Chapter 2
E se lo amava? Di'. Se lo amava? E se lo ha respinto per virtù, per dovere? Di'.--Cosa resto io?--Se fosse vivo, potrei lottare, potrei vincerlo--ma è morto--ma si è ucciso per amor suo.--Se lo amava nessuna forza glielo strappa più dal cuore.
MARIO.
Tu pensi....
PAOLO.
Non lo so.--È ben questo! Che non lo so.--E voglio saperlo--voglio sentirmelo gridare da lei sulla faccia.--E me lo dirà....--Oh ne ho avuto il sentimento appena ho letto la prima lettera.--Non capivo ancora nulla, anzi, credevo: «Amo mio marito.» Ma sentii subito un martello qui, che mi faceva un male! un male! E non sapeva cosa fosse. Oh prima che certe paure prendano corpo, ce ne vuole del tempo.--Prima mordono, mordono.... e non si sa che cosa sia.--Ero contento.... ti dicevo che ero contento, volevo persuadermene, ma tu hai veduto che mi mordeva la paura.--E se lo amava? Oh! sicuro! Tanto più ammirevole, eh? Tutto il mondo l'ammirerebbe.--Bella grazia!... Anch'io l'ammirerei in ginocchio se fosse la moglie di un altro. Ma è la mia.--Non sono il giudice di mia moglie, io. Sono in causa, non posso giudicare, sono il possessore.... è mia, è cosa mia! Devo ammirarla perchè potendo frodarmi tutto, mi ha frodato solo una parte!--Io guardo quello che mi ha tolto non quello che mi rimane.
MARIO.
Sei pazzo, va.
PAOLO.
Ma non vedi che le sono odioso!
MARIO.
Oh Dio!
PAOLO.
Odioso! Tu non eri qui un momento fa. Non ha forse bisogno che tu l'aiuti a sopportare la mia presenza?
MARIO.
Oggi. Perchè sa che hai letto--te lo dicevo io? Perchè è imbarazzante.
PAOLO.
Non oggi soltanto. Tu non ti muovi mai di qui, mai.--In quindici anni che fai il campagnuolo non sei stato fuori una settimana. E quindici giorni fa ti è venuta improvvisamente l'idea di girare il mondo.--Te ne aveva pregato essa.
MARIO.
Ti giuro....
PAOLO.
Non ti credo a te.--Me lo dirà Anna.
Si avvia.
MARIO.
Cosa fai?
PAOLO.
Vado a domandarglielo.
MARIO.
No, Paolo.
PAOLO.
Lasciami andare....
MARIO.
Ma no.... c'è di là Maddalena.
PAOLO.
Oh per questo.
Chiama ad alta voce.
Anna! Anna!
MARIO.
Sei un ingrato!
PAOLO.
Se amava me, non le è costato molto respingerlo.--Se amava lui non le devo riconoscenza.
SCENA OTTAVA.
ANNA e detti.
ANNA.
Mi hai chiamato?
PAOLO, a Mario che fa per andarsene.
No, no, resta. Sì, Anna. Volevo domandarti una cosa. Qualunque sia la tua risposta, ti credo.
ANNA.
Ne sono persuasa.
PAOLO.
Sei tu che hai pregato Mario di venire con noi? Non oggi, sai.
ANNA.
Nè oggi, nè prima.
MARIO.
Vedi?
ANNA.
Non l'ho pregato e non glie l'ho proposto. Devo dire però che se Mario non veniva non sarei andata nemmeno io.
PAOLO.
Oggi. Ma quindici giorni fa?
MARIO.
Ah senti, è ridicolo. Ti ha già detto....
ANNA.
No, Mario, non è ridicolo. È naturale che Paolo desideri di sapere e ha il diritto d'interrogarmi.
PAOLO.
Non voglio far valere i miei diritti.
ANNA.
Hai torto. Bisogna far valere i nostri e rispettare quegli degli altri. Quindici giorni fa sarei andata anche con te solo.
MARIO.
O benedetto Iddio!
PAOLO.
Temevi eh? che dicesse di no.
ANNA.
Ma la sua proposta di accompagnarci mi è stata di un grande sollievo.
PAOLO.
Vale a dire che ti sarebbe pesata la mia sola compagnia.
ANNA.
Non pesata. Mi avrebbe inquietata.
PAOLO.
E si può sapere perchè?
ANNA.
Oramai si può.--Perchè era seguita una disgrazia della quale tu allora ignoravi le ragioni, mentre adesso le sai. Sapendole, capirai che io dovessi esserne molto turbata, ma per la tua pace, dovevo nasconderti il mio turbamento, e avevo diritto di nasconderlo, poichè non avevo nulla a rimproverarmi verso di te. Capisci che ad essere in due, sempre insieme è più difficile simulare.... tutte le ore.... tutte le ore!... mentre la presenza di un terzo....
MARIO.
Ma vedi! ma vedi!
ANNA.
Mario ebbe la buona idea di accompagnarci.
PAOLO.
Mario che sapeva lui!
ANNA.
