Chapter 2
Più tardi, al mio ritorno nella casa paterna, cominciava una dolce serata famigliare, sotto la lampada ch'erge il suo collo di fiamma arrotondando ali di luce sul desco, per covare i miei desideri tra lo scrollìo dei suoi raggi pennuti, simile ad una gallina dall'uova magiche, d'oro. Dall'ombra d'un angolo, allora, la mia rugosa nutrice sudanese cantarellava tristemente, con la sua voce gracile e nera, battendo in cadenza le mani più dure che nacchere. Nella soffocazione della sera traboccante di fuoco, la voce della vecchia istoriava il silenzio di leggende crespe come teste di negri, fendute da bianche risate e coronate di piume scarlatte.
Io m'affacciavo alla finestra, a quando a quando, per sentirti, o Mare, mormorare inviti a indefiniti passanti, come donna in un trivio...
Mare! Cortigiana sublime! Chi dunque nella tua burrascosa alcova ospiterai questa notte? Chi verrà a carezzare le minacciose spire del tuo corpo di serpente? Chi verrà a morsicar fino al sangue, in un rantolo di morte, le tue mammelle dalle punte di fuoco che scattan contro Dio, nelle tempeste?
Ad un tratto, sorgendo d'un balzo fra le rocce, o Mare, schiumante e selvaggio come un pazzo adirato, in sussulti di rabbia agitavi le tue braccia d'avorio, ticchettanti d'amuleti, e digrignavi i denti, ghiaia rimossa dall'onda... . . . mentre la Notte, piovra colossale dalle ventose d'oro, conquistava lenta la spiaggia.
4.
LE FUMATE DELL'ANIMA.
M'avvolse la Notte nella sua ombra, come nelle pieghe di un ampio mantello, prendendomi le mani fra le sue molli dita di pasta. A passi lenti io seguivo la Notte, vecchia mezzana, verso i sinistri bassifondi dell'anima mia, via pei vicoli postribolari delle mie vene, in fondo alla mia carne, città millenaria...
--No! No! Non voglio entrare nel vostro inferno!... Lasciatemi! Lasciatemi!... Mi fermo!...--
Ritti ad un tratto, agl'angoli neri delle viuzze, i miei Peccati favoriti ghignarono, barcollando come briachi... Scoppiavano dal ridere, i miei vecchi e luridi Peccati dalla magra faccia giallastra, a losanga, e dai lunghi occhi di liquirizia, dimenando la loro contorta figura di fumo... Scoppiavano dal ridere, or spalancando le bocche come forni ed or strizzandole in forma d'ombelichi!... Ero, me ne ricordo, al quadrivio della mia defunta volontà.
Dietro i rossi vetri, voci rauche gridavano: --Midolla e sangue per lunghe sorsate d'oblio! Il prezzo è questo dei sogni più belli!-- Entrai allora coi miei Peccati nella bettola della mia carne!...
Bettola araba? taverna indiana?... Chi sa? Certo è che la foia affocava quell'antro e il rimorso ne scrollava le mura!...
V'erano molte donne, più nude e più oscene pel rossor liquefatto dei loro capelli e pel viscido socchiudersi delle palpebre... Avevano mammelle dure, violente e balzanti!... Illusione!... Non avevano corpo di donna, non avevano corpo... Di qua, di là, nella nebbia rossigna, vivevano e s'agitavano mani calde, vischiose... e certe bocche... e certe bocche... che strisciavano verso la mia! Io mi sdraiai su divani scarlatti, simili a giganti sbalzati da cavalli giganteschi, e giacenti sventrati, vermigli di sangue, in un fiammeggiante meriggio di furibonda battaglia!...
Mi stesi su quei divani, aggrappandomi, contratte le dita come artigli, e frugai nelle viscere loro, cercandovi un'anima selvaggia e dolorante!... E aspettavo lo spasimo dei moribondi divani, bocca su bocca, per bere con ebbrezza il rosso, allucinante grido del velluto insanguinato!... Insanguinato?... Del mio sangue forse! il mio sangue... la mia carne e la sua nera tristezza!... Ed ero solo... solo, a consumare il mio corpo, a divorarmi l'anima, ansando sulle poppe irritate della Morte! Solo, per sempre solo, colle mie labbra solitarie!.
