Part 8
Ciò che costituisce il vero merito della gran tattica è la rapida formazione degli ordini di battaglia e la ricomposizione di quello di colonna per operare i movimenti, il sostegno concorde delle diverse armi combinate con gli accidenti locali che la topografia del campo di battaglia offre, ed infine la disposizione e l'uso delle riserve. Le battaglie di Coutras, Arques, Nieuport, Lipsia, Lutzen e Nordlingen non presentano compiutamente questo stato avanzato della gran tattica. Invece di corpi mobili si vedono sovente, come a Lipsia, grossi quadrati immobili contro gli svedesi, i quali piú svelti nella loro formazione e piú mobili non erano giunti a combinare il sostegno delle armi, ma nel loro ordinarsi la cavalleria avea de' plotoni di moschettieri a piedi per sostenerla, il che interrompea l'ordine; per cui si notava che nella stessa arma vi erano armi diverse e queste armi erano riunite nell'ordine di battaglia, il che dovea rendere i movimenti contradittorii perché doveano servire ad elementi diversi: inconveniente tolto fin da radice dal sistema fondato sul sostegno reciproco delle armi, poiché allora ogni arma opera secondo la sua natura e nel terreno che piú gli conviene, senza confondersi colle altre e mirando sempre ad uno scopo comune. Montecuccoli, l'uomo che ha riassunto nelle sue memorie lo stato della scienza nell'etá sua, raccomanda egli pure il mischiare le armi, mentre dai suoi aforismi stessi può ricavarsi che ciò è contrario ai veri principi della scienza: tanto le pratiche di un tempo soggiogano persino gli uomini grandi, che sembra dovessero aver la missione di combatter gli errori e ristabilire i princípi che dalla natura delle cose derivano[5]. Ma pur convenendo di questa inferioritá della tattica, vi era progresso sull'antecedente periodo, e le riserve dal Montecuccoli fortemente raccomandate come grande strumento di salvezza nei rovesci, si veggono adoperate con maggiore o minor riuscita e previsione in tutte le battaglie di questo memorabil periodo. La proporzione delle diverse armi era ancora a favore della cavalleria, meno che negli eserciti olandesi, perché il terreno del paese era contrario a quest'arma. Presso gli svizzeri avveniva lo stesso per la medesima causa, ed ancora presso gli svedesi ove si cominciava a dar maggior valore e importanza alla fanteria appoggiata da una piú mobile artiglieria. La formazione dei dragoni che non erano nella loro origine altro che una fanteria a cavallo, perché non aveano l'armatura della cavalleria, era una nuova pruova dell'importanza che si dava alla fanteria; fatto notevolissimo che segnalava il rinascimento della scienza, come anche una trasformazione negli elementi dello stato sociale.
Si può quindi conchiudere che sebbene i promotori della tattica cercassero i loro metodi negli scrittori della scienza e nella storia militare della colta antichitá, come in tutti i rami dello scibile si costumava, pur nondimeno l'effetto delle nuove armi modificava l'entusiasmo degli amatori della tattica greca e romana, sicché abbandonavano tutto ciò che si deduceva dal sistema della falange come incompatibile con l'effetto dell'uso della polvere. Tutto l'ingegno dei piú sapienti era adoperato a rendere possibile la combinazione dei metodi della romana legione colle armi novellamente adottate.
