Democrazia futurista: dinamismo politico
Part 6
È talvolta difficilissimo conoscerli, apprezzarli, incoraggiarli. Poichè invece di abbracciare spiritualmente l'Italia come una vasta massa malleabile da plasmare essi la considerano come un reticolato idiota di soprusi, di camorre, di autorità scroccate, di divieti imbecilli. Ed hanno ragione. Dovunque, l'ingegno è svalutato, deriso, imprigionato. Incoronato soltanto e festeggiato il mediocre opportunista o l'ex-genio ormai rammollito.
Il Futurismo scoprì, svegliò, rianimò, radunò molti di questi giovani geniali, i migliori, senza dubbio. Ma non tutti certamente. Nella vasta rivoluzione di serate burrascose che si propagò su tutta la Penisola, il Futurismo entrò in contatto con quasi tutti ma occorre un più sistematico intervento delle forze del paese per salvare, riaccendere e utilizzare tutto il vasto proletariato dei geniali.
Propongo che in ogni città sia costruito uno o più Palazzi che avranno una denominazione sul genere di questa: «Mostra libera dell'Ingegno creatore».
1º Verrà esposta per un mese un'opera di pittura, scultura, plastica in genere, disegni d'architettura, disegni di macchine, progetti d'invenzione.
2º Verrà eseguita un'opera musicale piccola o grande, orchestrale o pianistica di qualsiasi genere.
3º Verranno letti, esposti, declamati poemi, prose, scritti di scienza di qualsiasi genere, di qualsiasi forma e di tutte le dimensioni.
4º Tutti i cittadini avranno il diritto di esporre gratuitamente.
5º Le opere di qualsiasi genere o valore apparente, anche se apparentemente giudicate assurde, cretine, pazze o immorali, saranno accettate, esposte o lette senza giuria.
15.
Governo tecnico senza parlamento, senza senato e con un Eccitatorio.
I problemi che si affollano dopo-guerra in un paese non ricco come il nostro superano, credo, la potenza governativa di qualsiasi regime e sono destinati quindi ad avere un'unica soluzione rivoluzionaria.
È indiscutibile però che il governo parlamentare col suo smisurato pantano burocratico è -- fra tutti i governi possibili -- il meno atto a risolverli.
Esaminiamo la situazione dal punto di vista dei produttori.
Il governo ha stanziato 3 miliardi di lavori ma nessuno cura e sollecita questi lavori. Per esempio: lavori ferroviari che devono provvedere alla disoccupazione ed evitare la crisi gravissima dei trasporti.
Il governo dice: Bisogna produrre! produrre! produrre! Come si può produrre se tutte le industrie sono oggi creditrici dello Stato? E con quali materie prime? (se non sono già assicurate). A quali prezzi verranno date queste materie prime?
Lo stato si è dimostrato mediocre acquirente e mediocre distributore.
Il governo dovrebbe invece concedere massima libertà alle industrie togliendo impacci e pastoie.
Si sostituisca alla funzione dello Stato la funzione dei Sindacati o Consorzi industriali i quali sotto il controllo dello stato provvedano all'approvvigionamento delle materie prime.
Si esca da questo stato di cose che toglie ogni attività personale e si distruggano i sistemi fiscali veramente passatisti.
Ammetto che si debba provvedere alle esigenze finanziarie e che le entrate erariali siano portate ad un punto tale da _fare tutto il servizio dei nostri debiti_. Ma non ostacoliamo la produzione della ricchezza.
Accettiamo nuovi oneri ma si faciliti la produzione della ricchezza e la si colpisca soltanto quando è prodotta.
I monopolî colpendo le materie prime rincarano i prodotti all'interno e rendono difficilissima la importazione che è necessaria per la ricostituzione economica del paese.
I divieti di esportazione sono assurdi. Si dice che non si può concedere la esportazione perchè i prezzi all'interno già troppo elevati aumenterebbero ancora mentre negando la esportazione tali prezzi dovranno diminuire perchè le materie prime _imboscate_ finiranno per venire sul mercato.
