Part 24
Un tal confronto e l'analisi di cui avrebbe bisogno richiederebbe limiti assai piú vasti di quelli che comporta la natura di questo discorso. Nondimeno accennar la Prussia co' suoi mille modi d'istruzione reggimentaria, d'istruzione di guarnigione, d'istruzione di collegi; con le sue moltiplici biblioteche militari, colle sue cento opere d'istruzioni elementari chiaramente scritte e sparse con profusione; con le sue scuole ed i loro professori convenevolmente distribuiti nelle differenti residenze dell'esercito; co' suoi poligoni, coi suoi metodi di campi e di manovre, colle sue scuole pratiche e normali in ogni arma, con le sempre rinascenti esperienze imprese nelle moltiplici officine de' suoi arsenali...; accennar la Prussia come esempio scelto tra molti non sará aver dimostrato di quanto il nostro secolo avanzi nei bellici ordinamenti il secolo medesimo del gran Federico?
E chi non vede di quanto non solo i corpi sapienti ma la massa degli armati sia piú dotta negli eserciti, di quanto la classe preziosa de' subalterni e quella piú preziosa ancora de' sotto uffiziali, divenuta piú studiosa, piú istruita, piú dignitosa e perciò piú proba e piú capace d'intendere e di eseguire, di quanto piú nobilmente influisca sul soldato ed assicuri il servizio, di quanto sia divenuta piú atta ne' rapidi passaggi dal piede di pace a quello di guerra a riempire convenevolmente i gradi che l'aumento degli uomini e de' quadri imperiosamente richiede? Chi non vede, ovunque la coscrizione ha reso alterno il servizio e di non lunga durata, di quanto la educazione e la istruzione reggimentaria convenevolmente incoraggiate e dirette possano contribuire al miglioramento dello spirito patrio ed al progredimento della generale istruzione? Difatti quel medesimo il quale nelle singole localitá, forse per mancanza d'insegnamento o di sorveglianza o per necessarie o per colpevoli distrazioni, non avrá potuto né ricevere la piú leggiera istruzione, né concepire l'idea complessa di patria e di nazione, né comprendere checchesia oltre al villaggio, alla famiglia, al lavoro meccanico e sempre uguale de' campi; costui dopo di aver attinta nei corpi la disciplina, lo spirito d'ordine, i primi rudimenti delle lettere, la dignitá cui abitua la divisa, l'obbedienza, la fraternitá che proviene dal consorzio della vita, ritornando tra' suoi né dimenticherá i suoi giovani anni né penserá che la sua patria sia tutta inchiusa nel suo villaggio. Costui paragonando un numero maggiore d'idee sará in istato di corregger le men buone, alla qual cosa coopererá efficacemente quella parte di letteraria educazione che nei reggimenti avrá ricevuta.
È tale il miglioramento di cui il cuore e lo spirito umano è capace che saggi governi e pensatori profondi non han disperato col metodo delle carceri di penitenza di raddolcire i sentimenti, di correggere i costumi, d'istruire l'intelligenza, di ridare infine alla societá probi, laboriosi, istruiti una parte di quegli uomini che la societá avea respinti dal suo seno come elementi deleteri, come esempi ed incitamenti alla colpa, come ostacoli al suo benessere ed al suo progredimento. Egli è dunque credibile che i probi uomini che la coscrizione fornisce, allorquando venga severamente applicata, trarranno dal buono ed uniforme impiego del tempo, dalla esatta sorveglianza nascente dalla coabitazione, dalla moltiplicitá de' gradi, dalla prontezza del premio e del castigo, dall'insegnamento primario ricevuto nella milizia, potenti elementi di morali e letterari miglioramenti. Per tal modo una classe d'uomini numerosa sará restituita alla massa comune in ogni anno non solamente senza danno ma con fondate speranze di renderne migliori le condizioni.
