Democrazia futurista: dinamismo politico
Part 2
Quando si parla di giustizia, di eguaglianza, di libertà, diritti del proletariato, dei contadini e dei nullabbienti e della lotta contro il parassitismo, si pensa immediatamente all'antipatriottismo, all'internazionalismo pacifista, al marxismo, al collettivismo.
Idee a braccetto da separare brutalmente.
Il regno di questi luoghi comuni legati assurdamente insieme per l'eternità ha fatto sì che una delle frasi del primo manifesto futurista pubblicato 11 anni fa, la quale glorifica insieme il patriottismo e il gesto distruttore dei libertarî, sembrò alle mentalità politiche una pazzia o un puro scherzo.
Tutti trovavano assurdo o buffo che l'idea libertaria andasse per la prima volta a braccetto con l'idea di patria. Come mai la parola patriottismo non era quel giorno accompagnata dalla sua amica monarchia d'ordine e reazionaria?
Come mai l'idea: _gesto distruttore dei libertarî_ non era quel giorno accompagnata dalla sua inseparabile amica: _antipatriottismo_?
Stupore enorme nei cervelli così detti politici, i quali si nutrono di luoghi comuni e di ideologie libresche, nella loro assoluta incapacità di interpretare la vita, le razze, le folle, gli individui.
Ma il loro stupore ingigantì maggiormente quando nel maggio glorioso del 1915 videro ad un tratto nelle piazze burrascose di Milano e di Roma passeggiare di nuovo la coppia strana: Gesto distruttore dei libertarî e Patriottismo, con dei nomi nuovi come Mussolini, Corridoni, Corradini, Garibaldi, Marinetti, al grido unico di: _Guerra o Rivoluzione_.
Noi oggi separiamo l'idea di Patria dall'idea di Monarchia reazionaria e clericale. Uniamo l'idea di Patria con l'idea di Progresso audace e di democrazia rivoluzionaria, antipoliziesca.
Ma occorre separare brutalmente una ben più grave unione cretina: quella di queste due idee a braccetto oggi in molti giornali italiani e d'Europa: Società delle Nazioni e Pacificazione della volontà vendicativa dei vinti.
E queste altre idee a braccetto: Concessioni ai popoli inferiori e senza civiltà e Conservazione della Pace.
Idee a braccetto assurde.
Per sostenere le forze della Intesa nella grande conflagrazione fu necessario unire l'idea di guerra con l'idea di _ultima guerra_. E l'idea di vittoria con l'idea di vittoria senza vincitori e senza vinti.
Si pensava vagamente ad una Pace di compromesso, ma si lottava ferocemente per abbattere il nemico.
Come mai si poteva sperare che questo nemico una volta abbattuto pacificasse immediatamente il suo cuore senza covare un desiderio accanito di vendetta?
L'idea di vittoria completa si era stranamente sposata con la idea di una Germania felice di essere stravinta. E l'idea di una Intesa vittoriosa si era stranamente sposata con la idea di una Intesa quasi mortificata di aver vinto.
I nostri contradittori gridano alla truffa, la chiamano anzi la truffa all'europea. Come! ci gridano: la conflagrazione non servirà dunque a stabilire una Pace eterna? Presto! presto! ad ogni costo, fondiamo la _Società delle Nazioni_ per impedire la possibilità di una nuova guerra. Nella loro Società delle Nazioni bisognerebbe far sedere intorno all'unico tavolo pacifero i vincitori che erano stati aggrediti e non avevano voluto la guerra, i vinti che l'avevano brigantescamente ordita, i neutri che l'avevano vigliaccamente contemplata dal balcone, i neonati sani e i neonati rachitici con alcuni popoli marci decrepiti.
Ma bisognerebbe anche che tutti lasciassero fuori dalla porta i loro caratteri tipici: logico orgoglio del vincitore, desiderio logico di vendicarsi nel vinto; sano appetito di neonato forte, nevrosi di neonato morituro, subdole cocciutaggini di vecchio decrepito, ecc.
La Vita crea, domina e plasma le ideologie. Ogni idea politica è un organismo vivo. I partiti politici sono quasi sempre destinati a diventare dei grandi cadaveri gloriosi.
