Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria
Part 58
_Delle boccette disinfettanti tascabili pei medici, chirurghi, ministri di religione, serventi, e per tutte le persone che sono obbligate ad avvicinare i malati di contagio, dette altrimenti boccette _disinfettanti di Guyton_; — modo di prepararle_ » 751 _e seg._ _Avvertenze che si debbono avere nel portarle addosso_ » 752 _Uso di portare addosso il cloruro di calce in boccette chiuse; — come nessuna utilità si possa attendere da questo uso; — ragioni sulle quali si appoggia siffatta opinione_ » 754 _e_ 755 _Quale invece sarà l'uso che di dette boccette di cloruro si potrà fare utilmente_ » 755 _Essenziali ed utili cautele da usarsi da quelli che sono obbligati di avvicinare malati di peste_ » 756 _Quanto sia raccomandabile l'uso di lavarsi spesso le mani con una soluzione di cloruro di calce, o coll'acqua clorurata, coi quali liquidi si potrà pure bagnarsi il volto e specialmente le narici e le labbra_ » 756 _e_ 757 _Dei sacchettini di tela pieni di cloruro di calce da portare in dosso_ » 757 _Quali sieno gli espedienti e mezzi migliori per conservarsi sano ed illeso dovendo vivere in mezzo ai malati di contagio nello stesso ambiente, trattarli ed assisterli_ » 757 _e_ 758 _Cautele da non ammettersi nell'intraprendere le sezioni dei cadaveri delle persone morte di peste_ » 758 _Quanto sarebbe desiderabile che col mezzo delle investigazioni sui cadaveri, intraprese con più frequenza e con più di coraggio di quello che siamo soliti di fare, potessimo pervenire a scoprire più chiaramente le interne lesioni prodotte dall'azione del principio pestilenziale_ » 759 _Pericolosa ed incauta pratica, che si tollera tuttora in alcuni paesi, quella dei medici e chirurghi dei Lazzeretti ch'esplorano il ventre ed il polso dei malati sospetti od infetti di peste, sia che ciò facciano coi guanti cerati o gommati, sia con altri mezzi precauzionali, e sortano poi subito finita la visita, mettendosi in libera comunicazione colle famiglie e persone sane della città_ » 760 _Come importerebbe che le Autorità incaricate della tutela della salute pubblica provvedessero a tale inconveniente_ » 761 _e_ 762 _Saggie e caute norme che sono in pratica in questo proposito nel Lazzeretto di Marsiglia_ » 762 _a_ 764 _Sull'efficacia dell'aria libera e pura anche come mezzo preservativo. — Fatti che lo hanno dimostrato_ » 771 _a_ 781 _Come in nessun luogo sia più manifesta l'influenza dell'aria pura e della libera ventilazione per preservarsi dal contagio, quanto nei paesi del Levante Ottomano_ » 645 _a_ 677 _Avvertenze profilatiche, suggerimenti d'igiene particolare intorno al modo di vivere e di condursi in tempi di peste, a fine di mantenersi illesi da' suoi attacchi e conservarsi sano_ » 781 _e_ 784 _Quanto importi di aver presente che ogni contagio ha una atmosfera contagiosa sua propria; che l'ambito del corpo di ogni malato esala incessantemente un vapore una traspirazione che si estende fino ad un certo punto; che questo è ciò che si chiama sfera di attività del contagio, atmosfera contagiosa; che i raggi di questa sfera variano secondo le circostanze, e che nei luoghi chiusi ove manca l'ossigeno, i germi del contagio non soffrono modificazione, restano latenti e nascosti entro ai corpi passivi, sempre pronti a svilupparsi tosto che si presentino favorevoli circostanze_ » 784 _Quali fossero i mezzi preservativi raccomandati nelle pesti dei passati secoli._ _Nella peste di Roma agli anni 188-89 dell'E. C. sotto l'impero di Commodo fu per la prima volta consigliato di usare gli odori come preservativo, tener addosso sostanze odorose, e praticar profumi ad oggetto di purificar l'aria_ » 261 _Commodo avendo sentito dai medici che certi alberi spargenti odore, come