Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria

Part 61

Chapter 612,754 wordsPublic domain

«Vario modo homines afficit; aliqui lente aegrotant, de capitis dolore per aliquot dies conquerentes, tanquam a vaporibus accensorum carbonum orto, mox remittente, mox iterum graviore; nec non aliquando intermittit, et redit. Per intervalla dolores vagos in pectore et precipue in collo sentiunt, sensim debiles et morosi fiunt, quasi temulentes, soporosi. Peculiarem gustum, et deinde amaritiem in ore percipiunt; mingendoque ardorem in urethra (_symptoma initio febrium frequens_). Haec excipiunt frigus et calor, omniaque pestis confirmatae symptomata. Sudor criticus morbum aliquando solvit ante exanthematum et tumorum eruptionem. Qui celerius vehementiusque a contagio afficiuntur, post cibum nimis lautum, iracundiam, vehementiorem corporis motum etc. subito corripiuntur cephalalgia, nausea, vomitu, cum oculis inflammatis, lachrymantibus; simul sentiunt dolores in partibus ubi bubones et carbunculi erupturi sunt. Non ingens calor febrilis observatur; sed pulsus nunc plenus, durus, nunc parvus, mollis, et vix percipiendus est, saepe intermittens, at praesertim debilis. Haec comitantur debilitas, lingua alba, cutis arida, urinae citrinae aut turbidae sine sedimento, et in pluribus diarrhoea difficile sistenda: tandem deliria, bubones, carbunculi, petechiae.

[62] Il corteggio de' sintomi della peste è così vario, così numeroso e grave, che non solo riesce impossibile di poter stabilire il valor respettivo di ciascuno dei detti sintomi, poichè dipendono dall'alterazion simultanea di più sistemi, senza esser patognomonici di alcuna affezione organica in particolare; ma il loro complesso altresì, cioè la malattia, si presenta non di rado sotto un aspetto così ingannevole, così vario e proteiforme, specialmente nei primi attacchi, che riesce assai difficile ravvisarla e poter apprezzarne giustamente l'indole sua, la sua gravità. La Storia è piena di esempii di uomini sommi e per ogni altro riguardo riputatissimi, che si sono fatalmente ingannati nella diagnosi di questo morbo; e dalla stessa storia rilevasi quanto gravi e funestissime sien state le conseguenze dei loro falsi giudizii. Li quali fatti, mentre provano da un lato la difficoltà di conoscere al primo aspetto questa insidiosa malattia, mostran dall'altro quanto importi di bene studiarla, e come sia dispiacevole il vedere che mentre somme immense si spendono per coltivarsi nei varii rami dell'istruzion pubblica, lo studio si trascuri di que' morbi gravissimi di contagio specifico, che tanti gravi danni hanno recato e recano all'umanità, e che mietendo a migliaja le vittime cangiano i più floridi paesi in deserti, e per secoli diseccano ogni sorgente di pubblica prosperità. Tutta la scienza della peste consiste in ciò. 1.º Conoscenza immediata della malattia. 2.º Pronto isolamento. 3.º Disinfettazione. Tutto il resto non è che lo sviluppo e l'applicazione di questi principii generali, di questi cardini principali su cui posa tutto il grande edificio della dottrina della peste e delle altre malattie pestilenziali a contagio specifico. La cura propriamente detta, è compresa nella terza parte.

Se la peste come ogni altro contagio pestifero non viene conosciuta in tempo; se i medici poco esperti, al suo comparire non la conoscono; se ravvisata non son pronti a manifestarla, ma si perdono in questioni od incertezze; ovveramente, dominati da basse ragioni e da vili riguardi, van per le lunghe, non dicono niente, o dicono poco in modo ambiguo e vago per paura di ferire degli opposti interessi, delle contrarie opinioni potenti; se le Autorità, che hanno in mano la gran mola dei mezzi capaci di procurare la comune salvezza, si lascian dominare da estranee mire, da prevenzioni, e fanno uso della loro autorità sol per imporre silenzio ai medici, e per regolare secondo le proprie viste la pubblica opinione; il morbo intanto s'avvanza, fa progressi; ed una volta penetrato che sia in una Città, in un Distretto, in una Provincia, da un solo centro d'infezione per mille vie, per mille mezzi, a grandissime distanze s'insinua, si dirama, e le sue armi assassine diffondonsi così, ch'è quasi impossibile tenervi dietro. Quindi le misure sanitarie prese tardi, riescono per ordinario frustranee ed inefficaci, quando per occulte vie, per clandestine comunicazioni, ovveramente in conseguenza dell'ignoranza o dell'indolenza di quelli cui era affidato il deposito della pubblica sicurezza, ha già penetrato, ed avuto il tempo di spargere qua e là i suoi semi mortali.