I partiti che ebbero un grande passato sono quelli che mancano oggi di vitalità. Legge futurista. I repubblicani sono oggi ridotti ad un impotente dottrinarismo che si contenta di invocare l'ombra di Mazzini. In realtà Mazzini è vivo come Cavour è vivo, mentre Cappa e Comandini sono dei morti, come Salandra è un morto.
Partendo da queste nostre concezioni futuriste, il futurista Volt dimostra precisamente come non si possa oggi invocare una tradizione, poichè questa tradizione è assolutamente antinazionale:
«La nostra grande vittoria è un fatto assolutamente _nuovo_ nella storia d'Italia. Di fronte alla monumentale imbecillaggine degli «assidui» che ingombrano le colonne dei quotidiani con proposte di archi di trionfo, colonne Vendôme, aquile e trofei da carnevale archeologico, giova oggi più che mai ripetere che la grandezza italiana non ha nulla a che fare con quelle antiche grandezze. _Noi non dobbiamo nulla al passato._ Unica fra le potenze d'Europa, l'Italia è una nazione che manca di tradizioni nazionali. Viceversa, l'Italia abbonda di tradizioni regionali, anazionali o addirittura antinazionali. Noi esamineremo queste tradizioni nefaste attraverso le varie classi, i vari strati della società italiana.
1. _Esercito._ L'argomento è troppo delicato perchè se ne possa parlare oggi.
2. _Clero._ Si può discutere sulla opportunità di rinfocolare il dissidio fra Chiesa e Stato, ma in ogni modo, questo dissidio _esiste_, almeno allo stato latente ed è vano negarlo. La ragione di questo dissidio sta appunto nelle _tradizioni antinazionali_ che tenacemente sopravvivono nello organismo della Chiesa Italiana. Vi sono bensì molti cattolici che sono al tempo stesso buoni patrioti ed è da augurarsi che aumentino: ma essi rappresentano nel senso del clericalismo tradizionale una forza rivoluzionaria.
3. _Aristocrazia._ I figli dell'aristocrazia italiana hanno fatto il loro dovere sui campi di battaglia _nè più nè meno_ che i figli del popolo e della borghesia, ma nel suo complesso non si può dire che l'aristocrazia si sia messa alla testa della nostra guerra nazionale. Dalle sguaiate denigrazioni di alcuni «figli di preti» al blando ostruzionismo dei blasonati ammiratori del demagogo di Dronero, il neutralismo ha fatta larga presa nella classe nobiliare. Ciò si deve all'assenza di tradizioni nazionali nell'albero genealogico delle più antiche famiglie italiane. Queste tradizioni non potevano esserci, per la semplice ragione che l'Italia, come stato unitario, non ha un passato qualsiasi. Bene o male, siamo una nazione di «parvenus». Coloro dunque che nell'aristocrazia italiana si sono «ralliés» al nuovo regime, aderendo entusiasticamente alla nostra ultima guerra d'indipendenza, hanno dovuto per ciò stesso futuristicamente rinnegare le ombre borboniche o austriacanti dei loro antenati. E sono entrati nella vita.
4. _Borghesia._ Ciò che costituisce la gloria della nuova classe dirigente, la borghesia, è la potenza produttiva del lavoro. Ma la recente fioritura delle nostre industrie e del commercio, non si riannoda in alcun modo al passato. L'industria italiana si è modellata sull'esempio dell'industria forestiera; nessuna traccia resta fra noi dell'attività commerciale dei Comuni medioevali e delle gloriose Repubbliche marinare.
Ciò che di tradizionale resta nella nostra vita economica è solamente un elemento _negativo_, un ingombro, una palla di piombo legata al piede! Misoneismo, «routine», abitudini sedentarie, orrore delle innovazioni tecniche, mancanza di iniziativa, paura del rischio, micromania, contentamento del piccolo e non sudato guadagno, ecco l'eredità che il nostro «grande passato» lasciò alle industrie ed al commercio italiano. È in forza della tradizione, che il contadino si rifiuta di adoperare le nuove macchine agricole, che il banchiere ha paura di dare il suo sussidio alle nuove industrie, che l'industriale si guarda bene di allargare la cerchia delle proprie operazioni. Tutto ciò che di buono è stato fatto nel campo economico, è stato uno schiaffo di più alle così dette «_sante memorie_». L'Italia non potrà divenire una grande potenza economica, se non riuscirà a sbarazzarsi totalmente del peso della sua tradizione.