Errore questo. Un simile provvedimento che dovrebbe colpire soltanto gli incettatori colpisce invece la produzione che finirà per arrestarsi.
Perderemo così i mercati esteri.
Un governo intelligente dovrebbe invece concedere entro limiti razionali l'esportazione con limitazioni di prezzi all'interno.
Così l'industria riattivata potrebbe assumere gran parte delle maestranze dimesse ora dalle industrie belliche.
Ma il governo parlamentare è un governo tipicamente inintelligente.
Esaminiamo ora la situazione dal punto di vista della marina mercantile.
La guerra ha creato l'avvento delle Cooperative di gente di mare alla proprietà e all'esercizio della nave. Questo avvento importantissimo deve essere assolutamente favorito dalla legislazione italiana.
Se sarà favorito senza diffidenza costituirà una delle migliori forme di pacificazione sociale.
Gli articoli 9 e 10 del decreto Villa vanno radicalmente mutati. Perchè l'articolo 10 impedisce che lo stato diventi proprietario di navi da dare a gestire alle Cooperative di gente di mare.
I noli pagati dal principio della guerra a navi estere sommano a più di 9 miliardi di lire. I noli pagati dal principio di guerra a navi italiane sommano a un miliardo e mezzo.
Bisognava per evitare questa fuga di denaro all'estero comperare subito a buon prezzo navi da trasporto. Questo era possibile anche nel 1915 e nel 1916. Quando ci siamo accorti che era un dovere comperare oro per salvare tanto oro regalato ad armatori esteri, il prezzo delle navi era altissimo, fantastico.
Il paese intuì il pericolo e pensò di riparare il danno.
Sorsero nuovi cantieri, vecchi cantieri si ampliarono e centinaia di migliaia di tonnellate di ottimi vapori scesero in mare.
Disgraziatamente il decreto Villa troncò questa magnifica evoluzione e si tornò così alla dispersione di ricchezza ed ai noli esteri.
Per costruire rapidamente navi di trasporto bisognava ricorrere ad industrie particolari. La industria privata che non si occupava di navi sapeva però costruire pezzi indispensabili per le navi. Lavoro quasi identico. Per esempio: Un fabbricante di caldaie fisse poteva fabbricare anche caldaie marittime. Così si fece. Migliaia di industrie particolari arruolate subito con rapidità futurista collaborarono alla costruzione delle navi. Tutto ciò però senza che il governo favorisse in nulla la meravigliosa opera.
La costruzione in serie poco costosa e rapidissima doveva essere ampiamente sostenuta e propugnata dal governo.
I «_fabricated ships_» hanno un minimo di curve. Ogni pezzo ha un numero, il montatore ricevendo i singoli pezzi guarda il disegno e segue il suo tracciato. Semplicità estrema.
Questo metodo è indubbiamente un metodo di guerra poichè esclude un poco il progresso costruttivo. Tutte le navi essendo così identiche e non una è migliore delle altre. Si può però facilmente evitare questo danno. Resta indiscutibile che la costruzione in serie va propugnata e sostenuta dal governo, con senso pratico e fuori d'ogni burocrazia.
Ma il governo parlamentare è un governo tipicamente antipratico.
Noi futuristi consideriamo lo stato come una realtà umana. Lo stato deve essere l'amministrazione di una grande azienda che si chiama patria appartenente a una grande associazione che si chiama nazione.
Il patriottismo è per noi semplicemente la sublimazione di quell'attaccamento rispettoso che le buone e forti aziende ispirano ai loro partecipanti.
Nel Manifesto del Partito Politico Futurista io dichiaravo:
«Trasformazione del Parlamento mediante un'equa partecipazione di industriali, di agricoltori, di ingegneri e di commercianti al Governo del Paese. Il limite minimo di età per la deputazione sarà ridotto a 22 anni. Un minimo di deputati avvocati (sempre opportunisti) e un minimo di deputati professori (sempre retrogradi). Un parlamento sgombro di rammolliti e di canaglie. Abolizione del senato.
Se questo parlamento razionale e pratico non dà buoni risultati, lo aboliremo per giungere ad un Governo tecnico senza parlamento, un Governo composto di 20 tecnici eletti mediante suffragio universale.
