Della scienza militare

Part 23

Chapter 233,679 wordsPublic domain

Certo, senza un perfezionamento essenzialissimo nei metodi, non possono concepirsi né cotali numerosi e pur ordinati e mobili adunamenti di artiglierie, né i grandi effetti da essi prodotti.

Notabilissimo ha dovuto essere il progresso dell'artiglieria, quando ha potuto tanto aumentare la forza ed i successi della cavalleria, fornendole i fuochi dei quali mancava, agguagliandone ed appoggiandone la velocitá e l'ardire. In tal modo ha reso nei luoghi piani l'attacco superiore alla difesa, giacché in tai casi la presenza di una cavalleria pronta a caricare rende necessario all'infanteria un ordine fermo e compatto, mentre i fuochi dell'artiglieria glielo rendono impossibile[66].

Egli è poi problema non ancora diffinitivamente sciolto, se meglio conduca allo scopo un'artiglieria con cannonieri a cavallo o con cannonieri trasportati sui carri. E se par vero che nelle ultime guerre le artiglierie leggiere degli alleati, delle quali alcune aveano i cannonieri sui carri, non abbiano lasciato a desiderare[67] in confronto coi cannonieri a cavallo di Francia, è vero del pari che né i francesi né i prussiani né i russi ebbero a dolersi degli effetti delle loro artiglierie servite da cannonieri a cavallo. Ma rimane ancora a determinarsi, ove io non sia in errore, se il peso che i cannonieri aggiungono al carriaggio diminuisca o pur no la sua velocitá comparativamente alle artiglierie servite da cannonieri a cavallo. Rimane egualmente a determinarsi nettamente se in ogni caso, in ogni tempo ed in qualunque terreno possa il _wurst_ seguire il pezzo colla stessa facilitá dei cannonieri a cavallo, e perciò esser principiato in pari tempo il fuoco. E ciò essendo ne nascerebbe che un pezzo alla prolunga ed un carrone o _wurst_ coi suoi cannonieri sia capace della medesima agilitá; la qual cosa per veritá non pare dimostrata[68].

Il Caraman in un dettato pieno di franca e nitida discettazione ha comparato i metodi diversi di artiglierie leggiere praticate in Russia, in Prussia, in Austria, in Francia ed in Inghilterra. Ivi stanno a fronte i vantaggi e gl'inconvenienti di ciaschedun metodo, non solamente in quanto risguarda il trasporto dei cannonieri, ma in quanto al diverso modo di proporzionare i calibri e gli obusieri, di trasportare ed apprestare le munizioni per lo piú pronto ed immediato servizio e cominciamento del fuoco. Uffiziale generale distintissimo in quest'arma, osservatore sagace delle artiglierie d'ogni paese e degli ordinamenti militari della Prussia, memore di moltissimi fatti di guerra, pronunzia in favore de' cannonieri a cavallo. Né gli ultimi ordinamenti francesi contraddicevano a quella sua opinione, avvegnaché quantunque con questi siansi sciolti i reggimenti di artiglieria a cavallo e sparse le batterie leggiere nelle artiglierie a piedi, sono stati conservati non pertanto ai pezzi leggieri i cannonieri a cavallo, né in Prussia né in Russia si abbandonavano[69].

Per avventura potrá attribuirsi la unione in un sol corpo dell'artiglieria a cavallo ed a piedi alla medesima idea, mercé la quale si è in Francia unito il treno all'artiglieria e si è prescritto che il cannoniere fosse al tempo stesso atto a servire il pezzo ed a guidarlo da vetturino.

Or se l'autor nostro dubita, nonostante ventidue anni di esperienza, che un cannoniere esser possa, com'egli si esprime, ed ussaro impetuoso[70] e tranquillo direttor di macchine, potrebbe ancor piú dubitarsi che pervenga a divenir abile conduttor di cavalli in usi svariatissimi ed abile artigliere sul campo e negli arsenali. Non comprendo poi come possa dirsi piú difficile il saper guidare un sol cavallo che due cavalli ed una macchina, il servire da mozzo ad un sol cavallo piuttosto che a due[71].

