Democrazia futurista: dinamismo politico
Part 4
Eternità dei valori spirituali, eternità di gioia nel paradiso extra terrestre e perciò eternità assurda dell'amore sulla terra.
Un uomo che ama una donna deve amarla per tutta la vita.
Se cessa di amarla dopo tre anni, grave disordine morale, allarme, spavento.
Se cessa di amarla dopo tre mesi, scandalo diabolico, peccato infame, sanzioni infernali.
Il prete creò il più assurdo dei carceri, il matrimonio indissolubile.
Così per evitare che la legge dell'amore eterno sia violata, il prete imprigionò il cuore e i sensi della donna, costringendola a fingere l'amore, a prostituirsi ogni sera ad un uomo odiato, sviluppando nella sua sensibilità e intorno a sè e ciò che è più grave -- nei suoi figli -- la necessità schifosa di una ipocrisia continua.
Assurda concezione dell'amore eterno, assiduità artificiale delle attrazioni erotiche, il prete non si contenta di questi veleni perniciosi, ma combatte anche l'istinto coraggioso dell'avventura e del rischio e il meraviglioso spirito d'improvvisazione che anima gli individui forti e i temperamenti ricchi.
Il prete odia il provvisorio, il momentaneo, la velocità, lo slancio, la passione. E in ciò cancella brutalmente l'essenza ardente, preziosa, della morale di Cristo che accordava tutti i diritti e tutti i perdoni e tutte le simpatie al fervore appassionato, alla fiamma volubile del cuore. Il prete dimentica che la frase di Cristo alla Maddalena: Molto sarà perdonato a chi molto ha amato. E quest'altra: Colui che è senza peccato scagli la prima pietra, sono due glorificazioni del libero amore e due calci alla indissolubilità del matrimonio.
Se la donna, come avviene sovente, è stata desiderata, presa e fecondata spensieratamente dal maschio il prete vuole che questa donna non sia sottoposta a nessun rischio, a nessuna nuova avventura. Subito, nel carcere del matrimonio, a braccetto con un uomo che non la vuole più, che la odia come un ingombro. Due pugnali legati insieme, entrambi inutilizzabili e che sognano di lottare fra di loro, si smusseranno i tagli e finiranno per ferire il figlio. Questo nasce florido come un frutto, ma diventa presto una palla che inciampa i due galeotti.
Assurda concezione dell'amore eterno, legami indissolubili fra corpi-anime che si ripugnano, legge della ipocrisia e spettacolo di odio dato quotidianamente come educazione al figlio. Ma il prete non si contenta. Dice, non siete felici? Lo sarete in Paradiso! Sfiorite tutte e due! Logoratevi! Sciupate tenerezza, bellezza, baci, forza fisiologica, nervi, rimandate il vostro adulterio a quando sarete in Paradiso.
Così il matrimonio è il comune purgatorio di tutti i temperamenti rigogliosi e potenti. Purgatorio di peccati inesistenti, logorìo di gioventù, tutto in omaggio a un'assurda mentalità negatrice, deprimente, sopraffattrice che non ammette il trionfale sviluppo della gioia fisiologica e della libertà rischiosa e temeraria.
Il prete vuole ed impone le leggi immonde della rinuncia e della lentezza.
Così dovunque in questa nostra Italia sana e forte noi troviamo tante anime agonizzanti, stroncate: donne che non han saputo decidersi, che hanno amato l'uno e si son date all'altro, sperano nel terzo e si daranno al quarto. Sempre sbagliandosi, aspettando sempre con una cretinissima pessimistica valutazione della vita, condannate, condannati, incapaci di concedersi le assoluzioni fulminee e le liberazioni allegre dell'uragano, della pioggia, e del suicidio.
Per giungere alla concezione futurista del provvisorio, del veloce e dell'eroico sforzo continuo, bisogna bruciare la tonaca nera, simbolo di lentezza e fondere tutte le campane per farne altrettante rotaie di nuovi treni ultra-veloci.
La lentezza, il prepararsi quotidianamente ad una gioia lontana poco sicura che involontariamente l'immaginazione butterà poi al di là della morte in paradiso, questo paziente preparazionismo cattolico misticoide è molto simile al preparazionismo militare tedesco che è crollato ora -- fortunatamente -- in una grande sconfitta.
