Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria
Part 49
Le boccie o vasi che si vogliono destinare a detto apparato non debbono eccedere di molto la grandezza indicata di sopra; devono aver un'apertura assai larga per dare istantaneamente uscita al volume del gas di cui si ha bisogno, tale che possa spargersi da per tutto senza recar molto incomodo. Finalmente bisogna che il coperchio del vaso chiuda così perfettamente, e sia tenuto così permanentemente fermo, che il gas resti imprigionato in modo da non poter fuggire, e non vi sia nemmeno alcuna picciola perdita comunque insensibile. In somma, che non si spanda se non quando si vuole che esali, che cessi tosto che si desidera, e che resti per mesi intieri senza che dia traccia o indizio di sua presenza.
Nel caricare detti vasi o boccie disinfettanti, essenzialissima avvertenza dovrà esser quella, che nel vaso o nella boccia resti sempre un vuoto di due terzi circa della sua capacità. Altrimenti sarà impossibile contener chiuso il gas. Facendo forza, il vaso si spezzerà.
Nei Lazzeretti, negli Spedali ed altri Stabilimenti Sanitarii, dove può occorrere da un momento all'altro di spurgar prontamente qualche oggetto infetto o sospetto di contagio; disinfettar qualche naviglio, o qualche locale chiuso, ed altre cose, sarà assai opportuno ed utile aversi in pronto alcuni di detti apparati, per potere spurgare secondo il bisogno e con la necessaria facilità e prontezza.
A quest'oggetto si dovranno tener preparate nei detti Stabilimenti, per adoperarsi a seconda del bisogno, le boccie portatili disinfettanti, propriamente dette, in vece dei vasi fumigatorii sopradescritti.
Dette boccie disinfettanti portatili debbono essere di cristallo forte e grosso; della tenuta di once 18, a 24, d'acqua per ciascheduna; di bocca larga un pollice, un pollice e mezzo circa, col tappo di cristallo smerigliato. Si preparano nella stessa maniera, collo stesso metodo che i vasi sopradescritti; gl'ingredienti si accrescono o diminuiscono in proporzione della grandezza delle boccie, procurando però sempre che due terzi di ciascuna boccia restino vuoti. Per impedire che la forza espansiva del gas non sollevi il tappo, convien mettervi sopra un pezzo di piombo concavo, e rinchiudere la boccia in un astuccio di legno duro (di bosso p. es.) chiuso a vite, il coperto del quale terrà obbligato il tappo col mezzo di un sughero sovrappostogli, o di un cuojetto fermato nel fondo della boccia o al collo della medesima. Nel fondo dell'astuccio verrà incolato un girello di sughero o di cuojo per posarvi adagiata la boccetta. (_Vedi fig. N.º VII. VIII_).
La sola cosa da temersi in dette boccie disinfettanti, e contro la quale l'apparato mette in sicuro, si è che si spezzino, o che il tappo non essendo trattenuto che per il proprio peso e per il fregamento nel collo, possa essere sollevato dallo sforzo di espansione del gas; ma la berretta di piombo e le altre precauzioni indicate serviranno a prevenire questi inconvenienti. Del resto, è difficile immaginare niente di più semplice, di più facile ad eseguirsi, di più comodo, meno dispendioso, e meno soggetto a disgustosi accidenti, di detti vasi e boccie disinfettanti, per l'uso cui sono destinati a servire, ed in riguardo all'immensa utilità che da essi se ne può ritrarre. La loro preparazione d'altronde gode di alcune importanti e comodissime proprietà; quella p. es. di conservare lunghissimo tempo la sua attività. Si citano esempi di vasi con detto metodo preparati, che dopo aver servito per dodici anni, non si potevano sturare senza che si provasse nel momento l'impressione del gas acido muriatico ossigenato, sebbene nulla fosse stato aggiunto dopo la prima sua preparazione: l'altra di potersi far nel momento senza fuoco, senza apparecchio distillatorio, in una parola, per semplice miscuglio; per cui viene chiamato _acido muriatico ossigenato estemporaneo_, e di potersi usare altresì senza timore d'inconvenienti, e senza che sia necessario di rinnovare la preparazione se non che dopo un tempo considerabile; e ciò anche qualora le occasioni di dar esito al gas fossero state le più frequenti. Finalmente se si riflette, che il gas che si mette in azione è riconosciuto il più efficace di tutti per attaccare, neutralizzare o decomporre i contagi; che con questo metodo la di lui azione viene moderata e regolata dalla volontà, e può attivarsi anche nei luoghi abitati senza inconveniente, la detta preparazione del cloro estemporaneo sarà certamente da risguardarsi per eccellente, comoda, utilissima, e preferibile in moltissimi casi.