Nel precedente nostro discorso non senza ragione facemmo osservare che se la strategia, giusta l'ordine scientifico, dee compire i perfezionamenti dei rami della scienza militare e della tattica in particolare, la quale essendone l'ultimo perfezionamento li suppone e riassume tutti, pur nondimeno storicamente non cosí accadde; e nel periodo del quale andiamo a discorrere ampia dimostrazione possiam presentar di quanto asserimmo. In effetto mentre la letteratura militare ci lascia di quell'epoca rare ed incompiute opere dogmatiche e quasi nessun regolamento di tattica elementare, la storia di questo stesso periodo ci presenta una quantitá di capitani che operavano con alta intelligenza della scienza, con l'istinto e sovente coi metodi della strategia. Al duca d'Alba, allo Spinola, ad Alessandro Farnese, ad Enrico quarto, a Coligni, a Nassau, a Vallstein, a Tilli, a Bernardo di Weimar, a Savelli, a Piccolomini, a Isolani, a Veterani, a Montecuccoli, a Gustavo Adolfo, a Banner, a Torstestdon e a Turenna non possono negarsi con gradazioni diverse le qualitá che costituiscono i gran capitani, e tutte le loro operazioni[6] possono essere comparate a quelle degli ultimi periodi delle guerre europee. I limiti in cui ci siamo ristretti non permettono di svolgere (ciò che forse piú tardi faremo) in queste campagne il pensiero strategico, se cosí possiamo esprimerci, non solo istantaneo ma seguíto, regolarizzato, non con la metafisica della scienza ma con la sua logica[7].
Segnaleremo solamente le operazioni del duca di Parma per soccorrere Parigi e Rouen assediati da Enrico quarto ed i movimenti da questo opposti, la campagna del duca di Alba per impadronirsi del Portogallo che finí con la battaglia di Alcantara. Le campagne di Gustavo Adolfo in Germania sono miste di precauzioni e di ardire, di marcie rapide e di posizioni ben prese, e i movimenti non si veggono fatti se non dopo avere assicurato una base nella Pomerania. I suoi successori ne seguirono le impulsioni con minore intelligenza, e spariti Wallstein e Gustavo, la guerra fatta secondo le regole della scienza non rinacque se non con Turenna in quelle sue belle campagne di Germania. L'ingegno del Montecuccoli si formava in posti secondari, per indi innalzarsi all'altezza di quei che fissarono le strategiche pratiche e ne trasmisero alla posteritá i precetti. Gli eserciti poco numerosi, mobili e disciplinati per quanto comportavano la loro composizione ed i metodi che si seguivano, facean sí che la guerra fosse piú di movimenti che di posizioni.
L'imperfezione dei sistemi amministrativi, benché superiori agli antecedenti, era supplita dalla durezza con la quale trattavansi i paesi nemici e dai soccorsi che trovavansi negli amici; ma questo sistema fece sí che la guerra dei trent'anni fosse la piú devastatrice e arrestasse la civiltá negli Stati ove fu combattuta, i quali erano giá in progresso poiché subirono questa pruova senza soccombervi. Possiamo ora riassumere il fin qui esposto dicendo che se i piani di guerra non erano scientificamente stabiliti, vi era però uno scopo, un nesso tra le operazioni; ed in effetto quelle operazioni sono citate dai moderni capitani come modelli da venire imitati tanto per le marcie che per la scelta de' campi e pel passaggio dei fiumi: in particolare la marcia di Gustavo da Magonza al Leck, il suo campo di Norimberga ed il passaggio del sopraddetto fiume, operato in faccia al nemico di viva forza e preparato e protetto dall'artiglieria[8].
Nel nostro quarto discorso facemmo vedere come la polvere da sparo avesse influito sulle fortificazioni e sulla guerra di assedio, e che ciò che avea piú caratterizzato il progresso del disegno era il sostituire i bastioni alle torri; il che era un immenso passo nella difesa, giacché da diretta rendevasi fiancheggiante, perciò piú compiuta e spinta fino al punto che l'operazione del nemico di penetrare sotto i rampari sarebbe stata inutile, se prima non avesse spento i fuochi di fianco. Questa direzione data alla scienza della fortificazione, riassunta nelle opere del conte di Pagan e di tutta la scuola degl'ingegneri italiani che abbiamo citata, si proseguiva con miglioramenti che rendevano il disegno piú compiuto mercé l'adozione di nuove opere avanzate, e cosí la difesa si trovava renduta superiore all'attacco, finché non si fosse trovato il metodo di estinguere i fuochi di fianco e di spingersi al coperto colle parallele. In effetto la difesa di Ostenda che nel 1601 occupò tre anni Spinola; quella di Leida anteriore a questa, nel 1574, che si sostenne contro le forze spagnuole; quella di Anversa dove l'italiano Giambelli contraccavò con arte ed ingegno le operazioni ardite del suo compatriota Barrocchi, che dirigeva i portentosi lavori che si facevano dall'esercito guidato da Alessandro Farnese; il ponte sulla Schelda gittato dall'esercito assediante, sono imprese ricche di scienza e di valore e dimostranti come le scienze e le arti che vi dovevano concorrere erano avanzate[9], mentre possono sostenere a nostro credere il paragone dei giganteschi ed intelligenti lavori fatti nell'isola di Lobau nel 1809 per domare il Danubio e decidere la sorte della guerra.