5. _Proletariato._ Nella mente dei più il disfattismo popolare è strettamente associato alla idea di rivoluzione. Niente di più falso. Il disfattismo non è che l'eredità di dieci secoli di servitù nazionale. Esiste, nella plebe italiana, e specialmente nelle campagne, una antichissima tradizione antigovernativa, anti-militarista, anti-nazionale, _anteriore al socialismo_, e che il socialismo non fece che sfruttare abilmente, come la sfruttarono i sanfedisti al tempo non tanto lontano della «_guerra del brigantaggio_».
Lo spirito che anima certe «leghe» di Romagna è identico nella sostanza allo spirito della _mafia_ siciliana e della _camorra_ napoletana. Il socialismo non ha fatto che sovrapporre la sua etichetta rossa su di una vecchia merce avariata. Del resto basta avere ascoltato certe canzonaccie, rampollate da chi sa quali bassifondi del disfattismo popolare, per sentire come nulla di nuovo, di ardito, nulla di idealmente rivoluzionario vi sia in un tale stato di animo.
È l'uomo primitivo timido e selvatico, che nello stato moderno non vede che il Consiglio di leva e l'esattore delle imposte, il «Moloch» divoratore di uomini e di beni; è il bruto originario, attaccato come una talpa alla miseria della propria tana, che la guerra ha strappato alle querimonie domestiche e alle angustie del mestiere quotidiano, lanciandolo verso il rischio, l'avventura, l'ignoto, rinnovandolo e facendo di lui, suo malgrado, un uomo. Contro quest'opera della guerra, contro questa vera e grande rivoluzione spirituale del popolo italiano, si oppone, sorda e tenace, la resistenza della tradizione. A noi la scelta! La guerra ha posto un dilemma fra il passato e l'avvenire. Da una parte, tutte le forze antinazionali del passato, che si ragrupparono sotto le ambigue insegne del neutralismo. Dall'altra l'Italia. Il grano e il loglio da ardere. La vita contro la morte. Essere futurista, significa avere optato per la vita. Combattere il passatismo, significa combattere una tradizione antinazionale che ha la sua radice nei secoli. Perchè, in Italia, tradizione è sinonimo di disfatta».
5.
Crollo di filosofi e storici, sibille a rovescio.
Quando ho del tempo da perdere mi diverto a guardare attentamente dentro le filosofie, a smontarle, a ricomporle, come i bambini guardano dentro a un orologio, lo smontano e lo ricompongono, senza guardare l'ora segnata dalla freccia, poichè so che certamente quella non è l'ora vera.
I filosofi e gli storici non avevano previsto la conflagrazione, hanno creduto per molto tempo nella invincibilità della Germania.
In novembre furono brutalmente rovesciati dal tremendo ceffone della vittoria.
Data la pendenza del terreno hanno la testa bassa e i piedi in alto. Io li chiamo _Sibille rovesciate_ o _Sibille a rovescio_. Sono terrorizzate. Speravano nella quiete e vedono intorno un terreno terremotato con molte mine inquiete. Tremano che il disordine continui.
II terrore è pessimo consigliere. Non capiscono. E come sempre si sbagliano nel prevedere.
Sono le «Sibille a rovescio». Mi spiego: Volete prevedere il futuro? Pensate esattamente il contrario di ciò che prevedono.
Se mormorano piangendo che la rivoluzione sta per scoppiare, è certo che la rivoluzione scoppierà fra 5 anni.
Se la prevedono lontana essa può scoppiare stasera.
La più caratteristica di queste sibille a rovescio è Guglielmo Ferrero.
Pochi mesi prima dell'_ultimatum_ austriaco alla Serbia egli esaltava la invincibilità della Germania e la impossibilità della conflagrazione.
In realtà filosofi e storici avendo fatto della filosofia e della storia dei mestieri lucrativi, tengono assolutamente alla immobilità della loro lampada serale sul tavolo ingombro di documenti e temono gli scossoni fragorosi e tetri della piazza rivoluzionaria.
