Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria
Part 60
[25] Per l'autorità d'antiche tradizioni sappiamo esservi stata circa questo tempo fierissima peste anco nella città di Zara, e avervi fatte di orrende stragi. Quindi si raccoglie che gli appestati si trasportavano in sullo scoglio Orgliach a poco più di due miglia dalla città, il quale apparteneva alla famiglia dei Calogerà, ed ora a quella dei Giurich. Cotal tradizione è corredata da una lapide nell'antica chiesa di s. Grisogono presso l'altar maggiore, e vi si legge:
_D. O. M._
_Grisogoni Martyris patrocinio Pestilentiae abigendae votiva Jadriensium Ara ab An. MDCXXXII ineunte, tantum novo saeculo ob temporum difficultatem Francisci Co. de Fanfogna studio fundata._
[26] Per molti secoli si risguardò lo straordinario numero d'insetti, siccome un foriero di peste. S. Agostino (_de Civitate Dei, cap. 31_) scrisse che dopo un'immensa quantità di locuste è succeduta sì fiera peste, che nel solo regno di Massinissa, che visse fin presso al finire del quarantesimo secolo dalla creazione del mondo, perirono da 800 mila persone, 200 mila nelle provincie della Costa marittima presso Cartagine; in Utica di 30 mila giovani soldati solo 10 mila ne restarono in vita. Così s. Girolamo (_in Ioel Prophet._) scrive, che al tempo dell'imperatore Teodosio dalle locuste, assai multiplicate nella Giudea, fu presagita un'orribile pestilenza. Così la peste, che travagliò l'Inghilterra nell'865, secondo gli storici fu preceduta da sterminata quantità di locuste, che divorarono le biade, e cagionaron la fame (_Platin. Vit. Nicolai I. p. 281._). Mosche in vece, e moscherini d'innumerabile copia, diverse di forma dalle ordinarie, e della grandezza di un'ape, precedettero la peste, che l'anno 1283 si sviluppò nell'esercito del re di Francia, Filippo III l'Audace, che regnò sin all'anno 1285 (_V. Musant. Tab. Chronol. p. 137._) quando alla testa di 200 mila fanti, e 18 mila cavalli moveva dal Rossiglione per impadronirsi del regno d'Aragona. In quel trambusto uomini, e bestie, che ne fossero stati punti da que' cotali insetti, morivano di presente; e da 40 mila de' primi vi perdettero la vita con grande numero di cavalli. Lo stesso re Filippo ne fu attaccato (_Villalba Epidémiologie d'Espagne, ec._). Simile fatto esser avvenuto nella Gallia Cisalpina riferisce l'Agricola (_de Peste lib. 1._), e Giovanni Wolfio (_Cent. 16. Lectionum Memorabil._). Così avvenne l'an. 1335, in cui alla prodigiosa quantità di cavallette, che copriron la terra, e divorarono i seminati, tenne dietro immediatamente la peste, che colla Dalmazia devastò gran parte d'Europa (_f. 295_).
Nel 1473 strana quantità d'insetti devastatori cagionaron la perdita de' ricolti; il che precedette di poco alla peste, che afflisse l'Italia in quello, e ne' susseguenti anni (_f. 337_). Lo stesso avvenne nel 1478.
Parimenti nella peste, manifestatasi in Saragozza, e in più altre provincie della Spagna, si vide andar innanzi cotesta specie d'insetti; anzi da lor cagionata la dicono alcuni scrittori, a' quali non credo che debbasi prestar fede, e ne sono allegati dal Villalba (_l. c._). L'Hildano pur riferisce (_Cent. Observ. 24_) che nella peste di Losanna dell'anno 1613 da ogni parte vi ebbe tanta quantità di mosche, che altrettale a memoria d'uomini non s'era veduta. Così nella peste della Livonia del 1638 gran quantità di vermi di una specie particolare s'ebbe a osservare, ed in altri casi parimenti è accaduto che la peste fosse preceduta da sì fatte affluenze d'insetti. Nè se n'è da maravigliare, poichè un diluvio, sto per dire, di quegli animaletti, struggendo le fonti dell'umana sussistenza, divien cagione di carestia e della fame; ed a questa seguitano poi le epidemie maligne contagiose, e la peste.