Allora il sistema degli esami successivi diverrá negli eserciti efficace, utile e giusto, giacché solamente quando i modi d'istruzione non mancano è giusto di domandarne conto a coloro che potevano e non si sono curati di profittarne. Allora l'esame, il quale nelle cose militari non prova la certezza della riuscita ma il sapere, cioè una delle condizioni della riuscita, potrá in pace compensare quella parte d'ignoto che campeggia su ciascuno individuo militare, quante volte l'esperienza della guerra non abbia potuto render manifeste quelle qualitá che la non scienza dá, cioè il valore, la prontezza del concepire, l'istantaneitá della scelta, la chiaroveggenza nel giudicare il nemico ed il terreno, il miglior impiego delle armi diverse, la serenitá e la tranquillitá dell'animo tra le vicende de' combattimenti; infine non le idee che la scienza può dare, ma la scelta e l'applicazione di esse confacente a quel momento, a quel luogo, a quegli uomini, a quelle circostanze... Ed a questa scienza ardua, come ad un'altra, può ragionevolmente essere applicato il noto aforisma: «_Ars longa, vita brevis; occasio praeceps, experimentum difficile_». In tal modo preparate le scientifiche istituzioni nello esercito prussiano, il sistema degli esami successivi fino ai gradi medi della milizia ha potuto essere utilmente adottato e soddisfatto.
Non sembra dunque che le ultime generazioni abbiano inutilmente per la scienza vissuto sui campi. Esse perfezionarono sin dove era possibile gl'istrumenti di guerra giá in uso, perfezionarono i metodi esistenti nelle evoluzioni e subordinarono queste ai grandi movimenti, dei quali accrebbero la celeritá, l'accordo e l'esattezza, trassero dalla parte piú pura della societá l'uomo di guerra, dichiararono obbligo alterno e non privilegio il servire la patria, e sciolsero il problema di moltiplicar quasi illimitatamente i combattenti senza che gli ordini perdessero né la loro celeritá né l'accordo né la disciplina.
Il gran Turenna confessava di sentirsi oppresso nel maneggiar un corpo di cinquantamila uomini.
E come si spiegherebbero e gli eserciti in un lampo raccolti e mossi[82], e l'ardimento dei concepimenti, e l'esecuzione pronta e sicura[83] a traverso aspri monti, vasti spazi, larghi fiumi indomati? E come si spiegherebbero i regni abbattuti, gli eserciti disfatti, l'Europa percorsa nel volger breve di due o tre mesi, e questi regni risorti a nuova gloria[84] e a nuova potenza analogamente ordinandosi, ove a tanto non si fosse elevata la perfezione dei metodi in ogni arma speciale e nello insieme dei grandi eserciti?
Non vi ha dubbio che tutto esisteva anche prima, ma tutto esisteva confusamente ed in germi sterili e quasi inoperosi. Che cosa mai può dirsi nuova sotto il sole? Ma il genio, la meditazione, la perseveranza dell'etá nostra fecondarono questi germi e ne raccolsero frutti ubertosissimi.
Un'alta regione vi è — regione delle idee pure e, perché pure, invariabili — inaccessibile pe' molti, dove s'incontrano i geni e le menti creatrici. In tal senso può dirsi che tutti i geni sieno contemporanei. Onde le opere portentose degli Alessandri, degli Annibali, dei Cesari, dei Gustavi Adolfi, dei Federichi, dei Bonaparti hanno invero un tipo in cui s'incontrano il marchio del genio, la scintilla uniforme attinta in quelle alte regioni; ma ciascuno apparve sotto una forma diversa, ciascuno combatté, governò, condusse la guerra secondo la diversitá dei tempi e dei luoghi, secondo le trasformazioni successive che subiscono gli spazi, le ricchezze, gl'interessi, le delimitazioni territoriali, la fusione e la separazione dei popoli e delle nazioni.
I grandi uomini della Grecia e di Roma, il gran cartaginese, l'eroe scandinavo, il filosofo di Sans-soucis ed il massimo dei capitani francesi vestivano il tipo immortale, e ciascuno di essi lo rendeva sensibile con metodi, con ordinamenti, con istrumenti appropriati alle necessitá, ai costumi, allo stato della intelligenza, alla qualitá delle passioni che predominavano nelle generazioni e negli eserciti coi quali operavano.
Lo scopo morale dell'uman genere ammette, esige anzi, un cambiamento sempre crescente di forme, ma lo scopo rimane lo stesso. In tai limiti lo scorrer del tempo è un progresso e la cronologia un termometro. Il genio, tirando irremovibilmente al suo scopo, va lentamente nell'ordine dei tempi rompendo le forme a misura che sviluppandosi gli divengono anguste.