Le boccette disinfettanti tascabili per uso dei medici, chirurghi, ministri di religione, serventi, ed in generale per tutte le persone addette agli spedali, o Lazzeretti degli infetti che per qualsivoglia altra ragione sono obbligati ad avvicinare i malati di contagio, coabitare con essi, ovveramente in luoghi che ad essi o alle robe loro hanno servito, dette altrimenti _Boccette disinfettanti di Guyton_ si preparano nel seguente modo:
Metti in una boccetta di cristallo col tappo arrotato, della tenuta di due oncie circa d'acqua.
Ossido di manganese grossolanamente polverizzato, scrupoli tre;
Acido nitrico, scrupoli nove;
Acido muriatico, scrupoli otto.
Chiudi la boccia, la quale sarà per due terzi vota: condizione necessaria per contenere senza pericolo il gas.
Si sviluppa nella boccetta il cloro, che si conserva per lungo tempo, e si fa sentire con forza ogni qual volta si apra la boccetta.
Per poter portare addosso la detta boccetta, o trasportarla con sicurezza, gioverà rinchiuderla in una custodia o astuccio di legno duro, con coperchio fermato a vite.
Pel caso che mancasse l'acido muriatico per la preparazione delle dette boccette, si procederà come segue:
Prenderai, ossido di manganese grossolanamente polverizzato, tre scrupoli;
Muriato di soda secco (sal comune) scrupoli sette;
Acido nitrico, scrupoli dieci.
Metterai nella boccettina l'ossido di manganese mescolato col sale; poi aggiungerai l'acido nitrico, e chiuderai la boccia.
Nell'una o nell'altra maniera che si operi, si otterrà il gas acido muriatico ossigenato, che si conserva lungo tempo, e si fa sentire efficacemente ogni qual volta si apre la boccetta.
Chi non avesse l'opportunità di provvedere nè l'acido muriatico nè l'acido nitrico necessarii per tali preparazioni, potrà servirsi in vece della composizione che si adopera per lo spurgo delle stalle infette in circostanze di epizoozia, ed è la seguente:
Due oncie di sale comune seccato; un'oncia di manganese nero dei vetrai, o manganese di commerico polverizzato; e due oncie di olio di vitriolo, o acido solforico versato sopra il miscuglio delle due sopraccennate sostanze.
Allorchè si usi questo metodo per la preparazione delle boccette, le sostanze si versano entro la boccetta medesima, che in ogni caso dovrà restare per due terzi vota; quando si adopra per lo spurgo delle stalle infette si mettono in un vaso di porcellana, di maiolica, o di terra cotta verniciato; lo si adatta così caricato delle dette sostanze sopra una padella di arena, e questa sopra un braciere acceso; e la sopraindicata dose vale per una stalla di otto o dieci braccia, della larghezza di sei od otto, ed alta in proporzione.
