Part 20
Siccome poi esercitandosi le facoltá intellettuali e progredendo perciò l'intelligenza, vengonsi suddividendo le branche dello scibile, cosí sorse la letteratura didascalica, cioè quella che prescrive le regole per dare alle letterarie produzioni tutte le condizioni necessarie a renderle finite nel loro genere, sottomettendole ai metodi corrispondenti al fine che si prefiggono. Allora la scienza militare ebbe un genere a questo corrispondente e divenne ricca di opere in ragione dello stato dello scibile e della civiltá della nazione intiera, ed allora si videro trattati di tattica, di strategia, di fortificazione, d'amministrazione militare, come nell'ordine civile quelli di giurisprudenza, di medicina, di economia politica. Questo andamento costante dev'essere sicuramente il risultamento d'una legge della natura e non di un caso fortuito, il quale non potrebbe riprodursi con tanta costanza da per ogni dove. Infatti nei primi periodi di coltura intellettuale, se la divisione del lavoro letterariamente e scientificamente considerato non ha ricevuto un vasto sviluppamento, ne risulterá che l'istoria narri tutti i fatti qualunque sia la loro natura. In epoca piú avanzata in civiltá le storiche produzioni si dividono in civili, intellettuali e militari; distinzione che corrisponde a quella della societá considerata nel suo stato regolare, nel suo sviluppamento intellettuale e nelle sue crisi, ossia nel suo stato d'azione e di reazione. I primi storici puramente militari sono stati gli attori delle guerre celebri o i gran capitani di tutti i secoli, che furono gelosi di trasmettere alla piú lontana posteritá le loro azioni e i loro esempi. I commentari di Cesare, le opere di Senofonte e di Ammiano Marcellino pel basso impero, di Villardoyn e di Joinville per le crociate, di Montecuccoli, Rohan, Turenna, Catinat, Villars, Federico, Napoleone e di tutti gl'illustri capitani de' nostri tempi che hanno scritte memorie delle proprie azioni, quali Jourdan, l'arciduca Carlo, Suchet, Saint-Cyr, sono di questo genere. Vengono indi le opere istorico-critiche, che non posson essere prodotte ove la scienza non è fermata, altrimenti mancherebbe il principale carattere di queste produzioni, ch'è quello di misurare il merito de' fatti sulla scala de' princípi: per cui tali opere non cominciano che nel secolo di Luigi decimoquarto con il Quinci storico militare di quell'epoca; abbondarono molto piú nel decimottavo secolo, ove il Lloyd, il Temphelof, il Rettzov e tanti altri si sono distinti in questa carriera che ha prodotto ai dí nostri il Dumas, il Jomini, il Pelet, il Vagner, il Muffling, il Napier, il Vaccani ed altri meno distinti ma utili egualmente nella loro sfera. Questa abbondanza di scrittori dimostra che la scienza è fermata in corpo di dottrine, e che in una associazione qualunque è impossibile che una scienza tutta dalle altre derivante sia giunta a questo stato di avanzamento senza che tutto lo scibile umano abbia fatto corrispondenti progressi; e il veder trattata la filosofia della guerra da distinti autori, come il Lloyd, il Jomini, il Chambry, il Critis professore a Torino, è una pruova luminosa dell'essersi considerati tutti i rapporti che le scienze fisiche e morali hanno con la guerra dalla quale sono riassunte.
Per restringere quanto abbiamo detto come soluzione della prima quistione che ci siam fatta, possiamo dire:
1. Che la letteratura e le belle arti essendo una manifestazione dei nostri sentimenti hanno origine e scopo comune.
2. Che si prefiggono in generale di dirigere l'umanitá nelle due passioni predominanti, l'amore e l'odio, e d'indicare ciò che dee ispirarci il primo sentimento o ciò che il secondo.
3. Che o le nazioni facciano la guerra con tutti gli uomini validi o con parte eletta, la letteratura e le belle arti avranno sulla parte combattente una influenza proporzionata a quella che esercitano sulla societá intiera.