Perciò l'aquila di Sant'Elena perfettamente diceva, librandosi in quelle alte regioni: «_Les généraux en chef sont guidés par leur propre expérience ou par leur génie. La tactique, les évolutions... peuvent s'apprendre... comme la géométrie; mais la connaissance des hautes parties de la guerre ne s'acquiert que par l'expérience et par l'étude de l'histoire des guerres et des batailles des grands capitains. Apprend-t-on dans la grammaire à composer un chant de_ l'Iliade, _une tragédie de Corneille_?».
A fronte della opinione che tutto o presso a poco tutto sia rimasto stazionario negli ordinamenti militari e nelle cose di guerra, sorge quella che tutto o quasi tutto sia cambiato e radicalmente cambiato. Questa seconda opinione si manifesta imprendendo a dimostrare esser divenute presso che inutili le fortificazioni e le piazze di guerra.
Nel ricordare questa opposta ed ugualmente estrema opinione, non mi è dato di dimostrare da quale pericolosa illusione discenda. Ed ove il potessi, il tenterei superfluamente dopo che il problema della riduzione delle piazze forti è stato giá negativamente sciolto dai piú segnalati uffiziali di Europa. Basterá al mio scopo d'aver accennato i due estremi, tra' quali non sará irragionevole di supporre che un mezzo vi esista, il quale precisamente esprima che tutto non è cambiato né che tutto è rimasto invariato nell'arte della guerra.
Ché se potessi con una immagine sensibile ma non compiuta ed esatta indicare la differenza che intercede tra la scienza della guerra quale ella era al trapassare del gran Federico e quale attualmente si trova, direi che distano le due epoche di quanto dista l'opera del Guibert, considerata come la piú chiara e compiuta sposizione degli spiegamenti prussiani, da quella dell'illustre autore dei _Princípi di strategia_[85], considerata come la piú metodica e scientifica sposizione dei grandi movimenti[86].
Parmi d'aver abbastanza dimostrato che sino a quando una invenzione piú efficace della polvere da guerra non verrá a cambiare la natura del fucile di guerra come arma mista, rendendo cosí possibile un ordine unico, la perfezione non potrá consistere se non nel miglior metodo per passar vicendevolmente dall'uno all'altro degli ordini dei quali abbisogna il fucile per impiegar secondo le circostanze i suoi fuochi o la sua baionetta.
Sará il fucile a percussione[87], ove riesca di adattarlo al servizio militare, come giá con vasti esperimenti si va tentando in Prussia ed in Francia, non solamente con esperienze fatte ne' campi d'esercizio, ma con quelle di una lunga campagna di guerra co' suoi mille combattimenti di notte e di giorno, sotto tutti i cieli, nei calori della state che permettono alle dita il piú delicato esercizio o nei freddi assiderati del verno; sará il fucile a percussione quell'arma nuova, o piuttosto di nuova natura, destinata a produrre un totale cambiamento negli ordinamenti militari? un cambiamento uguale a quello che produsse la scoperta della polvere da guerra? A me non pare.
Egli è probabile che gli effetti del fuoco divengano per esso maggiori sia per la celeritá sia per la esattezza e la portata dei tiri. Non pertanto ciò non costituisce un cambiamento nella natura dell'arma, ma un perfezionamento, un aumento di effetto.
Se fosse permesso di ragionare per analogia, potrebbe credersi che un tal fucile produrrá in guerra differenze analoghe a quelle che ha prodotte nella caccia a fronte dei fucili a pietra focaia. Ora non vi è negli effetti, tra un fucile a pietra focaia ed uno a percussione, la differenza che per esempio si scorge tra il trarre dell'arco e quello del fucile, tra la balista ed il mortaio da bomba.
Né propriamente la polvere da percussione nel suo stato presente può essere considerata come un nuovo agente di proiezione, ma solamente come un nuovo trovato atto ad infiammare piú prestamente e, ove sia per essere provato in grande nelle righe e nelle file, piú sicuramente la carica. Ond'è che questa scoperta non entrerá nei miglioramenti del fucile di guerra come arma mista se non come una frazione di frazione.
