Part 9
Nel nostro precedente discorso mostrammo che gli elementi feudale, comunale e monarchico erano rappresentati negli eserciti di quel periodo e nelle nazioni diverse, secondo quelle proporzioni che tali elementi diversi conservavano nell'ordine sociale di quegli Stati. Ora vediamo in questo periodo l'elemento feudale ch'era la cavalleria quasi scomparire; giacché sebbene fosse ancora in forte proporzione, pur nondimeno la sua composizione non era piú fondata sul servizio feudale, ma era una truppa permanente composta di uomini presi dalla plebe e comandata da signori o gentiluomini che vogliam dire, soggetti però alla gerarchia dei gradi in ragione della loro capacitá e de' loro servigi e non del loro grado sociale; il che distruggea fin da radice il sistema dei contingenti feudali. Dall'altro canto non vediam piú né meno milizie comunali: non giá che le comuni non somministrassero gli uomini, ma le truppe leggiere e gli altri corpi ch'erano ordinariamente presi nei contingenti comunali venivan composti di avventurieri, e mercenari condottieri li comandavano. La fanteria era ordinata in corpi nazionali, e se vi erano corpi stranieri, questi venivano riguardati siccome ausilio e non come nerbo: eran soggetti alle regole comuni e non seguitavano i loro usi, come prima si tollerava. L'artiglieria e gl'ingegneri formavano corpi particolari e si richiedevano condizioni scientifiche in chi dovea farne parte. Inoltre abbisognavano il materiale degli arsenali e un sistema amministrativo, il quale era imperfetto e reso presso che inutile, perché gli Stati facevano delle guerre lunghe e non aveano come soddisfarne le spese con imposte ed imprestiti, giacché le prime erano in isproporzione coi mezzi ed i secondi erano ignoti. Gli eserciti vivevano col sistema di requisizione, che pesava piú o meno sul paese, ma che vení regolarizzato alquanto dall'amministrazione militare. In effetto Vallstein e Gustavo Adolfo vivevano egualmente a spese dei paesi ne' quali operavano; ma Vallstein era considerato come un flagello e Gustavo come un protettore, perché l'uno dilapidava e l'altro regolarizzava ciò che esigevano in tributi[11]. I molti paesi che si percorrevano, gli accidenti topografici, tutto infine avea creato il bisogno di maggiore intelligenza e maggior gerarchia nei gradi e nelle funzioni fondate sull'utilitá di essi, e piú divise erano le attribuzioni.
Ora se la descrizione di un esercito cosí costituito nei diversi Stati si presentasse senz'altra notizia di quei tempi ad un uomo che ignorasse la loro storia e le lor condizioni sociali, se quest'uomo fosse meditativo ed usasse per istinto o per scienza il metodo comparativo sí bene applicato dall'illustre Cuvier all'anatomia, potrebbe qui applicandolo dire: — Ov'è un esercito vi è un potere centrale forte che predomina sugli elementi aristocratici e democratici. Dove la guerra ha questi metodi e questi bisogni deve esistere una amministrazione ordinata, le scienze esatte devono essere avanzate, e cosí le arti, delle quali favoriscono l'applicazione pel materiale di cui abbisognano le scienze fisiche e naturali che non sono in egual progresso. Ove infine sono interessi complicati a dibattere tra i particolari, come tra le varie nazioni miste d'interessi materiali, politici e religiosi, le scienze morali debbono essere coltivate per l'interna legislazione e debbono essere in progresso, perché le guerre si terminano con le paci, e piú le prime son complicate piú lo son le seconde. Da ultimo la scienza militare ha il carattere universale che le scienze rivestono; ciò che fa desumere che dottrine e discipline comuni reggano lo stato sociale delle varie nazioni.
Qui porrem fine al nostro discorso, e crediamo aver risoluto il problema di determinare dallo stato della scienza della guerra quello dello scibile e della societá. È provato che il periodo che veniam da percorrere corrisponde al terzo che segnalammo nell'introduzione di questo discorso, e che svolgendo queste comuni e costanti relazioni fra gli elementi che costituiscono l'umanitá, la sua storia si rende compiuta mercé il nuovo punto di vista sotto il quale vien considerata.
