Della scienza militare

Part 10

Chapter 103,553 wordsPublic domain

Sembra a prima vista un fenomeno inesplicabile il vedere gli elementi tanto avanzati, cioè gli uomini, le armi e gli ordini, ed i metodi per fame uso cosí poco migliorati: pur tuttavia ci sforzeremo di rintracciarne le ragioni. L'abolizione delle picche e la diminuzione della profonditá non erano per anco supplite dalla soliditá necessaria per sostenere la cavalleria formando un corpo profondo, né dal perfezionamento del fuoco combinato colla baionetta; giacché non si era ritrovata la maniera colla quale oggidí formansi quadrati pieni e vuoti e si dá ad essi una posizione che li faccia scambievolmente sostenere in modo da improvvisare un sistema di fortificazione, né si era tolto l'inconveniente della poca celeritá e della imperfezione del fuoco, cagionate dalla bacchetta di legno e dal non sapere incannare la baionetta senza impedire l'uso offensivo del fucile. Per lo che la fanteria non bastava a reggere gli scontri della cavalleria, e per conseguenza niun fatto d'arme si ravvisa in quell'epoca simile a quei tanti che per questi vantaggi son segnalati nella storia posteriore. Del che fan prova e la guerresca fazione dello Schoulembourg a Fraustadt contro Carlo decimosecondo, nella quale l'infanteria sassone era ancora armata di picche, e quella dell'Anhalt a Hochstett in cui avendo i prussiani adottato i primi la bacchetta di ferro e 'l passo eguale, avea la loro fanteria il vantaggio di tirare e marciare con piú celeritá ed ordine. E questi due esempi gravissimi confermano il nostro detto, imperocché la fanteria che aveva abbandonato le armi e gli ordini che tanto valsero a' sassoni nella loro bella ritirata, e che non aveva adottati i metodi per mezzo de' quali i prussiani poterono dare quel raro esempio di resistenza alla cavalleria, doveva soccombere agli attacchi di questa o almeno evitarli. A questo secondo partito si attennero i capitani di quel tempo, sommettendo il loro ingegno all'imperfezione degl'istrumenti di cui doveano servirsi; la qual cosa unita all'eccessivo aumento di numero ruppe ogni proporzione tra i quadri e le masse e rese meno agevole il muover queste, perdendosi cosí al tempo stesso la soliditá e la mobilitá. Il che diede alle battaglie del secondo periodo un carattere particolare, giudicato per sintoma di decadenza dell'arte, avuto riguardo alla sua natura ed al suo scopo e comparando tra loro le guerre piú celebri e gli usi de' piú gran capitani sino a quest'epoca. Difatto se la guerra è uno stato violento ed eccezionale nell'essere sociale, lo scopo e la natura di quest'arte debbono consistere nel farlo cessare il piú presto che sia possibile per rientrare nello stato normale; dal che consegue la necessitá di fare al nemico il massimo male nel minor tempo, e quindi la guerra di movimenti che agevola la celeritá delle operazioni. Cosí hanno operato fra gli antichi Alessandro, Annibale e Cesare, e fra i moderni Gustavo Adolfo, Montecuccoli e Turenna; al contrario di altri, sommi guerrieri per altro, quali Luxembourg, Villars, Vandôme, Berwick, Eugenio, Malborough, Staremberg, Catinat, Baden, i quali avean ridotto le battaglie o ad un qualche stratagemma ordinato fuori della visuale del nemico, come nel movimento di Luxembourg a Fleurus contro il Valdeck; o ad una sorpresa, quale fu quella fatta dal principe di Orange senza successo a Steinkerque contro Luxembourg; o a difendere accidenti di terreno fidando sulla forza di un'artiglieria accresciuta ma poco mobile e di una fanteria che dopo spiegatasi era incapace di mutar ordine, come nelle battaglie di Nervinde, di Ramillies, di Malplaquet, di Almanza, di Bleinheim e di Fridlingen; o a chiudersi in linee fortificate, come in quella di Torino nel 1706; o a mettersi dietro a ridotti distaccati che lasciano possibile l'offensiva, come quella di Pultawa nel 1709 tra Pietro e Carlo decimosecondo. L'offensiva ancora mancava di energia: non rapidi movimenti operati sul campo di battaglia, non alcun artifizio di tattica per modificare l'ordine primitivo[13]. Ecco perché erano cosí sterili di conseguenze le sanguinose battaglie di Ramillies, di Malplaquet, che avevano combattenti superiori di numero a quelle di Rivoli e di Marengo ed eguali alle altre di Austerlitz e Fridland, fertili in risultamenti guerrieri ed in effetti politici. In questo secondo periodo il piú importante spettacolo di tattica si osserva nella guerra tra Pietro primo e Carlo decimosecondo: in essa si perfezionava l'esercito svedese, ed il russo facea presagire quei progressi che ora gli dánno tanta parte nei destini dell'Europa e dell'Asia.

