sui gesti forsennati delle foreste vendicative. S'allontanan noncuranti le nuvole grevi come vecchi guardiani disillusi nel cortile di un manicomio! Sii dunque pazzo, focoso treno dell'Anima mia! Sii dunque pazzo a piacer tuo!... Tanto meglio! Ed a tutti rispondi, scoppiando in bianche risate di vapore, con lucidi fischi impennacchiati d'orrore!
O povera Saggezza!... Oh! l'immensa gioia di sentirsi assurdo!...
Ora il Sole al tramonto ti segue da presso nel tuo veloce andare, accelerando il suo palpito sanguinolento lungo l'orizzonte... Si slancia con grandi balzi, laggiù, laggiù... Guarda! Hop! Hop! Hop! Galoppa egli pure... La sua rossa, informe bocca di orco, la vedi?... Divora senza posa la carne delle nubi, insieme masticando e inghiottendo i fogliami tenebrosi e poi rivomitandoli in fondo ai boschi!...
Oh! che il diavolo porti tutti i Soli satolli, e le nubi panciute, e le foreste arcigne!...