Della scienza militare

Part 17

Chapter 173,489 wordsPublic domain

La fortificazione scientificamente considerata non fece gran passi, rimanendo sempre al punto in cui Vauban l'aveva lasciata. Benché molti distinti autori ne perfezionassero i metodi, la difesa restò sempre inferiore all'attacco; né valsero i lavori del Saint-Paul, del Bousmard e la bella opera di Carnot, il quale cercava colla difesa attiva, coi fuochi curvilinei e con qualche modificazione nel disegno, di ritardare l'ultimo periodo della difesa e di renderlo piú vigoroso. È facile dedurre dalle combinazioni strategiche che la guerra d'assedio nel primo periodo era divenuta secondaria, e non son da notarsi che la difesa di Kehl nel 1797 fatta da Moreau e quella di Genova da Massena. Queste due operazioni fan chiaro a nostro credere che l'antica importanza delle piazze era sparita, non perché fossero inutili ma perché poco proporzionate al numero degli eserciti e alle vaste contrade che servivano di teatro alla guerra. In effetto a Kehl ed a Genova la fortificazione era un ausilio e un appoggio alle operazioni de' corpi d'esercito che da quei punti operavano. La difesa di Danzica nel 1813 nel secondo periodo rivestí lo stesso carattere, cioè quello di un gran campo trincerato in un teatro a parte, che operava per proprio conto e non attendeva soccorso da una operazione, ma si giovava dei risultamenti generali di una o piú campagne. E una tal circostanza stabiliva un'altra scala e rendeva miste le operazioni prima circoscritte dell'attacco e della difesa de' punti fortificati. Infatti le piazze costruite dipoi furono, come per esempio Alessandria, considerate siccome rifugio di un esercito per tenere un paese fino all'arrivo di un altro esercito; ed essendosi osservato che le piazze di frontiera venivano separate dagli eserciti e dallo Stato dopo le prime operazioni militari, il che faceva che tutti gli arsenali e stabilimenti militari si trovassero bloccati quando erano piú necessari, le piazze, come abbiam detto di Alessandria, furono stabilite nell'interno onde conservare piú lungo tempo i vantaggi sopra indicati[40].

La guerra della penisola pose in luce la guerra d'assedio, e l'attacco di Gaeta che precedette la guerra di Spagna fu quello ove le parallele si ridussero a due, cominciandosi il fuoco quando erano terminate e non successivamente come prima erasi fatto. La natura di quella piazza contribuí a fare adottare questo sistema. Le difese di Saragozza, di Girona e di Tarragona ricordarono gli esempi di Sagunto e di Numanzia, ma era necessario il concorso delle popolazioni per adottare un sistema di difesa; per il che i corpi facoltativi francesi nei numerosi assedi fatti dall'esercito di Aragona mostrarono di non aver nulla perduto del loro valore e di sapere applicare i vari metodi secondo la differenza dei casi. Gl'illustri nomi di Rogniat, di Haxo e di Vallée sono pruova di questo, ed il lungo blocco di Cadice dal 1810 al 1812 e la difesa di Burgos e di Badajoz mostrano lo stato della scienza, come l'interessante opera del colonnello Jones dimostra l'inferioritá degl'inglesi in questa parte dell'arte, non per mancanza di perseveranza e di valore ma per difetto di metodi.

La fortificazione di campagna si uniformò ai progressi degli altri rami dell'arte e divenne ausilio potente della gran guerra, ma piú nel secondo periodo che nel primo. Le fortificazioni dell'isola di Lobau, come le teste di ponte sulla Vistola e sulla Passarge nel 1807, ne sono chiarissima pruova. Queste opere gigantesche avevano per iscopo piuttosto di favorir l'offensiva che di sostenere la difensiva, come le antiche linee del secolo di Luigi decimoquarto; e ciò caratterizza a nostro credere la differenza radicale dell'arte nei due periodi. Le linee di Torre Vedras sono l'ultima espressione di questo stato della fortificazione di campagna nelle ultime guerre europee.