Alcuni si contentano di portare in dosso il cloruro di calce contenuto in boccette chiuse. Qui importa osservare, che limitandosi al portare in dosso dette boccette disinfettanti, sien l'une o le altre ermeticamente chiuse, il solo fiutarle di tanto in tanto, non può bastare a render immuni dal contagio. Siffatto uso delle dette boccette non può procurare un'atmosfera preservatrice qual si vorrebbe, non può valere per ottenere dal cloro i buoni effetti che si contemplano. Dove vi sono effluvii o germi contagiosi, il cloro incontrandosi con essi può bensì modificarli, comprimerli, distruggerli, o renderli inerti: ma allorchè il cloro resta chiuso nella boccetta, allorchè non si permette ad esso di svolgersi e di spandersi, non vi potrà esser incontro, non potrà aver luogo conflitto, e quindi nessun benefico effetto dall'azione e presenza sua. Oltre di che, o vi ha o non vi ha presenza di materia contagiosa. Se non vi ha, inefficace ed inutile affatto diventa il mezzo; se vi ha, conviene usarlo in tempo ed in quantità corrispondente al bisogno, prima che il miasma o germe riproduttore abbia avuto il tempo d'insinuarsi nel corpo: altrimenti diventa inutile l'antidoto se la sua azione non coincide con quella del veleno, e se la quantità di esso non è corrispondente. Le dette boccette disinfettanti non hanno già un potere magico. Fino a che si tengono chiuse non possono produrre altro effetto che quello di un preservativo morale, agire come qualunque altro inutile talismano. Che se come tali si vogliano usare, si tengano pure, giacchè anche la fede, ch'è conforto per lo spirito, può esser eziandio rimedio per il corpo. Però l'uso utile che di esse ragionevolmente si potrà fare sarà di procurare col loro mezzo un'atmosfera preservatrice nelle stanze dove esistono infetti di contagio, e dove o pei doveri del sangue o dell'ufficio, o per altre ragioni siamo costretti di entrare e fermarsi, sia per prestare ad essi qualche caritatevole assistenza, confortarli, medicarli, o in altra maniera mettersi con essi e con le robe loro a contatto.
Parimente utile uso si può fare di dette boccette servendosene per irrorare ed imbevere li proprii vestiti sì prima di avvicinare l'infermo, sì dopo averlo avvicinato.
Essenzialissima ed utile cautela per le persone obbligate ad avvicinare i malati sarà quella di cambiarsi spesso di vestiti, esponendo subito le deposte vesti all'azione del cloro, ed avendo cura che quelle che si sostituiscono sieno state già dal cloro imbevute prima d'indossarle. Qualora non s'abbia il mezzo, o per qualunque altra causa non si possa assolutamente ciò fare, si userà almeno la precauzione, sortendo dai luoghi infetti o dopo aver avvicinato malati di contagio, di assoggettarsi con tutte le vesti ad una generale fumigazione di cloro per uno spazio almeno di 5 minuti, onde non portare ad altri l'infezione, e spargerla fra le famiglie sane che siamo obbligati di visitare, presso le quali rimane libero l'accesso perchè si fidano di noi, della nostra onestà e prudenza.
Ai Medici, ai Chirurghi, ai Ministri della religione, e a tutti quelli che si dedicano al pietoso ufficio di assistere i malati di peste, o d'altro contagio pestilenziale, è da raccomandare soprattutto di lavarsi spesso le mani con una soluzione di cloruro di calce nella proporzione di 1 a 30, 1 a 40, o coll'acqua clorurata. Coi quali liquidi potranno pure bagnarsi il volto; ma specialmente le narici e le labbra, solo evitando di farne cader entro agli occhi; per lo che basterà tener chiuse le palpebre, ed asciugarsi prima di riaprirle.