il lauro, sono buoni a preservar dalla peste, se ne fuggì al luogo detto Laurentum (ora Pratica) rinomato pei suoi boschetti di Lauro_ » _ivi_ _Nella peste di Roma dell'anno 1288 E. C. si notò che il Pontefice Nicolò IV., servendo all'opinione di que' tempi, faceva accendere continuamente grandi fuochi ne' cortili e negli appartamenti del suo palazzo, considerato questo qual valido mezzo preservativo_ » 293 _Nella peste di Firenze dell'anno 1348 tenevansi pure gli odori in pregio di ottimi preservativi secondo la descrizione che ne diede il Boccaccio_ » 304 _La medesima cosa ebbe luogo nel contagio del 1529 della stessa città di Firenze, di cui narra il Machiavelli «chi l'uno fiori e odorifere erbe, chi spugne, chi ampolle, chi palle di diversa specie composte in mano portava, o per meglio dire al naso teneva come preservativo»_ » 351 _Nella peste di Verona del 1630 i medici e chirurghi a preservarsi dal morbo solevano far uso delle poma d'ambra e di altre sostanze odorose; ma a malgrado ciò perì la maggior parte di essi_ » 407 _Nei passati tempi fra la farragine di sostanze odorifere che venivano impiegate come preservativo si usava molto la canfora, anzi si aveva in essa una particolare fiducia_ » 639 e 740 _L'esperienza successiva ha mostrato non esser dessa senza qualche utilità. Lo stesso dicasi del tabacco_ » 740 _Nella peste di Lione del 1628-29 i cauteri e vescicatori furono riconosciuti eccellente preservativo. Le successive osservazioni ed esperienze hanno confermato l'efficacia di detti mezzi_ » 380 _Così nella peste di Roma del 1656 venne riconosciuto essere i cauteri, o fontanelle, eccellente preservativo. Il padre Kircher, il quale durante detto contagio trovavasi a Roma, assicura che niuno segnato da essi cauteri fu invaso dalla peste, tranne alcuni di vita epicurea_ » 482 _I Magistrati di Lucca, nella peste che afflisse quella città nell'anno 1630 assieme a molte altre, furono i primi in Italia che ordinassero, che i medici usar dovessero di un lungo drappo incerato ed incappucciati coi cristalli agli occhi, assistessero così gl'infermi_ » 407 _Nella peste di Firenze dello stesso anno 1630 si usarono molto le unzioni coll'olio tanto come rimedio quanto come preservativo_ » 434 _Altri preservativi usati nella medesima peste di Firenze_ » 436 _Qual metodo di vita abbia tenuto e di quali preservativi siasi giovato il celebre Diemerbroeck nella terribile peste di Nimega, per cui pervenne a mantenersi sano ed illeso a malgrado il continuo avvicinare i malati di peste in qualunque casa infetta sia che a ricchi o a poveri appartenesse_ » 453 _e_ 454 _Qual metodo profilatico sia stato riconosciuto il migliore nella peste di Würtemberg del 1707_ » 311 _Nella peste di Marsiglia salì in molto credito come preservativo l'aceto, e specialmente l'aceto aromatico, che dicesi dei quattro ladri_ » 606 _Efficacia che viene attribuita all'aceto, specialmente allorchè sia forte e buono, tanto come disinfettante che come preservativo_ » 740 _e_ 741 _Quali mezzi preservativi sieno stati riconosciuti utili nella peste dell'Ukrania del 1738-39_ » 618 _e_ 619 _Intorno alle cautele da usarsi nei paesi d'Oriente in circostanze di peste_ » 650 _Suggerimenti del riputatissimo protomedico dott.r Chenot agli abitanti della Transilvania sul metodo che dovevano tenere per preservarsi dalla peste_ » 656 _Con quali preservativi si prestino all'esercizio del loro pericoloso ministero i becchini della Moldavia e della Valacchia in circostanze di peste_ » 689 _e_ 690
DELLA CURA
