Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria
Part 50
La massima di attaccare prontamente i germi del contagio, in qualunque luogo ed in qualunque tempo si sviluppano, attaccarli e tentar di distruggerli tanto con misure generali che parziali; dar ai mezzi disinfettanti la maggior possibile diffusione ed universalità; mettere il loro uso a portata delle conoscenze del popolo e della di lui capacità è, secondo me, una massima di così grande importanza ed utilità nelle circostanze di contagio, qualunque ne sia la di lui natura, da non poter essere paragonata nè superata da verun'altra. Se il fuoco si desta in più luoghi minacciando qua e là d'invadere e divampare in incendio, riescirà tanto più facile arrestarlo ed estinguerlo, quanto più prontamente in ciascun luogo minacciato o colpito si accorrerà all'opera con un numero sufficiente di persone e di mezzi adattati allo scopo. Quanto maggiore sarà la massa dei detti mezzi, che verranno all'uopo impiegati; quanto più sollecitamente saranno posti in attività, tanto più presto e con minori danni si perverrà a conseguirne l'intento; e la nascente fiamma verrà ben presto ed in ogni luogo felicemente signoreggiata e spenta. Che si direbbe di un individuo, anzi che non si direbbe, se potendo estinguere prontamente coi soli famigliari suoi mezzi il fuoco che si è appiccato alla di lui casa, in vece che prestarsi immediatamente all'opra, se ne rimanesse spettatore indolente del disastro, attendendo che l'Autorità pubblica incaricata della salvezza di tutti vi provvedesse, mentre intanto l'incendio si avvanzi, tutto invada e consumi? Arrivano le trombe e i pompieri mandati dal pubblico, ma è troppo tardi. Non è più possibile dominare il fuoco. Non si può più salvare la casa. Altro partito non resta che cercar di preservare dal disastro le abitazioni vicine. L'atterramento e la distruzione di quella casa sono compiuti, ed al proprietario che attendeva i soccorsi dal pubblico non rimane se non il rammarico di aversi lasciato sfuggire un tempo prezioso, l'occasion di salvarla. È vero che non in ogni privata famiglia si può sperar di ottenere che gli individui stessi che la compongono a tali ufficii convenientemente si prestino in que' momenti terribili, mentre in essa non vi sono alle volte che donne e fanciulli imbelli, o vecchi impotenti; ma queste eccezioni particolari trattener non debbono dall'applicazione della massima generale, da che si dee dal pubblico apposite persone incaricare che istruiscano le genti del popolo nell'esecuzione di detta pratica, e le dirigano; che tali espurghi domiciliari sorveglino, e sieno nel caso di supplire alla mancanza d'individui idonei in famiglia a fine di praticarli opportunemente.
A. B. C. D. è la Botte per l'espurgo (_Fig. XIII._) A. B. il fondo della medesima, (_Fig. XIV._) che deve esser levabile onde poterlo caricare. In esso sono collocati e serrati con una vite di legno sei, otto, o più uncini di ferro da potersi mettere e levare a piacere. Ai detti uncini si attaccheranno gli oggetti da spurgarsi; p. es. in g. un soprabito da uomo; in h. ed i. una coperta da letto, o un materasso; in k. l. due cuscini, in m. un pajo calzoni da uomo; e cose simili. Riempiuta così la botte degli oggetti destinati all'espurgo, proporzionatamente all'ampiezza e capacità della medesima, si attenderà ad assicurare entro essa al punto F. F. una graticola di ferro segnata G. (_Fig. XV._) al cui margine esterno saranno connesse delle catenelle di ferro ad occhio largo q. q. q. q. q. q. destinate per esser attaccate agli uncini del fondo A. B., e così tener sospesa al punto F. F. la graticola in G. sopraccennata. Detta graticola mentre per i suoi vani lascia passare i vapori gasosi necessarii all'espurgo, serve ad impedire che la fiamma, che tal volta si desta all'atto dell'abbruciamento, si sollevi fino agli oggetti ivi contenuti e li abbruci; così pure a prevenire l'inconveniente, che staccandosi qualcuno dei detti effetti dall'uncino, non cada direttamente sopra la pentola col zolfo acceso e s'incendii, con pericolo di mandar in fiamme tutto l'apparato.
