Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria
Part 6
Ed in vero, per quanto risguarda la prima parte della quistione, ove dietro le dette investigazioni e disquisizioni di valenti Medici, e persone dell'arte abili e sperimentate; colla scorta dei principii della scienza, e sull'appoggio di un'estesa ed illuminata esperienza, si arrivasse a dimostrare e provare che, ammesso anche come fatto positivo lo stadio d'incubazione della peste, questo non possa essere in verun caso di lunga durata, e che l'elemento morbifico o germe riproduttore della peste, qualunque sia la sua natura, non possa restare lungamente latente, innocuo ed inoperoso nel corpo dell'uomo vivo senza dar segni sensibili dell'esistenza sua, ed offrir qualche traccia della sua presenza ed attività, si avrebbe allora di conseguenza dimostrato e provato l'inutilità delle lunghe quarantene per gli uomini, e la necessità di riformare questa parte importante della pubblica amministrazione sanitaria, sollevando così la navigazione ed il commercio da inutili pesi, promovendo vieppiù le nostre relazioni coi paesi d'Oriente, ed i movimenti commerciali in ogni miglior modo facilitando.
Il Dott. Bulard negli ultimi numeri del suo Giornale _La Peste_ parlando intorno alla sopraccennata quistione promossa dal Governo Francese, giustamente avverte;
a) «siccome la scienza nello studio della peste sia impotente a riconoscere gli agenti esterni, che indipendentemente da noi e senza che ce ne avvediamo, esercitano la loro influenza sopra i nostri organi; sia che si consideri la malattia come effetto accidentale di una causa atmosferica, sia che se ne rapporti la propagazione ad una ragion di contatto»;
b) «che qualunque sia l'origine e la natura dell'elemento morbifico della peste, la manifestazione nell'economia animale di un'influenza specifica non è negata da alcuno; e non è se non sulla causa di questa manifestazione che esiste la divergenza delle opinioni di quelli che hanno scritto sopra tale materia».
Dalle quali considerazioni ed avvertenze si viene indirettamente a concludere che, sia che si ammetta il contagio, sia che se 'l neghi e si riconosca solamente una propagazione per infezione; sia che si ritenga che l'uno e l'altra possano sussistere simultaneamente e costituire così una duplice via patogenica per la più estesa diffusione del morbo; sia che si voglia ammettere la necessità dei miasmi (che sarebbero secondo alcuni il risultato della decomposizione delle materie animali e vegetabili, e secondo altri il prodotto di una causa sconosciuta, materiale, suscettibile di perpetuarsi sotto certe condizioni locali favorevoli, e di moltiplicarsi per il solo fatto di un'attitudine individuale posta sotto l'influenza climaterica di certi mezzi favorevoli al morboso sviluppo), ovveramente tale necessità non piaccia adottare; qualunque sieno queste diverse opinioni e la causa che ammetter si voglia produttrice della malattia, non si potrà mai negare l'esistenza di un agente esterno, di un principio morboso sui generis, qualunque esser possa la di lui natura, di un ente sconosciuto e invisibile, che sfugge ai nostri sensi, e che come il fluido elettrico non è percettibile che pei suoi effetti.
A fin che meglio si giunga a conoscere l'opinione del Dottor Bulard sopra questo argomento, ed eziandio com'egli la pensi intorno alla comunicabilità della peste, riporterò un altro breve estratto dello stesso Foglio.
«L'apprezzamento di siffatte teorie ed il convincimento che ci somministrano i fatti da noi religiosamente osservati, ci hanno condotto _a considerare la peste come una malattia di cui la causa specifica primordiale, estranea alla sua origine (qualunque sia la parte da cui essa venga)_, riveste ben tosto per un puro fenomeno di elaborazione un nuovo carattere di specificità esclusivamente individuale, come lo dimostrano la sua contagiosità e l'innocuità sua col mezzo dell'isolamento, nella stessa maniera che la pustola maligna, la rabbia, ed il vajuolo che nascono primieramente dalle influenze esterne, si trasformano in seguito di tal maniera, ch'esse non sono più suscettibili di propagarsi se non in ragione di una causa specifica puramente individuale».
