Part 22
«Senonché anche quest'opera mirando a una sola nazione avrebbe somministrato alla scienza militare insufficiente materia. Per giungere ai princípi e fissare la loro invariabilitá bisogna risalire per la scala di tutti i fatti, di tutti i tempi e di tutti gli agenti; paragonare il sistema di tutti i popoli dominatori e il genio de' celebri capitani, onde scoprire le cause generali che influirono alle conquiste della terra; finalmente esaminare sotto quali apparenze e con quali effetti queste cause generali agiscono a' nostri tempi. Al che non si giungerá se non quando uno scrittore di mente filosofica, d'animo liberissimo e di vita guerriera — rare doti a conciliarsi, — con lo studio degli autori antichi e moderni, delle imprese di tutti i grandi guerrieri, delle scienze che giovarono alla istituzione, alla economia, alla tattica, alla strategica e alla fortificazione, estrarrá una storia dell'arte della guerra; storia che ha quattro etá, determinate dalle solenni rivoluzioni di quelle parti del mondo illuminate dalle tradizioni istoriche: l'etá incerta, dalle memorie degli assiri e de' troiani sino a Ciro che ne' documenti degli scrittori appare primo istitutore di un'arte ragionata di guerra; la prima etá, da Ciro sino al decadimento della milizia romana; la seconda sino alla invenzione della polvere; la terza sino al presente sistema militare d'Europa. Queste etá solenni suddivise ciascheduna in piú epoche maggiori, determinate dalle imprese, dalle leggi e dalle teorie de' diversi popoli e capitani conquistatori, presenterebbero la storia di tutti gli Stati, poiché le rivoluzioni de' costumi, delle religioni e della legislazione delle genti furono operate dalle conquiste. E perché l'universa natura ha per agenti la forza e il moto, e la forza ed il moto del genere umano sono esercitati dalla guerra, noi vedremmo forse in questa storia l'essenza e l'uso delle forze fisiche e morali dell'uomo e i diritti e i limiti di esse»[59].
APPENDICE
Alcune osservazioni del maggiore Cianciulli intorno ai progressi dell'arte della guerra ai dí nostri, in occasione di un articolo del barone maggiore Ferrari da Parma, inserito nel fascicolo settimo del giornale: _Il progresso delle scienze, delle lettere e delle arti_.
Il maggiore barone Ferrari in un articolo pieno di militare erudizione e di chiara esposizione ha impreso a dimostrare, contro il divisamento di molti, che le scienze belliche poco o nulla abbiano vantaggiato nelle ultime guerre[60].
Il merito di questo colto scrittore dimostra a quant'altezza gl'ingegni italiani facilmente salirebbero nelle guerriere discipline, se l'angustia degli spazi in che sono rinchiusi non ne arrestasse i concepimenti e le applicazioni.
Nondimeno non interamente convinto che sterili per l'arte siano stati i sudori per ventidue anni sparsi da uomini di alto ingegno e di fama chiarissima, alcune osservazioni andrò sponendo, atte a mio avviso a difendere l'etá nostra dalla grave accusa contro di lei profferita. Dirò al certo meno di ciò che merita l'argomento, ma dirò quanto comportano le mie forze ed i limiti trai quali sono ristretto.
Che le scienze esatte, e quelle pure e quelle applicate, sieno il fondamento della scienza militare è un fatto del quale non si muove dubbio ai nostri tempi in Europa. Si tiene del pari universalmente per dimostrato che la scienza della guerra sia intimamente legata con la pubblica economia, con la politica, con le scienze fisiche, naturali e morali. Dimodoché il capitano, o ch'egli fortifichi gli spazi, o che li descriva, o che calcoli la forza delle macchine, o che le costruisca e le impieghi, o che raccolga gli uomini, o che gli ordini, li disciplini, gli amministri e li formi alla gloria ed all'abnegazione militare, egli impronta i suoi precetti da tutte cotali scienze. Or sarebbe maraviglia se nel successivo ingrandimento di quelle — del che nessuno disconviene — l'arte della guerra che ne discende rimasta fosse fuori dell'universale progredimento. E lo sarebbe vieppiú allora quando si considerasse che né la meditazione né l'esperienza né una serie infinita di fatti è mancata agli accurati disaminatori delle belliche discipline. E che ciò sia vero lo dimostrano del pari e le tante importantissime ultime guerre e lo immenso numero dei trattati scritti ai dí nostri da dottissimi autori, i quali ebbero il raro dono di poter raccontare quel che videro e di meditare su di quello che raccontavano.