Del rimanente, o che in Europa si cesserá dalle grandi battaglie, e perciò diminuirá il bisogno di proporzionate e grandi riserve, ed in tal caso, scomparsi spezialmente i grandi corpi di cavalleria, svanirá la necessitá d'un grande adunamento di artiglierie leggiere; o eserciti colossali seguiteranno (e ciò credo avverrá) a dare battaglie colossali, ed allora essendo indispensabili le gran riserve di ogni arma, diverrá necessario di mettere insieme le batterie leggiere sparse nell'artiglierie a piedi. In tal caso la loro dispersione in piccole frazioni rimarrá forse piuttosto un modo di meglio governarle in pace che di meglio adoperarle in guerra. Del pari che, a cagione della celere consumazione di artiglieri che la guerra produce, diverrá forse necessario di mettere da banda i cannonieri vetturini, poiché la loro doppia e difficile istruzione si concilierá malagevolmente con la strettezza del tempo che la guerra suol concedere d'impiegarvi.

A me sembra che possa su tal proposito conchiudersi in modo generale che nelle artiglierie di battaglia, la leggiera — sia con cannonieri a cavallo o sui carri — può spesso supplire a quella a piedi e che spesso questa non può supplire a quella. Ma la differenza del costo consiglierá mai sempre a non averne al di lá di ciò che la natura dei paesi ove si fa la guerra e la diversa proporzione con la quale la cavalleria sará distribuita negli eserciti faran giudicare necessario.

L'artiglieria dunque migliorò i suoi primi elementi, divenne piú celere, piú ardita, piú maneggevole; ond'è che potette apparire sui campi in piú vasti adunamenti e meglio ordinata. I calibri nell'artiglieria di campagna non variarono di molto, ma pure fu alterata massimamente la proporzione degli obusieri; i pezzi da quattro di battaglia, corti e lunghi, andarono quasi in disuso; la diversitá dei calibri ed i danni che ne seguono fu diminuita; alcuni tra' calibri di battaglia poterono divenir piú leggieri[72] senza nocumento per lo effetto dei tiri. Ma in quest'arma come negli ordini e nelle evoluzioni, fissati che furono i dati, il miglioramento dovea svolgersi nella scelta dei metodi coi quali trarre profitto maggiore dalle qualitá successivamente da lei acquistate.

Che valeva in effetto di aver di tanto resa piú veloce l'artiglieria, di aver fatto che potesse cannoneggiare piú prontamente e lungamente, piú da vicino, e ritirarsi piú tardi, se la metá di essa avesse dovuto rimanere come per lo innanzi inseparabile dai battaglioni, e per tal modo trovarsi ora poca, ora troppa e sempre immobile sulle linee di battaglia? se avesse dovuto, diffusa in tal modo, opporre la disseminazione inefficace dei suoi fuochi alla potente concentrazione di piú batterie che, rapidamente cambiando di sito, successivamente sopra ciascuna parte di essa facesser convergere i lor fuochi? se aggravando la marcia dei battaglioni nei luoghi alpestri, debolmente proteggendoli nei piani ed aperti, non avesse potuto secondo le circostanze distaccarsene nei primi, accompagnarli piú numerosa e con piú adattati calibri nei secondi? Quindi è che avvenne che, modificato anche in questo il sistema del Gribeauval[73] da' nuovi modi di guerra e dai novelli artiglieri, furono raccolte le artiglierie in divisioni ed in riserve come lo erano state le altre schiere, e questa arma sí potente agí per masse e potette esser distribuita come e dove piú convenisse secondo i bisogni ed il variar della guerra.

Esagerati, immeritevoli sono gli elogi profusi ai razzi di guerra come potenti istrumenti di combattimento e di assedio. Istrumento di assedio un'arma che rispetta i rampari e ch'è d'incerto e poco efficace rimbalzo! Strumento di combattimento un'arma di punteria mal fida e della quale non sembra dimostrato esser molto efficace la metraglia[74]! Nondimeno sarebbe ingiusto di negare che accompagnati dalla granata possano i razzi essere utili per la facilitá dei trasporti e della costruzione delle batterie, per la quantitá e vivacitá dei fuochi e per la economia degli artiglieri. Né credo che debbano esser tenuti come il piú attivo istrumento d'incendio che posseggano le artiglierie. Altri ve ne sono assai, i quali trasportando il medesimo artifizio hanno su di loro il vantaggio di penetrare piú profondamente e di diroccar penetrando. Che poi, ove fosse di mestieri non di diroccare al tempo medesimo e d'incendiare, ma d'incendiar solamente, le palle arroventate perverrebbero forse piú efficacemente allo scopo ovunque si potessero adoperare fuochi orizzontali.