La castrametazione subí una compiuta modificazione e fu quasi distrutta, la mobilitá essendo divenuto lo scopo principale degli eserciti. Giusta l'esempio dei francesi le tende furono abolite, e all'attendarsi sottentrarono il serenare e il barricarsi nelle posizioni piú lungamente occupate. Questo cambiamento influí potentemente sulle posizioni e sulle riconoscenze di esse, mentre nelle prime si occupò presso a poco la linea con la quale si voleva combattere, e occuparonsi spesso i salienti e si abbandonarono i rientranti e tutti i terreni bassi che si consideravano difesi dalle alture. Se gli eserciti accampati presentavano all'intelligenza di chi faceva una riconoscenza elementi tali da giudicarne le forze, il nuovo sistema meglio nascondeva le truppe, ed i fuochi coprivano un movimento di ritirata ed ingannavano il nemico. D'altra parte questo metodo riusciva di maggior danno alle truppe ed ai proprietari de' terreni che momentaneamente occupavansi.

È cosa evidente che in un sistema di guerra simile a quello che abbiamo esposto, l'importanza del terreno sotto l'aspetto tattico e strategico ed anche amministrativo era immensa, e perciò lo stato maggiore doveva acquistare un'alta importanza, e con esso acquistar ne doveano tutti i lavori topografici, la riunione de' documenti e le memorie descrittive. In effetto il deposito della guerra divenne una grande istituzione, il che dovea essere quando nel primo periodo della guerra un comitato sedente nella metropoli aveva diretti piú eserciti operanti in luoghi diversi. Tutte le potenze belligeranti imitarono la Francia, e nel secondo periodo lo stato maggiore francese cosí per istruzione come per considerazione era inferiore a quello degli altri Stati. La parte scientifica riguardava gli uffiziali del genio e quelli segnatamente ch'erano addetti alla topografia[41]. Il genio ebbe nei «zappatori» delle truppe pel servizio dell'arma, il treno e gli equipaggi militari furono sottomessi alla disciplina comune ed offerirono tutti i vantaggi della regolare milizia, e gl'infermieri finanche furono militarmente ordinati. Il carattere scientifico appariva in tutte queste istituzioni, mentre le scuole militari acquistavano nuovo splendore, massime la politecnica la quale piú in lá ci faremo a considerare sotto un aspetto diverso.

L'amministrazione militare fu piú razionalmente ordinata, e l'ultimo passo di essa fu la separazione del personale dal materiale colla creazione degl'ispettori alle riviste. In Francia ciò avvenne nel secondo periodo, dopo il 1800, e il ministero stesso della guerra fu diviso in due dipartimenti indipendenti e vi si aggiunse il maggior generale che presedeva ai movimenti militari d'importanza in tempo di guerra. Ma l'amministrazione militare, malgrado qualche perfezionamento, dal momento in cui i movimenti furono cosí rapidi e che al sistema de' magazzini e dei convogli venne sostituito quello di requisizione locale, non ebbe piú né importanza né azione e fu subordinata ai capi militari di cui diveniva un passivo istrumento. Cosí accrebbe talvolta il male, facendo patire ad un tempo le truppe e paesi senza impedire le depredazioni fatte, o tollerate per lo meno, da chi piú poteva. E i paesi tutti e gli eserciti han conservato trista memoria della militare amministrazione, la quale una volta discreditata non fu piú, come accade, ritenuta dal pudore e rese vere le accuse che le si mossero contro. Del resto quel genere di guerra, ripetiamolo pure, non ammetteva la possibilitá di un ordine amministrativo regolare, talché gli eserciti del nord strascinati dalle circostanze han dovuto rinunziare ai metodi severi ed esatti della loro amministrazione per adattarsi ai bisogni del tempo; e lo Sthuthereim rileva questa disposizione parlando della battaglia di Austerlitz da lui descritta. D'altra parte non dee tacersi che un codice amministrativo, una contabilitá piú regolare han preparato gli elementi propri ad inalzare al grado di scienza questa parte della guerra, in armonia cogli Stati ove l'ordine amministrativo ordinavasi giusta i propri metodi. E per notare qualcuna di queste invenzioni della militare amministrazione, citeremo quella dei fogli di rotta in virtú dei quali un individuo poteva percorrere tutta l'Europa colla sicurezza di veder rispettati i propri diritti.