_Consiglio dato dal protomedico dott.r Chenot agli abitanti della Transilvania sul metodo che dovevano usare, subito che potevano sospettare di aver assorbito il contagio; consiglio che in molti casi è riuscito utilissimo_ » 656 _Osservazioni pratiche sul trattamento curativo della peste fatta dal Palmario nella peste di Parigi e di altri luoghi della Francia_ » 346 —— —— _raccolte dal Falloppio nella peste che afflisse l'Italia dal 1512 al 1529_ » 356 —— —— _che sono state fatte nella peste di Lione del 1628-29_ » 380 —— —— _sull'efficacia della dieta e del moderato uso del vino_ » _ivi_ —— —— _raccolte dal Rondinelli, quantunque non fosse medico, nella peste di Firenze del 1630_ » 433 _e_ 434 _Del governo dietetico e curativo della peste, osservazioni pratiche del Diemerbroeck fatte nella peste di Nimega_ » 452 _Rimedii che sono stati riconosciuti utili nella peste di Copenaghen del 1654_ » 463 _Come si medicassero i malati di peste nel contagio di Roma del 1656 giusta la descrizione che ci lasciò di esso il celebre cardinal Gastaldi_ » 482 _e seg._ _Quali rimedii siensi usati nella peste di Genova dello stesso anno 1656_ » 487 _Trattamento curativo usato dal Sydenham nella fierissima peste di Londra degli anni 1665-66_ » 495 _e seg._ _Autori che hanno opinato per la cacciata di sangue nella peste_ » 496 _Nella peste che infierì in Francia e particolarmente a Parigi nel 1510 le sottrazioni sanguigne riescirono costantemente dannose_ » 346 _Assicura il Falloppio essersi la stessa cosa osservato nella peste che durò in Italia otto anni di seguito, cioè dal 1522 al 1529_ » 356 _Dice il Diemerbroeck parlando della peste di Nimega del 1636-37. «Le cavate di sangue erano assolutamente mortali»_ » 452 _Nella peste di Roma del 1656 fu osservata la medesima cosa, cioè che l'emissione di sangue era assolutamente seguita dalla morte, ed al più s'impiegavano le ventose scarificate_ » 482 _Nella peste di Marsiglia del 1721 fu osservato che le reiterate cacciate di sangue ed i purgativi adoperati negli spedali riescirono manifestamente dannosi_ » 543 _D'altra parte il celebre dott.r Bertrand nella sua descrizione della stessa peste di Marsiglia, dice. «La sanguigna in generale non doveva essere nè abbondante nè ripetuta»_ » 599 _Il dott.r Candido parlando del contagio di Gorizia del 1682, dove allora era medico, dice. «Il cavar sangue dalla vena fu osservato nocivo, così si tralasciò. Li vescicanti all'incontro furon trovati di gran sollievo»_ » 502 _La stessa osservazione intorno ai dannosi effetti della missione di sangue nella peste fu fatta da altri pratici nel corso di altre pestilenze._ _Rimedii osservati utili nella peste di Cracovia del 1707, secondo le osservazioni ed esperienze del dott.r Schomberg che ve l'ha descritta_ » 508 _e_ 509 —— _che meglio corrisposero nella cura usata nella peste di Würtemberg del 1707_ » 511 _Osservazioni intorno ciò che si è praticato riguardo alla cura nella peste di Marsiglia del 1720-21 fatte dal celebre dott.r Bertrand, che fu di tutta quella pestilenza testimonio oculare. Che cosa in essa sia stato trovato utile o nocivo_ » 543 _Quale sia stato il trattamento curativo adottato in quella pestilenza. — Avvertenze che si dovevano avere nella scelta ed applicazione dei varii rimedii_ » 598 _e seg._ _Della cura esterna_ » 603 _e seg._ _Intorno al governo del vivere che fu riconosciuto meglio convenire_ » 603 _Osservazioni del dott.r Schreiber di Königsberg nella peste dell'Ukrania del 1738-39 intorno ai rimedii che nel trattamento curativo hanno meglio corrisposto non che rispetto al tempo di usarli_ » 619 _e_ 621 _Qual era la dieta che in quella circostanza solitamente si prescriveva_ » 620 _Qual metodo di cura usassero i Mori nella peste di Aleppo del 1753, e che cosa sia stata trovata più utile nel corso di detta pestilenza_ » 649 _Trattamento curativo adoperato con buon successo nella peste della Transilvania del 1757 dietro i suggerimenti del riputatissimo dott.r Chenot_ » 653 _a_ 655
NECROSCOPIA.
