Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria

Part 56

Chapter 5611,562 wordsPublic domain

_Niente meno del precedente fu questo Secolo funestato da orribili e desolatrici pestilenze._ _Gravissimi morbi epidemici d'indole maligna dominavano agli anni 1700 e 1701 in varie parti della Germania, e specialmente a Berlino, nell'Holstein, a Tubinga, nella Svevia, a Rosenberg ed altri luoghi della Slesia, a Ratisbona, nella Sassonia, a Basilea ed altri luoghi della Svizzera, nella Transilvania, ed in parecchi paesi dell'Ungheria, e per quanto si può desumere, anche nella Polonia._ _Preceduta dai detti maligni morbi, nel 1704, secondo lo storico Rzazynsschy, e secondo altri nel 1702, incominciò nella Polonia quella terribile e micidial pestilenza che durò fino al 1714, e che fece miserando strazio di tutto quel Regno_ » 505 _a_ 508 _Trovandosi la città di Lemberg in preda di fierissima peste negli anni 1705 e 1706, da Lemberg venne recata nel 1707 a Cracovia col mezzo di alcuni mercanti ebrei. A Cracovia durò cinque mesi, ed in detto periodo uccise 18,090 persone_ » 507 _a_ 509 _Sintomi che accompagnavano quella peste_ » _ivi_ _Si annunciava con fenomeni insidiosi. Ora con una febbre continua accompagnata da gran calore universale, e da frequenti brividi irregolari intercorrenti, ora con la così detta febbre lipiria, cioè congiunta a grande ansietà precordiale, tristezza, abbattimento, vomito di materie gialle, o verdi, e viscose, spontanea lassezza, sommo abbattimento di forze, pestamento delle membra, fiero dolor di testa, fisonomia cadaverica, delirio, inquietudine continua. Le donne fuggivan di casa nude, e correvano così per le strade e le piazze i piedi e le gambe tremanti, affette da contorcimenti convulsivi; indi, succedevano coliche crudeli, le urine si facevan sanguigne, il polso picciolo, languido, ineguale; la sete nulla, o inestinguibile; comparivano i buboni agl inguini, alle ascelle, il corpo si copriva di petecchie, o di stimmate, o neri suggellamenti. Succedeva la morte il terzo o il quinto giorno_ » 507 _e_ 508 _L'emetico nel principio della malattia fu trovato utile. Il vecchio d.r Schomberg medico del Governo dice di aver guarito più di 300 appestati con questo rimedio, e col suo elisir antipestilenziale composto della tintura di benzoar, di genziana e di essenza canforata a parti eguali, del quale somministrava dalle 40 alle 60 goccie infuse in birra calda. La bevanda ordinaria era limonata. Quindi unzioni con olio aromatico e spirito di vino canforato specialmente sopra lo scrobicolo del cuore, facendo prendere ai malati otto goccie di questo stesso liquore entro ad un torlo d'uovo. Alcuni malati presero l'aceto teriacale. I nitrati e gli alcali provocavano l'estinzion delle forze ed una diarrea mortale in poche ore_ » 508 _e_ 509 _Disordini e spavento introdotti per aver i Magistrati, i Medici, e la maggior parte delle persone ricche ed agiate abbandonata la città_ » 508 _Detta peste terminò circa alla fine di maggio. Negli ultimi mesi, allorchè era sul finire, non aveva più che l'apparenza di una febbre maligna. Poi di una semplice febbre quotidiana e pochissimi perivano_ » 509 _A questi stessi anni 1706-07 sembra che regnasse la peste nei paesi ottomani confinanti coll'Ungheria e colla Transilvania; si disse sembra, da che delle pesti nelle Provincie Ottomane non vi sono autori che espressamente ne parlino. Quello solo che viene positivamente asserito si è, che nel 1705 dopo un lungo predominio de' venti del mezzogiorno, imperversò di sì fatta guisa la peste a Costantinopoli, che in un sol giorno si contarono trasportati fuori da una porta della città 1800 cadaveri, innumerevole essendo stata la strage prodotta dal contagio in quella popolosa città_ » 506 _Nello stesso anno 1705 vi ebbe la peste in Inghilterra e nella Spagna, giusta la relazione del P. Labat, che fu egli stesso attaccato dal contagio due volte_ » _ivi_ _Ai medesimi anni 1706-07 regnò la peste a Thorn nel Palatinato di Culm nella Prussia occidentale. Da di là fu portata nel 1707 a Rosenberg nella Slesia da alcuni mercanti armeni, che la comunicarono ad altri ebrei col mezzo di una partita di lana infetta acquistata a Thorn. Quel contagio durò a Thorn tre anni, cioè fino al 1710 e per esso quella popolazione andò quasi distrutta_ » 510 _e seg._ _La malattia non tardò molto a propagarsi a Würtemberg coi sintomi più spaventevoli. Questa peste uccideva da principio i malati nello spazio di 24 ore, ed in seguito il 3.zo 4.to 5.to od al più il sesto giorno. I cadaveri diventavano subitamente lividi. Non erano molto frequenti i buboni; e per lo contrario sopravvenivano dei carbonchi di un'enorme vastità alle braccia, all'addome, alle cosce, alle gambe, i quali degeneravano ben presto in isfacello. Il polso variava. Nel maggior numero de' casi era naturale, come naturali apparivano le urine. Se queste diventavano nere, era prossima la morte_ » 509 _e_ 510 _Circa questi stessi anni il contagio menò grandi stragi a Marienberg nella Misnia, travagliò fieramente Berlino ed altri luoghi della Prussia. La Lituania Prussiana ne andò specialmente desolata. Nell'anno 1709, secondo il Büsching, quella Provincia perdette 59,196 persone pel furor del contagio, il quale fece del pari crudo strazio in Amburgo, in Augusta, ed in varie altre città e paesi della Germania_ » 512 _Nella città di Danzica si sviluppò il contagio nel 1710, e vi durò sei mesi. In questo corso di tempo uccise da oltre ventiquattro mila persone. Il medico Gottwald che vi fu presente ne lo descrisse nel suo Memoriale Loimicum de peste Dandiscana_ » 512 _A questi medesimi anni, cioè dal 1707 al 1714, andarono afflitte dalla stessa calamità molte altre provincie e paesi di Europa. Oltre la parte della Polonia già indicata, oltre la Sassonia e la Prussia, la peste invase la Samogizia, la Curlandia, la Livonia sul mar Baltico, la Svezia, la Danimarca; e dall'altra parte quasi tutta l'antica Dacia, ossia la Transilvania, la Moldavia, la Valacchia, la Servia, la Bessarabia, la Romelia, e gran parte dell'Ungheria. La città di Posen perdette la metà circa de' suoi abitanti, così quella di Sapron, e la contrada di Szegedin nella contea di Czongrad nella Bassa Ungheria, e varii altri luoghi di quel Regno_ » 513 _Fin dall'anno 1709 la peste menava stragi nell'Ungheria. Nel 1712 ne fu infetta anco la città di Presburgo. A tale notizia le comunicazioni coll'Ungheria furono più rigorosamente interdette. Malgrado ciò, poco dopo dall'Ungheria penetrò il contagio nella picciola città di Bruck sul Leptha nella bassa Austria, e quindi in Vienna. Da Vienna si dilatò in molti villaggi e comuni dei contorni, nella Stiria, nella Carniola, e Lubiana ne fu particolarmente travagliata_ » 513 _Particolari del contagio di Vienna_ » 514 _a_ 518 _Anco in questo caso vi furono dispareri tra i medici, per cui le discipline e provvedimenti da opporsi ai progressi del morbo per sì fatti contrasti vennero in qualche modo arrestati_ » 515 _Il morbo progredì lentamente, e fece per qualche tempo una tregua in modo che fu creduto spento. I Magistrati stessi da sì ingannevoli apparenze vennero tratti in errore_ » _ivi_ _Incominciato sul finire del 1712, nel gennajo 1713 vi ebbero appena 52 malati sospetti, de' quali ne morirono 25. Nel febbrajo si contarono appena 28, dei quali 16 morti. In marzo s'accrebbe considerabilmente il numero de' malati e de' morti, e trapassata appena la metà di aprile la peste si fece generale, avendo penetrato in tutti i sobborghi e nella città. In agosto e settembre montò al suo più alto grado di forza. In ottobre incominciò a declinare. In febbrajo 1714 il morbo era interamente cessato, dopo aver ucciso 8644 persone. Fra 9565 che furono presi dal contagio 921 sono guariti_ » 515 _e seg._ _I più hanno attribuito la cessazione della malattia al gran freddo del verno 1714. Ciò però può anche esser avvenuto a merito dei saggi provvedimenti usati. In tal circostanza venne creata una speciale Commissione Aulica e pubblicato un Regolamento di Sanità, e l'Imperatore Carlo VI a nome suo e del fedele suo popolo fece voto d'innalzare un tempio in onore di s. Carlo Borromeo, ch'è quel bellissimo tempio che si osserva nel sobborgo di Vienna fuori del Kärnthner Thor, di cui la prima pietra venne posta nel febbrajo 1716_ » 517 _e seg_. _Nei villaggi dei dintorni di Vienna, il primo sviluppo seguì in marzo 1713 a Zellerndorf. In aprile si diffuse a Wahring, Otterkling, Neulerchfeld, e ne' mesi successivi a più di 40 altri luoghi e colpì 762 famiglie, fra le quali sono rimaste infette 4923 persone. Di esse morirono 3776 e 1147 sono guarite, la maggior parte senza alcun soccorso dell'arte_ » 517 _e_ 518 _In questa peste tanto nell'Austria, che nell'Ungheria e nella Transilvania si è osservato che gl'individui più robusti erano più facilmente attaccati, e morivano quasi tutti, mentre i deboli, o andavano esenti, o venendo attaccati guarivano con maggiore facilità_ » 519 _Gran copia di Opere scritte sopra questa pestilenza_ » 519 _e seg._ _Anche in Dalmazia fu a questi anni la peste. Nel 1710 serpeggiò nei sobborghi di Spalatro, e ne' casali circonvicini; ma adottate opportunamente le necessarie misure di precauzione, alle altre città di quella provincia venne fatto di preservarsi, e la peste cessò, dopo aver fatto pochi danni_ » 520 _In Italia, sentendosi ardere da tante parti il micidiale contagio, e già serpeggiando vicino, avevansi concepito forti timori, ed ogni paese tenevasi