Sarebbe glorioso per lo dotto estensore dell'articolo[88] non meno che per la nostra Italia se la sua invenzione, a fronte di quelle tentate giá in molti luoghi d'Europa, meglio pervenisse a risolvere il nuovo problema ed a dare questo nuovo vantaggio al fucile a baionetta.
Il merito vero del signor barone maggiore Ferrari, le sue conoscenze speciali nelle artiglierie, la quantitá di dottrina, di meditazione, di esperienza che splendono nei diversi dettati di cui il nostro compatriota ha arricchito la scienza non meno che l'Italia, a tanto gli dánno fondato diritto di aspirare. E tali sono i miei voti, di che non deve dubitare un sí distinto uffiziale ed un sí distinto italiano.
Diverrá allora egli medesimo, aggiugnendo anche questo ai diritti che giá possiede alla stima dei suoi compatriotti, una novella prova, la quale dimostrerá sempre piú che in un'epoca durante la quale è piaciuto all'essere supremo di permettere che sin nel fondo dei cuori rifermentassero le passioni tutte che vi avea impresse, e di volere che un rinnovamento vasto e totale avvenisse nell'attivitá dello spirito, nell'ardore dei sentimenti, nelle abitudini e nel consorzio della vita; in tale epoca non poteva la guerra, che tanto influisce ad esaltar lo spirito e le passioni e ne sente l'influenza, che tanto vale a modificare l'esistenza dell'individuo e degli Stati, non poteva rimaner fuori dell'universale rinnovamento. È ella troppo generale, troppo grave causa di conseguenze gravi per non essere stata seriamente meditata e da coloro che la esercitavano come dovere e da coloro che la subivano come necessitá.
Conflitti diuturni, moltiplici, d'ogni natura, la presentarono in questi ultimi tempi nella sua piú estesa forma e sotto le sue piú svariate immagini. La terra ed i mari furono coperti delle distruzioni che le umane generazioni accumulavano, spinte alle pugne dalla politica, dal commercio, dagli odii civili, dalla conquista e dalla difesa. Le nazioni come i principi, gl'interessi come la gloria, la societá civile come la religiosa, immerse nel medesimo turbine, s'incontrarono armate sui campi, aspirando a fini diversi, ma tutti trattando la guerra come l'elemento comune e la necessitá assoluta della propria salvezza.
E dove mai ed in quai tempi avvenne che una passione, una necessitá universale, una societá scossa sin nei fondamenti, non abbia indagati e scoperti i modi di soddisfare utilmente alla condizione essenziale della sua esistenza, di sviluppare il fatale ardore che l'animava? Trovarono l'etá feudali i modi di guerra analoghi ai loro bisogni ed allo stato della societá in quei tempi; nei tempi posteriori, sorti altri interessi, la guerra prese altre forme e la politica altre alleanze; cosí ai dí nostri la guerra, cui tutto e ciascun individuo dovette inevitabilmente soggiacere, che portò seco la conquista ed il mescolamento dei popoli, prima per l'odio indi per la stima e per lo reciproco innestamento delle idee e delle abitudini; questa guerra gigantesca dovette elevarsi a pensieri alti, a modi vasti, potenti, dotti, ordinati, corrispondenti agl'interessi immensi, alle grandi passioni, alla civiltá matura delle generazioni che mieteva.
E ciò si scorge, secondo a me pare, o che si analizzi la scienza e l'arte della guerra nello stato a cui sono giunte, o che si deduca l'attuale loro stato dalle norme invariabili che siegue l'umano spirito, il quale non opera e medita la medesima azione continuamente senza meglio classificarne i princípi, semplificarne le forme, moltiplicarne ed elevarne le applicazioni.
Lo _Spettatore militare_ di Francia nel 15 giugno 1835, in un articolo in cui con molta benevolenza porta questo nostro lavoro, ci fece qualche osservazione di cui ci siamo giovato per corriggere ciò che vi era d'inesatto in alcuni fatti in questa seconda edizione.