_Apertisi in Genova nel 1656 alcuni cadaveri di persone morte dalla peste in quella terribile epoca che cosa siasi in essi trovato_ » 486 _e_ 487 _Nelle sezioni cadaveriche instituite nella peste di Marsiglia del 1720-21 quali lesioni e particolarità sien state rinvenute_ » 598 _Che cosa siasi trovato nei cadaveri degli appestati che sono stati aperti in Ukraina nella peste del 1738-39_ » 618
NOTE:
[1] Chez Lequin e C. Paris 1839. 8.vo Brocheurs.
[2] il Dott. Neuner partì da Costantinopoli per Vienna il giorno 12 Agosto 1839, ed il Dott. Minas il 24 Ottobre anno stesso per Semlino onde riprendere la direzione di quella contumacia Austriaca.
[3] Dott. Clot, fu Ufficiale di Sanità Francese, che venne innalzato dal Bascià d'Egitto alla dignità di Bey, ed ora è conosciuto sotto il nome di Clot-Bey. Egli è il fondatore e direttore del grande Istituto scientifico, ove s'insegnano Medicina, Chirurgia, Fisica, Chimica, Botanica, Filologia e lingua Francese, ch'era prima ad Abou-Zabel, sei leghe distante dal Cairo, e che fu trasportato a Kassel-En nel quale egli legge Medicina.
[4] Io stesso nel 1817 ho presieduto all'espurgo, nel Lazzeretto di Spalato, di una quantità considerevole di oggetti, vestiti, letti, biancherie, ecc., lordi ancora di sanie, di sierosità, di sangue, e di altre materie appartenenti a quarantasei famiglie che andarono estinte nella peste di Macarsca. Dopo cinque giorni di espurgo fui il primo a maneggiar detti oggetti, e dopo di me altri impiegati di quello Stabilimento, ed il sesto giorno sono stati consegnati in istato libero a S. E. il Sig. Commissario plenipotenziario de Klobutzynscky, e posti indi in libera circolazione, senza che ne sia derivato per ciò alcun danno a chicchessia.
[5] Qualunque sieno i calcoli e le conghietture, che si vogliano ammettere riguardo alla creazione del mondo, intorno al qual obbietto è stato tanto scritto, si scrive ancora, e si scriverà, è certo, che, dato la più antica pestilenza conosciuta esser quella dell'anno del mondo 2443; e supposto la sua creazione essere avvenuta soltanto 4054 anni avanti l'Era Volgare, ci restano indietro nella storia da circa ventiquattro secoli e mezzo ravvolti in fitte tenebre, rispetto alla malattia dalla Peste.
[6] In una Nota ad Ovidio ad usum Delphini si legge. _Pestis, cujus descriptionem plerique omnes poetae ex Homeri Iliados primo, vel etiam ex Thucidide lesumpserunt_. Ciò però non è rispetto alla peste descritta da Ovidio.
