Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria

Part 5

Chapter 53,449 wordsPublic domain

«Havvi un mese circa che questo Governatore convocò a generale udienza i primati della Città, i capi delle differenti religioni, ed i Dragomani dei Consolati Europei, ed annunziò loro che da quel giorno in poi qualunque bastimento proveniente da Giaffa, Alessandria, Smirne, Scio, o da qualsiasi porto infetto dal contagio, sarebbe soggetto ad una provvisoria quarantena. Che a tale effetto aveva preso sulla riva del mare quattro spaziosi magazzeni destinati a ricevere le merci e passeggieri dei suddetti bastimenti in guisa di Lazzaretti, quali merci e passaggieri vi passerebbero un dato numero di giorni da stabilirsi fra il rispettivo Console ed il Governatore. Che in fine una barca con due Impiegati sanitarj è destinata di recarsi a bordo del bastimento approdante qualunque, per esaminare la sua fede di Sanità e riconoscere se gli sono applicabili le suddette disposizioni».

«Effettivamente alcuni giorni dopo un bastimento Ellenico arrivando da Giaffa con passeggieri e carico (composto però di merci non suscettibili) le disposizioni sanitarie annunziate furono messe in vigore per la prima volta, vale a dire fu isolato il bastimento, si sbarcarono i passeggieri nei magazzeni sopradescritti ed, affinchè l'equipaggio del bastimento non possa infrangere queste misure, si collocò ad una certa distanza una barca di osservazione montata da due individui. Si praticò la medesima cosa a riguardo di un altro bastimento arrivato da Alessandria e tutti e due subirono una quarantena di sette giorni».

«Nella medesima adunanza annunziò pure il Governatore l'instituzione di un Lazzaretto dalla parte di terra onde impedire l'introduzione della malattia per mezzo di relazioni coll'interno, in un'epoca che in qualche villaggio della Provincia di Nevrocoppo e della Città di Serres aveva scoppiato il contagio».

«Questo Lazzaretto consiste in un vasto fabbricato di legno, composto di molte stanze, distante dalla Città un miglio circa. Gli inservienti di questo Lazzaretto sono in numero di tre; un corpo di guardia è destinato ad invigilare e mantenere il buon ordine. Le provenienze da paesi infetti debbono fare una quarantena pel momento di sette giorni, salvo a prolungare questo periodo a seconda delle circostanze. Finora però i piedoni ed i Tartari subiscono semplicemente un profumo».

..... «Da tutto quel che precede, dobbiamo augurarci a noi un felice risultato tostocchè queste Autorità si troveranno guidate dai lumi che loro potranno fornire le incivilite nazioni non meno che l'esperienza, ma insino ad ora le disposizioni suddette sono non solo insufficienti, ma non offrono per anco veruna garanzia. Non possiamo perciò alcunamente considerarci esenti dalla malefica influenza del contagio».

«Salonicco 22 Agosto 1838».

«In Salonicco le misure Sanitarie abbenchè, come anteriormente lo esposi, siano tuttora insufficienti, hanno nondimeno avuto qualche perfezionamento e qualche salutare innovazione vi fu introdotta, giacchè il Lazzaretto destinato a ricevere i numerosi passeggieri che settimanalmente qui giungono dal Piroscafo Austriaco Maria Dorotea consistente fin oggi in un gran Caffè Turco, fu commutato in una Casa isolata, comoda e situata ad una conveniente distanza dalla Città. Da qualche tempo però le provenienze di Costantinopoli e Smirne non offrendo verun soggetto di timore, i passeggieri che arrivano con detto piroscafo sono assoggettati ad un semplice profumo. Ma le provenienze di Egitto e di Soria continuano a subire una quarantena di 21 giorni».