Più tardi, mi ritrovai pauroso e tremante davanti all'idolo dal corpo d'ebano e dagli occhi d'agata che il mio futuro impersona!... Un idolo affumicato da lampade rossastre che han valve più sottili di piccole bocche infantili... lampade or vive or morte, in rapida vicenda!....
Oh! lugubre, lugubre coito di un desiderio sovrumano, in preda al tenebroso delirio delle mie mani, davanti all'idolo che si sgretola, affumicato!... Lenti vagabondaggi delle mie mani affascinate, striscianti verso la Pipa che assopisce ... O dispensatrice dell'estasi prodiga d'oblio!
Lente fumate... La pipa, fra le mie dita, somigliava ad uno strano minuscolo membro virile ossificato!... Ad un tratto mi parve che la mia mano incauta diventasse più grande, diventasse profonda, lungi da me, sotto di me, come un'immensa cripta del color delle viscere!
E, lontanissimo, in fondo, sotto la vôlta sanguinante, una porta scoppiò, vomitando nel mio sogno turbe di mendicanti affannate, con un pesante fracasso di grucce trascinate... Ma non era che il rumore del cozzare delle lor gambe metalliche, rigidi compassi sotto fradici stracci....
«Logiche»... lo sapete?... Si chiamano _Logiche_, codeste pezzenti che, senza riposo, che senza riprender mai fiato, si misero tosto a parlarmi d'affari, con viperine lingue velocissime, discutendo lunghi contratti di gioia!... Guizzavano le loro lingue, nelle bocche sdentate, guizzavano come serpi!... Oh! il mortale terrore di sentirmele come trivelli nella mia tromba d'Eustachio!
Gesticolando seminude nei luridi cenci le Logiche m'offrivan grandi _stocks_ di felicità disusata e dei barili pieni di piaceri stantii, tali da rallegrare appena uno straccione, e in cambio mi chiedevano somme di rimorsi!...
--Perchè il rimorso, vedi?, è l'esca delle gioie più profonde... Con tanto di lussuria e tanto d'alcool, tu avrai... Che cosa?... facciam l'addizione...--
Ma io, d'un balzo, ne afferrai una per la gola, gridandole con angoscia sul muso: --Che cosa mi darete?... dite... dite, perdio!... Senza mercanteggiare!... Denaro contante!... Su! Presto!--
Tacquero impensierite le Logiche... Poi una con voce sorda mi disse: --Fuma! Fuma la pipa estenuante del tuo sogno!-- un'altra:--Bevi, bevi quanto più puoi, fino alla nausea, fino al disgusto!...-- Ed altre borbottarono:--Tu dovrai trascinare, sempre, il tuo corpo snodato e pesante come catena attaccata alla palla vuota del tuo cranio! --Le tue vene dovranno puzzare come fogne; il tuo cuore dovrà scampanare come campana a stormo, e tintinnare come un mazzo di chiavi fra le mani d'un carceriere in un fosco mattino di esecuzione capitale, affilato da un tepido sole primaverile...-- . . . . . . . . . . . . . . . . . . --Allora, solo allora, cantarono le Logiche sottovoce, tutte insieme, alzando al cielo le braccia, allora, solo allora, ti entrerà nel cuore la felicità!... Una Felicità rosea, flessuosa e leggiera, che sfiora la Terra col suo passo, scivolando via sulla brezza... Una bambina dagli occhi puri come pervinche umide... Le sue labbra insanguinate da gioie soprannaturali, inebbriano perdutamente gli Angeli, come le frutta che pendono dai frutteti di Dio! La felicità bambina ti entrerà nel cuore senza ragione, naturalmente, perchè è tanto buia la casa del tuo cuore!...
«Cantando e sgambettando, ti farà sorridere, ridere a crepapelle, e riderà sgangheratamente essa pure con tutti i trentadue lontani Soli che le fanno da denti, e con mille moine rime obbligate intrecciando e smorfie puerili!...