attentamente in guardia. Dal 1630 non era più comparso in Lombardia, e da oltre mezzo secolo in alcun'altra contrada d'Italia. Questi timori venivano accresciuti dalla tristissima circostanza, che da due anni, cioè dal 1711 al 1713 era afflitta da fierissima epizoozia, e da copia insolita di vermi che distruggevano i grani in erba, e portavano la carestia. Ma fortunatamente l'Italia ne andò illesa, ed il freddo acutissimo del 1714 estinse intieramente la peste tanto in Germania che in tutte le altre provincie e paesi sopraccennati_ » 520 _e_ 521 _Agli anni 1716-17 fierissima peste spopolò la città di Smirne nella Natolia, e le isole della Grecia nell'Arcipelago, specialmente Scio, Mitilene o Lesbo, e Samo, che furono crudelmente travagliate. A questo medesimo tempo il contagio fece altresì orrendo strazio a Costantinopoli_ » 521 _Aleppo grande città della Soria, soggetta ad essere quasi periodicamente visitata dalla peste, provò sì fiero il contagio negli anni 1718-19, che nello spazio di circa sei mesi perdette da oltre ottanta mila de' suoi abitanti_ » _ivi_ _Gli anni 1720-21 sono celebri nella Storia delle pesti per le stragi che questa tremenda calamità fece a Marsiglia, ad Aix, a Tolone, in quasi tutta la Provenza, così pure in alcune città della Linguadocca e nella Guascogna. Scarsissimo fu il prodotto del grano e dell'olio nella Provenza, nel mille settecento dicianove, a tale che mancarono le sussistenze nel 1720; quindi un cattivo e scarso nutrimento aveva già predisposta alla malattia la minuta classe del popolo. A ciò s'aggiunsero gli eccessivi calori della state, le piogge continue, ch'erano succedute ai calori, e per vario tempo il furioso predominio de' venti dell'occidente_ » 522 _Nel gennajo 1720 s'introdusse la peste a Marsiglia col mezzo di una nave infetta proveniente da Seide (antica Sidone nella Soria), la quale aveva fatto a Tripoli nuovo carico di mercanzie e presi passeggieri a bordo_ » 523 _Circostanziata ed interessante descrizione della detta peste di Marsiglia_ » 522 _a_ 607 _Poca cautela dei signori Intendenti della Sanità nel trattamento contumaciale della suddetta nave infetta, e poca sollecitudine nell'adottare le necessarie misure precauzionali_ » 524 _e seg._ _Altri gravi falli da essi commessi in quella circostanza_ » 528 _a_ 535 _Erronea opinione del chirurgo ordinario del Lazzeretto, che si ostinò a dichiarare che quelle fossero malattie ordinarie_ » 525 _e_ 526 _Altri medici sopracchiamati affermarono tutti assolutamente essere peste_ » 527 _Il contagio intanto penetra nella città, serpeggia furtivamente di casa in casa, e prepara il fatal fomite distruttore di quella popolazione_ » 529 _Si moltiplicano le morti con segni evidenti di contagio. Intere famiglie ne vanno estinte con buboni e carbonchi. Il D.r Payssonel ne dà avviso ai Magistrati, e dichiara che que' morbi realmente fossero peste. Però, un altro chirurgo avendo dichiarato in vece che la malattia era una febbre verminosa semplice e senza contagio, prevale questa falsa opinione. Gli altri medici si tacciono_ » 532 _Il contagio, superato ogni argine, si sparse rapidamente in tutti i quartieri della città_ » _ivi_ _A malgrado le stragi fatte dal contagio qualche medico ancora si ostina a dichiarare che que' morbi altro non sono che febbri maligne ordinarie cagionate dai cattivi alimenti e dalla mendicità. Altri dotti e sperimentati all'incontro dichiarano al Magistrato non esservi più luogo a dubitare che vera peste si fosse. Il Magistrato pubblica un avviso nel senso della prima opinione_ » 534 _e_ 535 _Gravi imbarazzi, confusione e disordini nella città, terribile spavento_ » 536 _e_ 539 _Gli ufficiali comandanti il corpo delle galere stazionato allora a Marsiglia si condussero con sorprendente saggezza, che forma contrasto con l'imprudenza degli ufficiali municipali_ » 536 _e seg._ _Si accendono grandi fuochi nelle strade e nelle piazze pubbliche per tre giorni seguitamente. Accresciuto il calor naturale della stagione per detti fuochi, ed ingombra l'atmosfera di un fumo nero ed ardente, parve conferissero al contagio nuovo alimento_ » 540 _Il male spiega la più grande violenza. I più intrepidi sono spaventati. Gli abitanti disertano le proprie case: le religioni fuggono dai monasteri; gli officiali della giustizia, dei municipii, quasi tutti gl'impiegati cercano fuori della città un rifugio, ma sventuratamente questi fuggiaschi portano seco il fatal seme che dovea ucciderli_ » 541 _I membri del Magistrato di Sanità, i parrochi ed i vicarii, animati dall'esempio del loro capo, il venerando vescovo Monsignor Belzunce, restano fermi al loro posto. Quel venerabile prelato animato da ardentissima cristiana carità, novello San Carlo, si vedeva da per tutto dove la salute del popolo lo richiedeva sprezzando con eroico coraggio ogni pericolo pur per recare altrui ajuto e conforto_ » 542 _La fama di sue virtù passò fino in Inghilterra, a tale che Pope medesimo ne fece l'elogio_ » 564 _In quella terribile circostanza si sono altresì distinti per eroica carità, e con ogni sorta di pietosi ufficii i Padri dell'Oratorio, e specialmente il Padre Gualtier loro Superiore, i Cappuccini, i Canonici Regolari Lateranensi, ed i Gesuiti_ » 565 _e_ 566 _Grande mortalità fra i medici, maggiore però fra i chirurghi. Il celebre D.r Bertrand, che ci lasciò la miglior descrizione di questa peste e che fu di essa testimonio oculare, venne attaccato tre volte e guarì_ » 567 _Orrori e desolazioni di quelle memorabili giornate, che gelano il cuore e fan raccapriccio_ » 545 _e seg._ _I medici Chicoaneau e Vernay, professori a Montpellier, invitati dalla Corte Sovrana a recarsi a Marsiglia per dare un definitivo giudicio sulla natura della malattia e suggerire i necessarii soccorsi, prendono un grossolano errore; e quantunque il male fosse giunto ad un punto da escludere qualunque dubbio anche fra le persone che non eran dell'arte, pure essi non lo ravvisarono per peste, e dichiararono, che quel morbo che metteva tante stragi e scompigli, altro non era che una febbre maligna cagionata dalla corruzione e dai cattivi alimenti_ » 547 _e_ 548 _M.r Chirac primo medico del Reggente, che godeva a quel tempo di molta riputazione, appoggia in una sua memoria l'erronea opinione dei medici di Montpellier. Ignoranza tanto più funesta quanto che nel sapere di detti medici si aveva la maggior confidenza_ » 548 _Que' signori medici però stimarono prudente cosa di non trattenersi molto a Marsiglia; e dopo pochi giorni se ne partirono_ » _ivi_ _Il Magistrato di Salute fa pubblicare un avviso nel senso delle dette mediche opinioni. Questo assicura il popolo, che da quel momento rallenta le precauzioni e si dà a comunicare più liberamente. Si fa anche la processione di S. Rocco_ » _ivi_ _Intanto la peste a guisa di rapido torrente tutto invade e distrugge. La mortalità s'accresce di sì fatta guisa che giunge fino a mille persone al giorno: giovani e vecchi, deboli e forti, poveri e ricchi indistintamente cadono vittima dell'orrendo flagello, riempiendo tutta la città di disperazione e di pianto_ » 549 _e seg._ _In mezzo a tanti orrori così proprii ad ammorzar le passioni, l'avarizia e la dissolutezza si videro giunte al più alto grado, ad eccessi tali da far vergogna all'umanità_ » 559 _Alla fine di agosto il contagio si propagò nella contrada di Riva nuova che sta fuori di Marsiglia. Ivi, come a Marsiglia, la peste si diffuse con rapidità e violenza, ma non fece tante stragi come in quella, nè v'ebbero li stessi disordini a merito della vigilanza e buona polizia sanitaria stabilite d'ordine del cav. Rose, uomo di molta energia e prudenza e di gran perizia, il quale aveva già a tempo disposto tutto ciò che occorrer potesse pei malati e pei morti. Quindi la contrada più lontana della città, la quale sembrava dover esser anco la più abbandonata, per la virtù di un uomo solo fu la meglio regolata, più prontamente ed abbondantemente soccorsa_ » 567 _e_ 568 _Ridotte le cose alla più grande desolazione, gl'intendenti della Sanità rivolsero le loro istanze ai comandanti ed ufficiali delle galere pregandoli di volerli assistere coll'opera e coi consigli_ » 572 _Per sgomberare le strade dai cadaveri, i comandanti delle galere accordarono dei forzati, promessa loro la libertà finita la peste. Di 200 forzati a tale ufficio destinati 12 soli scamparono la vita; tutti gli altri presi dal contagio morirono_ » 574 _e seg._ _Manifestatosi al Reggente il miserando stato di Marsiglia nominò a Comandante Supremo della città e del territorio il Maresciallo di campo cav. di Langeron capo squadra delle galere, uomo di merito, e di tale virtù quale si conveniva in quelle circostanze_ » 577 _Sotto il nuovo regime di lui le cose ben presto cambiarono d'aspetto. Adoprò egli tosto con energia e fermezza allo ristabilimento dell'ordine, a dare pronto e convenevol ricovero agli ammalati, allo sgombramento de' cadaveri, ed al provvedimento di buone sussistenze pei sani. Il che fattosi esattamente e sollecitamente, le cose migliorarono d'assai, e die' a divedere quanto possa un uomo solo, e quanto importi in sì gravi frangenti il pronto ordinare, ed il pronto eseguire_ » 577 _e_ 578 _Sul finire di settembre il contagio cominciò a declinare nella città, e s'incominciò a riparare alle miserie della carestia e della peste_ » 578 _Grandiose somme furono versate dai più facoltosi, e dai Vescovi del Regno, per provvedere gli indigenti e supplire agli altri bisogni della città_ _Anche