4. Che i canti guerrieri, la musica che vi corrisponde, i quadri che conservano le sembianze dei grandi uomini o delle grandi azioni, i monumenti eretti in ogni forma per eternare la gloria e per richiamare la riconoscenza delle future generazioni altro non sono che delle forme varie per eccitare le stesse passioni. E questa è la parte invariabile di questi rapporti, perché la variabile sta nel grado di perfezione di queste produzioni che simboleggiano e rivelano lo stato sociale e le sue condizioni; per cui gl'informi disegni dei messicani o un quadro di Apelle o di Raffaele esprimono la stessa idea malgrado di tanta differenza nell'esecuzione, ed un masso di pietra o una figura abbozzata — monumento di cui i compatrioti di Vercingetorige e di Arminio si servivano per eternare i fatti e per ricordare gli uomini illustri — ispirano lo stesso sentimento che i monumenti eretti dal genio di Fidia, di Michelangelo e di Canova, come la colonna traiana e quella della piazza Vandôme.
Ci pare aver assai chiaramente indicato l'esistenza dei rapporti della guerra con la letteratura e le arti: da dove traggano origine, ove tendano, i suoi caratteri e le sue condizioni e la loro parte variabile come espressione dello stato sociale; e cosí abbiam risposto alla prima quistione.
La seconda quistione che ci accingiamo a risolvere presenta come prima parte alla soluzione di essa il determinare in quale classificazione scientifica debba situarsi la guerra cosí considerata e dimostrata. Per dar forma piú propria a questa parte della quistione intiera, cercheremo di rispondere a questa interrogazione: — Se la guerra come scienza debba essere annoverata tra le scienze esatte o tra le approssimative e a quali di queste piú si avvicini.
La guerra può considerarsi come un metodo da imprimere una direzione determinata ad un numero di uomini organizzati in una particolar societá, destinata per suo fine a far tacere la natura nei suoi forti impulsi del pari che nelle sue prime leggi, e ad agire a seconda delle circostanze e di tutti gli accessori che vi hanno relazione. Da questa definizione si può dedurre che la scienza bellica per la sua organizzazione si lega alle politiche istituzioni; pei gradi di volontá che dee mettere in movimento, alla piú alta filosofia; e per le sue pratiche, alle scienze esatte e naturali; e che ha bisogno d'ingegno per trar partito da tutte le varie combinazioni che lo spazio, il tempo e gli accidenti presentano. Da ciò risulta che non può essere classificata tra le scienze esatte nel senso piú esteso del termine, mentre dee far entrare nelle sue previsioni e nei suoi calcoli l'azione della volontá individuale e tutte le circostanze imprevedute ed improvvise. La guerra senza dubbio come scienza poggia sulle scienze esatte, poiché nel complesso delle sue operazioni si riduce ad un calcolo di spazio e di tempo. La tattica, che piú si rapporta all'arte nelle sue applicazioni, ha le stesse basi fondamentali, giacché risolve in ispazi piú circoscritti gli stessi problemi che la scienza risolve in ispazi piú vasti. Ma sí l'una che l'altra debbono modificare nelle loro applicazioni la severitá de' principi scientifici a secondo delle circostanze locali. Se è vero che tutte le arti elevate a princípi generali si trasformino in scienze, cosí come tutte le scienze discendendo alla pratica applicazione assumono il carattere di arti, la guerra ancora dee seguire questa legge comune; ma a differenza delle altre scienze in cui i sapienti restano nella sfera della speculazione e non discendono a farne l'applicazione, in questa uno stesso individuo dee disimpegnare questa doppia funzione, mentre un puro sapiente nelle belliche scienze incorre nella taccia data al retore di Efeso: e ciò è ben naturale in una scienza che trae tutta la sua importanza dai risultamenti materiali. Queste considerazioni sono tali da far credere che siccome la guerra non può esser compresa tra le scienze esatte, per la moltiplicitá degli incidenti cui va sottoposta e per la varietá degli elementi ch'entrano nei calcoli che le son propri, cosí possa emettersi per soluzione del quesito la proposizione seguente: — Malgrado di che le scienze esatte sieno il fondamento della guerra, nondimeno questa considerata nel suo tutto non può essere classificata tra quelle, ma lo può essere con piú ragione tra le scienze approssimative, avendo in considerazione e condizioni e il marchio da cui queste sono contraddistinte.