La strategia si vantaggiava in questa epoca. Il general Jomini ha detto nel suo _Quadro analitico_ essere la strategia la scienza di far la guerra sulla carta, poiché il primo piano d'operazione di una guerra intrapresa si traccia appunto nel gabinetto, modificandosi poi nell'applicarlo dal generale che deve eseguirlo, anche sulla carta e nella sua tenda; val quanto dire che si sottomettono tutte le forze materiali alle investigazioni ed ai calcoli scientifici dell'intelligenza umana. Adunque i progressi della strategia son pruova in questa epoca di una civiltá progrediente. Or non vi ha dubbio che le guerre di Luigi decimoquarto non sieno state precedute da ciò che dicesi «piano di campagna», giacché stabilivasi in esse una serie di operazioni ipotetiche fondate su dati conosciuti e si cercava di prevederne gli effetti. Anche l'invasione dell'Olanda nel 1672 fu eseguita strategicamente, come lo addimostra la controversia tra il ministro ed i generali sulle operazioni da farsi, poiché l'opinar di un politico in materia guerresca fa chiaro esser la guerra una scienza che si appara per teorica, indipendentemente dalla sua pratica[14]. Dimostrata l'esistenza della strategia, faremo osservare come nel primo periodo venendo rese facili le marcie e le mosse dal piccol numero d'uomini di cui componevansi gli eserciti, il genio strategico ebbe maggior campo di svilupparsi. L'esempio piú compiuto di quanto asserimmo sono le quattro campagne di Turenna dal 1672 al 1675, epoca della sua morte, nelle di cui operazioni si contengono esempi piú da seguirsi che da evitarsi, siccome nel comentario che ne fece vien dimostrando il prigioniero di Sant'Elena, anche dopo che egli e Federico aveano di tanto immegliata la strategia. Difatto la condotta del Turenna in queste quattro campagne[15] mostra come la guerra si fosse ingrandita nella sua azione e fosse divenuta scientifica ne' suoi metodi. Doveva egli operare lungo il corso del Reno per coprire la conquista e la possessione dell'Olanda, a quel modo che un esercito di osservazione opera per coprire l'assedio di una piazza isolata, appunto come Buonaparte faceva per Mantova nel 1796. Cosí le ultime operazioni presso Strasbourg sullo Schutter, guerra tutta di movimenti che tendeva a tagliare le comunicazioni all'avversario prima di combatterlo per costringerlo poi a combattere onde aprirsi una strada, sono l'ultimo grado di perfezione in istrategia[16]. Ma nel secondo periodo al contrario, malgrado i progressi scientifici fatti, la fortificazione elevata a scienza esatta, gli elementi dell'arte ed i metodi insegnati, l'armi da fuoco preponderanti, e quindi l'importanza dell'artiglieria e l'ordine della fanteria determinati, pur nondimeno la strategia non s'innalzò ad alti concepimenti per l'accrescimento delle masse, che togliendo loro ogni mobilitá, inviluppò per cosí dire il genio nella difficoltá di muovere e di nutrire eserciti cosí numerosi. Perciò la guerra di posizione e di assedio prese il luogo della guerra di movimento e d'impulso che nel primo periodo prevaleva. Con ciò non intendiamo dire che Eugenio, Marlborough, Villars, Berwick, Catinat non abbiano ordinate dotte marcie ed operazioni strategiche di alto merito; sí bene vogliamo che si argomenti da quello che fecero, ciò che uomini cosí eccelsi avrebbero fatto con metodi migliori e piú acconci a risolvere il gran problema della riunione di soliditá e mobilitá negli eserciti. Non pertanto in questo periodo sono da notarsi la marcia di Villars per raggiungere l'elettore di Baviera sul Danubio[17], quella di Marlborough per raggiungere Eugenio sullo stesso fiume, quella di Eugenio per liberare Torino, che regge al paragone delle fazioni che precedettero la battaglia di Marengo, le marcie in Ispagna di Vandôme e di Berwick terminate colle battaglie di Almanza e di Villaviciosa, quelle di Staremberg sopra Saragozza, ed infine le campagne del Sobieski colla sua marcia sopra Vienna; le quali operazioni tutte son pruova del vero stato della strategia, come lo sono sotto altro rapporto le campagne in difensiva del Crequi sulla Sarra e la Mosella, quella del Villars nello stesso teatro e l'attiva e sapiente difesa di Berwick nelle Alpi dal 1709 al 1712, nelle quali non le posizioni passive ma i movimenti costituivano il carattere ed il merito della strategia. Però in questo secondo periodo era accidentale ciò che nel primo era costante, e sotto questo aspetto dicemmo che la strategia decadeva dopo Turenna: testimonio le campagne di Fiandra in cui poche leghe tennero occupati per dieci anni eserciti grandi condotti da grandi capitani, non meno che le guerre di Turchia che mostrarono a Zenta e a Belgrado il genio del grande Eugenio e la superioritá dell'Europa sull'Asia.