Rimane nondimeno al generale inglese inventore dei razzi (o almeno proponitore di essi come artiglierie per la prima volta in Europa) ed all'etá nostra il merito di aver proccurata un'arma nuova, utile per alcune limitate intrinseche condizioni, necessaria forse in alcuni luoghi ed in alcuni casi speciali.

Ai dí nostri il Villantroys fondeva nuovi e piú potenti obusieri di assedio; in Russia compariva il lycorno, obusiere di battaglia di portata piú vantaggiosa; il Peyxhans inventava i cannoni a bombe e somministrando a queste col tiro orizzontale il potente effetto del rimbalzo, dell'aggiustatezza e frequenza dei tiri comparativamente al mortaio; gli arsenali d'Inghilterra fornivano la palla-metraglia (_shrapnell's spherical case shot_)[75]; la lancia — introdotta prima dal maresciallo di Sassonia in Francia tra' cavalieri che denominò «_uhlans_», e poi abbandonata, — non quella dei catafratti o del medio evo, ma una tutta diversa, piú comoda e piú agevole, riappariva utilmente nella cavalleria degli eserciti d'occidente; i francesi rendevano compiuta e perfetta l'arma difensiva de' corazzieri; gli arsenali classificando idee e lavori ottenevano piú pronti, piú perfetti e piú vasti risultamenti nelle moltiplici loro officine; l'arte di gettar ponti a fine di valicar grossi fiumi difesi immaginava nuovi modi e nuove applicazioni[76]; la igiene militare in ogni sua parte, l'amministrazione in ogni suo ramo sorgevano a nuova vita e come scienze e come metodi; le tende si abolivano ed il rimanente delle bagaglie si riduceva a meno di un terzo, e con esse i consumatori inoperosi; donde minor consumazione nelle vettovaglie e maggior economia, piú grande speditezza ne' movimenti e facoltá di accrescere relativamente le macchine ed i trasporti di guerra.

Né questi sono i soli dritti che la nostra etá vanta sulla stima delle etá future. Il suo genio non si arrestò in cosí stretti confini. Ma prima di passar oltre negli ordinamenti militari odierni mi sia permesso di spender qualche parola sui dragoni.

Il Foscolo (e prima di lui molti, meno compiutamente) nella sua edizione del Montecuccoli ha cosí eruditamente ragionato della origine di quest'arma che il ridirlo sarebbe superfluo. Può nondimeno esser giovevole di discorrere sull'utile e sul danno che il loro servizio procura.

Egli par vero, e l'esperienza sembra che lo abbia sino ad un certo punto dimostrato, che combatte con difficoltá a piedi un uomo che da tutto, sciabla, stivali, casco, è impedito a combattere in tal modo, che non si affida per uso all'arma da fuoco e che per abitudine aspira al cavallo che teme di perdere e che spesso gli è tolto di riprendere. Non è vero però che combatta male a cavallo: non vi è ragione che possa farlo presumere, non vi è esperienza che lo provi[77]. Che gli manca in effetto per credersi da meno o per poter meno di un qualunque altro uomo di cavalleria? Le armi medesime, i medesimi cavalli, facilitá compiuta di uguali movimenti, ed usi e vita uguali. Quali poi sieno le necessitá di una media cavalleria — sia qualunque il nome che voglia attribuirsele, — sia per li servizi di guerra, sia per la facilitá ed economia delle rimonte, sarebbe lungo ed inopportuno il dimostrarlo dopo il distinto lavoro su tal materia pubblicato dal Marbot nella sua opera avverso il Rogniat, ed ammettendo come dimostrazione gli ordinamenti di cavalleria di tutti i grandi eserciti di Europa.