Prendono dunque per realtà l'ideale verdegiallo della loro vigliaccheria sedentaria e editoriale.
Giorgio Sorel in un recente articolo intitolato: «_Dubbi sull'avvenire intellettuale_» piange sul tradimento intellettuale del filosofo francese Boutroux che «dopo aver consacrato la sua lunga carriera ad insegnare il culto di Kant ha sentito il bisogno di apprenderci che non aveva mai compreso l'insegnamento del vecchio maestro di Konisberga. Il venerato patriarca dell'idealismo trascendentale non sarebbe stato, secondo la nuova vulgata del Boutroux, che un esecrabile «_boche_».
Giorgio Sorel vede in ciò una volgare genuflessione davanti al patriottismo rozzo, volgare e cieco.
Con la tipica mancanza di intuizione che caratterizza tutti i filosofi, Sorel errava quando dava importanza al pensiero di Boutroux kantiano.
Boutroux, era uno dei tanti professori di filosofia ciecamente innamorati di Hegel e di Kant. La loro paura fisica, la loro tremante sensibilità di topi di biblioteca intravedevano nella filosofia autoritaria germanica un ideale paradiso d'ordine per i molti libri, studi e scartafacci da compulsare e divorare in pace.
Naturalmente Boutroux, come tutti i filosofi e storici del mondo s'indignarono di vedere ad un tratto la filosofia autoritaria germanica esplodergli sulla testa volumi d'acciaio e gaz asfissianti.
In realtà non vi era trasformazione. La Germania, dopo avere massacrato il mondo sotto il peso delle sue ideologie pedantesche e professorali, professoralmente e culturalmente bombardava donne, vecchi e bambini con nuovi pesi, nuove indigestioni, feroci, tediose e senza risultato.
Professoralismo aprioristico e cieco quello di Kant e di Hegel.
Professoralismo aprioristico e cieco quello di Boutroux.
Professoralismo aprioristico e cieco quello di Sorel.
Professoralismo aprioristico e cieco quello di Hindenburg e di Ludendorff.
Altrettante pesanti armature ideologiche che dovevano essere sfasciate dalla straripante esplodente realtà.
Noi futuristi non abbiamo _mai_ dato importanza positiva nè a Kant, nè a Hegel, nè a Boutroux, nè a Hindenburg, nè a Ludendorff.
Abbiamo previsto dieci anni prima, con sicurezza, la grande conflagrazione, il crollo della Germania, che priva di facoltà artistica improvvisatrice, creatrice, plasmatrice e rivoluzionaria, non poteva _assolutamente_ vincere.
Eravamo convinti che l'unico ambiente intellettuale favorevole alla comprensione, divinazione, e dominazione delle forze mondiali è l'ambiente futurista che noi sintetizziamo con queste parole: «guerra o rivoluzione».
Giorgio Sorel dice: «l'arte, la religione, la filosofia sono inseparabili».
Non è vero. La filosofia e la religione sono per noi futuristi due questure create dalla paura dell'_al di qua_ -- guerra o rivoluzione -- e dalla paura dell'_al di là_ -- inferno.
L'arte è per noi inseparabile dalla vita. Diventa arte-azione e come tale è sola capace di forza profetica e divinatrice.
Il filosofo De Ruggero ed altri filosofi parlano oggi del trionfo del _liberalismo_ (concretato nella Intesa) sullo _Stato organizzatore_ (concretato nella Mitteleuropa). Oppongono il liberalismo dell'Intesa, figlio dell'individualismo calvinistico della Riforma, all'ordine accentratore della Germania, figlio dell'universalismo teologico del medioevo.
Accusano il liberalismo di essersi sciupato nella ideologia democratica della rivoluzione e nello sparpagliamento nazionalistico della restaurazione.
Si vede nettamente che prevedevano la sconfitta del liberalismo e si affannano ora a legittimare e a dimostrare naturale il suo trionfo inaspettato con mille cavilli inconcludenti.
Trovano, per esempio, che il liberalismo non era così disgregato come sembrava e che d'altra parte ha manifestato una forza di simpatia e d'attrazione coll'attirare altre idealità liberali e conquistare così un numero sempre crescente di alleati alla Intesa.