Non ci resta ora che a discorrere dei cambiamenti subíti dalle belliche scienze, cambiamenti comprovati dagli scrittori militari del tempo e dalle pratiche dei gran capitani. In tal guisa avremo risposto alle tre prime quistioni proposteci.

Si è dubitato se queste ultime guerre avessero o no portato delle grandi modificazioni alle belliche scienze e a' loro pratici risultamenti. Il barone Ferrari in un articolo inserito nel _Progresso_ (volume quarto, pagina 15) ha impreso a dimostrare non esservi stati gran cambiamenti nell'arte, le armi essendo rimaste le stesse. Nello stesso volume (pagina 208) un anonimo, nulla negando della debita lode all'articolo del Ferrari, ha luminosamente svolto tutti i progressi fatti dall'arte e messo in luce i loro vasti risultamenti rispetto al sistema sociale[42]. Questo egregio lavoro ci dispensa dal parlare piú oltre di una tale materia, e ci limitiamo a invitare i lettori a percorrere un tale articolo che dimostra tutta quant'è l'esperienza pratica dell'autore, unita ai lumi che la fecondano.

I cambiamenti avvenuti nell'arte furono i seguenti:

1. Per gli uomini il servizio rendevasi generale, temporaneo e successivo, con qualche modificazione derivante dallo stato sociale delle varie nazioni.

2. Per le armi l'artiglieria a cavallo e gli obici erano introdotti e varie modificazioni veniano indotte nel materiale, segnatamente presso i russi e gl'inglesi. Presso questi ultimi erano inventati i razzi alla _congrewe_.

3. Per gli ordini il prussiano era modificato, essendovisi introdotti i bersaglieri e l'ordine profondo siccome mezzi d'attacco. Presso i soli inglesi non invaleva quest'ultimo[43].

4. La tattica rimaneva la stessa, ma era subordinata alla strategia. La separazione delle armi diveniva piú pronunziata nelle riserve di artiglieria e di cavalleria. S'introduceva la divisione in corpi d'esercito.

5. La strategia diveniva dominante e saliva al grado di scienza.

6. Nella difensiva operavasi piuttosto manovrando sui fianchi che opponendosi di fronte al nemico; operazione difficile nell'esecuzione ma ricca di risultamenti quando riesce.

7. Quanto alle fortificazioni si accelerava l'attacco con economizzarsi una parallela. Si facevano tentativi perché la difesa avesse eguagliato i progressi dell'attacco. Costruivansi piazze non solo sulle frontiere ma pur nell'interno.

8. L'amministrazione venía migliorata nei metodi, ma non rispondeva pienamente a' bisogni di eserciti numerosi e mobili al sommo[44].

9. Le istituzioni militari erano rese piú compiute, piú razionali, piú armoniche; le pene fatte piú miti; le ricompense piú larghe; la carriera piú accessibile a tutti; l'educazione scientifica perfezionata.

Uno stato sociale ove le scienze militari son giunte a tal grado dee trovar nel suo insieme perfezionamenti che vi corrispondano, come brevemente piú in lá indicheremo, volendo per ora cercare negli autori militari e nelle pratiche de' capitani la pruova delle nostre asserzioni.