«Or dunque fuma nella tua pipa, fuma fino ad averne la nausea, perchè il canto della sirena ed il grido esasperato del tuo desiderio si disperdano alfine nella nebbia del Sogno!...--
Allora la rabbia mi scosse dai talloni ai capelli, e balzando, alti i pugni, sulle Logiche fredde, gridai: --Ditemi, ditemi dunque il Perchè di questi loschi commerci!...-- Categoricamente, le Logiche, con gesti brevi e netti, senza esitare, si segaron la gola per tutto argomento!...
Un'ora dopo mi svegliai, senza sapere dove mi fossi... Bettola araba? taverna indiana? Chi sa? La foia affocava quell'antro e il rimorso ne scrollava le mura... Era una taverna indiana, dal soffitto bassissimo, fatto a spegnitoio, che d'ora in ora calava, schiacciando le lampade fumose dell'Anima mia!...
Con la speranza di trovare ancora la Notte, mia vecchia ruffiana, la Notte cieca e sorda, dalle dita mollicce di lievito infernale, infransi i vetri delle finestre...
La Notte se l'era svignata, scavalcando l'orizzonte, ed io sentii, compresi, che Stelle e Stelle piovevano, interminabilmente, nei pozzi senza fondo delle mie ossa!...
--Midolla e sangue per lunghe sorsate d'oblio!... È questo il prezzo dei bei sogni... È questo!...--
5.
NOTTURNO.
_(a tre voci)._
Per noi, per noi soltanto, nella spossatezza di quella soave notte carnale, il Vento, stanco d'eterni viaggi e deluso della sua rapidità di fantasma, con mani illanguidite andava spiegazzando nelle profondità dello spazio i sontuosi velluti d'un gran guanciale d'ombra, indiamantato di lagrime siderali!
Per noi, per noi, il Vento sveniva di dolcezza su le mammelle calde e ansanti delle onde primaverili, come un amante dal corpo spalmato d'aromi, coronata la fronte di papaveri, nella spossatezza vasta di quella notte carnale!... A fianco a fianco andavamo, cadenzando il pulsare dei nostri cuori sui singhiozzi e i sospiri dell'onde desiose... Ella aveva la grazia fragile e pieghevole dei fiori nel suo incedere ondeggiante, leggiero e persuasivo, fra veli azzurri che le davano l'ali. E lo spavento mi premeva la gola quando il mio braccio cingeva la sua snella ed aerea figura che ad ogni passo sembrava volesse involarsi con un agile e languido volo di tortorella, verso le nubi dalle spiagge d'oro!....
Ella aveva negli occhi il silenzio umido e attento delle rade violette e solitarie che i velieri feriti, cacciati dalla tempesta, scoprono per miracolo, le sere di bonaccia, dietro qualche promontorio, lungo coste maledette!....
Mi ricordo del pallore del suo viso ansimante sotto il peso d'una chioma gloriosa dallo _chignon_ d'oro massiccio che cadeva all'indietro come una corona regale disprezzata!... Mi ricordo de' suoi baci impregnati, d'ideale che lentamente scorrevano alle sue labbra socchiuse, e della sua voce che aveva il lungo serico frusciare delle rose calpestate....
_La voce della donna._
Amante mio, vedi laggiù le snelle stelle d'oro che vanno d'un passo lieve sulla spiaggia, agili, a due a due, in luminoso abbraccio? Son seminude, e a quando a quando il loro corpo di perla s'affusola e la loro carne rosea, sbocciando fuor dalle morbide madreperle gronda di rubini sanguinolenti!...
_La mia voce._
Trema il mio cuore al vederle sì dolci e sì fragili, al vedere i lor teneri volti chiarificati dall'estasi e perduti nei vortici delle loro folte chiome di turchese... Trema il mio cuore al vederle nuotare alla ventura con la tranquilla indifferenza delle lor braccia di raggi... Non sai, amor mio, ch'io saprei discendere negl'incommensurabili abissi dei mari, o nei labirinti della morte, sol per baciare le povere labbra peste di una Stella annegata?
O moribonde Stelle delle mie notti di bimbo ancora singhiozzo al sentirvi agonizzare, come pallide naufraghe, nell'acque scellerate del mio cuore!... Oh! non potrò soccorrerle mai, poichè tutte le mie Stelle son lontane, assai lontane dalle nostre labbra umane!...