[27] Nell'Agosto del 1638, cessata generalmente la peste nella Gheldria, nel sobborgo di Bemmel ammalò un ufficiale con vari carbonchi. Ad onta di più rimedj l'officiale morì. Da questo malato il Diemerbroeck che n'era alla cura contrasse un carbonchio sulla mano sinistra, senza febbre, che si curò coi soli rimedj, che diconsi topici, e che pare non aver mai attaccato l'universale del sistema. Ecco perchè parecchi autori, parlando della peste del 1636, narrano che lo stesso Diemerbroeck sia stato colto dal contagio, ed abbia potuto superarlo felicemente (_Diemerbroeck lib. IV_).
[28] In Marsiglia, l'anno 1649, una donna per non manifestarsi, e conseguentemente per non essere costretta a chiudersi ne' Lazzeretti, seppellì una sua picciola figlia, estinta dalla peste, in un armadio incavato nel muro, che lasciò benissimo chiuso e suggellato; ma poscia, saputosi il fatto, ed aperto quel deposito alla presenza di molti, i quali, avvezzi alle putride esalazioni, non temendo punto del trasporto di quel picciolo cadavere, pur furon tosto colti da peste (_P. Maur. da Tol op. cit. p. 112; Murat. Gov. ec. f. 104_). Quindi al contatto di robe degli appestati, non ben purgate, in alcune contrade della città si riprodusse la peste.
[29] Nobilissime prove dell'eroica carità cristiana de' RR. PP. Cappuccini, in ogni tempo di peste si ebbero, per quanto sappiamo, prima nel ducato di Camerino l'anno 1528, allorchè la peste, che desolava l'Italia, straziò crudelmente tutto quel paese; poi nella peste di Milano del 1576, quando vi furon chiamati dal santo vescovo Carlo Borromeo per l'assistenza spirituale di quella popolazione, ridotta agli estremi; nella peste di Genova del 1579 (non descritta nella mia serie) della qual ne moriron parecchi; nella grande peste della Provenza del 1580; in quella di Parigi del 1586, dove in meno di quattro mesi perirono da sessanta mila persone; nell'altra del 1629 in Francia, e in quella del 1630 in Lombardia; nelle pesti della Provenza del 1640, e del 1649 spezialmente; e nella gran peste di Napoli, Roma, e Genova del 1656, che descriverò a suo luogo. La Religione che professiamo, e non altre, può dare sicure prove e infallibili di tanto eroica virtù. Solo di essa è proprio, per superna virtù, quel fondo d'intrepidezza, che non vien meno giammai, anche a costo della vita.
[30] Sebenicenses, depulso obsidionis periculo, laetos nihilo levior calamitas oppressit. Anno siquidem 1649, vere appetente, atrox pestilentia urbem invasit, et assiduis funeribus propemodum exbausit. Initio autumni lenita paullum vis morbi est, discussa demum, hyeme ineunte. Intra septem menses decem millia, partim civium, partim militum, partim accolarum hac lue absumpta fuerunt. Ita civitas frequentissima ad miram incolarum paucitatem redacta est, et post pestem exstinctam vix mille et quingenti, qui eam incolerent, superfuerunt, Hi deinde intra finem illius saeculi creverant ad quatuor millia (_Illyric. Sacri T. IV. Ecclesiae Suffraganeae Metropolis Spalatensis, Auctore Daniele Farlato, p 498_).
[31] In questo contagio del 1656 a Roma, parte di Roma di là del Tevere, scopertasi infetta, fu in una sola notte rinserrata, e fattovi un muro all'intorno con istupore, e con inutili doglianze di quegli abitanti, che se ne avvidero la mattina (_Muratori; Gastaldi op. cit._).
[32] La composizione di queste tre spezie di profumi è la seguente:
I. Profumo per spurgar le case ed altre suppellettili.
Solfo lib. 5. Rasa di pino lib. 5. Antimonio crudo lib. 3. Orpimento lib. 3. Mirra lib. 3. Incenso comune lib. 3. Ladano lib. 2. Cubebe lib. 2. Grani di Ginepro lib. 2. Pepe lib. 4. Zenzero lib. 4. Cumino lib. 4. Cipero rotondo lib. 2. Calamo aromatico lib. 2. Aristolochia lib. 2. Euforbio lib. 4. Crusca, ossia remolo, e breno lib. 50.