S'intende da se, che gli oggetti da spurgarsi non debbono esser appesi entro la botte in modo da oltrepassare il punto F. F. dove sta la graticola; ma conviene in vece che restino sollevati, e ad una qualche distanza dalla medesima.
Gli oggetti stessi in oltre non debbono esser compressi, nè stretti uno sull'altro entro la botte; ma in vece posti in maniera che vi resti un picciolo spazio libero fra l'uno e l'altro, affinchè il profumo possa meglio penetrare dappertutto ed in tutte le parti entro le pieghe degli oggetti medesimi, e mettersi con esse a contatto. Che se vi fossero più oggetti a spurgare, che capir non potessero entro la botte, nè esser collocati regolarmente, liberi uno dall'altro, sarà meglio spurgarli in più partite, pochi per volta, anzi che ammassarli e premerli entro di essa irregolarmente. È vero che detta operazione esige più lavoro e più tempo, ma è richiesta dalla necessità, e dall'interesse che efficace riesca l'espurgo.
Allorchè la botte sarà così regolarmente caricata, e gli oggetti in essa contenuti difesi dalla graticola, sopra una specie di vasca di legno, o fondo di botte più ampio, con sponda atta a contenere tre o quattro dita d'acqua, (_Fig. XIII._ C. D.) si collocherà nel mezzo un pezzo largo di trave H. I. su cui verrà posta una padella o focaja M. piena di zolfo con coperchio alto di grosso filo di ferro bene assicurato al manubrio o al corpo della focaja medesima. Dei pezzi di carta straccia od altra carta usa verran posti nel fondo di essa, acciò lo zolfo arda più facilmente e completamente. Indi presa la botte così carica, e sollevata, la si porrà colla sua bocca aperta sopra la vasca o fondo C. D. che contiene l'acqua, in modo che la focaja col profumo resti precisamente nel mezzo. Per tal modo è levata ogni comunicazione coll'aria esterna. Col mezzo di un zaffo che si trova nel fondo A. B. (_Fig. XIV._) si procurerà di quando in quando dar sortita al gas solforoso, che si va sviluppando, e rinnovare l'aria atmosferica. Detto zaffo verrà tenuto aperto per alcuni minuti, indi chiuso.
Per quanto tempo convenga tener esposti gli oggetti da spurgarsi ai vapori del gas solforoso, così chiusi, come si è detto, entro la botte, non è bene determinato. Ciò deve dipendere; 1.º dalla spessezza e grossezza degli oggetti da spurgarsi; 2.º dal grado e qualità della contaminazione. Niente di meno, viene indicato che non occorreranno mai nè meno di una, nè più di sei ore. Nei casi straordinarii ne' quali si credesse necessaria un'azione più potente del mezzo disinfettante, verrà ripetuto il suffumigio ogni 2, o 3 ore, rimettendo ogni volta entro la focaja una nuova dose di zolfo, p. es. altre quattro o cinque oncie. Gli effetti così spurgati si dovranno lasciare per alcune ore all'aria libera, anche ad oggetto che perdano almeno in parte quel forte odore di zolfo che acquistano, che non lascierebbe d'incomodare quelli che sono costretti di farne uso.
Allorchè s'abbiano a spurgar materassi, cuscini od altri grossi oggetti di lana, di penna, di crino, gioverà scucire qua e là alcune parti del sacco, acciò il profumo possa meglio penetrar nell'interno. Però lo stesso Autore dell'istruzione nel primo paragrafo della medesima c'insegna, che l'espurgo col liscivo è il mezzo più facile e più sicuro per distruggere la materia del contagio; e che per tutti quegli oggetti che possono esser lavati senza che rimangano danneggiati, il profumo è interamente superfluo[65].
In vece delle fumigazioni collo zolfo, in alcuni casi gravi potranno adoprarsi quelle col cloro, premesse le necessarie avvertenze riguardo alla maggiore espansibilità di detto gas e la sua qualità di attaccare e distruggere i colori.
