Della scienza militare

Part 11

Chapter 113,668 wordsPublic domain

Non può essere contrastato che l'elemento monarchico riassumeva e dirigeva la societá in quell'epoca, che questo carattere era visibile e spinto ai suoi ultimi confini in Francia e che l'Europa intiera, meno che l'Inghilterra dopo il 1688, l'Olanda e la Svizzera[20], seguiva questa generale tendenza, stimandola una necessaria dittatura per dar pace o almeno ordine al mondo europeo, stanco dalle lotte del genio feudale e delle dispute religiose. Quindi la potenza regia si presentava come suprema moderatrice, circondata di tutti i prestigi della sua organizzazione e avvalorata dai pubblici bisogni ch'essa sola potea soddisfare. In effetto l'aristocrazia feudale da impetuosa opposizione si trasformò in gentil cortigiana e non cercava piú il suo splendore nell'abbassamento del trono, ma bensí nel riflesso della grandezza di questo. Il clero stesso, malgrado ciò che vi era di sacro nel suo ministero, di forte nella sua organizzazione e di vivace ne' suoi antecedenti, seguí l'esempio della nobiltá e al dire di un severo ma eloquente censore, Lamennais, abbandonò tutta la sua indipendenza e divenne un ornamento ed un appoggio del trono. Le comuni sparirono, perché non avendo piú un nemico a combattere nella sommessa nobiltá feudale ed essendo la loro locale indipendenza priva di un centro comune, non erano piú in armonia con un sistema ove le finanze, l'esercito, la magistratura e l'amministrazione, organizzate in una vasta scala ricca di forza e di unitá, venivano a riunirsi al trono come a centro comune. Ma se le comuni erano annullate, e 'l doveano essere per le ragioni esposte, la classe ch'esse rappresentavano, cioè il terzo stato, cresceva d'importanza per la sua ricchezza e per la sua intelligenza e per tutte le carriere d'industria, di finanze, di giurisprudenza e di amministrazione, che la nobiltá per una disdegnosa leggerezza le lasciò esclusivamente. Le ultime classi della societá godevano lentamente del progresso sociale ed avevano il vantaggio di far parte del tutto e di essere sovente protette dalle leggi generali contro la prepotenza e le vessazioni dei potenti locali; il che unito alla possibilitá di migliorar la propria condizione con economia ed industria, rendeva vantaggioso, solido e progressivo il passaggio della societá dallo stato del medio evo a quello dell'epoca moderna. E questo era lo stato non solo della Francia ma dell'Europa intera, in proporzione della maggiore o minor distanza dal modello ideale che le corti ed i popoli trovavano nella Francia di Luigi decimoquarto. Difatto la docilitá dei parlamenti di Francia trovava imitazione nel consiglio di Castiglia, ed in ultimo l'imitavano sebbene meno compiutamente le diete ungheresi, polacche e germaniche. I grandi ed il clero da per tutto si raggruppavano intorno al trono, e le classi medie perdevano ogni rappresentanza, ma guadagnavano in una reale importanza ciò che toglievasi loro in apparenza. Le arti e le scienze stesse nei loro progressi non adoperavansi alla ricerca del bello e del vero se non che con uno scopo puramente artistico o scientifico e non d'applicazione sociale; ed i sapienti piú distinti avevano un contegno modesto fino all'umiltá co' grandi e coi potenti che consideravano quali esseri di un'altra natura. L'urbanitá rendeva però le distanze meno sensibili e le classificazioni meno umilianti.