«Considerando la peste come contagiosa, non vogliamo già dire ch'essa lo sia in una maniera assoluta; al contrario crediamo che questa proprietà sia sempre limitata nella sua attività da diverse circostanze che ne modificano la durata, l'intensità ed i risultati».
Ammesse le quali idee, e posto come principio inopponibile, che a produrre la malattia della peste sia necessaria l'azione di una causa esterna o agente estraindividuale, di un elemento morbifico, che introdotto nel corpo dell'uomo vivo subisca un'elaborazione, cadono in acconcio le seguenti riflessioni:
L'agente esterno o principio morbifico della peste, qualunque esser si voglia la di lui origine e natura, sia che venga assorbito per mezzo dell'organo cutaneo, sia che s'insinui per la via de' vasi polmonari, o per qualsivoglia altra via s'introduca nel corpo dell'uomo vivo, allorchè trova nell'individuo la necessaria attitudine o suscettività e le condizioni climateriche favorevoli al suo sviluppo, deve necessariamente esercitare un'azione, un'influenza sull'economia animale dell'uomo, sullo stato e condizione del suo organismo, come qualunque altro ente materiale estraneo atto a produrre un effetto, che venga introdotto nel corpo dell'uomo vivo. Detta azione o influenza non si può concepire senza ritenere nel tempo medesimo una mutazione nella maniera di esistere, un deviamento o alterazione nello stato e andamento ordinario delle funzioni. Il fenomeno di elaborazione, considerato necessario per sviluppare la malattia, di cui la causa primordiale estranea ha bisogno a fine di acquistare quel carattere di specificità individuale che la rende comunicabile, non si può egualmente concepire senza ammettere una manifestazione proporzionata all'attività del principio che la occasiona e la mantiene. Dal che, viene ad essere in qualche modo dimostrato e provato, che l'elemento morbifico della peste, così infesto all'uomo, l'ente sconosciuto, invisibile, la cui azione è necessaria a produrre la malattia, non può restare per molti e molti giorni di seguito latente, inoperoso nel corpo dell'uomo vivo, senza alterar l'armonia delle di lui funzioni, senza offrir traccia e dar segni dell'esistenza sua, della sua influenza ed attività; quindi risulta dimostrato e provato che il periodo d'incubazione della peste non può essere in verun caso di lunga durata, e di conseguenza che la pratica attuale delle lunghe quarantene per gli uomini è da ritenersi esagerata, irragionevole e suscettibile di modificazione; senza che da tale riforma s'abbia a temere alcun pericolo o pregiudizio per la pubblica incolumità.
Giova considerare in oltre essere inconcepibile l'idea, che il principio morboso della peste, il germe o ente organico impercettibile, qualunque sia la sua natura, possa rimanere immutabile per molti e molti giorni di seguito entro al corpo dell'uomo vivo, senza venir alterato e scomposto ne' suoi elementi costitutivi, malgrado l'influenza o l'azione dell'aria, dell'acqua, del calorico, della luce e degli altri agenti esterni; a malgrado il giornaliero e continuo movimento o circolazion degli umori, l'ordinario processo delle varie funzioni vitali e naturali, l'azione dei cibi e delle bevande, la loro elaborazione, il trasporto e movimento per la via dei linfatici, la loro azione d'inalamento, di esalamento, le secrezioni ed escrezioni, ecc.; è inconcepibile, dicesi, come detto principio morboso estraneo, detto germe o ente sconosciuto invisibile sia il solo che in mezzo a tanti movimenti, mutazioni, elaborazioni, all'azione di tanti agenti esterni abbia a mantenersi illeso, indecomposto, immutabile, conservare tutta la sua attività per molti e molti giorni di seguito, e conservarla così integralmente da essere in istato di sviluppare dopo venti o trenta giorni, sotto date favorevoli circostanze, la stessa funesta malattia della peste con tutto il terribile apparato de' suoi sintomi. Questa idea non è concepibile. Tale supposizione non regge all'analisi, alla critica della ragione, al severo esame della scienza. Vediamo ora come regger possa al confronto dell'osservazione e dell'esperienza.