[7] Descrivendo l'atroce pestilenza dell'anno 914 di Roma, 170 di G. C., la quale imperversò sotto l'impero di Marc'Aurelio, mi sfuggì di far menzione che in detto anno 170 di Cristo, nel tempo della guerra de' Romani contro i Marcomani, le Illiriche città di Salona, Nona e Scardona (ora semplici borgate comprese nel regno della Dalmazia) rimasero quasi distrutte dalla peste, e che furono poi ripopolate dai Romani (_Farlati Illyric. Sacr. T. I._)
Così parimenti, allorchè parlai della peste del 543-44 ho ommesso di accennare, che in quegli anni, cioè nel 545 di Cristo, la città di Zara in Dalmazia andò desolata dalla peste, che durò tre mesi.
Caduta ora occasione di far memoria del contagio, che ha afflitto la città di Zara nel 588, avvisai di soggiugnere le sopraccennate notizie storiche, le quali credo poter importare, principalmente ai nazionali.
[8] In un antico libro Illirico, tradotto in italiano dal P. F. Tommaso Plexicovich, esistente nell'archivio di s. Paolo nello scoglietto di Galovaz, territorio di Zara, si legge, quanto segue intorno la peste, che ha regnato a Zara in quest'anno 1202, «Fu un altro castigo a Zara, che in detto tempo di guerra si accese fortemente il mal contagioso; di maniera che gl'infelici Zaratini morivano e per le chiese, e nelle case, e nelle muracche, nè v'era chi li seppellisce, ed erano li sani tutti confusi, cosicchè o dovevano correr alle mura per difendersi dai nemici, ovvero seppellire li morti, ed allora li Veneziani colle armi della crociata distrussero le mura, e scacciarono li viventi Zaratini e principalmente si occuparono a fabbricare il castello dirimpetto a Zara allo scoglio detto Ottoch sopra il monte, poi detto di s. Michele, per guardare che non ritornassero in città». (_Stampiglia Libro de' Villici di Pasman_).
[9] «Heu! proh dolor! qui animi, vel quae linguae hominum possunt exprimere, et explicare tam horribiles, et miserrimos, et infelicissimos dies calamitatis, qui ante, et post adventum efferae cladis epidemiae primitivae humano generi breviter evenernut propter multa, et varia delicta hominum, quae commiserunt contra Deum. Tunc temporis infectus erat aer, et factus obscurus, et caliginosus, et multae partes mundi infectae erant a lethifero morbo epidemico. Sol effectus erat totus tenebrosus medio die, et stellae sicut tempore noctis apparebant in coelo. Luna opaca, et terra eclypsim patiebatur. Stella cometa cum magna cauda in coelo in partibus occidentalibus micando apparuit, et ceterae stellae de coelo videbantur de statu proprio cadere ad terram. Coelum apertum videbatur, et ex illa apertura coruscus ignis caelestis exibat ardens cum flamma horribili, et luce incensa de nocte apparens universo orbi. In parte orientali terrae motus magnus in multis locis, et in pluribus partibus mundi terribiliter regnabat; et propterea aedificia multa ad terram prostrata ruebunt. Venti diversi tumescentes urgendo, et cum maximo impetu sibilando sufflabant. Mare turbolosum, et turgidum erigens se in altum clamando non cessabat; et omnia elementa dolorosa, et tristia signa dabant. Lupi rapaces infiniti de nocte ambulando circumcirca muros civitatis ululabant, qui nonnisi humanum sanguinem sitientes jam non occultis insidiis, sed palam irrumpebant in domos villarum, et de matrum gremiis parvulos rapiebant; non solum parvulos, sed etiam armatos viros facto agmine invadentes saevis dentibus laniabant, et multa corpora mortuorum de sepolturis effodiendo devorabant: non lupi vel ferae, sed daemones videbantur. Cuculi, et bubones sedentes super domos flebiles, et moestissimas cantilenas de nocte cantabant; vespertiliones