Rimpiazzeremo il senato con una Assemblea di controllo composta di 20 giovani non ancora trentenni, eletti mediante suffragio universale. Invece di un parlamento di oratori incompetenti e di dotti invalidi, _moderato_ da un senato di moribondi, avremo un governo di 20 tecnici _eccitato_ da una assemblea di giovani non ancora trentenni.
Partecipazione eguale di tutti i cittadini italiani al governo. Suffragio universale eguale e diretto a tutti i cittadini, uomini e donne. Scrutinio di lista a larga base. Rappresentanza proporzionale».
Il futurista Volt entrò subito nelle difficoltà di realizzazione del governo tecnico con il seguente articolo importante che io cito integralmente:
«Aboliamo pure il parlamento -- si domandano molti -- ma cosa metteremo al suo posto?
La risposta è pronta. _Sostituiremo il parlamento con le rappresentanze dei sindacati agricoli, industriali ed operai._
La rappresentanza sindacale sarà la base dello «Stato tecnico» futurista.
Al «collegio» elettorale, circoscrizione fittizia ed arbitraria, entità che sembra creata apposta per l'esercizio del broglio, sostituiremo il sindacato, espressione organica delle forze economiche che dànno effettivamente forma alla società.
Al posto dell'«onorevole» deputato, demagogo costretto all'accattonaggio sistematico del voto o feudatario di una nuova feudalità peggiore dell'antica, manderemo a governare il paese ingegneri, commercianti ed operai, gente che sa il suo mestiere e conosce i bisogni reali della propria classe. Invece di un'Assemblea di intriganti, di chiacchieroni e di incompetenti, avremo un corpo tecnico adatto allo scopo di dirigere, con conoscenza di causa, la grande azienda dello stato.
In pratica, l'idea della rappresentanza sindacale si trova di fronte a difficoltà serie ma non insormontabili.
Vari problemi ci si presentano.
1º A quali sindacati concederà lo Stato la personalità politica?
Si tratterà di determinare le categorie di produttori che avranno diritto a una rappresentanza nel corpo legislativo.
2º L'iscrizione ai sindacati sarà obbligatoria per tutti i cittadini? A me sembra che sia più logico lasciare che esercitino i diritti politici coloro che hanno volontà e coscienza.
Coloro che resteranno volontariamente fuori dei sindacati corrisponderanno in parte alle masse degli _astenuti_ nelle odierne elezioni a suffragio universale.
3º In base a quale criterio si misurerà il numero di voti da attribuirsi a ciascuna categoria di sindacati? È la questione più scottante. Il criterio più semplice è quello numerico. Ma così si ricade nell'atonismo individualistico del suffragio universale.
Io credo che non si debba tener conto del numero degli iscritti al sindacato, _ma dell'importanza della funzione economica_ che esso esercita nel Paese. Quindi un sindacato di industriali metallurgici avrà una rappresentanza eguale a quella di un sindacato di lavoratori del ferro benchè questi ultimi siano molto più numerosi.
E ciò perchè l'importanza delle due funzioni si controbilancerà nella economia nazionale.
L'amico Settimelli dirà che questo è un criterio poco democratico. Me ne infischio.
4º Quali saranno i limiti posti all'esercizio del potere dell'Assemblea eletta mediante la rappresentanza sindacale? La competenza dell'Assemblea dovrà essere limitata alle questioni prevalentemente economiche, che sono del resto le più importanti in politica.
Le questioni di famiglia, di politica estera, ecc. dovranno essere risolte in parte mediante _referendum_ popolare diretto ed in parte attribuite alla competenza del potere esecutivo.
Non ho fatto che accennare le principali questioni. Invito tutti i giovani futuristi ad inviarmi le loro soluzioni ai quattro problemi che ho posto, senza avere la pretesa di risolverli definitivamente. Ma mi sembra che la questione sia matura per lo studio. E per noi futuristi «studio» deve significare già un principio di esecuzione. È l'ora di finirla col parlamento. Abbiamo fatto la guerra senza bisogno del parlamento. Senza il parlamento sapremo fare la pace. È ora di sbarazzare l'Italia dalle 508 incompetenze che spadroneggiano a Montecitorio.