La fortificazione di campagna fu creata dal genio dei principi di Nassau nei terreni difficili dell'Olanda per arrestare l'impeto delle vecchie bande spagnuole contro gl'inesperti e nuovi difensori dell'Olanda. Del resto Gustavo e Vallstein nei campi di Norimberga fecero vedere che anche negli eserciti piú mobili e nei terreni meno accidentati sapevano far servire le fortificazioni di campagna per rimaner liberi di accettare o rifiutar la battaglia; e la sapiente inazione di quei capitani è la pruova piú significativa del rinascimento della scienza, e trasporta con l'immaginazione ai campi di Durazzo ove due gran capitani dell'antichitá si preparavano alla giornata decisiva di Farsaglia.
La castrametazione non poteva che progredire con queste pratiche di guerra, ed era il segno del progresso fatto nel guidare gli eserciti e della regolaritá delle loro imprese. Un altro sintoma dell'importanza che acquistavano i corpi scientifici si è che si cominciava la division del lavoro negli eserciti: nel vedere Sully rivestire la carica di gran maestro d'artiglieria e creare arsenali, parchi, riserve, laboratori, in una parola un sistema compiuto di ciò che chiamasi «materiale», dobbiamo veder pure l'origine di tutte le future istituzioni le quali si riassumono ai dí nostri nella scuola politecnica, giacché a reggere la pace o la guerra è necessaria la scienza; la qual cosa dimostra compiutamente la caduta del sistema sociale del medio evo ed insieme il progresso della civiltá.
Da quanto dicemmo sugli eserciti e sulle loro pratiche si deduce che queste colonie operanti avean bisogno di essere amministrate a fine di soddisfare a bisogni moltiplici, quanto alle munizioni da guerra e quanto a quelle da bocca, in lunghi assedi e in campagne attive e prolungate. E' non v'ha dubbio alcuno su questo, benché gli autori contemporanei non ci tengano istrutti de' metodi coi quali si nutrivano, s'approvigionavano e si conservavano gli eserciti di quei tempi, nessun trattato essendocene rimasto. Questa scienza è tuttavia nell'infanzia e forse un dí sará riguardata siccome un ramo dell'economia politica applicata ai bisogni degli eserciti. Ma allora l'amministrazione era presso che ignota, e la potente monarchia di Filippo non poteva pagare i suoi eserciti, i quali perciò sovente si ammutinavano con danno della disciplina. Questo carattere dell'intima esistenza degli eserciti spagnuoli era conseguenza dell'amministrazione cattiva di quella vasta monarchia; amministrazione i cui effetti dolorosi si risentono ancora dopo qualche secolo negli Stati che ne hanno piú lungamente fatto parte.