La fortificazione fu perfezionata da Vauban il quale riassunse, accrebbe ed applicò tutto quello che si era escogitato dalla scuola degl'ingegneri italiani fra' quali fu il Marchi, cosí che oggi le sue dottrine vengono citate ma non contraddette, riducendosi tutto quello che si agita da' suoi successori a cercar di rendere la difesa superiore all'attacco, unico problema che abbia il Vauban lasciato a risolvere alle future generazioni. Imperocché egli fissando le parallele ed i fuochi d'infilata, diede una decisa superioritá all'attacco sulla difesa, talché piú non si son veduti come prima gli assedi durare anni ed anni[18]. Questo grand'uomo cercò di difendere la patria non con un sistema isolato, ma con un sistema generale di difesa, fondato sulla geografica configurazione, sulle fortificazioni e sulle operazioni degli eserciti; e però nelle attuali quistioni sul fortificamento delle capitali la sua autoritá è invocata ancora con successo. La fortificazione di campagna progredí e piú avrebbe avanzato se non si fosse voluto operare troppo colle masse inerti e poco cogli uomini, i quali sono il primo elemento della guerra, che facendosi per essi, non può farsi altrimenti che con essi[19].

L'aspetto scientifico che presero le armi a quest'epoca in Francia e successivamente altrove si mostra nelle istituzioni per l'insegnamento della gioventú destinata a seguire questa carriera. I collegi militari sono il segnale chiarissimo che la guerra era divenuta una scienza, e come tale richiedeva l'aiuto delle altre scienze e progrediva a seconda de' loro progressi. La marina militare serviva da un altro lato col suo avanzare per pruova del progresso della societá, del commercio, dell'industria e del vincolo che unisce le forze conservatrici alle produttrici. L'amministrazione militare dovea ancor essa progredire in ragion composta dei progressi dello stato e dei bisogni dell'esercito. Da ciò ebbero origine codici militari, sistemi di somministrazione, contabilitá dei corpi, separazione degli amministratori dai combattenti, stabilimento di caserme e di ospedali, ecc. La sola creazione degli amministratori militari, dividendo il lavoro, ne addimostra il progresso, e Louvois è considerato come l'autore di questo ramo importante. Ma nel suo primo apparire questo sistema fu molto piú funesto agli eserciti di quello che fosse di sollievo ai popoli presso i quali si faceva la guerra, vero scopo di una buona amministrazione militare. I movimenti divennero piú tardi, la guerra piú costosa, le perdite piú affligenti; né la morale profittò, vedendosi ben sovente la fortuna sfacciatamente andar mostrando le sue turpitudini, non velata né meno dal valore addimostrato o dai disagi sofferti, poiché gli amministratori erano quelli che meno soffrendo piú di fortuna acquistavano. L'incendio del Palatinato e mille altre atrocitá che male accordavansi col progresso della civiltá, mostrano che quei metodi destinati a produrre all'umanitá una diminuzione di pene furono privi di effetto. Nella categoria delle operazioni amministrative possiamo comprendere la riunione delle carte, de' piani e delle memorie al deposito della guerra, che ebbe origine in quell'epoca, e lo stabilimento dell'ospedale degl'invalidi. Queste due istituzioni, malgrado la loro differenza, sono una nuova conferma dell'essere la guerra scienza ed arte: scienza perché bisognava conservare le idee e le tradizioni, arte perché gli uomini che vi si dedicavano il facevano a vita e non a tempo. Queste istituzioni adottate successivamente nell'occidente, ora passano nell'oriente. Le quali cose tutte confermano sempre piú ciò che innanzi dicemmo, cioè che l'èra moderna vien fissata in quest'epoca.

Questa nostra asserzione è dimostrata non solo dall'unitá di quei princípi che furon seguiti da tutti i gran capitani del tempo, come abbiam fatto conoscere sviluppando le loro pratiche nella tattica, nella strategia e nella guerra di assedio, ma eziandio dagli scrittori militari che li riassumono. Sí che da quest'epoca può datarsi il principio della letteratura militare e la sua influenza sui progressi della scienza, i quali vedremo sempre piú aumentarsi nei seguenti periodi. Il che pruova a nostro credere l'avanzamento della societá, consistendo il suo principale carattere nell'influenza, ignota alle societá poco incivilite, ch'esercita l'intelligenza sulle pratiche.

