Part 26
[29] Un punto strategico altro non è che una posizione che il nemico dee forzare, mentre se vuole oltrepassarla, colui che l'occupa può minacciare con movimenti piú corti le sue comunicazioni senza esporre le proprie. Da questa proprietá dei punti strategici è derivata l'idea enunciata di renderli forti per conservarli, anche quando l'esercito che gli occupava ne usciva per momentaneamente operare. L'arciduca Carlo nella sua sapiente opera sulla strategia ha luminosamente esposta questa teoria; Jomini, Pelet e tutti gli autori piú rinomati dell'epoca hanno su ciò insistito. Ne parleremo piú ampiamente nel nostro ottavo discorso. Ricordiamo poi che il soggetto medesimo è stato trattato dal commendatore Afan de Rivera nella sua riputata opera intitolata: _Delle relazioni delle fortificazioni con la guerra_. È da notarsi ancora l'opera del Burcet sulla riconoscenza delle Alpi come una pruova dell'importanza e del progresso della geografia militare.
[30] Nelle opere militari di Federico contengonsi i risultamenti sopra esposti del sistema prussiano.
[31] Se non collocammo Guischardt tra gli autori militari di primo ordine ciò non fu perché nel riputassimo indegno; ma egli ha trattata la scienza come erudito e i suoi lavori sulle antichitá militari han questo carattere. Del resto rese un gran servigio alla scienza facendo conoscere l'antichitá militare, per cosí determinare in che fosse possibile imitarla, in che no, a causa della natura delle armi.
[32] L'operazione fatta dall'artiglieria comandata dal general Drouot alla battaglia di Hanau per ispiegar trenta pezzi sulla sinistra in battaglia uscendo dal bosco, n'è una gran pruova. Questo movimento fu di gran conseguenza in quella giornata. Si legga l'undecimo articolo del general PELET, inserito nello _Spettator militare_.
[33] È da citarsi come modello del modo di combinare l'ordine sottile col profondo il passaggio del Tagliamento eseguito dal general Bonaparte nel 1797, ove ogni reggimento aveva il suo secondo battaglione in battaglia ed il primo ed il terzo in colonna serrata sulle ali, ed il tutto appoggiato da battaglioni di granatieri e dalla cavalleria in seconda linea, cogl'intervalli e le due ali appoggiate da forti batterie d'artiglieria.
[34] Qualche volta la riserva di cavalleria, come ad Eylau e a Lipsia nel sedici ottobre 1813, serviva con una carica a contenere le linee nemiche per lasciare operare un movimento e coordinarlo. A Wagram questa missione fu data a cento pezzi di cannone, che contennero senza truppa il centro per dar tempo a Macdonald d'arrivare e formarsi. La cavalleria però impegnata prematuramente a Waterloo, malgrado della sua rara intrepiditá fu respinta, e non contribuí poco alla perdita della battaglia l'impiego male adottato di quest'arma, come quello altresí della guardia. A Borodino la cavalleria attaccò de' ridotti e fu piú felice, ma ciò era piuttosto l'abuso che l'uso di un'arma sí difficile a ricomporre. Abbiamo citato questa eccezione per confermare vie meglio la regola.
[35] Le campagne del 1796 e del 1797 possono indurre in errore sulla natura e l'applicazione de' principi dell'arte se non sono studiate con attenzione e freddezza, essendo falsissimo il piano del Direttorio nel volere imporne alla corte d'Austria per la sua frontiera meglio difesa, siccome quella ch'era appoggiata al Tirolo ed alle provincie illiriche. In effetto malgrado i prodigi di scienza e di valore del capitano francese e del suo esercito, a Lodi, a Castiglione, ad Arcoli ed a Rivoli si corse rischio di perdere tutto il frutto delle piú belle operazioni giá fatte e di tornare al piè delle Alpi, nel caso in cui non si fosse avuto ogni volta uno strepitoso trionfo, tale da paralizzare per alcun tempo l'esercito austriaco e da imporne moralmente a tutti gli Stati italiani che potevano dichiararsi contro. Alla vigilia di segnare i preliminari di pace la posizione del generale francese era molto azzardata, come appare dalle sue stesse _Memorie_.