_La voce della donna._
Non pianger più, amante mio, chè il cuore mi si strazia! Disimparò la tua bocca l'ebrietà del mio bacio... Perchè vuoi tu consumare così il tuo desiderio su le pupille chimeriche delle Stelle?... Chiudi gli occhi perchè io baci le tue palpebre!... Chiudi gli occhi perchè io possa abbeverarli della mia tepida saliva, deliziosamente!...
_La mia voce._
Ahimè, mio amore! Tu per me sei più triste e più lontana, quando ti ho fra le braccia, che un'intangibile stella naufragata!...
_La voce della donna._
Non parlare così... Io non saprei comprenderti... Sono tutta inondata d'amore, tutta piena di te!... Guarda, cattivo! La tua tenera bocca m'incatena tutta... Lascia ch'io sciolga il mio velo e meglio potrai carezzare, come tu voglia, la mia carne che è tua!... Nulla aspetto da Dio, nè dalle Stelle, poichè tu m'ami!... Ti sento... ti bacio, e le mie labbra s'addormono sognando fra le tue labbra, e mi restano per sempre nelle vene i tuoi baci...
_La mia voce._
Oh! come la tua bocca è ancora lontana da me!... La vedo un poco aprirsi come una nuvola ardente sulla sorridente madreperla della luna, e tu mi sembri chinata languidamente su la poppa che fugge d'una galera chimerica... Ahimè! tu altro non fai che sfogliare i tuoi baci con la punta delle dita e di lontano, con un pallido gesto che come lampo svanisce!...
_La voce del Mare._
Le vostre carezze brucianti, le vostre sapienti carezze son come un tragico annaspare di ciechi remeggianti pei corridoi di un labirinto.... I vostri baci hanno sempre l'accanimento instancabile di una disputa rabbiosa fra due sordi chiusi in fondo a una nera prigione... Con tutto il vostro acutissimo amore e con tutte le vostre carezze voi per sempre sarete perduti, sepolti nelle Tebaidi infocate della vostra carne!... Tu che t'ostini a baci insoddisfatti sul corpo della donna che rantola fra le tue braccia, perchè contempli con tanta mestizia la bocca irraggiungibile delle Stelle lontane?
_La mia voce._
O Mare, Mare sornione, che vai, vagabondo, lontano fra i tuoi stracci di bruma, maledetto stregone... conosci tu la gioia di strappar lentamente uno straziante spasimo a questa carne morente e d'ammucchiare, a forza di carezze e di baci tumultuosi, i mieli brucianti della lussuria nelle sue vene aperte?... Aspetto il supremo sussulto di questo corpo snodato che si dissolve in delizia, e voglio la comunione suprema delle nostre agonie, perchè il suo corpo alfine mi ringrazi, ebbro di gioia, della crudele lentezza dei miei pugnali... perchè alfine le labbra innumerevoli di tutte le sue ferite bàcino fervidamente le lame che le fan piangere e morire, felici e trafitte...
Se da Lei m'allontano, subito le sue mammelle m'affàscinan lo sguardo, come le rive di vaporosa madreperla, nobilitate dall'aurora, che tante volte io vidi sull'arco dell'orizzonte, davanti alla prua della nave... Oh! rive fascinatrici, fiammanti d'Ideale, calmi origlieri di sabbia che i miei grandi sogni migratori sorpassarono a rapido volo!... E questa fronte pura splende talvolta nell'ombra come i vetri illuminati di una villa che tutta madida ne sembra d'una dorata felicità... Oh! la dolcezza di vivere nell'intimo calore della sua anima, sotto una fronte così trasparente!...
_La voce del Mare._
Per quanto tu viaggi, lanciato verso l'ignoto a galoppo, non potrai mai rivedere i chiari vetri illuminati, la sera, di calma felicità!... Com'è lontana dalla tua anima questa bella fronte ideale che le tue labbra sfiorano teneramente!... I vostri baci saranno sempre, sempre illusorî, poichè tutto un cielo infinito vi separa!...