Sia coll'uno o coll'altro di detti mezzi che si voglia intraprendere la disinfezione, si dovranno usare molte cautele ed avvertenze nel caricare la botte onde evitare il contatto degli oggetti contaminati; sicchè le persone che a tal ufficio si prestano dovranno durante l'operazione, e prima e dopo di essa, lavarsi spesso le mani ed il viso con una soluzione di cloruro di calce, come fu accennato di sopra. Parimente, come si è detto in altro luogo, si dovrà aver presente, 1.º che l'acido solforoso è tenace, pesante e non ha una certa espansibilità: 2.º che non spurga se non quelle parti colle quali è a contatto; 3.º che assai lentamente e difficilmente penetra fra i corpi che sono strettamente uniti fra loro, e fra quelle pieghe e superficie che giacciono sovrapposte e compresse l'una sull'altra.
Finito l'espurgo, la botte dovrà esser mondata e ripulita per le nuove operazioni.
Le cose dette intorno le botti pei profumi disinfettanti possono esser convenientemente applicate, dietro le nozioni di una pratica illuminata, a qualunque altro spazio chiuso, sia entro la casa stessa, sia fuori di essa a tenore delle circostanze e del bisogno. L'essenziale sta nella sollecita applicazione della massima, nella prontezza del provvedimento generale, per cui i germi del contagio sieno attaccati subito ovunque ne avvenga il loro sviluppo, e si accorra immediatamente coi mezzi più efficaci sui varii punti a combatterli in tutti i luoghi, in tutti i lor nascondigli, ove si ha ragion di supporre che esistano, per cercar di snidarli, renderli inattivi, annichilarli e distruggerli. I felici risultamenti che si sono ottenuti l'anno passato in Odessa dai provvedimenti Sanitarii nella circostanza della peste che si era colà sviluppata con aspetto così minaccievole, sono dovuti forse all'energica e pronta attivazione di questa massima, di questo salutare provvedimento, per cui i germi del contagio vennero ovunque attaccati, perseguitati, e distrutti, senza lasciar loro il tempo di riprodursi e diffondersi; sicchè il micidiale elemento morboso combattuto ovunque valorosamente dalla saggezza de' provvedimenti Sanitarii dovette cedere il campo, fu arrestato felicemente e spento, dopo aver ucciso soltanto circa due centinaja di vittime, mentre in altri simili casi di parecchie migliaja appena solea contentarsi.
Soggiungerò da ultimo alcuni pochi cenni sull'azion sanatrice e disinfettante dell'aria e della luce, distruggendo, o menomando l'azion micidiale de' contagi, e la lor facoltà riproduttiva. Una costante e generale sperienza ci ha dimostrato, che ove l'ossigeno atmosferico può esercitar liberamente tutta la sua azione e tutto il suo potere, il contagio vien meno, e perde la sua facoltà di riprodursi. Quantunque s'ignori come ciò avvenga, come l'aria pura e continuamente rinnovata agisca sui germi del contagio; sia che l'ossigeno per una peculiare affinità chimica li attacchi e li neutralizzi; sia che agendo di concerto colla luce e cogli altri enti imponderabili sparsi nell'atmosfera, li mortifichi e li assopisca, e quindi ridotti in uno stato di assopimento e d'inerzia vengano poi più facilmente dalla corrente dell'aria atmosferica disorganizzati e dispersi; comunque ciò avvenga, è certo, che benefici e depuranti sono sempre gli effetti di un'aria libera e pura, specialmente allorchè agisce congiuntamente alla luce. L'esperienza di molti secoli ha confermato questa verità, ed in mezzo a tante e sì varie bizzarrie della mente de' nostri giorni, non vi ha forse alcuno che abbia osato negarla, nè metter in dubbio che l'aria libera e pura sia il principal mezzo disinfettante. È a questo mezzo principalissimo che noi dobbiamo l'espurgo delle vesti, delle mercanzie, e d'ogni altro oggetto o suppellettile infetti di peste o d'altro contagio che si opera tuttodì nei varii Lazzeretti e Canali di contumacia d'Europa: da questo solo mezzo dipendono gli effetti dello sciorinamento e delle quarantine. È questo il mezzo che prima d'ogni altro si è usato per la depurazione degli oggetti contaminati, e che con generale consentimento si usa ancora in ogni caso di riserve contumaciali. Che se non si sa per anche con precisione di quanto tempo abbisognino l'aria libera e la luce per ottenere la disinfezione degli oggetti contagiati che vengono sottoposti alla loro azione; se supponendosi esser dessa assai lenta si ama di procedere con molta cautela, e mantenere le riserve contumaciali per un tempo forse un po' troppo lungo; da ciò non consegue già che meno certa sia l'efficacia disinfettante di detti mezzi: e resterà sempre egualmente incontrastabile, che l'aria libera e la luce fanno perdere al contagio la sua attitudine d'insinuarsi nell'uomo.