[36] Il regno di Napoli è il primo ove la guerra popolare sia stata fatta quasiché senza l'aiuto di truppe regolari. Quivi si difese la capitale nel 1799 e si combatté nell'anno medesimo alla spicciolata e nella capitale e nelle altre cittá, come ad Andria, Trani, Sansevero e Traietto. Dal 1806 in poi si vide lo stesso in Calabria, ove la difesa dell'Amantea è stata notata dagli scrittori militari, per esempio dal Dumas. La guerra di Calabria era come quella di Spagna in una piú piccola scala, e l'inazione di Massena contro i forti di Reggio e di Scilla somiglia in piccolo a quella in cui dové rimanere nel Portogallo per le medesime cause.
[37] Nella _Enciclopedia_ di COURTIN, all'articolo «Battaglie».
[38] Si legga nel secondo volume delle _Antichitá militari_ di GUISCHARDT una dotta e breve dissertazione sulle difficoltá che i romani incontrarono nella conquista della Spagna; dissertazione che dimostra quanto abbiam detto. In una memoria inedita che può servire come di commentario al Guischardt e la quale ci proponiamo di pubblicare quando che sia, abbiam trattato della guerra della penisola.
[39] La campagna di Russia ha avuto due periodi importanti: l'uno che ha fatto mancare l'offensiva e l'altro compromesso la ritirata. Il primo fu la riunione del secondo esercito russo tagliato dal primo dal passaggio del Niemen, il secondo la marcia dell'esercito russo di Turchia sulla Beresina; e questi due avvenimenti furono il risultamento degli errori irreparabili di due luogotenenti. Si veda l'opera di OKNUFIEF sulla campagna del 1812.
[40] Si può dire che Alessandria fosse alla frontiera dell'impero, ma ciò geograficamente e non militarmente, giacché Napoleone considerava il regno d'Italia come suo militarmente e stabiliva le sue frontiere alle Alpi Noriche.
[41] È stato rimproverato a Napoleone l'abbandono in cui lasciò lo stato maggiore; e certo non è mai da scusare chi tien male ciò che è destinato ad essere buono, mentre costa lo stesso e rende meno. Ma d'altra parte bisogna riflettere che l'influenza dello stato maggiore, la quale si accresce in ragione che l'esperienza e la scienza mancano in un esercito, diminuisce in ragione che l'una e l'altra sono piú sparse. Questo appunto fu il caso in Francia durante le guerre dell'impero: oltre di che il capo supremo comandava in persona ed aveva il suo stato maggiore particolare.
[42] Abbiam creduto di far grata cosa ai nostri lettori con ristampare alla fine de' nostri discorsi l'articolo che citammo, il quale è stato considerato di aver compiutamente e trascendentemente risoluta la quistione sopra enunciata. In effetto abbiamo avuto in mano il numero dello _Spettatore militare_ di Francia di gennaio 1834, il quale riportando la quistione dibattuta nel _Progresso_ tra il Ferrari ed un anonimo, dice che quest'ultimo aveva svolta e dimostrata la tesi «_avec autant de sagacité que de savoir_». E non dobbiamo tacere le infinite obbligazioni che abbiamo verso il modesto autore di un tale articolo, il quale coi suoi incoraggiamenti ed illuminati consigli ci è stato nel nostro lavoro di guida, di scorta e di conforto.
[43] All'ordinanza del 1791 il Schauburg aggiunse qualche modificazione, ma nello spirito di essa, e la piú importante fu il cambiamento di direzione in massa operato per movimenti di fianco.
[44] Abbiamo creduto di poterci dispensare dall'enumerare alcune pratiche di guerra amministrativa le quali tenevano alle circostanze di una lunga guerra su tutti i punti di Europa, facendosi al tempo stesso il blocco di Cadice e quello di Riga. Questi metodi dettati dalle circostanze sono l'accrescimento del numero de' battaglioni fino a sette per ogni reggimento, la formazione de' reggimenti provvisori, di quelli di marcia e delle coorti delle varie bande, l'artiglieria reggimentaria ristabilita, l'ordine in colonna adottato come ordine abituale, le truppe spedite in posta, vale a dire con mezzi di trasporto straordinari, e le altre misure a queste corrispondenti. Tutte non saran certo adottate in una nuova guerra, ma molte il saranno.