Lo scrittore militare che dopo l'esperienze delle prime campagne della fine del secolo cercò di fare per la sua epoca ciò che il Feuquières ed il Lloyd avevano fatto per le loro, fu il prussiano Bulow, che nel suo sistema di guerra moderna volle dimostrare la superioritá della strategia sulla tattica, cioè della configurazione e dimensione della base come risultamento favorevole in istrategia. In tattica intese a provare la superioritá dell'inviluppo sull'urto, e però la superioritá del combattere alla spicciolata contro le masse e delle ritirate divergenti sulle convergenti, le quali raccomandò anche in istrategia. La conseguenza che risultava e ch'egli dedusse dal suo sistema era la superioritá che dovevano acquistare le popolazioni che resistevano agli eserciti, e la disparizione successiva dei piccoli Stati che dovevano presto o tardi essere assorbiti dai grandi. Alcune pruove storiche vennero esposte dall'autore nel descrivere la campagna del 1800. L'autore prussiano, secondo l'avviso dei conoscitori, non comprese l'essenza della guerra moderna ed espose princípi spesso contraddittorii, dai quali traea conseguenze alcune esclusive altre azzardate; ma d'altra parte si è convenuto che questa prima opera poneva in luce se non risolveva le quistioni che nascevano dallo stato delle scienze militari, e che l'autore con sagacitá aveva desunto doversi realizzare vasti risultamenti e nello stato sociale e nell'equilibrio politico.

Il Jomini che ha esaurito in un'epoca posteriore le quistioni tutte che queste guerre han fatto nascere, nei suoi primi trattati combatté il Bulow nelle sue idee sull'inviluppo e sulle ritirate eccentriche, ridusse tutte le combinazioni della guerra in istrategia e in tattica «a operar colle masse contro le parti isolate e a tendere a questo scopo in tutte le operazioni», affermò che i prodigi della guerra de' sette anni dovevansi alla costante applicazione di questo principio posto in luce da Federico, ed indicò come un'aberrazione della scienza le prime guerre della rivoluzione fatte piú secondo il sistema di Bulow che secondo quello di Federico, attribuendo il buon successo dei francesi alla violazione che i loro avversari facevano egualmente di questi principi, mentre non avevano tutti i vantaggi di altra natura dei quali erano in possesso i francesi. Mostrò da ultimo siccome epoca di ritorno ai veri princípi perfezionati nell'esecuzione le campagne del 1796 in Italia e in Germania, e considerò i grandi avvenimenti del secondo periodo della lotta come il risultamento dell'applicazione di quei princípi fatta dal generale dell'esercito d'Italia sopra una vasta scala alle guerre del nord dell'Europa fino al 1809.

Il principe illustre che in etá verde avea posto in applicazione le regole di sana strategia contro gli eserciti francesi nel 1796, pubblicò nel 1813 la storia di quella campagna, preceduta da un trattato di strategia il quale ha un carattere scientifico e dimostrativo. Il chiaro autore la considera come riassumente e contenente la guerra cosí nelle sue previsioni che nelle sue conclusioni e, come il savio ed illuminato Polibio, attribuisce i rovesci e le riuscite delle potenze belligeranti all'aver esse seguite o violate le regole di strategia, eliminando tutte le piccole cause che le menti poco acute e gli amor propri offesi cercano di presentar come origini di grandi avvenimenti. Egli accetta i principi del Lloyd, combatte il Bulow, concorda col Jomini; ma è il primo che dia una forma dimostrativa alla scienza[45].

Questi sono gli autori principali: de' quali sebbene siesi accresciuto in séguito il numero, noi ne taceremo perché si appartengono ad un periodo posteriore a quello che qui trattiamo, e ci basterá il dire che non si sono appartati dagli esposti principi. Il Darcon fece conoscere nelle sue considerazioni sulla fortificazione la metafisica, per dir cosí, di questa parte dell'arte, non sotto l'aspetto speciale del disegno ma sotto quello piú vasto de' suoi moltiplici rapporti col principio conservatore dello Stato e delle forze mobili. Il Bousmard vi aggiunse la parte tecnica dell'arte fortificatoria, ed il Carnot consacrò il suo eccellente lavoro a risolvere il problema di livellare la difesa alla superioritá che l'attacco aveva acquistata dal Vauban in poi.