Esaminando nel precedente discorso le _Memorie_ del Montecuccoli, vedemmo comprendersi in esse non solo quanto si praticava nella guerra a' tempi suoi, ma ancora esservi il germe dell'avvenire progressivo dell'arte, fondato sugli elementi che nell'èra moderna la costituivano. Questa importante pubblicazione, come anteriore alle ultime campagne di lui, apparteneva per l'ordine del tempo piú che per quello delle idee all'epoca di cui ora trattiamo. In questa la letteratura militare ebbe i suoi principali rappresentanti in Francia, poiché furono le opere de' francesi riconosciute come le migliori da tutti i colti militari dell'Europa. Feuquières, Puysegur, Folard per la guerra di campagna e Vauban per quella di assedio sono gli autori che riuniscono le conoscenze scientifiche militari del tempo, e la loro autoritá pruova il nostro asserto dell'unitá della scienza militare presso le nazioni incivilite dell'epoca. Feuquières, aristarco severo, ricava i princípi regolatori della scienza dall'esame delle guerre contemporanee di cui era stato testimonio ed attore: tutte le operazioni sono da lui giudicate, classificate e comparate coi princípi da lui adottati, con somma sagacia mista a eccessiva severitá. Si vede dalle sue opere essergli state le grandi operazioni strategiche della guerra piú familiari che la tattica: in effetto i suoi giudizi sopra le operazioni si aggirano piú sull'influenza del terreno nella disposizione dei corpi che sull'ordine di questi e sui loro movimenti tattici; per il che le sue preziose _Memorie_ possono ancora essere consultate con profitto per riguardo alla strategia ma non per riguardo alla tattica. Feuquières ha fatto nel suo tempo ciò che Lloyd ha fatto pel secolo decimottavo e Jomini pel nostro, e la comparazione analitica delle opere di questi tre scrittori può a parer nostro servir di norma ad un osservatore adeguato per riconoscere lo stato della scienza dal decimosettimo al decimonono secolo e per seguirne l'andamento progressivo. Puysegur seguendo un metodo diverso, comprende nelle sue investigazioni l'arte dai suoi elementi fino alle sue combinazioni piú trascendenti, ma facilmente si desume dalla sua esposizione della tattica elementare come egli ne vedesse tutti i difetti e conoscesse quanto la imperfezione de' metodi per muovere le truppe nocesse alla condotta della guerra ed al risultamento delle operazioni di essa: non pertanto egli nulla propone né per migliorare le masse né per facilitare gli spiegamenti né per accrescere la rapiditá delle evoluzioni della cavalleria nelle grandi operazioni. Ciò non ostante, il suo studio esatto delle campagne de' gran capitani, unito alla sua lunga esperienza di guerra, fa sí che vi sia molto da imparare nella sua opera: è la guerra da lui supposta tra la Senna e la