[45] La seconda opera puramente storica dell'arciduca sulla campagna del 1799 è comparsa dopo l'epoca che trattiamo, ed in essa trovasi un ampio sviluppo sulla guerra di montagna teoricamente considerata. Noi abbiam fatto un'analisi compiuta di quest'opera dell'arciduca, analisi che pensiamo pubblicare in séguito; il che ci dispensa dall'esporre gl'importanti cangiamenti che ha subiti la guerra di montagna, dei quali avevamo promesso di tener parola dipoi, ed ora nol facciamo per non allungare di piú questo giá sí lungo discorso. Ci limitiamo a indicare che fu dapprima attaccata una esagerata importanza alla possessione delle piú alte montagne, che quindi si vide per la prima volta manovrare con grandi masse composte di tutte le armi in queste regioni alpestri e inospitali, ma che in séguito le escogitazioni della scienza del pari che l'esperienze degli avvenimenti avevano fatto conoscere che nelle vallate ricche di mezzi di sussistenza gli eserciti numerosi potevano difendere e dominare la parte montana della contrada strategicamente considerata.
[46] I nomi di Herschell, Oriani, di Piazzi e di Zach appartengono a' progressi dell'astronomia in questa epoca.
[47] La natura delle relazioni di cui parliamo in questa quistione non è ai nostri sguardi la stessa di quella che abbiam dimostrato esistere tra l'arte della guerra e le scienze tutte e della quale ci siamo occupati negli anteriori discorsi. Non pretendiamo punto dimostrare che i progressi delle arti della pace sieno stati per cosí dire paralleli e coordinati a quelli delle arti della guerra. Non è sotto l'aspetto puramente intellettuale che noi consideriamo questi rapporti, ma sotto quello piú particolare de' sentimenti eccitati dalle une ed espressi ed esternati dalle altre. Ben vediamo che un metodo di esprimere de' sentimenti eccitati da un avvenimento qualunque, una volta che sia trovato, può servire ad esprimerne degli altri totalmente diversi. Allora pare che il metodo non abbia alcun rapporto col primo sentimento espresso, e chi volesse parlare di quel primo rapporto caderebbe in una apparente contraddizione. A noi basta ricordare a questo proposito per giustificare il nostro assunto in questa quistione la sentenza di Dante, che credette la poesia non poter toccare il suo apice se non che quando avrebbe parlato di armi, materia di altissimo canto.
[48] Alcuni filosofi tra i quali il Bonstetten hanno separata l'intelligenza dall'immaginazione, considerando questa in generale come la facoltá che crea nella letteratura e nelle belle arti piú particolarmente. Or come pel nostro assunto ci serviamo delle filosofiche dottrine, ma non abbiamo la pretensione di discuterle, ne risulta che ci serviamo dei termini piú generali, tanto piú che crediamo che ogni creazione si operi coll'intelligenza e che nulla si possa fare col mettere in azione una sola facoltá. La classificazione delle facoltá è arbitraria, perché in natura esse sono unite; per lo che quando si dice l'immaginazione sia la facoltá che crea la poesia, ciò vuol dire che preponderi in quella creazione e non giá che operi da per sé sola, mentre è assurdo il supporre un prodotto qualunque dello spirito umano al quale la ragione e la memoria non abbiano parte alcuna.
[49] Il Bonald che ha detto essere la letteratura l'espressione della societá, ha fatto talmente approvare la sua definizione ch'è divenuta di un uso comune e di una non contestata esattezza. Soscrivendo a questa opinione generale crediamo esser verissimo che la letteratura, come quella che riassume tutto lo stato sociale considerato nei suoi sentimenti e nelle idee che producono l'azione, ne sia la piú compiuta espressione; ma crediamo ciò non ostante che lo stato delle scienze belliche ne sia anche un compiuto riflesso, e crediamo non essere esclusivi quando conveniamo che ogni lato dello scibile e dello stato sociale produce lo stesso risultamento a secondo della sua importanza e delle sue relazioni cogli altri.