Questo lo ignoro.
PAOLO.
Non te ne ha mai parlato?
MARIO.
Non rispondergli, Anna, non rispondergli, vieni via--è malato.... non ragiona.... povero diavolo.... gli passerà.... e capirà allora....
ANNA.
Oh no.... è inutile....
PAOLO.
Una tragedia inutile, è vero Anna?
ANNA.
Non hai più nulla da comandarmi?
PAOLO, imperioso, acciecato.
Sì. Voglio le lettere che ti ha scritto Luciano.
ANNA.
È giusto.--Vado a prenderle.
si avvia.
PAOLO.
Tutte!
ANNA torna e gli dà una chiave.
Sono nella mia scrivania, nel primo cassetto a destra. Sono legate da un nastro nero.
PAOLO.
Va bene.
Via.
SCENA NONA.
ANNA, MARIO, poi PAOLO.
MARIO.
Perdonalo, Anna, non sa quello che si faccia.--Ti ama tanto.--È un carattere debole.
ANNA.
Oh! senza pietà.
MARIO.
Come i deboli. Ti ama, ti ama.
ANNA.
Tanto male mi ama. Si perderà.
MARIO.
No, tocca a te sostenerlo.
ANNA.
Finchè giova.
PAOLO torna colle lettere in mano--va alla scrivania, prende le altre, le getta tutte nel camino, le accende.
MARIO.
Che fa? Guarda, Anna.
ANNA rigida, immobile, guarda le lettere bruciare, e mormora a mezza voce come trasognata.
Via! Via! Via! Via!
PAOLO viene verso Anna colle mani giunte in una esaltazione supplichevole, scoppia in pianto, le si inginocchia davanti.
MARIO esce tra commosso e dispettoso.
SCENA DECIMA.
ANNA e PAOLO.
PAOLO, sempre in ginocchio.
E adesso.... Puoi perdonarmi?
ANNA riluttante gli pone una mano sulla testa, poi indulgente e scorata.
Alzati, alzati.
PAOLO.
Dimmi che mi perdoni. Ti giuro che vorrei morire qui.
ANNA.
Sì, sì. Alzati, non stare così. Mi fai pena.
PAOLO, levato.
Io non so cosa mi sia passato per la testa.... ma ho sofferto tanto!
ANNA.
Si è visto.... sì.... calmati.
PAOLO.
Mario non ha tatto.... è stato lui ad irritarmi fin dal principio.
ANNA fa per avviarsi.
PAOLO.
Non andartene--sta qui un momento.
ANNA siede sul sofà.
PAOLO.
Vedi bene che mi è passato subito quell'accesso di violenza. È proprio perchè c'era Mario qui. Mario è buono, è giudizioso, ma la sua presenza mi irritava.--Sì sì, avevi ragione tu! ma devi anche capire lo stato dell'animo mio.
Si alza a passeggiare.
In fin dei conti tutta questa burrasca cosa vuol dire? Vuol dire che ti voglio bene--e questo è l'essenziale, mi pare! Bisogna considerare il fondo delle cose. Sono cinque anni che siamo marito e moglie, e puoi dire tu se ti ho mai dato il più leggero motivo di lagnanza. Io credo proprio di no, e cinque anni sono cinque anni. Mi sono fatto una bella posizione lavorando, tu hai sempre figurato in società; un divertimento che è un divertimento, da solo non me lo sono preso mai. Avevo gli amici, il circolo.... gli altri mariti dopo un anno la sera.... io ho rinunziato ad ogni cosa.--Non voglio farmene un merito, ma....
ANNA.
Fammi il piacere, non girare tanto!
PAOLO.
Scusa.--Mi lasci sedere qui accanto a te?
Lungo silenzio.
Quand'è che ti vedrò sorridere, Anna? No, non levarti. Allora non è vero che mi hai perdonato!
ANNA.
Cosa vuoi, Paolo.... neh?.... cosa vuoi da me?... dillo subito.
PAOLO.
Mi hai fatto promettere che non ti avrei mai parlato....
ANNA.
Oh ma ti ho detto subito che avresti mancato alla promessa. Hai torto però! Credi a me. Non mi domandar nulla. Quando non ci sarà più pericolo, ti prometto, ed io mantengo, ti prometto che ti dirò io ogni cosa, senza che tu me lo domandi. E sarà un bene per tutti e due. Ma voglio essere io giudice del momento.
PAOLO.
Ebbene, sì, non mi dir nulla, ma vieni via con me, con me solo; penso io a persuader Mario; egli veniva per compiacerti e sarà molto più contento di vederci partire insieme, in segno di pace. Capisco che ti ripugna di risvegliare quelle memorie, ebbene, invece di risvegliarle, io te le farò dimenticare,--ti giuro,--ti giuro che non se ne parlerà mai più, ma vieni via con me; vieni via con me e vedrai quanto amore....
ANNA.
Non pretendere, Paolo. Se lo pretendi ti seguirò, ma....
PAOLO.