Per essi, e segnatamente per tutti coloro cui i vincoli del sangue, o i doveri del proprio ministero impongono di star dappresso ai malati di contagio, trattarli, assisterli, e vivere con essi nello stesso ambiente, gli espedienti migliori per conseguir l'intento di preservarsi illeso, ossia di procurarsi l'immunità, almeno fino ad un certo punto, sono 1.º di formarsi, per quanto è possibile, un'atmosfera di cloro che ci circondi, per conseguire il quale intento gioverà portare in dosso dei sacchettini di tela di lino pieni di cloruro di calce, e tenere detti sacchettini nelle tasche delle vesti, nella cravatta, nel cappello, in seno fra gli abiti e la camicia, ed anche fra la camicia e la pelle, 2.º lavarsi spesso le mani ed il viso, e specialmente le narici e le labbra coll'acqua clorurata, o con una soluzione di cloruro di calce o di sodio, 3.º cambiarsi spesso di vestiti, sostituendo a quelli che vengono deposti vesti nette e pulite, come si è detto; spurgate prima coll'aria libera e pura, coll'acqua, o col cloro. E dappoichè l'esperienza ha dimostrato che più difficilmente i contagi si attaccano ai corpi levigati e ad essi restano meno aderenti, così sarà molto prudenziale pei medici, pei chirurghi, ed ogni altro che trattar debba malati di contagio, prima d'introdursi nella stanza ed avvicinarsi ai loro letti, di depositare la più esteriore delle proprie vesti in luogo apposito sotto l'influenza di un'atmosfera bene imbevuta di gas muriatico ossigenato, e d'indossare una cappa di tela incerata o di taffettas, deponendola poi al regresso per riprendere il proprio soprabito netto già imbevuto di cloro.
Ove il medico creda di aver bisogno di esplorare il basso ventre od il polso di qualche malato di peste o d'altro contagio pestilenziale, qualora il chirurgo intraprender debba la sezione di cadaveri di persone morte da peste, viene raccomandata come cautela da non negligersi quella di vestir le mani e le dita con guanti di taffettas fino gommato o incerato. Siffatta cautela da non ommettersi nella sezione de' cadaveri, riescirà utile, non lo nego; ma non perciò saranno da trascurarsi le altre precauzioni sopradescritte. Sarebbe desiderabile che i Medici ed i Chirurghi, specialmente quelli adetti ai Sanitarii ufficii, fossero da per tutto coraggiosi ed avidi d'istruirsi per intraprendere senza apprensione le sezioni dei cadaveri morti da peste. Sono già alcuni anni da che bravi e coraggiosi Medici stranieri hanno intrapreso con profitto nei paesi dell'Oriente ottomano delle ricerche necroscopiche del più alto interesse con un'intrepidezza e costanza che molto li onorano. Già in parte a merito loro negli Stati ottomani dell'Oriente oggidì si veggono in attività pratiche e discipline di Sanità secondo i sistemi Europei; ed ivi il cieco fatalismo perdendo ogni giorno terreno resta vinto dai combinati sforzi della ragione e della filantropia. Sarebbe desiderabile, replico, che per mezzo delle investigazioni cadaveriche potessimo pervenir a discoprire più chiaramente le interne lesioni ed alterazioni dei varii sistemi, prodotte dall'azione di questo potentissimo veleno; ed acquistare per tal mezzo quelle conoscenze che tuttora ci mancano sull'etiologia e sulla cura della peste; soggetto questo che altamente interessa il bene dell'umanità, ed i riguardi della pubblica prosperità e sicurezza.
Esplorare il polso ed il ventre dei malati di peste potrà, non v'ha dubbio, esser utile e necessario in alcuni casi; ed il Medico dotto e sperimentato saprà desumere anche dallo stato del polso indizio per stabilire con maggior sicurezza e fondamento la sua diagnosi. Ciò non di meno, considerando la cosa in complesso sotto l'aspetto dell'interesse generale dell'umanità, detta pratica pericolosa potrebbe esser risguardata come piuttosto dannosa che utile, e quindi da non permettersi così liberamente, in ispecieltà allorchè si considera, che que' Medici e Chirurghi che esplorano il ventre ed il polso per abitudine, sia coi guanti cerati o gommati, sia colla foglia di tabacco, come tuttora si usa in alcuni Lazzeretti, anzi che restar chiusi e segregati nel Lazzeretto stesso, o nello Spedale ec., appena fatta la visita, sortono liberi e franchi, spesso senz'alcun'altra cautela, e si recano a loro talento presso famiglie sane, o presso individui