[50] L'opera del Bealtie sulle simiglianze della poesia e della musica e le loro differenze svolge con maestria l'idea che qui indichiamo.
[51] Nelle societá quali erano le antiche non vi era unitá né di tattica né di lingua né di letteratura né di musica, come non ve n'era né legislativa né religiosa. Tra i moderni avviene il contrario, e la lingua piú universale è la musica. Al Cairo, a Filadelfia, a Lisbona, a Pietroburgo, a Londra, a Napoli, a Costantinopoli, un reggimento che marcia lo fa al suono di una musica di Rossini o di altro distinto compositore. Questa uniformitá di gusto esprime chiaramente che le simiglianze tra i moderni superano le differenze.
[52] In appoggio del nostro assunto ricordiamo ai nostri lettori che negli ordini del giorno che precedettero le battaglie di Austerlitz e di Jena il supremo conduttore non si limitò ad eccitare i sentimenti del suo esercito, ma discese a provare che strategicamente e tatticamente il nemico era in una falsa posizione, per cui se si combatteva con energia, la vittoria era sicura e vasta nei suoi risultamenti. Questo esempio di un generale che confida i gran segreti della guerra ai propri soldati, mentre che prima o altrove si tenevan celati anche agli uffiziali generali di secondo ordine, è una luminosa dimostrazione dell'intelligenza sparsa in un popolo simboleggiato dal suo esercito ed è una pruova novella delle modificazioni che l'eloquenza subisce secondo che vuol muovere o persuadere.
[53] Tutta la distanza che separa la conoscenza della scienza dall'applicazione come arte sta nella difficoltá di saper determinare con esattezza ove cessino le simiglianze e dove comincino le differenze; ecco perché in certi periodi si vedono molti uffiziali istruiti e pochi capitani.
[54] MONTHOLON, tomo V.
[55] Il seguente passo della _Storia del 1812_ di Segur, riguardante la posizione dell'esercito presso Wilna in dicembre, appoggia la nostra opinione. — «In mezzo a questo uragano, a tutte le disgrazie e a tutti gli elementi scatenati che ci assediavano, alcuni uffiziali che sapeano ancor speculare, nel nostro secolo che qualche scoperta incoraggia a tutto spiegare, colá in mezzo agli acuti patimenti che loro arrecava il vento del nord cercavan la cagione della sua direzione costante». — SEGUR, volume II, pagina 372.
[56] Nessuno ignora che nel medio evo la pace succedente alla guerra era fatale per la difficoltá di licenziare i mercenari, i quali non avendo posto civile nella societá, la turbavano per poter vivere: le bande nere del Du Guesclin ne sono una pruova. Che si compari a ciò il licenziamento dell'esercito della Loira nel 1815, come rientrasse questo subito nella societá e divenisse utile come produttore; e si potrá misurare la differenza da un esercito levato in una societá fusa, a quello di mercenari in una classificata.
[57] Per meglio spiegare la nostra idea crediam vero che la descrizione che Erodoto fa dell'esercito di Serse, quella che nel Tasso si trova dell'esercito de' crociati, quella del Giovio dell'esercito di Carlo ottavo, come quella del Laborde dell'esercito di Napoleone nel passaggio del Danubio prima del 1809, possano offrire il quadro dello stato sociale in queste quattro epoche.
[58] Le guerre posteriori al congresso di Vienna non sono nei limiti che ci siam prescritti, ma nessuna grande innovazione vi si è veduta, e noi crediamo che la novitá desiderata dall'arte e la nuova èra della sua storia debbano essere il risultamento dell'applicazione del vapore alle armi. Allora una potente modificazione in queste ne produrrebbe, come sempre, una negli ordini e da questi in tutte le parti cosí secondarie che trascendenti della scienza e dell'arte. Queste considerazioni ci hanno determinato a fissare l'epoca alla quale ci siamo limitati; e ripetiamo che nell'operazione da noi notata scorgemmo il complesso dei progressi della scienza e dell'arte da' suoi primi lineamenti sino ai nostri dí.