Ove in un villaggio, in una borgata o paese la peste od altro contagio abbia di già tutto invaso, e meni strage in modo da non poter più sperare di dominarlo nè arrestarlo, e fosse minacciato il totale sterminio della detta Città o villaggio, non v'ha a parer mio mezzo migliore di quello di far sortire, per quanto ciò fia possibile, fuori di quel paese tutti i suoi abitanti, e disporre che in luoghi aperti e di libera ventilazione sien collocati. Gli abitanti di Filadelfia che di questo mezzo si valsero per limitare la diffusione entro la Città della febbre gialla che li minacciava di una generale rovina, ottennero non solo lo scopo desiderato, ma un altro grande vantaggio eziandio, quello cioè di salvare la maggior parte degl'infermi; mentre di quelli che furono asportati all'aria aperta non ne morirono che pochissimi: la mortalità fra essi fu undici volte minore di quella che si aveva avuto negli Spedali entro la Città. Nel 1815, allorchè la peste infieriva nella picciola Città di Macarsca in Dalmazia, avendo veduto che a malgrado le maggiori sollecitudini e tutti i provvedimenti usati non era possibile arrestare la diffusione e le stragi del terribile contagio, e che quella misera popolazione ridotta già nello spazio di soli due mesi a meno della metà, in mezzo a patimenti ed angustie da non potersi ridire, era minacciata del suo totale esterminio, proposi alla Commissione Superiore di Sanità, di cui a quel tempo formava parte, l'ardita misura di far sortire dalla Città tutti i superstiti abitanti, e trasportarli nella vicina amena pianura di Bascavoda, cinque miglia distante da Macarsca, ove l'aria è libera e pura, v'ha il mare da un lato e ridenti colline a piè del Biocovo dall'altro; e dove il sole stendendo senza impedimenti gli animatori suoi raggi sopra un delizioso tappeto verde, ingemmato pel vago riflettersi dei puri suoi raggi sopra milioni di piante molli ancor di rugiada, suol concorrere a rendere ognor più ricca di ossigene quell'atmosfera beata, dove tutto spira vita e vigore, e dove lo stesso moribondo si avviva.