Percorrendo la storia delle varie pestilenze che afflissero l'umanità, non mi è riuscito di rinvenire alcun fatto da cui si possa dedurre con qualche fondamento, esser possibile che il germe pestilenziale o l'elemento morbifico della peste sia rimasto latente ed inoperoso nel corpo dell'uomo vivo, prima di produrre la relativa manifestazione, oltre il periodo di dodici giorni; e quantunque sia impossibile di precisare in una maniera assoluta la durata del così detto stadio d'incubazione del prefato germe o elemento riproduttore della malattia, pure non mi sono note osservazioni capaci di provare in modo attendibile, e nemmeno a far supporre ch'esso abbia durato oltre l'indicato periodo. Che se qualche rarissimo caso trovasi indicato dagli autori che taluno sia caduto malato e morto dopo 15 o 20 giorni dall'ultima comunicazione avuta con persone o robbe infette, queste osservazioni vaghe ed affatto incomplete non provano punto che a tanto possa esser protratto il periodo d'incubazione del germe pestifero; dappoichè detti rarissimi casi sono stati raccolti in tempi di peste, nelle famiglie dove poco prima erano morti degli altri pestiferati, in mezzo al centro di attività della malattia, sotto l'influenza delle cause generali morbose, e speciali di circostanza, alle quali poteva egualmente essere attribuito lo sviluppo della malattia stessa senza riportarsi all'ultimo contatto più lontano. — Per esempio — M.r Bulard volendo attenersi alla lettera della quistione; ammessa l'introduzione di un principio patogenico nell'individuo, e tentando di fissare il tempo che passa tra l'azione primitiva del detto principio sopra l'economia animale e l'invasione della malattia a cui ha dato luogo, riporta alcune sue osservazioni raccolte al Cairo ed a Smirne, fra le quali è notabile la seconda così concepita
2.e Observation
(17 jours d'incubation)
Caire, 1.er Janvier 1835.
«M. Giglio, sujet anglais, meurt de peste le 3 janvier après trois jours de maladie; le 17 un de ses frères habitant la même maison est attaqué et succombe le 20».
Primieramente, i due fratelli Giglio che abitavano la stessa casa sotto l'influenza delle medesime cause generali morbose, potevano aver contratto la malattia l'uno dall'altro per contatto immediato o mediato. Poteva essersi trovato il secondo entro la sfera di attività del contagio preparata dal primo, ed averlo preso, successivamente al Cairo nella stessa casa ove decombeva malato il fratello, nè àvvi alcuna ragione per dover stabilire che tutti e due abbiano presa la malattia in Alessandria nel medesimo tempo, e che giunti al Cairo, in uno siasi sviluppata subito, nell'altro diciassette giorni più tardi. Poteva nel secondo fratello mancare in sulle prime l'attitudine individuale necessaria a contrarre la malattia ed averla acquistata successivamente, cioè alcuni giorni dopo. Poteva il seminio contagioso essere rimasto attaccato e indecomposto per un tempo più o meno lungo alli stessi vestiti o ad altri oggetti d'uso di quell'individuo, e quindi germogliare dopo alcuni giorni per l'effetto di un più immediato e ripetuto contatto, per un cambiamento nelle condizioni atmosferiche favorevole al morboso sviluppo, per una maggior predisposizione individuale acquistata; per essersi esposto soltanto dopo la morte del fratello nell'ambiente da lui abitato ad una potente influenza entro il raggio di un'atmosfera contagiosa, e cose simili. Quindi il fatto non è che un'osservazione vaga e incompleta che nulla prova in contrario al mio assunto, e che non può neppur servire di appoggio ad una supposizione che a tanto possa protrarsi il periodo d'incubazione del principio pestilenziale. Tanto meno l'accennato fatto può servire di prova, quanto che fra le tante osservazioni riportate dal Dottor Bulard questa è l'unica in cui egli accenni avere lo stadio d'incubazione oltrepassato i dodici giorni. Che anzi asserisce (Fog. N.º 19, 22 Giugno 1838), che nella peste di Smirne del 1837, dal 12 Maggio al 1.º Luglio, il periodo scorso fra il primo e l'ultimo attacco di peste da cui vennero colti individui della stessa famiglia, o abitanti la medesima casa, vale a dire la supponibile durata del periodo d'incubazione, sopra 180 individui è stato il seguente:
9 volte di 1 giorno 10 volte di 2 giorni 15 volte di 3 giorni 54 volte di 4 giorni 38 volte di 5 giorni 42 volte di 6 giorni 8 volte di 8 giorni 4 volte di 12 giorni.