[59] MONTECUCCOLI del GRASSI, tomo I, pagina 282.
[60] La tesi del signor Ferrari è posta in tai termini: — «Per la qualitá dei tempi i quali corsero dai primi rivolgimenti di Francia fino a qui, ripieni sempre di opere e di fazioni militari, tiensi comunemente che di tutte le scienze ed arti quelle singolarmente si vantaggiassero che alla milizia riguardano, e queste crescessero a nuovo e straordinario avanzamento; ciò che per altro non è...».
[61] Quelle principalmente della cavalleria, la quale per lui prima e piú tardi per lo gran Seidlitz poté aspirare a nuovi e piú alti destini. È noto come anche innanzi al tempo in cui Federico ascese al trono, la fanteria prussiana fosse giunta ad un alto grado di perfezionamento sí nell'armamento che nei fuochi e nelle evoluzioni, mercé le cure del principe di Anhalt, e si fosse giá segnalata sotto questo triplice aspetto nelle guerre d'Italia come ausiliaria negli eserciti imperiali comandati dal principe Eugenio di Savoia. Non cosí la cavalleria, della quale Federico ebbe a dire dopo la vittoria da lui ottenuta a Molwitz nel 1741, epoca della sua prima campagna: — «_Le roi profita de cette inaction_ (quella che seguí la detta battaglia) _pour exercer sa cavalerie, pour lui apprendre á manœuvrer et á changer sa pesanteur en célérité_». — Vedi _Œuvres de Frédéric, histoire de mon temps_, capitolo III. E per le evoluzioni, MIRABEAU, _Monarchie prussienne, système militaire_.
[62] Donde si potrebbe, rigorosamente ragionando, dedurre la convenienza delle due o delle tre righe nella formazione dell'infanteria; quistione non ancora fermata, meno che presso gl'inglesi, i quali nella guerra della penisola ebbero, a quel che pare, a trarre infinito profitto dall'infanteria disposta in due righe. E poiché la terza riga non può tirare se non quando la prima è in ginocchio — situazione pericolosa spesso e sempre incomoda e faticosa, — e poiché poco vantaggiano i fuochi dal caricar delle armi della terza riga per la seconda, cosí può supporsi esser preferibile di ordinar l'infanteria in due righe. La fluttuazione delle marcie in battaglia, maggiore su di due che su di tre righe, secondo a me sembra contrariamente al parere del generale di Chambray, potrebbe essere efficacemente riparata aggiugnendo alcun poco al numero ed ai doveri dei serrafile. Rimarrebbero all'ordine su due righe i seguenti vantaggi: 1. di acquistare un terzo di uomini, che messi sulle ali le prolungherebbero fornendo dei fuochi che non darebbero in terza riga, e messi altrove fornirebbero una riserva utile in mille guise; 2. di subire meno dannosamente i colpi delle artiglierie; 3. di fare svanire i danni che nei fuochi la terza riga non di rado cagiona alla prima, segnalati da molti ed ultimamente con energia dal maresciallo GOUVION-SAINT-CYR nelle sue _Memorie_ (campagna del 1813). Egli è però vero che l'infanteria in due righe abbisogna di molta calma e fermezza, e che nella formazione dei quadrati sarebbe forse necessario di prescrivere che, salvo solamente quelli composti da un sol battaglione, gli altri tutti dovessero ordinariamente formarsi su di due linee. Quale importante mutazione non avverrebbe in tattica, ove i maestri di guerra che ancor vivono in Europa imprendessero coi loro lumi e con la loro esperienza a risolvere un tal problema, ed ove risolvendolo paresse loro di adottar la formazione in due righe?