DISCORSO VI
Intorno allo stato della scienza militare ed alle sue relazioni colle scienze e collo stato sociale dalla pace di Westfalia a quella di Passarowitz.
L'epoca di cui imprendiamo a trattare in questo discorso comprende lo spazio di tempo che va dal 1648 al 1718, cioè dalla pace di Westfalia a quella di Passarowitz. È questa l'epoca in cui l'èra moderna sviluppasi compiutamente e si veste di tutti i caratteri che le corrispondono; per il che essendo semplice tutto ciò ch'è compiuto, si potrá questa epoca riassumere e quasi comprendere sotto una sola denominazione, la quale sará: «secolo di Luigi decimo quarto». Questo nome esprime ad un tempo come la Francia primeggiasse in civiltá, come il principio monarchico prevalesse in quel regno, e come dovesse quel principio stesso prevalere in Europa per l'influenza che un popolo incivilito esercita sul resto delle nazioni imitanti o non escludenti l'imitazione nei progressi che fanno.
Quest'epoca, intatto serbando il suo carattere generale, ma considerata sotto l'aspetto di progresso e di decadimento, può suddividersi in due periodi distinti e contrassegnati da coteste circostanze: il primo va dal trattato di Westfalia sino alla pace di Nimega, ed il secondo da questa pace insino a quella di Passarowitz.
Prima di stabilire le quistioni che saranno risolute in questo discorso, crediamo utile di far precedere un rapido cenno dello stato dell'Europa, siccome nei precedenti discorsi facemmo.
La monarchia spagnuola risentiva omai gli effetti di tutte quelle cagioni di decadenza che nel precedente periodo indicammo, perdeva la superioritá nell'antico mondo senza sapere trar partito dal nuovo. In politica, in finanza, in armi, in lettere, la sua decadenza manifestavasi agli occhi di tutti, meno che a quelli degli spagnuoli medesimi i quali conservavano le pretensioni che vanno unite alla forza che piú non aveano.
Nella Francia il movimento era in un senso opposto essendovi allora piú forza che pretensione; intanto la fine della guerra della Fronda nel 1652 chiaramente dimostrava essere impossibile all'elemento aristocratico di rifare il passato ed al democratico di accelerare il futuro, e quindi avere in Francia il poter del re la superioritá sugli altri tutti, consistendo in esso l'unitá, la forza, la civiltá e la gloria dello Stato.
Nell'Inghilterra la dominazione di Cromwel aveva dimostrato quale importanza politica poteva avere questo Stato allorché fossero in esso soffogate od estirpate le discordie cittadine; ma queste discordie regnandovi, l'influenza politica ne rimase sospesa sotto Carlo secondo e sotto il suo successore.
L'Olanda dall'essere ammessa a far parte delle nazioni indipendenti europee passava ad esercitare una potente azione nel sistema generale di Europa, frutto della sua illuminata economia e del valore perseverante che avea contrassegnato la sua lunga lotta per emanciparsi dalla Spagna.
La casa d'Austria si sforzava di ricuperare parte della importanza toltale dal trattato di Westfalia, ma ne la impedivano nemici diversi in direzioni opposte: turchi, francesi, possessioni italiane mal ferme, turbolenze in Ungheria, diffidenza degli Stati protestanti. Non pertanto fra mezzo a questi ostacoli faceva mostra sovente di abilitá e sempre di perseveranza.
L'impero germanico cercava di riordinarsi nella sua nuova forma, ma ben vedeva mancargli ed unitá ed indipendenza, per l'intrusione di un nuovo elemento nel suo grembo che lo scindeva, cioè la riforma, e per una ben regolata intervenzione di due potenze straniere nel suolo germanico, cioè la Svezia e la Francia, le quali avean garentito il trattato di Munster.
La Svezia era dominata da una successione di principi guerrieri, della quale doveva essere l'ultimo termine quell'uomo straordinario che poi lasciolle la debolezza dopo di sé e quasi l'odio dell'eroismo di cui egli aveva abusato.