La politica esterna doveva esprimere compiutamente questo interno della societá. Noi vedemmo altrove come a misura che il governo si centralizzava le nazioni acquistavano un carattere d'individualitá e di unitá, e le umane passioni dovevano lottare su di un piú vasto campo e per piú alti interessi, in quella proporzione che passa tra la contesa dei due possessori vicini e quella di due nazioni. In effetto sembraci poter segnalare l'invasione di Carlo ottavo come simbolo di questo nuovo stato sociale e tutte le guerre di Carlo quinto e Francesco primo come lo sviluppamento di esso. Queste guerre di territorio e di dritti di famiglia furono complicate colle religiose prodotte dalla riforma, cedendo in séguito il posto le quistioni territoriali a quelle di religione che agitavano piú vivamente le masse di quello che il facessero le prime. Il trattato di Westfalia mise termine a questa lotta, ed il suo scopo fu quello di terminare la quistione religiosa con una tolleranza legale e di far entrare nell'associazione europea i protestanti e gli Stati che si erano emancipati dai loro antichi sovrani, quali la Svizzera e l'Olanda, formandone elementi atti a sostenere l'equilibrio minacciato dalla preponderanza di qualche gran potenza. Le guerre che seguirono il trattato di Westfalia furono tutte fatte per questo ultimo scopo, e quando Luigi decimo quarto fu accusato di voler rinnovare il dominio di Carlo quinto, si vide gli Stati republicani riunirsi in lega coi loro antichi sovrani ed i protestanti coi cattolici per contenere nei suoi limiti la preponderanza di un ambizioso monarca. Il trattato di Utrecht che chiude quest'epoca memoranda risolvette il problema, mentre da esso l'equilibrio non fu alterato; e se la Francia s'ingrandí con territori che erano nei suoi limiti naturali, ciò fu piú per aggiungere un nuovo elemento all'equilibrio che per turbamento di esso[21]; poiché separando la dinastia spagnuola da quella d'Austria e di Francia, togliendo tutte le possessioni eccentriche, quel trattato immergeva di nuovo la Francia nelle contese contro la potenza inglese, e questo era il suo posto nell'equilibrio europeo. Tutte le altre potenze erano limitate in modo che lo stato dell'occidente non pareva turbato dall'ultimo trattato. Ma nel settentrione e nell'oriente non si pareva giá lo stesso ad occhi chiaroveggenti. La Svezia soccombeva alla sublimitá dei suoi sforzi e rientrava nella limitata azione che corrispondeva ai suoi mezzi naturali. La Polonia si trovava pei vizi del suo reggimento dominata dagli stranieri, i quali eleggendone i sovrani avean fatto il primo passo per divenirne tali. La Turchia perdeva tutto ciò che la Russia acquistava, e le circostanze della pace del Pruth velavano all'orgoglio ottomano l'importanza del nuovo e terribile suo nemico che dal Baltico al mar d'Azof dominava direttamente. L'elevazione della Russia, quella della Prussia che scindeva ed indeboliva di molto l'impero germanico, preparavano col progresso dell'Inghilterra e coll'importanza del commercio e del sistema coloniale una nuova èra ed un nuovo punto di vista per la politica europea, che doveva modificare potentemente ciò che si era stabilito in Westfalia e confermato ad Utrecht. E ciò per quella veritá dimostrata in meccanica del pari che in chimica, che quando nuovi corpi o nuovi elementi entrano in una organizzazione qualunque, ne rompono l'antico equilibrio e ne preparano uno nuovo.

Dopo questo cenno sullo stato sociale e sui risultamenti politici di esso resta a determinare come tutto ciò possa dedursi dallo stato delle scienze belliche.