Benedetto Croce annaspando anche lui per conciliare la sua germanofilia di ieri col suo terrore della rivoluzione d'oggi, parla tremando della vittoria del liberalismo sul tipo di civiltà a base di organizzazione e di centralizzazione.
Spettacolo miserevole di questi poveri ciechi, mutilati dal Passatismo.
È assurdo parlare di liberalismo e di Mitteleuropa organizzatrice.
La conflagrazione segna la vittoria delle razze coalizzate più geniali, più elastiche, più dotate di immaginazione improvvisatrice sulle razze coalizzate meno geniali, meno elastiche, più professorali, ecc.
Fu la sconfitta del _filosofumo_, del cultoralismo, del criticismo teorico. I filosofi e storici passatisti sono stati sconfitti dagli scugnizzi rivoluzionarî e poeti futuristi.
Io scrivevo molto tempo fa:
Questa è una guerra di
poeti contro critici istintivi contro culturali allievi geniali contro professori pedanti improvvisatori contro preparatori elastici contro pesanti futuristi contro passatisti.
6.
Idee-muri da sfondare.
Vi sono delle idee-muri, e cioè dei difficilissimi problemi da risolvere che i cervelli politici nella loro viltà incapace hanno da tempo abbandonato senza soluzione. Tutti si fermano dinanzi a queste idee-muri:
1. Il Principio della Famiglia è intangibile.
2. Il Parlamento non è rimpiazzabile.
3. Il Popolo non può vivere senza religione.
4. Non si può abolire il Denaro.
5. La Società non può sussistere senza polizie e questure.
6. Il dissidio fra capitale e lavoratori è insanabile.
7. L'educazione dei bambini deve essere necessariamente a base affettiva.
8. È indispensabile per lo sviluppo di una nazione un lungo periodo di pace senza pericolo di rivoluzione o di guerra.
Altrettante idee-muri da sfondare.
7.
Contro il matrimonio.
La famiglia come è costituita oggi dal matrimonio senza divorzio è assurda, nociva e preistorica. Quasi sempre un carcere. Spesso una tenda di beduini con la lurida mescolanza di vecchi invalidi, donne, bambini, porci, asini, cammelli, galline e sterco.
La sala da pranzo familiare è il bicotidiano scaricatoio di bile, malumore, pregiudizî e pettegolezzi.
In questa grottesca pigiatura di anime e di nervi la noia continua e le vane irritabilità spremono e corrodono sistematicamente ogni slancio personale, ogni iniziativa giovanile, ogni decisione pratica e fattiva.
I caratteri più energici e più marcati si consumano in questo sfregamento assiduo di gomiti.
Avviene un contagio e talvolta una vera epidemia di cretinerie ingigantite, di manie catastrofiche, di _tics_ nervosi che si converte o in un meccanicismo di truppa tedesca o in uno sbrindellamento di emigranti nella stiva.
Rimbalzano i capricci femminili e le prodigalità dei bambini sull'apoplettica cocciutaggine dei padri avari.
Si scolorano le faccie primaverili intorno ad una agonia che dura dieci anni. Una vittima, due vittime, tre martiri, un carnefice, una pazza assoluta, un tiranno che perde il potere.
Tutti soffrono, si deprimono, si esauriscono, incretiniscono, in nome di una divinità spaventosa da rovesciare: il sentimento.
Corridoi di liti cretine, litanie di rimproveri, impossibilità di pensare, creare da sè. Si guazza nel pantano quotidiano della sudicia economia domestica e delle volgarità banali.
Se la famiglia funziona male è un inferno di complotti, liti, tradimenti, dispetti, bassezze e relativo desiderio di evasione e di rivolta in tutti. Gelosia a coltello fra madre e figlia eleganti e belle; duello di avarizia e di sperpero fra padre conservatore e goliardismo del figlio. Dovunque in Italia il triste spettacolo del padre ricco egoista che vuole imporre la solita _professione seria_ al figlio poeta, artista, ecc.
Se la famiglia funziona bene, vischìo del sentimento, pietra tombale della tenerezza materna. Quotidiana scuola di paura. Vigliaccheria fisica e morale davanti a un raffreddore, un gesto nuovo, un'idea nuova.