..... «_Ad instar_ di Salonicco, in Serres pure furono messe in pratica delle misure sanitarie dietro il relativo Gransignorile Firmano. Un locale ad una certa distanza dalla Città è destinato a servire di Lazzaretto. Ivi, i passeggieri provenienti da paese infetto subiscono una quarantena di 7 giorni e le merci di 21. Delle venti porte della Città, quattro sole sono aperte per prevenire con più facilità l'introduzione furtiva del male; e guardiani sonovi installati ad oggetto di esaminare i passaporti dei forestieri. Ai capi dei villaggi circonvicini è ingiunto di annunziare ai villani che senza Ceskerè, ossia Passaporto, non saranno ammessi in Città. I Curati sono incaricati d'invigilare sulla natura della malattia de' loro parrocchiani ed ai Medici vietato d'intraprenderne la cura se preventivamente non abbiano esaminato i caratteri della malattia. Gli uni e gli altri devono immediatamente avvertire la polizia locale in caso di sospetto. Verificandosi il male, la Casa infetta debb'essere isolata ed i suoi abitanti recarsi in un luogo apposito fuori della Città. Finalmente il Tartaro, portatore dei pacchetti della posta Austriaca che attraversi un paese infetto, come lo era ultimamente Nissa, non è introdotto in Serres, ma ricevuto fuori delle porte».

«Egualmente soddisfacenti notizie porge lo stato sanitario di Cavalla ove non si è punto introdotta la peste quest'anno. E sebbene nei villaggi di Cepelgè e Koslukioi la malattia vi fosse scoppiata tempo fa, non però di meno.... da un mese a questa parte non si è sentito alcun caso e le relazioni commerciali egualmente che le comunicazioni sono libere come per lo passato. Anche in Cavalla è stato reso pubblico il predetto Firmano del Gran Signore e quel Musselim ha incaricato il Doganiere delle merci di fissare d'accordo coll'Agente Consolare Austriaco il numero de' giorni di contumacia per le provenienze sospette. Una goletta Ellenica proveniente d'Alessandria con passeggieri, dopo un viaggio di 29 giorni, fu assoggettata ad una quarantena di 7 giorni».

«Nella Città di Nevrocoppo e nel villaggio detto _Demerlì_ Provincia di Pravista ha avuto luogo qualche accidente. Misure rigorose d'isolamento si sono praticate per parte de' paesi vicini ed àvvi motivo di sperare che queste, in unione al benefizio della presente stagione, perverranno a far cessare compiutamente il male».

«Salonicco 14 Novembre 1838».

..... «La salute pubblica ha continuato ad essere soddisfacente, ed entrati essendo nella stagione invernale puossi pronosticare, affidati all'esperienza, che non verrà nel corso dell'inverno alterata».

«Si osserva con soddisfazione la ferma e salutare intenzione della Porta di proseguire nella intrapresa d'instituire dei regolari Lazzaretti in tutti i porti del suo dominio, giacchè da più di un mese ha spedito a questa parte un impiegato Turco, incaricato della direzione delle misure sanitarie e della organizzazione dei Lazzaretti di terra e di mare tanto in Salonicco come in Serres. Un piccolo Ufficio di Sanità è stato di già fabbricato sulla riva del mare e contiguo alle porte della Città ove si profumano le lettere provenienti da paesi infetti e si ricevono i Costituti de' Capitani arrivanti. Il Lazzaretto, di cui feci cenno nella precedente, continua però ad essere quel medesimo di prima, ma il direttore suddetto sembra avere l'ordine di fabbricare degli appositi Lazzaretti ed introdurvi un sistema più regolare. Anche un medico di Sanità è stato da due settimane spedito da Costantinopoli coll'incombenza, all'approdo dei navigli sospetti, di visitare i passeggieri e l'equipaggio, nonchè di recarsi due volte al giorno nel Lazzaretto ad ispezionare lo stato sanitario delle persone che vi si trovano».

«Antivari ... Maggio 1838».

«S. E. il Rumeli Valessi Ahmed Pascià, già noto per le sue virtù e per l'energia della sua indole, la cui mercè fu efficacemente compressa la insurrezione ed i passati disordini di Scutari, intento a promuovere ogni miglior ordinamento per la coltura delle popolazioni da lui governate, aveva già fin dal Novembre p. p. introdotto a Bitoglia, Megarivo e Koriga certe disposizioni per arrestare il corso della peste, che allora faceva strage in quei luoghi; riducevansi queste all'incendio della casa, ove succedeva il caso pestilenziale, a farne uscire nuda la famiglia in campo apposito ben custodito, e finalmente ai profumi delle abitazioni».