II. Profumo più efficace per purgare i lazzeretti, le sepolture, ed altre robe, a cui sia mestieri di maggior purgazione.
Solfo lib. 6. Rasa di pino lib. 6. Orpimento lib. 4. Antimonio lib. 4. Arsenico lib. 1. Assafetida lib. 3. Cinabro lib. 3. Sale Armoniaco lib. 3. Litargirio lib. 4. Cumino lib. 4. Euforbio lib. 4. Pepe lib. 4. Zenzero lib. 4. Crusca lib. 50.
III. Profumo più soave, appellato _della Sanità_.
Incenso lib. 5. Gomma lib. 3. Storace lib. 4. Anisi lib. 6. Iride di Firenze lib. 6. Ladano lib. 5. Mirra lib. 5. Cannella lib. 4. Noci Moscate lib. 2. Pepe lib. 8. Solfo lib. 4. Crusca lib. 46.
Stravagante e inutil farragine d'ingredienti!
Ne assicura poi l'autore che dentro 24 ore restano ben purgate le case ed i lazzeretti medesimi, fino i letti degli appestati.
Quindi passa egli a descrivere la maniera di usare questi profumi. «Bisogna, ei dice, chiudere porte, finestre, e cammino, e sopra una corda distribuire e collocare le vesti infette, lenzuola, coperte, ec. scucendole prima. Poi, prese quattro o cinque libbre di fieno molto secco, e compresso ben questo fieno, vi si ponga sopra tanto profumo, quanto capirà in ambe le mani unite insieme per due volte; e poscia ricoprir questo con altro poco fieno spruzzato d'aceto, acciocchè quella materia non si consumi, se non a poco a poco. Si attacchi il fuoco dalla parte di sotto in due o tre luoghi del fieno, sostenendolo con bacchetta; e non si parta il profumatore, se nol vedrà ben acceso. Dopo di che si ritiri ognuno, e si chiudano le porte molto bene». Alcuni persuadono l'esporre dipoi le robe all'aria libera. Egli indica pure che fatto il profumo s'abbiano a lasciar per tre giorni ben chiuse la casa e le stanze, e appresso spalancare le porte e finestre, acciocchè l'aria vi scorra, e ne dilegui il cattivo odore.
Per le robe non infettate, ma sospette, basterà aprir le casse, le credenze, gli armadj, le scattole, gli scrigni, ec. Le robe preziose si potran coprire con qualche tovaglia, o tela grossa, affinchè non ricevano in se la parte più grossa e terrea del fumo. Le vesti, ove sia argento, e così i vasi d'argento, patiscono notabilmente, come ancora le pitture; quindi si può usar per esse qualche leggier profumo in camera aperta, oppure esporle all'aria, e al sole per 15 dì». (_P. Maur. da Tol. op. cit._).
[33] A primo aspetto può sembrar corso errore leggendo che se ne infermarono 4000 e ne son morti 4200. Il perchè giova avvertire che nel numero dei morti in Agosto e Settembre sono compresi i rimasti malati al terminare di Luglio. Che se in Luglio 1656 furono i nuovi infetti, e 1201 i morti, vi ha un sopravanzo di 455 tra rimasti malati e guariti.
[34] Nella circostanza solenne, in cui venne piantata la prima pietra di questo Tempio, furono coniate alcune medaglie d'oro, d'argento, e di rame, ed ivi poste sopra la prima pietra fondamentale. Nel rovescio d'esse leggesi:
D. O. M. ob cives in peste servatos D. CAROLO BOR. Basilicae pro Lap. ex Vot. Pos. M. DCC. XVI.
[35] Piccioli pacchi di mercanzie, che le genti di mare recano per conto proprio.
[36] Secondo l'Autor del Giornale della Peste di Marsiglia, taluno tra essi vi fu, che manifestò una discorde opinione, dicendo ch'erano malattie maligne ordinarie, cagionate dai cattivi alimenti e dalla miseria.
[37] M. Chirac, primo medico del Reggente, che godeva di molta riputazione, scrisse in quella circostanza tre Memorie, nelle quali si rileva appoggiata l'opinione dei sigg. medici di Montpellier, ch'erano stati educati alla scuola dello stesso Chirac.