Potrebbe solamente sembrar convenevole che, ridotti i dragoni esclusivamente a media cavalleria, in luogo del moschetto divenissero armati di carabina per non essere disadatti al combattimento da bersaglieri (_tirailleurs_) ove lo richieggano le circostanze, male opponendosi la pistola alla carabina. Tuttavia appartiene soltanto ai capitani che in vasti comandi ed in lunghe guerre abbiano potuto formarsi una opinione sicura delle necessitá che in esse sorgono infinite e svariate, di pronunziare se queste necessitá meglio esigano dai dragoni un eventuale servizio di bersaglieri ovvero quello piú eventuale ancora d'infanteria. Imperocché quantunque sieno rare le occasioni di appiedare i dragoni e quantunque un tal impiego richiegga sempre molta attenzione ed accorgimento, nondimeno delle circostanze possono presentarsi le quali lo rendan necessario, come allorquando si tratti di sostenere un corpo di sola cavalleria in luoghi alpestri, di trasportare celeremente un rinforzo d'infanteria, di difendere un posto, di coprire un quartiere. Ed in tai casi potrebbe tornar grave di aver rinunziato all'uso di appiedarli, di aver rinunziato ad un modo di armamento che non porta ostacolo ai combattimenti a cavallo (tranne all'uffizio di bersaglieri) e che accortamente usato può rendere non leggieri servizi. Tal problema, tai dubbi non si risolvono se non che da una lunga esperienza e da un alto sapere di guerra[78].

Né questa esperienza né questo sapere fu giammai piú abbondante in Europa. Né si restrinse, come dissi, ad ampliare, a classificare, a correggere; ma da nuove meditazioni trasse nuove e grandi conseguenze.

La necessitá di una vasta difesa obbligò il gran Federico ad indagare il vero nelle armi e negli ordini, e lo rinvenne: una necessitá uguale o maggiore obbligò la Francia a cercar nuovi elementi di potenza e di successi nelle qualitá del soldato e nei grandi e coordinati movimenti, e li rinvenne del pari. E come prima gli spiegamenti di Federico servirono di modello all'Europa, cosí in séguito i dotti ordinamenti degli eserciti di Francia in breve divennero il tipo comune dei metodi per far campagna, adottati da quasi tutta l'Europa militare.

La coscrizione apparve in Francia[79]. L'influenza che una tale vasta escogitazione ha avuto ed avrá sempre piú sugli ordinamenti civili, sia a causa della universalitá del servizio, sia a causa della limitata sua durata e del riversamento continuo dalla societá armata nella civile e della rotazione stabilita fra entrambe, sia per lo aver fissato nuovo scopo al servizio, nuovi diritti ed obblighi e nuova disciplina; egli è tema di profonda meditazione, il quale esce totalmente fuori del mio soggetto.

Argomento misto di politica e di alta scienza di guerra sarebbe anche quello che trattasse della coscrizione, riguardandola come la terza trasformazione che dal rinascimento della civiltá subirono gli elementi primi degli eserciti in Europa. Determinando la natura, lo scopo e la storia delle milizie feudali o comunali e poi degli eserciti permanenti ed in ultimo delle armate coscritte[80], si rinverrebbero forse nuovi lumi e nuovi dati di calcolo sommamente importanti e per la scienza dell'uomo di Stato e per la natura, lo spirito e le ultime conseguenze delle guerre odierne.

Comunque sia, tenendomi strettamente alle conseguenze puramente militari del novello metodo di raccoglier uomini e formar soldati, dedurrò da esso e noterò il grave effetto non pure d'aver largamente aumentato il numero negli eserciti, ma quel che a piú monta, di averne immensamente aumentato l'intelletto e la moralitá.

Trasportati temporaneamente dalla legge comune alla comune difesa, ogni condizione, ogni sapere, ogni virtú sorsero come per incantesimo tra le milizie; e capitani e pubblicisti ed amministratori e scienziati, i quali non meno combattendo che riassumendo ed accordando la esperienza con la dottrina di tanti dotti e luminosi trattati, hanno arricchite le belliche discipline.