«Il nuovo Regolamento osservato ora con tutto rigore è fondato invece sui seguenti principii».

«Appena succede un caso di morte, deve darsene dal capo della contrada, sotto pena di carcere, immediato rapporto allo Starnadar-Agassi (Direttore generale degli ospedali), il quale spedisce all'istante sul luogo il medico del reggimento Silvestro Stanidi, in cose di peste espertissimo, con un numero ragguardevole di _Chavassi_ all'oggetto di verificare la vera causa della morte; la diagnosi vien desunta dalla brevità del decubito, dai sintomi essenziali della malattia (insigne debolezza già dal principio della malattia senza causa visibile, immensa cefalea con delirio e vomito bilioso, carbonchi) e dall'autopsia cadaverica. Ove si tratti di peste, viene il cadavere dai membri della famiglia sepolto in una fossa profonda, e n'è mediante la calcina agevolata la decomposizione. La famiglia poi viene sotto buona scorta, presi prima vestiti netti, segregata in un campo apposito, distante pochi minuti dalla città e dimora sotto tende apposite, gelosamente custodita».

«La filantropia di S. E. provvede giornalmente a tutti i bisogni indispensabili alle famiglie esposte. La comunicazione dei sospetti cogli abitanti della città ed altri è affatto tolta, e le guardie medesime, benchè non abbiano alcuna comunicazione immediata coi sospetti, non possono pure, sotto pena di morte, abbandonare il posto loro assegnato. Ogni giorno il sopra accennato Dott. Silvestro fa la sua visita. Ov'egli scopra il più leggiero sintomo morboso, viene l'individuo dagli altri separato e fatto passare sotto altre tende. La segregazione dura quaranta giorni, computando dal dì dell'ultimo accidente morboso avvenuto in famiglia. Le case vengono nel frattempo ventilate, e poscia regolarmente disinfettate coll'acqua e profumi, e di bel nuovo imbianchite. Le abitazioni poi non vengono date alle fiamme, se non in quei casi ove in una abitazione già contaminata e poscia purgata segua di nuovo qualche morte coi caratteri sospetti e con breve decubito. — Ogni caso di contravvenzione sanitaria viene immancabilmente punito di morte».

Scrivono da Samos (Isola dell'Arcipelago Greco appartenente all'Impero Turco, a 3 leghe dalla costa dell'Anatolia) in data degli ultimi di Maggio 1838.

«Mentre le diverse parti dell'Impero Ottomano cominciano a sentire l'impulso della mente cultrice del Sultano, e le principali Isole dell'Arcipelago turco, incoraggiate dalla metropoli, spontaneamente s'adoperano per conformarsi alle intenzioni del capo dello stato, l'Isola di Samos fu la prima ad entrare nel nuovo sistema. Dopo averla dotata d'istituzioni, che sono il vero Palladio degl'interessi de' Samj, il principe Vogorides, che n'è il Governatore, volle anche aggiungervi l'ordinamento sanitario, qual necessario compimento dell'amministrazione da lui creata. Perciò, non appena la guerra e la pirateria, che ne inceppavano l'esecuzione, cessarono, tosto, sotto l'amministrazione del giovane Costantino Musurus suo delegato, venne istituito su regolari basi un sistema sanitario, analogo alla topografia dell'Isola, a' suoi siti, ai suoi abitanti, alle sue rendite. Si cominciò con l'ottimo Lazzaretto di Stefanopoli, sull'Isolotto d'Aprocostò, all'imboccatura del porto di Vatchy, ch'è l'unico per l'Isola. Poscia si aggiunsero uffizii di sanità a Vourlioti, Carloras, Marato-Campo, Coumecca, Spatiareys e Kora, i quali si concatenano tutti fra loro in modo da circoscrivere l'Isola interamente e rendere impossibile ogni violazione alla legge. Per tal maniera si riuscì a tener la peste lontana sempre dall'unica Isola di Samos, ad onta delle sue frequenti relazioni con le Isole circonvicine, soggette e colpite sì spesso dal contagio, con Scala nova, con Sokiah, ed altre città dell'Asia del pari flagellate. Così l'esempio di Samos diverrà di un'immensa utilità per convincere le popolazioni dell'Arcipelago dell'utilità delle leggi sanitarie. Ogni anno 3000 Samii si partono e vanno a giovare della lor opera di mietitori le pianure di Mileto, appunto nel tempo in cui colà la peste infierisce. Sovente taluno d'essi ne fu percosso, e si comprende quale pericolo traggano seco, al loro ritorno, dopo uno o due mesi di dimora in quei luoghi per lo meno sospetti. Ma l'amministrazione previde anche questo caso, prendendo una disposizione particolare che assegna loro uno special sito per iscontare in paese straniero la contumacia; la fortezza di Licurgo o di Logoleti, è quella che dopo l'espulsione di questo capo, serve di asilo temporaneo a quella falange agricola. Alcune barche sospette, che talvolta tentarono approdare altrove che nei siti provvisti d'ufficii sanitarii, vennero abbruciate o colate a fondo».

