Part 19
La Scandinavia prese, benché tardi, parte alla guerra europea, ma in senso opposto. La Danimarca perdé la sua marina e perdette ancor la Norvegia che passò sotto il dominio del sovrano della Svezia. Quest'ultima con cedere le sue possessioni di Germania restò isolata per cosí dire dal continente europeo.
La Porta ottomana avea respirato durante la lunga guerra europea che avea distratto i suoi nemici naturali: la pace di Bukarest nel 1812 e lo spirito pacifico dell'Europa la garantivano contro attacchi esterni, ma l'invasione francese aveva rotto i suoi deboli legami con l'Egitto, e i suoi sudditi greci arricchiti dal commercio sentivano quanto vi era di doloroso e di umiliante nella loro posizione e minacciavano una insurrezione.
L'orgoglio e l'ambizione dell'Inghilterra erano stati compiutamente soddisfatti, mentre avea le sue truppe accampate nel bosco di Boulogne, tutte le flotte degli altri Stati o erano state distrutte o ridotte a tale da non poterle resistere, ed aveva occupato Corfú ed il capo di Buona speranza non solo, ma tutto ciò che le era convenuto. La riputazione de' suoi eserciti aveva ecclissato quasi quella delle sue flotte, perché queste non avevano piú nemici da combattere. Ma il debito che restava, turbava l'economia interna del paese e reagiva sulle sue istituzioni. Il sistema di Pitt era esaurito in tutte le sue conseguenze e si prevedeva che nelle sue istituzioni interne come nella sua esterna politica una potente modificazione lentamente si avvicinava.
L'America del nord avea guadagnato col sistema continentale, avea resistito con buon successo agl'inglesi, e questa doppia circostanza aumentava la sua prosperitá e la sua considerazione. Il sud dell'America era nell'anarchia, ma pareva difficile che potesse rientrare nella dominazione delle metropoli ch'erano ad essa inferiori non solo in estensione ma anche in popolazione.
La Polonia restò divisa tal quale lo fu nel 1794 meno una parte della Prussia, che fu prima ducato di Varsavia e che indi riprese sotto la dominazione russa il titolo e lo stemma del regno di Polonia.
L'Italia passiva, nelle prime campagne e poscia infelice nelle sue guerre, passata con vari nomi sotto la dominazione francese, non ebbe al certo, peso come potenza, ma circa dugentomila italiani sotto nomi diversi e combattendo anche per cause opposte comparvero con onore sul campo di battaglia. La carriera civile come la militare mostrarono che nella lunga pace nulla si era perduto d'intelligenza e di energia in quest'antica ed illustre famiglia d'Europa. I suoi antichi sovrani rientrarono in possessione dei loro Stati, le repubbliche e tutte le istituzioni del medio evo scomparvero, ed in molti Stati furono sanzionate in parte le istituzioni che la conquista avea seco recate, ma che essendo in armonia con la civiltá dell'Italia erano state reclamate da' suoi sapienti e cominciate a introdurre dai suoi antichi sovrani.
I risultamenti del congresso di Vienna come massime generali, che come fece il trattato di Westfalia ne formano un'epoca nel dritto pubblico, possono ridursi a' seguenti:
1. Distruzione del dritto feudale come dritto pubblico europeo, per il che i sovrani di Germania ed i cantoni svizzeri divennero eguali fra loro.
2. Abolizione della tratta de' neri.
3. Riconoscenza de' fatti compiti cosí nelle istituzioni come nella posizione degl'individui e nelle transazioni territoriali. Garantia de' dritti acquistati nella rivoluzione e nelle sue fasi. Garantia quanto ai debiti.
4. La lingua francese dichiarata lingua legale in diplomazia in luogo della latina.
5. Distruzione delle repubbliche del medio evo e modificazione delle poche che restarono.
6. Lega fra le grandi potenze per conservare la pace, e per conseguenza abbandono di tutti gli antichi risentimenti delle potenze fra loro.