Possiamo quindi riassumere il fin qui detto con istabilire che lo stato della scienza militare dal 1555 al 1648 presenta i tre seguenti caratteri:
1. Ritorno a quei princípi della scienza militare degli antichi ch'eran compatibili con le nuove armi.
2. Separazione piú distinta dai metodi del medio evo.
3. Sviluppo piú compiuto, quanto alle nuove armi, di tutto ciò ch'erasi cominciato nel precedente periodo.
Ora avendo risposto alle quistioni che ci siamo proposte sulla scienza della guerra, passeremo a fare lo stesso per quelle che riguardano lo stato delle scienze e delle arti e lo stato sociale. Le scienze esatte avevano sí progredito che in quel periodo si segnalavano importanti scoperte, le quali dinotavano al tempo stesso lo stato fiorente di queste scienze e il merito dei loro cultori. L'influenza di questi passi fatti sui futuri destini di questa parte dello scibile umano c'indica in ultimo lo stato generale di esso, avuto riguardo alle relazioni che hanno tra loro le scienze tutte. E può notarsi che appunto nel periodo di cui discorriamo furono risolute le equazioni di terzo grado da Scipione Ferreo e da Niccola Tartaglia: nella stessa epoca Verner risolvette uno de' problemi proposti da Archimede sulla divisione della sfera, e Vieta introdusse le lettere come segni convenzionali per determinare le quantitá algebriche, e da questa nuova lingua pei calcoli risultò per opera dello stesso l'applicazione dell'algebra alla geometria. Con questi nuovi mezzi Tico Brahe fece progredire di molto le scienze astronomiche. Non della stessa natura ed importanza furono i progressi delle matematiche miste, benché fossero giá favorite dai progressi dell'algebra e dalla applicazione di essa alla geometria. Ma ciò non bastava al progresso di queste scienze: era necessario che l'analisi applicata ai corpi fosse molto avanzata. Ciò lasciava in uno stato di debolezza la fisica e tutte quelle sue diramazioni che in séguito della division del lavoro applicata alle scienze hanno formate delle scienze particolari e compiute, come la chimica ed altre. Gli sforzi successivi e perseveranti dei cultori piú distinti di questa branca dello scibile, quali Guido Ubaldo, Nomus Porta e Maurolico, perfezionarono qualche ramo delle matematiche miste, ma senza risolvere il gran problema delle leggi del moto tanto dal Galileo illustrate. Questo raro genio non solo fece progredire l'astronomia con le sue invenzioni, ma fermò ancora la statica, scienza cosí importante per le sue applicazioni. Pure queste scoperte erano lentamente applicate.
Le scienze naturali per gli esposti antecedenti dovevano avere un moto progressivo ma lento, perché sebbene fossero in progresso le matematiche pure, non lo erano però le miste; e come le scienze naturali dipendono insieme dalle scienze esatte pure e dalle miste, dallo stato di queste dipendevano quelle che ne derivavano. Non pertanto vi erano in quel periodo cultori distinti che hanno lasciato nella storia della scienza quei luminosi risultamenti che ne segnano le grandi epoche e che coi loro pregiati lavori han preparato il materiale ai lor successori. Si notano tra questi Ermolus, Barberus, Cesalpino, Geyesman, Pierre Châtel ed Agricola.
L'architettura e le arti meccaniche erano in progresso; e dove prima avean sede in Italia, i loro metodi si traspiantavano nelle altre nazioni che progredivano nell'incivilimento, il quale creava loro al tempo stesso nuovi bisogni e le spingeva a cercare i mezzi da soddisfarli.