La Danimarca faceva un atto mercé del quale spontaneamente poneva nelle mani del re ogni autoritá.
La Polonia dopo che la monarchia elettiva le avea dato de' principi poco abili a riparare i difetti del sistema che la reggeva e delle circostanze che la dominavano, trovava un grand'uomo che faceva sfavillare l'ultima fiamma brillante della politica esistenza di essa.
L'impero ottomano nel progredire della rimanente Europa decadeva o al piú restava stazionario. Sostenuto solo dagl'imbarazzi dell'Austria, dall'imperfezione del reggimento polacco, dallo stato di barbarie della Russia e dalle rivalitá delle altre nazioni europee, era facile il presagire che al mancare di ciascheduno di questi suoi appoggi fortuiti ed estrinseci il suo decadimento avanzavasi. Infatti le sue forze di mare vennero respinte in difensiva alla battaglia di Lepanto e quelle di terra vinte da Sobieski a Vienna.
La Russia, regnante la famiglia Romanow, faceva passi oscuri sí ma reali nella civiltá, attendendo che Pietro primo li mettesse a luce e ne affrettasse il movimento con proporzioni ignote fino a lui.
L'Italia era militarmente occupata, in modo che l'istoria di questo secolo riguarda piú il suolo italiano che gl'italiani stessi. La vita civile esisteva, ma la vita politica era sparita, e molti gli uomini, pochi erano i cittadini che stavan concentrati in Genova, in Venezia. A questa dava ancora qualche celebritá la lotta colla Porta ottomana, ed i nomi di un Mocenigo, di un Morosini protestavano a favore della gloria italiana: quella, benché non fosse spenta in essa ogni energia, stavasi ignota ed oscura, ma indipendente in grazia della generosa magnanimitá di un suo gran cittadino.
Il carattere generale che predomina nell'epoca di cui abbiamo tracciato l'insieme, è quello della societá moderna, vale a dire distinto da quello dell'antica e della societá del medio evo. In quest'epoca fruttando i germi che additammo ne' due precedenti periodi, ne addivenne principal carattere la dominazione dell'elemento monarchico sugli altri elementi che rappresentano le forze sociali e la sommessione di questi a quello. Cosicché la legge a prevalere con piú equitá e ad applicarsi con piú eguaglianza, l'amministrazione a sorgere, le finanze e il commercio e tutte le classi che rappresentano l'industria e la coltivano ad acquistare importanza incominciavano. Questo movimento crescente si trasmetteva sino alle infime classi, le quali benché non avesser soluzione di continuitá con ciò che chiamavasi «terzo stato», pure facilmente vi accedevano acquistando colla industria e colla economia le condizioni richieste a farne parte, poiché veruna artificiale barriera non ne vietava l'ingresso. Possiamo adunque conchiudere che quest'epoca dava la guarentigia di una istorica durata, senza escludere tutte le successive modificazioni risultanti dalla natura di una civiltá progredente e dagli elementi che la componevano, i quali effetti avremo agio ne' seguenti discorsi di notare e mettere in luce. Esposte per tal modo le condizioni generali della societá in quel tempo, passiamo ad indagare piú particolarmente quelle della scienza militare, risolvendo le seguenti quistioni:
1. Quali metodi siensi seguíti per iscegliere gli uomini, le armi e gli ordini nei due periodi in cui dividemmo l'epoca attuale.
2. Quale lo stato delle parti della scienza, cioè tattica, strategia, guerra di assedio, fortificazione ed amministrazione militare, e quali modificazioni risulti aver esse ricevuto cosí dalle pratiche guerresche de' gran capitani di quel tempo che dagli scrittori militari sincroni.
3. Quale lo stato dello scibile cosí per le scienze naturali esatte e morali che per le arti che ne dipendono.
4. Quale il carattere dello stato sociale e la sua tendenza indicandone l'avvenire, non meno che quello dello stato politico risultante dalle guerre dell'epoca in discorso.