Se si getta uno sguardo sui regolamenti militari di Luigi decimoquarto vedrassi una forza maggiore di quattrocentomila uomini in una popolazione di venti milioni d'abitanti; vedrassi ordini militari per ricompensare, codici speciali per punire, abito particolare per distinzione, gerarchia nel comandare, regolamenti di amministrazione, caserme per abitare, ospedali per gli ammalati, medici e cappellani addetti alla milizia, istituti di educazione scientifica militare pei giovani, asilo pei vecchi[22], biblioteche, macchine, carte, arsenali, artefici, cittá addette ad uso esclusivamente militare quali sono le fortezze, istorie e tradizioni delle geste degli antenati, trofei conservati, eccetera. Lo spettacolo di tutto ciò altro non può dinotare se non che esser quello di una societá particolare nello Stato, la quale in sé il comprende e riassume, giacché tutte le classificazioni sociali vi sono rappresentate. E poiché questa societá ha nel suo seno leggi, arti, religione, scienze, ricompense, tradizioni, istoria, lo Stato che la comprende dovrá averne ancora in piú alto grado; e poiché si comprendono teologi, medici, scienziati nell'esercito, dovrá ancora esservene in gran numero nello Stato; se questa massa organizzata ubbidisce ad una volontá, lo stesso dovrá avvenire nello Stato, insieme ad una gerarchia di cui qui si vede l'imagine. Ciò suppone uno Stato incivilito, classificato, tranquillo nel suo interno, dominato da un potere unico, che si crea delle regole sotto il nome di leggi le quali rispetta pel suo interesse e per l'interesse generale, che dev'esser ricco per mantenere un corpo cosí potente, e forte per dominarlo senza esserne dominato, ed in ultimo che vi debbono essere altri Stati che abbiano la stessa organizzazione, altrimenti non si comprenderebbe lo scopo e l'uso di un sí fatto corpo. Da molti segni si rileva che cosí è, che gli altri Stati hanno la stessa organizzazione, si servono dello stesso insegnamento e si governano dalle stesse autoritá, mentre nelle biblioteche si vedono autori di altre nazioni militari i quali sono studiati, seguíti e commentati da quelli di questo Stato. Dunque allora si concepisce che l'Europa è una repubblica sotto molti aspetti, che ha la stessa religione, le stesse leggi, le stesse arti e scienze, lo stesso governo rappresentato dai sovrani, che le nazioni si combattono tra esse per mezzo di eserciti, indi trattano, si collegano per opporsi al forte; dal che derivano trattati, diplomazie, leggi comuni, magistrati tra nazioni e nazioni. Comparato questo quadro con le storiche tradizioni dell'Oriente, di Roma, della Grecia, del medio evo, delle epoche anteriori di poco a questa, si deve conchiudere che rimontando dall'esercito allo Stato e dallo Stato all'Europa, questa parte in questa epoca ha delle condizioni e de' caratteri che differiscono anziché lor somigliare da tutti quelli che la tradizione ci lascia conoscere, e che per tutto ciò ha dritto ad una denominazione indicata dal tempo, cioè «èra moderna», e dedotta da uno de' suoi elementi, tal quale è lo stato dell'arte militare in essa.

Noi crediamo aver risposto alle quistioni che ci siam fatte avendo indicato lo stato dell'Europa, quello degli elementi e delle parti dell'arte della guerra, dedotto dall'analisi delle cose, dalle azioni de' gran capitani e dalle scritture degli autori militari dell'epoca presa ad esaminare; avendo discorso lo stato dello scibile non meno che lo stato sociale in Europa co' suoi caratteri e gli effetti politici delle guerre; ed infine avendo dimostrato come dallo stato dell'arte militare si deduca il carattere di quest'epoca. Ché se alcuno vorrá incolparne di esserci dilungati di troppo, allettati da quella voluttá intellettuale che deriva dal ritrovamento di nuovi rapporti in una scienza ch'è la compagna della nostra vita, risponderemo col traduttore di Vico: — «La sola guerra ha discoperto il mondo negli antichi tempi; ma perché una strada presa sia durevole, è d'uopo ch'essa adempia a bisogni meno passeggieri di quelli della guerra. Alessandro facendo aperte la Persia e l'India al commercio della Grecia, ha fondato piú cittá che non ne ha distrutte. I greci ed i fenici hanno scoperta la costa del Mediterraneo, che dipoi inclusa da' romani come un cammino militare di piú nel loro impero, è divenuta la gran via della cristiana civilizzazione. Cosí le strade mostrate dai guerrieri, seguíte dai mercatanti, agevolano man mano la comunicazione delle idee, favoriscono la simpatia de' popoli e gli aiutano a riconoscere la scambievole fratellanza del genere umano»[23].

DISCORSO VII

Dello stato della scienza militare e delle sue relazioni colle altre scienze e le arti e con lo stato sociale dal trattato di Passarowitz del 1718 alla rivoluzione francese del 1789.