Divenne allora la guerra piú mite, la sventura non fu un delitto, la preda non fu il solo fine del combattere, né l'emolumento il solo fine del servire, ma l'onore e la patria, cioè la vera gloria; e la conquista sempre funesta poté almeno conservare ordine e forme di umanitá e di giustizia. Cosí divenivan facili le grandi imprese, perché ivi era cuore per volerle ed intelletto per apprezzarle. Cosí la guerra fu affare proprio; la bandiera rappresentò la patria: ivi, e perciò fu facile lo imperio, consentita l'obbedienza, lo scopo comune e nobilissimo.

I miglioramenti poterono allora celeremente progredire, trovando eserciti capaci di comprenderli e desiderosi di ottenerli, ed intelletti che unendo ad uno zelo uguale maggiore acume e dottrina poterono rinvenirli ed insegnarli.

Onde quando il Sainte-Chapelle afferma che «_si l'on a fait des grandes choses aux armées françaises dès 1792, c'est moins avec des théories et des inventions systématiques qu'avec la force d'âme, la vigueur du bras et l'exaltation du courage_», egli allora esprime un fatto del quale gli è sfuggita l'origine. La grande invenzione dovea, a mio avviso, scorgerla nella coscrizione: era dessa lo spirito che informava gli eserciti; spirito che il piú gran capitano del secolo comprese, organizzò e diresse mirabilmente.

Ma la coscrizione neanche bastò sola. Per accordare l'economia coi bisogni di una vasta difesa sorsero sistemi diversi di grandi riserve con vari nomi distinti, con vari modi ordinate. Di certo le _landwer_, le _landsturm_, i bandi, le guardie nazionali, le colonie militari, le milizie sono composte anche esse di battaglioni, di compagnie, di squadroni, di reggimenti; perché di queste divisioni altre sono riconosciute utili per la facilitá dell'amministrazione, della disciplina, della coabitazione di un determinato numero di uomini, altre per la facilitá dell'istruzione e delle evoluzioni: ma l'innovazione consiste non giá nelle forme con cui si coordinano, ma negli elementi medesimi dei quali sono composte. L'alfabeto è istrumento di che si serve ogni scienza per comunicare se medesima, ma non costituisce da se solo ogni scienza.

Di gran lunga s'ingannerebbe colui il quale, comunque grandi i capitani di Francia, comunque massimo quel primo tra essi cui anche vinto appena bastò l'Oceano a contenere, pensasse che i grandi successi da quei capitani ottenuti fossero unicamente dipesi dal genio loro di guerra. Non vi è storia di guerra ove piú nitidamente che nelle guerre combattute ai dí nostri appaia quanto nelle vittorie abbia pesato ora il tal corpo sparso e disordinato che si addensa e resiste con comunitá d'idee e non di comando, ora un uffiziale che distingue il luogo ed il tempo e tiene il posto acremente e colpisce il momento di volo, ora un condottiere ardito e destro che consigliando meno gli ordini o i princípi che il favore delle circostanze, intima al piú forte di arrendersi, alle piazze di prosternarsi innanzi alla sciabla curva di un ussaro[81].

La somma di tali fatti, di tali uomini, di tali ingegni che la coscrizione largamente forniva e dei miglioramenti in ogni parte dell'arte da loro operati costituiscono il gran dramma di quelle grandi vittorie. Il genio del capitano distinse senza dubbio il momento opportuno, la idea magistrale, il punto importante alla vittoria e condusse con movimenti meditati le schiere sul terreno delle pugne; ma ivi giunte, ed alcune volte anche prima di giugnervi, il peculiare talento degli esecutori, spesso sino ai gradi meno elevati, signoreggiò gli eventi non calcolati, i casi fortuiti, quella gran parte d'ignoto, d'incerto, di vago, che accompagna l'arduissimo concepimento di una grande strategia.

La formazione dei grandi eserciti rendette necessari nuovi metodi per agevolmente condurli. Né guari andò che la perfezione di tai metodi rendette facile di muovere, di far vivere, di far combattere eserciti numerosissimi con la esattezza e con la precisione di un sol reggimento.