il Pontefice Clemente XI. mandò soccorsi a Marsiglia_ » 580 _e seg._ _Si rifornì la città di medici e di chirurghi, con grossi stipendii e generose pensioni_ » 579 _Verso la fine di ottobre si sperò che la peste fosse terminata del tutto; ma in novembre accaddero nuovi casi. In dicembre s'ebbero soli 5 o 6 malati alla settimana. In gennajo fu assai limitato il numero dei malati, de' quali più della metà guarivano_ » 585 _a_ 587 _Il contagio però continuò nel territorio; e ciò avvenne in ispecieltà per l'avidità degli eredi impazienti di usar delle robe infette, e per quella dei ladri (che molti ve n'erano) di appropriarsele_ » 585 _L'ordine civile venne ristabilito. Assai matrimonii succedettero e di essi tanto grande fu l'affluenza, che sarebbesi in poco tempo ripopolata Marsiglia, qual era prima, se il periodo di gravidanza avesse potuto abbreviarsi_ » 586 _Si procedette agli espurghi della città_ » 587 _e_ 588 _Mentre queste cose operavansi si riaccesero qua e là alcune scintille di contagio; e ciò fino all'aprile del 1721_ » 589 _Nel giorno di Pasqua il popolo non si ritenne dal gittar a terra le porte delle chiese, e vennero celebrati i divini uffici nella città. Ricomparvero le malattie comuni e ordinarie, ch'erano sparite durante il contagio, e nella primavera ritornò la salute e la calma; e le pubbliche e private faccende ripresero felicemente il loro corso_ » 589 _Di novanta mila persone, dalle quali prima della peste era popolata Marsiglia, ne perirono quaranta mila, e dodici mila nel territorio_ » 590 _Parte che risguarda la medicina e la chirurgia_ _Osservazioni pratiche fatte in mezzo di quella peste_ » 590 _a_ 607 _Distinzione della malattia in benigna e maligna_ » 590 _Forme varie e bizzarre della medesima. — Suo andamento_ » 591 _e seg._ _Descrizione della malattia. — Sintomi che la precedevano. — Sintomi coi quali soleva spiegarsi, e che l'accompagnavano; — Segni di buon pronostico; — Segni indicanti un funesto fine; — Sezione de' cadaveri_ » 591 _a_ 598 _Trattamento curativo_ » 598 _e seg._ _Cura esterna dei buboni e carbonchi_ » 603 _a_ 606 _Governo dietetico_ » 605 _e seg._ _Aceto aromatico detto dei quattro ladri, accreditato come preservativo di peste_ » 606 _Modo di prepararlo. (Nota 42)_ » _ivi_ _Da Marsiglia la peste si propagò in parecchie città e specialmente ad Aix, a Tolone, Arles, Tarascona, Martignes, ed altre ancora, nelle quali tutte fece gravissime stragi_ » 608 _In tal occasione si adottò per la prima volta in Francia la così detta quarantena generale. Tal pratica in Aix fu evidentemente utile e benefica; imperciocchè non sì tosto s'ebbe incominciata la general quarantena, che la peste pur cominciò a scemarsi, dimodochè al finir di essa, finì insieme la malattia_ » _ivi_ _A Tolone fu introdotta la peste nell'ottobre 1720 col mezzo di una balla di seta appartenente al carico del capitano Chateaud, quello stesso che portò la peste a Marsiglia, la quale fu rubata dagli abitanti di Bandol, picciolo porto di mare presso Tolone, e che da certo Carnelin venne poi introdotta in città col mezzo di un certificato falso di Sanità. Dal Magistrato però usatasi ogni sorta di difesa, parve che il morbo vi fosse spento. Ma in gennajo 1721 introdotte a Tolone per contrabbando alcune mercanzie di Aix, la malattia si sparse rapidamente in varii quartieri della città. In aprile morivano dalle 200 alle 500 persone al giorno_ » 609 _e_ 610 _Fu quindi ordinata la quarantena generale, ma poco buon effetto se n'ebbe da essa, forse dal modo tenutosi nell'usarla. Finalmente obbligati rigorosamente tutti quelli che avevano avuto malati o morti in famiglia a portar un segnale sopra la manica del loro vestito affinchè ciascuno potesse evitarli, e ad altre discipline, la peste cedette del tutto in agosto 1721, dopo aver ucciso 13,280 abitanti, e secondo d'Antrecheaux 15,785, in una popolazione di 26,260, che contava Tolone prima della peste_ » 610 _In Arles fra 12,000 ne morirono 8100 in Tarascona 7210 di 10,000: ed in tutta la Provenza 84,719. Ma di tanta mortalità fu in parte cagione la fame, derivata dalla particolare avarizia di alcuni malvagi speculatori_ » 610 _e seg._ _Agli anni 1731-32 penetrò la peste nella Dalmazia e nell'Albania Veneta, introdottavi dalla vicina Bosnia ove infieriva con maggior forza. Per le diligenti precauzioni della Sanità la maggior parte di quella Provincia ne restò illesa, limitatosi il contagio al solo territorio di Spalato, dove uccise circa 300 persone. Era allora Provveditor generale in Dalmazia Simon Contarini_ » 611 _Nell'anno 1737 l'Egitto fu particolarmente travagliato da peste fierissima e desolatrice. Nella sola città del Cairo la mortalità giunse fino a dieci mila persone in un giorno. Gli europei si chiusero nei loro quartieri il dì 9 febbrajo d. a. e non ne uscirono se non il 24 giugno. Giusta l'opinione di quel tempo degli abitanti del Cairo, questa peste fu l'unica che sia derivata dall'alto Egitto_ » 611 _e_ 612 _Regnava la peste fra i Turchi della Bessarabia allo stesso anno 1757, e specialmente menava grandi stragi a Oczakow, capitale di quella Provincia. Assediata in quell'anno e presa dai Russi detta città, il contagio si sviluppò fra la truppa russa in essa posta al presidio. Nell'anno seguente 1738 i Russi abbandonarono Oczakow dopo averne demolite le fortificazioni. Ritiratasi la guarnigione russa ai proprii aquartieramenti, fu per tal mezzo introdotta la peste in Ukrania, ove imperversò dal giugno 1738 a tutto il resto di quell'anno e parte del 1739. Dall'Ukrania non penetrò più avanti il contagio. — Il Dott. Schreiber di Königsberg, Professore di medicina a Pietroburgo potè fare utili osservazioni in quella pestilenza, pubblicate colle stampe nel 1740_ » 613 _Utili osservazioni pratiche fatte dal Dott. Schreiber in detta pestilenza_ » 614 _a_ 622 _Notazione di particolari casi d'insuscettività al contagio. (Nota 44)_ » 621 _A questi stessi anni 1738-39 la peste che travagliava la Bessarabia, la Romelia, la Servia, e la Valacchia, e che infieriva in que' paesi ottomani che confinano da quella parte colle Signorie della casa d'Austria, penetrò con molto impeto nei Comitati limitrofi dell'Ungheria e della Transilvania, e vi fece molte rovine._ _La Suprema Commissione Aulica di Sanità in Vienna d'ordine Sovrano pubblicò a quel tempo, cioè nel 1738, un'Opera sulla maniera di conoscere, preservarsi, e curare la peste, ristampata a Vienna e a Praga nel 1758_ » 622 _e_ 625 _Nel 1742 si riprodusse la peste in Aleppo e vi durò tre anni. Nel 1743 spiegò la sua maggiore fierezza, cagionandovi immensa mortalità. Nel 1744 fu assai mite, e discreto fu il numero delle vittime_ » 623 _Gli anni 1743-44 segnano l'epoca memorabile della terribile peste di Messina._ _Erano scorsi 168 anni da che quella città era libera dalla peste, cioè dal 1575. In detto anno 1743 la peste s'introdusse in Messina incognita e mal appresa, come è avvenuto di molti altri paesi di Europa, e vi operò immense rovine_ » 625 _Vi fu recata col mezzo di una tartana genovese carica di lana, di frumento e di telerie proveniente da Missolongi, la quale arrivò a Messina con patente netta dopo 30 giorni di viaggio_ » _ivi e seg._ _Dalla patente di Sanità e dai costituti giurati delle persone dell'equipaggio restò ingannato quel Magistrato di Sanità_ » 624 _Permesso lo scarico delle merci, due giorni appresso si ammalò il capitano del bastimento con resipola nella faccia, giusta la relazione del medico del Lazzeretto, e morì in tre giorni. Chiamati altri medici a giudicare della cagione di questa morte dopo sì breve decubito, stabilirono fosse morto per la retrocessione della resipola_ » 624 _e_ 625 _Due giorni dopo ammalò un altro individuo dello stesso bastimento, e morì in due dì con tumore sotto l'ascella e con petecchie per tutto il corpo, di maniera che lo si giudicò tocco da peste_ » _ivi_ _Ragunatisi i medici più riputati e le persone più distinte, si determinò doversi bruciar la tartana con tutto ciò che dentro vi era, salvate le genti; lo che nel dì 30 marzo fu anche puntualmente eseguito. Se non che, insorta furiosa tempesta mentre il bastimento era in fiamme, dalla violenza dell'onde fu spinto il naviglio ad arenare sul lido, e porzione della lana e del frumento ne fu dispersa per quella riviera_ » 625 _e_ 626 _Stabilite guardie e cordoni, passarono quaranta giorni senza alcun tristo accidente, di maniera che si credette la città libera da ogni pericolo. Quindi nel giorno 15 maggio fu cantato solenne _Te Deum_ nella Cattedrale. Ma poche ore appresso si rilevò che in un quartiere della città s'erano manifestate febbri di mal costume. Inviatisi tosto i medici della Deputazione a visitare gl'infermi, e riconoscere la natura del male, riferirono essi «non esser in conto alcuno quelle malattie contagiose e pestifere, ma bensì epidemiali, quelle stesse che s'erano fatte veder nel febbrajo ultimo scorso»_ » 627 _La stessa relazione diedero i medici della cura, lo stesso dichiararono quelli altresì ai quali veniva attribuito di aver divulgato esservi la peste nella detta contrada; sicchè sollevati gli animi, i Magistrati si abbandonarono ad una cieca fiducia, trascurate le opportune precauzioni, ed intanto la peste si sparse rapidamente negli altri quartieri della città_ » 628 _Moltiplicavasi ogni giorno il numero degl'infermi e dei morti: ciò non pertanto i medici continuavano ad assicurare, che non era mal contagioso ma epidemia maligna. Fondavano essi il loro giudizio sul non