Il principio conservatore delle societá risiede nel loro movimento progressivo. L'esame della nostra esistenza individuale e l'esame di quello delle societá in generale dimostrano compiutamente l'asserto. In effetto come si conserva la vita dell'individuo? Mercé di una serie di trasformazioni costanti, lente, insensibili, che segnano i periodi tutti che percorriamo dalla infanzia all'etá decrepita fino alla nostra distruzione, la quale teologicamente e filosoficamente può considerarsi come una piú alta e compiuta trasformazione. Le societá politiche sono soggette alle stesse leggi che gl'individui, e lo studio della storia fatto da un alto punto di vista n'è la pruova costante. Ecco perché la lettura di Bossuet, di Vico, di Herder e di Muller innalza la mente ed insieme è di conforto, perché fa rientrare nel corso degli avvenimenti ordinari benché strepitosi ciò che l'ignoranza presentava come scandali storici e morali. No, non vi sono scandali nell'ordine generale; la provvidenza regge il mondo con giuste leggi, ed una di queste si è che per progredire bisogna trasformarsi, senza di che vi è per cosí dire ristagno e languore. Ma al nostro ragionamento è necessario premettere un rapido quadro dell'Europa qual era nell'epoca di cui siamo per trattare, mentre riveste il carattere che sopra enunciammo.

La monarchia spagnuola riprese sotto i Borboni, e particolarmente sotto Carlo terzo, se non un'alta importanza almeno della dignitá nelle sue relazioni; e i miglioramenti amministrativi che si preparavano dal sovrano, secondato da uomini distinti, tendevano a dar valore al suolo spagnuolo ed a quello delle colonie e a sviluppar l'attitudine di quel popolo sí riccamente dotato dalla natura.

La monarchia francese dopo la fine del gran secolo presentò un'anomalia che non manca mai di precorrere ad alti e spesso terribili avvenimenti. Vogliam dire che l'intelligenza era in progresso mentre la moralitá andava scemando; la ragion pubblica riceve a maggiore sviluppo del potere e le classi medie e le infime erano piú morali, econome ed industriose delle alte. Questa disposizione unita all'incertezza dei limiti fra i poteri rendeva malferma l'amministrazione interna e molle la politica esterna, segnatamente dopo il trattato di Aquisgrana.

L'Inghilterra al contrario consolidava il suo sistema; la casa di Annover aveva ripreso lena piú forte dopo l'ultimo sforzo degli Stuardi. Uomini di Stato come Chatam dirigevano la sua politica sovente egoistica ma però altamente nazionale; le sue armi brillavano nelle guerre continentali; il suo commercio, la sua industria e le sue colonie in molte parti del mondo le davano gran peso negl'interessi europei; aveva su tutte le potenze tre vantaggi decisivi: il suo credito, la sua inaccessibilitá e lo spirito pubblico il quale nascea dalle leggi che la reggevano. Non avendo nulla ad acquistare sul continente, era potenza rivale di chiunque volea dominare, e sotto questo rapporto la sua azione era utile mentre parea generosa.

L'impero germanico rappresentava il medio evo nelle sue forme, ma nel fondo subiva tutte le modificazioni che il tempo e gli avvenimenti avevan prodotto: quelle sue forme erano d'ostacolo agli affari ed il suo spirito una menzogna che ogni fatto rendeva piú chiara; e dopo la scissione profonda che la riforma aveva lasciato in quel corpo, l'elevazione della monarchia prussiana venne a provare con terribili guerre la vanitá delle leggi da Ratisbona emanate. La monarchia sopraccennata era il prodigioso risultamento di una serie di uomini che chiamati a reggerla, aveano sortito quasiché tutti quelle qualitá ch'erano piú in armonia coi bisogni dell'epoca in cui regnarono. Stato divenuto importante a forza d'industria, d'intelligenza, di coraggio e di scienza militare e che può essere considerato fra le monarchie per quello che le cittá anseatiche, Venezia e Genova erano nel medio evo, cioè potenze piú forti e influenti di quello che la loro estension materiale avrebbe dovuto permettere e supplenti con le forze morali e intellettuali a ciò che loro mancava nel valor della massa.