La nostra fulminea vittoria italiana, dieci giorni di offensiva e tutte le terre riconquistate, i sogni politici dei nostri padri colti al volo, realizzati, inchiodati, tutte queste glorie nostre sono anticattoliche. Finalmente la lentezza imposta dal prete è stata travolta. La velocità tempestosa del genio italiano ci libera da tutto un medioevalismo minuzioso a base di sacrificio, di sogno estatico, di mani mendicanti, d'inginocchiatoi, di diplomazie, d'irredentismi platonici e di nostalgie professorali.
Finalmente non guardiamo più dietro di noi i lontanissimi cortei di eroi romani. Ci guardiamo nello speccchio: noi, siamo noi. Gli italiani d'oggi veloci che a dispetto di tutte le prudenze storiche, a dispetto di tutti i pessimismi, balzati fuori da una famiglia cattolica mediocrista soffocata da ruderi illustri, fuori dall'elettoralismo miserabile di provincia e dalla taccagneria degli impieghi governativi, siamo noi che abbiamo sfasciate in dieci giorni -- giocondamente come ragazzi -- il grande esercito austroungarico invincibile nel sogno -- giuocattolo fra le nostre mani potentissime, in realtà.
Questa famiglia provinciale col suo matrimonio ipocrita, il prete lurido custode, gli scorpioni del moralismo a tutte le crepe dei muri, bisogna al più presto col fuoco annientarla.
Dopo il fuoco, per spegnerlo, abbondanti sputacchi in velocità.
Il prete è fratello del carabiniere. Carcere del matrimonio indissolubile. _Il divorzio_ e _il libero amore_ sono due _arditi_ pericolosi. Cantano quando gli altri dormono e spaccano sovente i vetri -- ventri ai passatisti. È passatista colui che teme, che si acquatta, che non accetta responsabilità, che ricorda malinconicamente, che prende le idee dal quotidiano più saggio, che non osa interrogare suo figlio sulla sua evidente blenorragia, che crede cementare il sesso vivace della sua bambina sedicenne chiudendola in casa con catenacci di paternali idiote.
Mentre egli va -- ipocritamente -- a fumare la pipa in un bordello per narrare omericamente sull'origliere a una prostituta i difetti di sua moglie, sua figlia chiusa in casa spalanca la finestra e le gambe allo studente che dalla finestra di faccia le spiega la _virtus_ latina.
La vita italiana di domani altro non deve essere che una serie di bombe a mano lanciate nelle gambe degli importuni pesantissimi due nemici: il prete e il carabiniere. La primavera ride e scoppia sotto le leggi, i divieti, i confessionali, i senati, vince e vincerà _sempre_; ma quanto sarebbero più splendidi i suoi frutti se un giorno si sentisse finalmente una voce riempire l'azzurro: il Papato è fuori, fuori d'Italia con l'ultimo dei Preti e l'ultimo dei Carabinieri!
La nostra guerra vittoriosa ha rivelato un antagonismo feroce fra i combattenti e i carabinieri. Come tra gli interventisti e i preti d'ogni specie: clericali, professori e socialisti.
Gli _arditi_ odiano i carabinieri. Questi hanno sognato di mettere le manette agli Eroi.
Secondo loro gli Eroi devono essere gente quieta, che non grida, che prevede, ha paura, va adagio, non ha gomiti nelle folle, aspetta pazientemente agli sportelli dove l'abrutitissimo impiegato di stato fa tutti i suoi comodi e distribuisce la lentezza.
Gli _arditi_ disprezzano i reticolati e la disciplina militare, queste manette imposte dal professoralismo strategico e dalla scienza teutonica.
Improvvisano tutto e specialmente la vittoria. Sono futuristi: non si curano dei «rincalzi» romani, forniti dalla storia e non vogliono essere preceduti da bombardamenti sapienti.
Sorprendono la trincea nemica che ha la forma di un banchiere panciuto, la sfondano, la svaligiano e così, di slancio, a Trieste.