_La mia voce._
Sì! Lo sento, lo sento... Abissi profondi s'immensificano fra i nostri cuori insaziati!... E ben so, immenso Mare, che i tuoi flutti turchini dalle braccia tese, stillanti di pietre preziose, sorridono lungi da me, all'altro polo, con occhi pieni di gioie ben più allucinanti!... So che tu scorri con più dolce abbandono e più profumi sparsi, sgranando le tue perle rosee, su spiagge liete che una gran Sera divina tutte bagna di felicità e di azzurro immutabile! Anche so che altri amanti vi si stendon su le sabbie, come noi, angosciati fra l'ardente sbocciare degli astri, e perdutamente inconsolabili di sentir le loro bocche sì lontane pur mentre si fondono in frenetici baci!... E sento che le nostre carezze, le nostre sapienti carezze, son simili a un tragico annaspare di ciechi remeggianti nei corridoi d'un labirinto!... Sento che i nostri baci hanno la foga pazza d'un dialogo rabbioso fra due sordi chiusi in fondo a una nera prigione!... Sento che noi saremo sempre, sempre sepolti nelle Tebaidi infocate della nostra carne... soli in mezzo al monotono vocìo di taverna che sale dalle profondità della lussuria... soli sotto il Destino e i suoi grandi macigni di Dolore, sospesi sopra le nostre teste... soli, sotto il Destino, che scroscia sinistramente come una chiusa colossale!...
_La voce del Mare._
Parti dunque, figlio mio, parti dunque sbarrando gli occhi del tuo delirio! Dà la scalata alle nere montagne della notte, visita le Stelle, ad una ad una... le Stelle, città d'oro maledette, dai merli di diamante, che incontrerai, qua e là, sull'immensa Via Lattea!... Te ne andrai pei sentieri del cielo da un firmamento all'altro, seguendo di lontano la luminosa scìa d'una cometa, ansando di passione per Colei che tu porti incatenata nel tuo cuore, ma intangibile, aderente alle tue labbra, ma per sempre lontana... verso colei che non può esser tua, ad onta dello spasimo orribile che vi strazia!... Andrai, andrai fino ai confini del cielo, e sempre, sempre sarai lontano da Lei, come quando la stringi fremente fra le braccia!
6.
LA CANZONE DEL MENDICANTE D'AMORE.
Ti avevo vista una sera, tempo fa, non so dove, e da allora ansioso aspettavo... La Notte, gonfia di stelle e di profumi azzurrini, su di me illanguidiva la sua nudità abbagliante e convulsa d'amore!... Perdutamente, la Notte apriva le sue costellazioni come vene palpitanti di porpora e d'oro, e tutta la illuminante voluttà del suo sangue colava pel vasto cielo.... Io stavo, ebbro, in attesa, sotto le tue finestre accese, che fiammeggiavano, sole, nello spazio... Immobile, aspettavo il prodigio supremo del tuo amore e l'ineffabile elemosina del tuo sguardo!... .... Poichè sono il mendicante affamato d'Ideale che va lungo le spiagge implorando baci e amore, per nutrirne il suo sogno! Con cupidigia astiosa bramavo i gioielli del cielo per abbellirne la tua nudità di regina... e verso di te protendevo i miei sguardi folli, insanguinati nell'ombra come braccia scarnite di moribondo!... Tutto parvemi ingigantito dall'ampiezza del sogno! Campane rantolavano nel cielo come bocche mostruose: le bocche, forse, del Destino!... Campane invisibili e selvagge sembravano aprirsi su me, nel silenzio, come abissi capovolti!...
Un gran muro s'ergea davanti a me, implacabile e altero come la disperazione! Aspettavo solo, e migliaia di stelle, di stelle pazze sembravano sprizzare dalle tue finestre, come un vol di faville da una fornace d'oro!... L'ombra tua dolce apparve nel cavo dei vetri, simile a un'anima terrorizzata che s'agiti entro pupille agonizzanti, e tu per me divenisti una preda delirante lassù, su la cima estrema delle torri fastose del mio Sogno!... L'Amore mio--denti lucenti e occhi adunchi--brandì con un gran gesto le sue rosse spade e barbaramente salì verso il tuo tragico splendore.
Poichè sono il mendicante insaziato che cammina verso il tepore dei seni, verso il languor delle labbra, l'implacabil mendicante che va lungo le spiagge, rubando amore e baci per nutrirne il suo Sogno!...
S'aprì la notte cupa appiè del muro, e tu apparisti, soavemente sbocciata vicino a me, bianca e pura in mezzo alle tenebre, vacillando quasi ai consigli della brezza notturna!... E tutto fu abolito intorno a me, e il mio sogno infranse il mondo con un sol colpo d'ala!