Però non convien credere che collo stesso zelo, colla medesima abilità e diligenza venissero poste in pratica ed osservate le nuove discipline e prescrizioni di Sanità in tutte le altre provincie dell'Impero Ottomano. Il seguente stralcio di lettera da Adrianopoli in data 25 Marzo 1839 farà conoscere, che in alcuni luoghi in vece si abusava di esse. Nè ciò dee sorprendere: mentre, se siffatti inconvenienti s'ebbero alcune volte a deplorare nei paesi più colti, qual meraviglia che succedano anche in Turchia?

«Romelia — Adrianopoli 25 Marzo 1839».

«Lo stato sanitario è perfetto in tutta la Romelia. Per altro non è raro che i viaggiatori si sottraggano ai rigori sanitarii mediante sportule ai preposti delle quarantine. È questo un abuso che merita di venire additato».

Citerò ancora due lettere recenti scritte da ragguardevoli soggetti costituiti in autorità, onde provare che le pratiche ed istituzioni di Sanità continuano in Turchia, non solo nella Capitale, ma eziandio nelle principali città e territorii dell'Impero Ottomano, sebbene imperfette e parziali, come ho già soprattocco; e come, null'ostante la loro imperfezione, non mancassero di produrre i lor buoni effetti per la pubblica salute; mentre dall'epoca della loro attivazione la peste non deserta più come faceva le popolazioni ottomane, e molte per esse ne sono già rimaste interamente illese. Dal confronto fra lo stato della pubblica salute degli stessi paesi anteriore all'attivazione delle misure sanitarie sopraccennate, e quello che le ha accompagnate o susseguitate, risulta una sensibile differenza a vantaggio delle nuove istituzioni, dalla quale emerge novella e convincentissima prova dell'utilità dell'isolamento e delle segregazioni nelle circostanze di peste.

Seguono le lettere.

«Salonicco li 14 Ottobre 1839».

«Le provenienze marittime di Smirne, che durante il corso della passata estate erano assoggettate in questa rada ad una quarantena di 7 fino 21 giorni a seconda delle indicazioni più o meno gravi sulle fedi di Sanità, sono ammesse dal principio dello scorso Settembre a libera pratica. Quelle però dell'Egitto e Soria fanno una quarantena di 11 giorni se il bastimento porta carico e passeggieri, e di sette giorni se vuoto o semplicemente carico di sale».

«Nella città di Salonicco e nei dintorni, non si è sentito quest'anno, nè in oggi si sente, verun accidente di peste, dimodocchè i porti di Volo, Salonicco, Stavrò, Ciajari, Orfano, Cavalla, Chieramotì e Lagos sono del tutto esenti di questo morbo».

«Smirne li 22 Ottobre 1839».