Determinato ove possa classificarsi la scienza bellica, ne risulta che il metodo migliore pel suo insegnamento debba esser quello che sia il piú atto a ciò conseguire nelle scienze che rivestono lo stesso carattere ed alle quali trovasi assimigliata. Risulta da quanto dicemmo che il metodo analitico è quello che debbe preferirsi pel suo insegnamento. Ed invero le sue regole sono state formate sulle ripetute osservazioni di tanti casi particolari, dai quali si è dedotto che bisognava cosí agire in casi simili[53]. Difatti fra i popoli che hanno percorso un lungo periodo di guerra combinato con un grado di civiltá corrispondente, si vedono sorgere gli autori militari, mentre è ben naturale che la scienza si applichi nello stesso modo che si è formata per istruire quelli che vogliono possederla; ed in effetto il metodo analitico è quello piú comunemente seguito dai professori egualmente che dagli scrittori della scienza guerresca. Ma è pur anche vero che una volta che l'analisi procedendo dal noto all'ignoto ha ritrovato i principi di una scienza, sia un bisogno della nostra intellettuale natura che vengano esposti in corpo di dottrina coll'ordine sintetico, il quale compie cosí il metodo d'insegnamento. Nessun dubbio cade che gli uomini superiori cui la natura ha riccamente dotati di tutte le facoltá necessarie pei gran comandi, trovino un utile ausilio nell'analisi per dar maggior sviluppamento alle loro idee; ma è ugualmente vero che per gli esseri privilegiati le regole di una scienza considerate in un modo stretto sieno piú atte a comprimere che a dirigere il loro genio nella sua rapida intuizione. Uomini di questa tempra leggono nel libro della natura e vi trovano rapporti che al talento stesso sfuggono o solo gli scovre dopo molto tempo e lavoro, mentre destinati questi sono a formarsi successivamente a forza di esperienza e di studio tra essi comparati. È cosí che possono rendere importanti ed utili servizi ed ottenere un grado d'illustrazione corrispondente; è per essi che il metodo sintetico preceduto dall'analitico e combinato con esso può favorire lo sviluppamento delle loro facoltá e farne degli uomini di guerra, i quali hanno bisogno di restar Circoscritti nelle regole che la scienza e l'arte prescrivono; mentre dal volersene affrancare quando non si è dotato di genio, ne risulta che la mediocritá abbandonata a se stessa produce mali maggiori e non punto capaci di compararsi ai felici effetti di qualche rara e fortuita ispirazione, mali che le regole esattamente seguite avrebbero impedito.
Stabilito il posto che occupa la scienza della guerra tra le scienze e determinato il metodo che meglio si confá al suo insegnamento, non solo abbiam risposto alla prima e alla seconda parte della nostra quistione, ma anche di molto avanzata la risoluzione della terza che ne deriva, cioè l'importanza dello studio teorico in una scienza tutta d'azione, sulla quale ora esporremo la nostra opinione.
Nella maniera di vedere in questa quistione non tutti convengono, e a nostro credere tale divergenza ha origine o da un significato diverso dato alla stessa parola o da qualche falsa associazione d'idee: quindi ci crediamo obbligati a sviluppare le nostre idee sull'assunto. L'esperienza ha mostrato che degli uomini privi d'ogni istruzione teorica han fatto buona riuscita nella guerra, ed ha mostrato egualmente che degli uomini aventi fondata opinione d'istruiti a fondo nella teoria dell'arte hanno avuto poco felice esito alla pruova. Si è detto allora che lo studio danneggiasse anziché favorisse l'applicazione ai fatti nei quali si riassume la guerra. Ci sembra esservi un doppio errore, primieramente nel senso dato alla parola «studio», in secondo luogo nell'associazione dello studio con la poco buona riuscita in pratica. Per quanto si abbia poca abitudine nel calcolare le operazioni intellettuali che conducono alla formazione delle nostre idee, ognun sa che le sensazioni non fecondate da nessuna riflessione, non ruminate, per servirci di una espressione materiale, si rimangono mere impressioni, lasciano il vago di un sogno e quanto piú sieno moltiplicate tanto piú