La famiglia che nasce quasi sempre, per la donna, da una legale compra-vendita d'anima e di corpo, diventa una mascherata di ipocrisie oppure la facciata saggia dietro la quale si svolge una prostituzione legale incipriata di moralismo.
Tutto questo in nome di una divinità spaventosa da rovesciare: il Sentimento.
Noi proclamiamo che il Sentimento è la virtù tipica dei vegetali, di abbarbicarsi e piantar radici. Diventa un vizio negli animali, un delitto negli uomini, poichè ne incatena fatalmente il dinamismo e la evoluzione veloce.
Dire: _la mia donna_ non può essere altro che una cretineria infantile o una espressione da negrieri. La donna è _mia_ quanto io sono suo, oggi, in questo momento, per un'ora, un mese, due anni, secondo il volo della sua fantasia e la forza del mio magnetismo animale o ascendente intellettuale.
La famiglia con la parola _mia moglie_, _mio marito_, stabilisce nettamente la legge dell'adulterio ad ogni costo o della prostituzione mascherata ad ogni costo. Ne nasce una scuola d'ipocrisia, di tradimento e di equivoco.
Noi vogliamo distruggere non soltanto la proprietà della terra, ma anche la proprietà della donna. Chi non sa lavorare il campo deve esserne spodestato. Chi non sa dare gioie e forza alla donna non deve imporle il suo amplesso nè la sua compagnia.
La donna non appartiene a un uomo, ma bensì all'avvenire e allo sviluppo della razza.
Noi vogliamo che una donna ami un uomo e gli si conceda per il tempo che vuole; poi, non vincolata da contratto, nè da tribunali moralistici, metta alla luce una creatura che la società deve educare fisicamente e intellettualmente ad un'alta concezione di libertà italiana.
Una sola educatrice basta a favorire e difendere senza costrizione il primo sviluppo di 100 bambini, i quali avranno per prima percezione dominante la necessità di costruire il proprio coraggio, l'urgenza di risolvere personalmente e al più presto i minuti problemi fisici di equilibrio e di nutrimento; verrà completamente abolita quella atmosfera di piagnucolamenti e di mani aggrappate alle gonne e di baciucchiamenti morbosi che costituiscono la prima fanciullezza.
Sarà finalmente abolita la mescolanza di maschi e femmine che -- nella prima età -- produce una dannosa effemminazione dei maschi.
I bambini maschi devono -- secondo noi -- svilupparsi lontano dalle bambine perchè i loro primi giuochi sieno nettamente maschili, cioè privi d'ogni morbosità affettiva, d'ogni delicatezza donnesca, vivaci, battaglieri, muscolari, e violentemente dinamici. La convivenza di bambini e di bambine produce sempre un ritardo nella formazione del carattere dei bambini che immancabilmente subiscono il fascino e la seduzione imperativa della piccola femmina come piccoli cicisbei o piccoli schiavi stupidi.
Sarà finalmente abolita l'abbietta caccia al _partito_ e il balordo calvario delle madri affannose che portano su per le feste da ballo e le stazioni balneari le loro ragazze da sposare, come croci pesanti da piantare nel Golgota cretino di un buon matrimonio.
«_Bisogna metterle a posto_» -- nel letto di un tubercolotico, sotto la lingua di un vecchio, sotto i pugni di un nevrastenico, fra le pagine di un dizionario come una foglia secca, in una tomba, in una cassaforte o in una cloaca, ma bisogna «metterle a posto».
Strangolamento feroce del cuore e dei sensi di una vergine che fatalmente considera la prostituzione legale del matrimonio come una condizione indispensabile per raggiungere la mezza libertà dell'adulterio e la riconquista del suo _io_ mediante il tradimento.
La vasta partecipazione delle donne al lavoro nazionale prodotto dalla guerra, ha creato un tipico grottesco matrimoniale: Il marito possedeva del denaro o ne guadagnava, ora l'ha perduto e stenta a riguadagnarne.
Sua moglie lavora e trova il modo di guadagnare un denaro abbondante in un momento in cui la vita è eccezionalmente costosa.
La moglie ha per il suo lavoro stesso la necessità di una vita poco casalinga, il marito invece non lavorando concentra tutta la sua attività in una assurda preoccupazione di ordine casalingo.