osservarsi comunicazione del male a coloro che assistevan gli infermi, quando se peste fosse stata, dicevan essi, doveva mostrarsi il morbo sommamente contagioso_ » 629 _Uno dei medici però di quella città, il cui nome non ci fu tramandato, non era persuaso delle suddette ragioni, e dubitava che fosse peste effettivamente, adducendo esempii simili, in cui s'ingannarono uomini insigni e di profondo sapere_ » _ivi_ _Questa opinione però così isolata e dagli altri medici combattuta, non prevalse; sicchè non furono adottate valide misure di riparazione_ » 630 _Lo storico Orazio Turiano, che di questa peste ci lasciò la miglior descrizione, narra alcune singolari coincidenze di circostanza. (V. N. 45)_ » 627 _Giunto il mese di giugno, ed oltrepassando il centinajo il numero degli estinti, incominciarono i medici ad accorgersi dell'errore, ed a conoscere pur troppo evidente il carattere del male, che ogni giorno si faceva più esteso e spaventevole. Quindi si ordinarono alcune cautele, che non corrisposero, perchè troppo tardi s'era ad esse fatto ricorso_ » 630 _Si aumentò a dismisura il numero de' morti e degli infermi; la mortalità s'accresceva ogni dì; ogni regolamento veniva a sconcertarsi; la confusione, il disordine, la desolazione, il terrore eran giunti a tale da costernare ogni anima forte. Riempite le fosse, non sapevasi più ove porre i cadaveri; mancavano i beccamorti, i carri, le carrette per trasportarli, non trovavasi più chi si prestasse pei bassi servigi. Ognuno si nascondeva, si rintanava, e procurava salvarsi. I villani armati ed uniti, non permettevano avvicinarsi alcuno dalla città; mancavano le sussistenze. In ogni passo scorgevansi disordini; in ogni provvidenza ostacoli, ed intoppi; da per tutto non v'era che angustia, costernazione e morte_ » 631 _Crudeli estremità a cui fu ridotta Messina sotto i colpi di questo terribile flagello_ » 632 _e seg._ _Brano storico tratto dall'opera del Turiano che fu di tutta quella pestilenza testimonio oculare_ » 632 _a_ 633 _I casali vicini alla città, tranne due soli, Molino ed Artelia, provarono lo stesso flagello. Delle Ville del Distretto parecchie restarono illese_ » 637 _Il contagio cominciò a diminuire in luglio, fu in piena declinazione in agosto, ed in settembre si considerò interamente cessato. Il numero de' morti nella città e ne' sobborghi, nello spazio di tre mesi, fu di 28,841, fra 40,321 abitanti. Ne' casali attorno la città sono morte 14,561 persone_ » 638 _Osservazioni fatte nella detta pestilenza, meritevoli di particolar menzione_ » 638 _a_ 640 _Il Re di Napoli ricercò a Venezia persone capaci e pratiche per eseguire gli espurghi a Messina. Da Venezia furono spediti all'effetto il Dott. Pietro Polacco, un Coadiutore, tre Guardiani, e due Bastazzi. Questa brigata arrivò a Messina in dicembre 1743, e diede tosto mano agli espurghi, che incominciarono l'undeci gennajo 1744_ » 639 _e_ 640 _Descrizione del modo con cui vennero eseguiti i detti espurghi, e delle sostanze che si usarono pei profumi_ » 640 _e_ 641 _Nel tempo degli espurghi furono attaccate dal contagio 17 persone in alcuni casali contigui alla città, delle quali nove morirono, ma prese all'istante le opportune precauzioni il male non si dilatò_ » 641 _Così in marzo si manifestò in Pezzòlo la peste, colà introdotta col mezzo di robe infette portatevi clandestinamente: undeci persone in tre famiglie ne furon colte. Ma interdette tutte le comunicazioni, e stabiliti rigorosi sequestri, si continuarono gli espurghi, ed ogni rio seme s'estinse_ » _ivi_ _Condotti felicemente a termine in ogni luogo gli espurghi, li 29 maggio 1744 Messina fu dichiarata libera e sana, riaperte tutte le comunicazioni, e ristabilito in ogni sua parte il commercio_ » 641 _e_ 642 _Nell'anno 1745 regnando in Bosnia la peste, penetrò in Dalmazia in una villa del contado di Zara (Dobropoglie) e distrusse la maggior parte di quegli abitanti. Ma per l'energiche misure prontamente adottate dal Colonnello del contado co. Possedaria, il contagio si estinse senza altre conseguenze_ » 642 _Nell'anno 1752 la peste fu portata in Algeri dalle Provincie Occidentali di quel Regno, dove infieriva da varii mesi, col mezzo di alcune persone infette giuntevi liberamente, secondo il costume di que' tempi in detti paesi. Serpeggiò occulta da principio per qualche tempo, sotto colore di malattie comuni, ma al soffiare di venti sciloccali umidi e soffocanti per varii giorni seguitamente si palesò in giugno con generale incendio nella città_ » 643 _I Consoli delle varie Nazioni ed i Negozianti Europei si chiusero nelle loro case, muniti di tutto ciò ch'era necessario per vivere e preservarsi. I Kabaili (ossia Montanari), ed i Piskari (ossia confinanti col Deserto), fuggirono tutti, quindi mancarono le provvigioni per la città, non avendovi più chi volesse trasportarle. Il Governo fece intimare la forca ai fuggiaschi, ed obbligò le genti della campagna a vendere al solito, benchè più care, le loro derrate. Questo provvedimento sortì l'effetto, ma sparse di sì fatta guisa la pestilenza tanto ne' vicini che ne' rimoti villaggi, che la desolazione è divenuta presso che generale_ » 643 _e_ 644 _In Algeri sono perite in quell'anno oltre cinque mila persone; un numero maggiore ne perì alla campagna_ » 644 _Si osservò, che il caldo della stagione contribuiva all'aumento del male. Secondo che crescevano i gradi del calore, la forza pur del male aumentavasi, misurata dal numero degli infetti; — che nelle case all'aperto il numero dei morti è stato solo un terzo di quello degl'infetti, laddove negli spedali, a malgrado tutte le possibili assistenze, appena un terzo salvavasi; — che il Palazzo Reale, ossia il palazzo del Bascià, abitato da molta gente, e frequentato giornalmente da ogni sorte di persone, è stato immune dal contagio, non essendo stati attaccati che due soli schiavi che assistevano alla cucina reale. Ciò che dal volgo venne attribuito a prodigio_ » 644 _e_ 645 _Lo stesso fenomeno pure osservossi nell'ultima pestilenza di Algeri, che durò tre anni, e che distrusse un terzo degli abitanti di quella città; della quale pestilenza non è fatto cenno in alcun luogo della presente storia, perchè non venne fatto di trovare autori che di proposito ne abbiano trattato. Qui è da osservarsi che il detto Palazzo del Bascià è l'abitazione più vasta e più ventilata che siavi in Algeri; quella che gode il privilegio delle finestre anteriori, e ch'è ancora la più fresca per l'abbondanza delle fontane perenni che la bagnano_ » 645 _e seg._ _La peste che aveva fatto strage nel 1752 venne mitigata dalle fresche piogge autunnali, ma non estinta. Essa mantennesi qua e là vagante in tutto quel verno, finchè nell'aprile del 1753 ripullulò con grande spavento di quegli abitanti, e distrusse nello spazio di tre mesi altre cinque mila persone. Verso la fine di agosto del detto anno 1753 il contagio cessò intieramente su tutti i punti_ » 646 _e_ 647 _Sintomi varii che accompagnarono quella malattia_ » 647 _e_ 648 _Metodo di cura semplicissimo usato dai Mori in quella pestilenza_ » 649 _Nessun rimedio veniva somministrato. Un empiastro fermentativo applicavasi sopra i buboni, i quali ridotti a maturità venivano aperti colla lancetta, e libero poi lasciavasi al maligno umore lo sfogo. Il sugo di limone si è trovato utilissimo. Fra i rimedii, meglio degli altri corrisposero i leggieri purgativi, e gli elettuarj alessifarmaci, come la teriaca, e simili, accompagnati da copiose bibite acide. Fra le altre cose, l'applicazione de' ranocchi vivi sopra i buboni è stata trovata opportuna_ » 649 _e_ 650 _Per confermare gli Europei nel savio uso delle prudenti loro cautele in simili calamitose circostanze, gioverà notare, che niun accidente pestifero in due anni di peste è succeduto in Algeri nelle loro case; eccettuata la morte di tre servi, che furono convinti di aver infrante le contumacie ed avuta comunicazione cogl'infetti_ » 650 _Negli anni 1755-56-57 il contagio travagliò crudelmente la Transilvania, la Valacchia e la Moldavia. Il celebre Dott.r Chenot che fu di questa pestilenza in Transilvania testimonio oculare, e che fu da essa fieramente colpito, ci lasciò della medesima una bella descrizione, e molte utili osservazioni pratiche_ » 650 _e seg._ _La peste è stata introdotta nella Transilvania col mezzo di un Armeno negoziante di ferro, che dalle foci del mar nero erasi diretto verso Vienna, il quale prima di entrare nel Lazzeretto di Temeswar, dove morì di peste, aveva sparso dei semi del contagio nei luoghi del suo passaggio, e specialmente a Kimpina, villaggio due giornate distante da Temeswar, dove morirono l'oste e le sue due figlie che lavarono la biancheria di cui era stato servito_ » 651 _Tre mercanti trovavansi in Lazzeretto a Temeswar alla morte dell'Armeno. Due di essi ritornarono sani alle case loro in Valacchia, il terzo spaventato dall'inopinata morte dell'Armeno, volle abbandonare il Lazzeretto; e quantunque si sentisse molestato da dolore alla parotide destra, e da ardente calore interno, montò a cavallo, e s'avviò per ritornare nella Valacchia. Avendo seco molto denaro, gli fu assegnato un guardiano del Lazzeretto per scorta, il quale doveva accompagnarlo fino al monastero del monte Sinai, ma a sei leghe distante dal confine il mercante morì; ed il guardiano di Sanità ritornò a casa sua seco portando alcuni effetti del morto e con essi la peste_ » 652 _Il giorno appresso all'arrivo del guardiano, un di lui figliuolo venne colpito