7. Superioritá acquistata dal settentrione sul mezzogiorno per l'importanza della Russia e della Prussia, per l'abbassamento della Francia, per la poca importanza delle due penisole e per l'isolamento dell'Inghilterra che non trovava alleati né nell'oriente né nel settentrione.
8. I nuovi rapporti del sommo pontefice coi governi che erano fuori del grembo della Chiesa e che avevano acquistati sudditi cattolici favorivano la tolleranza religiosa.
Si può riassumere da quanto dicemmo che nel trattato di Munster le alleanze furon fatte fra i lontani contro i contigui, e in quella di Vienna facevansi fra i contigui contro i lontani, se il caso si presentasse.
Benché non fosse ammessa l'emancipazione delle colonie, pure dall'insieme degli atti poteva scorgersi che la tendenza era di non riconoscere la feudalitá di uno Stato verso un altro Stato, e le colonie erano per la loro essenza comprese in questa categoria, e perciò la loro emancipazione esisteva in germe. Tutto tendea a separare la societá moderna dal medio evo e completare tutto quello che da piú secoli si operava a questo fine.
Qui terminiamo questo nostro discorso troppo lungo ed insieme incompiuto, richiamando alla memoria de' nostri lettori le parole del sapiente Cuvier riportate nella fine del nostro terzo discorso intorno all'influenza della polvere da sparo sullo stato sociale e politico dell'Europa, le quali potranno convincere piú che mai che la guerra coi suoi metodi e colla sua azione è stato uno de' grandi istrumenti della trasformazione che ha subito la societá moderna; trasformazione che noi possiam solo descrivere, lasciando alla provvidenza il segreto de' suoi impenetrabili disegni sull'avvenire dell'umanitá.
DISCORSO IX
Intorno ai rapporti della scienza bellica colle scienze, le lettere, le arti e lo stato sociale, considerati sotto un aspetto generale dall'antichitá fino ai dí nostri.
Nei precedenti discorsi abbiamo avuto per iscopo l'indicare moltiplici rapporti che si scovrono tra le scienze belliche, le scienze tutte e lo stato sociale. In quest'ultimo ci proponiamo di trattare le tre seguenti quistioni:
1. Se vi esistano rapporti, e quali sieno, tra la guerra considerata come fatto sociale e come scienza, e la letteratura e le belle arti.
2. In quale categoria di scienze possa andar compresa la guerra considerata come scienza, se in quella delle esatte o in quella delle approssimative. Quale sia il metodo piú adattato per l'insegnamento di essa, determinato il carattere che scientificamente considerata assume. In ultimo quanta sia l'importanza dello studio teorico in una scienza tutta di applicazione pratica.
3. Quali sieno le veritá che risultano dall'insieme del nostro lavoro sull'importanza della scienza, e quali perfezionamenti sia questa capace di ricevere dallo stato attuale dello scibile e della societá[47].
Il metodo piú semplice per determinare l'esistenza de' rapporti enunciati nella prima quistione è a nostro credere quello d'indicare l'essenza della letteratura e delle belle arti generalmente e partitamente, mentre, una volta ciò fatto, è facile dedurre se esistano quei tali rapporti con una scienza di cui abbiamo fatto conoscere non solo la natura ma le proprietá tutte sotto gli aspetti piú vari.