Non è questo il luogo ch'io debba trattare dei sintomi della peste, e di quanto importa sapersi per bene conoscerla e ravvisarla in tempo. Verserò diffusamente sopra questo argomento nei successivi volumi.

Conoscendo però quanto sia grave l'importanza di questo subbietto; quanto grande sia il bisogno che i Medici, i Chirurghi, ed altri addetti ai Sanitarii Ufficii abbiano chiare e precise idee sulla diagnosi di questo morbo, che alla sua prima comparsa si presenta spesso con forme poco ben pronunciate, con sintomi equivoci e tali da lasciare i Medici anche più esperti nell'incertezza, non posso esimermi dal produrre anche in questo primo Volume alcuni pochi cenni staccati, dedotti dall'esperienza e dalle osservazioni ch'ebbi occasione di fare sul campo stesso della peste nelle diverse circostanze, in cui onorato da pubbliche commissioni, dovetti coi deboli miei sforzi occuparmi a combatterla. Se si credono utili, sarà meglio certamente sollecitarne di esse la pubblicazione, almeno di una parte, anzi che rimetterla ad un tempo indeterminato. Il perchè, esporrò ora alcune poche delle dette osservazioni ed avvertenze così com'ebbi allora occasion di notarle.

1.º È preziosa l'avvertenza di Schraud fatta nel suo Regolamento di Polizia interna per la peste e febbre gialla del 1815; ch'è la seguente;

«Allorchè la peste serpeggia vicina, se più persone in una stessa casa od altre contigue si ammalano coi sintomi stessi o consimili, e muojono in breve decubito (fra il 2.do ed il 5.to giorno), senza riconosciuta causa, e senza altri fenomeni che quelli che sono proprii delle febbri, si deve sempre sospettare la peste. Così parimenti, se le dette persone provengono da luoghi infetti, o fossero state in comunicazione con vestiti o mercatanzie che si potessero sospettare contaminate da quel contagio».

2.º La peste non ha in generale sintomi prodromi. I malati spesso provano ad un tratto un gran turbamento in tutto il sistema nervoso, un senso indefinibile di mal essere, di stanchezza, dolor di gambe, abbattimento o prostrazione di forze, brividi, freddo specialmente lungo il dorso; una leggiera e rapida aberazione visuale; cefalalgia più o meno intensa; dolori pulsativi, od anche appena percettibili al tatto, alle regioni ascellari o inguinali, qualche volta dolori per tutto il corpo e segnatamente alle articolazioni; non di rado senso di oppressione, calore od angustia ai precordii; profondi sospiri; una sensazione d'intormentimento generale; vertigini; sete, ed alcune volte ardentissima con la brama di bevande acidule e fredde; nausea, e non di rado vomito di materie biliose, o verdastre; altre volte sono i soli liquidi ingeriti che il malato restituisce, quasi senza avvedersene; la faccia acquista un aspetto di ebetudine, di stupidezza; talvolta apparisce un po' tumidetta e splendente come fosse stata unta coll'oglio. La fisonomia è sconcertata, più o meno cangiata. I muscoli della faccia mal pronunciati. Altre volle all'incontro la faccia è animata, ma di un aspetto torvo ed incerto, presenta un non so che di misto fra lo stato di ubbriachezza e di disperazione. Il color della faccia è d'ordinario pallido, lurido, tirante al cadaverico; se anche è rossiccio si avvicina al livido; qualche volta eziandio normale. Gli occhi, che hanno perduto il loro naturale splendore, sono rossi colla congiuntiva injettata di sangue, intolleranti alla luce; ora prominenti e giallognoli, ora profondati nell'orbita, languidi e lacrimanti, colla pupilla dilatata. I sguardi per lo più abbattuti; alcune volte più vivi, ma spaventati e torvi come nell'idrofobia; le palpebre socchiuse, la superiore pare che non possano sollevarla che con difficoltà; la bocca mezzo aperta come quella degli idioti; la marcia è poco sicura, si reggono male in piedi, vacillano nel camminare a un di presso come gli ubbriachi; la testa è per lo più pendente sul petto; la pelle è calda e secca; spesse volte di un calor mite o piuttosto fredda; il polso è frequente, picciolo, esile, vuoto; qualche volta in istato naturale; specialmente in principio non v'ha indizio di febbre in quanto al polso. I malati hanno difficoltà di combinare le idee; talvolta mostrano una perfetta apatia sul loro stato; per ordinario ritornano sempre sopra un determinato oggetto, quest'oggetto è comunemente il pericolo in cui versano, il timor di morire. Uomini fino allora coraggiosissimi a tutte prove, diventano pusillanimi e paurosissimi ad un tratto. Altre volte appariscono d'una straordinaria vivacità ed allegria che confina colla pazzia; la respirazione è spesso frequente; la favella è serrata, imbarazzata; la voce è rauca e grossa, come a far sospettare di un'angina; qualche volta avvi mutolezza completa; profonda melanconia; irrequietezza della persona; smania; tinito d'orecchi; sordità; alito fetente; la lingua è sempre umida, larga, coperta di una pania biancastra color di calce, o di un colore che si avvicina alla madreperla, sotto cui alle volte traspira il rosso delle papille della lingua medesima; agli orli ed alle estremità è rossa ed in istato normale. Nel progresso, allorchè la malattia è giunta allo stadio di reazione, diventa secca, arida, screpolata, ristretta; i denti sono fuliginosi, le labbra incrostate; le narici piene di una materia nerastra solida, che colla diseccazione diventa polverulenta. Le fauci alle volte sono di un rosso carico, con afte; le urine ora cariche e quasi sanguigne, ora tenui e crude; il ventre spesso ostinatamente chiuso nel principio, coll'avanzare del morbo alla stitichezza succede una diarrea non critica senza dolori. Gli appestati sogliono tramandare un certo odore particolare, dolcigno smaccato, tale che non si saprebbe definire. Rare volte decombono supini; per lo più giacciono sul tronco. Il loro decubito è diverso da quello delle malattie ordinarie, ed il più delle volte non corrisponde alla gravezza de' sintomi. Avvanzandosi il male, e secondo la maggiore o minore violenza di esso, compariscono petecchie, delirio, ec. Allo stadio d'invasione segue quello di reazione; e quest'ultimo termina o colla morte o colla crisi. La durata della malattia, in qualunque caso è breve, almeno più breve che nelle malattie ordinarie.