dalla peste, e morì; tre altri suoi figli vennero colpiti con buboni e carbonchi, ed in pochi giorni diciotto persone furono prese dal contagio, il quale si estese rapidamente in alcuni distretti della Transilvania, percorse la Valacchia e la Moldavia a malgrado tutte le precauzioni usate per arrestarlo_ » _ivi_ _Precauzioni Sanitarie che furono a quel tempo prescritte per arrestare la peste. (Nota 48)_ » 652 _e_ 653 _Per Sovrano comando vennero spediti da Vienna quattro medici in assistenza del Protomedico D.r Chenot, tra quali il D.r Bruckmann, che si distinse tanto in quella che nella successiva peste della Transilvania_ » 652 _Nel distretto di Temeswar di 6677 infetti, ne sono morti 4303; guariti 2374_ » 653 _Trattamento curativo usato in quella pestilenza_ » 653 _a_ 656 _Nel detto trattamento curativo s'impiegarono le bevande e brodi acidulati, gli acidi minerali, la limonata infusa sopra i fiori di zolfo, o sopra la mirra, le infusioni di tè specialmente nel principio della malattia, il nitro, l'antimonio diaforetico, la birra molto usata dai Valacchi, o sola o col macis, o colla cannella, il vino, il siero vinoso, l'aceto, la teriaca, il muschio, ora solo, ora unito alla canfora_ » 653 _La canfora ha spesse volte corrisposto, sia unita collo zucchero, o colla gomma arabica, sia sciolta in una picciola quantità di spirito di vino, od unita all'aceto distillato, od a qualche sciropo, di scordio, cannella, contrajerva, serpentaria e simili; come pure gli alcali volatili; p. es. lo spirito di sal ammoniaco succinato o anisato_ » 653 _e_ 654 _Finalmente il P. M. Chenot raccomanda l'uso della corteccia Peruviana nella peste, asserendo che la sua utilità fu confermata da replicate esperienze, somministrata sì per infusione sì per decotto, specialmente quando le forze sono in uno stato medio, cioè nè eccessivamente esaltate, nè molto esaurite. Ove esista una diatesi stenica, una condizione d'irritamento, o dove siavi molte saburre nelle prime vie, la corteccia Peruviana non conviene, e gioverà astenersene. All'incontro ove la malattia ha un andamento tifico, allorchè vi sono petecchie pallide o nere alla cute, manifesta tendenza alla dissoluzione, si potrà attender da essa molto vantaggio_ » 654 _Siccome la prima e principal indicazione a cui è utile soddisfare negli attacchi pestilenti, è quella di disporre l'ammalato al sudore, così molti Greci usarono con reale profitto nel corso di questa pestilenza alcune gocce di Opobalsamo collo zucchero, soprabbevendovi tre o quattro tazze di tè di Moscovia: metodo che si usa anche al dì d'oggi in circostanze di contagio dai principali signori della Soria e di altre provincie dell'Oriente, e specialmente dai Greci di Costantinopoli_ » 654 _e_ 655 _Avvertenze pratiche che si devono avere nel cercar di promuovere il sudore nella malattia della peste, e necessità di togliere previamente gli ostacoli, che talvolta lo impediscono_ » 654 _Interrogato il Protomedico D.r Chenot da parecchj di quegli abitanti, qual metodo dovessero usare, subito dopo che avevano sospetto di aver contratto il contagio; consigliò loro di prendere una dramma di triaca entro ad un brodo unito al sugo di limone, ovvero sciolta in qualche infusione calda; p. es. di melissa, di ruta, di scordio, di serpentaria virginiana, di corteccia d'arancio; ovvero soprabbevere alla triaca un siero vinoso o coll'aceto. — Assicura egli che molti avendo usato di questo metodo al primo manifestarsi de' sintomi del contagio, si sono salvati, nato un copioso sudore che in poche ore li lasciò sani e salvi_ » 656 _Osserva da ultimo lo stesso D.r Chenot, che tutte le cautele dall'umana mente escogitate finora per preservarsi dalla peste si comprendono nelle tre seguenti prescrizioni;_ 1.º _Allontanare ogni comunicazione colle persone e colle cose infette o sospette;_ 2.º _Distruggere il principio del contagio, o sospeso nell'aria, o delitescente in qualche corpo od ente passivo;_ 3.º _Fortificare il corpo umano contro l'azione del contagio medesimo, ossia renderlo meno atto a provare l'influsso morboso_ » 658 _Dall'anno 1759 al 1765 la peste fece molte stragi in Oriente, imperversando or in una or nell'altra di quelle principali città;_ _Sul principiare dell'anno 1759 afflisse crudelmente Costantinopoli, e dilatò le sue stragi in parecchie isole dell'Arcipelago, ed in varie città dell'Asia Minore_ » 657 _Un bastimento mercantile proveniente da Costantinopoli nel 1759, che aveva in quel tragitto perduto per peste alcuni uomini dell'equipaggio, la portò in Alessandria d'Egitto, donde non tardò molto a propagarsi a Rosetta, a Damiata, ed in varii villaggi sulla strada che conduce al Gran Cairo. Poco appresso s'ebbero al Cairo i primi sentori del male. In marzo dello stesso anno vi si spiegò con gran forza, e la mortalità fu grandissima sì al Cairo e sì nelle altre città e paesi dell'Egitto. Secondo i computi e le relazioni potutesi avere dalle varie parti dell'Egitto stesso, da circa trecento mila persone vi son perite in quell'anno_ » 657 _e_ 658 _Durante la state si mitigò la violenza del male. Gli Europei che fin dal mese di marzo si tenevano chiusi nei loro quartieri, circa la metà di luglio sortirono e si riordinarono le comunicazioni; ma nel verno del susseguente anno 1760 il contagio ringagliardì, e vi recò immense rovine, come fatto aveva nel precedente_ » 658 _Nel 1759 il contagio fu portato nell'Isola di Cipro dall'equipaggio di un bastimento turco che aveva preso carico in Alessandria; e che naufragò sul promontorio di Baffo. Alcuni marinari e passeggieri salvati dal furore delle onde ripararono in alcuni villaggi sulla strada di Limsol, ed ivi sparsero il fatal seme del morbo. Nè stette molto il contagio a penetrare nella città di Limsol, dove si propagò con grande rapidità e violenza, estendendo le sue stragi a Biscupi, a Baffo, ed in varii, altri luoghi_ » 658 _La città di Larnica, distante circa 40 miglia da Limsol offerse all'osservazione in quel tempo un singolare fenomeno. — Le comunicazioni tra Larnica ed i paesi appestati non essendo state mai intercette, ma libere e aperte col resto dell'Isola come per l'innanzi, giungevano a Larnica molti degli equipaggi e passeggieri de' bastimenti infetti approdati a Limsol; i contadini e mulattieri dalle ville infette con buboni pestilenziali ancora aperti, ed in attualità di malattia vagavano liberi per le strade e pei mercati della città, ed alcuni di essi pure colà si morivano senza che il contagio venisse ad altri comunicato. Il dì 20 maggio arrivò pur a Larnica un bastimento infetto proveniente da Damiata con parecchi marinari e passeggieri attaccati dalla peste, i quali sbarcati presero alloggio nelle case di Larnica; un altro bastimento turco approdò egualmente nel porto di Lamica avendo al suo bordo varii appestati, de' quali ne morirono tre nell'atto dello sbarco. A malgrado tutto ciò, nessun abitante di Larnica, per quanto si seppe, venne attaccato dalla peste. Gli Europei ivi dimoranti non presero alcuna precauzione, nè alcuna ne presero gli abitanti del paese, eppure nessun danno ebbero a risentirne; la peste non s'è comunicata ad alcuno di essi_ » 658 _e_ 659 _Nei mesi di luglio agosto e settembre non si udì più parlare di peste, e credevasi che fosse interamente estinta tanto a Limsol che negli altri luoghi. Ma in ottobre ripullulò, e di là si dilatò a Nicosia Capitale dell'Isola di Cipro, 25 miglia distante da Latachea, e nei mesi di dicembre e gennajo siffattamente si accrebbe, che i turchi spaventati dalla grandissima mortalità ordinarono pubbliche processioni e preghiere, che servirono a propagare vieppiù il contagio ed accrescer le stragi_ » 659 _a_ 670 _Grande quantità di persone fuggite da Nicosia si ricovrarono a Larnica. Solo allora gli abitanti di Larnica incominciarono a temere per essi. Ed infatti nel febbrajo di quell'anno (1760) manifestaronsi nel porto di Larnica i primi sentori di peste, indi in Larnica stessa, dove morivano da 25 a 30 al giorno. Molti di quegli abitanti fuggirono alle montagne. La peste continuò ad affligger Larnica per tutto il mese di aprile. Contemporaneamente si dilatò nelle isole vicine, a Famagosta, ed invase la provincia di Carpaso. Continuando le emigrazioni dalla città di Larnica il contagio andò in essa proporzionatamente scemando. In maggio era nel pieno suo declinare_ » 660 _Mentre infieriva a Larnica e a Famagosta si andava estinguendo a Nicosia. La mortalità a Larnica non fu gran fatto considerevole. Non così a Nicosia, dove secondo Patrick Russel da quella pestilenza morirono circa venti mila turchi, e da quattro a cinque mila greci e armeni: mortalità sterminatrice rispetto al numero della popolazione di detta città, che si calcolava di circa quaranta mila abitanti. Secondo Giovanni Mariti però, a soli venti mila ascendono gli estinti da quel contagio in tutta l'isola. Nel giugno la peste cessò quasi intieramente in tutta l'Isola di Cipro. In luglio i Francesi colà dimoranti cantarono il Te Deum in rendimento di grazie, e tutte le case degli Europei ritornarono alle usate comunicazioni di prima_ » 661 _A quegli stessi anni 1759, 1760 la peste afflisse pur crudelmente una parte della Palestina, della Siria, della Mesopotamia, non che parecchi altri luoghi. — Essa venne quasi generalmente preceduta dalla carestia e dalla fame. — Nella Palestina e nella Soria, oltre che dalla carestia, venne pur preceduta da replicate fortissime scosse di terremoti, che distrussero nel 1759 porzione della città