«Questa città di Smirne e suoi contorni, come pure l'interiore della Natolia e le Isole adiacenti, continuano gioire d'una perfetta salute, senza sospetto di peste ed altri mali contagiosi. Continuano ciononostante alcune misure sanitarie, sebbene imperfette e parziali, da parte del Governo Ottomano, ed è da sperare, che vista la stagione avanzata si terrà, almeno per qualche tempo, lontano il morbo da queste contrade».

Che se dopo tanti secoli di osservazioni e di esperienze si credesse di aver bisogno ancora di nuove prove per dimostrare la contagiosità della peste, e quindi l'utilità delle segregazioni e dell'isolamento all'avvicinarsi di essa, le osservazioni fatte in questi ultimi anni negli stessi paesi d'Oriente, ed i risultamenti ottenuti dalle nuove istituzioni sanitarie colà introdotte, quantunque imperfette e parziali, servir potrebbero di prova novella per dimostrarlo, e per convincere i più increduli, non che a far palese quanto sia vana l'idea di riprodurre oggidì in campo siffatte quistioni. Pare impossibile, che a' nostri giorni, e dopo tanti secoli di funeste esperienze vi sia ancora chi neghi l'esistenza del contagio pestilenziale, e chi di buon senno creda esser tuttora un problema il carattere contagioso della peste, e che per provare ciò in che tutti i popoli e tutte le colte nazioni da tanti secoli sono già perfettamente d'accordo, si addimandino ancora novelle prove, nuovi esperimenti.

Ho letto ultimamente in un Giornale Italiano Medico-Chirurgico (Il Severino. Fascic. di Agosto e Settembre 1839) le risposte date dal professore Clot-Bey Ispettore di Sanità al servizio del Bascià d'Egitto[3] ai quesiti che gli vennero indirizzati dal Ministro degli affari esteri d'Inghilterra sopra tale argomento, e non posso dissimulare quanto restassi meravigliato dal tenore di quelle risposte; da che, essendo il sullodato professore un Medico rinomato, da quindici anni stabilito in Egitto e in un posto sanitario eminente, dove ebbe occasione di fare molte esperienze sulla peste, si doveva credere ch'ei fosse nel caso di parlare di quella materia con piena cognizione di causa. Dalla soluzione che il detto professore ha data ai quesiti propostigli dal Ministro di S. M. Britannica rilevasi, attraverso una certa confusione con cui palesa le proprie idee, siccome egli appartenga alla setta degli anticontagionisti, da che si legge che abbia opinione:

1.º «che l'atmosfera sia il principale e forse l'unico agente per il quale la malattia si formi, si sviluppi e si diffonda».

2.º «che il contatto con persona infetta di peste sia per sè stesso di un'inocuità assoluta».

Questa è in concreto l'opinione del privilegiato professore della Sanità nell'Egitto, destinato a formare i nuovi Esculapii in quel Regno; opinione che non concorda nè con quella dello stesso Governo Egizio, nè con quella del Comitato Sanitario de' Consoli stabilito in Alessandria, di cui ho parlato di sopra, nè con quella del Dott. Bulard sullo stesso argomento, anzi è a quest'ultima direttamente opposta, ciò che non può non recar meraviglia ove si consideri essere il Dott. Bulard uno dei più coraggiosi, più sperimentati ed abili Medici di quanti mai hanno studiato la peste in Levante, certamente non inferiore a Clot-Bey in esperienza e dottrina sulla peste, e che ha raccolto appunto in Egitto le sue belle e numerose sperienze sopra siffatta materia.

L'indicata opinione del professore Clot-Bey, che gode di molta riputazione e di molto favore in Egitto, spiega in qualche modo il motivo dell'azzardata ed assurda proposizione fatta dal Dottor Bulard _di servirsi di delinquenti per instituire dei nuovi esperimenti onde provare la contagiosità della peste_, quantunque egli ritenga fermamente la sussistenza della contagiosità, ed abbia chiaramente e positivamente dichiarato tale essere la sua opinione, il suo convincimento fuori di ogni limite di quistione e di dubbiezza.