Se tanto studio e tanta pratica si rimasero sterili, converrá disperare della scienza della guerra, converrá forse negare all'umano ingegno in fatto di belliche dottrine non pure quel perfezionamento indefinito che tanti filosofi vagheggiarono, ma ancora quel progresso, il quale, benché lento e circoscritto forse da lontani ed ignoti limiti, è nondimeno continuo, come si scorge agevolmente, portando gli sguardi sulla storia di qualunque scienza, arte o mestiere.
Confido non pertanto che altramente sia avvenuto e che anche le ultime generazioni abbian portato, insieme coi torrenti di sangue da esse versato, il loro tributo di nuovi lumi al comun retaggio di dottrina e di esperienza militare che l'etá passate a noi tramandarono. Confido che i nostri posteri non le accagioneranno di sterilitá d'ingegno o di opera.
Egli è incontrastabile che le evoluzioni laboriosamente ordinate, semplificate e messe dal gran Federico[61] alla cote della esperienza poco vantaggiarono dopo di lui. Egli è vero del pari che le armi nella loro forma ed essenza tali sono presso a poco quali quel grand'uomo le lasciò alla sua morte.
L'etá piú a noi vicina dunque ha ereditato ordini ed armi, ed oltre ciò massime di guerra e metodi appropriati dall'eroe della Sprea a quegli ordini ed a quelle armi.
Né dopo di lui era dato d'imprendere novellamente a sciogliere i medesimi problemi, giacché fermi essendo rimasti i dati donde dipendevano — si riduce il gran dato al fucile colla baionetta incannata, — invariabili ed uguali ne sarebbero state le conseguenze. Non è dato a chicchessia di apportar variazioni in una veritá dimostrata.
Dissi che il fucile con baionetta inastata era il gran dato della nuova ordinanza, e lo dissi pensatamente, trovandosi in esso risoluto il grave problema dell'ordine profondo e dell'ordine disteso, donde le evoluzioni e le linee, la castrametazione e piú lontano la fortificazione di campagna nelle difese delle linee dei campi e delle posizioni.
Questo istrumento di guerra, il quale ha potuto sciogliere regolarmente l'immenso problema, prima di esso sempre insolubile, di comprendere in una sola arma i modi di combattere da lungi e da presso, di arma da mano e da tiro, ha primamente ridotta l'infanteria tutta ad una espressione unica mercé un unico armamento; in secondo luogo ha invertito la qualitá e la condotta dei combattimenti, rendendo parte principale di essi il lanciar proietti, secondaria di assai il pugnar con punte e con tagli, cioè, contrariamente a quel che prima avveniva, facendo che l'uffizio di fromboliere decidesse delle pugne e che quello di gravemente armato vi entrasse incidentalmente ed in rare e brevi occasioni.
Col fucile a baionetta il medesimo uomo e la medesima arma dovea fornire alle due spezie di pugne. Ma gli ordini appropriati alle due pugne eran necessariamente diversi; erano anzi opposti tra loro. Quindi nacque la necessitá d'innestare, per cosí dire, gli ordini come si erano innestate le armi.
Da ciò discende che i perfezionamenti non potevano aggirarsi se non intorno ai metodi mercé i quali questo innestamento avesse potuto utilmente ottenersi. Nella scelta del miglior metodo dovea ulteriormente trovarsi il progresso della scienza, sino a che un nuovo agente di distruzione piú attivo della polvere di cannone non fosse venuto a variare non giá la forma o l'effetto o il piú facile e pronto uso del fucile attuale di guerra, ma la sua natura ed essenza. A me sembra che in tal materia io debba piú estesamente far manifesto il mio pensiero.