Passando ora a parlare de' gran capitani diremo che Dumouriez, Pichegru, Jourdan, Hoche con qualitá diverse si distinsero nelle prime campagne della rivoluzione, massime nelle combinazioni militari che a quest'epoca dominavano, cioè l'impulsione e l'inviluppo in tattica e i movimenti a gran distanze per attingere lo stesso scopo in istrategia. Il primo nella sua breve carriera ebbe de' lampi che sembravano scaturire dal genio; il secondo lasciò incerta riputazione militare; il terzo ha guadagnato nome a seconda che documenti piú positivi hanno fatto meglio conoscere i fatti; l'ultimo fra i nominati camminava a gran passi verso la gloria quando una fine prematura lo tolse ai piú alti destini. Dall'altro lato gli allievi del gran Federico lasciarono buoni generali per operare un giorno giusta le buone regole, ma nessuna operazione che possa far presumere un alto grado di scienza distinse il Brunswick, il Mollendorf e il Kalkreut. Il Clerfait sostenne la gloria dell'esercito austriaco nella campagna del 1795. Moreau comparve nel gran teatro e la sua riputazione andò sempre crescendo fino alle ultime campagne; ei fu metodico, compassato, qualche volta ispirato, e per la sua semplicitá è stato nominato da Lamarque «il La Fontaine dei capitani». Ma se Moreau seguiva le combinazioni de' suoi antecessori, l'arciduca Carlo suo avversario si elevò a dei principi positivi, per cui questi occupa un posto piú elevato tra i capitani, avendo riunito l'esempio ai precetti; il che dimostra aver egli saputo quello che si facesse e il perché. Nel 1799 comparvero sulla scena due uomini che avevano di comune come qualitá predominante una rara tenacitá: Massena e Souwarof piú alti di quei che li sieguono; Riccardos, Kray, Benningsen, Kutusof, Blucher, Bellegarde, Schwarzenberg e Wittgenstein compiono il quadro in una sfera inferiore, e la Francia vi opponeva Desaix e Kleber, uomini presto rapiti alla speranza che di sé davano, e Soult e Saint-Cyr e Macdonald e Marmont e Lannes, colpito dalla morte quando il suo genio era per apparir tutto intero, passando a piú vasti comandi da luogotenente abile ch'egli era. Nell'esercito francese la scuola di quelli che avevano guerreggiato sul Reno differiva da quella di coloro che avevano combattuto in Italia: i primi avevano piú metodo, che non escludeva l'ardire ma era frutto del calcolo, ed il Saint-Cyr n'era la piú chiara espressione; negli altri l'ardire era nell'istinto, e Massena e Lannes ne sono i migliori rappresentanti. La guerra della penisola fece conoscere Suchet, ch'ebbe costanti successi ed il quale seppe conciliarsi l'amore degli spagnuoli per la stima che loro ispirò, e seppe comandare con buon successo alle truppe francesi non solo ma alle straniere bensí, raccolte sotto le bandiere di Francia dalle sponde della Vistola a quelle del Sebeto, imprimendo loro una eguale impulsione e ispirando la confidenza medesima. Il duce britannico che fece la piú figura in questa guerra succedendo al Moore, uffiziale distinto che poteva elevarsi ad una piú alta riputazione, fu Wellington, cui si può appropriare la saggia espressione del Foy per caratterizzare l'esercito inglese, cioè di avere la calma nella collera. Questa qualitá è il segreto della carriera del duce britannico, che non è stato mai battuto. Le sue battaglie furono difensive: considerò il Portogallo come una cittadella e la Spagna come una piazza alleata che dovea esser soccorsa dal nord; il che costituisce un gran capitano.