Si progredí allora dalle evoluzioni ai movimenti, dalla gran tattica alla strategia. Pei battaglioni e per le linee bastavano le evoluzioni; bastavano a queste la visuale, la voce ed i segni. Ma moltiplicar le colonne in vasti spazi coordinandole al medesimo fine e vicendevolmente sostenendole; farle marciar combattendo senza deviar dallo scopo; conservar l'unitá del suo movimento rompendo l'unitá della difesa o dell'attacco nemico; distinguere il punto capitale alla vittoria componendo nel suo calcolo le distanze ed il tempo, la giacitura del paese e quella dello esercito avverso; tendere a quel punto con ogni sforzo, nulla o poco curando il rimanente e conservando la libertá dei propri movimenti: per tali operazioni non bastava ordinar battaglioni e brigate, diriger fuochi ed impetuose cariche, non bastavano la voce ed i segni, non bastavano gli occhi per guida. Era mestieri di meditar sull'andamento dei grandi corpi; era mestieri di dar loro la sveltezza dei movimenti ed il concorso delle armi tutte; era mestieri di combinare in modo le cose che soli fossero eserciti, nell'esercito fossero frazioni coordinate e proporzionate al tutto; era mestieri di sostener questi corpi artificialmente e dottamente, separati da larghi terreni con grosse riserve nella direzione dei corpi spinti sul punto capitale; era mestieri di provvederli di forze sufficienti per renderli capaci di un periodo di resistenza proporzionato al tempo necessario per riparare ad un grande errore o per compiere un gran movimento in grandi spazi e complicate evoluzioni; e finalmente era mestieri di andar ogni giorno con improba ed instancabile attivitá di mente e di persona, di andar ogni giorno perseguendo il suo scopo e riparando alla instabilitá degli eventi.

Cosí nacquero prima le divisioni e dipoi i corpi di esercito; veri eserciti per rapporto a loro medesimi, mobili perché separati; veri membri dell'esercito tutto, e questo perciò mobile come ciascuno suo membro. Comporsi e non confondersi, conservare l'agilitá di un corpo di limitato numero e la forza di un grande esercito, bastare a se stesso per un tempo determinato e contribuire in ogni tempo al piano generale, conformandosi ed attenendosi alla mente regolatrice, dilucidandole i fatti, riportandole le presunzioni, osservando l'inimico, raccogliendo i mezzi di guerra, somministrando, a dir breve, i materiali necessari a formare rapidamente ed adeguatamente il calcolo variabile della condotta giornaliera della guerra; ecco lo spirito e lo scopo di cotesto alto militare concepimento ed i suoi inestimabili vantaggi.

Per ottenere ciò dovea sostituirsi alla voce lo scritto, alla vista le militari riconoscenze, ai segni i corrieri; doveasi accoppiare il lavoro assiduo del gabinetto alle disposizioni materiali sui terreni; dovea la mente regolatrice comunicarsi ai piú lontani, far presenti da per tutto i suoi pensieri; centro di questo gran meccanismo dovea procurare che alternativamente ed efficacemente venissero da ogni parte al centro le nozioni, e dal centro ritornassero da per tutto sotto forma di ordini e d'istruzioni.

Quindi sorse il corpo dello stato maggiore sotto nuove forme, serví come di legame tra le diverse frazioni dell'esercito, studiò i terreni e li descrisse, formò, mi si conceda l'espressione, quasi il mezzo di circolazione dello spirito di colui che comandava nel gabinetto, nelle commissioni di ogni genere e sul campo. Cosí si provvide all'ordinamento della massa di uomini probi, intelligenti e valorosi che la coscrizione abbondevolmente apprestava.

Non un cenno ma una sposizione compiuta meriterebbe quel primo e sommo elemento di forza e di potenza materiale e morale senza il quale né i popoli né gli eserciti han diritto a pretendere o a sperare stabili e prosperi destini. Egli è evidente che io alluda all'istruzione progressiva e graduale, la quale in alcuno de' grandi eserciti europei ha giá ottenuto una cosí compiuta organizzazione, una cosí vasta applicazione da lasciar di gran lunga indietro qualunque analogo tentativo fatto in tempi da' nostri piú lontani.