Questi dati, sebbene incompleti ed insufficienti a provare in una maniera assoluta la precisa durata del periodo d'incubazione della peste, pure possono sparger qualche lume sopra questo argomento. Essi però valgono a confermare l'opinione che il detto stadio d'incubazione della peste non arriva mai ad oltrepassare l'indicato periodo di dodici giorni, e che quasi sempre l'elemento morboso riproduttore del contagio introdotto nel corpo dell'uomo vivo, allorchè trovi attitudine individuale ed un concorso di circostanze atmosferiche telluriche favorevole al suo sviluppo, suole manifestare in un termine più breve i micidiali di lui effetti.
Sicchè, non pei principii della scienza, non pei dettami della ragione, nè sull'appoggio dell'esperienza dovendosi ritenere possibile che il detto principio pestilenziale o germe contagioso resti per lungo tempo latente ed inoperoso nel corpo umano vivente senza manifestare la sua azione e dar segni sensibili dell'esistenza sua; resterà di conseguenza dimostrata e provata l'inutilità delle attuali lunghe quarantene per gli uomini, e la necessità di regolare questa parte della pubblica amministrazione.
Che se in seguito alle surriferite dimostrazioni, e sull'appoggio della ragione e di un'illuminata esperienza si perverrà a stabilire d'accordo un sistema comune meno esagerato e cauto egualmente, e delle massime di ragionevoli facilitazioni nel trattamento sanitario contumaciale, sarà certamente uno dei più grandi servigi che la politica e la scienza sanitaria riunite al medesimo scopo abbiano mai recato all'umanità e all'interesse delle nazioni. Se si determinerà di abbreviare soltanto di pochi giorni gli attuali periodi di quarantena per gli uomini, riconosciuto inutile ed esagerato il rigore attuale, la navigazione e il commercio dei varii Stati di Europa ne risentiranno sommi vantaggi; si risparmieranno gravose spese, danni, ed un tempo prezioso per tutti, ma specialmente per le classi de' commercianti e naviganti, e saranno menomati altresì i pericoli a cui è esposta la salute de' contumacianti per una lunga reclusione in istato d'inerzia entro ad un Lazzeretto o sopra un bastimento, e tolte delle pratiche esagerate, irragionevoli, che contrastano mostruosamente coi progressi della scienza, collo spirito del secolo, colle provvide cure e col zelo da cui sono animati i Governi pel bene e la prosperità delle suddite popolazioni, e coi grandi miglioramenti che si operano tuttodì negli altri rami dell'economia pubblica.