copiosi in domibus, ac in aedibus nidificantes blatterabant. Corvi sine numero de die volantes supra civitatem cum multo strepitu crocitabant. Milvi similiter, et vultures cum copiosis comitivis in aere elati pipiebant, et multae aliae aves sylvestres, et animalia diversa bruta quadrupedia de luco ad civitatem accedentia in magna quantitate, plurima signa dabant monstruosa. Furiae infernales, Alecto, Thisiphone, Maegera de stygiis paludibus, ut dicebatur, egredientes in multifariis, et in diversis formis hominibus multis vicibus, et plures de die, ac nocte, super terram apparebant, eos visibiliter expavescendo taliter, quod efficiebantur sine mente, muti, et elingues multi ipsas videntes, et plures propter hunc metum debiles efficiebantur in membris. In primis haec acerba pestis in brutis animalibus inchoavit; scabies, et leprae totaliter opprimebant equos, boves, pecudes, et capras; ita ut pili de dorsis ipsorum depilabantur, et cadebant, et efficiebantur macri, et debiles, et post paucos dies moriebantur. Deinde incepit haec rabiosa pestis per universum mundum discurrendo in miserabiles homines laetaliter desaevire, et vires ipsorum debilitare; ita ut sicut apparebat alicui homini aliquod signum glandis, vel carbunculi in aliqua parte sui corporis cum caliditate febris, et ille nullam spem habebat amplius in hoc mundo vivendi. Sed primo statim devote de peccatis tuis, et contrito corde faciens confessionem sacerdoti, et recomendans animam suam Deo; et condens testamentum protinus die tertia, vel quarta spiritum exalabat, et reliqui homines, qui erant sani, videntes eam necem terribilem, et multos in brevi spatio mori, inscii hujus pestilentiae, prae timore maximo efficiebantur quasi exanimes, et amentes, de casu simili timentes, et putantes mundi finem adesse. Proh fata! quam tristes dies erant cernentium miserabilium mulierum crines, et pectora, genasque laniantium! Oh quam magnus ululatus, et ploratus hominum extollebatur ad coelum! currebant hinc, et inde unusquisque suos caros attinentes, et proximos plorando, qui mortui erant, et gradiebantur atris vestibus induti, vultus gerentes humi maerore depressos. Nesciebant miseri, quid potius eligerent, vel cadavera sepelirent, vel soli fugerent a longe, ne inficerentur a tali letifero morbo contagioso; et singuli euntes per sacras aedes manus suas elevantes ad coelum, supplicantesque Deo gratias agebant; et aliqui ipsorum fugiebant procul, et a longe per diversa loca oberrantes, et dimittebant multa cadavera suorum propinquorum jacentia in domibus, et in templis inhumata, et non erat qui sepeliret, quia in multis aedibus non remanserat mingens ad parietem. Mares etiam, et faeminas, senes, et parvulos protinus saeva lues communiter necabat, et nulli aetati hominum parcere volebat: separabat filios, et filias a parentibus, et e converso germanos, et fratres a fratribus et omnes caros a caris, similiter maritos a consortibus, et uxores a viris legitimis omnino disgregabat sine aliqua pietate».
«Hac eadem pestilentia tactus migravit e vita Dominicus, Archiepiscopus Spalatensis».
[10] Il Collegio di Medicina di Parigi di quel tempo si accinse a spiegare il fenomeno di questa sì terribile e generale pestilenza, attribuendone la causa ad un preteso combattimento delle stelle e del sole contro il mare; combattimento funesto, in cui l'acqua e il fuoco, avendo a vicenda la superiorità l'un sopra l'altro, cagionarono nell'aria un'alterazione, che fece perire la maggior parte degli esseri viventi. Gran fatto! Sembra che la bizzarria delle opinioni sia stata in tutti i tempi un particolar privilegio de' medicanti.