In una di qneste Memorie egli così si esprime. «Ce n'est pas one peste venue du Levant et portée dans le vaisseau, qui en est arrivé: ce n'est qu' une fievre maligne causée par les mauvaises' nourritures du petit peuple».
[38] _Bertrand, ec. f._ 147. _Papon, ec. f._ 270.
[39] Il palazzo di mons. Belsunce era circondato di cadaveri. Egli non poteva quasi più uscirne senza calpestarli, e in una sua lettera, a M. de Mailly, arcivescovo di Arles, così si espresse: «J'ai eu bien de la peine de faire tirer 150 cadavres a demi-purris et ronges par les chiens, qui etoient à l'entour de ma maison; et qui mettoient dejà l'infection chez-moi».
[40]
E allorchè di mortiferi vapori Aere infetto sull'ali attorno ai campi Di Marsilia portava orrida morte. Per qual ragion sempre a' suoi dardi esposto Pastor, che coraggioso ogni periglio Sprezza, recando al caro gregge aita, Con franco piè tra 'l folto orror passeggia Degli esangui suoi figli, e degli estinti, Nè vien tratto con loro entro la tomba? _Ep. IV. Trad. del Cav. Adami._
[41] «Les grains, doivent être fournis en pur froment, les Provençaux étant dans l'habitude de ne consommer que de bons blés, et de ne manger que de tres-beau pain; et comme les grains de la récolte dernière sont presque tous de mauvaise qualité, il est de la dernière consequence d'en faire le choix avec grande attention, sans s'arrêter au prix, étant infiniment convenable, et même plus prudent, de les payer au prix des plus beaux blés, en les choisissant réellement tels; que de s'exposer, par une economie mal placée à les prendre de mauvaise qualité, et au plus bas prix, parce que si l'on n'avoit pas sévèrement cette attention, il en resultéroit que bien loin que l'objet fût considéré comme un secours, on lui attribuiroit peut-être la cause de la continuation de la maladie.»
[42] L'Acido acetico poliaromatico; _Acetum prophylaticum_; Aceto antisettico, Aceto dei 4 Ladri, si prepara prendendo le piante recenti di assenzio, di menta crespa, di ruta, di rosmarino, un'oncia e mezza per sorte; fiori secchi di lavanda, due once; di radice di calamo aromatico, di corteccia di cinamomo, di noce moscada, di garofani, di ciascuno due dramme. Il tutto ben diviso e mescolato insieme si fa macerare in dieci libbre d'ottimo aceto, posto in una cucurbita di vetro, chiusa per dodici giorni: poi si preme e si feltra; indi aggiungasi un'oncia d'alcool canforato, e si serba in un recipiente di vetro chiuso.
Alcuni attribuiscono a questo aceto così composto una virtù antisettica ed antipestilenziale, bagnandosi le mani ed il volto. Internamente usasi nella debolezza, languore, flati, ascaridi, ec.
Brugnatelli dice che questa preparazione si è creduta dotata di una virtù antipestilenziale, e quindi si raccomandava d'impregnarne i panni e l'aria delle stanze co' suoi vapori; come pure di odorarla, e prenderne di quando in quando internamente come preservativo della peste: ma il tempo ha dimostrato che questa medicina non differisce dagli altri liquori aromatici, dotati di virtù eccitante, e non possiede alcuna virtù antiscorbutica, o antipestilenziale specifica.
[43] Assicura l'autore essersi ad un infetto tagliato un carbone sull'epigastrio, che pesò una libbra e tre quarti, a tal che, rimaste a nudo le parti sottoposte, vedevasi il moto peristaltico degl'intestini. Quest'ammalato poi è guarito.
[44] Non rari furono i casi di persone, che mostrarono una singolare insuscettività al contagio. Fra gli altri narrasi di una donna, che continuò a dormire col suo marito, infetto di peste, e nel medesimo letto per tutto il corso della malattia, senza ritrarne alcuna offesa. Una lor figliuola invece, contrattone il male, e con carbonchi, poco prima di spirare, presa da delirio furioso, morsicò la sua madre al petto con tanta forza, che porzion della cute gliene restò attaccata ai denti; non per questo la madre ne contrasse la malattia; ma, medicatane ognidì la piaga col roob di sambuco, in nove giorni le si consolidò, e ne rimase la donna sempre sanissima. È pur da notarsi che tutto ciò avvenne, quando la malattia era nello stadio del suo maggior vigore.