Relativamente poi alla seconda parte della quistione — _per quanto tempo_, cioè, _il principio pestilenziale o germe del contagio può restar latente ed inoperoso ne' corpi inanimati, per esempio, nelle mercanzie, nei vestiti, bagagli ecc., senza perdere la sua facoltà di svilupparsi e riprodursi appena che favorevoli se ne presentino le circostanze_; lo stesso ragguardevolissimo personaggio nella sopraccennata conferenza graziosamente accordatami il dì 14 Ottobre 1838, mi fece osservare, siccome la quistione così concepita diventava inutile affatto, e che il versare su di essa non avrebbe mai condotto ad alcun utile risultamento per lo scopo legislativo. In fatti, il problema così concepito sarà sempre di un'assai difficile ed incerta soluzione, ed anzi non si perverrà mai a scioglierlo; mentre non si giungerà mai a riconoscere e stabilire con fondamento bastante, per quanto tempo i germi del contagio, sottratti all'azione dell'aria libera e della luce, possano restare annidati entro ai corpi inanimati suscettibili di ritenerli, conservando integra la loro facoltà di svilupparsi e riprodursi appena che si presentino favorevoli circostanze. Mercanzie suscettibili di ogni sorte stivate in balle o riposte in casse, vestiti di ogni genere e specialmente le pellicce ed altri oggetti suscettibili conservati in bauli od altri recipienti chiusi, ove manchi l'azione dell'ossigeno atmosferico, possono tener in sè occulto e custodito il contagio per un tempo assai lungo, riportarlo a grandi distanze, comunicarlo a quelli che primi li maneggiano o li toccano, anche dopo alcuni anni più o meno secondo le circostanze; ma questo tempo sarà sempre per noi un mistero, nè i tentativi per determinarlo arriveranno mai ad ottenere risultamenti che soddisfacciano, a malgrado i più costanti e coraggiosi sforzi.
Da parecchi scrittori, tanto antichi che moderni, sono riportati casi di robbe infette che dopo molti mesi ed anche dopo molti anni, tirate in luce e toccate, infettarono le persone. Tra i moderni, racconta il Dott. Bulard, che in una peste che distrusse quasi tutta la popolazione di Smirne, un giovane, dopo aver sepolto tutti gl'individui della sua famiglia ed esser rimasto solo possessore della sostanza di essi, depose nella cavità di un grosso albero parecchi effetti de' quali non amava disfarsi; indi, ricoperta ogni cosa con diligenza, passò in Europa per vivervi più tranquillo. Dopo circa trent'anni fu preso dalla smania di rivedere il suo paese natio. Ritornò a Smirne, e pensando al suo deposito, la curiosità e l'interesse lo spinsero a farne ricerca. Lo trovò. Ma ebbe a pagar cara la sua imprudenza. Quegli effetti avevano conservato il germe della peste. Ne fu attaccato e morì. Per tal modo la peste soleva rinnovarsi spesso a Costantinopoli.
Non sono molti anni dacchè la peste essendo penetrata nel convento de' Missionarii Lazzaristi di S. Giovanni d'Acri, furono messi in casse gli archivii del convento, e riposti in un magazzino che si tenne rigorosamente chiuso. Quattro anni dopo, il Superiore del convento volle trar fuori dai cassoni i registri e riporli al loro sito. Per far ciò si servì da prima delle pinzette, ma stancato dalla lentezza con cui procedeva l'operazione, le lasciò, e prese i registri colle mani. Lo stesso giorno fu attaccato dalla peste e morì. Altri frati e persone del convento vennero attaccati poco appresso e morirono egualmente. Abdala-Bascià fece segregare tosto il convento e lo assoggettò a rigorosa quarantena. La città venne preservata dal flagello. E per parlar degli esempii riportati dagli autori antichi, basterà forse ricordare quello riferito da Senerlo (_de feb. lib. 3, cap. 4_) di un lenzuolo che conservò in sè annidato il germe dell'infezione per quattordici anni; mentre dopo questo periodo di tempo il detto lenzuolo essendo stato spiegato e maneggiato servì a spargere a Breslavia nella Slesia il reo seme pestilenziale nel 1542; e per cui nello spazio di ventidue settimane morirono di peste in quella città quattromila novecento persone, e si diffuse poi in parecchie altre della Germania (_V._ pag. 358); come pure l'altro accaduto egualmente in Costantinopoli e riportato dal P. Maurizio da Tolone e da altri Autori da' quali il buon Padre lo tolse, delle funi cioè, che in una circostanza di gravissima pestilenza servirono a portare gli infermi ai destinati ricoveri ed i morti ai sepolcri, e le quali, allorchè di esse non s'ebbe più bisogno per tali ufficii, vennero gittate dietro una cassa ed ivi dimenticate stettero senza esser mosse più di 20 anni; ma ripigliate dopo detta epoca da un servo, costui s'infermò poco dopo di peste e morì, e da lui in altri il rio seme essendosi propagato, perirono in quella Capitale in conseguenza di detta causa, oltre dieci mila persone.