Allorchè saranno più generalmente conosciute in Europa le opinioni del nuovo professore dell'Egitto intorno la peste e la sua comunicabilità, è supponibile che esse offriranno soggetto a molte osservazioni e disquisizioni dei dotti Medici di Europa, le quali valeranno, io spero, a spargere più chiara luce sopra questo argomento, ed a frenare in tale proposito quella certa fatale tendenza, quella sciaurata passione dei giovani Medici per tutto quello che odora di novità di sistema o di singolarità d'opinione, ed impedire che non abbraccino in così grave ed importante argomento false dottrine, erronee opinioni, onde affascinati da esse non avventurino di divenire in circostanze di peste strumenti fatali di distruzione per la società, anzi che ministri benefici di salute e di pace; e serviranno a disingannarli, affinchè preoccupati dalla falsa idea _dell'assoluta innocuità del contatto con persone infette di peste_ non si espongano pazzamente a restar vittime dell'erronea dottrina, come avvenne nell'ultima peste dell'Egitto del 1834-35 di parecchi giovani Medici stranieri ottimamente istituiti e delle più belle speranze, e di altre persone utili, che perirono miseramente dalla peste in Alessandria, vittime delle nuove dottrine anticontagioniste.

(_e_) Il Governo Francese nell'anno scorso (1838) ha indirizzato a tutti i suoi Agenti Consolari residenti nel Levante il seguente quesito:

«_Quelle est l'opinion des médecins du pays et des personnes éclairés sur la durée de l'incubation de la peste, sur son importation par telles ou telles marchandises, par des hardes et objets quelconques? Sur quels faits cette opinion est-elle fondée?_»

Questa domanda, non v'ha dubbio, ha uno scopo legislativo. Essa tende a conoscere, se sopra la base di una più lunga e più illuminata esperienza, acquistata nei luoghi stessi del Levante, nei quali la peste è più familiare e più conosciuta, e sopra fatti meglio constatati, si potrebbe adottare senza pericolo una riforma negli attuali sistemi di contumacia, che fosse adattata alla maggior estesa dei nostri rapporti commerciali col Levante e più corrispondente agl'interessi delle popolazioni di Europa. Io non saprei dire quali sieno state le opinioni che il Governo Francese abbia ottenuto in riscontro dai suoi Agenti Consolari del Levante, nè se sieno state esse fra loro concordi, del che ne dubito. Qualunque però si fossero, convengo coll'opinione del Dottor Bulard, che non condurranno mai ad alcun utile risultamento, e ne andrà per esse fallito lo scopo.

Nell'anno scorso avendo avuto la fortunata occasione e l'onore di trattenermi in discorso sopra questo grande argomento con personaggio ragguardevolissimo, uno dei più grand'uomini di Stato viventi, ebbe Egli ad esternare bellissime idee, parto di sublime e limpidissima mente solita a penetrare d'un tratto nel midollo delle quistioni e scorgerle sotto il vero punto di vista. Si degnò Egli di farmi avvertito, che sarebbe forse stato meglio dividere la questione promossa dal Governo Francese in due parti e trattarle separatamente. Cercar di conoscere cioè;

1.º Per quanto tempo il germe pestilenziale, o l'elemento contagioso, il principio riproduttore della peste può restare latente ed inoperoso nel corpo umano vivente senza alterare l'armonia delle funzioni e senza dar segni sensibili dell'esistenza sua.

2.º Per quanto tempo lo stesso germe pestilenziale può restar attaccato e nascosto entro ai corpi inanimati (mercanzie, bagagli, vestiti ecc.) senza perdere la sua attività o forza riproduttiva, senza venir alterato e scomposto, mantenendosi in istato tale, che posto a contatto col corpo dell'uomo vivo, sotto date circostanze favorevoli, possa sviluppare la stessa terribile malattia.

Divisa per tal modo la quistione, riuscirebbe, non v'ha dubbio, più agevole svilupparla, ed i risultamenti o conclusioni della scienza sanitaria e dell'esperienza verrebbero di conseguenza molto più utili ai grandi interessi sociali.