Il Governo della Dalmazia nella zelante sua provvidenza avendo favorevolmente accolta la proposizione che dalla Commissione di Sanità gli venne innalzata, spedì a Bascavoda, con tutta quella maggiore sollecitudine che gli fu possibile, un gran numero di falegnami ed altri artefici sotto la direzione dell'abile Ingegnere S.r Pietro Pecota, ed autorizzò la Commissione a provvedere ogni altra cosa occorrente; ed ivi in pochi dì venne eretto in legname un grande Stabilimento, che diviso in separati recinti a guisa di Lazzeretto conteneva circa 200 abitazioni, nelle quali col mezzo di barche a questo oggetto appositamente destinate vennero trasportati quasi tutti i superstiti abitanti di Macarsca. Nella Città non vi restarono che cento persone circa della classe de' cittadini ed impiegati, appartenenti a famiglie sane, 70 militari, e 55 individui delle varie classi i quali avevano già superata la peste, e si trovavano interamente ristabiliti. Tutti gli altri vennero trasferiti nella pianura di Bascavoda. Appena eseguito detto trasporto, la peste, ch'era già in declinazione, cessò quasi intieramente. Fra gli abitanti il campo di Bascavoda, nessuno più s'è ammalato, nessuno è morto. Il contagio colà non comparve minimamente. Solo qualche caso avvenne ancora nella Città. Fu in detto Stabilimento campestre che si vidde per la prima volta ricomparire la serenità e la gioja sul volto dei Macaresi. Ciascuno com'era giunto colà, credeasi già in salvo dai pericolo; e posti in obblio i mali passati, ad altro non pensava che a divertirsi, darsi bel tempo, ed immergere nel piacere la memoria delle passate vicende. Cessata affatto la peste, venne destinata un'apposita Commissione coll'incarico di far eseguire gli espurghi di tutte le località infette, ciò che venne anche felicemente fatto.
Allorchè infieriva il colera nell'Ungheria nel 1831, si è osservato con grande sorpresa andarne affatto illeso ed immune dal contagio un popoloso villaggio di quel Regno posto in mezzo a tanti altri ne' quali infieriva e faceva strage quel morbo, a malgrado che quegli abitanti fossero tutto giorno in libera ed immediata comunicazione colle popolazioni vicine infette. Nelle investigazioni delle cause del singolare fenomeno, trovo esser stato dall'unanime opinione delle persone più dotte ed illuminate del Regno riconosciuto, doversi attribuire la summenzionata sorprendente preservazione ad una gran corrente di aria, da cui per speciali circostanze locali quel villaggio è particolarmente e costantemente dominato. Fenomeni eguali a un di presso si sono pure osservati in Italia al tempo del colera. Sono rimasti qua e là, in tutto o in gran parte illesi dal morbo ed incontaminati, interi villaggi posti in mezzo al divampante contagio, e ciò a malgrado una frequente e libera comunicazione co' luoghi infetti. I preservati si osservarono appunto essere quelli che da una corrente d'aria libera e pura vengono particolarmente dominati. Sull'efficacia dell'aria libera e pura sono pure concludentissime le osservazioni ed esperienze fatte dal S.r Piorry nel colera di Parigi, e riportate dal S.r D.r Meli nella sua Opera sul Colera stampata a Roma nel 1833 p. 292.
La libera ventilazione dell'aria pura sarà adunque da risguardarsi, come il più valido, il più sicuro e più facile mezzo che la natura stessa porge all'uomo per distruggere i germi del contagio sempre disposti a sostare e ad annidare fra le sue vestimenta e le domestiche masserizie ed altri oggetti suscettibili, ed a moderare altresì la gravezza della malattia quando è in corso. Quindi ne' casi di peste o di vicina minaccia di questo come di ogni altro contagio pestifero, dovrà essere specialissima cura del Governo, o di quelli che presiedono alla tutela della pubblica salute istruire le popolazioni sull'efficacia salutevole di questo mezzo, ed esortarle fervorosamente a valersene.