NOTA
I nove discorsi _Della scienza militare_ furono pubblicati dal Blanch, la prima volta, nelle annate 1832-1834 della rivista _Il progresso_, edita a Napoli da Giuseppe Ricciardi (vol. I, 1832, pp. 70-81; II, 1832, pp. 82-91; III, 1833, pp. 58-71; V, 1833, pp. 68-83; VI, 1833, pp. 19-39; VII, 1834, pp. 5-28; VIII, 1834, pp. 3-36, 169-215; IX, 1834, pp. 3-32). Appena terminata la pubblicazione nel periodico, i discorsi vennero raccolti in un volume, con un'appendice del maggiore CIANCIULLI, ristampa di un articolo comparso nel medesimo _Progresso_ (vol. IV, 1833, pp. 208-240) e firmato X., in opposizione a uno studio del barone maggiore FERRARI: _Sullo stato e sulle vicende delle presenti milizie_, inserito parimente nel _Progresso_ (vol. IV, 1833, pp. 15-36), sul quale è da confrontare anche la lettera di EMANUELE ROCCO ai compilatori del _Progresso_ (ib., pp. 241-242). Questa prima edizione: _Della | scienza militare | considerata ne' suoi rapporti | colle altre scienze e col sistema sociale_ | ecc. (in Napoli, nella tipografia Porcelli, 1834, pp. 242 in 8º, con l'epigrafe, ripetuta nelle altre ristampe: «_L'objet de l'histoire, dans la seule acception légitime du mot, est le developpement de l'intelligence humaine, manifesté par des changements extérieurs qui ont été en différentes époques les effets de ce developpement_. — JOUFFROY, _Mélanges philosophiques_ p. 36»), ebbe fortuna. Dopo otto anni infatti se ne faceva una ristampa (Seconda edizione corretta ed accresciuta di una prefazione, Napoli, presso la libreria francese di Stefano Dufrène, 1842, pp. XXXII-268), non esente da mende tipografiche, nella quale furono corrette alcune inesattezze, rilevate dallo _Spectateur militaire_, e aggiunta una lunga prefazione, in cui il B. spiega la genesi del lavoro. Intanto i discorsi, molto divulgati e apprezzati all'estero, vennero tradotti in francese dal capitano HACA. Nel 1869 Teodoro Pateras iniziò la pubblicazione di una _Biblioteca militare_ con la ristampa (la quarta) dell'opera del B. (Napoli, 1869, in 8º grande a due colonne, pp. II-140), condotta con tanta trascuratezza che non è pagina in cui, oltre a rinvenirsi grossi strafalcioni tipografici, non si trovino lacune di parole o d'intere frasi, e una volta perfino d'un non breve capoverso (pp. 253-4 di questa edizione). La nostra edizione (quinta ristampa) vien condotta su quella del 1842, l'ultima curata direttamente dall'autore, conservando l'appendice del Cianciulli, che il B. considerava come «parte integrale dei nove discorsi» (cfr. lettera del 12 settembre 1869 al Pateras, nell'ediz. da questi curata, p. 115; nonché p. 188 n. della presente ediz.). Pure modificando ortografia e punteggiatura, si sono rispettate alcune forme peculiari del Blanch, nonché la grafia, anche se scorretta, dei cognomi stranieri. Si sono corretti tutti gli evidenti errori tipografici, di cui è inutile dare qui il noioso elenco. Qualche lievissima modifica al testo è stata resa indispensabile dal senso. Perciò a p. 57, v. 6, si è posto un punto fermo tra «andamento» e «nell'occidente»; a p. 60, v. 28, tra «determinativa» e «per la parte politica» si è aggiunto un «sí»; un «di» è stato interposto tra «battaglia» e «Fornuovo» a p. 66, v. 17; a p. 76, v. 25, s'è corretto in «raggiugnere» un «aggiugnere»; a p. 114, v. 25, per non alterare troppo il testo, ci siamo limitati a mutare in «è» verbo un «e» congiunzione, nella frase «è la guerra da lui supposta», quantunque forse il B. volesse dire a dirittura «nella sua opera sulla guerra da lui supposta», ecc.; a p. 197, v. 5, infine, abbiamo mutato (come giá fece il Pateras) «cittá note», che non fa senso, in «giá note».