La letteratura e le belle arti sono a parer nostro una manifestazione della nostra natura nelle facoltá dell'intelligenza e della sensibilitá. In effetto tutte le produzioni letterarie come le artistiche non sono che il risultamento dell'impiego piú o meno felice di tali due facoltá[48]. Questo principio può dedursi dall'esame della nostra natura, delle sue condizioni e del suo scopo; può essere ugualmente dedotto dallo sviluppo successivo che si opera in tutte le umane associazioni, dai primi passi nel viver civile fino ai piú avanzati nella carriera della civiltá dei quali si possa fornire esempio. Infatti qualunque sia lo stato di una societá, esistono negli esseri che la compongono le facoltá e i bisogni che corrispondono alla loro natura. Tutto il movimento progressivo dell'umanitá sta in ciò, che per soddisfare un nuovo bisogno è necessario dar maggior sviluppo alle nostre facoltá. Cosí la divina sapienza ha stabiliti legami indissolubili tra la nostra natura fisica, la intellettuale e la morale, e cosí i piú volgari bisogni dell'essere senziente hanno servito di stimolo all'azione dell'essere intelligente, ed allora il mezzo ha nobilitato lo scopo. Per conseguenza ciò che separa una societá barbara da una incivilita si deduce dalla somma dei bisogni di entrambe e dallo sviluppamento delle facoltá atte a soddisfarli. Or se le scienze belliche, ovvero, ove esse siano ancora ignote, l'azione della guerra, hanno la sorgente nella natura; se sono una particolare applicazione delle umane facoltá per soddisfare un ordine di bisogni; se gli eserciti o la parte della societá che combatte formano una societá distinta nella general societá, che assume proprietá e condizioni armonizzanti col suo fine; se tutto ciò è vero, siccome ci siamo sforzati di provare, ne risulta che coteste belliche scienze sono un riflesso della societá tutta intiera, ed in conseguenza debbono secondarne ed esprimerne il movimento progressivo, stazionario o retrogrado. Avendo quindi dimostrato che la letteratura e le belle arti essendo una manifestazione della nostra natura esprimono un bisogno e fanno sviluppare ed attivare delle facoltá per soddisfarlo, e che questa disposizione mostrasi per gradi e con caratteri diversi nei vari gradi d'incivilimento, possiamo cavarne di conseguenza che la parte di ogni associazione destinata a pugnare per essa non può essere estranea allo stato delle arti, della letteratura e delle scienze ed allo stato sociale, o che sia temporaneamente riunita o permanentemente organizzata.
Potremmo dire di aver risposto alla prima quistione; ma crediamo poter dimostrare dall'essenza particolare dei rami diversi della letteratura e delle belle arti quali sieno i rapporti che noi ricerchiamo e perché esistano.
La letteratura secondo la nostra maniera di vedere ha per iscopo lo esprimere per mezzo di segni alcuni bisogni che sono nell'essenza della nostra natura, in modo che nella loro compiuta manifestazione si mettono a luce sotto certe forme convenute i nostri sentimenti e quelle idee che in noi sono in maggiore armonia coi primi. Questo modo di considerare le produzioni letterarie ci sembra anche applicabile alle belle arti, come piú innanzi faremo conoscere; e convenendo dell'imperfezione di questa definizione, la consideriamo non pertanto come sufficiente a facilitare l'intelligenza del nostro successivo ragionamento, nel quale non ci sará difficile dimostrare qualmente la guerra abbia spesso come fatto sociale fornito alla letteratura ed alle belle arti i materiali per esercitarsi e le occasioni per produrre i lavori piú atti ad affrontare l'azione dei secoli, ed abbia concorso ad essere uno de' mezzi dai quali uno stato sociale possa ricevere la sua piú compiuta espressione[49].