Loira nei circondari di Parigi. Per la qual cosa è d'uopo conchiudere essere anche questo autore piú avanzato in istrategia che in tattica. Di un carattere diverso sono improntati gli scritti del Folard. Questo autore sentí tutto ciò che mancava alla tattica per facilitare le grandi operazioni militari, e fu suo scopo il riempire questo vuoto. Conobbe con sagacitá consistere il difetto nella mancanza di soliditá e di mobilitá; ma preoccupato dallo studio dell'antica milizia, che solo offrivagli esempi di battaglie tattiche vinte in grazia della bontá degli ordini e delle evoluzioni, immaginò la sua colonna retrocedendo fino all'ordine dei greci, nel mentre che faceva di mestieri sviluppare la tattica moderna avendo riguardo alla natura delle armi da fuoco, su di che l'antichitá non poteva offrire nessun metodo da imitarsi con profitto, se non fosse la larga applicazione della legione agli eserciti moderni, modificata dalle nuove armi in uso. Il buon esito della battaglia di Spira in cui le colonne non si spiegarono e vinsero, preoccupò Folard; ma ciò che vi era di vero nel suo sistema doveva attendere l'epoca nostra per essere fissato con buon successo, come vedremo nel proseguimento di questo lavoro. Folard ebbe il merito di suscitare una gran quistione nell'arte, di richiamare l'attenzione de' militari scienziati sull'importanza della tattica e di eccitare il gusto dell'erudizione militare collo studio delle guerre dell'antichitá, di cui però abusò senza risolvere la quistione che avea suscitata. Vauban risolvette in pratica ed espose in teorica, come giá accennammo, il problema di rendere l'attacco superiore alla difesa, e rendette la guerra d'assedio una scienza quasi esatta, risparmiando col calcolo e col lavoro il sangue umano. Stabilí eziandio il rapporto tra le fortificazioni, lo Stato e le forze mobili, e posò il sistema generale di difesa su basi solide, scientifiche e preparate di lunga mano colle strade, coi canali e con tutti gli elementi di civiltá necessari ad uno Stato incivilito; elementi di cui la guerra siegue ed esprime le condizioni tutte. Tentò in séguito di contraccavare per cosí dire l'opera sua, cercando di dar forza alla difesa, ed è molto importante la sua opera su questo riguardo posto a luce in questi anni dal general Valèze: il problema però, come notammo di sopra, non fu risoluto. Questo grand'uomo è restato in fortificazione ciò che Smith è in economia politica. Ambidue ampliati, modificati, ma sempre capiscuola, non essendo stati mai combattuti i principi piú generali da essi fermati.

Da questo quadro rapido dei militari scrittori adottati dal Tago alla Meva e dal Texel al Faro vien dimostrata l'unitá scientifica dell'arte, la quale suppone quella dello scibile e dello stato sociale, che ora dimostreremo.