La polvere di guerra da per se sola non avrebbe recato negli ordini un cambiamento totale. Intendo con ciò dire che sostituendosi alle antiche armi da getto, avrebbe infallibilmente cambiato gli ordini appropriati ai combattimenti da lungi, ma non gli avrebbe cambiati in quelli di arma bianca. Intendo ancora di dire che un'arma la quale non avesse se non i fuochi per combattere non potrebbe sola bastar ad ogni spezie di pugna, e che per conseguenza ove fosse stato di mestieri di alternare i combattimenti da lungi e quelli da presso, sarebbe stato necessario di cambiare armi o di cambiar guerrieri e sempremai di cambiare ordini; doppia condizione alla quale dovendosi obbedire nei momenti piú vivi della pugna, avrebbe renduta la soluzione del problema impossibile.
Ben fu tentato in effetti di risolverlo commescendo le armi e gli ordini, le picche col moschetto, l'ordine disteso col profondo. Vano tentativo! La parte non necessaria nell'attuale combattimento vi rimaneva non pure negativa ed inerte ma danneggiata ed oppressa; nei fuochi perivano inoperosamente le picche, ed i moschetti quando si veniva alle mani con l'arma bianca; l'artiglieria smodatamente agiva sulle masse profonde. Ora l'utile consiste nel fare che sul campo nulla rimanga d'inoperoso e meno ancor di dannoso: l'utile sta nell'evitare i doppi usi. Quella commistione del resto si va ancora, ed a mio avviso erroneamente, riproducendo in diverse armi ed in diverse graduazioni della medesima arma, e sempre con manifesta violazione dell'esposto principio, non meno che dell'altro il quale raccomanda la divisione e la specialitá del lavoro. Né il principio vero di appoggiare reciprocamente le diverse armi può essere valevolmente opposto, imperciocché grave differenza intercede tra l'arte necessaria di sostenere nella disposizione e nella condotta di una battaglia l'una arma con l'altra e l'idea dei corpi e degli ordini misti.
Miglior successo ottenevano i tentativi onde render l'arma piú perfetta pei fuochi, e ridurla al tempo medesimo arma da mano. Al primo scopo si perveniva passando dall'archibugio al moschetto e da questo al fucile, inventando la piastra e la bacchetta di ferro, cilindrica o conica; al secondo, immaginando la baionetta. Con questa il fucile divenne arma da mano, e mercé la leggerezza ad esso proccurata ne riuscí, per quanto era possibile, facile il maneggio.
L'invenzione della baionetta diminuiva di molto, egli è certo, ma non faceva svanire la necessitá di dover cambiare di arma nel passar dall'uno all'altro degli accennati modi di combattere. Era in certa maniera un cambiamento di arma quello d'inastare la baionetta sul fucile quando si volea aver ricorso ad un'arma da mano, e di ritrarnela per riprendere l'uso dei fuochi. Si vide esser questo inastamento, che richiedeva assai tempo e diligenza, pericolosissimo a fronte di un corpo di pronti cavalieri. Ond'è che con sempre rinascenti sforzi molti impresero a risolvere l'ultima e piú profittevole condizione del problema, ingegnandosi di rendere la baionetta permanente sul fucile ed insieme non nociva ai fuochi, e per tal modo elevandolo stabilmente ad arma da mano. A ciò pervenne, se mal non mi appongo, il signor Martinet in Francia sotto il regno di Luigi decimoquinto, inventando la baionetta incannata.
Allora cessò a mano a mano la commistione delle armi e poi degli ordini; ma prima che questi si piegassero ai modi presenti, interminabili controversie sursero sugli ordini antichi e sugli ordini moderni, o piuttosto sugli ordini distesi e profondi; giacché, a mio avviso, quante volte si fossero allegati gli ordini antichi, avrebbero dovuto cadere in disamina non quelli solamente con che combattevano i gravamente armati, ma i modi altresí con cui pugnavano i leggieri. E poiché trattavasi di dar forma ed ordine ad uomini che combattevano piú da lungi che da presso, piú lanciando proietti e soffrendone l'effetto che impiegando armi da taglio o da punta, le analogie — quali possano esservene, per l'aggiustatezza e per la frequenza dei colpi, tra la debole proiezione di un arco e la onnipotente del fucile e del cannone, tra il combattere sparso e mobile dei leggieri dell'antichitá ed il fermo ed unito dei moderni soldati in file ed in righe — avrebbero dovuto esser tratte ancor piú dai modi coi quali si combatteva usando di archi e di balestre, che non da quelli coi quali armeggiava la sarissa o la lancia de' triari.