Tutti i sopradescritti sintomi però, isolati o riuniti, sono ancora equivoci e comuni ad altre malattie.

I soli segni positivi, patagnomonici della peste, proprii a farla riconoscere indubbiamente, sono i seguenti.

1.º I buboni degl'inguini, delle ascelle, agli angoli delle mascelle, con la totalità o una parte dei sintomi sopradescritti.

2.º L'antrace, o carbone pestilenziale.

3.º Le petecchie, che sono punticchiamenti o macchie superficiali, da principio rosse, poi nere, più o meno estese, isolate, o aggregate e confuse, sparse sopra diverse parti del corpo, e più ordinariamente sul collo, le parti anteriori del petto, e gli arti inferiori.

4.º I dolori ganglionari, ossia dolori lancinanti o pulsativi al sito dei gangli, o soli, o accompagnati con ingorgamento.

5.º L'espressione di ebetudine della faccia, ed un certo atteggiamento particolare, che si può conoscere, ma non si può definire; (_facies pestilentialis_).

6.º La lingua coperta di pania biancastra; di un colore che si avvicina alla madreperla, così come fu descritta di sopra.

7.º l'abbattimento e prostrazion delle forze; il traballamento nel camminare, ossia quella marcia ch'è propria dell'ubbriachezza; la frequenza e piccolezza del polso, sono tra i sintomi più costanti, e che alcuni dotti medici indicano altresì come caratteristici e indubitabili della peste.

8.º Finalmente allorchè ai segni sopra indicati, sia che sieno simultanei, sia che sieno parziali, vi si unisce il delirio bene pronunciato, convien ravvisarlo come un altro segno positivo e indubitabile della peste. Allorchè questo delirio è accompagnato da una specie di febbre ardentissima, con sudori molto abbondanti, ne avviene quasi sempre tale debolezza e sfinimento di forze, che la vita viene prestamente estinta.

Giova però, che avvertano quei Medici, Chirurghi, ed altri, che per l'istituto loro sono d'ordinario chiamati i primi a dar giudizio sopra le malattie dubbie o sospette di contagio;

Che la sortita dei buboni, degli antraci, delle petecchie, non ha un tempo determinato;

Che nei primi attaccati dalla peste in un paese, di raro si osservano buboni o carboni, e spesso manca fino la flessibilità del cadavere;

Che la peste anche di un'indole la più maligna e grave, può esistere senza che vi sia alcuno dei detti segni esterni, o eruzioni caratteristiche della peste; senza ch'essa caccia niente al di fuori; e ch'è un grossolano errore quello di concludere, _non ha buboni, non ha carboni, non ha petecchie, dunque non ha la peste_. — La maggior parte degli errori più fatali all'umanità nell'argomento peste sono nati dall'ignoranza di questo fatto pratico, dalla trascuranza di siffatta avvertenza;

Che alcuni muojono senza verun sintomo sensibile, quasi colpiti dal fulmine; altri non lagnandosi se non che di debolezza e di abbattimento, di dolori o gravezza di testa;

Che in molti manca anche la prostrazion delle forze, di maniera che, attaccati essendo dalla peste, continuano ad attendere ai proprj affari;

Che in alcuni si conserva la serenità della mente;

Che talvolta la peste mentisce una vera febbre intermittente. Dura il freddo per alcune ore, poi il caldo succede, ec.;

Che nel principio vi ha spesse volle apiressia perfetta.