attaccati da altra malattia, col più evidente pericolo di recar altrui l'infezione, e diffondere il contagio nelle Città; ciò che può succedere assai facilmente anche senza restare affetti eglino stessi. Della qual verità potrà ciascuno essere convinto allorchè rifletta; che ad un individuo che tocchi l'infermo, che tocchi le coperte o le robe di lui, che stia così vicino al malato da trovarsi entro il raggio dell'atmosfera contagiosa, possono assai facilmente appiccarsi i germi o la materia del contagio; che questi germi, questa materia del contagio rimanendo attaccata alle vesti o ad alcuna parte del corpo del detto individuo può esser portata facilmente ad altri e sparsa in altri luoghi, presso famiglie sane, dall'individuo medesimo, senza ch'egli stesso rimanga offeso, quantunque abbia partecipato il primo all'infezione; che detti germi, detta materia appiccata alle vesti dell'individuo od a qualche altro oggetto atto a ritenerla, può in quelle vesti, in quel corpo restar inoperosa ed inerte per più ore, per più giorni, e forse per mesi, se il corpo che la contiene non è esposto all'azione dell'aria libera; così che molti possono avervi impunemente contatto, fino a che ad un cambiamento delle proprie condizioni individuali, o delle circostanze atmosferiche telluriche, quelli ch'erano fin allora rimasti illesi, vengono ad un tratto aggrediti e vulnerati; che nell'ignoranza in cui siamo dalla vera natura del principio contagioso, nell'assoluta impossibilità di conoscere il momento in cui il nostro corpo sia o non sia suscettibile di essere aggredito dal contagio, e quali sieno precisamente le condizioni o circostanze atmosferiche favorevoli al di lui sviluppo, allorchè la malattia esiste ed è riconosciuta contagiosa, dobbiamo sempre temer quel nemico che c'insegue, che ci è dappresso, e che può colpirci quando meno ce l'aspettiamo.
Per le quali cose è d'uopo che le Autorità Sanitarie principalmente incaricate della tutela della pubblica salute a siffatte contingenze seriamente pensino, le quali trascurate possono esser cagione di funestissimi e gravissimi danni.
Mi cade sott'occhio il Regolamento ad uso dell'Intendenza Sanitaria della Città di Marsiglia pubblicato nel 1836, dal quale scorgo stabilite nel proposito con provvido e saggio consiglio le seguenti norme.
«I Medici ed i Chirurghi dell'Intendenza di Sanità di Marsiglia che vogliono mantenersi in istato libero, non entrano mai nella stanza di un malato in contumacia; essi non lo vedono che ad una conveniente distanza. Procurano di riconoscere il di lui stato dalle risposte ch'ei dà alle loro interrogazioni, col mezzo degl'indizj che presenta il di lui aspetto, dal più o meno grande abbattimento delle forze e dagli altri sintomi che in lui riscontrano. Lo fanno spogliare delle vesti, esaminano attentamente lo stato del suo corpo, e specialmente le pieghe dell'inguinaglie ed il di sotto delle ascelle.
Allorchè questi mezzi non bastano per far loro conoscere quale sia la malattia, e per determinare il loro giudizio medico sulla vera natura e indole della medesima; così parimente allorquando giudicano che il malato abbia bisogno di soccorsi manuali di qualcheduno dell'arte, domandano nel loro Rapporto che sia sequestrato presso il malato un altro allievo chirurgo, il quale avvicinandolo, per quindi seguire il corso della di lui contumacia, deve saper render conto dello stato del polso, informare i detti Medici e Chirurghi dei varii sintomi che giugne a discoprire, e somministrare al malato i rimedj che vengono da essi ordinati.
Detti Medici e Chirurghi non entrano mai nel recinto ov'è alloggiato un malato di malattia contagiosa. Essi s'arrestano sempre alla distanza di più che sei metri dalla prima porta; di maniera che si trovano lontani dodici metri almeno dal malato che visitano, il quale si fa vedere, qualora glie lo permetta il suo stato, e parla ad essi senza oltrepassare la barriera di ferro, ch'è posta nel recinto medesimo.
Quando l'ammalato non può sortire dalla sua stanza, i Medici si regolano secondo il rapporto che ad essi vien fatto dall'allievo chirurgo; o in mancanza di questi, da qualunque altra persona destinata in quel recinto per assistere il malato; e dietro le ritratte informazioni prescrivono i rimedii convenienti allo stato dell'infermo.