5. Come l'insieme di quest'epoca possa dedursi dallo stato della scienza militare.
Abbiamo veduto come nel periodo precedente, mutato il sistema della scelta degli uomini, la nobiltá componeva il corpo degli uffiziali e la plebe quello de' soldati, non per dominio che la prima esercitasse di dritto su di questa, ma in virtú di un potere speciale conferito a quella. Nell'epoca di cui trattiamo, fermo rimasto il principio che all'eletta serviva di norma, solo alcune modificazioni lievissime vi si apportarono. La scelta del sovrano, la compera del grado ed in appresso l'educazione in una scuola militare furono i mezzi coi quali si perveniva ad essere uffiziale, ed il dritto ai successivi avanzamenti fu regolato da norme fondate sull'anzianitá o sul merito straordinario che dispensava da questa, di unita al grado che nella societá si occupava. Gli arrolamenti volontari, gl'ingaggi a tempo e la reclutazione forzosa delle milizie furono i mezzi adoperati per tenere al completo e per rinnovare gli eserciti nelle lunghe guerre di quell'epoca. Questi metodi stessi seguivano le nazioni del mezzogiorno e quelle del settentrione con locali modificazioni che non ne alteravano però i princípi. Non cosí le nazioni slave, che componevano la forza pubblica con metodi concordi al loro stato di civiltá, il quale rifletteva e ritraeva in sé le consuetudini del medio evo fuse colle costumanze nazionali anteriori al potere feudale. Cosí ancora i musulmani stabiliti in Europa conservavano la loro orientale civiltá e con essa i metodi per la composizione della loro forza.
Le armi nel primo periodo furon miste: bianche e da fuoco; ma le seconde crescevano a misura che l'archibuso facevasi piú maneggevole ed il fuoco diveniva l'azione piú consueta dell'infanteria, accessoria l'urto. Nel secondo periodo la baionetta inventata da Martinet, risolvendo il problema di un'arme unica che operasse da lungi e da presso, fece sopprimere le picche. La cavalleria non cambiò d'armi, ma la sua proporzione coll'infanteria, che nel primo periodo non fu mai meno della metá e sovente la eguagliò, discese nel secondo alla quarta parte e meno ancora ne' paesi montuosi. L'artiglieria, attesa l'importanza che acquistava il fuoco nelle battaglie, crebbe di proporzione e guadagnò di mobilitá per materiale e per sistema di costruzione piú scientifico. Ma nel secondo periodo quest'arma migliorò di molto per le innovazioni che subí da' francesi, adottate generalmente da tutte le nazioni europee, tranne le slave e le musulmane presso le quali restò sempre la cavalleria arma principale.
Le ordinanze in conseguenza della modificazione delle armi vennero a cangiarsi. Nella fanteria la profonditá variò da cinque a tre: l'organizzazione de' battaglioni, delle compagnie, de' reggimenti, sottoponendosi ad un calcolo ragionato, stabilito sulla quantitá di azione che chi comanda e dirige può avere sui comandati e diretti, divenne piú regolare. Questa teorica stabilita sulle forze della natura serví di base a determinare le proporzioni tra i quadri e le masse. Le diverse modificazioni alla composizione de' corpi succedutesi rapidamente fanno scorgere che tali proporzioni, non arbitrarie ma fondate sulla natura delle cose, anziché essere ritrovate si cercavano ancora col calcolo e coll'esperienza. Finalmente l'uso di una militare divisa uniforme distinse i guerrieri dal resto dei cittadini e rese compiuta agli occhi di tutti la costituzione dell'esercito. La profonditá della cavalleria variò ancora da quattro a due; ma questa variazione di fondo, come quella della fanteria, appartiene al secondo periodo in cui le armi da fuoco erano quasi rimaste sole. Anche l'artiglieria si regolarizzò nella sua organizzazione siccome le altre due armi a cui era di ausilio. Le nazioni slave ed i musulmani vennero con varia proporzione adottando questi cangiamenti; i russi nella massima parte, i musulmani nella minima, ed i polacchi tennero il mezzo fra essi. In generale la composizione di un esercito, quale si era quella osservata nel secondo periodo di questa epoca, si è venuta nelle seguenti epoche perfezionando, ma non mai si è affatto cangiata, poiché gli elementi nel tutto insieme ne furono sempre conservati ed i miglioramenti apportati si aggirarono meno in inventar nuove armi e nuovi elementi di azione che indagar nuovi metodi per trarre dalle invenzioni giá fatte piú sicure, piú facili e piú compiute applicazioni.