Riferì un chirurgo degno di fede, che si trovava a quel tempo nell'Ukrania assistendo ammalati, di non aver veduto ne' luoghi infetti alcun uccello volar per l'aria in tutto il tempo, che durò quel contagio.
[45] Nel Febbrajo appunto che ha preceduto la peste a Marsiglia regnarono molti catarri, malattie di petto e di gola; e si videro accompagnate da insoliti accidenti, cioè da gonfiamento delle glandule del collo. Oltre le peripneumonie, le angine legittime e spurie, si videro pur febbri di maligno carattere con tumefarsi le glandule inguinali, e le parotidi. È da notarsi che regnavano allora in Genova, Alessandria della Paglia, Milano, Napoli, Roma, ed altri luoghi simili febbri di mal costume. Il verno di quell'anno era stato dominato da continui nuvolosi e torbidi venti australi, e fredda ne fu la stagione.
Lo storico Orazio Turriano, che di questa Peste ci lasciò la miglior descrizione, narra alcune combinazioni di circostanze veramente singolari. Egli osserva che appunto nel dì 20 Febbrajo, in cui partì da Missolongi la nave, che recò a Messina la Peste, accadde in Messina quel terribilissimo terremoto, che cagionò tanto spavento, e che è celebre ancora per l'orrore e pei danni recati. In fatti a memoria di sì grave avvenimento si affisse una Lapide con iscrizione storica al lato anteriore del Campanile della Chiesa Maggiore, in tempo che neppur temeasi di peste. Aggiunge il medesimo che gli almanacchi del 1743 stampati alla fine del 1742, a Messina ed in altre parti d'Italia predicevano che _correr dovea nel detto anno 1743 Epidemia bubonale_. Un buon uomo di Messina, che solo sapea segnalarsi nel far Lunarj, da tre mesi prima si mostrò timoroso di un grave incognito avvenimento che predicea sovrastare a Messina. Per tal motivo si preparò una picciola casa in campagna, e dai primi di Aprile, quando neppur per immaginazione si temea della pestilenza in città, se ne allontanò, e andò a ricoverarsi in campagna entro la detta casuccia. (_fasc. 6. 7._)
[46] Di questa peste triennale di Algeri che distrusse un terzo degli abitanti di quella Città non è fatta menzione in verun luogo della presente Storia, perchè non vi fu alcun Autore ch'io conosca, che l'abbia descritta. Convien ritenere, che per questa stessa ragione mancano forse nella presente Serie le descrizioni di molte pesti de' Secoli barbari, e di altre che afflissero paesi o provincie dopo l'invasione de' popoli barbari: p. e. dopo la distruzione dell'Impero d'Oriente per lunga serie di anni non si fa menzione di peste esistente a Costantinopoli. Non perciò è credibile che per sì lungo corso di anni quella Città sia stata immune da peste. Lo stesso si dica riguardo ad altri paesi, delle cui pestilenze nulla ci fu tramandato dalla Storia.
[47] L'opinione che i ranocchi ivi applicati sopra i buboni giovino nella peste attraendo a se la materia morbosa, è molto invalsa fra il popolo di parecchie provincie Ottomane. Questa pratica si usa anco dai Morlacchi della Dalmazia in tempo di peste. Su di essa ne parlerò in altro luogo.
[48] Fra le precauzioni Sanitarie eran prescritte le seguenti: 1. che tutte le vesti e suppellettili che avevano servito ad uso degli infetti fossero date alle fiamme; 2. che tutte le altre che servito avevano ai sospetti, cioè a quelli che s'erano prestati in assistenza degli infetti, o che trovavansi nelle case infette, fossero spurgate coll'acqua e coi suffumiggi per 42 giorni seguitamente; 3. che mentre si spurgavano le case infette quelli che le abitavano passar dovessero in altre case sane; 4. che traslocati in dette case sane, pel corso intero di tre settimane tener si dovessero in esse isolati affatto, astenendosi da qualunque comunicazione e frammescolanza, fra loro non solo, ma ben anco vivendo separati dagli individui sani, dalli quali dette case erano prima abitate. Quattro medici per l'assistenza de' pestiferati vennero spediti da Vienna per Sovrano comando, cioè i signori Dottori Bruckmann, Potzer, Cotschener, e Kolbeck, il primo de' quali, cioè il bravo Dott. Bruckmann rimase in assistenza del Protomedico Chenot, ed assunse la cura del grande spedale de' pestiferati.