La casa d'Austria considerata sotto l'aspetto di capo dell'impero, benché assicurata la dignitá imperiale nella sua famiglia, dopo la guerra di successione vedeva la vanitá di una tal dignitá nel dover cedere una bella provincia ad uno de' suoi vassalli. Come potenza ereditaria perdeva terreno ed opinione dalle rive del Garigliano a quelle della Sava; ma in séguito, nella crisi che subí alla morte di Carlo sesto, il nobile carattere di Maria Teresa ed il cavalleresco patriottismo degli ungheri ristabilirono se non nelle possessioni almeno nell'opinione questa importante monarchia, e la casa di Lorena ebbe principi distinti, e la monarchia austriaca nel periodo del quale trattiamo, malgrado molte sventure si trovò alla fine del secolo abbastanza forte per sostenere la terribile lotta che l'ha segnalata; il che dimostra che aveva fatto progressi nelle arti della pace del pari che in quelle della guerra.

L'Olanda ricca di capitali perdeva la sua importanza per la rivalitá inglese nel commercio e nelle colonie e per l'elevazione delle potenze continentali, segnatamente della Prussia.

La Svizzera aspirava alla pace e ne godeva; ma si alteravano gli elementi del suo stato sociale, secondo il detto del suo eloquente storico: dava soldati, ma non ne aveva. I suoi soldati combattevano per chiunque li pagava, ella per nessuno. Per questa via si può conservare lo spirito militare, ma si perde l'influenza politica; il che appunto accadde alla Svizzera.

L'Italia respirava nel secolo di cui parliamo. Quasiché tutti i suoi governi erano nazionali: ristabilito il trono delle Due Sicilie; ingrandita la casa di Savoia; gli Stati di Parma, di Modena, di Toscana governati da principi italiani; Genova, Lucca e Venezia rette a repubblica. Il solo Stato di Milano non aveva un governo italiano, ma l'amministrazione del Firmiani compensò in qualche modo i mali della condizione per cosí dir coloniale di quel principato nel quale si aprivan la strada tutti i progressi amministrativi. Quarantotto anni di pace procacciarono all'Italia ricchezze materiali e intellettuali, ma la tempra degli uomini si ammolliva, perché concitati non erano né da grandi timori o speranze né da vive passioni.

L'impero ottomano che avea combattuto e combatteva con sorte varia la potenza austriaca, vedeva e sentiva i colpi che questa andavagli arrecando e preparava una nuova e terribile potenza, vogliam dire la Russia, la quale tendea verso l'oriente a causa della sua posizione e meno guardava o influiva sull'occidente. Questa societá musulmana in Europa rimanea separata dal popolo greco che avea conquistato ed estranea alla civiltá europea; mentre andava perdendo il suo fanatismo, conservava però l'antica barbarie; circostanze tutte che non inducevano dubbio sulla sua decadenza nei meno sagaci osservatori. La nullitá, la mollezza e la crudeltá de' suoi sovrani erano al tempo stesso causa ed effetto della societá musulmana.

La Polonia, come l'impero germanico e l'ottomano, offeriva una pruova novella del non essere permesso all'umanitá anche nel suo eroismo di ostare alle leggi della natura. Malgrado il valore e l'intelligenza di una illustre nobiltá, il solo attaccamento cieco a' metodi governativi esauriti nei loro risultamenti fece sí che questa potente monarchia ricevesse la legge in tutta questa epoca e finisse per essere conquistata senza aver fatto la guerra. E ciò preludeva alla sua distruzione.

L'impero russo segnalava la sua esistenza con passi giganteschi, ed il piano di Pietro era continuato da quattro donne rivestite della sovranitá, le quali quantunque fornite di qualitá differenti miravano allo scopo medesimo. L'imitazione che forse noceva allo sviluppo spontaneo ed originale della intelligenza nazionale accelerò nondimeno la importanza politica e militare di questo impero che progrediva, combatteva ed influiva al tempo stesso sull'Oder, sul Danubio e sul Fasi. Avea flotte nel mar Nero e nel Mediterraneo, dominava la Polonia, acquistava terreno in Finlandia, in Crimea e nelle provincie del Caucaso: l'esercito paziente, valoroso e pieno d'entusiasmo per chi reggeva l'impero, l'amor proprio nazionale vivissimo, la civiltá europea facentesi strada; tutto questo formava nuovi elementi che doveano modificare il sistema stabilito a Munster.