La tattica ragionevolmente seguir doveva il miglioramento degli ordini, ed al certo questa conseguenza doveva essere facilitata dalla divisione piú ragionevole delle compagnie e dei battaglioni; ma da ogni ricerca che si faccia negli scrittori militari contemporanei risulta invece che i metodi per muovere in senso differente le masse e metter queste in rapporto col terreno progredirono lentamente ed erano piuttosto d'impaccio a chi comandava che di facilitazione alle sue imprese. Nel primo periodo che a questo riguardo si può fissare sino alla morte di Turenna nel 1675, l'ordine sottile non ancora prevaleva affatto: intendiamo per «sottile» l'ordine primitivo che aveva ancora una profonditá di cinque uomini, e non giá che si usasse il sistema del combattere per colonne, il quale solo per eccezione fu adoperato dal Tallard alla battaglia di Spira. La guerra era piú di movimenti che di posizioni, ed erano piuttosto le marcie di eserciti poco numerosi e perciò piú mobili che decideano le battaglie, che la finezza de' movimenti sul campo e l'intelligente adoperare delle riserve. La cavalleria benché diminuita di fondo, non pertanto piú numerosa nelle sue proporzioni e situata alle ali dell'ordine di battaglia, piú che per la sua tattica influiva nelle battaglie pel suo numero e pel suo valore: essa sola compiva le vittorie e rendeva meno importanti le perdite coprendo la ritirata del vinto. L'artiglieria serviva di appoggio alla parte difensiva dell'esercito e rinforzava tutti gli accidenti di terreno che il richiedevano[12]. I villaggi incominciavano ad essere considerati come punti di appoggio importanti, la qual cosa addimostra il progresso nell'uso della moschetteria e l'importanza che acquistavano gli accidenti di terreno. In prova di ciò possiamo citare le battaglie di Fribourg, Turckheim, Senef e Nordlingen. La disfatta delle vecchie bande spagnuole a Rocroy in séguito di quella toccata dagli svizzeri, che ne erano stati il modello, a Marignano, fu l'ultimo colpo portato all'ordine profondo della fanteria; cosí che poteasi ornai dire che tutte le belliche nazioni dell'Europa seguissero uno stesso metodo. Ma non cosí gli slavi ed i musulmani, nelle battaglie dei quali, come in quelle del Sobieski a Chotzim ed a Vienna, la cavalleria decideva ancora della lotta e la fanteria operava piú come ausiliaria che come arme principale.
Nel secondo periodo basta vedere nel Feuquières, nelle memorie di Turenna, nel Quinci, istorici contemporanei, come nelle battaglie di Marienthal, di Fribourg, di Rocroy, di Sinzhneim, di Turckheim tutto si riduceva ad un attacco di posti, come a Fribourg; o ad un misto di offensiva e difensiva, come a Nordlingen e nelle altre citate di sopra; o ad un combattimento di retroguardia divenuto generale e sanguinolento ma sterile di conseguenze, come a Senef. L'abolizione delle picche, l'adottazione del fucile colla baionetta come arme unica e la diminuzione di fondo accennata di sopra, cioè quella che attualmente sussiste, fanno presumere il progresso della tattica. Non pertanto l'istoria delle guerre di quel tempo e gli scrittori delle cose militari, tra' quali il Puysegur, ne dimostrano al contrario la decadenza, imperocché se il vero scopo della tattica consiste nella combinazione della soliditá colla mobilitá degli ordini e nel facile e rapido passaggio delle ordinanze richieste per l'offesa a quelle necessarie per la difesa, possiamo affermare che un tale scopo non fu raggiunto in verun modo.