La sola esistenza di un «senato» è la vivente antitesi di tutti i principî del Partito Futurista. L'istituzione del senato parte dal concetto che le assemblee elettive abbiano bisogno di essere «frenate» in un modo qualsiasi. La esperienza invece ci dimostra che le assemblee politiche non sono quelle indomite cavalle che la retorica dei nostri padri amava imaginarsi.
Fanno un po' di chiasso, si abbandonano ai «tumulti», tanto per dar da strillare agli strilloni dei giornali quotidiani, ma poi, quando si tratta di far sul serio, finiscono sistematicamente per addormentarsi.
La «rappresentanza sindacale» non sfugge a questo grave inconveniente. L'elemento _tecnico_ è di per se stesso conservatore. I tecnici si abbandonano volentieri alla «routine». Le più grandi invenzioni e scoperte furono aspramente osteggiate dai tecnici. Le inglesi «trade unions» sono in fondo piuttosto conservatrici e attaccate alla tradizione. Le «corporazioni» medievali si irrigidirono fino a cristallizzare tutta la vita economica dell'Europa.
Tuttavia il solo vantaggio che il paese sia governato da gente «che sa il fatto suo» mi sembra tale da indurmi a non rinunziare al sistema della rappresentanza sindacale. Solamente che la rappresentanza sindacale ha bisogno di essere integrata da un altro organo politico, che la stimoli e le impedisca di essere un ostacolo sulla via del progresso nazionale.
E qui cade in acconcio la istituzione dell'«organo eccitatore» che Marinetti propone di sostituire alla decrepita e ingombrante istituzione del senato.
Chiameremo quest'organo «_Consiglio dei giovani_» o «_Eccitatorio_». Perchè possa compiere adeguatamente la sua funzione, occorre che esso abbia i seguenti caratteri:
_a_) deve essere composto di cittadini dell'età non superiore ai 30 anni;
_b_) deve essere reclutato da persone di tutte le categorie sociali, senza distinzione di classi, per mezzo del suffragio universale diretto;
_c_) deve essere continuamente rinnovato. Le elezioni saranno annuali;
_d_) deve constare di un numero ristrettissimo di eletti.
Nove giovani basteranno. Di competenza del «Consiglio dei giovani» o «Eccitatorio» saranno tutte le questioni non prevalentemente economiche. Ma perchè possa agire in senso progressista sulla rappresentanza sindacale, esso potrà prendere iniziativa di progetti di legge anche in materia economica, i quali però dovranno essere discussi e votati in via definitiva dalla assemblea dei rappresentanti sindacali. Viceversa quest'ultima assemblea potrà porre il suo «veto» alle deliberazioni del «Consiglio dei giovani» quando esse apportino conseguenze relative alla vita economica del paese.
È chiaro che dei conflitti possono per tal guisa sorgere fra il «Consiglio dei giovani» e la rappresentanza sindacale. Questi conflitti dovranno risolversi in ultima istanza per mezzo del _referendum_ popolare diretto.
Tali, nelle loro grandi linee, sono le basi dello «stato futurista».
L'_Eccitatorio_ o Consiglio di giovani eccitatori è secondo noi indispensabile.
Gli anarchici si accontentano di assalire i rami politici, giuridici ed economici dell'albero sociale mentre noi vogliamo assai più.
Di quest'albero infatti vogliamo strappare e abbruciare le più profonde radici, quelle piantate nel cervello dell'uomo e che si chiamano: desiderio del minimo sforzo, quietismo vile, amore dell'antico e del vecchio, di ciò che è corrotto e ammalato, orrore del nuovo, disprezzo della gioventù, venerazione del tempo, degli anni accumulati, dei morti, dei moribondi, bisogno istintivo di ordine chiuso, di leggi, di catene, di ostacoli, di questure, di morale, di pudore, paura di una libertà totale.
Avete visto un'assemblea di giovani rivoluzionarî anarchici? Non vi può essere spettacolo più scoraggiante.