[49] Così detto perchè dal Giappone per la via della Russia veniva portato in quelle Contrade.
[50] Nicosia, o Nicusia, _Leucosia_, città capitale dell'isola di Cipro, giace nella gran pianura di Massarea circa 25 miglia distante da Larnica.
[51] Carpaso giace presso i monti di questo nome sul fine dell'isola.
[52] Latachea o Latichez, città di Siria sulla costa, 19 leghe distante da Tortosa e 30 da Aleppo: è la _Laodicea ad mare_ degli antichi.
[53] The Natural History of Aleppo.
[54] Villaggio situato distante un'ora da Aleppo.
[55] Feste turche che durano tre giorni.
[56] Mercati aperti.
[57] Orta od Arta, antica città della Mesopotamia all'Oriente dell'Eufrate, distante 33 leghe da Aleppo. Essa è l'antica _Edessa_.
[58] Adena o Aden, gran città dell'Arabia Felice, al S. E. di Mocca; contiene da cinque a seimila case.
[59] Marasch o Merach, _Germanitia_; antica città dell'Asia, capitale di un Bascialick, e residenza di un Bascià, distante 24 leghe ai N. E. da Adena, due o tre giornate da Aleppo. Faceva una volta gran commercio di Scammonea, che in considerevole quantità raccogliesi nelle vicine montagne.
[60] Questa lettera la quale esiste negli archivj dell'impero scritta in lingua russa, e che si rileva sottoscritta dal principe Petrovich Pronsky e da altri, è del seguente tenore:
«Nei mesi di luglio e di agosto dell'anno passato abbiamo già avuto l'alto onore di riferire a Vostra Maestà, che il popolo, a motivo dei nostri peccati, andava repentinamente ed in gran numero morendo sì nella capitale, che nei luoghi vicini. Un'eguale sorte ci colse nelle nostre terre, motivo per cui le abbiamo abbandonate, e ci siam rifugiati nella capitale. Ed in quest'anno la peste dal dì di S. Simeone in poi ha giornalmente aumentato, ed infierì con sì grande veemenza, che tanto nella città che nei sobborghi non rimase se non se un picciolo numero di cristiani. Tutti gli Sterlizi sono morti, e nè anche uno vi scampò; e perciò nessuno esiste che possa andar a montar la guardia del castello. I comandanti de' reggimenti de' Sterlizi, signori di Kakowinsky e di Gompkin, morirono, così parimente pressochè tutti gli altri ufficiali di questi reggimenti. Nè nelle chiese principali, nè nelle succursali celebrasi l'ufficio divino, per esser morti quasi tutti i sacerdoti. Ciò nulla-ostante si recitano ogni giorno, abbenchè con grande difficoltà, le sante preci nella cattedrale. Tutti i cristiani muojono di tal maniera senza confessione e senza comunione; e vengono sepolti senza sacerdoti e senza alcuna ecclesiastica funzione. Tanto nella città che nei sobborghi giace insepolta una gran quantità di cadaveri, che divengono pasto dei cani, non trovandosi alcuno che sia in caso di scavar le fosse e seppellirli, mentre tutti quelli che di tale officio erano incaricati morirono anch'essi, e que' pochi del popolo che sopravvivono ancora, non osano avvicinarsi ai corpi morti, in veggendo tali giudizj di Dio. Tutte le nostre abitazioni sono deserte: quasi tutti i nostri servi sono morti, e noi aspettiamo ad ogni momento un'egual sorte.»
[61] Il bar. di Asch, protomedico dell'esercito, spose i caratteri della peste, che regnava a Yassy, e negli altri luoghi della Moldavia, e ciò in una sua bella descrizione pratica per lettera scritta dal campo della peste al suo fratello a quel tempo medico in Mosca; e piacemi di soggiugnerla, tradotta dal Martens dall'originale tedesco, riputando pregio dell'opera, l'arrichirla di questa giunta, fornita di certa esatezza e verità, che nell'esercizio dell'arte giova pur assai alla più sollecita conoscenza delle malattia.