I carabinieri durante la guerra avevano il còmpito di verificare minuziosamente i passaporti per afferrare al passaggio le numerosissime spie. Ne lasciarono passare molte, impiegarono 4 anni ad imparare questo mestiere di controlli ed ora, finalmente lo sanno fare così bene che non smettono più di verificare i passaporti di noi vincitori.
Preti come i preti, custodi della lentezza e della burocrazia, medioevali, perniciosissimi imprigionatori della Primavera ardita e veloce piena di fiumi rivoluzionari!
Concludendo, bisogna:
Sostituire all'attuale anticlericalismo retorico e quietista un anticlericalismo d'azione, violento e reciso per sgombrare l'Italia e Roma dal suo medioevo teocratico che potrà scegliere una terra adatta dove morire lentamente.
Il nostro anticlericalismo intransigentissimo e integrale, costituisce la base del nostro programma politico, non ammette mezzi termini nè transazioni, esige nettamente l'espulsione.
Il nostro anticlericalismo vuole liberare l'Italia dalle chiese, dai preti, dai frati, dalle monache, dalle madonne, dai ceri e dalle campane.
Unica religione, l'Italia di domani. Per lei noi ci siamo battuti senza curarci delle forme di governo destinate necessariamente a seguire il medioevo teocratico e religioso nella sua fatale caduta.
11.
Patriottismo futurista.
L'Idea di patria non è per noi un prolungamento ideale del sentimento della famiglia.
Il sentimento della famiglia è un sentimento inferiore, quasi animale, creato dalla paura delle grandi belve libere e delle notti gonfie d'agguati e d'avventure. Nasce coi primi segni della vecchiaia che screpolano la metallica gioventù. Primi segni di quietismo, di saggia prudenza moderatrice, bisogno di riposarsi, di ammainare le vele in un porto di calma e di comodità.
La lampada familiare è una luminosa chioccia che cova delle uova putride di vigliaccheria. Padre, madre, nonna, zia e figli dopo alcune stupide schermaglie finiscono sempre per complottare insieme contro il divino pericolo e l'eroismo senza speranza. E la zuppiera fumante è l'incensiere di questo tempio della monotonia.
L'Idea di patria invece è una idea assolutamente superiore.
Rappresenta il massimo allargamento della generosità dell'individuo straripante in cerchio verso tutti gli esseri umani simili a lui o affini, simpatizzanti e simpatici.
Rappresenta la più vasta solidarietà concreta d'interessi agricoli, fluviali, portuali, commerciali, industriali legati insieme da un'unica configurazione geografica, da una stessa miscela di climi e da una stessa colorazione di orizzonti.
Rappresenta precisamente la distruzione del sentimento di famiglia egoistica, ristretta, divenuta inutile o dannosa all'individuo.
Alcuni dicono: la patria è la nostra grande famiglia. Altri possono dire che la famiglia è una piccola patria. Noi dichiariamo che il cuore dell'uomo spacca e annulla nella sua espansione circolare il piccolo cerchio soffocatore della famiglia per giungere fino agli orli estremi della Patria dove sente palpitare i suoi connazionali di frontiera come se fossero i nervi periferici del suo corpo.
L'idea di patria annulla l'idea di famiglia. È un'idea generosa, eroica, dinamica, futurista, mentre l'idea di famiglia è gretta, paurosa, statica, conservatrice, passatista.
La vera concezione di patria nasce per la prima volta oggi dalla concezione futurista del Mondo. È stata prima d'ora una confusa miscela di campanilismo, di retorica greco-romana, di eloquenza commemorativa e d'istinto eroico incosciente. Hanno stupidamente poggiata questa idea sulla commemorazione degli Eroi, sulla sfiducia nei vivi, sulla paura della guerra, sulla restaurazione conservatrice di tutto ciò che era morto.
Il patriottismo futurista è invece la passione accanita, violenta e tenace per il divenire-progresso-rivoluzione della propria razza lanciata alla conquista delle mete più lontane.
Come massima potenza affettiva dell'individuo il patriottismo futurista pur essendo di essenza disinteressata, si trasforma in utilità pratica per la continuità e lo sviluppo della razza che favorisce.