Certo--pensai--nei favolosi giardini ove s'esilia l'anima mia chimerici peschi foggiarono la tua carne flessuosa, con la neve odorante dei loro fiori che le sonore dita del vento plasmavano!... Io venni a te, tremante e religioso, come in un tempio... avanzandomi incerto come in un'umida grotta!... A te venni, inciampando a ogni mio timido passo, trattenendo il respiro per non destare il Dolor nel passare!... Si schiuse il tuo sorriso nella serena acqua del tuo viso, come al cadere placido d'un fiore... S'aprì a ventaglio il tuo sorriso fluttuando nel cielo, e fece impallidire il viso impetuoso degli Astri, nel silenzio!... Io ti parlavo volubilmente di strane cose, bagnata l'anima di una sgorgante angoscia, e mi pareva di sentirmi avvolto dalla corrente d'un fiume voluttuoso. Avidamente, spiavi tu sul mio labbro l'Anima mia, come un miele dorato!...
Sentii che il volto mi s'infocava come un castello incendiato, che il nemico saccheggia. Ti parlavo, e i miei pensieri stravolti si riflettevan lontani e vaporosi nella tranquilla acqua del tuo viso!...
Tu volesti rispondermi, ma non sapesti che dire. Mi domandasti le mie angoscie, i miei timori, poichè mi vedevi tremar sulla soglia come trema un colpevole... Ed io simile ero ai vagabondi feriti che vanno rantolando di porta in porta, in cerca di rifugio, tra i pugni alzati delle folle implacabili!... Mi parlasti di cose indifferenti!... Domandasti della mia vita passata, della mia patria lontana... Volesti sapere il mio nome e tutto ciò che si suol domandare ai viaggiatori stanchi, beventi alle fontane, la sera, quando tutto si fa nero...
Poichè sono il mendicante affamato d'Ideale che vien non si sa d'onde, e va lungo le spiagge... implorando amore e baci, per nutrirne il suo Sogno!...
Ti seguii fino in fondo alla tua casa; fummo soli, lontani dalle folle umane, sulla soglia dell'Infinito, e sentii la soavità dei crepuscoli sul mare, quando si ripara in un golfo violetto umido di silenzio!... Fummo soli, e il mio Sogno al tuo Sogno cantò:
--Oh! abbassa languidamente le palpebre sull'errante follia del tuo sguardo. Abbassa le tue palpebre mistiche e lente come ali d'angelo che si chiudano... Abbassa le tue palpebre rosee, perchè l'agile fiamma dei tuoi occhi vi scivoli come sospiro di luna tra persiane socchiuse. Abbassa le tue palpebre e poi alzale ancora, e potrò smarrirmi alfine nei tuoi occhi, nei tuoi occhi, per sempre, come su laghi assopiti, la sera, tra fogliami placidi e neri!
«Sii dolce, poichè il mio cuore trema fra le tue dita... Sii dolce!... L'Ombra è attenta a spiare le nostre ebbrezze, e il Silenzio si china e ci accarezza come una madre intenerita... Sii dolce!... Per la prima volta adoro l'anima mia perdutamente e l'ammiro perchè t'ama così, come una povera pazza!... Adoro le mie labbra, poichè le mie labbra ti desiderano... La mia anima è tua, la mia anima è sì lontana ed azzurra da sembrarmi straniera! Davanti a te si umilia, la mia anima, qual pecora morente, e s'addormenta, abbrividendo sotto i tuoi fragili piedi come un prato che tutto s'inargenta sotto i passi furtivi della luna...
«Vieni!... le mie labbra folli attireranno il tuo volto pensoso e i tuoi grandi occhi dolenti verso le spiagge abbagliate del Sogno... verso divini arcipelaghi di nuvole!... Le mie labbra saranno instancabili come i bardotti che lentamente traggono, nella rosea frescura dei mattini, le grandi barche dalle vele solenni verso lo scintillìo perlato del mar lontano... Ed io non sarò più che il tuo soffio... E il mio sangue travolgerà nel suo corso il profumo delle tue labbra, come un fiume a primavera, inebbriato di fiori!...--