Vi noterete infatti la mania urgente, in tutte quelle anime impetuose e rosse, di privarsi subito della loro indipendenza e della loro iniziativa per dare il governo della loro assemblea al più attempato fra loro. Ossia al più opportunista, al più prudente, insomma a colui che avendo già acquistato una piccola potenza e una piccola autorità sarà fatalmente interessato a conservare lo stato delle cose, a calmare la violenza contrariando ogni istinto di avventura, di rischio, e di eroismo.
Questo nuovo presidente pur guidando con una apparente equità la discussione generale, la condurrà docile, all'abbeveratoio del proprio interesse personale.
Credete ancora all'utilità delle assemblee, spiriti rivoluzionarî?
Accontentatevi in tal caso di scegliere un direttore o meglio un regolatore di discussione ed eleggete a questo ufficio il più giovane di voi, il meno noto, il meno importante e fate che la sua funzione sia limitata a quella di distribuire la parola con un'assoluta eguaglianza di tempo, controllata con l'orologio alla mano.
16.
Contro il diritto di successione.
La legislazione democratica nello stringere e diminuire continuamente i diritti di successione è stata sempre frenata da questa obbiezione: Se voi vietate al padre di accumulare il denaro per il figlio togliete il principale incitamento al suo sforzo di lavoro.
Il ragionamento non regge. È basato su una assurda morale altruistica e cristiana che abolendo la gioia di vivere e il culto della propria vita proietta tutte le energie in un'altra vita e in un altro essere. Il padre nella attuale concezione moralistica della famiglia passatista abolisce rapidamente il suo programma personale di godimento fisico e intellettuale e considera la sua vita come una serie di sforzi accaniti per conquistare una somma di denaro che annulli ogni necessità di sforzo e di lotta per suo figlio. Ogni giorno segna una rinuncia. Il suo lavoro invece di trasformarsi in quella sana allegria fisica e spirituale che raddoppierebbe la sua potenza nervosa e creatrice è un lavoro tetro nel buio di una piccola idea cocciuta e vile: mio figlio non lavorerà.
Ora io domando perchè mai questo figlio non deve lavorare? Perchè mai deve essere privato della ragione essenziale del suo organismo vitale: lottare, vincere, superare, produrre?
Ogni uomo _deve_ partire nella vita coi soli privilegi della sua forza naturale, perchè possa manifestarsi pienamente dando il suo massimo rendimento con un massimo di sforzi e godendo integralmente i frutti personalmente conquistati.
Piena responsabilità nella vita, coscienza lucida di tutti gli ostacoli, eroismo continuo e continuo adeguato godimento della vita senza rinuncie e senza altruismi bestiali.
Vi sono dei padri che avendo lavorato tutta la vita accumulando denaro per i figli, pretendono che i figli facciano lo stesso, accumulando essi pure in un'ossessione di montagne d'oro che tutti devono aumentare e nessuno godere. Qui la condizione passatista diventa di un ineffabile misticismo cretino.
17.
Sintesi della concezione marxista.
1) _La teoria del valore._
Secondo Carlo Marx la funzione del capitale è sterile nel processo della produzione. Solo è feconda l'opera del lavoro.
Il maggior valore del prodotto è dunque il risultato esclusivo del lavoro e a questo _deve_ appartenere. Invece iniquamente va ai capitalisti sotto forma di _profitti_. Il profitto è il _plus-valore_ non pagato dagli imprenditori. La società si divide dunque in sfruttatori e sfruttati. Lo sfruttamento divenendo sempre più intenso per le esigenze della produzione, cresce la classe degli sfruttati, diminuisce quella degli sfruttatori.
Conseguente proletarizzazione crescente della società.
Quando il capitale sarà concentrato in poche mani sarà facile alla massa degli sfruttati incoscienti espropriare i pochi capitalisti e riorganizzare il sistema di produzione in modo da attribuire tutto il reddito sociale ai lavoratori.
Ora _la premessa_ che la funzione del capitale è sterile nel processo della produzione _è falsa_.