Parecchi altri esempii di questo genere sono riportati dal Fracastoro, da Giorgio Garnero, dall'Hunzer, da Alessandro Benedetto, da Erasmo Heden e da altri scrittori, che provano siccome effetti suscettibili, o nascosti o per altra ragione posti fuori della possibilità di esser penetrati e purgati dall'azione dell'aria e della luce, conservarono in sè annidato per molti anni di seguito il rio germe pestilenziale, il quale si è poi comunicato altrui per contatto, e valse a produrre e propagare sotto l'influenza dell'opportunità individuale e del favorevole concorso di circostanze atmosferiche telluriche, la stessa terribile malattia.
Sicchè, essendo difficilissimo, anzi impossibile, conoscere e determinare il tempo durante il quale i germi del contagio possono restar latenti nei corpi inanimati, negli effetti suscettibili (mercanzie, vestiti, masserizie, robbe ecc.), senza perdere la loro facoltà e forza riproduttiva appena si presentino circostanze favorevoli al loro sviluppo; dappoichè la soluzione di questo problema che dipende da un'infinità di circostanze diverse, le quali non possono essere nè conosciute nè determinate, non potrà mai ottenersi in modo attendibile per la scienza, nè utile e soddisfacente per lo scopo legislativo, sarà di conseguenza molto meglio ammettere come principio, come fatto positivo e generale, che tutte le robbe ed effetti suscettibili (mercanzie, bagagli, vestiti ecc.) provenienti dai luoghi infetti o sospetti, sia dal Levante o dalle altre parti dove regna o suol regnare la peste, debbano essere considerate come se effettivamente fossero già infette di contagio: e, posto ciò, cercar di conoscere e determinare _quali siano i mezzi, quale il metodo più sicuro, più sollecito e più conveniente per espurgarli, avendo in vista principalmente di conciliare, per quanto è possibile, gli eminenti riguardi della sicurezza pubblica con la convenienza de' privati, e cogl'interessi della navigazione e del commercio_.
Instituite che si avranno siffatte investigazioni, bene analizzati i sistemi attuali di disinfettazione e di espurgo, e dietro li più accurati e diligenti esami praticati colla scorta delle più estese cognizioni e scoperte della chimica moderna e di una più illuminata esperienza, riconosciuti e determinati i metodi migliori, quelli cioè che mentre soddisfanno a tutte le viste della sicurezza pubblica, sono atti a darci li richiesti risultamenti per la Sanità col minor dispendio di tempo e col minor danno della navigazione e del commercio, e a conciliare meglio che oggidì non si fa tutti i grandi interessi sanitarii politico-commerciali, allora sì che si potrà dire di aver fatto nella pubblica Amministrazione Sanitaria felicemente alcun passo, e colti que' vantaggi per la sicurezza e prosperità nazionale cui ebbe in mira ne' suoi atti ufficiali l'illuminata politica degli Stati di Europa nell'intromettersi in questo grande argomento.
Se non m'inganno, è assai probabile che dalla soluzione di questo secondo quesito si colgano vantaggi ancora maggiori e più considerevoli che dalla soluzione del primo; pervenendo a riconoscere l'inutilità, l'inconvenienza e perfino il ridicolo di alcune pratiche di espurgo usate attualmente nei Lazzeretti di Europa, la necessità di riformare questa parte importantissima di economia sanitario-commerciale, e stabilire d'accordo metodi di disinfezione più semplici, più regolari, più ragionevoli, più spicciativi; ma nello stesso tempo egualmente cauti e sicuri, concretandosi sui mezzi di un'applicazione utile ed immediata; e sopprimendo tanti irragionevoli, indebiti ed esagerati rigori, vincoli, ritardi e dispendii che gravitano senza ragion sufficiente sul commercio e paralizzano parte considerevole dell'utile che da questo rapido distributore delle ricchezze conviene attendersi per l'incremento della prosperità nazionale.