Inventata la baionetta inastata era mestieri di tentare, se fosse stato possibile, la creazione di un ordine solo che simultaneamente nella medesima circostanza ed atto potesse soddisfare ai bisogni del fucile come arma da fuoco e come arma da mano; cioè che nei fuochi tutti gli armati potessero tirare, e tutti stringersi e raccogliersi nei combattimenti da mano per mutuamente difendersi, per urtare gagliardemente o resistere ad urti gagliardi.
Perché tutti possano tirare simultaneamente è evidente che la profonditá non possa oltrepassare la lunghezza del fucile[62]; perché possano urtar gagliardemente, resistere agli urti e far fronte da per tutto validamente, egli è del pari evidente che debba accrescersi la profonditá e per tal modo privarsi della piú gran parte dei fuochi. Non è meno evidente che i proietti delle grandi armi avranno smodato effetto sulle agglomerazioni profonde, molto tenue negli ordini distesi.
Il voler dunque con un'arma mista come il fucile a baionetta un solo ed unico ordine è lo stesso che il voler insieme due cose che mutuamente si escludono.
Esposto il problema nei termini rigorosi: — Ordine disteso ovvero ordine profondo? — egli era impossibile di risolverlo. Né poteva altramente rispondervisi che mercé una distinzione cosí espressa: — Per li fuochi e contro i fuochi, ordine disteso; per lo combattimento di arma bianca e per la facilitá dei movimenti, ordine profondo.
Or non potendo per le addotte ragioni render misti gli ordini o mescere armi di diversa natura nel medesimo ordine, ed essendo il fucile un'arma mista che in sé comprende gli elementi dei due modi di combattimento, i quali esigono necessariamente due diversi ed opposti ordini, non rimaneva altra via per giugnere al loro perfezionamento se non che di piegarli con modi pronti, facili e sicuri a passare da quello necessario ai fuochi a quello necessario alla baionetta ed a fare che potessero rapidamente ed agevolmente cambiarsi e succedersi.
Quindi l'arte dei celeri spiegamenti e del ritorno in colonne, diverse secondo la diversitá degli scopi, dei terreni e delle artiglierie. Gli spiegamenti perfezionandosi seguirono la ragion matematica, onde rimasero come quella invariabili.
Non è giá che non sia vero, utile, indispensabile che venga prescritto un ordine abituale, un ordine secondo il quale si dispongano ordinariamente le truppe; ma quest'ordine nulladimeno dovrá essere variato quante volte si presenti un'occasione che esiga un modo di combattimento ovvero una disposizione preventiva che non sieno secondo la natura ed il fine di tal ordine abituale.
E poiché nelle guerre odierne non vi è pugna che col fuoco non incominci e si chiuda e che spesso, per non dir sempre, il fuoco non decida; e poiché non vi è quasi combattimento senza artiglierie, cui non può senza grave danno opporsi l'ordine profondo; e poiché i combattimenti di arma bianca sono nella infanteria tanto rari quanto quelli di fucileria sono frequenti; egli è perciò indubitato che l'ordine disteso debba essere l'ordine abituale delle schiere.
Dunque mi sia permesso di replicare: ridotto a tale il problema delle evoluzioni e degli ordini a cagione dell'inventato fucile a baionetta, e risoluto quel problema col calcolare matematicamente le evoluzioni, cioè i metodi di piegare le truppe in colonne e di spiegarle, non eravi piú luogo ad assoggettar quello a nuova fondamentale disamina ed i metodi a nuove ed essenziali modificazioni.