Per notizie biografiche del B. (n. a Lucera nel 1784, m. nel 1872) cfr. G. GIUCCI, _Degli scienziati italiani formanti parte del VII congresso di Napoli_, Napoli, tip. parigina di A. Lebon, 1845, p. 162; T. PATERAS, _Breve notizia intorno Luigi Blanch_ (sic) _di Napoli_ (sic) nell'ediz. da lui curata, pp. 134-136; G. FERRARELLI, nel _Piccolo_ dell'8 agosto 1872; P. BARBATI, cit. in séguito, pp. 8-12.
Sull'opera del B. sono da vedersi le _Opinioni di diversi autori intorno L. B._ (sic) raccolte dal PATERAS (pp. 137-140 dell'ediz. da lui curata), alle quali si aggiunga quel che è detto nella _Revue des deux mondes_ del 1843 (vol. III, pp. 347-48). Accenni nell'ULLOA, _Pensées et souvenirs sur la littérature contemporaine du royaume de Naples_, II (Genève, Cherbuliez, 1859), p. 384. Si veda ancora G. Ferrarelli, _Lista di molti lavori militari di L. B._, in _Schizzi_ (Napoli, Dura, 1871), pp. 55-59; _Il collegio militare di Napoli_, in _Rivista militare italiana_ del 1887, IV, e ora nelle _Memorie militari del mezzogiorno d'Italia_ (Bari, Laterza, 1910), pp. 55 e 90. Del B. hanno scritto piú ampiamente: E. ROCCHI, _L. B. e l'evoluzione della scienza della guerra_, Roma, Voghera, 1899, estr. dalla _Riv. militare italiana_ del 1899 (è lo studio piú importante sull'opera che ristampiamo); G. GENTILE, _Dal Genovesi al Galluppi_, Napoli, ediz. della _Critica_, 1903, pp. 281-283 (che tratta del B. come filosofo), e da ultimo P. BARBATI, _Il pensiero filosofico di L. B._, esposizione ed osservazioni, Napoli, stab. tip. Sangiovanni, 1907 (molto mediocre, ed assai spesso infelice nell'esposizione del pensiero del B.).
INDICE DEI NOMI
Acton, 158 Afan de Rivera, 139 Agricola (Rodolfo), 91 Aguesseau (d'), 116 Aguto (Giovanni Hawkwood), 55 Alba (duca d'), 85, 86 Alembert (d'), 152 Alessandro Magno, 41, 107, 122, 229, 240 Alighieri (Dante), 212 Allix, 256, 258 Alviano, 66 Ammiano Marcellino, 221 Anhalt (Leopoldo princ. di), 246 Annibale, 10, 142, 229 Apelle, 222 Aranda (conte di), 158 Archimede, 90 Aristotele, 41, 86, 117 Arminio, 222 Arnault, 116 Aubigny (d'), 60 Awright, 198
Bacone da Verulamio, 11, 91, 157, 231 Baden, 107 Bailly, 195 Banner, 85 Barberus (Ermolao Barbaro), 91 Baronio, 116 Barrocchi, 88 Bayle, 116 Beattie, 216 Belisario, 48 Bellegarde, 193 Benningten (conte di), 193 Bentham, 201 Bentivoglio (Guido), 220 Bergeman, 154 Berkeley, 156 Bernouilli, 152 Berthollet, 197 Berwick (duca di), 107, 110, 149 Berzelius, 197 Beyer, 154 Biot, 195 Blois, 116 Blücher, 193 Blumenbach, 196 Bonald (visconte di), 202, 214 Bonpland, 197 Bonstetten, 212 Borbone (il connestabile di), 67 Borda, 152 Borgo (di), 69 Boschovich, 153 Bossuet, 42, 116, 125 Boucher, 153 Bousmard, 184, 192, 254 Bouturlin, 276 Braccio da Montone, 55 Brahe, 90 Braun, 149 Breislack, 196 Briganti, 156 Brown, 197 Brugnatelli, 198 Bruno, 91 Brunswick (duca di), 149, 193 Bucher, 116 Buffon, 116, 153 Buglione (Goffredo di), 53 Bülow, 190, 191, 192, 275 Buonarroti, 194, 222 Burcet, 139 Burke, 203