Terminerò questo articolo raccomandando nelle circostanze di contagio, oltre le pronte disinfettazioni, ed i già indicati preservativi; oltre l'aria libera e pura; la nettezza e pulizia delle persone, delle robe, delle case; una vita metodica e regolare; tenersi in guardia ond'evitare qualunque eccesso sì nel mangiare che nel bere e nell'uso di venere; moderazione in tutto, anche nei piaceri; schivare i sconcerti della traspirazione, i rapidi passaggi dal caldo al freddo, la eccessiva fatica del corpo e della mente, e tutto ciò che in qualsivoglia modo può debilitare la macchina e predisporla a contrarre l'infezione. Importa soprattutto aver grand'attenzione di tener sempre bene in assetto e nella normale sua vigorìa lo stomaco, con cibi salubri, buoni, graditi, nutritivi, e di facile digestione adattati alle forze e all'idiosincrasia dell'individuo, animali misti coi vegetabili, con qualche bicchierino di liquore di perfetta qualità nel tempo del pranzo, col caffè, col fumo del tabacco allorchè se ne sia avvezzo, coll'evitare il digiuno e l'astinenza protratti, col non entrare mai a stomaco digiuno in luoghi chiusi dove l'aria abbia perduta la sua verginità, e molto meno dove giacciano infermi, o persone mal sane ed altre simili avvertenze. Lo stomaco è l'emporio del sistema nervoso. Sommi sono i rapporti simpatici fra l'interna e l'esterna superficie del corpo, fra la pelle ed il tubo alimentare. Alterato o debilitato che sia lo stomaco, tutta la macchina è sconcertata; e le funzioni della pelle, che principalmente importa di mantenere in istato normale, sono le prime a risentirsene. Le impressioni morali hanno eziandio una grande influenza sulle funzioni dello stomaco, e sopra tutto il sistema de' nervi. La melanconia, la tristezza, lo scoraggiamento, la paura, ed ogni altro triste patema d'animo, illanguidiscono e sconcertano le funzioni dello stomaco, abbattono la potenza nervosa, ed aumentano per conseguenza la predisposizione individuale a contrarre la malattia. Il perchè giova molto ne' tempi di peste darsi coraggio ed essere intrepido, senza però spingere l'intrepidezza fino all'imprudenza, e fino al segno di mettere in non cale i preservativi. È però più facile il consigliare che il mantenere in que' terribili momenti, la tranquillità dell'animo e l'intrepidezza. La morte con tutti gl'indescrivibili suoi orrori vi circonda da tutte le parti; e non appartiene che al saggio, il quale con una vita virtuosa si è da molto tempo prima preparato a morire, l'attenderla con indifferenza e il vedersela attorno pronta a vibrar su di lui il colpo fatale; e allo stupido che manca di senno, o è incapace di concepire la gravezza del pericolo. Ciò non pertanto convien fare ogni sforzo per procurar di vincere quella pusillanimità e quella paura, che sono per se stesse una malattia, e che predispongono grandemente a contrarre la peste e qualunque altro contagio pestilenziale. Si ommetta affatto d'intervenire ne' luoghi ove v'abbia riunion di molte persone, nei siti affollati di gente, e dove l'aria è poco rinnovata, od inquinata da fetide o disgustose esalazioni. Si eviti di avvicinare i malati senza una reale necessità, e se non siamo a ciò obbligati dai doveri dell'ufficio, da quelli del sangue, dalla religione, dalla gratitudine o dall'amicizia. Dovendolo fare, non si trascurino gl'indicati preservativi, ne se li avvicini con meticolosità, o con paura. Si abbia sempre presente che l'aria libera e pura è il migliore di tutti i preservativi, il vero mezzo salutare e depurante per eccellenza. Si abbia presente alla memoria che ogni contagio ha un'atmosfera contagiosa sua propria; che l'ambito del corpo di ogni ammalato di peste bubonica, di colera, di febbre gialla, di vajuolo, o d'altra malattia di contagio, esala incessantemente un vapore, una specie di traspirazione che si estende fino ad un certo punto; che questo vapore che esala da ogni parte dell'ammalato è ciò che si chiama sfera di attività del contagio, atmosfera contagiosa; che i raggi di questa sfera variano, possono essere più o meno lunghi secondo le circostanze; che nei luoghi chiusi, ed in generale ove manca l'ossigeno, ove non v'ha aria libera e pura, i germi del contagio non soffrono modificazione, restano latenti per un tempo indeterminato attaccati e nascosti entro a' corpi innanimati suscettibili di ritenerli, sempre pronti a svilupparsi e riprodursi tostocchè si presentino favorevoli circostanze.
Toccata così di passaggio anche la parte importantissima che risguarda i preservativi, la quale non doveva entrare nel presente volume, come neppure le altre del diagnostico e delle disinfezioni, e sulle quali, cedendo al desiderio di esser utile, mi avvisai dover anticipare a far di pubblico diritto alcune mie osservazioni, mi rimetterò ora in via, ed il filo riprenderò della Storia.