Il patriotta italiano invece di lavorare per i suoi figli, lavora, si batte e muore per gli italiani di domani. Massima potenza di amore paterno: invece di 4 o 5 figli sentirne nel cuore 40 milioni.
Il cerchio affettivo del mio cuore italiano tendendosi smisuratamente abbraccia la patria cioè la massima quantità manovrabile di ideali, interessi, bisogni miei, nostri, legati fra loro e non in contrasto fra di loro.
Data la conformazione della nostra divina penisola, la varietà piacevole dei suoi climi, dato il sangue straricco di qualità varie, ma unico e tipico della nostra razza, la massima quantità manovrabile d'interessi e d'ideali nostri legati fra di loro e non in contrasto include il Trentino, l'Istria, la Dalmazia, Vallona, Rodi, Smirne, Bengasi, Tripoli.
Concludendo: la patria è il massimo prolungamento dell'individuo o meglio: il più vasto individuo vivo capace di vivere lungamente, di dirigere, dominare e difendere tutte le parti del suo corpo.
12.
Pacifismo e Società delle Nazioni carabiniera.
La Società delle Nazioni è una vecchia idea mazziniana rinata oggi e riverniciata a nuovo. Idea passatista fondata su una spasmodica speranza di pace universale eterna che presuppone il miracoloso cambiamento in latte e miele di tutto il sangue che scorre nelle vene delle razze. Presuppone inoltre un'eguaglianza assoluta spirituale e fisica dei popoli. Fa astrazione completa dalla varietà infinita di tipi diversi di popoli che occupano ognuno un loro gradino sulle numerose scale di valori e di sviluppi, dal cannibale salendo un poco al Tuareg, salendo un poco al Prussiano, salendo un poco al Croato, salendo molto fino al Francese, all'Inglese, salendo molto fino all'Italiano.
La concezione della Società delle Nazioni rinasce oggi:
1) Dalla stanchezza della guerra e dalla paura di una nuova guerra.
2) Dalla paura di una rivoluzione.
Il corridore che buttandosi sul letto dopo una corsa frenetica, sfinito dalla stanchezza maledice la corsa è altrettanto naturale che il combattente che dopo una guerra violenta e sanguinosa maledice la guerra.
Essi trasformano tutte le loro fatiche logicamente mescolate di disillusioni e di piccoli rancori in un motivo sufficiente per condannare in blocco la gioia di correre e l'entusiasmo di combattere.
La pace non può essere l'ideale assoluto di un'anima virile come il sonno non può essere l'ideale assoluto di un corpo sano.
La Società delle Nazioni è una delle tante ideologie fiorite dalla stanchezza e dall'esaurimento nervoso.
La Società delle Nazioni se verrà realizzata come fu sognata, sarà o _platonica_, specie di nuovo tribunale dell'Aia, senza efficacia, o _attiva_, e diventerà in questo caso soffocatrice d'ogni libertà e d'ogni sviluppo nazionale.
In questo secondo caso avendo bisogno di sanzioni, pene e minaccie dovrà avere un esercito di terra e di mare internazionale. Questo esercito per garantire il disarmo e impedire eventuali subdoli armamenti dovrà contare per lo meno 600.000 uomini. Avremo così il ridicolo e il pericolo e l'assurdità di una smisurata forza poliziesca al servizio di questo nuovo tribunale dell'Aia o Tempio della Pace. È cretino che per evitare la guerra si giunga così a trasformare tutti i soldati in poliziotti. Tutti temendo lo scoppio di una rissa o di una rivolta sulla gran piazza dell'Europa o sulla smisurata piazza del Mondo, ogni nazione verrà sorvegliata come una specie di dimostrante riottoso o di anarchico sospetto da acciuffare e da imprigionare al primo grido d'allarme.
Non _Società delle Nazioni_, ma semplicemente carabinierismo universale. L'arma dei carabinieri a custodia dei popoli grandi borghesi intimoriti.
Vinta, umiliata e diminuita la Germania, sfasciato l'Impero austroungarico, l'unica Società delle Nazioni possibili, cioè la Società delle Nazioni vittoriose, è di fatto già formata in tutto il suo massimo valore di diritto-forza contro la possibile vendetta della _Forza senza diritto_. Se i vinti accenneranno un movimento di rivincita, questa Società delle Nazioni vittoriose reprimerà e sopprimerà.