di Damasco, e danneggiarono molto s. Giovanni d'Acri e Medina di Sidone. — In Aleppo oltre alla carestia desolatrice venne preceduta negli anni 1758-59 da una febbre maligna petecchiale, che cagionò sì grande mortalità come se fosse stata vera peste bubonica. Nella primavera 1759 comparve una cometa; nel 1760 un'eclissi solare: fenomeni questi tutti che gli Orientali sogliono risguardare come precursori della peste; nello stesso modo che per forieri e quasi compagni della peste sogliono risguardare la straordinaria mortalità degli animali, l'irregolarità della stagione, la maggiore abbondanza d'insetti, l'abbandonare che fanno gli uccelli i consueti loro nidi, il meno sonoro dell'ordinario gracchiare de' ranocchj ec._ » 662 _a_ 664 _A Medina di Sidone, a Tripoli nella Soria, a Latachea la peste andò percorrendo regolarmente i suoi stadii dal marzo all'agosto 1760; nè fu di grande violenza, mentre il numero dei guariti eguagliò incirca quello dei morti. Nei dintorni di Tripoli si riaccese nel 1762_ » 662 _A Gerusalemme si sviluppò nel febbrajo 1760, e vi produsse orribili devastazioni sì nella città che ne' villaggi dei contorni. Nel convento di Terra santa fra vent'un sacerdoti ne morirono dicianove_ » 662 _e_ 623 _A Damasco si manifestò nel marzo dello stesso anno 1760, e la mortalità vi fu immensa, forse maggiore che in verun altro luogo: così in altre città picciole e villaggi della Palestina, ne' quali ne vennero per essa orribili devastazioni_ » _ivi_ _Mentre la peste faceva le più grandi stragi a Damasco, e lungo le città marittime della Palestina e della Soria, gli abitanti della città di Aleppo erano presi da forti timori, che vicina fosse la comparsa anche fra essi del tremendo flagello; nè andò molto che si è pur fra essi manifestato_ » 663 _e_ 664 _Descrizione della peste di Aleppo_ » 664 _a_ 673 _Al principio di maggio 1760 arrivarono in Aleppo alcune carovane da Damasco, da Gerusalemme, da Latachea con parecchi individui infetti. Fra questi tre mercanti turchi, che presero alloggio, in città in una casa vicina al Consolato Inglese. Costoro comunicarono il contagio alla famiglia presso cui alloggiarono. Alla fine del maggio altre carovane arrivarono da Gerusalemme, e da Tripoli con parecchi pellegrini turchi e cristiani, tra' quali eranvi alcuni negozianti di Aleppo. Questi facendo ritorno da' luoghi santi contrassero l'infezione per via; e ricovratisi senza verun ostacolo presso le proprie famiglie in città, propagarono più estesamente l'esiziale contagio_ » 664 _Ciò non pertanto fu assai lento in detto anno (1760) l'avanzarsi del morbo, e dappoichè si vedeva che non veniva attaccato dal contagio nessun degli ebrei, i quali fra tutti sono sempre i più facili a contrar l'infezione; e che quelli che assistevano i malati ne andavano per lo più esenti, vi ebbe appena chi dicesse che quel morbo vera peste si fosse_ » 665 _In sul finire di giugno si accrebbe la mortalità, più facile divenne il comunicarsi del contagio; e vieppiù si diffuse sì nella città, sì ne' sobborghi aggiacenti abitati da molte famiglie cristiane. In luglio la ferocia del morbo s'accrebbe ancora più, ma nella prima settimana di agosto cominciò a declinare. Si manifestarono le malattie così dette intercorrenti, o almeno la peste cominciò a vestire una diversa apparenza. Dopo la metà di agosto gli attacchi divennero sempre più rari. Alla fine di agosto la peste scomparve_ » 666 _A malgrado che il contagio fin dal principio manifestato avesse la sua più grande malignità, mentre di sei appestati uno appena salvavasi; pure per tutto l'anno 1760 fece lenti progressi, ed il numero de' morti in tutto quell'anno, secondo le note raccolte dal D.r Russel, non montò che a 500 circa. Avvi però ragioni per credere che molto maggiore sia stata la mortalità se si rifletta alla vastità delle contrade e dei sobborghi di Aleppo, al numero della popolazione, all'indole della malattia; se si consideri che in quel paese non vi avea nè polizia sanitaria nè registri di morti, che i calcoli del Russel sono stati desunti dalle relazioni de' becchini, i quali tenevano conto di que' soli che nel seppellirli mostravano chiari segni di peste; finalmente all'asserzione dello stesso Russel, il quale confessa che in quell'anno avea badato meno attentamente al numero de' morti che negli anni susseguenti_ » 666 _e_ 667 _Cessata la peste in Aleppo speravasi che non avesse più a riprodursi; ma ne fallì la speranza._ _I villaggi delle vicine montagne fra Antiochia e Latachea, dove il contagio, cessato in Aleppo, s'era manifestato, continuarono ad esserne afflitti per tutto il verno; anzi sotto i rigori del freddo, che quell'anno fu più acuto dell'ordinario, erasi rinvigorito assai fieramente. Dai detti villaggi le persone già infette che s'erano rifuggiate nelle pianure sparsero il rio seme del morbo specialmente a Edlib, Sogre, e ad Aleppo stesso: ciò che avvenne anche per il libero comunicar fra Aleppo e Damasco, dove la peste continuava_ » 668 _Nel marzo del 1761 si spiegò il contagio nelle ville di Aleppo, in Aleppo stesso, e circa alla metà del mese nel campo degli Arabi, e fu tale la violenza del morbo fin dal suo principio, che gli Arabi spaventati abbandonarono nella maggior parte le proprie tende e si rifuggiarono nelle case de' lor conoscenti ed amici. Di settanta appestati appena due andavano salvi. Nè solo fra gli Arabi, ma sì bene fra i Turchi ed i Maroniti si propagarono le stragi_ » 668 _Sopraggiunte le feste del Bairam, al qual tempo i bazzari e i caffè sono straordinariamente affollati di gente, aumentandosi le ragion de' contatti, il morbo in proporzione si dilatò. In aprile si contarono 856 morti: in maggio 1211. Dopo la metà di aprile gli europei si chiusero nei loro quartieri. In giugno la peste infierì vieppiù, e somma fu la mortalità. Alla fine del mese in ispecielità giunse il contagio al suo più alto grado di forza e recò le maggiori rovine. Dal 31 maggio al 5 luglio sono morte 5535 persone, fra le quali 639 cristiani, e 183 ebrei. Penetrò nell'harem dello stesso Cadì, ed in parecchie famiglie de' principali signori turchi_ » 669 _e_ 670 _Dopo la prima settimana di luglio fu rapida la declinazione del morbo. Dal 5 luglio al 2 agosto sono perite 2115 persone. Dopo la metà di luglio non moriva più alcuno prima del terzo giorno di malattia; mentre prima morivano dopo 10 ore dalla contratta infezione, altri, ed in maggior numero, in 24 ore. Verso la fine del mese ricomparvero febbri terzane ed altre malattie che diconsi di carattere, di un andamento diverso dalla peste. Il popolo in generale cominciò a rincorarsi. Gli europei, sì cristiani e sì ebrei, uscirono al pubblico, nè si viddero più deserti e abbandonati i bazzari come per l'innanzi. Dai 15 ai 31 agosto la mortalità fu minore che nel febbrajo che ha preceduto la peste, ed in settembre la pestilenza si risguardò terminata; ma le trepidazioni e le angustie di quegli abitanti non cessarono, dappoichè alcune morti improvvise, ed alcune febbri anomale mantennero vivi fra essi i timori, e solo nel marzo 1762 fu ristabilita la primiera tranquillità e sicurezza_ » 670 _a_ 673 _Da Aleppo la peste s'innoltrò in altre città della Siria e della Mesopotamia, specialmente ad Arta, (o Orta) ove imperversò con la massima violenza; uccise il Bascià e quasi tutti i soldati e le persone del suo seguito. I villaggi dei dintorni rimasero spopolati quasi intieramente. Suez e Adena ne furono pur fieramente travagliate. Narrasi che in Adena e ne' vicini villaggi sono perite venticinque mila persone_ » 673 _Nella primavera del 1761 la peste si manifestò anche nella città di Marasch, e vi durò più anni, cioè fino a tutto il 1765 con alcune tregue, e con alternative di maggiore o minore violenza, ora serpeggiando tacitamente, ed or divampando apertamente; ma sempre divenendo più mite ed appena sensibile durante l'inverno; fino a che nel 1765 aumentò in fiero modo le sue stragi, sì propagò nei vicini villaggi, e vi recò orribili devastazioni. — La lunga durata della peste a Marasch, più che in alcun'altra città della Soria, fu un singolare fenomeno_ » 674 _Osservazioni sull'andamento della peste nel Levante, e sopra i fenomeni, che più facilmente inducono in errore nel riconoscerla al suo primo apparire e nel giudicarla_ » 675 _e seg._ _La peste nel Levante tiene il medesimo andamento che in Europa. Cresce lentamente, va fluttuando, dilatandosi, e si aumenta poco a poco fino a che giunge al suo maggiore incremento. Non è però così del suo declinare, osservandosi in quest'ultimo suo periodo manifeste differenze, non solo secondo i luoghi, ma eziandio secondo il tempo; p. es. al gran Cairo la peste suol terminare quasi sempre più presto che in Aleppo e lungo le coste della Soria, ed ivi in certi anni più sollecitamente, in altri più tardi. Nell'Isola di Cipro si osserva dominare all'ordinario in sul finire d'autunno, nel corso dell'inverno, e nel principio di primavera, e cessar nella state. Ne' paesi montani suole imperversare particolarmente nel verno, ed infierire in proporzione dei rigori del freddo; mentre in altri cessa del tutto sotto i rigori invernali, e col procedere della cruda stagione_ » 676 _e_ 677 _In nessun luogo è più manifesta l'influenza dell'aria pura, della libera ventilazione per menomare ed arrestare i progressi del contagio, quanto nei paesi del Levante Ottomano. E di fatti il morbo suol fare stragi fra le famiglie del popolo, che abitano case anguste, sepolte, senza finestre, senza