Se si considerano nella piú generale classificazione, i nostri sentimenti morali possono ridursi all'amore ed all'odio: il primo tende a riavvicinarci a tutto ciò che inspira questo sentimento, a immedesimarci con esso; l'altro ad allontanarlo e a separarcene, fino al punto di tendere alla sua distruzione a fine di evitarlo per sempre. Il mondo moralmente considerato gira su queste due tendenze, come il mondo materiale sulle due forze di attrazione e di ripulsione. La poesia come prima forma dell'espressione de' nostri sentimenti canta l'odio o l'amore, e tutta la magia delle sue forme tende ad attivare al massimo grado i sentimenti che ha preso ad esprimere. Ora l'amore per la propria famiglia e la propria tribú, e l'odio per quelle che sono con esse in opposizione o in rivalitá, sono al tempo stesso le passioni delle prime riunioni sociali e tendono egualmente ad ispirare il coraggio di fare tutti i sacrifici, financo quello della vita, per amor de' propri ed in odio degli avversari. Per conseguenza subito che la poesia tratta le passioni dell'amore e dell'odio non nel senso puramente individuale ma nel collettivo, queste passioni si trovano trasformate in canti guerrieri, destinati ad eccitare il valore per mezzo dell'indignazione verso i nemici e dell'affezione pei propri e la rassegnazione a sopportare tutti i tormenti che la fortuna delle armi riserba ai vinti nelle barbare societá. È ben naturale che per ispirare una generosa emulazione le geste de' tempi andati, gli effetti della vittoria e quelli piú tristi della disfatta sieno mezzi tutti che la poesia adoperi per eccitare le passioni necessarie al buon successo della lotta. Cosí la poesia diviene storica ed epica al tempo stesso, e la parte che la divinitá prende all'impresa per appoggiarla come giusta o per condannarla come alla giustizia contraria, riveste di un carattere teologico e mistico le poesie dei popoli in questo stato di societá. I selvaggi dell'America e dell'Affrica, gli scaldi e i bardi presso gli scandinavi e le popolazioni celtiche ed orientali attestano la nostra asserzione, cioè che nelle prime societá la poesia era in rapporto diretto con la guerra. In quelle piú incivilite vediamo riprodursi questa connessione con quelle condizioni che il grado di civiltá determina. In effetto il popolo ebraico aveva i suoi poeti che cantavano la guerra. Lo stesso era presso gli arabi. Anche nelle contrade misteriose dell'India si vedono dei poemi destinati ad eccitare le passioni guerriere ed a conservare le tradizioni cosí delle geste de' grandi uomini che degli odii nazionali. Il poema conosciuto sotto il nome di _Niebelugen_ per la Germania è tra questi. I greci nell'antichitá avevano i loro canti di guerra, e basta per farne prova il nominare Tirteo. Il Feuriel e il barone Eckstein hanno fatto conoscere quelli dei greci moderni e degli abitanti della Servia. Nei tempi nostri abbiamo anche veduto in Prussia ed in Francia ed in Russia delle composizioni ad uso degli eserciti. Considerando la poesia in uno de' suoi modi piú elevati qual è quello dell'epica composizione, non abbiamo che a richiamare l'attenzione dei nostri lettori su ciò che dicemmo nel nostro primo discorso, cioè dire che tutte le grandi epiche composizioni, come l'_Iliade_, l'_Eneide_, la _Gerusalemme_, la _Henriade_, sono tutte destinate a descrivere una guerra, come soggetto che presenta ad un tempo il maggior numero di grandi caratteri, di forti passioni e di situazioni difficili; elementi tutti che innalzano e facilitano il genio del poeta ed il merito della composizione.
La musica nei suoi metodi informi è contemporanea dei primi saggi della poesia e può considerarsi come una ausiliaria di lei. Osservata nella sua essenza e nel suo scopo è facile vedere che sorge dalle stesse disposizioni, tende a soddisfare gli stessi bisogni, ad eccitare ed a rinvigorire le stesse passioni o dolci o veementi, esprimendo l'amore o l'ira: per queste ragioni tutte è stata sempre la fedel compagna della poesia, molto avendo di comune con essa[50]. Perciò vediamo i guerrieri in tutti i tempi essere animati da istrumenti atti ad eccitarli nelle fazioni guerresche o a graduare i loro sforzi a seconda de' bisogni. Questo carattere e questo scopo della musica militare