è difficile classificarle e renderne conto con qualche precisione. Tutti quelli che hanno avuto occasione di conversare con uomini che abbian fatto lunghi viaggi o sieno stati attori in lunghe guerre su teatri diversi, sono restati sorpresi di non trovare nessuno interesse nella loro conversazione con essi, mentre tanto se ne promettevano; perché non essendo questi tali dotati della facoltá di meditare e di classificare, ignoravano compiutamente dove fosse accaduto il tal fatto, quando, come, perché, e simili altre circostanze: imperocché è una legge della nostra natura che il lavoro crei i valori materiali e intellettuali; per lo che un uomo ricco di dovizie egualmente che un uomo ricco di sensazioni si troveranno poveri laddove non sappiano la loro ricchezza col lavoro fecondare. Uomini che hanno divorato delle biblioteche, ma che non hanno mai riflettuto, mai discusso con l'autore, mai letto con la penna in mano, si trovano riguardo alle impressioni che han ricevuto nei libri nello stesso caso del viaggiatore e del militare che non han potuto né riassumere né determinare il valore delle moltiplici sensazioni che gli hanno colpiti. Per conseguenza né il vedere né il leggere insegna niente, perché le sensazioni isolate del pari che le letture non sono né esperienza né studio, e perché non si ha esperienza vera senza studio, come piú innanzi vedremo. — «Che vale il vivere se non si fa che vegetare? che vale il vedere se non si fa che ammassare de' fatti nella memoria? che vale in una parola l'esperienza se non è diretta dalla riflessione? — La guerra — dice Vegezio — dev'essere uno studio, e la pace un esercizio. — Il solo pensiero, o per meglio dire, la facoltá di combinare le idee, distingue l'uomo dalle bestie da soma. Un mulo che avesse fatto dieci campagne sotto il principe Eugenio non sarebbe per ciò divenuto miglior tattico, e fa d'uopo confessare in onta all'umanitá che per cotesta pigra stupiditá molti vecchi uffiziali non sono da piú di tali muli. Seguir la pratica usuale, occuparsi del proprio alimento e del proprio alloggio, mangiar quando si mangia, battersi quando tutti si battono, ecco in che la piú parte fa consistere l'aver fatto campagne e l'essersi incanutito sotto l'arnese». — Cosí scriveva il gran Federico al generale Fouquet; e questo passo nel mentre che appoggia la nostra opinione, servirá a meglio far comprendere il séguito del nostro ragionamento.
Difatto un uomo dotato dello spirito di osservazione e di classificazione, benché analfabeta, se compara, analizza, classifica, distingue e fa tutte le operazioni intellettuali, avrá tosto elevate le sue sensazioni ad esperienza e la sua esperienza a teoria; il suo conversare sará lucido e interessante e porterá la convinzione negli animi. E si dirá di questo uomo che non ha studiato? Errore di parola: egli non ha letto, ma ha studiato, poiché la sua intelligenza non è stata inerte, anzi ha dovuto piú operare, essendo egli privo degl'istrumenti che ne facilitano le operazioni, quali sono i metodi scientifici o la cognizione degli antecedenti. Purtroppo quest'uomo sa, perché ha studiato, e ciò che ignora lo ignora per mancanza delle conoscenze che ne facilitavano la scienza, mentre avrebbe tratto egual partito dai libri che dalle sue sensazioni, avendo nel suo intelletto la tendenza ad ordinare e a fecondare tutto ciò che gli si offriva dinanzi. Un uomo istruito che al contrario non sa né differenziare né integrare né riassumere le sue letture, non fa buona riuscita. E perché? Perché ha letto e non ha studiato. Come potrá quindi applicare con sicurezza dei princípi che non ha? Incerto nelle idee sará indeciso nelle azioni; discuterá molto e opererá poco e forse male, non certamente perché ha studiato ma perché non l'ha fatto. Perciò lo studio è necessario al militare come ad ogni uomo, e l'errore sta in una falsa interpetrazione delle parole «studio», «esperienza», «teoria» ed in una falsa associazione d'idee, prendendo i risultamenti come effetti di una circostanza che manca, nel mentre che sonosi ottenuti malgrado della sua mancanza, senza della quale sarebbero stati piú compiuti. Ma