ventilazione; mentre al contrario nel così detto Serraglio, nei palazzi dei grandi, che sono spaziosi, ventilati, con ampie sale e belle gallerie d'intorno, e con ogni possibile miglior maniera di costruzione adattati al clima, di rado vi penetra; e se giunge ad insinuarsi, non s'appicca ordinariamente che agli schiavi, alle persone di servizio, ed al più alle donne dell'harem le cui stanze non sono nè così ampie, nè così ventilate, per cagion de' ripari e dell'altezza delle finestre che vi si usano attesa l'estrema gelosia con cui quelle donne sono custodite_ » 677 _La maniera di vivere e di conversare dei grandi della Turchia influisce del pari alla loro preservazione. Il naturale loro orgoglio non permette che alcuno ad essi si accosti. Giacciono la maggior parte del giorno in una gran sala nel fondo del loro Divano, fumando tabacco, prendendo caffè, ed occupandosi degli affari, solo in compagnia di persone di alto grado, le quali pur si tengono ad una certa distanza da loro. I servi ed i paggi stanno fuori dei Divano, e non si fanno avanti se non quando sono obbligati dal respettivo servigio, tornando poi subito al loro posto_ » 678 _Nell'anno 1763 regnava la peste in Bosnia, confinante colla Dalmazia. Per la qualità dei confini assai difficile a custodirsi, non essendosi potuto impedire del tutto le comunicazioni col paese ottomano infetto, il contagio non istette molto a propagarsi in Dalmazia, dove andò serpeggiando qua e là più o meno palese pel resto del 1763. Travagliò con più forza quella provincia nel 1764, avendo infierito particolarmente nei borghi di Spalatro, dove sono perite in breve spazio di tempo 530 persone. Per ragion delle buone discipline e precauzioni usate, la città di Spalatro ne fu preservata_ » 678 _e_ 579 _Gli anni 1769-1770-71-72-73 segnano una delle epoche più memorabili della storia riguardo alla peste._ _A detti anni essa travagliò fieramente la Moldavia, la Valacchia, la Transilvania, la Podolia, la Volinia, la Russia, e Mosca particolarmente, come vedremo in appresso, la Turchia Europea e l'Asiatica, portando da per tutto grandissime stragi e rovine_ » 679 _Nell'anno 1769 ardeva la guerra fra la Russia e la Porta Ottomana, cominciata in Moldavia. Dopo replicati combattimenti, ne' quali i Turchi furono posti in fuga, l'armata russa vittoriosa s'impossessò di Galatz, e di tutto quel tratto di paese che giace al di quà dal Pruth. Galatz fu presa d'assalto ed abbandonata al sacco. In detta città vi regnava la peste di fresco introdottavi col mezzo di mobili e di mercatanzie portatevi da Costantinopoli per ragion di una fiera che appunto vi si teneva in que' dì. Il comandante russo, che ignorava che colà vi fosse la peste, ordinò che ai soldati si desse quartiere nelle case della città, e di tal modo s'apprese il contagio alla truppa, che si diffuse co' suoi più manifesti segnali, ed uccise in breve non pochi soldati_ » 681 _e_ 682 _Dietro l'ordine del supremo comandante conte di Romanzow l'armata si ritirò da Galatz e si diresse verso Yassy, dove mantenersi doveva in stretta contumacia, inviando i malati ad un Lazzereto. — Nella marcia da Galatz a Yassi minorate sensibilmente le malattie e le morti s'incominciò a dubitare che vera peste si fosse. Si distribuirono i soldati per le case di Yassi, ed i malati si allogarono nello stesso palazzo de' Principi di Moldavia, convertito in spedale. Tre settimane passarono tranquillamente, e solo nella quarta settimana osservarono i chirurghi dello spedale che vi comparivano molte febbri accompagnate da petecchie. Esse furono definite da prima febbri maligne. A parecchi di tali malatti in settima od ottava giornata compariva qualche bubone, che veniva risguardato qual decubito del male, con tanto più di persuasione quanto che non pochi malati, dopo una discreta e legittima suppurazione, guarivano_ » 683 _Verso la fine della quarta settimana osservaronsi buboni e carbonchi, e morti repentine e sollecite, ed assai più frequenti. I timori di peste andaronsi quindi in proporzione aumentando_ » _ivi_ _Tale era il corso delle malattie nello spedale. Nella città le cose passavano tranquillamente. Racconta l'Oreo, siccome un soldato uscito dallo spedale venduta avendo ad un ebreo una pelliccia che aveva preso ad un turco prima di giungere a Yassy, sia stato questo il mezzo, che diffuse il primo seme del morbo nella città_ » 684 _Fosse questa, o veramente altre più generali cause che abbiano concorso a diffondere l'infezione fra gli abitanti, è certo che il contagio si è propagato con grande rapidità in più quartieri della città, ed uccise molti fra i cittadini. Sebbene fossero presso che generali le voci di peste, e molti casi si contassero di morti repentine e violente con manifesti segni di contagio, pure molti vi erano ancora che ostinati il negavano, sostenendo che que' morbi fossero semplici febbri maligne._ _Di questo partito sgraziatamente fu lo stesso generale comandante barone de Stoffeln, tratto in inganno dalle false insinuazioni de' magnati Moldavi, i quali temendo più della peste l'allontanarsi dell'armata russa, e di restar nuovamente esposti alle incursioni dei turchi, si sforzavano con ogni studio e ragione nel far credere che quella malattia non fosse di pestilenza. Il detto generale cadde vittima del suo errore. Le medesime ragioni private, che avevano tratto in errore il generale servirono a render più diffusa la peste fra gli abitanti di quella città non solo ma in tutta la Moldavia_ » 684 _e_ 685 _Le case, le ville, le città stesse divenero deserti. Gli abitanti presi da estremo infrenabil spavento fuggivano sulle montagne. Molti cadaveri restavano insepolti; e siccome v'ha nella Moldavia gran quantità di cani, la quale per barbaro popolar costume e per superstizione, a somiglianza de' Turchi, si procura di conservare, così que' cani rimasti in gran parte senza padrone e senza trovar cibo; facevano di que' cadaveri lor pasto comune. Il perchè, giusta quanto assicura l'Oreo, che a quel tempo trovavasi a Yassy, molti ne divennero idrofobi; quindi oltre il flagello della peste, pur quello dell'idrofobia univasi a travagliare quegli infelici abitanti_ » 685 _Comunque fosse grande la violenza e la diffusion del contagio, pure fino alla metà incirca del maggio 1770, la peste se ne rimase ristretta alla sola classe del basso popolo. Ma d'allora, cioè dalla metà di maggio? s'appiccò indistintamente ad ogni sorta di persone, mercadanti, sacerdoti, nobili, plebei, ufficiali di ogni grado, soldati venivano colti egualmente. Alla fine di giugno incominciò a declinare, e a mitigarsi la violenza del male_ » 686 _A Bukarest, a Fockschiany nella Valacchia la peste si è introdotta più tardi che nella Moldavia, e vi cagionò molto minori danni, cessatavi anche più presto. Ma negli spedali di Fockschiany e di Bukarest fu grande la mortalità_ » 686 _Nè solo nelle Capitali e nelle principali città della Moldavia e della Valacchia fece stragi il contagio, ma sì bene nei villaggi e paesi della campagna di quelle vaste provincie. In nessun altro luogo però tante come in Yassy, che anzi nelle ville e paesi della campagna si estinse in breve. Ciò avvenne forse per gli usi di quegli abitanti, i quali al primo manifestarsi della peste in fra loro, sogliono la maggior parte fuggire tra monti, e nelle campagne, sceverandosi ne' luoghi più romiti e selvaggi; donde armati di pistole e di fucili, e col continuo sparo tengono da essi lontano qualunque forestiere che cercasse di avvicinarsi_ » 686 _e_ 687 _Ad impedire il progresso del contagio nei luoghi della campagna contribuiscon forse non poco, oltre la già accennata, altre particolari costumanze de' paesani Valacchi e Moldavi; essendocchè in circostanze di peste, al primo accorgersi che qualche individuo della famiglia ne sia infetto, usan essi trasportarlo nascostamente nel più vicino bosco, deporlo in luogo ombroso sopra un letto di foglie, con a canto un vaso pieno di acqua ed alcuni alimenti, visitandolo poi di tratto in tratto, secondo che per pietà, per parentela, o per interesse lor caglia della vita di lui. — Que' malati, a' quali reggono ancora le forze s'accendono da se un po' di fuoco; e morendo, lo che accade il più di sovente, sono nel sito stesso coperti di terra; o rimangono colà insepolti, e vengono divorati dai cani, dalle fiere, o dai vermi. — Sogliono in oltre que' villani bene guardarsi dal toccare l'ammalato, e qualunque cosa che sia stata da esso usata, maneggiata, od anche solamente tocca_ » 687 _e_ 688 _Al manifestarsi della peste sì nella Moldavia che nella Valacchia, ne son presi in nota tutti gli abitanti del paese dall'Ispettore generale, o Intendente della peste. — La città o paese si divide immediatamente in quartieri. — Per ogni quartiere viene dall'Intendente nominato un sotto-ispettore della peste. — Tosto che ammala qualche individuo por si dee fuori della porta della casa un segnale, e darne immediatamente avviso al sotto-ispettore o ispettor del quartiere, il quale è obbligato di tosto visitarlo e dar le occorrenti disposizioni a tenore del bisogno e delle ricevute istruzioni. — Se in tal visita il detto sotto-ispettore riconosca essere l'ammalato realmente appestato, lo fa trasportare, permettendolo la stagione, fuor delle porte di quella casa con tutti i suoi vestimenti. Se ciò accade nel verno, fa collocar l'ammalato in un certo luogo, che viene stabilito appositamente per gli ammalati di peste. — Ognuno che muore dal contagio, col mezzo di persone a questo