segna il passaggio dal periodo di assenza d'ordine tattico a quello che ne ha giá uno: nel primo caso la musica è un puro eccitamento, nel secondo acquista di giá un carattere moderatore. In effetto Omero distingue i greci dai barbari dalla loro marcia eguale al suono del flauto; e Paolo Giovio descrivendo l'esercito di Carlo ottavo nella sua entrata in Roma, nota come misura dell'imponenza di quell'esercito ordinato in modo nuovo, che i tedeschi e gli svizzeri marciavano in cadenza al suono de' militari istrumenti. La musica militare si è perfezionata e si è talmente livellata con lo stato della scienza militare e con quello della musica in generale, che ai nostri dí abbiamo veduto stabilirsi tale connessione intra esse che si è marciato all'oppugnazione di un ridotto vomitando la morte e il dolore con le arie di un dramma ove tutto respirava l'amore, e si è accompagnata nel teatro la musica vocale dagl'istrumenti militari piú sonori e piú esprimenti il fragore delle battaglie. Segno novello della fusione della societá, fusione che bisogna osservare in tutto ciò che ne offre indizio, dalle piú alte alle minime manifestazioni[51]. La piú piccola esperienza di guerra ed anche di semplice servizio militare fa conoscere quanta influenza abbiano anche i meno armonici istrumenti per ravvivare nelle marcie la spossatezza de' soldati, e come il cantare nella stessa occasione ne allevii la fatica; pruova significativa della natura morale dell'uomo, ch'è suscettiva di ricevere l'impulsione e di accrescere le sue forze con mezzi che operano sulla sua immaginazione e la sua sensibilitá. Le storiche tradizioni ci parlano dell'effetto straordinario della musica sui greci; cosí che si è creduto che questo genere d'armonia di cui non è restato vestigio alcuno, avesse nella sua natura e nel suo merito intrinseco la ragione degli straordinari suoi effetti, mentre è piú naturale credere che quel vivo entusiasmo risultasse dalla disposizione, dall'organizzazione e dall'insieme delle circostanze di quel popolo. Quando la societá attuale della Svizzera sará cambiata, quando i suoi abitanti avranno obbliata la cantilena che li rende ammalati sulla terra straniera, che cosa mai penserassi dell'armonia di quel canto da coloro che ne leggeranno gli effetti? Maraviglie! E pure niente è meno mirabile. Il suo incanto nasce dal rapporto delle persone con le idee e con le rimembranze che suscita.
Passando alla pittura e alla scoltura non può negarsi ch'esse sorgano dallo stesso principio che la poesia e la musica e tendano allo stesso scopo, ma con forme tutte proprie; tendono cioè ad eccitare le due principali passioni nelle quali crediamo che tutte le altre sieno contenute come diramazioni o graduazioni di esse. Infatti se si voglia analizzare filosoficamente e ricercare storicamente che cosa possono prefiggersi queste due arti ed in che senso sieno state adoperate, ne risulterá che tendono a perpetuare la memoria dei sentimenti esaltati di amore o di odio e di tutti gli avvenimenti piú celebri che ne sono derivati, per lasciare esempio ed impulso alle future generazioni, ispirando loro il rispetto per gli eroi individualmente o per le azioni eroiche collettivamente operate, ed a fermare con monumenti perenni le ère importanti nella storia delle nazioni. Non vi è bisogno di dire che i ritratti de' grandi uomini, le rappresentazioni degli avvenimenti importanti, le statue elevate ai primi, i monumenti commemorativi degli altri e le medaglie, che sono come l'ausilio delle due arti, hanno per lo piú per iscopo di lasciare ai posteri l'aspetto dei gran capitani o la loro intiera figura, e che tutti i quadri e i monumenti che tengono per loro fine particolare quello di rintracciare i primi passi e le successive vicende delle nazioni debbono naturalmente occuparsi dei gran guerrieri, delle guerre e dei fatti principali di esse. E cosí ci par chiaro che la scoltura del pari che la pittura, la musica egualmente che la poesia, abbiano moltiplici rapporti con la guerra. La storia delle arti ricavata dai monumenti pruova la nostra asserzione.
L'esame dei rapporti ch'esistono tra la guerra e la letteratura nelle produzioni dell'eloquenza, della storia e della parte dogmatica ci daranno maggior pruova delle idee che enunciammo.