Nondimeno i tattici francesi accuratamente si applicarono a dar definizioni piú nette, ordine piú rigoroso, insegnamento piú compiuto e piú logico, piú vasta applicazione alle veritá giá dimostrate; il che essi operarono colla lucida compilazione di ordinanze appropriate ad ogni arma. Né poteva una tal veritá sfuggire alla forte intelligenza del nostro autore, il quale parlando del sistema di evoluzioni della Francia comparativamente all'austriaco, in tali termini svela la sua mente e l'esattezza della sua analisi: — «Sebbene sia dalla parte dei francesi il vantaggio, se guardisi all'ordine, alla ragion matematica, alla sposizione dei regolamenti, pure quanto alla pratica...».
Or metodi che hanno in favor loro e l'ordine e la ragion matematica e la sposizione, o sia la esatta e chiara logica deduzione dai principi alle conseguenze, possono a mio avviso tenersi per umanamente perfetti sí per la dottrina che insegnano che per li modi coi quali la insegnano.
È egli però vero che l'umano ingegno si fosse arrestato a tai limiti e che non avesse tentate altre vie per giugnere a nuovi perfezionamenti e nuovi ritrovati? A me non pare. Egli tenne per fermo ciò ch'era vero nelle armi e nelle evoluzioni, distrusse in esse qualche radicato e dannoso pregiudizio, e se non inventò un nuovo agente di distruzione piú potente della polvere da guerra, andò certo ogni parte della scienza militare ritoccando, ampliando e perfezionando[63].
In effetto il disegno (_tracé_) del Carnot ed i suoi princípi di difesa modificavano considerevolmente il disegno del gran Vauban e dei suoi commentatori, ed i calcoli ed il giornale del Cormontaigne, tenuti quasi come assiomi. Ardito sarebbe per me il giudicare comparativamente i tre dotti allegati autori, né forse i cambiamenti voluti dal Carnot vanno tutti egualmente esenti dal dubbio e da plausibile critica; ma non può disconvenirsi che quel valentuomo apriva nella difesa delle piazze di guerra nuove vie al valore, creava nuovi metodi, faceva entrar nella difesa oltre alla forza delle opere e delle artiglierie quella dei combattimenti da uomo ad uomo, e vi frammischiava i vantaggi di una guerra di posizioni successivamente difese ed attaccate. Con tai mire modellava egli le sue opere e le disponeva tra loro, raccomandava i combattimenti da vicino, il tirare poco da lungi, commendava i fuochi verticali di ogni genere nella difesa prossima e fissava il cominciamento della difesa attiva forse nel punto dove il Cormontaigne faceva terminare la sua. E non vi ha dubbio che una gran parte de' suoi metodi e delle modificazioni proposte da lui nel disegno delle opere abbia ottenuta la sanzione della esperienza. Non si può dunque affermare che l'ingegnere militare siasi arrestato non dirò al Cormontaigne o ai piú remoti, ma al Montalambert ed ai pratici insegnamenti del Saint-Paul e del Bousmard.
La convenzione nazionale riuní in Francia in compagnie ed indi in battaglioni i zappatori prima sparsi nell'artiglieria, vi uní i minatori e diede al corpo del genio quella truppa speciale che Vauban chiedeva istantemente ed invano piú di cento anni pria. Gli equipaggi del genio, la di cui mancanza tanto nocque agli eserciti inglesi negli assedi da loro fatti in Ispagna, al dire del chiaro colonnello Jones, furono organizzati durante l'impero. Quali siano stati i successi della nuova organizzazione lo dimostrano i lavori eseguiti, gli assedi sostenuti ed intrapresi dalla Francia da quarant'anni, diretti dai Chasseloup, dai Marescot, dagli Haxo!... ed Anversa, che due volte in diciotto anni ha veduto ricostruire, difendere ed attaccare i suoi rampari dai zappatori francesi guidati dagli Haxo e dai Carnot!...
La guerra sotterranea si arricchiva delle esperienze del Marescot, il quale sin dal 1798 annunziava che nella esplosione delle mine si otteneva un effetto maggiore praticando uno spazio vuoto intorno alla cassa che contiene le polveri, invece di esattamente turare la galleria, nonché de' pratici insegnamenti e de' perfezionamenti indicati dal Gumbertz, dallo Gillot.