Nelle scienze morali vedeansi progressi positivi, i quali spargevansi ovunque vi era un movimento ascendente di sviluppo intellettuale. La scuola dei giureconsulti di Bologna trova seguaci, emuli e rivali in Francia, ove Cuiacio e la sua scuola indicavano il bisogno e il progresso della legislazione in societá piú riunite, aventi perciò maggior bisogno di esser dirette dalle leggi che dalla volontá individuale, marchio caratteristico del sistema feudale. Tutto infine cospirava a risvegliare lo studio delle scienze morali. I bisogni e le relazioni che si sviluppavano nelle societá riunite rendeano preziose le antiche leggi e necessario l'interpretarle e l'applicarle allo stato delle nazioni moderne. Le dispute religiose portavano allo studio delle lingue orientali, come armi per la controversia, e agli studi di teologia e di morale, e davano nuova vigoria ed importanza agli studi filosofici che debbono servire ad appoggiare e a combattere le opinioni religiose. In effetto la scolastica non fu trovata sufficiente e la filosofia cominciò ad essere coltivata in un modo piú diretto e piú indipendente, come fecero Telesio, Giordano Bruno, Cardano e Campanella, che mossero guerra all'aristotelismo mal compreso che dominava nelle scuole. E da quel periodo ebbe principio il rinascimento della filosofia, che Bacone riassume esponendo i metodi nuovi necessari ed il torto degli antichi. Cartesio suo contemporaneo nel trattato dei metodi distruggeva la scolastica, perché le sostituiva, considerata come strumento, uno strumento migliore. Le lunghe guerre, le interne rivolte, le terribili rappresaglie alle quali l'umanitá era esposta nell'urto di tante passioni, produssero il bisogno di applicare la legislazione e di fermare una giurisprudenza in quanto ai rapporti delle nazioni tra loro e dei sudditi verso i poteri che li reggevano. L'opera immortale che Grozio pubblicò su questi vari oggetti, preceduto da Alberico Gentili che trattò la stessa materia, non solo fissa la moderna civiltá dando freno e regole alla forza stessa, ma stabilisce la superioritá dei moderni sugli antichi i quali ignoravano potersi creare una scienza chiamata «dritto delle genti». L'adozione di questo codice creato da un privato fu, secondo il Mackintosch, la piú segnalata e significante vittoria che l'intelligenza e la moralitá abbiano riportata sulla forza.
Da questo rapido cenno sullo stato intellettuale dell'Europa si può dedurre la medesima osservazione che abbiamo fatta nel riassumere lo stato della scienza militare, cioè che quello che caratterizza questo periodo si è la tendenza di tutto il movimento intellettuale a separarsi dai metodi del medio evo. Questo risultamento si mostra chiarissimo e nella scienza militare e nello stato intellettuale e da ultimo nello stato sociale e nelle sue modificazioni di cui noi ci occuperemo.
Nel nostro secondo discorso facemmo osservare che ciò che caratterizzava i popoli dell'antichitá si era l'esser tra loro le differenze maggiori delle somiglianze, e notammo eziandio che tra i moderni dominava il carattere inverso: dal che risultava che le societá antiche preoccupate dalla loro nazionalitá procedevano per esclusione, il che costituiva l'amor patrio fra loro, e che le societá moderne procedevano per principio d'imitazione, perché l'amor patrio avea per oggetto il progresso che tende ad appropriarsi tutto ciò che ha eguali condizioni nelle altre nazioni, serbando la nazionalitá come elemento fisso ma modificabile a seconda dei progressi della civiltá. Nel terzo discorso esponemmo che il medio evo era un'epoca di distruzione e di rinnovazione, e lo mostrammo come diviso in due periodi, ognuno dei quali rivestiva uno de' caratteri che notammo. Nel nostro quarto discorso facemmo vedere come il seguente periodo fosse vago, incerto e lottante fra le tradizioni classiche dell'antichitá tornate a luce mercé del risorgimento delle lettere, le abitudini del medio evo e le tendenze delle moderne societá che derivavano da quello, e quindi come non si potesse determinare il marchio che ne formava l'impronta. Il periodo del quale ora trattiamo è quello in cui può considerarsi fissato e predominante il carattere dell'èra chiamata «moderna», e le epoche successive non saranno che un piú largo sviluppo e delle piú estese conseguenze di esso.