Tali furono i capitani di questa epoca. È quistione se i secoli decimosesto e decimosettimo ne abbiano dati piú in una certa misura; ma non potendo risolvere un sí alto problema, ci limitiamo a dire che molte operazioni attiranti in quei tempi la pubblica attenzione, nell'epoca di cui discorriamo non l'attiravano perché avevano a fronte i pensieri ed i fatti dell'uomo superiore ad ogni paragone ed a tutte le differenze che separano il talento speciale dal genio nella sua universalitá. Cosa possiamo noi dire intorno a lui dopo quanto si è detto e da giudici tanto competenti? Riassumere è tutto quello che possiam fare. Napoleone nella sua vasta intelligenza abbracciava la guerra come una scienza compiuta, dalle sue idee piú generali ai particolari piú minuti. Uomo di genio, la sua analisi era rapida, e senza idee intermedie si elevava ai princípi primitivi, per cui era sintetico come scienziato ed era sul campo di battaglia inspirato come artista. Però le sue inspirazioni non andavano al di lá delle previsioni della scienza, ma ne erano una larga applicazione, vale a dire ch'ei riuniva ciò che vi è di piú sublime nella scienza a quanto v'ha piú alto nell'arte, cioè il trar partito dai piccoli eserciti e il muovere con facilitá i grandi: riuniva insomma lo spirito di Newton a quello di Michelangelo. Fedele ai princípi, ad essi è debitore de' suoi buoni successi del pari che dei suoi rovesci, frutto anch'essi d'errori, ma di errori che prendevano origine dalle passioni dell'uomo di Stato non giá dall'ignoranza del capitano. È necessario di studiarlo, ma il farlo senza la piú gran riflessione potrebbe condurre ad imitazioni che la favola di Fetonte esprime a maraviglia, mentre nel genio vi ha due parti, l'una che resta come metodo ed è la parte umana, l'altra è la divina: la prima è da tutti, l'altra da pochi.

Crediamo aver risposto alle tre prime quistioni; per lo che passeremo alle tre rimanenti che riguardano lo stato delle scienze, quello della societá ed infine i politici risultamenti delle guerre combattute nell'epoca di che ragioniamo.

Le scienze esatte furono coltivate tra i moderni e particolarmente in questo periodo con un metodo diverso da quello adottato dagli antichi. Partendo da ciò che era in quistione per ritornare ad un centro comune di veritá giá note, si venne a costituire il metodo analitico, piú rigoroso del sintetico e piú rapido e piú diretto al medesimo tempo. Ad esso si debbono le piú grandi scoperte come ancora la piú bella, cioè le ricerche che costituiscono le leggi che reggono il sistema del mondo. È per mezzo dell'astrazione che le idee si generalizzano, e queste favorirono i progressi tutti delle scienze fisiche e matematiche. I nomi di Condorcet, di Bailly, di Lagrance, di Monge, di Laplace e di Biot appartengono sotto aspetti diversi a questa epoca importante per le scienze. Il primo riuní il merito letterario e lo spirito filosofico ai suoi lavori sulle scienze esatte; il secondo vestí la storia dell'astronomia di tutti i prestigi dello stile e l'arricchí di tutti i rapporti che quest'alta scienza ha con lo stato sociale dei diversi popoli che l'hanno coltivata; il terzo risolvette una serie di problemi che passarono nell'insegnamento elementare della scienza; il quarto indipendentemente dall'influenza ch'ebbero i suoi lavori nella commissione d'Egitto, creò per cosí dire un nuovo ramo nelle matematiche con la geometria descrittiva; il quinto rese compiuta la teoria di Newton con dimostrare che le leggi nate dalle ultime scoperte si applicavano a tutti i casi, e molti fenomeni cessarono di esser tali perché furono sottoposti alla legge comune[46]; il sesto finalmente ereditò la riputazione e continuò i lavori de' suoi illustri predecessori.