Fra le eruzioni esterne le petecchie sono le prime a comparire. Esse s'incontrano nel più gran numero dei casi, e più spesso delle altre eruzioni anche nei primi colpiti. Nel principio della peste compariscono d'ordinario i soli esantemi, indi esantemi e buboni, poi esantemi, buboni, carboni, e tutto quel terribile e funesto corredo di sintomi che suole accompagnare la peste allorchè è avvanzata o giunta al suo maggiore incremento: p. es., oltre i sintomi già descritti, deliquii; oppressione; vomito di materie nerastre; diarrea; dissenteria; singhiozzo; pustule carbonchiose; echimosi di diverso colore e grandezza; vibici; emoraggie dal naso, dal petto, dallo stomaco, dall'utero, profluvii sanguigni di ogni specie; aborto; quantità di vermi, specialmente nei fanciulli e nei giovanetti; veglie; sogni spaventosi; visioni di spettri; contrazioni muscolari; convulsioni; affezioni soporose, delirio, frenesia; finalmente la morte, d'ordinario senza lo spettacolo dell'agonia. Nel corso della peste si osservano buboni non solo agli inguini, alle ascelle, alla regione delle parotidi, ma alcune rare volte eziandio alle regioni cervicali, e più di raro ancora nello spazio popliteo.

Avvicinandosi lo stadio di reazione scompare la vacuità arteriosa; il polso si rialza, talvolta diviene duro, pieno, vibrante, e d'una frequenza dalle 90 alle 100 pulsazioni; la faccia si anima, si esalta; il globo dell'occhio riprende la sua mobilità; la respirazione resta frequente, la favella si rialza, l'agitazione generale s'accresce. — A contagio avvanzato la flessibilità del cadavere è costante. —

Il corso della malattia, come s'è detto, è rapido. La peste dura 2, 3, 4, 5, 7, o 9 giorni. Parecchi muojono dopo 10 o 12 ore di decubito, un buon numero nello spazio di 24 ore; la maggior parte fra il secondo e quinto giorno. Alcuni improvvisamente, quasi colpiti dal fulmine, cadono morti, prima ancora che s'abbia potuto concepire il sospetto che abbiano la peste.

Ogni peste ha i suoi sintomi proprii, ed il corso di una pestilenza differisce sempre da quello di un'altra. Non tutti i sintomi sopradescritti affliggono tutti i malati. La malattia viene accompagnata ora dagli uni ora dagli altri.

I pochi che superano la peste soffrono spesso gangrene ai piedi, debolezza, vertigini, torpore della mente, ed una certa inattitudine o lentezza nel combinare le idee, ulceri di difficile guarigione, induramenti glandulari, ed altre penose reliquie.

Percorrendo le varie storie delle pestilenze descritte nel presente volume, si potrà forse formarsi più chiara e precisa idea della singolarità e violenza de' sintomi che accompagnano questa terribile malattia, del suo andamento, e della difficoltà di riconoscerla al suo primo apparire.

[63] Mense Augusto omnia tristiora: crebra ubique funera: ægri a suis passim derelicti sine indice moriebantur: quidam levamen sub dio quærentes a casis proreptabant: nonnulli, vi morbi in furorem acti, quaquaversum discurrebant, et ubi sors tulit exanimes concidebant: superstites, contagione polluti, pars in sylvas; ipsi sibi exitio fuluri, confugiebant; pars ad illibatos divertebant, et hos pariter inficiebant (_Chenot de Peste Transilvanica annorum 1770-71_).

[64] gas acido muriatico ossigenato of., gas marino deflogisticato; gas murigene.

[65] Die Reinigung durch Waschen mit Wasser, Seife, und Lauge ist ein so leichtes und sicheres Mittel, die Ansteckungstoffe zu zerstòren, dass alles, vas man Geràthen, Betten und Kleidern gewaschen werden kann; gewaschen werden muss, und fùr solche Gegenstànde die Ràucherung ganz entbehrlich ist.

[66] I prigionieri assicuravano che fra l'armata turca serpeggiava la peste, e che solo dopo la battaglia di Kaul erasi minorata d'assai. Così fu notato, che entro alle mura di Bender, picciola Città della Bessarabia sul Niester, vi regnava la peste, e grande n'era la mortalità prima dell'arrivo dell'armata Russa, e durante l'assedio. Espugnata che fu la Città dopo un vivissimo e sanguinoso combattimento che durò tre giorni, la peste si vide cessata del tutto, nè avvennero altre incidenze. Ciò accadde però nei giorni della canicola.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Il testo in greco e cirillico è stato trascritto tal quale, senza alcuna correzione.

Le correzioni indicate dall'autore in vari punti del libro sono state riportate nel testo.