Le artiglierie non rimanevano indietro nei nuovi bisogni che la grande guerra faceva nascere, ed i successi immensi ottenuti da esse ed i nuovi e vasti modi con cui furono adoperate disvelano un gran perfezionamento nei metodi. La velocitá del trasporto, l'esattezza e la frequenza dei tiri, la prontezza nell'incominciamento dei fuochi o nel mettere in batteria, la diversitá de' calibri secondo i fini diversi del combattere, sono, o ch'io m'inganno, i risultamenti cui debbono tendere i perfezionamenti successivi delle artiglierie. Queste vie di perfezionamento tentarono gli artiglieri dell'etá nostra per elevare l'arma loro a piú alti destini.
Fu quindi sottomessa a nuova analisi la forma dei carri nelle artiglierie di battaglia, come la condizione principale per trasportar celeremente il pezzo per porlo prontamente in batteria, ritirarnelo, riprendere o continuare il fuoco e distribuire sui cassoni, somministrare ai combattenti, trasportare agevolmente e custoditamente le munizioni.
Quali siano comparativamente preferibili, o le antiche forme dei carri da cannone e dei cassoni del Gribeauval, o le novelle delle artiglierie inglesi, o i _wurst_ austriaci, o i cassoni russi su due ruote, io non oserei pronunziare senza accurata analisi. Dovrebbe forse applaudire ai modi inglesi ed austriaci colui il quale preferisce le artiglierie leggiere con cannonieri sui carri. E se, come riferisce il Dupin, l'artiglieria inglese, nonché la francese che l'ha imitata modificandola, è pervenuta a far uso di ruote di una sola dimensione per tutti i suoi carri, a render piú semplice e diminuire la diversitá degli avantreni e delle casse (_affûts_), questi non sono eglino due considerabili miglioramenti nel carriaggio di guerra?[64]: Del rimanente nello scorgere che in tanta paritá di scienza e di pratica vi esistano tanti non uniformi sistemi nei carriaggi di artiglieria, egli è forse plausibile di dedurne che come i pezzi differiscono di peso, di calibro, di proporzione nei medesimi pesi e calibri, di casse (_affûts_), secondo i diversi fini del combattere; cosí il carriaggio è un problema nel quale la differenza del suolo, del clima, delle strade, della natura, delle spedizioni di guerra cui ciascuna nazione è piú frequentemente soggetta, influisce talmente da render necessari modi diversi per utilmente e relativamente risolverlo.
Ma se nella massima mobilitá consiste uno dei pregi maggiori delle artiglierie, è mestiere di convenire che sarebbe stato impossibile di ottenerla senza due condizioni principali; vale a dire un corpo specialmente e costantemente destinato al trasporto dei pezzi delle munizioni e degli attrezzi di guerra, appositamente istrutto, ordinato ed armato, ed un corpo di cannonieri che seguir potesse le bocche da fuoco trasportate colla massima celeritá dei cavalli; cioè un corpo del treno ed uno di cannonieri sia a cavallo sia sui carri. Or questi due corpi si debbono alle ultime guerre, se non come invenzione assoluta, di certo come sviluppamento vasto e metodico di una idea appena prima veduta e debolmente applicata[65].
Dubito che la guerra dei sette anni, tanto istruttiva e per lo gran nome di Federico, e per la moltiplicitá delle operazioni e delle battaglie, e per la differenza dei teatri sui quali si combatteva, e per lo perfezionamento delle evoluzioni, e per li prodigi di una grande e dotta unitá contro il continente quasi intero, unito nei consigli e diviso sui campi; dubito, io diceva, che possa presentare combattimenti di artiglieria che pareggino sí per lo successo che per la esecuzione la grande batteria di Wagram, il cannone di Hanau e mille altre fazioni militari, ove tutti abbiam veduto le artiglierie leggiere di Francia e degli alleati precedere gli spiegamenti di ogni arma e proteggerli, cambiar rapidamente di posizione per far subitanea massa di fuochi, per prender rovesci sul nemico ed aprire i fuochi, seguite da qualche squadrone a meno di un trar di fucile da esso.