Nella Società delle Nazioni concepita dagli utopisti, costituita da Popoli vittoriosi, vinti, neutri, neonati sani e rachitici, vecchi e invalidi avverrà fatalmente che quello migliore fra tutti e più potente alzerà la voce.
La Società interverrà minacciando. Discussioni violente. L'esercito internazionale non interverrà subito con la forza perchè sarà legge fondamentale della Società che la forza è da condannarsi sistematicamente. Si discuterà, ma pur discutendo la Nazione forte e minacciata dal carabinierismo della Società si armerà nascostamente o apertamente.
Avremo allora in presenza l'uno dell'altro due eserciti. La Società avrà una minoranza e una maggioranza, vi saranno coalizioni di tre, quattro o cinque nazioni simpatizzanti fra loro e camorre nascoste per sventarle o tradirle. Un ambizioso rappresentante di nazione rappresenterà in realtà un dato gruppo industriale a scapito e in contrasto con gli interessi della Nazione da lui rappresentati.
Vi sarà un parlamentino o un parlamentone con tutte le bassezze, i personalismi, le burocrazie cretine che caratterizzano i Parlamenti.
Lo spirito emulativo delle razze e l'impeto rivoluzionario che le agita igienicamente interverrà ad ogni modo e il solito ciclone d'eroismo e di distruzione che investe di tempo in tempo i popoli travolgerà la Società delle Nazioni.
L'aureola luminosa che orna il capo di Wilson Messia della Pace Eterna non può durare. Il glorioso rappresentante del poderoso intervento americano non detiene la formula pacificatrice della guerra. Fiducia e pretesa assurda quella di abolire per sempre la guerra; simile alla pretesa e fiducia assurda dei bolsceviki russi che credettero di trovare (dopo il fallimento di tante rivoluzioni) la formula unica definitiva della questione sociale (capitalismo, proletariato, contadini, diseredati) in un comunismo semplificatore e livellatore oggi già irto di feroci vendette e tutto ineguale come un mare in tempesta.
La Società delle Nazioni essendo nata dalla paura di una seconda guerra e ancor più dalla paura di una Rivoluzione probabile, nasconde un desiderio spasmodico di ordine carceriere, di autocrazia, di reazione moralistica e poliziesca. Questo desiderio è mascheratissimo, si comprende, poichè in contrasto assoluto con tutte le ideologie libertarie sventolate sui combattenti della Intesa per sorreggerne lo slancio eroico.
Noi futuristi che non abbiamo paura nè della Rivoluzione nè della guerra, noi futuristi senza stanchezza e pronti a tutto per il Divenire anche esplosivo della nostra razza, rivolgiamo a Wilson, quale tipico rappresentante della formula Società delle Nazioni, le seguenti domande:
1) La Società delle Nazioni sarà animata da spirito rivoluzionario o da spirito conservatore?
2) La Società delle Nazioni essendo nata dalla conflagrazione rivoluzionaria riuscirà -- come speriamo -- ad escludere i rappresentanti reazionari delle Nazioni?
3) La Società delle Nazioni interverrà o si disinteresserà nelle questioni interne capitali delle Nazioni rappresentate?
4) La Società delle Nazioni aiuterà ogni nazione a rinnovarsi internamente e a sgomberare i suoi decrepiti passatismi?
5) Nel caso tipico italiano la Società delle Nazioni favorirà il nostro necessario urgente svaticanamento dell'Italia o lo contrarierà?
_That is the question, dear Wilson!_
6) La Società delle Nazioni sarà dunque una specie di Paradiso terrestre, la mèta della umanità. Dovremo fermarci in questo paradiso?
Temo che Wilson essendo stato trascinato dalla conflagrazione futurista del mondo ad una concezione di Società futura, sia in realtà mal convertito al Futurismo e rimanga un elegante professore di diritto che ha trovato non in trincea, ma nei suoi vecchi libri, la formula pacificatrice della guerra, una specie di Dio-_bonne à-tout-faire_ per beghina in transatlantico. Naufragheranno insieme nell'Oceano... Pacifico!