No, no, non pretendo. Vedi bene che sono qui supplichevole, non ti vorrei a forza. Ma senti ancora, senti ancora. Riconosco, sai, quello che hai fatto. Oh te ne saprò rimunerare per tutta la vita. Lo riconosco, non c'è al mondo una donna più santa di te; ma tu devi entrare nell'animo mio e avere qualche pietà anche di me.
ANNA.
Ah, ah!
Ride amaramente.
PAOLO.
Perchè vuoi prolungarmi questo tormento? quando non ci sarà più pericolo, hai detto! Che pericolo c'è? Da chi dipende questo pericolo? Da te? o da me? Che cosa può mutare in noi il tempo? Ti ho sempre amata, ti amo, e guarda, in questo momento ti amo come non ti ho amata mai!--Dammi la mano, la mano soltanto. Dio! Anna! sei tanto bella! E sei mia, sei mia moglie, e il giuramento che mi hai fatto quando ci siamo sposati, non è solamente di fedeltà, ma è di amore. Vieni via, vieni via.
ANNA.
No, no, no.
PAOLO.
No!? Hai paura, eh? di essergli infedele?
ANNA.
Paolo! Paolo!
PAOLO.
E se ti voglio?
ANNA.
Non puoi volerlo.
PAOLO.
E se voglio?
ANNA.
Paolo!
PAOLO.
E se comando?
ANNA.
Distruggerai in un momento tutta l'opera mia. Ma pensa che la tua violenza è una liberazione per me.
PAOLO.
O vieni, o parli!
ANNA.
Vuoi così? Ci siamo arrivati? Io ho fatto quello che potevo...!
PAOLO.
Sì, va.--Parla!
ANNA.
Amavo Luciano e lo amo ancora!
PAOLO.
Oh!
ANNA.
Lo amavo, lo amavo.--Senti? lo amavo e godo una gioia immensa a dirtelo qui,--e tu non hai veduto che morivo dalla voglia di gridarlo.... e quando ti vedevo serrarmi da vicino colla tua curiosità feroce, mi dicevo: ci viene.... ci viene.... Ci sei venuto. Lo amavo, lo amo, e non ho amato che lui al mondo, e provo il rimorso della mia virtù.--Lo sai ora?
PAOLO.
Va bene!
Si avvia.
ANNA.
Ah no.--Stai qui ora, ora mi senti.--Hai voluto che parlassi, ora parlo.... ora sono io che ti trattengo. Capirai bene che dopo un colloquio come questo, fra te e me è finita--bisogna dunque dirci ogni cosa--io ti ho ascoltato, ti ascolterò ancora se vorrai, ma devi ascoltarmi tu pure. Cosa hai fatto tu per me? Che aiuto mi hai dato? Hai saputo vedere, quando era giusto che tu vedessi? Hai saputo nemmeno sospettare? È bisognato che un uomo morisse.... ma che! nemmeno questo! Quando tu non soffrivi come soffri ora, hai saputo vedere quello che soffrivo io? Ti è parso che il mio dolore fosse il dolore per la morte di un tuo parente! Non hai capito che ero atterrita: mi dormivi accanto e non ti sei accorto che le prime notti mordevo le coperte per non gridare. In un momento vieni a conoscere tutti i fatti. E che cosa sono questi fatti? Che io tua moglie per anni, in silenzio, ho difesa la tua pace, ho compiuto quello che la gente chiama il mio dovere. Allora la tua curiosità si sveglia, e per guadagnare il tempo perduto vuole violentarmi l'anima e penetrarvi giù, giù fino al fondo. Ah, no, Paolo, no: non si fa così, nè per te, nè per me. No, non conviene saper tutto. E non si entra per la gran porta nelle anime; vi si entra a tradimento. Hai voluto spalancarla: ebbene hai visto: non c'è dentro più nulla per te.
PAOLO.
No? hai ragione tu, eh?--Hai ragione tu, è vero, lo riconosco anch'io che hai ragione. Ma il tuo amore non l'ho avuto mai, eh? L'hai detto tu; non l'ho avuto mai il tuo amore? E allora?... Hai ragione tu.--Eppure sai cosa faccio io? Ti scaccio da casa mia!
ANNA, giubilante.
Oh vado, vado, vado, e non ritornerò mai più! E non pregare, sai, e non venire a me. Non ho più forza di avere pietà. Quando ti avrò detto addio, sarò morta per te!
Entra correndo nella sua camera.--PAOLO immobile, esterrefatto aspetta.--ANNA ritorna con cappello e mantiglia, traversa e fa per uscire.
PAOLO.
No, Anna, no, no, no. Anna, no. Per carità aspetta. Siamo pazzi tutti e due. Che sarebbe di noi? Tu mi sei necessaria.
Le si avviticchia.
Non andare, non voglio, sai, resta qui.--Ero pazzo, non andare, vedrai--tutta la vita....
Anna vuole sciogliersi.
No, per carità.... se vai, se ti sciogli, se parli, sento che è inesorabile.--Resta, resta, Anna...!
ANNA si scioglie.
Addio!
Via.
_Cala la tela._