La Scandinavia rientrava nella posizione che la natura assegnavale dopo che grandi potenze eran sorte nella parte settentrionale d'Europa. La Svezia dominata e divisa dai partiti mostrò nella guerra de' sette anni quanto fosse diversa da ciò che era in quella de' trent'anni. Un principe distinto concentrando nelle sue mani il potere, volle e cominciò a rialzarla, ma gli mancò il tempo e forse ancor l'occasione.

La Danimarca retta con saggia politica interna ed esterna progrediva in ogni senso.

Il Portogallo divenuto per cosí dire colonia inglese in virtú del trattato di Mathuen ed afflitto da una orribile calamitá fisica, era in decadenza. Ebbe poi il torto di non saper comprendere e non voler tollerare un gran ministro che volea rialzarlo dall'umile stato in che era caduto.

A quanto abbiamo sinora detto sullo stato d'Europa vuolsi aggiungere che l'America colonizzata diveniva omai teatro di guerra, e la sua influenza era passiva. Ma la rivolta delle colonie inglesi avverò il vaticinio fatto sul sistema coloniale in quanto alla sua successiva caduta ed a' suoi effetti sull'equilibrio europeo.

Il carattere generale degli Stati di cui abbiamo discorso, che forma la nota caratteristica del periodo di cui è parola, può ridursi al seguente:

1. Concentrazione piú compiuta del potere monarchico, potere che distruggeva gli ostacoli a lui legati dal medio evo; il che conduceva all'unitá amministrativa.

2. In quanto alla politica esterna l'interesse commerciale ed il coloniale che si svolgevano sempre piú e si confondevano per la loro natura e pei loro effetti, sottentravano alle guerre di successione che nascevano dai dritti delle famiglie reali come risultamento naturale del volersi apparentare tra loro esclusivamente. Questo principio prevalse piú nel secondo periodo dell'epoca che nel primo, nel quale l'altro enunciato ebbe il dí sopra come dalla storia e dai trattati rilevasi.

3. L'influenza del sistema coloniale esercitava la sua azione sotto tanti aspetti diversi, in guisa da modificare non solo la direzione politica ed economica degli Stati, ma bensí da cangiar la morale, sostituendo la tolleranza religiosa che il commercio rendea necessaria e facile, al fanatismo che nel principio del secolo anteriore avea dominata ed insanguinata l'Europa.

4. La tendenza all'utile cosí nello scibile umano come nell'amministrazione. E ciò risultava dalla natura dell'umana intelligenza, che dopo aver impiegato le sue facoltá nella ricerca del vero, del bello e del buono, ha bisogno di recare ad atto le sue speculazioni per ritrarne una utilitá positiva.

Ora ci faremo a proporre alcune quistioni. Col rispondere ad esse adeguatamente otterremo la soluzione del problema che ci siamo proposto.

1. Quali uomini, quali armi, quali ordini fossero scelti e adoperati dalle varie potenze europee nei vari periodi dell'epoca di cui trattiamo.

2. Quali fossero i metodi tattici, strategici e di fortificazione dell'epoca. Quale il sistema amministrativo che prevalea negli eserciti.

3. Qual fosse il carattere che rivestiva la scienza della guerra secondo gli scrittori militari dell'epoca e se vi fosse unitá nelle vedute di questi scrittori; unitá tale da poterne dedurre quella delle istituzioni ed insieme dei metodi militari.

4. Qual fosse lo stato delle scienze esatte, naturali e morali, quale carattere rivestissero, qual fosse l'influenza che avevano sulle arti che ne dipendono e quale finalmente la lor relazione con lo stato delle scienze belliche.

5. Qual si fosse lo stato sociale nel suo insieme, quali i suoi politici risultamenti e però la sua influenza sui destini del mondo, e in che modo particolarmente si scorgesse reagire sulla scienza militare.