ufficio appositamente destinate, viene trasportato e sepolto. — A tale ufficio di becchini sono stabiliti individui della feccia del popolo, e per lo più, i gran bevitori. — Dipendono essi dall'ispettore e si prestano a tal pericoloso ministero avendo tutto il corpo ed i vestiti unti di catrame. — Sogliono costoro portare degli amuletti appesi al collo, e taluni entro al loro _turban_ un bubone secco e tagliuzzato, che alle volte poi vendono ai più creduli del luogo ad un prezzo assai caro, tenuta essendo questa sostanza in conto di grande preservativo, ed impiegandosi come ingrediente principale per fare degli amuletti_ » 689 _e_ 690 _Peste nella Transilvania_ » 690 _Trovandosi la Moldavia e la Valacchia in preda alle devastazioni della peste, i signori di quelle Provincie, e particolarmente i più ricchi, abbandonarono le case loro e si rifuggiarono nel territorio della Transilvania, parte accampati sotto tende sulla linea del confine, altri entrati nei Lazzeretti, e la maggior parte rifuggiatisi nei villaggi montani limitrofi. Alte giogaje di monti dividono la Valacchia dalla Transilvania. Il confine è assai esteso e difficile a custodirsi. Il contagio quindi non istette molto a propagarsi nella Transilvania, ed invase primamente il più prossimo distretto di Corona; siccome quello che col paese vicino infetto era in più frequente e libera comunicazione. Le precauzioni per impedirle vennero prese troppo tardi_ » 690 _e_ 691 _Già in maggio 1770 il morbo aveva oltrepassato i confini ed attaccata una famiglia del distretto transilvano di Corona, che aveva dato alloggio ad un greco di Bukarest. La fanciulla che aveva lavate le di lui robe ammalò con un bubone sotto l'ascella sinistra ed un carbonchio al gomito destro, e se ne morì in quattro dì. Ad essa tenne dietro la madre, un di lei fratello, ed una picciola sorella, morti tutti e tre dopo breve decubito da quel morbo medesimo. Al padre s'appiccò più mite il contagio, manifestatasi una parotide presso l'orecchio sinistro, e scampò la vita; lo che avvenne pur di un'altra fanciulla di sei anni, cui scoppiato era un bubone all'inguine sinistro. Il rio morbo da quella in altre famiglie del distretto non istette molto a diffondersi_ » 691 _e_ 692 _Dal distretto di Corona il contagio si propagò in altri cinque di quella Provincia, cioè in quello di Fogara, di Rosmunda, nel comitato di Nangy-Sinken, nella contea di Hàromszek, nella residenza Csìken, e nella contea Marussich. In tutti questi sei distretti popolati da 3486 famiglie, la peste vi penetrò in 506. Ammalarono 1643 persone, delle quali sono morte 1204; In dicembre di quell'anno la peste era pressochè interamente cessata. L'ultima incidenza accadde il dì 20 marzo nella contea Marussich_ » 694 _a_ 700 _Sintomi principali di questo contagio giusta la descrizione che ci ha lasciato di esso il celebre Chenot_ » 692 _e_ 693 _Visitate dal D.r Bruckmann tutte le località infette, e riconosciuto che non vi erano in esse più che malattie ordinarie, ciò che fu considerato di buon indizio, furono dati gli ordini necessarii per gli espurghi; e ad essi si procedette ai primi del seguente aprile_ » 700 _e_ 701 _Metodo ivi tenuto nell'eseguire detti espurghi delle case e suppellettili infette_ » 701 _a_ 708 _Dal pubblico erario veniva rifuso al proprietario il prezzo delle case e delle robe abbruciate, sul dato della stima che per ciascuna doveva farsi precedere all'abbruciamento. Questa misura altrettanto provvida che benefica, tendeva ad impedire maggiori danni, facilitando la consegna degli effetti per l'espurgo e togliendo il motivo per cui venissero occultati_ » 706 e 707 _Essa però non bastò. Il popolo inclinato alla contravvenzione e non prestando fede alle fatte promesse ebbe bisogno di un severissimo bando per determinarsi ad ubbidire e consegnare tutti gli effetti all'espurgo. D'ordine sovrano venne conceduto un premio di tre zecchini d'oro a quello che scopriva merci od effetti nascosti, e stabilita la pena di morte per chiunque osava qualsivoglia effetto occultare o nascondere. Siffatta misura sortì pieno effetto. Gli espurghi furono condotti felicemente a termine, ed in maggio 1771 levati i cordoni vennero ristabilite libere le comunicazioni in tutta la Provincia, meno la Contea Marussich, che fu messa a pratica soltanto in giugno successivo_ » 707 _e_ 708 _La peste continuava fra la truppa Russa ch'era di presidio in Moldavia e nella Valacchia. I soldati abbandonarono le case de' cittadini, ov'erano aquartierati, e si posero a campo aperto fuori dell'abitato. Pochi giorni dopo accampata all'aperto la truppa, la peste tra essa minorò d'assai. Il corpo più grosso dell'armata comandato dallo stesso general in capo conte di Romanzow si manteneva sano. Il comandante avea diretta la sua marcia verso la parte sinistra del Pruth confinante colla Bessarabia, già quasi deserta, e prese altre precauzioni per impedire le comunicazioni coi paesi infetti. I varii corpi della detta grande armata si mantennero sempre sani durante tutta la state a malgrado le molte vittorie riportate sopra i turchi, ed il ricco bottino fatto dal soldato vittorioso negli abbandonati campi nemici_ » 785 _e_ 786 _Fra le cose allora notate si rileva; che entro alle mura di Bender, picciola città della Bessarabia sul Niester, vi regnava la peste, e grande n'era la mortalità sì fra i soldati turchi di presidio e sì fra gli abitanti prima dell'arrivo dell'armata russa, e durante l'assedio. Dopo un vivissimo e sanguinoso combattimento che durò tre giorni, dopo un continuo tirar di cannoni e moschetti sì da parte degli assedianti che degli assediati; espugnata che fu la città, la peste si vide cessata del tutto, nè avvennero altre incidenze_ » 786 _Verso la fine di settembre 1770 durando per molti giorni un tempo sciloccale e piovoso, la peste si manifestò fra il detto grande esercito, attaccando da prima un corpo di cannonieri, che dopo aver espugnato valorosamente il castello di Ackermann se ne ritornò al campo carico di bottino, seco asportando con le spoglie dei vinti anco la peste. Nè andò molto che il contagio si propagò negli altri corpi d'armata a malgrado tutte le precauzioni_ » _ivi_ _La peste, dopo aver piantate profonde radici nella Moldavia, estese le sue stragi verso la Polonia, ed invase da prima la città di Chozim, situata sulle rive del Niester, al confine tra la Moldavia e la Polonia, recandovi gravi rovine_ » 787 _Di là propagossi nella Podolia e nella Volinia, nelle quali Provincie venne recata primamente da alcuni rivenduglioli ebrei, che avendo acquistati molti mobili a Yassi e Chozim ed in altri luoghi, li rivendettero in Polonia_ » _ivi_ _Dalla Podolia s'innoltrò il contagio nel mese di agosto fino a Kiew (o Kiovia), città considerevole della Russia europea, nella qual città uccise più di quattro mila persone: e dove, come suol accadere pur troppo nelle città maggiori, la peste fu da prima messa in dubbio, e non se ne ravvisò il pericolo che troppo tardi, allorchè alla cieca fidanza subentrarono lo spavento generale, la confusione, il terrore, nè v'era più tempo di riparare_ » _ivi_ _I più ricchi e potenti e parte delli stessi magistrati disertarono dalla città, lasciandola in balìa della sorte in uno stato di scompiglio e di abbandono da non potersi ridire. Studenti, mercadanti, operai, e tutti quelli cui le famigliari faccende permettevano di allontanarsi dalla città, fuggirono del pari, seco portando il rio seme del contagio, che per tal modo si sparse rapidamente in varii castelli e villaggi della picciola Russia_ » 787 _e_ 788 _Dopo aver infierito a Kiew ed in altri luoghi delle vicinanze durante i mesi di settembre, ottobre e novembre, nel dicembre, al cader delle brine invernali, mitigò da se, e nel successivo gennajo scomparve intieramente tanto a Kiew che in tutti i luoghi vicini. Nella successiva primavera si riaccese di nuovo sì a Kiew e sì pure a Neskin, mostrando di voler riprodurre le stesse tragiche scene. Ma essendo stato spedito opportunamente colà d'ordine dell'Imperatrice Catterina II.da il general maggiore Schipow, ed a cura di lui attivati e rigorosamente mantenuti ottimi provvedimenti e discipline di Sanità, la peste venne subito arrestata ed estinta, e quel sviluppo non ebbe ulteriori conseguenze_ » 788 _Mentre la peste imperversava a Kiew e nelle altre località della picciola Russia, come si è detto, nel mese di settembre 1770 si propagò a Braensk e Sewsk città della gran Russia, poste quasi in mezzo tra Kiew e Mosca, ed in parecchi Casali e Villaggi che s'incontrano da quella parte; e finalmente nel dicembre dello stesso anno 1770 si manifestò nella città di Mosca, dove imperversò fieramente per tutto l'anno 1771 ed una parte del 1772 avendo ucciso cento tredici mila persone, come si vedrà in seguito della presente storia_ » 788 _e_ 789 _Fra le pesti che afflissero l'impero Russo non fu forse questa la più distruttrice e la più memorabile, ma bensì apparisce essere stata quella del 1653-54, che devastò nel modo più spaventevole non solo la città di Mosca, ma varie altre città e paesi di quel vasto Impero, lasciandole presso che deserte e spoglie di abitatori. Ciò si raccoglie da una lettera scritta dai Bojardi di Mosca nel 1654 al Czar Alexa Micalovich, che allora trovavasi all'assedio di Smolensko_ » 680 _Tenore della detta lettera, la quale si trova negli archivii dell'impero scritta in lingua russa, e che si rileva sottoscritta dal Principe Petrovich Pronschy e da altri_ » 680 _e_ 681