[63] Cosí la Francia variò piú volte l'unitá di forza denominata «battaglione», sí nel numero delle compagnie che nel numero dei soldati, e tentò di piegarla non solamente ai bisogni del comando e delle evoluzioni ma inoltre ai fini diversi delle guerre che imprendeva. Non è difficile di distinguere che altra deve esser la forza ed il numero dei battaglioni in reggimenti destinati a guerre offensive e lontanissime, ed altra in guerre difensive e vicine. In queste, prossimo l'esercito ai soccorsi, non s'indebolisce per le distanze e ripara prontamente le perdite, onde quelle unitá possono e debbono nei reggimenti essere meno numerose e meno forti. Nelle guerre lontane deve conservare il numero e la forza, per non giungere troppo debole sul teatro della guerra, per poter attendere i soccorsi, partendo nondimeno con unitá che non eccedano gli estremi limiti che possano permettere l'amministrazione e la disciplina, per potere al bisogno fondere insieme piú battaglioni senza che dall'organizzazione scompariscano i reggimenti, le brigate... Cosí i volteggiatori divenivano la vera infanteria leggiera degli eserciti, e da per tutto si dismettevano i corpi irregolari che ne tenevano imperfettamente luogo. Cosí gl'inglesi presentavano utilmente alla meditazione dell'Europa l'infanteria ordinata in due righe. Cosí si riunivano in forti riserve la cavalleria e l'artiglieria, per lo innanzi disgiuntamente adoperate. Infine gli eserciti francesi, dopo il campo di Boulogne, conservando nei singoli corpi le evoluzioni pria tolte ai prussiani e poi rendute perfette dall'ammirabile regolamento del 1791, che indi venne modificato in qualche evoluzione piuttosto riguardo ai modi che riguardo ai princípi, ma applicate dai generali in modo piú vasto, piú ardito, piú trascendente, poterono combattere con quei prussiani medesimi, tanto a loro superiori in tattica sino ai primi anni delle ultime guerre. Donde potrebbe credersi che i francesi raggiugnessero in tattica al punto risolutivo i loro avversari, piuttosto che questi i francesi. Ciò intendo in ordine alla tattica. — «I francesi... nulla piú operando di considerevole quanto... alla costituzione ed all'uso materiale delle forze, lasciavansi raggiugnere al punto risolutivo, quello cioè dell'affrontamento sui campi...». — Cosí il barone maggiore Ferrari.
[64] È noto quante differenti ruote entrino nel sistema del Gribeauval, e quanto il suo carriaggio militare disti dal sistema inglese di cui è parola, e quanto ancora ne disti l'attuale carriaggio francese. Il comitato di artiglieria formato in Francia nel 1827 cosí si esprime in ordine al nuovo carriaggio militare: — «_Des expériences comparatives faites avec soin en 1824 et 1825 dans cinq écoles d'artillerie ont constaté les avantages que donnent au nouveau modèle d'affûts et caissons d'artillerie de campagne le mode d'attache des deux trains, l'égalité de la hauteur des roues et un avantrain commun á l'affût et aux caissons principaux, objets par lesquels le nouveau système diffère du système Gribeauval. Ces avantages bien reconnus consistent en plus de semplicité dans les constructions, en un roulage plus facile, en plus de tournant, plus de célérité dans les manœuvres et plus de facilité á franchir tous les obstacles_». — Conosco le gravi accuse prodotte dal generale Allix, riputatissimo artigliere, contro il sistema del Comitato. Esse nondimeno non sono dirette a sostenere che il sistema Gribeauval sia rimasto invariato o che debba rimanere invariabile; per lo contrario, dopo d'aver dedotto i difetti di questo sistema e preferito quello dell'anno XI, rivendica alcuni dei miglioramenti del Comitato come suoi propri, critica il rimanente come inferiore a quello del Gribeauval e dell'anno XI, finalmente espone il suo metodo. Ignoro dopo l'anno 1830 quale sia stato il sistema preferito nelle artiglierie di Francia.
[65] Il corpo del treno fu organizzato in Francia per decreto dei consoli del 13 nevoso anno VIII, non senza chi sostenesse esser di avvilimento per un soldato il «divenir carrettiere»; ed in Inghilterra del 1793 sotto gli auspíci del duca di Richmond. I cannonieri a cavallo furono adottati in Russia per cura del general Milessino negli ultimi anni dell'imperatrice Caterina seconda, in una maniera molto imperfetta. Paolo primo li apprezzò poco, in odio della loro origine, che supponeva esser francese-repubblicana e non giá prussiana.