non havvi nessun dubbio che in un mestiere tutto di azione la forza di carattere, la robustezza fisica sono di un'utilitá indispensabile e nulla può alla prima supplire. Non possiamo meglio svolgere la nostra idea se non che riportando l'opinione di Napoleone sulle qualitá di un capitano, ch'è applicabile ad ogni uomo investito d'alte cariche in tutti i rami; e siccome nei posti secondari le stesse condizioni sono necessarie, ma ristrette e limitate in proporzione della natura e dell'importanza dei doveri che debbonsi compiere e delle cose che debbonsi operare, cosí a noi sembra che la seguente sentenza possa applicarsi a tutte le condizioni. — «La prima qualitá d'un generale in capo si è d'avere una mente fredda che riceva una giusta impressione dagli oggetti: egli non dee lasciarsi abbagliare per una buona o per una cattiva nuova; le sensazioni che riceve successivamente o simultaneamente nel corso d'un giorno debbono classificarsi nella sua memoria in modo da non prenderne che quel luogo che meritino di occupare, perché la ragione e 'l giudizio sono il risultamento del paragone di piú sensazioni prese in egual considerazione. Havvi degli uomini che per la loro costituzione fisica e morale si fanno un quadro d'ogni cosa; per qualunque sapere, acutezza di mente, coraggio o altra buona qualitá che abbiano altronde, la natura non gli ha chiamati al comando degli eserciti e alla direzione delle grandi operazioni della guerra»[54]. — Questo passo pieno di profonde vedute determina le qualitá necessarie per comandare e le operazioni che debbono farsi nella sua intelligenza da chi ha questa missione, e corrisponde del tutto all'idea che abbiamo esposta sulla natura e sulla proprietá dello studio, ed è applicabile non solo all'arte della guerra, ma anche a quelle funzioni tutte alle quali un uomo può essere destinato. Lo stesso grand'uomo indica egualmente qual sia l'ausilio che debbono cercare dall'istruzione i militari elevati in grado, per meglio trar partito e per isviluppare compiutamente le enumerate qualitá d'intelligenza e di forza d'animo. Ecco com'egli si esprime: — «Leggete e rileggete le campagne d'Alessandro, d'Annibale, di Cesare, di Gustavo, di Turenna, di Eugenio, di Federico; modellatevi sopra di essi: ecco il solo mezzo di divenir gran capitano e di sorprendere i gran segreti dell'arte della guerra. Il vostro ingegno rischiarato da questo studio vi fará rifiutare le massime opposte a quelle di cotesti grandi uomini».
Da ciò che dicono Federico e Napoleone risulta chiaramente che vi è una scienza per la quale si scovrono le cagioni de' buoni successi e de' rovesci, e che insegna come si ottengano i primi e si evitino i secondi alla guerra; ma che bisogna per possederla avere una chiara intelligenza ed una volontá forte, occuparsi a classificare le idee a forza di meditazione e profittare delle tradizioni dei grandi uomini per dar l'ultima mano a questo studio, imperocché il piú ricco capitale di militare esperienza non è mai sufficiente a presentare tutta la serie delle combinazioni che la guerra offre, laonde è necessario riceverla nell'istoria militare di tutti i tempi, e particolarmente de' periodi in cui la scienza avea progredito e veniva posta in pratica da' gran capitani. Malgrado di autoritá cosí imponenti non si cesserá mai di dire da molti che la teoria non è pratica e che la pratica sta tutta in un'arte di applicazione. A costoro non si può meglio rispondere che colle parole di un profondo filosofo ed oratore, il quale in una solenne occasione diceva: — «Disprezzare la teoria è mostrar l'orgogliosissima pretensione d'agire senza saper ciò che si fa e di parlare ignorando ciò che si dice». — Se ciò è assurdo in tutte le operazioni umane, diviene poi atroce quando l'ignoranza dá per risultamento una quantitá di vittime di nostri simili.
È questo l'ultimo punto di veduta che ci rimane ad esporre, cioè lo studio dell'arte considerato nei suoi rapporti con la morale; e siccome questo lato della quistione può sembrare strano ad alcuni e superfluo ed oscuro ad altri, cosí ci pare essere obbligati a svolgere le nostre idee su questo oggetto.