Se la funzione produttrice del capitale fosse sterile, le industrie in cui il capitale-salario (lavoro) prevale sul capitale fisso dovrebbero dare redditi maggiori che quelle industrie in cui prevale il capitale fisso sul capitale-salario (lavoro).
Ma ciò non si osserva nella realtà!
2) _La teoria del determinismo economico o materialismo storico_ di Carlo Marx, il quale attribuisce un valore causale al fattore economico, è quasi fallito. La scienza e il pensiero umano hanno dimostrato l'impossibilità di stabilire un rapporto di causalità _tra i fattori_ che sono numerosissimi, di svariata potenza, tutti vivi, dinamici, e _senza_ logica. Vi è un rapporto di interdipendenza elastica e non di causalità tra i fattori numerosi del complesso fenomeno sociale. Non dimentichiamo poi la importanza enorme dei fattori morali che sono particolarmente esplosivi e determinanti.
3) _La teoria dell'unione dei lavoratori d'ogni paese._ -- La conflagrazione mondiale ha dimostrato violentemente l'assurdità di questa concezione unitaria fra lavoratori diversissimi, spesso opposti e nemici per interessi, per grado di benessere e per condizioni di lavoro diverse.
18.
L'Azionariato sociale.
I salarî sono fissati ad una certa altezza che dipende dalla domanda di lavoro e dalla produttività del lavoro.
Il capitale riceve un compenso che è e tende ad essere uguale al saggio dell'interesse corrente più una certa quota di rischio variabile.
Se -- per esempio -- c'è un impiego sicuro (come la rendita in tempi normali) al 5% nessuno vorrà impiegare il suo risparmio in una impresa industriale che non renda per lo meno il 5% più _una quota per il rischio_.
Così, se in una industria si ricava il 7,50% e nondimeno un'azione di 100 lire di questa industria vale sul mercato 100 lire e non di più, noi diciamo che la capitalizzazione è al 7,50% perchè la conoscenza della industria porta a valutare a 2,50% i rischi che comporta.
La ditta Pirelli, per esempio, avendo accumulato in un triennio una riserva di 6 milioni (dopo aver distribuito l'utile normale agli azionisti) divide la riserva in 3 milioni agli azionisti (come aumento gratuito di capitale) e 3 milioni al personale.
Ecco una dimostrazione pratica che non ci può essere _vera_ partecipazione operaia ai profitti delle industrie senza intaccare la _quota di rischio_ che forzatamente _deve sostenere_, incoraggiare, difendere gli azionisti e la industria stessa.
Infatti Pirelli non la chiama partecipazione agli utili, ma _regalo_ o _premio_ agli operai fatto con una parte delle eccedenze sull'utile normale.
Noi futuristi crediamo che bisogni imporre al più presto l'azionariato sociale cioè: la partecipazione degli operai alle imprese. Questa concezione geniale e pratica che è andata formandosi attraverso una serie di tentativi in America, in Francia e in Inghilterra, ha incontrato delle ostilità feroci che si giungerà però a superare vittoriosamente.
Filippo Carli, segretario generale della Camera di Commercio di Brescia, illustra, spiega e propugna con precisione lucida nella Rivista dell'_Industrie illustrate italiane_ l'azionariato sociale.
Filippo Carli dice:
Il regime della fabbrica, diffusosi nell'Europa occidentale dopo la rivoluzione industriale inglese, spezzò definitivamente i rapporti di proprietà fra l'operaio e lo strumento di lavoro. Dopo di allora sorse ripetutamente, nei varî paesi, l'idea di ricostituire l'associazione fra il capitale ed il lavoro, poichè si sentiva più o meno oscuramente che in questa era la chiave dell'armonia fra le parti cooperanti alla produzione. Bisogna riconoscere però che il movimento fu affatto inadeguato allo scopo: molti tentativi fallirono, altri si trascinarono più o meno stentatamente, parecchi furono causa di profonde disillusioni. Tuttavia è da chiedersi se quegli esperimenti si compiessero con quella larghezza di vedute che sarebbe stata necessaria, e con quella sincerità che è condizione indispensabile del loro successo.