L'eloquenza nella sua essenza e nel suo scopo ha le stesse proprietá che nella poesia abbiamo riconosciute; ma benché l'eloquenza possa ritrovarsi in ogni periodo dello stato sociale, quando vive passioni ed alti interessi ispirano i suoi organi, pur nondimeno solo in un'epoca di avanzata civiltá è sottomessa a metodi certi che ne fermano le regole e riveste un carattere piú positivo e piú compiuto. I rapporti di questo ramo della letteratura con le scienze belliche non han quasi bisogno di una dimostrazione razionale, mentre tutti gli storici avvenimenti sono ricchi di fatti che rendono incontestabile la loro esistenza. In effetto dalle istigazioni dei capi de' selvaggi alle loro tribú per eccitarle a combattere, dalle loro laconiche risposte per provare con quale stoicismo sapessero sopportare l'avversa fortuna, dalle concioni degli antichi capitani per animare il loro esercito infino agli ordini del giorno dei moderni — tra i quali son primi quelli di Bonaparte, considerati nel loro merito letterario e soprattutto nei loro effetti sulle truppe, — vediamo l'eloquenza, egualmente che la musica e la poesia, tendere ad uno stesso scopo, all'eccitamento cioè delle passioni della guerra, e vediamo l'azione de' mezzi da essa adoperati disegnarsi e graduarsi in ragione dell'esercito al quale s'indirizza, riguardandolo come simbolo del secolo e del popolo da cui sorge[52]. Le orazioni funebri per celebrare le geste de' guerrieri e render loro gli ultimi offici sono anche un uso dell'eloquenza, che tende a risvegliare vieppiú ne' vivi il desiderio di emulare i sacrifizi utili alla patria che operarono i trapassati, e ad inspirar loro la riconoscenza ed il rispetto per quei che il gran sacrificio di giá consumarono a pro del comune. Quella pronunziata da Pericle e riportata da Tucidide nella _Guerra del Peloponneso_, le parole eloquenti di Demostene che giustificava la guerra benché infelice contro Filippo e giurava per le ceneri degli estinti in quella lotta, rivestono tutte l'istesso carattere e si prefiggono lo stesso scopo.
Quando portiamo il nostro sguardo sulle storiche composizioni non ci è difficile di scorgere che i loro autori mirano ad attingere lo stesso scopo dai poeti raggiunto nelle prime epoche della vita de' popoli, cioè a delineare il quadro delle azioni e degli uomini illustri che avevano contribuito allo stabilimento, alla conservazione o all'ingrandimento dello Stato. La sola differenza è nel metodo, mentre i racconti in prosa, rivestiti di tutti i caratteri dell'istoria, dimostrano popoli di giá inoltrati nella civiltá, la lingua dei quali è fermata. Infatti Erodoto, padre dell'istoria, compose il suo immortale racconto che lesse in una solennitá nazionale per descrivere la lotta sproporzionata in cui i greci trionfarono dei persiani, l'Europa dell'Asia e la civiltá che progredisce di quella che sta ferma. Tucidide, Senofonte, Livio, Sallustio e Tacito raccontano nelle loro storie le guerre che hanno contraddistinto i periodi da essi descritti, e da queste narrazioni si deduce l'avanzamento o la decadenza delle nazioni. Polibio e Plutarco altro scopo non presero di mira nelle loro opere, benché il facessero sotto forma diversa, ma pure riflettendo pienamente lo stato della civiltá. Sarebbe lungo e fastidioso il richiamare alla memoria de' nostri colti lettori tutti gli storici moderni. Faremo solamente osservare che nei primi periodi del medio evo anche per mezzo della poesia si trasmisero alla posteritá le gesta di quell'epoca di barbarie, conseguitarono a queste composizioni le cronache, e quindi nel primo apparire della civiltá sursero gli storici: le guerre sacre o le crociate diedero occasione a Guglielmo di Tiro, a Joinville ed agli storici italiani di far rinascere quel genere di eloquenza esprimente i passi fatti nella civiltá. In effetto le gran composizioni di questo genere, ch'ebbe nel Machiavelli, nel Guicciardini, nel Davila, nel Bentivoglio e nel Paruta i suoi piú distinti organi in Italia, furon dirette a descrivere alcune di quelle grandi crisi sociali in cui i popoli si urtano, si confondono e si modificano.