I fatti piú importanti che ci presenti l'epoca dal 1555 al 1648 e che ne facciano rilevar de' maggiori sono la forza acquistata dal potere centrale e il principio dell'unitá nazionale che da per tutto si ricompone sulla decadenza del potere feudale. La conseguenza per l'ordine e per la civiltá erasi questa, che le forze individuali doveano cessare di avere una importanza che turbava la societá e che rendeva impossibile ad ogni potere di esercitare la sua azione benefica, proteggendo le persone e le proprietá e facendo prevalere sempre l'interesse pubblico e la ragion pubblica per mezzo della forza pubblica contro tutte le pretensioni individuali. In effetto può notarsi che l'ultima grande individualitá, l'ultimo condottiere in una vasta scala fu Vallstein, e dopo di lui la legge bastava per dominare chiunque.
La protezione che offriva un potere centrale favoriva con piú o meno celeritá, a seconda delle circostanze, e l'elevazione delle classi medie e il miglioramento della condizione delle ultime, e preparava cosí i progressi dell'industria e del commercio, il quale doveva, attivato dalle nuove scoperte, costituire il carattere dominante all'epoca che a questa seguiva e sostituire gl'interessi commerciali alle dissensioni religiose che dominarono nel periodo del quale trattiamo.
La formazione delle nazioni ed il movimento intellettuale che si svolgeva in questa epoca furono causa delle opposizioni religiose, delle rivoluzioni nazionali de' Paesi bassi e del Portogallo[10] e della guerra dei trent'anni, nella quale i principi di Germania cercavano di sottrarsi alla sorte comune subíta dai gran feudatari nelle altre monarchie europee.
L'equilibrio politico risultò dal principio di nazionalitá, il quale fa che una nazione ripugni ad essere per cosí dire assorbita da un'altra nazione; onde la previdenza che presedeva agli ingrandimenti, alle associazioni o alleanze con altre nazioni. E questo sistema si trova riassunto e ordinato nel trattato di Westfalia. A una tal circostanza e a tali bisogni si dee attribuire la classe degli uomini di Stato, ch'era ignota all'antichitá perché la division del lavoro non vi era introdotta. I grandi uomini reggevano la pace e la guerra e diventavano a vicenda pontefici, consoli o edili: cose ignote nel medio evo dove l'autoritá era concentrata nei capi di famiglia per grado e non per qualitá, ma che dovevano uscire in luce nell'epoca moderna, nella quale gli interessi complicati e le carriere divise doveano produrre tutta la scuola militare di Gustavo e quella di uomini di Stato quali Oxenstiern e quella di Turenna e quella del cardinale di Richelieu.
Possiamo riassumerci con dire che il periodo che descriviamo avea il marchio che indicammo caratterizzare le societá moderne, ove le simiglianze sono piú che le differenze. Infatti sotto l'influenza comune del cristianesimo, del regime feudale, della legislazione romana, della letteratura classica e del suo sviluppo, la societá nelle sue dissensioni medesime citava gli stessi libri, interpretava le stesse dottrine e governava la pace e la guerra servendosi degli stessi metodi e impiegando le stesse armi.
I risultamenti politici di questo periodo possono ridursi a' seguenti: decadenza della monarchia spagnuola; movimento ascendente della francese; importanza momentanea della Svezia; indebolimento del corpo germanico, perché diviso d'interessi e di princípi e perché i suoi trattati eran garantiti da potenze straniere; gli svizzeri, gli olandesi, i principi di Germania riconosciuti ed assicurati nella loro indipendenza politica, come pure riconosciuta l'esistenza e indipendenza politica dei protestanti non come dottrina, ma come fatto consumato; la Polonia e la Turchia decadute; la Russia preparantesi a profittarne; l'Italia rimasta sotto il dominio dei forestieri, perché diceasi che i forti doveano proteggere i deboli; ed infine l'Inghilterra non figurante perché occupata da discordie intestine.
Il nuovo mondo dominato dall'antico era nel suo periodo di distruzione, per poi passare a quello di rinnovazione con nuovi elementi che dovevano influire sui destini europei, prima negativamente e poi attivamente.
Da questo quadro può dedursi lo stato della scienza militare? Si è questa l'ultima quistione alla quale dobbiamo rispondere e sta in essa la soluzione del problema che ci proponemmo.