Le loro visite ai malati di malattia contagiosa, sono fatte regolarmente ogni giorno mattina e sera ad un'ora determinata, affinchè possano più facilmente unirsi agl'Intendenti, che debbono assistere in turno a dette visite; dopo ciascuna delle quali, li stessi Medici e Chirurghi sono tenuti di estendere immediatamente il loro rapporto, e consegnarlo all'Intendente di servizio che si trova presente.
Siccome dal primo momento che vien dichiarato dai Medici esistere nel Lazzeretto una malattia contagiosa, il Capitano del Lazzeretto, il Tenente, e tutti gl'Impiegati dello Stabilimento medesimo sono posti in contumacia; così i Medici ed i Chirurghi non possono più entrare nella casa del Direttore o Capitano del Lazzeretto, nè in quelle degli altri Impiegati assoggettati a quarantena. Il perchè si raccolgono in altra sala, in altri locali liberi del Lazzeretto coll'Intendente di servizio, prima, e dopo le dette visite».
Siffatta pratica cauta e saggia meriterebbe di essere imitata, od almeno gioverebbe che su di essa venisse modificato il sistema vigente in alcuni paesi, per cui ai Medici e Chirurghi è permesso di rientrare in libera comunicazione nelle Città dopo aver avvicinato nei recinti contumaciali di un Lazzeretto sporco malati più o meno gravemente sospetti.
Rimane ancora a far menzione della così detta _Botte per le fumigazioni_ (_Räicherungs Tonne_), e della maniera di farne gli espurghi.
Spesse volte in circostanze di peste accade pur troppo che famiglie povere, sia ne' sobborghi, sia nelle Città, o abitanti casolari rustici nella campagna, non abbiano che un solo letto comune; o se sono composte da molti individui, più d'uno di essi nello stesso letticciuolo s'accomodino; che manchino di coperte, non avendo che quelle sole d'indispensabile uso; così di vestiti, biancherie e d'ogni altra cosa occorrente; di maniera che se qualcuno di essi si ammala dal contagio, sia che guarisca da quella malattia, o che sopra quello stesso letticciuolo se ne muoja, gli altri individui sani della famiglia, pei quali quel medesimo letto serviva, non ne possono alla lunga far senza, e vinti dalla stanchezza e dal bisogno su di esso ritornano ad adagiarsi, di quelle medesime coperte son costretti valersi, mentre han d'uopo di ripararsi dal freddo durante la notte, e coi vestiti ed altre robe di casa che han servito all'infermo, non tardan molto a mettersi in comunicazione; e così il contagio si diffonde e propaga, nuovo fomite alla pestilenza si appresta, ed il morbo fa rapidi progressi, prima ancora che le Autorità abbiano avuto il tempo di concertarsi sulle misure da prendere per combatterlo, o prima che sien posti in pratica i convenuti mezzi per arrestarlo. Chiaro quindi apparisce di quanta importanza ed utilità sia l'attivazione di un mezzo atto a provvedere senza inconveniente a siffatti bisogni; di un mezzo facile e pronto, a portata di tutti, che valga a distruggere sollecitamente e possentemente il fomite morboso ovunque ne avvenga il di lui sviluppo, che lo attacchi subito ed in ogni luogo lo investa, specialmente nelle case e fra la classe numerosa del minuto popolo, che negli stessi suoi nidi lo perseguiti, lo distrugga prima che abbia il tempo di vieppiù diffondersi e moltiplicarsi, e che per tal modo contribuisca efficacemente ad arrestarne i progressi. A questo può in qualche modo supplire la così detta Botte per le fumigazioni d'espurgo, di cui il Governo Austriaco nell'alta sua provvidenza mandò nel 1827 alle Autorità dipendenti delle sue varie Provincie la descrizione e il disegno; aggiuntavi un'istruzione sulla maniera di farne uso nelle contingenze di peste, e che ora credo utile di qui riprodurre. (_V. Fig. N. IX. X. XI. XII._).