Non può cader dubbio alcuno sul progresso delle scienze esatte in quest'epoca. Se gittiamo uno sguardo sui coltivatori delle matematiche in Italia e sulle scoperte di Pascal in Francia, l'asserzione è giá dimostrata; ma lo è piú compiutamente dall'applicazione delle matematiche alla fisica, che diede in quel tempo autori distinti, i quali hanno lasciato un nobile retaggio nelle scoperte successive di alta utilitá che dalle loro elucubrazioni risultarono. Basterá per non dilungarci di troppo, citare il barometro di Torricelli e tutte quelle parziali scoperte fatte da Gurke e De Sangulier che furono riunite e sviluppate dal gran Newton. Le veritá poste in luce da questo genio non possono essere il risultamento degli studi di un uomo solo, se questi non sieno agevolati dallo stato delle scienze: Omero è possibile fino ad un certo punto in una societá barbara, ma non Newton. Malgrado questi indicati ed incontrastabili progressi, la chimica conservava nelle sue investigazioni il carattere di una scienza piú occulta che filosofica. La medicina avanzavasi mercé le cure di Stahl, di Gioacchino Bucher, di Hams, di Sydenham, di Clisson. Le scienze naturali profittavano e si risentivano di questi progressi, siccome addimostrano i lavori di Merian, di Blois e di Severino in istoria naturale, e quelli di Rey, di Turnefort, di Grève e di Malpichi in botanica, i quali eran però lontani da quella perfezione che Linneo, Buffon, Volta e Cuvier dieder loro riassumendoli. Le scuole teologiche ed i giureconsulti francesi sono celebri ed hanno de' corrispondenti nelle altre nazioni. I nomi di Bossuet, di Fénélon e di Massillon hanno nel Baronio e nel Pallavicini emuli illustri. In giurisprudenza Domat, D'Aguessau, Gravina e Giannone caratterizzano lo stato della scienza nell'epoca. La filosofia era rappresentata in Francia dal sensualista Gassendi e dallo spiritualista Mallebranche, ambidue discendenti da Cartesio come le scuole greche da Socrate: Portoreale ricco di moralisti aveva in Nicolle, Pascal e Arnault i suoi alti rappresentanti. L'Inghilterra aveva lo spiritualismo in Cudworth, il materialismo in Hobbes e possedeva in Loke il filosofo ed il pubblicista che moderava le opinioni estreme colla sua sana e fredda ragione. Bayle e Spinosa rappresentavano lo scetticismo ed il panteismo, e Campanella dava all'Italia la espressione dello stato delle filosofiche dottrine in quelle contrade. La Germania possedeva in Leibniz un genio che riassumeva tutto lo scibile e che si avvicinava per le sue vaste cognizioni al merito di Aristotile, cioè quello di presentire e contenere in sé l'enciclopedia delle umane conoscenze. La strada aperta da Grozio aveva trovato seguaci distinti in Wolfio e in Puffendorfio, che davano al dritto pubblico l'uno delle vaste fondamenta nel sistema filosofico e l'altro il metodo e l'appoggio delle cognizioni storiche. Si deduce da questo rapidissimo sguardo gittato sullo scibile e sui cultori di esso che lo stato di tutte le arti cosí liberali come meccaniche doveva armonizzare collo stato delle scienze e col progresso dello stato sociale, il quale era pur esso in armonia con quello delle scienze, e quindi dovere le arti soddisfare ai bisogni cosí di pace che di guerra da quegli stati prodotti. Perciò l'architettura, l'idraulica e le arti manuali erano in quel movimento ascendente che lascia tracce tali da ferire l'intelletto meno disposto ad osservare.

Indicando sul principio di questo discorso lo stato dell'Europa a parte a parte ed il marchio che lo caratterizza, abbiamo giá fatto presentire quale fosse lo stato sociale dell'epoca ch'esaminiamo. Inoltre ne risulta una piú compiuta cognizione dallo stato dello scibile qui sopra indicato. Pur nondimeno riassumeremo e svilupperemo queste idee per rispondere alla quarta delle quistioni che ci siamo proposte.