Combattiamo la concezione della Società delle Nazioni non per imperialismo, ma per amore della Rivoluzione.
Non bisogna temere nè guerra nè rivoluzione. Ogni nazione superando il periodo naturale di stanchezza deve passare serenamente dalla guerra alla pace vigile e laboriosa, governandosi da sè e mettendosi in grado di difendersi e svilupparsi senza il carabinierismo assurdo della _Lega delle Nazioni_.
Crollati gli Imperi della Germania, dell'Austria-Ungheria, della Russia, della Turchia col loro decrepito semplicismo autocratico barbarico medioevale, clericale, poliziesco, grossolano, la paura di una nuova guerra è una indegnità.
La paura è pessima consigliera. Cosicchè -- dopo il crollo del Kaiser e della Germania si vuole copiare la Confederazione germanica creando una grande Confederazione pacifista della vigliaccheria e del quieto vivere. Il mondo dovrebbe diventare una smisurata Germania pacifista con una Prussia di cocciuto pacifismo alla testa, una Berlino di ostinato e retrogrado, cubico quieto-vivere, un'enorme burocrazia per archivizzare le diverse paure dei popoli e naturalmente un grande Kaiser di decorativo latte-miele sopra tutto.
Concezione tedesca pletorica, professorale, antiumana, strangolatrice, reazionaria, stagnante, regressiva, arteriosclerotica, passatista.
Ridicolo collettivismo delle nazioni evirate con obbligatoria deposizione dei testicoli in comune.
Concezione aprioristica contraria ad ogni futurismo nazionale. Ogni nazione è etnicamente e geograficamente un grande individuo, il più grande individuo capace di vivere. È inoltre il massimo prolungamento dell'individuo. È inoltre la più vasta solidarietà concreta, naturale, cosciente e sincera, il massimo aggregato di forze umane legate da interessi comuni e simpatie profonde.
È il massimo numero d'uomini che possano vivere in una solidarietà assoluta di interessi e di ideali.
Bisogna dunque rispettare la sua libertà e il suo sviluppo.
La possibilità di una guerra lontana è un'atmosfera sana per un popolo. L'atmosfera di una rivoluzione possibile è una atmosfera ancor più sana per un governo che non può così nè addormentarsi nè tradire.
La Società delle Nazioni è specialmente concepita come una morfina o una questura antirivoluzionaria.
Noi futuristi la condanniamo recisamente perchè è la negazione di ogni _interventismo_ (questa parola divina).
13.
Contro l'immonda anzianità, la burocrazia, per il decentramento.
Esempi tipici della nostra barbara, pedantesca burocrazia: Per impiantare la luce elettrica nella stazione ferroviaria di Caltagirone occorsero 3 anni di laboriose trattative e un volume di carta scritta, e per la consegna del piazzale esterno della Stazione Ferroviaria al Comune di Caltagirone si discute da 13 anni. I fascicoli voluminosi della pratica del Comune sono già 3, fin'oggi. 20 convegni sul posto con ispettori, ingegneri e simili.
Il poeta futurista Paolo Buzzi che è anche uno dei rarissimi geniali funzionarî d'Italia, segretario alla Deputazione provinciale di Milano, interrogato da me sui recenti progetti di riforma della burocrazia, mi rispondeva con le seguenti considerazioni:
Il progetto di riforma della burocrazia presentato recentemente dalla Commissione di studio presieduta dal senatore Villa al Ministero del Tesoro è, nelle sue linee generali, lodevole.
Si eleva, con esso, di colpo, il tono delle categorie così dette _di concetto_ nelle quali il criterio d'avanzamento è fissato in base a concorsi e premi per speciali benemerenze. L'allettamento materiale è dato dall'aumento sensibile degli stipendi, dalla garanzia della carriera a _ruoli aperti_ e dal modernissimo criterio delle _cointeressenze_ sugli utili dell'azienda pubblica.
Un miglior organamento delle pensioni con possibilità di realizzo di capitali dopo un certo numero d'anni di servizio, segna qualcosa di veramente _umano_, finalmente, in questo argomento sul quale tante chiacchiere vane vennero fatte e meglio invece sarebbe stato, _pietatis et dignitatis causa_, tacere in attesa d'agire.